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martedì 12 agosto 2014

Palazzo Braschi a privati, i grillini di Terracina gridano allo scandalo

Palazzo Braschi a privati, i grillini di Terracina gridano allo scandalo

Palazzo Braschi
Palazzo Braschi
E’ stata convocata per l’11 agosto alle 10,30 la II Commissione Consiliare “Bilancio e Programmazione” presso palazzo Tescola, in cui verrà approfondita la Proposta di Delibera già programmata in Consiglio Comunale, con la massima urgenza, martedi mattina alle 10,00…
All’ ordine del giorno è la “concessione d’uso, a titolo oneroso, a soggetti privati di immobile indisponibile appartenente dell’Ente denominato Palazzo Braschi – Atto di indirizzo.”
Probabilmente contando sulla distrazione “per ferie” dei propri concittadini, Procaccini and company che fanno? Visto il dissesto, nell’ambito della valorizzazione e/o dismissione degli immobili appartenenti al patrimonio comunale disponibile e considerato che in data 22 Aprile 2014 la Scuola Superiore per Mediatori Linguistici I.ME.L.S.S. ne richiedeva la concessione in uso, la Giunta comunale pensa bene di AFFITTARE quello che è un “compendio immobiliare di notevole interesse storico ed artistico e tutelato per legge e non rientrante tra quelli censiti nel patrimonio disponibile dell’Ente e quindi inalienabile”.
Noi aggiungiamo: fortunatamente “inalienabile”, perchè altrimenti ce l’avrebbero messo in VENDITA!!! Chiaramente nell’ottica di quella  seria e competente  progettualità di rivalutazione storico-culturale della nostra città tanto decantata dall’assessore Perroni!
Ciò sarà reso possibile grazie al  trasferimento degli uffici pubblici, tuttora ubicati nel Palazzo Braschi, presso l’Ufficio Direzionale Pubblico nell’ambito territoriale del Calcatore e, udite udite, al fatto che parte del compendio del palazzo è stato dichiarato agibile con certificato di agibilità per uffici comunali.
Era forse destinato a ciò il finanziamento pubblico regionale ottenuto per i lavori di Palazzo Braschi? Quale il progetto e la destinazione d’uso presentati?
E ancora… pensate sia possibile ora cambiare le carte in tavola?
Noi non lo crediamo!Allora perchè non lasciar i propri cittadini su una questione così importante per la vita culturale della nostra città? Forse perchè le proposte potrebbero non convergere con gli interessi dell’Amministrazione? Forse perchè tra i suggerimenti ci potrebbero essere  quelli più ovvi della Casa della Cultura e di un possibile spazio anche per il Centro Anziani del Centro Storico?
E perchè non si procede con un  bando pubblico per l’affidamento, così come avvenuto per la Torre degli Acso?
Inoltre, la dichiarata intenzione dell’Amministrazione “di finalizzare l’utilizzo del compendio immobiliare sopracitato, per lo svolgimento di attività accademiche di alta formazione universitaria e ricerca, attraverso procedimenti di evidenza pubblica ed affidamento in concessione onerosa a soggetto istituzionalmente riconosciuto ed in possesso dei requisiti di legge, che preveda interventi mirati all’adeguamento, alla valorizzazione e conservazione ed alla fruizione pubblica dell’immobile attraverso interventi volti al recupero delle peculiarità storico-artistiche dello stesso, già a suo tempo sottoposto ad intervento di restauro e a rischio di degrado” ci appare davvero in contraddizione con quanto predisposto dalla proposta di delibera.
Da parte nostra, ci saranno ulteriori approfondimenti ed, eventualmente, le necessarie iniziative volte a tutelare gli interessi dei Cittadini!

sabato 30 marzo 2013

Lo scandalo dell'acqua in bottiglia: le Regioni la regalano, le imprese si arricchiscono


Lo scandalo dell'acqua in bottiglia: le Regioni la regalano, le imprese si arricchiscono

di Paolo Salvatore Orrù
Le aziende guadagnano miliardi speculando sull’acqua, un bene che appartiene a tutti gli italiani, pagando canoni di concessione ridicoli. Legambiente e Altraeconomia hanno denunciato lo scandalo in un dossier. Secondo le associazioni, nel 2011 gli italiani hanno consumato 188 litri di acqua ciascuno, finanziando un giro d’affari di 2.25 miliardi, garantendo “elevatissimi profitti” alle 168 società e alle 304 etichette che gestiscono il “business”. “Guadagni incomprensibili”, sostiene Giorgio Zampetti, il responsabile scientifico di Legambiente, “perché la qualità dell’acqua dei nostri acquedotti è, in genere, ottima”.

I profitti delle imprese - Le imprese arricchiscono, le regioni si accontentano di spiccioli, anche se avrebbero bisogno di impinguare i capitoli di bilancio resi “magri” dal patto di stabilità: la Liguria, per esempio, esige dalle imprese “solo 5 euro per ciascun ettaro dato in concessione senza prendere in considerazione i volumi emunti o imbottigliati”, spiega Zampetti. La conferenza Stato-Regioni aveva tentato di andare oltre lostatus quo, suggerendo di applicare canoni uniformi in tutto il suolo nazionale. Le società, in buona sostanza, avrebbero dovuto pagare “sia in funzione degli ettari dati in concessione che per i volumi emunti o imbottigliati” proponendo una “tariffa” di riferimento di almeno 30 euro per ettaro e un importo “tra 1 e 2.5 euro per metro cubo imbottigliato” si legge nel dossier.  Una proposta che “avrebbe permesso di ridurre le discrepanze fra il guadagno pubblico e quello privato”, dice Zampetti.
L’esempio del Lazio - L’unica regione promossa da Legambiente e Altraeconomia è il Lazio: la regione ha previsto un triplo canone legato agli ettari dati in concessione, ai metri cubi emunti e a quelli imbottigliati. Esemplificando, se questi “prezzi” fossero applicati alle concessioni della Basilicata, “le casse della Lucania potrebbero disporre di 9,2 milioni di euro, anziché delle 323 mila attuali. La Sardegna avrebbe invece a disposizione 2,9 milioni di euro, anziché i 39 mila attuali”, rileva il ricercatore di Legambiente.
Il mercato dell’acqua in bottiglia - Nonostante la crisi, nel 2011 il mercato delle acque in bottiglia è diventato sempre di più un affare: gli italiani consumano 188 litri per abitante mentre l’anno prima il consumo pro capite era di 186 litri. “Il nostro Paese si è così attestato fra i primi al mondo per questo tipo di consumi: il Nord-Ovest copre il 30% del totale dei consumi; seguono il Centro e la Sardegna con il 26%, le regioni del Sud e la Sicilia con il 16% e le regioni del Nord-Est con il 19%”, rimarca Zampetti.

Le complicazioni dei canoni 
- L'acqua è un bene comune, quindi indisponibile per un uso esclusivo a scopo di profitto: un principio confermato dall’esito dei referendum di giugno 2011. Legambiente e Autoconsumo si sono poste anche altri due obiettivi: sensibilizzare i cittadini sull’uso delle acque di rubinetto, ridurre l’inquinamento dovuto al trasporto per gomma, “per questo abbiamo invitato la collettività a preferire l'acqua del rubinetto”, dice Zampetti. Che poi invita a visitare il sito imbrocchiamola.org “per sapere chi aderisce alla campagna e a conoscere gli esercizi che aderiscono all'iniziativa l'acqua del Sindaco".

Il problema dell’inquinamento
 - Le bottiglie d’acqua nascondono sotto il tappo anche un altro scandalo: in Italia non è ancora in vigore un principio molto chiaro alla legislazione comunitaria, che ha suggerito di promuovere una legislazione capace di “non rendere vantaggiosi gli inquinamenti evitabili, e di recuperare risorse per le azioni di risanamento”, ricorda Zampetti. Per questo, sarebbe necessario prendere in considerazione “l’altissimo valore della risorsa idrica, a maggior ragione quella di sorgente, e l’impatto ambientale causato dai consumi da primato delle acque in bottiglia in Italia”, conclude il responsabile scientifico.

domenica 11 novembre 2012

IL CAPO DELLA CIA SI DIMETTE PER LO SCANDALO ROSA



IL CAPO DELLA CIA SI DIMETTE PER LO SCANDALO ROSA
di Massimo Mazzucco
Sentite che bella storiella: un giorno un agente del FBI stava indagando sulla sicurezza con cui vengono mantenute certe informazioni nei computer dei pezzi grossi della CIA (se già state ridendo non preoccupatevi, siete sulla strada giusta). Scava che ti scava, questo agente ad certo punto scopre dei curiosi scambi email fra il generale Petraeus – attuale direttore della CIA – e una certa Paula Broadwell, la sua “biografa” ufficiale.
L’agente dell’FBI, forse inopportunamente, si mette a leggere queste e-mail, e scopre che purtroppo il grande generale ha avuto – o sta tutt’ora avendo – una bollente storia d’amore con la sua biografa.
“Ohibò” – dice l’agente dell’FBI -. “Queste cose non si fanno, Petraeus è un uomo sposato!”. E così l’agente corre a spifferare tutto al suo capo. Avviene così che in poco tempo cominci a girare, negli alti circoli di Washington, la voce che Petreus abbia una storia d’amore con la sua affascinante biografa.
A questo punto il buon generale capisce di essere stato scoperto, e decide di dare le dimissioni da direttore della CIA, prima che lo scandalo esploda in modo fragoroso. La Patria prima di tutto.
Petraeus consegna quindi la sua lettera di dimissioni al presidente, il quale però rimane talmente colpito dal fatto che un uomo così integro abbia commesso un errore del genere, che ci mette 24 ore prima di accettarle. Alla fine il presidente capisce di non avere altra scelta, e il buon Petraeus si avvia con mestizia verso il suo viale del tramonto anticipato.
Questa è la versione ufficiale del motivo per cui il capo della CIA ieri avrebbe dato le dimissioni.
Facciamo ora due ragionamenti da salumiere: prima di tutto, non esiste al mondo che l’FBI possa veramente permettersi di frugare nei computer della CIA a loro insaputa.
Sarebbe come se da noi un qualunque poliziotto di provincia si mettesse a frugare nei computer dei nostri servizi segreti “per indagare sulla sicurezza delle informazioni contenute”. Se ci arrivi tu, caro poliziotto qualunque, a frugare in quelle informazioni, vuol dire che quelle informazioni non sono affatto sicure già in partenza, no?
In secondo luogo, non esiste al mondo che in un caso del genere i vertici dell’FBI e quelli della CIA, d’accordo ovviamente con la Casa Bianca, non decidano di sopprimere uno scandalo del genere, e debbano addirittura arrendersi anticipatamente allo scandalo “inevitabile” che sta per esplodere (se sono riusciti a fingere di non sapere niente dei 19 terroristi che per due anni gli hanno ballato sotto gli occhi, pieni di alcool e di cocaina, prima dell’11 settembre, secondo voi l’FBI davvero non riesce a tenere nascosto uno scandaluccio del genere, del quale soltanto loro sono al corrente?).
Ma soprattutto, a nessuno viene in mente che proprio la prossima settimana Petraeus avrebbe dovuto testimoniare di fronte alla commissione senatoriale che sta indagando sul disastro di Bengasi (4 diplomatici assassinati, compreso il console). Com’è noto, i repubblicani hanno fatto di tutto per trasformare la strage di Bengasi in una specie di sconfitta politica del presidente, e ormai – anche se le elezioni sono passate – la macchina investigativa si è messa in moto, e nessuno è più in grado di fermarla.
Ma Petraeus è un uomo stoico e generoso, ed è soprattutto un uomo di squadra: Obama lo ha premiato lasciandolo al suo posto in Afghanistan, dopo aver vinto la presidenza nel 2008, e ora toccava a Petraeus di restituirgli il favore.
A causa delle sue dimissioni, infatti, Petreus non dovrà più comparire a testimoniare sui fatti di Bengasi, e c’è da scommettere che fosse proprio lui quello che aveva in mano tutte le informazioni importanti del caso. Mentre i suoi successori, nominati di fresco, ovviamente sapranno poco o nulla di quello che è successo in Libia un mese fa.
Anche questo si chiama insabbiare.

mercoledì 3 ottobre 2012

Fondi Pdl nel Lazio, il gip: "Trovate fatture nel tritacarte di Fiorito. In carcere gente migliore di quelli del Pdl"


Fondi Pdl nel Lazio, il gip: "Trovate fatture nel tritacarte di Fiorito. In carcere gente migliore di quelli del Pdl"


"In carcere gente migliore di quelli del Pdl". "Non ho paura del carcere - sono un uomo forte e mi sento innocente, sono certo che verrà dimostrato. E poi in carcere non credo che troverò gente peggiore di quella che ho frequentato in regione e nel partito. Anzi". Sono state le ultime parole da uomo libero dii Franco Fiorito. L'ex capogruppo del Pdl arrestato dalla guardia di Finanza che  ha eseguito un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del tribunale di Roma, su richiesta della Procura della Repubblica. L'ex capogruppo del Pdl - che è già stato trasferito in una struttura penitenziaria - è accusato di peculato. "Urlo forte la mia innocenza", ha detto al telefono con l'Ansa. "Su cosa punterò per difendermi? Sulla verita", dice spiegando di essere in attesa della formalizzazione dell'arresto. "Mi devono prendere le impronte digitali e poi fare la foto segnaletica", ha detto ancora Fiorito che poi ha concluso "L'ordinanza si basa su un ipotetico pericolo di fuga e sul fatto che essendo ancora consigliere e presidente della Commissione bilancio potrei reiterare il reato: ma Consiglio e Commissione sono ufficialmente sciolti". L’interrogatorio di garanzia è fissato per giovedì, 5 ottobre, in tarda mattinata.
Taormina: provvedimento senza fondamento - "Stiamo valutando le motivazioni addotte dai magistrati", ha commentato l'avvocato Enrico Pavia, uno dei legali di Fiorito. Per l'avvocato Carlo Taormina, altro difensore, si tratta di un "provvedimento che non ha nessun fondamento". "Mi pare veramente - spiega Taormina a LaPresse - un provvedimento che, per quanto reclamato dall'opinione pubblica, non ha nessun fondamento. Il peculato contestato originariamente è insussistente, dal momento che il denaro veniva trasmesso a tutti i gruppi. Non riesco a comprendere come possa persistere questa contestazione". "Si può discutere di appropriazione indebita - aggiunge - ma è un reato per il quale non c'è la misura cautelare".
Pericolo di reiterazione del reato - Secondo i giudici esiste il "pericolo di reiterazione del reato", ma anche di inquinamento delle prove. Fiorito avrebbe messo in atto un "inquinamento probatorio" attraverso "il depistaggio mediatico nei confronti dei testimoni a suo carico", è scritto ancora. "Concreto ed attuale è il pericolo che Fiorito possa tornare a compiere, se in libertà, delitti contro la pubblica amministrazione - è scritto -. Continua a ricoprire la qualifica di pubblico ufficiale, come anche a disporre del denaro pubblico". Nell'ordinanza viene anche contestato a Fiorito di "non essere stato prontamente reperibile" in occasione della perquisizione del 14 settembre scorso. In quell'occasione, è detto nel provvedimento, i finanzieri non hanno infatti trovato la documentazione sottratta al gruppo Pdl della Regione, che invece lo stesso ex capogruppo ha consegnato ai magistrati 5 giorni dopo. Il provvedimento è stato emesso dal gip su richiesta del procuratore aggiunto Alberto Caperna e del pm Alberto Pioletti. Una decisione che ha "sorpreso e profondamente dispiaciuto" Fiorito, prelevato questa mattina presto dalla sua casa ai Parioli. Militari del Nucleo di polizia valutaria delle Fiamme Gialle hanno anche eseguito una decina di perquisizioni, in altrettanti luoghi della capitale, tra cui la sua abitazione.
"Ha movimentato oltre 6 milioni di euro" - Franco Fiorito ha movimentato oltre 6 milioni di euro, recita l'ordinanza di custodia cautelare. E attraverso 193 bonifici ha dirottato più di un milione e 380mila euro verso i propri conti, di cui circa 350mila in alcunic onti aperti in Spagna. Queste sono le contestazioni contenute nell'ordinanza di custodia cautelare in carcere che è stata eseguita oggi nei confronti dell'ex capogruppo al consiglio regionale del Lazio. Gli accertamenti hanno riguardato la rete di finanziamenti attivati da Fiorito, attraverso i segretari del gruppo, Pierluigi Boschi e Bruno Galassi, anche loro indagati per peculato, ma nei cui confronti non sono state adottate misure. 
Coi soldi del partito comprato caldaia e jeep - Un'ulteriore contestazione riguarda il fatto che Fiorito si sia pagato la caldaia della sua villa a San Felice Circeo con i soldi del partito, riversati in un conto nella sua disponibilità. Secondo quanto si è appreso i magistrati hanno anche acclarato che lo stesso ex sindaco di Anagni, nello stesso modo, nel febbraio scorso, ha acquistato una Jeep Wrangler di 36mila euro comprata nei giorni della neve a Roma. Inoltre, chiariscono i magistrati, non corrisponde al vero che Franco Fiorito avesse diritto a triplicare la propria disponibilità di fondi in base al cumulo delle cariche. Dall'esame dei regolamenti regionali risulta infatti un indebito e che in virtù di questa cumulabilità Fiorito percepiva 300mila euro l'anno, oltre lo stipendio, perché capogruppo e presidente commissione.
Vendita anaomala di Suv e Smart - Viene definita dagli inquirenti come "vendita singolare" il passaggio del suv Bmw e di una Smart dal gruppo Pdl alla Regione Lazio a Franco Fiorito. Un'operazione in cui l'ex capogruppo risulta sia venditore che acquirente, dopo le dimissione del luglio scorso. Le due autovetture furono comprate proprio da Fiorito quando era invece capogruppo. Per la procura, tale compravendita appare “anomala”. Su queste due auto gli esperti nominati dal partito per la gestione del passaggio di consegne tra Fiorito e Battistoni hanno annunciato l'avvio di una azione giudiziale per la restituzione dei due mezzi.
Dossieraggio - Secondo il Gip Stefano Aprile che ha firmato l'ordinanza di custodia cautelare di Franco Fiorito, l'ex capogruppo del Pdl ha utilizzato, in particolare, alcune fatture per "formare dossier riguardanti i suoi più diretti avversari politici nell'ambito del Gruppo consiliare e consegnarli agli organi di informazione". Il gip nell'ordinanza di custodia cautelare scrive che la fattura riguardante una prestazione effettuata dal Gruppo consiliare, e per la quale sta indagando la procura di Viterbo, è "correttamente pagata per l'importo originario e non per quello alterato e che l'intera documentazione era nella disponibilità di Fiorito". Da ciò, desume il giudice, "Fiorito o i suoi correi hanno alterato la fattura regolarmente saldata e l'hanno consegnata alla stampa per avviare la campagna di fango" nella faida interna al Pdl. 
Fatture nel tritacarta - "Frammenti di fatture destinate al gruppo consiliare del Pdl sono stati ritrovati nel tritacarte e nella pattumiera dell'abitazione" di Fiorito, scrive il Gip. Dunque Fiorito, che disponeva "liberamente della documentazione che custodiva", avrebbe di fatto manipolato o distrutto parte della stessa. La documentazione, si legge nell'ordinanza di custodia cautelare, ha come oggetto "cravatte di seta, sciarpe in lana-seta e portadocumenti in pelle". La documentazione ha come oggetto "cravatte di seta, sciarpe in lana-seta e portadocumenti in pelle". Sempre il Gip contesta a Fiorito "di non essere stato prontamente reperibile in occasione della perquisizione del 14 settembre scorso". Quel giorno, è scritto nel provvedimento, "la Guardia di Finanza non ha trovato la documentazione sottratta al gruppo Pdl della Regione, che invece lo stesso ex capogruppo ha consegnato cinque giorni dopo"
Uso incontrollato di carte di credito e bancomat - Per quanto riguarda gli assegni emessi sul conto corrente del Pdl, è scritto nell'ordinanza, "i numeri sono imponenti" perché "vi sono oltre 130 assegni per un valore complessivo di euro 369.149,10". Le carte di credito/debito, invece, "sono state utilizzate per un totale di euro 184.400 e sono stati accertati prelevamenti di contante allo sportello per euro 121.350 e prelevamenti con carta bancomat per un totale di euro 26.804". Si tratta "evidentemente - prosegue il Gip - di cifre la cui somma è di molto superiore a quella di euro 237.898,95 che risulta dai 51 documenti fiscali, peraltro non rinvenuti in occasione delle perquisizioni, ma prodotti dallo stesso Fiorito in sede di interrogatorio e contenuti nella cosiddetta cartellina 'spese del gruppo', relativamente al periodo 22.12.2010-2.8.2012". Con quei soldi, dice Fiorito allo stesso pm durante l'interrogatorio, sono stati ad esempio "verosimilmente" acquistati "accessori per bagno impiegati nella sede del partito di Anagni e Frosinone e... stoffa per le tende da apporre nelle medesime sedi". "Come se gli arredi di una sede locale del partito politico - chiosa il Gip - corrispondano agli scopi istituzionali del gruppo consiliare istituito presso il consiglio regionale della regione Lazio".
Anche la villa acquistata coi soldi del Pdl - Nell'ordinanza viene ricostruito l'acquisto della villa, pagata 600mila euro secondo l'atto di compravendita ma in realtà costata 800mila, come hanno poi accertato le indagini. L'importo di 600mila, scrive il Gip, "è, in realtà, simulato: ad esso deve aggiungersi l'ulteriore somma di 200mila euro corrisposta da Fiorito in contanti alla venditrice, così come risulta da apposite quietanze e come, finalmente, ammesso dopo un'iniziale reticenza dallo stesso Fiorito durante l'interrogatorio". Il 19 settembre, infatti, ai pm l'ex capogruppo del Pdl prima dichiara di aver acquistato la casa "per il prezzo di 600mila , di cui 500mila mediante l'accensione di un mutuo...e 100mila euro corrisposti mediante assegno circolare tratto dal conto corrente personale" e successivamente rettifica: "il corrispettivo complessivamente erogato...é stato pari a 800mila euro, di cui 200mila consegnanti in contanti alla venditrice". Sulla provenienza di questi 200mila euro, Fiorito fornisce una risposta che gli inquirenti definiscono "di evidente inverosimiglianza". "Il denaro costituiva...il risarcimento ottenuto da mio padre a seguito di una causa di lavoro...tale somma, pari a circa 300mila euro, era conservata nella cassaforte di famiglia ed alla morte di mio padre ho provveduto a custodirlo presso la cassaforte nella mia abitazione e a consegnarlo, poi, in più occasioni" alla venditrice.
In un giorno 100mila euro sui conti di Fiorito - In un solo giorno, il 2 luglio scorso, Franco Fiorito ha versato centomila euro provenienti dai conti del gruppo del Pdl alla Regione Lazio sui suoi conti correnti, attraverso 6 bonifici nazionali e 7 esteri. Si tratta, scrive il Gip, del "capitolo finale" di quella "preordinata azione di spoglio posta in essere da Fiorito" fin dall'assunzione della carica. "Un'accelerazione che si spiega agevolmente - dice ancora il Gip - con l'approssimarsi della discoperta delle ruberie".
Spese da Auchan-Hermes non per fini politici - Ci sono "addebiti per 263,87 al supermercato Auchan di Fiumicino (il 26-04-2011), di 1.321 euro da Unieuro Roma (il 15-09-2011) ma anche 600 e 1.675 nel negozio Ceramiche Appia Nuova" fino a 1.010 euro da Hermes (05-2012). Spese, un totale di 15 fatture, che il gip Stefano Aprile definisce operazioni "prive di alcuna connessione con l'attività politica del gruppo Pdl" ed inserisce nell'ordinanza di custodia cautelare per Fiorito come spiegazione dell'uso che l'ex capogruppo faceva dei "fondi pubblici per portafoglio personale". Un "sistematico e spregiudicato asservimento delle risorse comuni all'interesse privato, utilizzando a fini personali ingenti risorse pubbliche per oltre due anni approfittando della carica istituzionale che rivestiva". Fiorito, in sostanza, "sin dall'inizio della consiliatura ha inteso le sovvenzioni pubbliche previste dalla leggi regionali e le realizzazioni di interessi e utilità pubbliche, come il proprio personale portafoglio".
Lettera-denuncia durante il picco dei bonifici - "Una forma di alterazione del quadro probatorio" - scrive ancora il gip - è stata messa in atto dall'ex capogruppo del Pdl nella lettera scritta il 18 luglio con la quale "denunciava l'utilizzo improprio dei fondi pubblici da parte di altri consiglieri". Lettera che, disse Fiorito, mandò anche alla presidente della regione Renata Polverini. Per il gip, la missiva "corrisponde con il picco massimo di trasferimento di denaro sui suoi conti".

domenica 12 agosto 2012

Scandalo Supercoppa


Scandalo Supercoppa. Ora qualcuno paghi

Una delle partite più vergognose nella storia recente del nostro calcio va in scena a Pechino, in modo che tutto il mondo possa vedere. Vedere quanto i nostri arbitri sono scarsi, ammalati di protagonismo, inaffidabili. Nella notte cinese, ce n’è per tutti i gusti. E a noi non resta che arrossire
Domenica 12 Agosto 2012
ROMA - Una delle partite più vergognose nella storia recente del nostro calcio va in scena a Pechino, in modo che tutto il mondo possa vedere. Vedere quanto i nostri arbitri sono scarsi, ammalati di protagonismo, inaffidabili. Nella notte cinese, ce n’è per tutti i gusti. E a noi non resta che arrossire. Lo scandalo che rovina la Supercoppa, consegnandola alla Juve, vive di tre momenti fondamentali. Innanzitutto il rigore del pareggio, al 74’ (perché fino a quel momento il Napoli era in vantaggio): lo assegna ingiustamente Rizzoli, stavolta non arbitro ma assistente d’area, in pratica quello che sta sulla linea di fondo per aiutare il direttore di gara (è la novità di giornata ed è un immediato fallimento). Forse per far vedere di esistere, lui che ha partecipato agli Europei e probabilmente si sente sminuito a stare in un angolo del campo, Rizzoli decide di diventare protagonista e aiuta sì Mazzoleni, ma a sciupare la partita. E a indirizzarla. Poi interviene Stefani, guardalinee numero due, che segnala una presunta offesa di Pandev nei suoi confronti: se l’ha sentita, lontano com’era, deve avere un udito speciale (alla Superman, diremmo). E comunque, i grandi arbitri ci hanno insegnato che a volte è opportuno far finta di non sentire: questione di buon senso. Già, i grandi arbitri... La botta finale la dà Mazzoleni in persona, con una serie di decisioni sbagliate e a senso unico, fino alla clamorosa espulsione di Zuniga che, al 93’, subisce un fallo netto (ignorato), commette un mezzo intervento irregolare e riceve il secondo cartellino giallo. Attenzione: Zuniga era stato ammonito la prima volta dopo che gli era stata negata una punizione solare al limite dell’area. Due falli a favore trasformati in espulsione: bravo Mazzoleni, questo è un record mondiale, roba da Bolt. A completare il quadro, questo piccolo arbitro allontana dal campo Mazzarri, che perde un po’ la pazienza. Nota a margine: Mazzoleni è famoso nel mondo arbitrale, oltre che per essere stato salvato dalla pensione grazie a una sorprendente promozione a internazionale, per la parsimonia nell’impiego dei cartellini. Li ha recuperati tutti ieri: perché? La stagione, insomma, non comincia male: comincia malissimo. Ci pensi Abete, che presiede al movimento: è alla guida di un mondo che dà un’immagine allucinante di sé e perde credibilità ogni giorno di più. E Nicchi, presidente dell’Aia, ci faccia la cortesia di non indignarsi per le critiche. E’ il Napoli a essere indignato per ciò che ha subito (e lo dimostra con un gesto clamoroso, disertando la premiazione). E anche noi lo siamo, perché già in pieno agosto i suoi pessimi arbitri hanno rovinato una giornata di grande calcio, trasformandola in uno scandalo. Uno scandalo che qualcuno deve pagare, perché il calcio italiano non può permettersi di nascondere le proprie vergogne. Altrimenti diventerà peggiore di quello che è.