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giovedì 21 agosto 2014

Rifiuti Solidi Urbani del Comune di Terracina



                                                                                  Al Direttore Esecuzione del Contratto                                                                                    Rifiuti Solidi Urbani del Comune di Terracina
                                                                                  Signora Luciana Maragoni


            Con mie lettere depositate al protocollo comunale, ed a lei indirizzate, rispettivamente nelle seguenti date, 29 Novembre 2013, 9 Gennaio 2014, 6 Febbraio 2014 e 9 Giugno 2014, ed a cui ho allegato abbondante documentazione attestante carenze nella prevenzione e nella tutela della salute dei lavoratori da parte della Servizi Industriali, il non rispetto del C C N L da parte della stessa azienda nei confronti dei dipendenti, ed in particolare nei confronti dei signori Toso Gianni e Caiazzo  Gennaro, ed in aggiunta a quanto sopra, il licenziamento discriminatorio del delegato della CGIL Palmacci Vincenzo.

            Vanno  succintamente richiamati in particolare, a mo di esempio, i fatti relativi alle dimissioni per colpa dall’azienda da parte del Signor Caiazzo Gennaro, in quanto non percepiva gli stipendi e tutte le spettanze maturate, da ultimo a lei rappresentate direttamente da parte dei legali dello stesso in modo analitico con lettera datata 23 Giugno 2014, lettera inviata anche al sottoscritto in quanto Consigliere Comunale, ed in cui venivano denunciate conseguenzialmente anche evasioni contributive.

            In una delle mie missive a lei indirizzate ho allegato copia di un Decreto Ingiuntivo direttamente  esecutivo, emesso dal Tribunale di Latina nei confronti del Comune di Terracina e della Soc. Servizi Industriali e notificato in data 30 Gennaio 2014 al Comune di Terracina ed il 4 Febbraio 2014 alla Soc. Servizi Industriali, in cui veniva riconosciuta al Sig. Toso Gianni la somma di Euro 7.126,00 a titolo di mensilità arretrate non corrisposte dall’azienda, e condannava le parti al pagamento delle spese legali pari ad Euro 420,00.

            Senza andare troppo indietro nel tempo, ed al solo fine di rendere più snello il ragionamento, le faccio presente che il sig. Toso Gianni ha percepito, a titolo di retribuzione durante l’intero anno 2014,  la modesta somma complessiva di Euro 2.600,00, quindi una somma che a dir poco inadeguata e non corrispondente alle effettive spettanze maturate dal dipendente significa dire un eufemismo.

            Con le mie missive, sempre a lei indirizzate, ripetutamente le ho chiesto di procedere alla rescissione del contratto  di appalto di servizio nettezza urbana , raccolta e trasporto dei rifiuti urbani ed assimilati  (comprensivi gli oneri di smaltimento ed altri servizi connessi), firmato tra il Comune di Terracina e la Soc. Servizi Industriali il 18 Settembre 2013 presso la casa comunale, richiesta che alla luce dei fatti sopra descritti sono con la presente costretto a ribadire, per cui ritengo ineludibile l’applicazione  nei confronti dell’azienda l’art. 8 – RISOLUZIONE DEL CONTRATTO PER INADEMPIMENTO, previsto dal sopra richiamato contratto d’appalto. 
            Alla luce di quanto previsto dalla legge 241/90, meglio nota come legge sulla trasparenza degli atti pubblici, con la presente chiedo di sapere cosa lei ha fatto in conseguenza  delle mie richieste, intendendo:
A)    Sono state fatte contestazioni formali all’azienda nel merito dei problemi da me sollevati?
B)    Quali sono eventualmente state le risposte da parte dell’azienda?
C)    E’ in atto una qual si voglia iniziativa nei confronti dell’azienda da parte dell’Ente?
D)    A quali determinazioni è arrivata la signoria vostra o il Responsabile Unico del Procedimento o, ancora meglio, il dirigente responsabile?

            Come già fatto in passato le ribadisco la mia intenzione di proseguire con costanza nella direzione ormai chiaramente nota di far rispettare il contratto d’appalto, e l’attivazione, con la presente,  della procedura prevista dalla legge 241/90 ne è la dimostrazione.

            Ovviamente non sfuggono al sottoscritto, e credo alla città intera, i disservizi a cui i cittadini sono costretti a sottostare in conseguenza di una incapacità gestionale e strutturale che fa semplicemente spavento, soprattutto se messa in relazione alla stagionalità. Ma su questo ci ritorneremo in separata discussione.

            Sperando in un tempestivo riscontro, ma comunque in un riscontro inderogabile entro i termini di legge, colgo l’occasione per porgerle distinti saluti.


                                                           Il Consigliere Comunale
                                                           Vittorio Marzullo

lunedì 28 luglio 2014

Contratto Rifiuti

Al Direttore Esecuzione del Contratto Rifiuti Solidi Urbani del Comune di Terracina
Signora Luciana Maragoni




            Al di la delle stupidaggini sottoscritte dal Dott. Lucio Junior Ranaldi, che nella circostanza ha travalicato i suoi compiti istituzionali, rispondendo ad un quesito posto dal Presidente del Consiglio Comunale a cui solo il segretario comunale, in base al TUEL può rispondere, ed entrando nel merito della mia mozione con argomentazioni che lui stesso dice di aver ricevuto dalla Servizi Industriali con fax del 04-12 2013.

            Con la presente le rinnovo la richiesta di procedere alla rescissione del Contratto d’Appalto con la servizi Industriali “PER ACCERTATA INADEMPIENZA VERSO IL PERSONALE E/O GLI ISTITUTI PREVIDENZIALIE ASSISTENZIALI” così come recita l’art. 8 del medesimo contratto.

            Così come già fatto con le precedenti richieste del 9 Gennaio e 6 Febbraio 2014 le ribadisco la richiesta poichè sono in grado di dimostrare con prove documentali che le allego, le ragioni della mia iniziativa.

Infatti, continua a persistere per intero tutta la vicenda del sig. Chiazzo Gennaro, solo successivamente al mio intervento si è regolarizzata la corresponsione degli arretrati e del trattamento di fine rapporto al sig. Palmacci Vincenzo, che ho avuto modo di far toccare con mano al Dott. Ranaldi, visto che sosteneva che non esisteva, in allegato vi rimetto copia di decreto ingiuntivo direttamente  esecutivo emesso dal Tribunale di Latina Sezione Lavoro, notificato contemporaneamente alla Servizi Industriali ed al Comune di Terracina per un importo di 7.126 Euro oltre spese legali pari ad Euro 420.

Tale decreto ingiuntivo è stato pagato ma al sig. Toso Gianni non sono state più corrisposte le mensilità successive ai periodi previsti da tale decreto, tanto è che ne sono in corso ulteriori.

Persiste per intero il licenziamento per ritorsione nei confronti dell’allora delegato sindacale della CGIL, Palmacci Vincenzo e si continua ancora a non applicare il Contratto Nazionale di Lavoro nella parte che prevede la erogazione del buono pasto giornaliero ai dipendenti, almeno per gli anni arretrati 2012 e 2013.




Vi Rammento inoltre che con lettera del 23 Gennaio scorso, prot. n. 3219/D l’Avv. Martina Iannetti,  alla quale vi siete rivolta per un parere legale,  vi ha comunicato che non rientra nelle sue competenze emettere tale parere e che la responsabilità della decisione è in capo alla signoria vostra.

Pertanto, alla luce di quanto sopra esposto, anche se in maniera succinta, sono a chiedere il rispetto dell’art. 8 del contratto d’appalto sottoscritto tra la Servizi Industriali ed il Comune di Terracina  in data 18 Settembre 2013.

Credo opportuno e giusto farvi presente che non è intenzione del sottoscritto Consigliere Comunale mollare questa situazione e che nel caso in cui non avrà sufficiente soddisfazione dalla vostra eventuale iniziativa, si riserva di ritornare sul caso con ulteriori interventi anche al di fuori dell’ambito amministrativo.



                                                   Distinti Saluti
                                                   Il Consigliere Comunale
                                                   Vittorio Maqrzullo

sabato 26 luglio 2014

Comunicato Congiunto Consiglieri Comunali PD-SEL

Comunicato Congiunto Consiglieri Comunali PD-SEL


La sentenza del TAR che ha annullato l'aggiudicazione della gara d'appalto per la gestione del servizio di raccolta e smaltimento dei RSU a favore della Servizi Industriali impone alcune brevi considerazioni: in primis, il mutamento di orientamento da parte del Consiglio di Stato e quindi del TAR che lo ha fatto proprio non può, in termini assoluti, costituire una giustificazione idonea ad allontanare dalle responsabilità la commissione che ha provveduto all'aggiudicazione. 

Quei principi espressi nella suddetta sentenza erano infatti costantemente applicati per i contratti di avvalimento nel settore dei lavori pubblici e tenuto conto che gli orientamenti giurisprudenziali non sono mai immutabili un approccio più rigoroso rispetto alle caratteristiche del contratto di avvalimento presentato dalla Servizi Industriali si imponeva; ciò soprattutto se si considera che della commissione di aggiudicazione faceva parte il Vice Prefetto. 

Vorremmo fortemente credere che la commissione abbia poi potuto svolgere il proprio compito scevra da condizionamenti e pressioni del livello politico ma la fretta con la quale si è proceduto proprio alla valutazione di tale fondamentale aspetto – circostanza questa richiamata nelle valutazioni della società ricorrente – ci induce a pensare male. 

Le conseguenze che potrebbero discendere dalla sentenza in questione ci preoccupano e riguardano un duplice profilo: il primo è quello legato ad un possibile avvicendamento nella gestione che potrebbe avvenire in piena stagione estiva con quasi certe difficoltà di carattere organizzativo tali da pregiudicare il corretto svolgimento del servizio; il secondo è quello legato alle conseguenze di carattere giuridico e più specificamente a quelle da un lato, conseguenti ad azioni risarcitorie che a questo punto la Servizi Industriali potrebbe porre in essere nei confronti del Comune e dall'altro, legate al mancato pagamento da parte dei cittadini del corrispettivo del servizio che è calcolato su tariffe legate ad un piano economico finanziario strettamente collegato all'offerta con la quale la Servizi Industriali si è aggiudicata la gara. 

A questo punto è lecito chiedersi perché l'amministrazione e per essa la commissione di aggiudicazione non abbia preteso dalla Servizi Industriali, prima di procedere all'aggiudicazione in suo favore, un contratto di avvalimento che avesse caratteristiche tali da mettere al riparo l'amministrazione e per essa la città da conseguenze del tipo di quelle che purtroppo rischiano di prodursi. 
Se da parte del livello politico non vi è stato nessun condizionamento allora quel livello non potrà esimersi dall'attribuire alla commisione una specifica responsabilità per il danno prodotto alla collettività ( danno stimabile, in forza della sola sentenza del TAR, in circa duecentomila euro). 

Qualora l'amministrazione dovesse invece soprassedere allora vorrà dire che in quella decisione e nel procedere con quella celerità a licenziare come idoneo il contratto di avvalimento presentato dalla Servizi Industriali avrà giocato un ruolo rilevante anche il livello politico. E' chiaro che per il bene della città ci auguriamo che questa sentenza possa essere ribaltata dinanzi al Consiglio di Stato anche se dal punto di vista giuridico tale aspetto appare allo stato assai poco probabile.

Alessandro DI TOMMASO
Giuseppe D'ANDREA
Vincenzo COCCIA
Vittorio MARZULLO

BOCCIATO L’APPALTO RIFIUTI, STANGATA AL COMUNE DI TERRACINA

BOCCIATO L’APPALTO RIFIUTI, STANGATA AL COMUNE DI TERRACINA
di Clemente Pistilli
Non c’è pace sui rifiuti. A Terracina cambiano i sindaci ma non cambiano i problemi quando si parla di igiene urbana. E mentre i terracinesi ancora sono alle prese con le grane causate loro dalla Terracina Ambiente, fallita e finita con un processo per frode e un’inchiesta per bancarotta, il TAR di Latina ha ora annullato l’assegnazione dell’appalto per la raccolta della spazzatura e lo spazzamento assegnato l’estate scorsa alla Servizi Industriali s.r.l., del pontino gruppo Fatone. A gestire la monnezza, entro trenta giorni, sarà la De Vizia Transfer, colosso campano del settore, e il Comune dovrà sborsare pure oltre 150.000 euro di risarcimento danni.
Gara contestata
Con il nuovo appalto, a Terracina doveva iniziare un ciclo virtuoso nell’igiene urbana. Così non è stato e le polemiche, nell’ultimo anno, non sono mancate. L’opposizione spesso ha contestato le spese sostenute dall’amministrazione, alla luce dei servizi ottenuti. A dare battaglia è stata però soprattutto la De Vizia, giunta seconda in graduatoria. La spa campana dei rifiuti, che ha partecipato alla gara per entrare a Terracina insieme alla spagnola Urbaser sa, ha subito sostenuto che la Servizi Industriali doveva essere eliminata dall’affare, in quanto non aveva precisato, pur avvalendosi dell’abruzzese Te.Ar Teramo Ambiente S.p.A., con quali mezzi e quali risorse avrebbe svolto il servizio, come previsto invece dalla normativa sugli appalti pubblici.
Comune sconfitto

La De Vizia ha fatto ricorso al Tar di Latina e inutile è stato il tentativo del Comune di Terracina di sostenere che le specifiche contestate dalla S.p.A. non erano necessarie in una gara come quella bandita per i rifiuti nella città di Giove. Il Tribunale Amministrativo ha revocato l’aggiudicazione fatta alla società del gruppo Fatone, ha stabilito che, dopo il controllo sui necessari requisiti, il servizio entro 30 giorni dovrà essere affidato alla De Vizia e che quest’ultima, per il danno subito sinora, dovrà essere risarcita con oltre 150.000 euro. Bocciatura dunque per il Comune ed ennesimo colpo per le tasche dei cittadini.

CONTRATTEMPI, DIMENTICANZE E PROTESTE ALL’OMBRA DEL MAXI APPALTO PER I RIFIUTI A TERRACINA

CONTRATTEMPI, DIMENTICANZE E PROTESTE ALL’OMBRA DEL MAXI APPALTO PER I RIFIUTI A TERRACINA
di Andrea Di Lello
Male, è nato male. L'appalto più importante per consistenza economica nella storia della città (per dirla con il sindaco Nicola Procaccini) è venuto al mondo tra contrattempi, dimenticanze e proteste.
La petizione
Intanto, bisogna dire che sono stati 3.673 i cittadini che hanno chiesto la revoca del bando per l'affidamento del servizio di igiene urbana attraverso una petizione che ha visto mobilitati l'associazione Il Sestante, assieme al WWF Litorale Pontino e l'Ascom-Confcommercio. Le loro contestazioni si concentravano soprattutto sulla parte economica, nella convinzione che il valore del servizio fosse stato sovrastimato rispetto a quello di mercato.
L'incontro con il sindaco
Le tre associazioni ottennero anche di essere ricevute dal sindaco, accompagnato da assessori e funzionario comunale competente, per un confronto sulla questione. In quell'occasione, proprio discutendo di costi dell'appalto, ad un certo punto si arrivò a parlare anche dei mezzi necessari all'espletamento del servizio, vale a dire sull'aspetto risultato poi decisivo per la sua indeterminatezza nella sentenza del TAR che annulla l'appalto in questione. Secondo la delegazione dell'amministrazione, la spesa per l'acquisto di questi mezzi doveva essere compresa in quello dell'appalto, sebbene, sempre a detta della rappresentanza del Comune, tale spesa non potesse essere quantificata.
Il bando sbagliato
In precedenza, nel corso di una conferenza stampa, vennero consegnate ai presenti copie sbagliate del bando. Con qualche imbarazzo, il sindaco Nicola Procaccini ed il dirigente comunale Alfredo Sperlonga dovettero prendere atto delle contraddizioni che quella copia presentava. Infatti, agli articoli 23/1, 24/1 si riconosceva all'amministrazione comunale la facoltà di indicare l'impianto di smaltimento dei rifiuti, mentre negli articoli 25/1, 26/1, 27/1, 28/1 si parlava solo di impianti autorizzati. Tuttavia, nel 29/6 doveva essere la ditta a scegliere l'impianto, purché autorizzato, e nel 52/1, infine, si leggeva che per tutti i materiali dell’appalto la ditta "era libera di scegliere l’impianto previa comunicazione all’amministrazione". Un bel pasticcio che aveva spinto in conferenza stampa il sindaco ad ammonire così il suo dirigente: "Facciamo attenzione, che le ditte hanno i loro studi legali". Da parte sua il dirigente, si era giustificato affermando che, per errore, non era stata consegnata l'ultima stesura.
La mancata copertura finanziaria

Dopo questa gaffe, viene quella della copertura finanziaria inesistente. Il Dipartimento delle Finanze del Municipio, infatti, osservò che i 9 milioni relativi al costo annuo dell'appalto non risultavano in bilancio. L'amministrazione Procaccini, così, dovette rinviare la pubblicazione del bando. Niente a confronto della decisione del TAR di cancellarlo.

sabato 13 luglio 2013

Terracina: comunicato stampa cons. Marzullo

COMUNICATO STAMPA





            In data 04-06-2013, dopo aver fatto formale richiesta di accesso agli atti in quanto Consigliere Comunale, ho effettuato tale accesso sui formulari della Soc. Servizi Industriali accompagnato dall’Avv. Cervelloni Daniele e dal delegato sindacale aziendale della CGIl, in qualità di miei consulenti. Ritengo di aver trovato cose molto interessanti che quanto prima illustrerò in un’apposita conferenza stampa, ma la cosa strana è che copia del verbale di consegna di tale documentazione è stata trasmessa alla medesima società.

            Tale ultimo atto ha fatto si che l’azienda immediatamente, dopo evidentemente aver ricevuto copia di detto verbale, ha deriso il delegato sindacale dicendogli che era diventato un tecnico in quanto aveva letto un verbale dal quale risultava che era un tecnico.

            La cosa stucchevole è che quel dipendente da quella data è stato, CONTRARIAMENTE A QUANTO PREVEDE LO STATUTO DEI LAVORATORI, CHE NEL TUTELARE L’ATTIVISTA SINDACALE AFFERMA,  CHE IL DELEGATO SINDACALE NON PUO’ ESSERE SPOSTATO DA UNA UNITA’ PRODUTTIVA AD UN’ALTRA SENZA IL PREVENTIVO CONSENSO DELL’ORGANIZZAZIONE SINDACALE DI APPARTENENZA, prima TRASFERITO A LAVORARE NEL Comune di Bassiano e successivamente nel Comune di Ventotene., ma evidentemente per l’azienda tali ritorsioni non sono sembrate sufficienti, per cui, anche se il lavoratore è un monoreddito, con l’aggiunta di seri problemi familiari a tutti ben noti, e padre di una famiglia con due figli, ha erogato al lavoratore la busta paga ma non gli ha accreditato lo stipendio, per cui è già saltato lo stipendio di Maggio che doveva essere pagato il 15 Giugno e sta ora per saltare anche il secondo con l’approssimarsi del 15 Luglio.
           
Ad oggi, a nulla sono valsi ne l’intervento del diretto interessato, ne del sottoscritto nei confronti del Sindaco, il quale si è impegnato a parlare con l’azienda, ma vista la situazione, evidentemente anche il suo intervento non ha sortito  risultati.

            RITENIAMO TALE COMPORTAMENTO UN VERGOGNOSO ATTO INTIMITADORIO NEI CONFRONTI DEL DIPENDENTE. SE L’AZIENDA PENSA IN QUESTO MODO DI EVITARE CHE LE COSE CHE ABBIAMO SCOPERTO NON LE RENDEREMO PUBBLICHE HA SBAGLIATO INDIRIZZO, PUO’ ANCHE VENDICARSI CONTRO UN MITE LAVORATORE, MA NON PUO’ FERMARE L’INIZIATIVA DI UN PARTITO PER BENE CHE NON HA SCHELETRI NELL’ARMADIO COME S E L.




            ACCETTIAMO LA SFIDA, AVANTI TUTTA E CHI HA PIU’ FILO TESSE LA TELA. VOGLIO VEDERE COME FARA’ A REGGERE L’URTO DELL’OPINIONE PUBBLICA, E SPERO PRESTO ANCHE DELLE FORZE DELL’ORDINE, VISTO CHE LEGGIAMO MOLTO SPESSO DELL’INTERESSE DELLA MAGISTRATURA VERSO LA SUA ATTIVITA’ NELLA NOSTRA CITTA’.
            Ad oggi, a nulla sono valsi ne l’intervento del diretto interessato, ne del sottoscritto nei confronti del Sindaco, il quale si è impegnato a parlare con l’azienda, ma vista la situazione, evidentemente anche il suo intervento non ha sortito  risultati.

            E’ chiaro e risaputo che la Servizi Industriali, causa il suo comportamento nei confronti dei dipendenti, oltre che per una scarsa qualità del servizio svolto, in cambio di un oneroso canone mensile che paga l’intera cittadinanza, ed anche per le cose che abbiamo letto sui formulari, non gode delle nostre simpatie.

            Così come noi siamo antipatici, a dir poco, alla Servizi Industriali, per le ripetute denunce pubbliche che abbiamo fatto sulla bassa qualità del servizio svolto, sui pericoli d’inquinamento ambientale e marino con il percolato, infatti ripetuti sono stati negli ultimi tempi, a seguito di nostri esposti, le presenze dell’ARPA nello stabilimento di MORELLE,  forse è anche per questi motivi che durante la pioggia ieri ha messo i camion carichi di mondezza sotto la tettoia, per evitare che in presenza proprio dell’ARPA vi fosse un abbondante scolo di percolato dai camion,  per non parlare poi della tentata truffa ai danni dell’INPS con il tentativo di farsi riconoscere la mobilità, che noi insieme alle OO SS abbiamo sventato.

            Mentre sto scrivendo queste righe mi arrivano continue telefonate che affermano che  la Servizi Industriali ha vinto l’appalto per i prossimi sei anni, spero che tutto questo non sia vero e soprattutto, come si fa a dire questo, quando ancora devono aprirsi le buste con le offerte economiche delle aziende che hanno partecipato alla gara. Spero anche che se questo dovesse verificarsi, i dipendenti trovino in uno scatto d’orgoglio ed in una volontà di rispetto della loro dignità, il coraggio di non andare a cena con chi pensa solo a strumentalizzarli per meglio fregarli.



                                                           Il Consigliere Comunale

                                                           Vittorio Marzullo

martedì 2 luglio 2013

RIFIUTI LAZIO, REVOCATO LO “SCENARIO DI”CONTROLLO"

RIFIUTI LAZIO, REVOCATO LO “SCENARIO DI”CONTROLLO"
La settimana scorsa è stata presa la decisione: la giunta regionale del Lazio, presieduta da Nicola Zingaretti, ha revocato – con una delibera proposta dall’assessore Michele Civita – lo “scenario di controllo” del Piano di Gestione dei Rifiuti. Si elimina quindi, di fatto, la possibilità di ricorrere a deroghe alle normative nazionali ed europee in tema di rifiuti (a dispetto di quanto prevedesse la precedente Giunta Polverini).
Sostanzialmente con questa delibera non si potrà più, nel caso in cui non ci sia una riduzione della produzione di rifiuti o non si riesca a raggiungere il 65% della raccolta differenziata, derogare agli obblighi di legge e il Comune risulterà inadempiente.
In una nota diffusa martedì scorso, la Regione commenta così la delibera: "La decisione odierna della Giunta, che passa ora al vaglio e all’approvazione del Consiglio regionale, riafferma il principio per cui 'il complesso delle attività e dei fabbisogni degli impianti necessari a garantire la gestione dei rifiuti urbani' va imperniato sulla raccolta differenziata porta a porta, per la quale la Giunta Zingaretti ha già stanziato nel nuovo bilancio 150 milioni di euro".
Attuando poi questa rimozione dello scenario di controllo, si evita di indire il referendum (promosso da comitati e vari Comuni e previsto per il prossimo agosto) che chiedeva proprio l’abrogazione di questo “provvedimento assolutorio”. Il risparmio della consultazione, va dai 10 ai 20 milioni di euro.
Nel frattempo, il ministro dell’Ambiente Andrea Orlando ha dissipato ogni dubbio su una possibile proroga alla discarica di Malagrotta, affermando: "Non ci sarà l’ennesima proroga di Malagrotta ma c’è la decisione della chiusura di Malagrotta, perché abbiamo dato una coda temporale (entro il 31 luglio, ndr) per arrivare poi a una chiusura che è definitiva a prescindere dall’attivazione del nuovo sito. La garanzia più importante è questa: non aspetteremo che si realizzi la nuova discarica".
"Abbiamo chiesto a Regione e Comune – continua il ministro – di attivarsi per prevedere una fase ponte in cui i rifiuti possano essere portati anche fuori regione". Scegliere un nuovo sito per la discarica, sarà compito del tavolo tecnico e "il commissario non sarà lo strumento che deve sostituire gli enti locali ma lo strumento a loro disposizione per fare più velocemente".

Sul nuovo sito, Orlando ha comunque rassicurato la cittadinanza: "abbiamo dato un elemento certo, che il nuovo sito non sarà nella Valle Galeria, non insisterà di nuovo in quella zona". È un no, quindi, a Monti dell’Ortaccio?

venerdì 21 giugno 2013

COME VIENE MISURATA LA TARIFFA PUNTUALE: DAL "CODICE A BARRE" AL "TRANSPONDER"

COME VIENE MISURATA LA TARIFFA PUNTUALE: DAL "CODICE A BARRE" AL "TRANSPONDER"
di Giuseppe Miccoli
Durante il convegno di Capannori, alcuni comuni (Trento, Ponte nelle Alpi, Capannori) e alcuni consorzi (consorzio trevigiano Priula) hanno dichiarato di essere riusciti negli ultimi anni a raggiungere non solo alte percentuali di raccolta differenziata ma anche a ottenere un abbattimento dei costi di gestione, che si è tradotto per le tasche dei cittadini in un risparmio grazie alla riduzione della tariffa sui rifiuti.
Ma come ci sono riusciti? Grazie all’introduzione della tariffazione puntuale, cioè alla possibilità per ciascun utente di pagare in base a quanto rifiuto ognuno produce. Buone pratiche che anche in altri comuni (ad esempio Mola di Bari o Triggiano, per citare comuni del sud Italia) e consorzi (ad esempio Iren Emilia), sono prossime all’attuazione, grazie ad un progettazione accorta che aveva predisposto questo sistema già in fase di bando gara. La tariffazione puntuale è dunque, una necessità che “va a braccetto” con il servizio di raccolta porta a porta e che difficilmente, invece, si lega ai servizi basati sulla raccolta stradale e sul conferimento e smaltimento in discarica. La Tares introdotta dal governo Monti però è vicina più a questo secondo sistema, ma lascia tuttavia una via d’uscita a tutti quei comuni che hanno introdotto nel tempo una raccolta differenziata porta a porta: la possibilità cioè di introdurre la tariffazione puntuale.
L’Italia ormai è l’unico Paese europeo a pagare ancora il servizio di raccolta dei propri rifiuti in base ai metri quadri della proprietà di un immobile, cioè a quanti metri quadri una famiglia o un’impresa possiede. In questo modo ogni cittadino è incentivato a produrre più rifiuti possibile proprio per ottimizzare la propria tassa. Al contrario in Europa invece la tariffa viene modulata in base al servizio, in base cioè a quanti mezzi, attrezzature, e raccolte di rifiuti vengono impiegate nel corso di un periodo di tempo dal servizio comunale di nettezza urbana. In questo modo il cittadino è incentivato a produrre meno rifiuti possibile perché paga in base al servizio ricevuto. È come per il telefono il cui costo della telefonata varia anche in funzione degli scatti prodotti.
Ma come funziona? La tariffazione puntuale viene “misurata” grazie all’uso di una tecnologia che è già di uso comune, e perciò senza più vincoli di brevetto: il transponder RFID UHF (Radio Frequency IDentification Ultra High Frequency), un microchip che ha la capacità di far identificare e di far memorizzare agli operatori i dati relativi ai rifiuti esposti nei vari bidoncini o nei sacchetti. Una tecnologia che nasce per sostituire una precedente che è tuttora in uso nel settore manifatturiero: quella del “codice a barre”. In una intervista rilasciata a Eco dalle Città nel 2011 e successivamente nel 2012, Attilio Tornavacca amministratore della ESPER (Ente per lo Studio Ecosostenibile dei Rifiuti), aveva spiegato i vantaggi della tecnologia e aveva ripercorso la storia della “transponder RFID UHF” nel settore della gestione dei rifiuti, in particolare legato all’uso che se ne era fatto sui sacchetti di plastica: «l’uso di etichette con codice a barre sui sacchetti – aveva spiegato – è comparsa nel settore della gestione dei rifiuti già da molti anni. A introdurla per primi sono stati i comuni dei Navigli in provincia di Milano, e parliamo ormai del 1997, cioè 15 anni fa. Poi è stata ripresa da tanti comuni, tra cui anche comuni del centro-sud. Nel 2003 infatti il comune di Mercato San Severino ha introdotto i sacchetti con codici a barre, però nell’ottica di misurare non l’indifferenziato ma i conferimenti differenziati. Il codice a barre, tuttavia, ha posto sin dall’inizio dei problemi riguardanti la possibilità di lettura. Del resto non è come sui prodotti del supermercato, sui quali i codici a barre godono di una superficie liscia, rigida e quindi facilmente leggibile».
La tecnologia dei transponder è stata poi integrata anche sui bidoncini. Il dottor Tornavacca ha infatti spiegato che «l’uso dei transponder sui contenitori rigidi (parliamo quindi di transponder non "a perdere" ma montati sui contenitori e poi utilizzati per anni), non è certamente una novità. Nel settore della raccolta dei rifiuti i primi transponder sono comparsi più di 10 anni fa. All’epoca costavano 5-6 euro al pezzo, mentre oggi un transponder rigido arriva a costare anche 50 centesimi, cioè 10 volte meno».

E non è escluso che oggi costino anche di meno proprio perché i numeri sono «crescenti di questi dispositivi e l’uso è sempre più trasversale di queste tecnologie, non solo nel campo della gestione dei rifiuti, che anzi è arrivato dopo, ma inizialmente nel campo della grande distribuzione, per sostituire il codice a barre. La novità a Capannori è in realtà l’uso di transponder così miniaturizzati e così ridotti, sia in peso che in costi, da poter essere utilizzati anche solo per una volta».

QUEL PASTICCIO DEL SITO DI VIA MORELLE


                                                      COMUNICATO STAMPA



                                   QUEL PASTICCIO DEL SITO DI VIA MORELLE


            Abbiamo letto che il nostro sindaco ed un codazzo di nuovi Assessori, CIVICI prevalentemente, hanno indetto una riunione con tutto il mondo dell’associazionismo locale, illudendoli sul fatto che L’Amministrazione fosse disponibile al ritiro del BANDO PER LA RACCOLTA DEI RIFIUTI IN CORSO DI ESPLETAMENTO, chi ci ha creduto deve essere veramente un illuso se pensava che ciò fosse possibile dopo che il Sindaco, in prima persona, si è speso per difendere tutto e di più di quanto di peggio c’è in quel bando, per un intero anno.

            Tra l’altro ha partecipato quasi per niente alla discussine salvo presentarsi dopo due ore e chiedere che gli si facesse un sunto della discussione fatta, entro cinque minuti, perché era preso da altri impegni.

            Detto questo, che dimostra ancora una volta la volontà di strumentalizzare e non di Amministrare da parte del nostro Sindaco, resta , nell’ambito dell’appalto sui rifiuti, IRRISOLTO IL NODO DI MORELLE.

            Mentre si marcia spediti verso la definizione dell’appalto, non si riesce a spiegare, ne al sottoscritto in Consiglio Comunale, ne alla cittadinanza quale è il destino del sito di Morelle.

            Infatti mentre il capitolato d’appalto prevede che l’impianto di Morelle verrà dato alla Ditta vincitrice per sei anni più tre, al costo di un canone mensile di 5.000,00 Euro, contemporaneamente si stanno  predisponendo gli atti per investire su Morelle 250.000,00 Euro stanziati dalla Provincia, e sempre allo stesso tempo si è sottoscritta una convenzione con la Provincia affinché la stessa progetti la destinazione produttiva di Morelle mentre il Comune di Terracina si impegna a realizzare poi quanto la Provincia ha progettato.

            Fermo restando che rimangono irrisolti i nodi su esposti per cui bene che ci va buttiamo 250.000,00 Euro della Provincia al vento, o meglio li regaliamo , ancora, all’azienda vincitrice dell’appalto, resta ,  COSA ANCOR PIU’ GRAVE, IRRISOLTO DI COSA LA Provincia progetterà su Morelle, che ripeto in base alla convenzione il Comune di Terracina deve solo eseguire realizzando ciò che la provincia ha progettato.

            Come è ben noto il problema immondizia e quello relativo al suo smaltimento è stato, anche recentemente, oggetto di polemica tra la Provincia e la stessa Regione di centro destra. Per cui c’è da presupporre che il progetto che la Provincia elaborerà non riguarderà lo smaltimento dei rifiuti del Comune di Terracina, ma sicuramente un bacino territoriale ben più ampio, non facendo conoscere a monte al Comune di Terracina quale sistema  di smaltimento si intende instaurare sul nostro territorio.
            Quindi questo modo di fare del  nostro Sindaco, che senza ascoltare, così come la legge prevede in materia di rifiuti, gli indirizzi del Consiglio Comunale, per nome e per conto del nostro Comune rinuncia al diritto dovere di conoscere in anticipo quanto si intende realizzare in termini di smaltimento dei rifiuti sul nostro territorio e SOPRATTUTTO SE QUANTO INTENDE REALIZZARE E’ O MENO E’ COMPATIBILE CON LA NOSTRA ECONOMIA CHE E’ PREVALENTEMENTE FATTA DI AGRICOLTURA, TURISMO E PESCA, ECONOMIA CHE, COME SI PUO’ BEN IMMAGINARE, PENDE RIGOROSAMENTE DA UN AMBIENTE SANO, CHE SE NON STIAMO ATTENTI, TUTTA LA MANOVRA SU MORELLE CONCERTATA PERSONALMENTE TRA IL DOTT. PROCACCINI ED IL DOTT. CUSANI, POSSONO ULTERIORMENTE CREARCI ALTRI DANNI, OLTRE A QUELLI DERIVANTI DALLA TANTO DECANTATA E MAI ARRIVATA BANDIERA BLU’.

            PERTANTO INVITIAMO I CITTADINI E GLI OPERATORI ECONOMICI DELLA CITTA’ A VIGILARE FORTEMENTE SU QUANTO SI VERIFICHERA’ NEL PROSSIMO FUTURO.


                                                           Il Consigliere Comunale

                                                           Vittorio Marzullo

lunedì 17 giugno 2013

RIFIUTI, L’ISOLA «ELETTORALE» A BORGO HERMADA

RIFIUTI, L’ISOLA «ELETTORALE» A BORGO HERMADA
di Pierfederico Pernarella

Secondo il cronoprogramma dei lavori, la struttura doveva essere consegnata bella e pronta una settimana fa. Più precisamente il 4 giugno. Niente di più lontano dalla realtà, che invece racconta un cantiere in alto mare. È la storia dell’isola ecologica di Borgo Hermada. Il sito di conferimento dei rifiuti ingombranti sorgerà all’ingresso della frazione, dove un tempo c’era il vecchio depuratore. Peccato che dopo l’apertura del cantiere, avvenuta a febbraio, esattamente nei giorni del voto per elezioni politiche e regionali, i lavori siano andati avanti molto, ma molto lentamente. Da qualche settimana sembrano addirittura bloccati. Siamo alle solite? Eppure, a giudicare dalla durata dei lavori indicato sulla tabella del cantiere - 100 giorni - il progetto non doveva essere così complicato. A questo punto appare fin troppo chiaro che l’opera non possa essere ultimata e completata entro la fine dell’estate. E questo improvviso rallentamento, se non proprio sto ai lavori induce a guardare con sospetto la fretta con cui è stata istruita la pratica, in concomitanza, guarda caso, di una tornata elettorale. Ma deve essere una sorta di dannazione, una pena pagata chissà per quali colpe: quando ci sono di mezzo i rifiuti, tutto diventa complicato, quando non impossibile, persino portare a termine, come da accordi, un cantieruccio per un’isola ecologica. Servizio rispetto al quale il Comune di Terracina non è in ritardo, ma di più. È probabile che non vi sia alcun altro centro della provincia a non avere un’isola ecologica. E si vede e si sente. Sulle tasche. E già, proprio così. Stando infatti alle classifiche regionali, Terracina è il comune che produce più rifiuti pro capite della provincia. Questo perché la raccolta differenziata non funziona ma anche perché non esiste un un servizio di raccolta degli ingombranti degno di questo nome. Per cui anche buona parte degli ingombranti finisce con il tal quale in discarica. Il peso dei rifiuti aumenta e con esso anche le tariffe in bolletta. Senza dimenticare lo scempio degli ingombranti lasciati per strada, che al danno «economico» aggiungono quello estetico del mancato decoro. Una storia «antica» che prosegue ancora oggi, nel 2013, tutto perché non si riesce nemmeno a chiudere nei tempi annunciati un cantiere da 100 giorni di lavoro.

venerdì 24 maggio 2013

RIFIUTI A TERRACINA, UN PICCO DA CHIARIRE


RIFIUTI A TERRACINA, UN PICCO DA CHIARIRE
di Diego Roma
Picco anomalo nella produzione dei rifiuti a Terracina nel 2012. Lo dicono i dati pubblicati dal sito WWF Litorale Pontino, ottenuti dall’amministrazione comunale dopo lunghi passaggi burocratici. La richiesta di un conteggio si era resa necessaria per via di diverse segnalazioni sull’aumento dell’immondizia prodotto nel corso dello scorso anno rispetto alla media degli anni precedenti e su cui c’è anche un’inchiesta della Procura, coordinata dal sostituto De Luca e condotta dalla Guardia di Finanza. Quanto ai numeri, è evidente l’aumento nella produzione di immondizia: dal grafico pubblicato dal WWF si registrano per il 2012 circa 35.000 tonnellate di rifiuti «di cui – aggiunge l’associazione ambientalista – 29.064 avviati in discarica, 5.480 conferiti al centro di recupero e il resto tra ingombranti e rifiuti misti». «Nei precedenti ultimi sei anni – aggiunge ancora il WWF leggendo i dati – la produzione totale è stata in media di 29.650 tonnellate». Oltre 5.000 tonnellate in più che aprono alcuni interrogativi. «Come spiegare questo picco? – si chiede il WWF –: discariche sparse sul territorio e mai bonificate? Turismo dei rifiuti dalle città vicine? Crescita dei consumi? Aumento dell’affluenza dei turisti in città? Aumento della popolazione di alcune migliaia di unità?». Delle domande poste dall’associazione, alcune ipotesi sono chiaramente da escludere, ma è chiaro che una risposta dovrà pure esserci se è vero che dal 2006 al 2011 la produzione dei rifiuti è rimasta costante e in più la Servizi Industriali, che dal gennaio del 2012 opera per lo smaltimento dei rifiuti, da aprile 2012 ha avviato la raccolta differenziata. In sostanza, negli anni precedenti si producevano circa 29.000 tonnellate di rifiuti, anche quando la Terracina Ambiente aveva avviato un inizio di raccolta differenziata. La stessa cifra, più o meno, che nel 2012 corrisponde alla sola immondizia conferita in discarica, cui vanno ad aggiungersi 5.000 tonnellate destinate ai centri di recupero. Una stranezza che merita risposta, così come chiede il WWF e tutti i cittadini terracinesi. La questione della sovra-produzione di rifiuti peraltro nei mesi scorsi aveva spinto l’amministrazione comunale a disporre una pesa preventiva con una ditta locale, per avere il conto prima che i rifiuti partissero per le discariche.

lunedì 20 maggio 2013

“FABBRICHE DEI MATERIALI” PER IL LAZIO? ALLA SCOPERTA DEI NUOVI SISTEMI DI GESTIONE DEI RIFIUTI RESIDUI NELL'OTTICA DELLA SOSTENIBILITÀ E FLESSIBILITÀ


“FABBRICHE DEI MATERIALI” PER IL LAZIO? ALLA SCOPERTA DEI NUOVI SISTEMI DI GESTIONE DEI RIFIUTI RESIDUI NELL'OTTICA DELLA SOSTENIBILITÀ E FLESSIBILITÀ

di Giuseppe Iasparra

In occasione del dibattito sul futuro dei rifiuti nel Lazio sentiamo spesso parlare di impianti di trattamento meccanico biologico. Coerentemente con quanto richiesto dalla procedura di infrazione dell’Unione Europea, che chiede di attivare prima possibile impianti di pretrattamento del rifiuto residuo, come stabilito dalla Direttiva sulle Discariche 99/31, l'ordinanza del sindaco di Roma dell'aprile scorso ha infatti disposto che i rifiuti della Capitale siano portati temporaneamente presso gli impianti Tmb del Lazio. Ma cosa entra e cosa esce da un impianto di questo tipo? E quale potrebbe essere la strada da prendere per portare il ciclo dei rifiuti di Roma ad una gestione ordinaria e sostenibile? Eco dalle Città lo ha chiesto ad Enzo Favoino della Scuola Agraria del Parco di Monza: «Come prima cosa – ha spiegato Favoino – occorre precisare che gli impianti di trattamento meccanico biologico del Lazio sono di vecchia concezione, e finalizzati alla produzione di combustibile da rifiuto (ex CDR oggi CSS). Sarebbe invece possibile proporne una riconversione a criteri di maggiore sostenibilità, efficienza e flessibilità, come avviene nella nuova generazione di impianti a freddo attivi od in corso di realizzazione in molti territori e conosciuti come "Fabbriche dei materiali"».
«Per tradurre operativamente i principi di sostenibilità indicati dalla strategia europea di gestione dei rifiuti – ha continuato Favoino – abbiamo anzitutto bisogno di flessibilità ed adattabilità all'aumento delle raccolte differenziate e delle pratiche di riduzione del rifiuto, come richiesto – ed in buona misura imposto – dalle politiche e strategie europee di gestione dei rifiuti. Bisogna sottolineare ancora una volta che il trattamento del rifiuto residuo è solo una condizione accessoria all’elemento centrale di tali strategie, ossia la massimizzazione del recupero di materia, e deve essere coordinato a tale obiettivo prioritario, consentendone la crescita. Qui interviene il primo problema con gli inceneritori, in quanto sono impianti che devono avere un flusso costante di rifiuti nel corso del tempo. Per quanto riguarda il co-incenerimento, in prima battuta pare più flessibile, ma se andiamo ad analizzare i contratti con gli impianti di destinazione, anche questi richiedono determinate tonnellate per periodi medio-lunghi (ad esempio vent'anni). Inoltre ad oggi (tranne che in un paio di casi) tutte le esperienze di co-incenerimento prevedono una tariffa di conferimento da pagare. E qui sta un primo vantaggio per le “Fabbriche dei Materiali”, poiché finalizzandole al recupero di materia non avrò più una tariffa da pagare ma avrò invece introiti dal collocamento dei materiali sul mercato».
Secondo Favoino «gli impianti di trattamento a freddo finalizzati al recupero di materia oltre a rispondere ai bisogni di flessibilità ed adattabilità (in relazione all'andamento della differenziata) possono inoltre soddisfare le necessità di scalabilità (efficienza anche a dimensioni notevolmente inferiori a quelle tipiche per impianti di incenerimento) e dunque di prossimità a seconda degli scenari e delle peculiarità del territorio locale interessato. Inoltre, tutto considerato, per costruire un inceneritore in Italia ci vogliono 7-8 anni. Per un impianto di trattamento a freddo occorrono tempi considerevolmente più brevi (il che consente di dare una risposta veloce alla necessità di pretrattamento, ancora non rispettata in gran parte del territorio nazionale) o in alcuni casi ce li abbiamo addirittura già, come vecchi impianti di Tmb, e basta riconvertirli. È il caso del Lazio. Qui abbiamo impianti di vecchia generazione finalizzati alla produzione di CDR per incenerimento e gassificazione. Questi impianti potrebbero essere riconvertiti al recupero di materia con integrazioni e modifiche tecnologiche di piccola entità, riducendo da subito l’avvio a discarica e migliorando le economie complessive del sistema».
Com'è fatta una Fabbrica dei materiali? «Un impianto di recupero di materia dal rifiuto residuo (RUR) – ha spiegato Favoino – è costituito da due sezioni parallele di trattamento: in una viene lavorata la frazione residua (sottovaglio) che contiene ancora componenti fermentescibili. Questa viene resa “inerte” attraverso un processo di “stabilizzazione” (del tutto analogo al compostaggio) in modo da minimizzarne gli impatti relativi alla collocazione a discarica. Nell’altra sezione (che tratta il sopravvallo) viene fatto invece il recupero dei materiali, attraverso una combinazione di varie separazioni sequenziali (ad esempio separatori balistici, magnetici, lettori ottici) analogamente a quanto avviene nelle piattaforme di selezione dei materiali da raccolta differenziata. È immediato accorgersi che un impianto di questo tipo, è perfettamente adattabile all'aumentare della raccolta differenziata: si aumenterà la lavorazione del rifiuto differenziato (compostaggio dell’organico e selezione delle frazioni CONAI) e si diminuirà parallelamente il trattamento del residuo, lavorando su diverse linee o diversi turni».
«Il concetto di "fabbrica dei materiali" è stato già adottato od è in corso di adozione da parte di diversi territori, che stanno convertendo a questo concetto vecchi impianti di Tmb o realizzando siti dedicati; quest’ultimo è il caso ad esempio della Provincia di Reggio Emilia – ha sottolineato Favoino – che ha deciso, nel rispetto degli indirizzi europei sui rifiuti e dei principi di sostenibilità, di chiudere il vecchio inceneritore per puntare su questa tipologia di impianti in modo da accompagnare programmi di massimizzazione progressiva della raccolta differenziata. Lo stesso concetto potrebbe essere adottato nel Lazio. In questo modo si potrebbe minimizzare fin da subito il ricorso alla discarica e si eviterebbe la necessità di ricorrere a gassificatori ed inceneritori».
Favoino ha anche sottolineato che molti territori (province, consorzi) hanno iniziato a programmare nella direzione delle “Fabbriche dei Materiali”, oltre che per le esigenze di sostenibilità, economicità e flessibilità già richiamate, anche per evitare i rischi finanziari connessi alla realizzazione di inceneritori dedicati (che a causa della tendenza all’aumento progressivo delle raccolta differenziata e alla riduzione del RU complessivo, sta determinando crisi da sovracapacità di incenerimento in gran parte d’Europa, ed anche in qualche regione italiana); ma anche come risposta alle preoccupazioni sulle ricadute sanitarie. Su quest’ultimo aspetto, pur non tralasciando il tema delle diossine (le cui emissioni hanno di recente causato la chiusura o la sospensione della attività di diversi inceneritori), pare acquisire una attenzione crescente il tema delle nanopolveri (le polveri ultrafini). Su queste ultime si rileva in effetti un certo ritardo dal punto di vista della valutazione degli effetti e delle relative disposizioni regolamentari, motivo che sta portando molte voci della medicina a richiamare il principio di precauzione.

sabato 20 aprile 2013

Terracina, rifiuti



            L’ORDINANAZA DEL SINDACO N. 30/AG DEL 03/04/2013, NELLA QUALE SI PROROGA L’APPALTO ALLA SERVIZI INDUSTRIALI FINO AL 10/07/2013, EQUIVALE AD UN ACCANIMENTO TERAPEUTICO DEL SINDACO CONTRO I TERRACINESI E LE CASSE COMUNALI.

            Infatti nella precedente ordinanza, la N. 12 / AG del 01/03/2013, “il Sindaco ordinava alla Servizi Industriali SRL  di proseguire, in considerazione delle festività pasquali sino al 03/04/2013compreso, il proseguimento della raccolta dei rifiuti nel territorio del Comune di Terracina …..”

            Dopo tale ORDINANZA un cittadino comune cosa pensa, gli ha dato la proroga perché è Pasqua, allora alla scadenza ci sarà una nuova azienda, invece vedete cosa accade.

            Con l’ordinanza del 03/04/2013, non solo viene per l’ennesima volta prorogato l’appalto della pulizia della città alla Servizi Industriali fino al 10/07/2013, limite massimo consentito, un anno e mezzo dal conferimento iniziale, dopodiché la materia diventa di competenza Prefettizia, ma gli vengono rafforzati ed aumentati i compiti. Per cui, oltre alla pulizia della città, come detto,  viene ORDINATO alla Servizi Industriali di provvedere alla pulizia degli arenili fino al 10/07/2013, ed alla faccia della trasparenza, non si dice a quale importo viene affidato tale servizio, questo viene rinviato ad una nota interna, la prot. 79/com del 03/04/2013, e tutto ciò contrariamente alle leggi che impongono la pubblicità sugli appalti pubblici. Per cui il cittadino che si vuole informare deve pagare fior di centinaia di euro di servizio di segreteria e di fotocopie.

            Ma non è tutto, si ORDINA ancora alla Servizi Industriali di provvedere alla pulizia capillare dei cigli stradali mediante l’asportazione di qualsiasi rifiuto presente, fino al 10/07/2013 e comunque fino al subentro del nuovo gestore….fino al raggiungimento massimo di 30.000,00 EURO.

            Questa è veramente curiosa, un servizio di routine, che viene pagato 30.000,00 Euro e non si dice quali vie deve spazzare, per quante volte al giorno, oppure a settimana o al mese, rendendo così impossibile qualsiasi forma di controllo, per cui QUANDO L’AZIENDA RITIENE, A SUA COMPLETA DISCREZIONE, DI AVER RAGGIUNTO I 30.000,00 EURO, QUESTA SMETTE DI FARE IL SERVIZIO.

           
SOLDI COMPLETAMENTE E LETTERALMENTE BUTTATI AL VENTO
           
            Ora, il detto comune dice che AL PEGGIO NON C’E’ MAI FINE, OPPURE CHE OLTRE AL DANNO C’E’ ANCHE LA BEFFA, ED E’ QUELLO CHE ACCADE A NOI TERRACINESI.

            Infatti, mentre la servizi Industriali assume questi ulteriori compiti e non gli si impone di assumere personale e soprattutto, personale locale che è precario da anni, accade che alla S. I. viene dato un ulteriore incarico provvisorio in un Comune dei Colli romani e subito anche li agitazione del personale, e cosa fa, TRASFERISCE IN TAL LUOGO DAI SEI AI SETTE DIPENDENTI AL GIORNO DA TERRACINA, DI CUI DUE AUTISTI ED IL RESTO OPERAIO, DIPENDENTI CON CONTRATTO AD OTTO ORE E NE ASSUME UN NUMERO INFERIORE A CINQUE ORE GIORNALIERE E SICCOME HA PAURA CHE IL SINDACATO POSSA PROTESTARE, COSA FA? SPOSTA A BASSIANO IL DIRIGENTE SINDACALE DELLA CGIL CHE LAVORA A TERRACINA, ALTRIMENTI POTREEBBERO NASCERE COMPILCAZIONI AL DISEGNO AMMINISTRATIVO / PADRONALE DI SFRUTTAMENTO DEI DIPENDENTI E DI SPERPERO DEL DENARO PUBBLICO.

            Quindi la morale di tutto questo è che a Terracina, dalla scorsa settimana, ci sono i raccoglitori stradali pieni, stracolmi e straripanti d’immondizia, spesso anche per terra di fianco agli stessi, che nessuno si azzardi a negare perché ho fatto le foto, ed abbiamo comunque aumentato l’onere sulle casse comunali del costo del servizio (come dire testa rotta e corna messe).

            IN SOSTANZA PAGHIAMO DI PIU’ PER AVERE UN SERVIZIO PEGGIORE ALLE SOGLIE DELL’INIZIO DELLA PROSSIMA STAGIONE ESTIVA E FINO AL 10 LUGLIO.

            Ma guardando al futuro c’è da rabbrividire, se va in porto questo capitolato d’appalto saremo costretti a pagare ancora di più, con buona pace dei cittadini.

            Questi sono anche, in parte, i MOTIVI CHE CI HANNO INDOTTO COME PARTITO AD ADERIRE ALL’INIZIATIVA DELL’ASSOCIAZIONE COMMERCIANTI E DELL’ASSOCIAZIONE IL SESTANTE, DELLA RACCOLTA DI FIRME PER INDURRE L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE A RITIRARE LA GARA D’APPALTO SULLA RACCOLTA DEI R S U  IN ATTO.

            MA SE POSSIAMO OSARE QUALCOSA IN PIU’ C’E’ DA SPERARE CHE IL SINDACO PRENDA AL VOLO L’OCCASIONE OFFERTAGLI DAL PDL LOCALE SUL BRACCIO DI FERRO IN ATTO PROPRIO SULL’ASSEGNAZIONE DELL’ASSESSORATO ALL’AMBIENTE, PER RITIRARSI IN BUON ORDINE E FAR RICADERE SUL PDL STESSO LA RESPONSABILITA’ DELLA SUA FUGA.

           

            SINDACO LE STO DANDO UN CONSIGLIO, LA PREGO SE NE VADA.


                                               Il Consigliere Comunale
                                               Vittorio Marzullo

SCACCO AL BOSS DEI RIFIUTI. IERI L’ANTIMAFIA HA CONFISCATO LA VILLA DI SPERLONGA ALL’AVVOCATO CHIANESE


SCACCO AL BOSS DEI RIFIUTI. IERI L’ANTIMAFIA HA CONFISCATO LA VILLA DI SPERLONGA ALL’AVVOCATO CHIANESE
di Giovanni Stravato
All’alba di ieri gli agenti della DIA di Napoli hanno eseguito un decreto di confisca di beni a carico dell’avvocato Cipriano Chianese, sessantaduenne di Parete, nel casertano, imprenditore nel settore rifiuti di casa a Sperlonga, dove d’estate faceva la bella vita in piazzetta o al porto. Il professionista campano, già ai domiciliare, è imputato in diversi procedimenti per reati che vanno dall’associazione di stampo camorristico all’illecito smaltimento di rifiuti.
Ai beni fino ad oggi sottratti a Chianese ora si aggiungono la villa di Sperlonga, intestata alla moglie (fittiziamente secondo i magistrati antimafia), e diverse auto di lusso formalmente di proprietà del genero. Al sessantaduenne è stata inflitta anche la misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale per un anno e sei mesi. La confisca dei beni di Chianese effettuata ieri costituisce la coda dei provvedimenti emessi nel dicembre 2006 e nel marzo 2008 dalla magistratura. In quella circostanza furono confiscati quote e beni strumentali della Resit s.r.l., con sedi a Caserta, Gricignano, Parete e Giugliano, della Griciplast s.r.l., anch’essa con sede a Caserta. Sotto chiave anche un complesso alberghiero a Formia (l’ex Marina di Castellone), terreni e fabbricati a Sperlonga, Roma, Caserta, Parete, Casagiove. I due provvedimenti hanno interessato anche depositi e titoli per milioni di euro presso diverse filiali bancarie della Campania.
Imprenditore «rampante» nel settore dello smaltimento dei rifiuti, nel marzo 1993 Chianese è stato colpito, insieme ad altre 20 persone, da un’ordinanza di custodia cautelare per traffico illecito di rifiuti nel casertano realizzato sotto l’egida dal clan dei casalesi. Nel processo che ne è scaturito il Tribunale di Napoli ha assolto Chianese, giudicato con rito abbreviato, e diversi altri indagati. A dicembre del 2005 Chianese è stato colpito da ordinanza di custodia cautelare in carcere e da provvedimenti di sequestro dei beni, poiché indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. Si trattava dell’operazione «Green» della DIA, partita dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, le informazioni dei quali «consentivano di delineare – scrive l’Antimafia – l’esistenza di un lucroso traffico illecito di rifiuti e relativo smaltimento». Un «sistema» in cui Chianese, sia nella veste di imprenditore, quando agiva da intermediario, depositario e smaltitore dei rifiuti illecitamente conferiti, sia in quella di collaboratore del clan dei casalesi, aveva un ruolo centrale. Un’attività che consentiva all’avvocato campano un menage da magnate.
VITA DA RE
Chianese non passava inosservato a Sperlonga. In piazzetta o al chiosco del porto sfoggiava Rolex e vistosi bracciali in oro, in compagnia di amici per lo più campani. In paese aveva poche frequentazioni: arrivava saltuariamente durante il week end, anche se era proprietario di due ville lussuose. Una situata sulla spiaggia della Grotta di Tiberio, circondata da maestosi pini secolari; l'altra nel centro storico, nella zona Campo delle Monache, con una grande piscina. L'avvocato possedeva anche uno yacht che era ormeggiato nel porto di Gaeta e durante i fine settimana attraccava a Sperlonga dove trascorreva le giornate con famigliari e amici. Vita da boss.