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sabato 13 luglio 2013

L'avvocato Fanni: "Eliminate delle odiose discriminazioni tra figli nati da matrimonio e gli altri, ecco quali"

L'avvocato Fanni: "Eliminate delle odiose discriminazioni tra figli nati da matrimonio e gli altri, ecco quali"

di Ignazio Dessì
Non più figli legittimi e figli naturali, non più figli di serie A e figli di serie B, ma solamente figli. E’ questa in sintesi la nuova disciplina stabilita dal decreto approvato in Consiglio dei Ministri. Una conquista sociale e il completamento di un percorso di civiltà giuridica, come hanno tenuto a precisare molte personalità della cultura e del diritto. “In sostanza il Cdm ha approvato una normativa che, adottando i principi stabiliti dalla Legge 219 del 2012, elimina una odiosa discriminazione – afferma il presidente della 'Associazione Italiana degli Avvocati per la Famiglia e per i minori (AIAF), Luisella Fanni – Del resto i figli arrivano perché i genitori li mettono al mondo e non devono subire danni se nascono fuori dal matrimonio”.
Avvocato, cosa stabilisce in sostanza la nuova normativa?
“In sostanza stabilisce che ‘la parentela è il vincolo tra le persone che discendono da uno stesso stipite, sia nel caso in cui la filiazione sia all’interno del matrimonio, sia nel caso in cui sia avvenuta al di fuori di esso, sia nel caso in cui il figlio sia adottivo’. La nuova normativa stabilisce, poi, quali siano i diritti e i doveri dei figli e, all’articolo 2, assegna all'esecutivo una delega per la revisione delle disposizioni vigenti in materia di filiazione, da predisporre entro 12 mesi”.
Il decreto legge elimina le differenze lasciate dalla riforma del diritto di famiglia del ’75, ma quali erano le principali discriminazioni rimaste?
“Ce n’era soprattutto una fondamentale che riguardava la relazione di parentela. Col vecchio diritto il figlio naturale riconosciuto acquisiva il rapporto di parentela soltanto col genitore che lo aveva riconosciuto ed eventualmente con l’ascendente. Non si stabiliva invece alcun rapporto di parentela in linea orizzontale. Con questo decreto i confini della famiglia risultano dunque allargati da un punto di vista legale”.
Quindi, in precedenza, nonostante l’esistenza di fatto di zii e cugini non c’era un riconoscimento sotto il punto di vista del diritto.
“Sì, nel vivere quotidiano eravamo abituati a indicare i genitori dei genitori come nonni, gli zii come zii e i cugini come cugini, ma da un punto di vista prettamente legale ciò non corrispondeva a realtà, con tutte le conseguenze sotto il punto di vista successorio, oltre che sul piano delle responsabilità, per quanto concerne il mantenimento, gli alimenti e altri aspetti che ne derivano”.
Semplificando, nemmeno i fratelli del padre naturale avevano un rapporto legale con il bambino, è così?
“Sì, legalmente non erano zii, per il diritto non avevano alcun rapporto di parentela”.
E i nonni invece ce l’avevano, visto che parliamo di linea verticale?
“Come accennavo era discusso, anche se c’erano tutta una serie di norme di contorno che indicavano gli ascendenti come soggetti tenuti a intervenire per esempio in funzione alimentare”.
A questo punto dunque i figli nati fuori dal matrimonio sono pienamente parificati a quelli nati in costanza di matrimonio?
“Esattamente, per semplificare si può dire che a questo punto sono tutti uguali, tant’è che la norma elimina dal codice la vecchia dicitura. L’art. 1 del decreto recita al primo comma “le parole legittimi e naturali sono soppresse”. Rimarrà in sostanza soltanto la parola figlio. Per tutti, per chi è nato da matrimonio e per chi non è nato da matrimonio”.
Quindi anche per quanto riguarda l’eredità hanno gli stessi diritti?
“Sostanzialmente sì, il legislatore ha voluto adeguare la disciplina delle successioni e delle donazioni al principio di unicità dello stato di figlio”.
Si parla anche di soppressione del diritto di commutazione, in ambito di successione, cosa significa?"Noi abbiamo un meccanismo successorio per il quale una categoria di successibili chiamati i necessari o riservatari ha comunque diritto a ricevere una quota del patrimonio, una quota in beni, liquidi o beni immobili. I beni immobili se non sono divisibili si vendono. In presenza di figli naturali però esisteva il diritto per i figli legittimi di commutare quella quota in una somma di denaro. Quindi non erano obbligati per esempio a dare ai naturali quella parte di casa che gli sarebbe spettata ma potevano dargli una corrispondente somma di denaro. Il diritto di commutazione ora viene eliminato, ed è ovvio, perché a monte non c’è più differenza tra figli legittimi e naturali, succedono tutti negli stessi identici diritti".
Ci sono altre novità importanti introdotte dal decreto?
"Rilevante la sostituzione della definizione di 'potestà genitoriale' con quella di 'responsabilità genitoriale'. Inoltre, nel recepire la giurisprudenza delle alte Corti, Costituzionale e di Cassazione, si è previsto di limitare a cinque anni dalla nascita i termini per proporre l'azione di disconoscimento della paternità, di introdurre il diritto degli ascendenti di mantenere rapporti significativi con i nipoti minorenni e portare a dieci anni il termine di prescrizione per l'accettazione dell'eredità per i figli nati fuori dal matrimonio".

lunedì 14 gennaio 2013

Esodati, fino ad aprile sarà impossibile andare in pensione: scattano la mannaia Fornero e le regole sull'aspettativa di vita


Esodati, fino ad aprile sarà impossibile andare in pensione: scattano la mannaia Fornero e le regole sull'aspettativa di vita

In questo articolo
Il ministro Fornero (Ansa)Il ministro Fornero (Ansa)
In attesa del via libera ai primi 65.000 "salvaguardati" rispetto alle nuove regole per il pensionamento previste dalla riforma Fornero nei prossimi tre mesi si potrà andare in pensione con il contagocce. Fino all'inizio di aprile, infatti, riusciranno a uscire dal lavoro solo pochissime persone, in gran parte lavoratori autonomi che usufruiscono ancora delle vecchie regole (18 mesi di attesa per la finestra mobile una volta raggiunti i requisiti nel 2011) perché per gli altri scatta la mannaia non solo delle norme Fornero ma anche quelle sull'aspettativa di vita che aggiungono tre mesi di attesa a tutti.
Quindi anche i lavoratori dipendenti che hanno raggiunto i 66 anni (e che quindi avrebbero in sostanza mantenuto le regole della riforma Sacconi, 65 anni più un anno di finestra mobile) dovranno aspettare ancora tre mesi. Per chi li ha compiuti prima del 31 dicembre l'uscita era possibile entro il 2012 (poichè i 65 erano stati compiuti entro il 2011) ma per chi spegne le 66 candeline dal primo gennaio 2013 in poi la pensione arriverà solo dopo aprile.
Di fatto quindi l'Inps liquiderà nei prossimi tre mesi pochissimi nuovi assegni (lavoratori autonomi e qualcun altro che pur avendo già i requisiti ha voluto aspettare) in attesa che vengano accettate le domande dei lavoratori esodati che rientrano nei decreti sui salvaguardati (per ora solo il primo è operativo mentre il secondo che prevede 55.000 salvaguardati è appena stato registrato dalla Corte dei Conti). Per i prossimi giorni il ministro del Lavoro Elsa Fornero ha annunciato la lista dei primi salvaguardati che potranno andare in pensione con le vecchie regole.
Per chi non rientra nella platea dei salvaguardati l'uscita dal lavoro sarà condizionata dalla "stretta" Monti-Fornero. Per le donne dipendenti bisognerà aspettare i 62 anni e tre mesi ed è probabile ugualmente che pochissime nei primi tre mesi del 2013 lasceranno il lavoro (solo chi avrebbe potuto già lasciarlo l'anno scorso) poichè si è passati dai 61 anni necessari nel 2012 ai 62,3 attuali. Stessa strada in salita per chi uscirà con la pensione anticipata grazie alla stretta della riforma che ha portato da 41 a 42 anni e 5 mesi gli anni di anzianità contributiva per andare in pensione indipendentemente dall'età (gli uomini mentre per le donne bastano 41,5).

domenica 2 dicembre 2012

Geometri, approvata la riforma pensionistica


Geometri, approvata la riforma pensionistica

Innalzamento graduale a 70 anni dell’età richiesta per il retributivo e, per i giovani, accredito figurativo dell’intera contribuzione


29/11/2012 - Il Ministero del Lavoro ha approvato la riforma pensionistica della Cassa Italiana di 
Previdenza ed Assistenza dei Geometri Liberi Professionisti (CIPAG).

Lo fa sapere lo stesso CIPAG in un comunicato, aggiungendo che “con questo provvedimento si mette il sigillo ufficiale al superamento del test di sostenibilità a 50 anni, garantendo così ai propri iscritti un tranquillo futuro previdenziale”.

Questi i principali interventi, illustrati dal CIPAG:

Innalzamento graduale dell’età richiesta per il retributivo a 70 anni, con possibilità di accesso alla vecchiaia con calcolo misto a 67 anni. Questo passaggio viene previsto con gradualità dal 2014 al 2019, elevando ogni anno di sei mesi l’età richiesta. Rimane ferma la possibilità di accedere al trattamento di vecchiaia con calcolo misto (retributivo/contributivo) ad un’età inferiore, prevedendo anche qui un innalzamento graduale dell’età anagrafica dagli attuali 65 anni ai 67 anni.

Introduzione dei requisiti dell’assicurazione generale obbligatoria per la pensione contributiva con aumento graduale dell’età anagrafica. La modifica dei requisiti per il perfezionamento della pensione contributiva, prevedendo che la stessa possa essere liquidata in favore di coloro che abbiano almeno 20 anni di contribuzione effettiva con un ammontare mensile della prima rata di pensione non inferiore a 1,5 volte l’importo mensile dell’assegno sociale. Si prescinde da tali requisiti solo per il pensionando in possesso di un’età anagrafica pari a 70 anni con 5 anni di anzianità contributiva. È stato introdotto un innalzamento graduale dell’età da 65 a 67 anni, elevando ogni anno di sei mesi l’età richiesta.

Indicizzazioni. I redditi da considerare per le pensioni retributive non saranno più rivalutati al 100 per cento ma solo al 75 per cento con il rispetto del pro rata. Per le pensioni superiori ai 1500 Euro mensili lordi è previsto il blocco della rivalutazione nel biennio 2013-2014 mentre per quelle superiori ai 35.000 Euro annui lordi il blocco proseguirà anche nel quinquennio 2015-2019. Tale limite viene rivalutato nel tempo con l’andamento degli indici ISTAT.

I giovani. Per i giovani si introduce l’accredito figurativo dell’intera contribuzione soggettiva ai fini della determinazione del montante contributivo per il calcolo delle pensioni di vecchiaia e anzianità liquidate dalla Cassa.

I Ministeri Vigilanti - spiega il CIPAG - hanno ritenuto soddisfatti i requisiti di sostenibilità cinquantennale richiesti dall’art. 24, comma 24 della Manovra Salva Italia (Legge 214/2011) e hanno valutato con esito positivo la riforma previdenziale sotto i diversi profili delle valutazioni attuariali, della congruità dell'aliquota contributiva, nonché dei tassi di sostituzione in tal modo assicurati.

“Siamo soddisfatti del risultato ottenuto. Siamo intervenuti in modo da distribuire l’onere per raggiungere la sostenibilità a 50 anni su tutta la platea dei nostri iscritti, pensionati compresi” - ha dichiarato Fausto Amadasi, Presidente CIPAG.

“È stato disegnato un solido sistema previdenziale di categoria - si legge ancora nella nota - che contempla il mantenimento di una prestazione premiante calcolata con sistema di calcolo reddituale e con accesso a 70 anni, ferma rimanendo la possibilità di accedere anticipatamente ad una prestazione calcolata con un sistema misto (contributivo/retributivo in pro rata) e l’ulteriore alternativa di accedere ad una pensione contributiva i cui requisiti di accesso sono stati armonizzati con il sistema generale”.

venerdì 30 novembre 2012

Parlerà tedesco il nuovo canone Rai


Parlerà tedesco il nuovo canone Rai

Parlerà tedesco la nuova normativa per il canone della Rai. Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, il ministero dell'Economia, che è l'azionista della televisione di Stato, sta mettendo a punto una proposta di legge per trasformare il vecchio canone di Viale Mazzini da tassa di possesso a verocontributo obbligatorio di servizio pubblico.

E la base per la nuova normativa, che punta a dare un colpo all'evasione dell'ex abbonamento, stimata dagli uffici del Tesoro al 25%, verrà mutuata da una legge che sta per entrare in vigore in Germania, dove da anni ci si trova a fronteggiare un tasso di renitenti al canone molto alto. Proprio il governo di Angela Merkel è riuscito a far passare una riforma che svincola il pagamento del servizio dal possesso effettivo dell'apparecchio tv. In altri termini, il canone viene trasformato in un «contributo infrastrutturale» che tutti i coabitanti di uno stesso alloggio sono tenuti a pagare per avere la possibilità di ricevere il segnale e godere del servizio pubblico radiotelevisivo. Su tutta la materia vigila nel Paese dei lander l'autorità di servizio tedesca (GEZ) che gestirà dal prossimo anno il «rundfunkbeitrag», appunto il contributo, con tanto di campagna di convinzione: nella home page della GEZ campeggia inquietante uno spazio intitolato proprio alle nuove modalità di pagamento (Der Rundfunkbeitrag kommt!).

La storia dell'evasione del canone alla televisione tedesca ricorda un po' quella che stanno affrontando da pochi mesi i nuovi vertici della Rai, Anna Maria Tarantola e Luigi Gubitosi, rispettivamente presidente e direttore generale. In Germania, al pari del sistema italiano, i cittadini sostengono ogni anno un canone tv pari a 215,76 euro per la visione di soli due canali pubblici (Ard e Zdf, oltre alla radio federale Deutschlandfunk). Dal 1° gennaio 2013, invece, il canone-tassa sarà sostituito da untributo-imposta fisso per ogni residenza e questo indipendentemente dal numero o dalla presenza di un apparecchio radiotelevisivo in grado di ricevere o meno i programmi. Ai servizi di informazione pubblica, così, viene attribuito un valore culturale nazionale, più o meno quello che vuole fare il Tesoro italiano e che potrebbe prendere corpo a breve almeno come tema di discussione nei prossimi cda.

Con un provvedimento alla tedesca, il vecchio abbonamento Rai (termine che tra l'altro verrà presto bandito da tutti i siti informativi di Viale Mazzini perché ha sempre lasciato intendere una discrezionalità nel pagare o meno) di 112 euro potrebbe essere pagato in banca con un modulo F24. Su questo punto ci sarebbe già un parziale assenso tra i consiglieri del Pdl mentre la questione non è stata ancora affrontata ai massimi livelli. Qualcuno, come in Germania, potrebbe eccepire l'eventualità di incostituzionalità della norma. A Berlino il governo ha avuto l'ok da autorevoli costituzionalisti, che anzi hanno caldeggiato l'applicazione della riforma del canone televisivo, che consentirà alla Merkel di aumentare gli attuali incassi di 8-10 miliardi di euro, pizzicando gli oltre 3 milioni gli evasori stimati.

lunedì 22 ottobre 2012

Via libera della Camera alla riforma del Catasto


Via libera della Camera alla riforma del Catasto

Immobili valutati in base alla superficie, corrette le distorsioni introdotte con l’Imu e allineamento dell’imposta al valore di mercato

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15/10/2012 - Via libera della Camera alla riforma del Catasto. Dopo l’avvio della discussione a metà settembre in Commissione Finanze, l’Aula ha votato la fiducia sul ddl contenente la  delega fiscale, che pone le basi per un nuovo sistema di valutazione e attribuzione della rendita agli immobili.

Il testo, passato senza accogliere gli emendamenti presentati, mira a correggere il sistema di quantificazione delle rendite, che saranno allineate ai valori di mercato, e a risolvere le distorsioni verificatesi dopo l’introduzione della disciplina sull’Imu, che ha rivalutato tutti i coefficienti creando un disallineamento tra l’imposta pagata, l’effettivo valore dell’immobile e le condizioni economiche del nucleo familiare.

Come già anticipato, saranno la superficie espressa in metri quadri, la localizzazione e le caratteristiche edilizie a determinare il valore dell’immobile. Sarà quindi superato il sistema delle categorie e delle classi, nonché la valutazione in base al numero di vani.

Per gli immobili urbani dovranno essere seguire delle direttive, come la definizione degli ambiti territoriali del mercato immobiliare, il riferimento ai rispettivi valori medi ordinari espressi dal mercato in un arco temporale triennale antecedente alla nuova determinazione, la rideterminazione delle destinazioni d’uso catastali ordinarie e speciali e la determinazione del valore patrimoniale medio ordinario.

La rendita media ordinaria sarà valutata in base ai valori di mercato, ma sono previsti anche meccanismi di adeguamento periodico.

Nelle unità immobiliari di interesse storico, il procedimento estimativo dovrà tenere presenti i più
gravosi oneri di manutenzione e conservazione, il complesso di vincoli legislativi alla destinazione, all’utilizzo, alla circolazione e al restauro,

Nelle linee guida dettate dalla delega fiscale c’è anche una rassicurazione sul temuto aggravio del carico fiscale, ipotizzato in seguito alla revisione delle rendite. Per evitarlo, saranno infatti ritoccate le aliquote ed eventualmente previste deduzioni.

Il testo prevede anche una serie di tutele in base alle quali il contribuente, nella fase di revisione del Catasto, può richiedere una rettifica delle nuove rendite attribuite con obbligo di risposta entro sessanta giorni.

mercoledì 3 ottobre 2012

Regioni, si rischia un mini-taglio.





Non è il caso di farsi troppe illusioni. L'ondata di proposte bipartisan per tagliare i costi della politica regionale, montata dagli scandali non solo laziali delle ultime settimane, da sola non è in grado di produrre grossi risparmi. Tutto dipenderà dall'attuazione effettiva e, soprattutto, da quanto le riduzioni dei posti nei consigli e nelle giunte regionali porterà con sé una razionalizzazione vera per gli uffici di supporto e, più in generale, per le strutture amministrative delle Regioni.
Per rendersene conto basta vedere i numeri. Il lavoro sul decreto legge che potrebbe arrivare al prossimo consiglio dei ministri di giovedì parte dalla proposta preparata in settimana dalla stessa conferenza delle Regioni. Obiettivo dichiarato: cancellare 300 dei 1.111 seggi nei consigli regionali.
La base di partenza
Questa sforbiciata, in realtà, sarebbe già prevista da una legge, in vigore di oltre un anno. A fissare i nuovi parametri nel rapporto fra entità demografica della Regione e dimensione delle assemblee elettive è stata infatti la manovra-bis del 2011, varata nel Ferragosto dell'anno scorso dal Governo Berlusconi nel tentativo di rintuzzare la prima crisi dello spread. Già allora, il Governo aveva fissato per decreto criteri più rigidi per la composizione delle assemblee, che avrebbero cancellato 295 posti da consigliere e 81 da assessore oltre a chiedere l'abolizione dei vitalizi per i consiglieri, la riduzione delle loro indennità e nuove forme di controllo. Il ridimensionamento delle assemblee, ovviamente, sarebbe scattato solo dalla prossima legislatura, e di conseguenza varare oggi un nuovo decreto con gli stessi parametri significherebbe solo ribadire di nuovo quanto è già previsto dalle leggi in vigore.
Il segnale è importante, certo, ma gli effetti dipendono dalle modalità di attuazione. Limitarsi a ridurre i seggi senza toccare la rete di uffici e burocrazia cresciuta intorno a loro significherebbe poco. Dati ufficiali alla mano, il risparmio di indennità sarebbe di poco inferiore ai 64 milioni di euro all'anno: spiccioli, pari a meno dell'8% di una spesa per "organi istituzionali" che in 10 anni è raddoppiata e nel 2011 ha fatto uscire dalle casse delle Regioni poco meno di 840 milioni.
Il discorso cambia se non ci si limita a un'operazione di facciata, e oltre che sulle indennità si agisce di forbice anche sulle strutture di supporto alla politica regionale. Dividendo i costi complessivi della politica regionale per il numero di consiglieri, emerge la cifra monstre di 743mila euro per ogni seggio. Se la riduzione dei posti trascina con sé lo sfoltimento di tutti i costi collegati, dunque, i risparmi potrebbero arrivare a 243 milioni di euro: un taglio del 29%, che certo non riporterebbe le spese al livello di dieci anni fa, ma offrirebbe una reale inversione di marcia a una voce di costo che negli ultimi anni è impazzita libera da ogni controllo.
Il decreto del Governo
Molto dipende dal modo in cui sarà scritto il decreto su cui sta lavorando il Governo. Allo stato attuale, sul tavolo del Consiglio dei ministri in programma dovrebbe approdare un pacchetto di misure concentrate almeno su quattro fronti: taglio del numero attuale dei consiglieri, riduzione degli emolumenti, controllo sulle spese dei gruppi politici e misure per impedire il fenomeno dei monogruppo.

Tra le ipotesi allo studio c'è quella di imporre una riduzione ancora più marcata del numero delle poltrone, arrivando addirittura a un dimezzamento degli attuali consiglieri regionali. Con un effetto ricaduta che potrebbe portare addirittura a raddoppiare i risparmi ottenibili, sempre se collegati a una riorganizzazione complessiva di tutte le strutture connesse alla politica.
Nelle intenzioni dell'Esecutivo, la linea del rigore dovrebbe coinvolgere anche la previdenza, con le pensioni degli eletti da calcolare secondo il metodo contributivo. L'intenzione di fondo è quella di agire più sul versante prevenzione: un'esigenza affermata anche dal ministro della Giustizia, Paola Severino, a margine del convegno di Cormayeur nella giornata di sabato. Ecco perché le misure allo studio del governo punteranno sul controllo delle spese dei gruppi consiliari, attraverso un meccanismo che richiederà la certificazione (e non più una semplice autocertificazione) delle spese. In pratica, per aver diritto al rimborso servirà documentare le uscite effettivamente sostenute.
C'è poi il capitolo dei monogruppo. Un caso emblematico è quello del Molise: l'assemblea regionale conta ben 10 gruppi con un solo componente, tra cui quelli creati da due sfidanti alle elezioni del 2011 già bocciate dal Tar e ora in attesa del verdetto del Consiglio di Stato. Molto probabilmente e misure allo studio dell'Esecutivo dovrebbero evitarne la proliferazione e precludere la possibilità di costituire gruppi che non sono espressione delle liste non presenti alle elezioni.

venerdì 7 settembre 2012

Calì, segretario del Sindacato dei medici: “La riforma della Sanità è una bufala”


Calì, segretario del Sindacato dei medici: “La riforma della Sanità è una bufala”

di Michael Pontrelli
Il Consiglio dei ministri ha finalmente approvato la riforma della Sanità. Il decreto è stato stravolto rispetto alla versione iniziale. Alcune delle novità annunciate dal ministro Balduzzi sono state infatti cancellate o annacquate: le bibite gassate non saranno più tassate e la distanza tra le sale giochi e le scuole è stata ridotta da 500 a 200 metri. Nel provvedimento compare però una importante riforma dei medici d base. Il ministro della Sanità con orgoglio ha parlato di una assistenza h24, 7 giorni su 7. La novità ha colto di sorpresa gli italiani e in tanti si chiedono se tutto ciò abbia un senso e se davvero sia realizzabile. Abbiamo posto queste domande a Salvo Calì, segretario generale dello Smi, il Sindacato dei medici italiani.

Segretario, come giudica la riforma Balduzzi dell’assistenza medica di base? 
“Una bufala. In primo luogo molte delle cose annunciate dal ministro, come le aggregazioni fra medici, sarebbero possibili già con le norme esistenti. In secondo luogo per realizzare una assistenza h24, 7 giorni su 7 è necessario superare due ostacoli non banali. Il primo è la modifica della convenzione esistente ovvero dell’accordo tra lo Stato e i medici di base che non sono dipendenti pubblici ma liberi professionisti. Il rinnovo della convenzione è un processo lungo che non vedrà la luce prima di diversi anni. Le trattative inizieranno all’inizio del 2014 e non termineranno prima della fine di quell’anno. Successivamente l’accordo dovrà essere essere declinato dalle Regioni, a cui spetta la competenza in materia sanitaria. Teoricamente questa seconda fase dura sei mesi ma pochissime Regioni rispettano questi termini. Nella migliore delle ipotesi solamente alla fine del 2015 la proposta del ministro Balduzzi potrebbe vedere la luce. Secondo aspetto fondamentale è poi quello economico. Il governo ha precisato che la riforma sarebbe a costo zero. Mi chiedo come sia possibile fare a costo zero una operazione che richiede la realizzazione di strutture complesse per essere in grado di proporsi come alterna valida al pronto soccorso".

Fino ad ora lei ha parlato delle difficoltà realizzative della riforma. Ma le chiedo: è utile? 
"Senza ombra di dubbio bisogna riorganizzare il sistema dell’urgenza. Una soluzione potrebbe essere quella di migliorare l’attuale sistema di assistenza h24 ma a mio avviso la risposta più importante che dobbiamo dare è quella alla cronicità perché spesso l’emergenza è figlia di una cattiva gestione di un paziente cronico che finisce al pronto soccorso perché non ha risposte adeguate nel territorio. I principi dell’aggregazione funzionale e organizzativa dei medici di famiglia sono positivi. Incasellarli meglio nel territorio va bene, ma servono anche norme centrali che rendano uniforme il sistema Sanitario nazionale. Quest’ultimo aspetto è diventato un problema con il passaggio delle competenze alle Regioni".

Monti ha affermato che la riforma introduce un miglioramento della meritocrazia nelle nomine sanitarie e di un restringimento dell’influenza della politica. Condivide questa valutazione? 
“Le novità introdotte, per esempio nella nomina dei primari, sono positive ma non sufficienti, sono un pannicello caldo. Alla fine il potere resta nelle mani della politica in quanto il direttore generale risponde al governo regionale. A cascata dal direttore generale dipendono la nomina del direttore sanitario, di quello amministrativo e dei primari. Purtroppo la regionalizzazione ha messo in mano alle forze politiche locali la Sanità più di quanto lo fosse in passato. Per superare davvero il problema bisognerebbe affidare ad una autorità terza, meglio ancora se internazionale, la selezione delle liste dei candidati. La politica a questo punto continuerebbe ad applicare le sue logiche spartitorie ma almeno verrebbe garantita la nomina di persone competenti”.

Come già capitato nelle riforme precedenti il governo è stato costretto a compiere numerosi passi indietro. Dal decreto è scomparsa la tassazione delle bibite gassate e il limite tra le scuole e le sale giochi è stato ridotto. Come ha accolto queste modifiche? 
“Io penso che il proibizionismo faccia a pugni con la Storia. Quello che bisognerebbe davvero fare è lavorare sulla prevenzione dei cattivi comportamenti come le abitudini alimentati scorrette o il vizio del gioco. Aggiungo anche che c’è stata molta ipocrisia. Se al governo sta davvero a cuore la qualità del cibo perché il ministro Balduzzi non ha ordinato una ispezione sulla qualità dei pasti che vengono serviti negli ospedali o nelle mense?”