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venerdì 5 settembre 2014

La presidente della commissione antimafia Rosy Bindi a Formia: “La Dda si dedicherà al sudpontino”

***video***La presidente della commissione antimafia Rosy Bindi a Formia: “La Dda si dedicherà al sudpontino”

*Rosy Bindi a Formia*
*Rosy Bindi a Formia*
Si è parlato anzitutto di criminalità organizzate e antimafia, dopotutto l’ospite della “Festa democratica e dell’Unità” che si sta svolgendo in questi giorni a Formia, nella villa comunale, era il presidente della commissione antimafia Rosy Bindi. Peraltro nel giorno in cui, poche ore prima, icarabinieri di Formia hanno arrestato l’ennesimo camorrista che a Scauri viveva e stava tranquillamente pescando pur essendo latitante, e la Corte di Cassazione ha confermato la recente storia mafiosa del Comune di Fondi. Feudo elettorale dal quale peraltro proviene uno dei componenti proprio della commissione antimafia Claudio Fazzone, in “compagnia” peraltro dell’altra espressione elettorale della Provincia di Latina in Senato, Claudio Moscardelli.
La Bindi per questi motivi ha annunciato che la volontà del governo, in questo senso, è quello di accendere finalmente i riflettori su Latina e tutto il Basso Lazio, che vive una realtà tipica di infiltrazione criminale. Perché da queste parti la camorra ci vive, fa affari, si nasconde, entra nelle pubbliche amministrazioni, negli appalti e nei piani regolatori. Oltre che ripulire il proprio denaro, conservarlo e reinvestirlo. In tutta tranquillità. E allora la Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, ha annunciato la Bindi, dal mese di ottobre dedicherà una parte delle proprie attività e risorse al sudpontino. Vedremo in che modo.
*Un momento dell'incontro*
*Un momento dell’incontro*
Si è parlato della camorra a Formia nell’incontro di ieri, col sindaco Sandro Bartolomeo. A moderare uno dei componenti della leva giovane del Pd, Raffaele Vallefuoco. Insomma si parlava di mafie e antimafia, in un ambito tuttavia politico e targato Pd. Nonostante ciò il sindaco ha incassato i complimenti della Bindi relativamente alla capacità di raccontare fedelmente alcune storie di camorra legate alla nostra città, facendo i nomi delle famiglie o dei personaggi scomodi della città. Ricordando le speculazioni edilizie tentate all’Acerbara, l’acquisizione dell’hotel Marina di Castellone tentata da Cipriano Chianese, la negazione della camorra da parte dell’ex sindaco Michele Forte.
Ma la Bindi l’accento della discussione, relativamente ai rapporti tra istituzioni e camorra l’ha posto sulla capacità di organizzare appalti, affidamenti, lottizzazioni, piano regolatore, riciclaggio, direttamente dall’interno dei Comuni. Secondo l’ex presidente del Partito Democratico, “prima che arrivi la magistratura con gli arresti bisogna adoperarsi per cogliere i segnali, per un cambiamento culturale, di comportamenti, perché di prestanome e di riferimenti delle criminalità, le pubbliche amministrazioni ne sono piene”.

martedì 2 luglio 2013

ARRESTATO CAMORRISTA IN VACANZA A FORMIA

ARRESTATO CAMORRISTA IN VACANZA A FORMIA
di Brunella Maggiacomo
Aveva scelto il mare formiano per trascorrere la villeggiatura. Vittorio Casarelli 50 anni di Marcianise, ritenuto affiliato al clan Belforte, è stato infatti arrestato nell’appartamento che aveva preso in affitto con i suoi familiari in località balneare di Gianola. Il blitz della Squadra Mobile di Caserta, dei Carabinieri della Compagnia di Maddaloni, con il supporto in loco degli agenti del Commissariato di Polizia di Formia coordinati dal vicequestore Paolo Di Francia, è scattato ieri mattina presto. Nell’ambito della stessa operazione altri cinque presunti appartenenti al clan Belforte attivo a Marcianise, nel casertano e in altri centri sono stati arrestati la scorsa notte. L'indagine è stata coordinata dai PM della Direzione Distrettuale Antimafia. Gli indagati sono stati accusati a vario titolo di tentata estorsione ed incendio aggravati dal metodo mafioso ai danni di commercianti ed imprenditori.
A novembre del 2011 avrebbero tentato di estorcere la somma di 3.000 euro a un imprenditore di Marcianise. L'estorsione però non fu portata a termine a causa del netto rifiuto da parte della vittima di pagare la tangente. Tra gli arrestati figura anche una donna nei confronti della quale è stata adottata la misura degli arresti domiciliari. Il provvedimento è stato notificato dai Carabinieri. Secondo quanto raccolto dagli inquirenti a carico degli di due degli indagati nell'aprile di quest'anno a seguito del rifiuto da parte di un imprenditore di pagare una somma di denaro incendiarono uno dei negozi posseduti dalla vittima.

Le indagini continuano su questo fronte continuano, e resta alta l’attenzione in particolare in questo periodo estivo quando l’arrivo dei villeggianti aumenta. E tra questi a volte capitano personaggi legati ai clan camorristici.

sabato 22 giugno 2013

L’IMPERO DEI MALLARDO. IL TRIBUNALE SEQUESTRA I BENI DEI DELEGATI PONTINI DEL CLAN

L’IMPERO DEI MALLARDO. IL TRIBUNALE SEQUESTRA I BENI DEI DELEGATI PONTINI DEL CLAN
di Graziella Di Mambro
Il Tribunale di Latina, presidente Pierfrancesco De Angelis, ha ordinato il sequestro di beni mobili (in conti correnti e azioni) e immobili, tra cui alberghi, ristoranti e concessionarie di auto, per oltre 65 milioni di euro. Tutti riferibili ai rappresentanti del clan Mallardo e ai suoi delegati pontini, ossia i fratelli Dell’Aquila.
Sono state sufficienti due parole per riassumere l’operazione «bad brothers» che ha portato ad un maxi sequestro di beni provento di attività illecite del clan Mallardo, in larga parte ubicate nel sud della provincia di Latina. Queste parole: «presenza radicata». Le ha pronunciate ieri mattina il procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone, nel corso della conferenza stampa tenuta insieme agli uomini della Polizia Tributaria per illustrare i dettagli del provvedimento chiesto a maggio dalla Procura e autorizzato il 10 giugno con ordinanza del Tribunale di Latina. Negli atti è ricostruita la scalata economica di Domenico e Giovanni Dell’Aquila approdati a Formia nel 2007 dove tuttora risultano domiciliati in via dell’Acquedotto Romano. È da quel momento che hanno cominciato a cercare attività immobiliare in cui investire e società che avrebbero, nel tempo, consentito quel radicamento economico cui ha fatto riferimento ieri mattina il procuratore Pignatone, ponendo fine (questa volta per sempre) al luogo comune in base al quale la camorra in provincia di Latina è «infiltrata» o al massimo in vacanza. Il patrimonio sequestrato dal Tribunale appartiene direttamente o tramite prestanome identificati a Domenico Dell’Aquila, 48 anni di Giugliano in Campania ma domiciliato a Formia, a Giovanni Dell’Aquila, 58 anni, anch’egli domiciliato a Formia, al figlio di questi, Vittorio Emanuele, 26 anni residente a Formia, e a Cicatelli Salvatore, 23 anni, nato a Napoli ma residente a Fondi, fratello di Rita Cicatelli, ex segretaria di Giovanni Dell’Aquila. Il provvedimento di sequestro è motivato dal Tribunale con l’appartenenza dei quattro «ad associazioni di cui all’articolo 416 bis del codice penale, sicché sono soggetti pericolosi... a carico dei quali risultano concordanti dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia». Delle avventure economiche in terra pontina dei Mallardo hanno parlato ripetutamente nei verbali Salvatore Izzo, Massimo Amatrudi, Salvatore Giuliano, Luigi Giuliano, Domenico Bidognetti, Luigi Diana, Giuliano Pirozzi, Giovanni Chianese. E tutti hanno indicato Domenico e Giovanni Dell’Aquila come i «cassieri» del potente clan Mallardo che governa l’area di Giugliano in Campania. In particolare il pentito Salvatore Izzi nelle dichiarazioni rese alla DDA di Napoli il 29 aprile del 2010 ha detto che i due Dell’Aquila svolgono «attività imprenditoriale per conto del clan e che anche Vittorio Emanuele Dell’Aquila è integrato nella stessa associazione. I due fratelli Dell’Aquila, con decreto del GIP di Napoli del 28 gennaio 2011, sono stati rinviati a giudizio in quanto aderenti al clan Mallardo, la stessa ragione per cui vennero arrestati a marzo del 2010 con ordinanza di custodia cautelare. Nella quale Domenico Dell’Aquila venne definito «uomo di fiducia del clan per gli affari in terra pontina». Sotto il profilo strettamente tecnico, alla base del sequestro operato ieri c’è l’accertata disponibilità da parte dei quattro di un reddito risultato palesemente sproporzionato rispetto alle attività economiche svolte. Dunque un tenore di vita troppo alto in relazione al lavoro che svolgevano in via ufficiale e pertanto considerato frutto di attività illecite o di riciclaggio del denaro derivante dalle stesse. Alla componente economica si aggiunge la «pericolosità» dei soggetti cui sono stati sequestrati i beni che secondo il Tribunale di Latina si ravvisa sulla base della documentazione e delle prove prodotte dalla Procura di Roma, «sia in riferimento alla partecipazione all’organizzazione camorristica che in relazione alle attività di fittizia attribuzione dei beni».
IL TENORE DI VITA DEI «BAD BROTHERS»
Il nome in codice dell’operazione, «Bad brothers» non è stato scelto a caso bensì in omaggio ai fratelli Domenico e Giovanni Dell’Aquila. Le verifiche della Polizia Tributaria effettuate su delega della DDA di Roma hanno fotografato lo status patrimoniale di ciascuno dei due. E così dagli «accertamenti patrimoniali svolti nei confronti di Domenico Dell’Aquila è emersa la totale assenza di capacità reddituale lecita, sua e dei suoi familiari con una situazione economica complessiva (ossia riferita all’intero nucleo familiare) che evidenzia una palese incoerenza patrimoniale in quanto, comparando il reddito annuale dichiarato (maggiorato da eventuali incrementi patrimoniali derivanti da vendite o altri elementi finanziari positivi), si rileva come nel decennio 2001-2011 vi sia stata una sproporzione pari a 369.517,61 euro, fatto che indica necessariamente il ricorso a fonti illecite di finanziamento da ricondurre alle illecite attività poste in essere». Così scrive il Tribunale di Latina nell’ordinanza che autorizza i sequestri. Per Giovanni Dell’Aquila la sproporzione nel reddito, sempre riferita agli anni dal 2001 al 2011, è pari a 474.000 euro.
UNA RETE DI SOCIETÀ
Una rete di società consentiva ai membri del clan Mallardo di effettuare investimenti sul territorio, non solo a Latina ma anche a Giugliano in Campania e in Emilia Romagna. Per questo nell’elenco delle quote azionarie poste sotto sequestro e che compongono una parte consistente dell’impero riferibile a Dell’Aquila e Cicatelli sono finite la C.R. Diffusione s.r.l., Generali Immobiliare s.r.l., Domiro s.r.l. in cui Domenico Dell’Aquila detiene partecipazioni rilevanti attribuibili a lui direttamente o a soci che fungono da prestanome e del tutto privi di capacità reddituali. Poi ci sono le società «schermo»: New Auto s.r.l., Holiday s.a.s. e For You s.r.l.; dalle intercettazioni telefoniche si evince che queste società sono, appunto, un sorta di paravento per attività illecite e anch’esse sono riferibili a Domenico Dell’Aquila, elemento che viene confermato anche dal collaboratore di giustizia Salvatore Izzo. Per tale ragione i beni intestati a queste società «sono da ricondurre a Domenico Dell’Aquila» e sono stati anch’essi posti sotto sequestro. Sono invece attribuibili a Giovanni Dell’Aquila e al figlio Vittorio Emanuele la Reale Aquila Immobiliare s.r.l., la D.G. Immobiliare s.r.l., la Di.Effe.Gi. Costruzioni s.r.l. di cui entrambi detengono partecipazioni. Ma per esempio hanno tutte le quote di Reale Aquila. Fungono invece da «schermo» per attività illecite dei due la Tecniche Immobiliare s.r.l., Deca Costruzioni s.r.l. e Imperial Car s.r.l. di cui Giovanni Dell’Aquila poteva «disporre totalmente». Circostanza specificamente citata nel verbale contenente le dichiarazioni del pentito di camorra Gianluca Pirozzi. Per quanto riguarda Salvatore Cicatelli è stato accertato che questi aveva un tenore di vita non giustificabile e una sproporzione economica tra quanto denunciato dal 2001 al 2011 e la realtà, pari a 458.000 euro circa; il Cicatelli è subentrato nelle quote detenute nella Imperial Car di Fondi da Giovanni Dell’Aquila tre giorni dopo l’arresto di questi.
QUANDO È SUCCESSO
Nella ricostruzione dell’avvento dei Mallardo tra Formia, Fondi, Terracina e oltre non è indifferente la collocazione temporale. Gli affari migliori da queste parti li hanno fatti tra il 2007 e il 2010. Non sono anni trovati a caso. Perché in quello stesso periodo si consolida sul territorio la presenza di altri clan, in una sorta di spartizione che emergerà in tutto il suo clamore e gravità negli atti riferiti al cosiddetto «caso Fondi». Si scopre in quel contesto che a metà degli anni Duemila una serie di gruppi di camorra e ‘ndrangheta aveva diviso il territorio per singole competenze e specializzazione criminale: c’era chi si occupava di usura e chi di droga e armi e chi costruiva immobili con soldi riciclati in una sorta di patto sociale in cui a ciascuno era toccato un segmento di economia illegale, dove trovava spazio anche il racket. Ogni volta che sono state tracciate le coordinate di questa rete criminale sono emersi enormi interessi finanziari e pericolosi contatti con la politica e le amministrazioni a livello burocratico. È successo tutto nello stesso arco di tempo, come se fosse stato superato il segno e anche le connivenze non sono riuscite più a reggere un radicamento che ormai era sotto gli occhi di tutti. Tranne qualche rara frangia politica che, in fondo, persino adesso continua a negare. E forse è irrimediabile.
L’ANAGRAFE
È possibile che l’inchiesta su Domenico e Giovanni Dell’Aquila sarebbe comunque cominciata e sarebbe altresì decollata per come la conosciamo oggi. Eppure c’è stato un momento decisivo per tutto quello che si è scoperto tra il 2010 e il 2013 su questo ricchissimo gruppo di camorra «immigrato» da Giugliano. È il momento del loro trasferimento negli elenchi dell’Anagrafe del Comune di Formia, nel 2007. Quando gli uffici dell’ente ricevono la richiesta trasmettono una informativa al Commissariato di Polizia di quella città che, in base a questo input, avvia per primo l’indagine sui due fratelli imprenditori di Giugliano. Dunque la più importante indagine economica sulla presenza «radicata» della camorra in terra pontina deriva, nei fatti, da un piccolo atto passato da un piccolo Comune alla Polizia. A dimostrazione che gli enti locali non sono del tutto inermi davanti alla escalation economica e quindi criminale delle organizzazioni di stampo mafioso, come si sente normalmente in giro nei (pochi) convegni che si tengono in zona su quelle che ancora vengono definite impropriamente infiltrazioni mafiose.
MOLTI SOLDI IN TASCA
La base logistica era Formia ma poi gli investimenti riguardavano punti diversi in tutto il Paese e infatti il sequestro di beni ha riguardato il Lazio, in specie il sud pontino, la Campania, soprattutto l’area di Giugliano, e l’Emilia Romagna, tra Bologna e Cento. La base «filosofica» però riguarda la disponibilità finanziaria. In altri termini i fratelli Dell’Aquila sbarcano in provincia con molti soldi, contanti per lo più. Non sono soli perché hanno una rete di collaboratori e, soprattutto, possono contare sull’apporto tecnico e professionale di «consulenti».
In questo modo riescono ad avere contatti con le banche, con i Comuni, con gli uffici territoriali in forma del tutto pulita, trasparente. Ciò non toglie il sospetto che per creare un impero immobiliare e societario come quello sequestrato certamente hanno potuto godere di appoggi. La portata dell’impero dei Dell’Aquila era già emersa in due circostanze, con gli arresti del marzo del 2010 e con l’operazione Aquila Reale nell’ottobre del 2011. Se si fa eccezione per un altro pezzo da novanta dei casalesi, ossia l’avvocato Cipriano Chianese, nessuno prima di loro aveva mostrato una simile tecnica imprenditoriale e una così ampia disponibilità di denaro.
Ed è quest’ultimo l’elemento che porta a considerare la vicenda dei Dell’Aquila come l’emblema del riciclaggio di denaro sporco della camorra fatto da anni in provincia di Latina. In questo caso sono state trovate le prove, che probabilmente mancano o non sono del tutto convincenti in altre situazioni analoghe che riguardano altri gruppi della stessa tipologia e con i medesimi interessi nel campo del commercio e dell’edilizia.
IN PRINCIPIO FU L’EX DESCO
di Pierfederico Pernarella
L'operazione «Bad Brothers» è il secondo tempo dell'attacco sferrato dall'Antimafia agli affari del clan Mallardo. Il primo tempo porta invece il nome di «Arcobaleno», l'inchiesta della DDA di Napoli culminata nel 2010 anch’essa con arresti e sequestri patrimoniali considerevoli. Quelli della prima inchiesta erano addirittura da record: circa 600 immobili per un valore di circa 500 milioni di euro. Ci sono legami tra le due operazioni? Qualcuno. Oltre ai Dell'Aquila, infatti, tra i nomi presenti nell'operazione «Bad Brothers» che comparivano anche in quella «Arcobaleno», ci sono quelli di Gennaro Delle Cave e Carmine Maisto. Quest'ultimo in particolare, imprenditore di Giugliano in Campania, era legato ad alcuni tra i principali affari emersi nella prima inchiesta. Su tutti quello dell'ex Desco, l'ex industria di pomodori di Terracina che sarebbe dovuta diventare una mega complesso edilizio composto da alloggi, attività commerciali, servizi. Una sorta di nuovo quartiere pensato come intervento di riqualificazione di un sito industriale dismesso. Era il fiore all'occhiello degli affari compiuti dal gruppo dei giuglianesi arrivati in terra pontina per fare soldi con il mattone. In realtà quel progetto è diventato una maledizione. Oggi il cantiere sulla Pontina, all'ingresso nord di Terracina, è sotto sequestro, provvedimento chiesto ed ottenuto dal sostituto procuratore Giuseppe Miliano. La camorra, in questo caso, non c'entra nulla. L'inchiesta riguarda le illegittimità urbanistiche del progetto in variante approvato come un Accordo di Programma senza però, secondo l'ipotesi dell'accusa, avere i requisiti. Sigilli che arrivano, sigilli che vanno, sigilli che tornano. E sì perché l'area dell'ex Desco finita come punta di diamante del patrimonio sequestrato con l'operazione «Arcobaleno», circa un anno prima del sequestro per lottizzazione abusiva disposto dalla Procura di Latina, era da poco tornata nella disponibilità degli imprenditori giuglianesi - non più Maisto (titolare della società che nel 2008 chiuse la compravendita), ma Vincenzo Gallucci. L'inchiesta della DDA di Napoli, infatti, non ha retto la prova del Riesame, soprattutto nella parte riguardante i prestanome.
Non solo Maisto, manche Antonio Pirozzi (classe ‘72), Domenico Petito, Raffaele D’Alterio, Antonio Pirozzi (classe ‘71), Gaetano Abruzzese, Gennaro Delle Cave e Pietro Paolo Dell’Aquila (fratello del latitante Giuseppe Dell’Aquila). Dietro gli affari di questi ultimi, secondo l'Antimafia, c’era la mano del clan Mallardo attraverso una rete di passaggi societari e un giro di prestiti bancari, spesso concessi a fronte di dichiarazioni di redditi al limite della povertà. Ma appunto l’impalcatura investigativa, basata peraltro su dichiarazioni dei pentiti e intercettazioni telefoniche, non ha retto, almeno per quanto riguarda la posizione dei prestanome. A smontare le accuse della magistratura è stata una perizia contabile affidata ad uno dei più noti commercialisti di Napoli. Un lavoro che ha fatto cadere tutte le ipotesi accusatorie che andavano dall’associazione di stampo mafioso, di riciclaggio di denaro sporco e di intestazione fittizia di beni. Per cui gli imprenditori giuglianesi da subito sono tornati tutti in libertà e lo scorso anno sono tornati in possesso di buona parte dei loro beni. Ora sulla decisione di dissequestro presa da Riesame pende un ricorso in Cassazione presentato dai magistrati della DDA di Napoli.
TUTTI I PRESTANOME
Tutto ciò che è emerso, cioè l’esistenza di un’impresa di origine criminale con elevatissime capacità di investimento in diversi settori, denota certamente la presenza stabile nella società dei Dell’Aquila e nelle loro attività di una rete consolidata di prestanome. E infatti il Tribunale di Latina fa un lungo elenco di persone di cui i referenti del clan «si servivano» per i loro affari su questo territorio. Si tratta di Vincenzo Vitiello, Eva Bruno, Francesco Di Gioia, Mariantonia Granata, Sabato Tortorella, Gennaro Delle Cave, Giuseppe Cerqua, Filomena Cecere, Giovanni Ravai, Roberto Gazzelli, Antonio Maisto, Concetta Maisto, Carmine Maisto, Francesco Maisto, Pasquale Maisto, Antonietta Volpicelli, Giulia Chiarello. Tutti vengono definiti nell’ordinanza del GIP quali prestanome dei Dell’Aquila in quanto si evince «la totale assenza di redditi da loro dichiarati a fronte della formale intestazione di rilevanti proprietà e/o partecipazioni azionarie che sono tutte attribuibili a Giovanni e Domenico Dell’Aquila, sia in virtù di precedenti intestazioni (ossia di cessioni di quote precedentemente intestate ai Dell’Aquila)», sia per il coinvolgimento e conseguente rinvio a giudizio di alcuni di questi prestanome per l’indagine che ha già riguardato i Dell’Aquila e avviata dalla DDA di Napoli sulle ramificazioni del clan Mallardo di Giugliano.

La Direzione Distrettuale di Roma nelle verifiche che hanno portato al sequestro di ieri mattina aveva richiesto l’applicazione della stessa misura dei sigilli alle quote di partecipazione di altre persone, ossia Domenico Cecere, Rosa Di Nardo, Antonio Iannone, Valentina Ruoppolo, Federico Sepe e Gioacchino Mancinelli. ma la proposta è stata respinta dal Tribunale in quanto tutti risultano essere stati ex soci di società ricondicibili ai Dell’Aquila; una partecipazione, per di più, limitata nel tempo che non può, da sola, essere sufficiente a considerarli attuali prestanome. Tra gli immobili intestati invece direttamente ai due principali «imprenditori» individuati nel blitz di ieri ci sono due immobili in via Solaro a Formia, intestati, appunto, a Domenico Dell’Aquila e le partecipazioni in C.R. Diffusioni s.r.l., Generali Immobiliari s.r.l. e Domiro s.r.l.; ancora a Formia risultano di proprietà di Giovanni Dell’Aquila beni in via dell’Acquedotto Romano, a Fondi in località San Vincenzo, ancora a Fondi in via Querce e via Giuseppe Amante, mentre Raffaele Dell’Aquila, uno dei figli di Domenico, risulta direttamente titolare di immobili a Fondi. La ricostruzione catastale fatta dalla Polizia Tributaria della Guardia di Finanza ha richiesto molti mesi con l’incrocio dei dati raccolti già nel corso delle precedenti inchieste che hanno riguardato sempre la presenza dei Dell’Aquila sul territorio. Un interesse che si è stabilizzato a partire dal 2007, quando lo stesso gruppo voleva mettere le mani su alcune vecchie fabbriche per realizzare lottizzazioni per uso commerciale ed abitativo, come risulta da intercettazioni telefoniche allegate alle prove delle ordinanze di custodia cautelare notificate nel 2010.

martedì 26 marzo 2013

PRIMARIE A FORMIA, VINCE BARTOLOMEO


PRIMARIE A FORMIA, VINCE BARTOLOMEO
L’ex sindaco in corsa per il quarto mandato   

Il consigliere regionale  Enrico Forte e accanto il candidato sindaco di Formia Sandro Bartolomeo
Il consigliere regionale Enrico Forte e accanto il candidato sindaco di Formia Sandro Bartolomeo
FORMIA – Sarà l’ex sindaco Sandro Bartolomeo a guidare la coalizione di centrosinistra alle prossime amministrative a Formia. Bartolomeo che ieri ha affrontato il giudizio della primarie ha ottenuto la maggioranza dei consensi con il 66% dei voti e superato il rivale Ernesto Schiano anche lui del partito democratico.
“Ora ci aspetta la sfida più dura, battere il centro destra per tornare a governare”, ha commentato Bartolomeo che è stato sindaco di Formia già tre volte. I votanti al ballottaggio sono stati 2368 rispetto ai 3448 elettori che si sono presentati alle urne al primo turno delle primarie.

venerdì 22 marzo 2013

Bus del Cotral impazzito in Via Vitruvio: l’autista morto d’infarto


FORMIA, UOMO INVESTITO A VINDICIO
Bus del Cotral impazzito in Via Vitruvio:
l’autista morto d’infarto   

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AMBULANZA CANI 004FORMIA – Un uomo è stato investito questa mattina poco prima delle 8 nella zona di Vindicio a Formia. Secondo le primissime informazioni il pedone attraversava la strada quando un’auto lo ha investito. Sono dovuti intervenire i vigili del fuoco di Gaeta per rimuovere il mezzo. Sul posto anche la Polizia stradale e i gli operatori del 118  che hanno trasferito il ferito in ospedale.
PANICO IN VIA VITRUVIO  - Un altro incidente stradale si è verificato ieri sera intorno alle 19 lungo Via Vitruvio dove un bus del Cotral ha seminato il panico: il mezzo ha sbandato in un’ora di traffico intenso sul corso principale della città del Golfo e ha travolto quattro auto parcheggiate. Solo quando il grosso mezzo si è fermato se ne è compresa la causa: l’autista un uomo di 54 anni di Minturno era morto improvvisamente per infarto mentre era alla guida. La strada centrale di Formia è rimasta chiusa al traffico per oltre due ore.

domenica 20 gennaio 2013

BOSS LATITANTE PRESO ALLA STAZIONE DI FORMIA


BOSS LATITANTE PRESO ALLA STAZIONE DI FORMIA
Quando i Carabinieri della Compagnia di Mondragone lo hanno individuato stava facendo i biglietti per raggiungere Modena e forse da qui andare all’estero. Alla stazione di Formia è finita ieri, nel primo pomeriggio, la latitanza di Alessandro Sbordone 23 anni ritenuto l’attuale reggente del clan Fragnoli-Gagliardi-Pagliuca operante sul territorio di Mondragone. Il ragazzo era in compagnia di una donna e di un altro uomo. I militari nel corso della perquisizione hanno trovato una carta di identità falsa, con le foto dello Sbordone con dati anagrafici alterati, 500 euro in contanti.
Il ventitreenne è destinatario di due ordinanze di custodia cautelare in carcere: la prima emessa dalla DDA di Napoli per associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti aggravata dal metodo mafioso; la seconda della Procura di Santa Maria Capua Vetere per minacce aggravate, porto d’armi ed esplosione in luogo di colpi d’arma da fuoco. Sbordone era latitante dal 28 giugno del 2012 quando durante la finale degli europei, Italia-Germania, furono esplosi colpi di pistola contro due pregiudicati agli arresti domiciliari a Mondragone. Un fatto che sarebbe legato al dominio sullo spaccio in quel centro cittadino. Già a dicembre era riuscito sfuggire alla cattura nell’ambito di un’operazione della direzione distrettuale antimafia, che ha visto destinatari di provvedimenti 35 persone per il reato di traffico di stupefacenti con aggravante di avere agito per favorire un clan camorristico.

BOSS LATITANTE PRESO ALLA STAZIONE DI FORMIA


BOSS LATITANTE PRESO ALLA STAZIONE DI FORMIA
Quando i Carabinieri della Compagnia di Mondragone lo hanno individuato stava facendo i biglietti per raggiungere Modena e forse da qui andare all’estero. Alla stazione di Formia è finita ieri, nel primo pomeriggio, la latitanza di Alessandro Sbordone 23 anni ritenuto l’attuale reggente del clan Fragnoli-Gagliardi-Pagliuca operante sul territorio di Mondragone. Il ragazzo era in compagnia di una donna e di un altro uomo. I militari nel corso della perquisizione hanno trovato una carta di identità falsa, con le foto dello Sbordone con dati anagrafici alterati, 500 euro in contanti.
Il ventitreenne è destinatario di due ordinanze di custodia cautelare in carcere: la prima emessa dalla DDA di Napoli per associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti aggravata dal metodo mafioso; la seconda della Procura di Santa Maria Capua Vetere per minacce aggravate, porto d’armi ed esplosione in luogo di colpi d’arma da fuoco. Sbordone era latitante dal 28 giugno del 2012 quando durante la finale degli europei, Italia-Germania, furono esplosi colpi di pistola contro due pregiudicati agli arresti domiciliari a Mondragone. Un fatto che sarebbe legato al dominio sullo spaccio in quel centro cittadino. Già a dicembre era riuscito sfuggire alla cattura nell’ambito di un’operazione della direzione distrettuale antimafia, che ha visto destinatari di provvedimenti 35 persone per il reato di traffico di stupefacenti con aggravante di avere agito per favorire un clan camorristico.

BOSS LATITANTE PRESO ALLA STAZIONE DI FORMIA


BOSS LATITANTE PRESO ALLA STAZIONE DI FORMIA
Quando i Carabinieri della Compagnia di Mondragone lo hanno individuato stava facendo i biglietti per raggiungere Modena e forse da qui andare all’estero. Alla stazione di Formia è finita ieri, nel primo pomeriggio, la latitanza di Alessandro Sbordone 23 anni ritenuto l’attuale reggente del clan Fragnoli-Gagliardi-Pagliuca operante sul territorio di Mondragone. Il ragazzo era in compagnia di una donna e di un altro uomo. I militari nel corso della perquisizione hanno trovato una carta di identità falsa, con le foto dello Sbordone con dati anagrafici alterati, 500 euro in contanti.
Il ventitreenne è destinatario di due ordinanze di custodia cautelare in carcere: la prima emessa dalla DDA di Napoli per associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti aggravata dal metodo mafioso; la seconda della Procura di Santa Maria Capua Vetere per minacce aggravate, porto d’armi ed esplosione in luogo di colpi d’arma da fuoco. Sbordone era latitante dal 28 giugno del 2012 quando durante la finale degli europei, Italia-Germania, furono esplosi colpi di pistola contro due pregiudicati agli arresti domiciliari a Mondragone. Un fatto che sarebbe legato al dominio sullo spaccio in quel centro cittadino. Già a dicembre era riuscito sfuggire alla cattura nell’ambito di un’operazione della direzione distrettuale antimafia, che ha visto destinatari di provvedimenti 35 persone per il reato di traffico di stupefacenti con aggravante di avere agito per favorire un clan camorristico.

giovedì 10 gennaio 2013

FORMIA, AL CINEMA CON LIBERA. VENERDÌ UN FILM SU PLAZA DE MAYO E I DESAPARECIDOS


FORMIA, AL CINEMA CON LIBERA. VENERDÌ UN FILM SU PLAZA DE MAYO E I DESAPARECIDOS
Sulla scia dell’incontro con Vera Vigevani, una madre di Plaza de Mayo della linea «Fondadora», il Presidio Libera di Formia propone per venerdì prossimo alle 20 presso il Teatro Remigio Paone «Verdades Verdaderas».
Il secondo appuntamento del cineforum organizzato in collaborazione con la testata giornalistica Forum (www.forumnews.it) con il patrocinio dell’IPAB Santissima Annunziata vedrà sullo schermo la storia di Estela Carlotto, della sua famiglia e della lotta delle nonne di Piazza de Mayo, donne impegnate nella ricerca dei bambini desaparecidos rubati alle famiglie dalla dittatura argentina.
Il film ha saputo raccontare questa brutta e dolorosa pagina della storia del Paese sudamericano «dalla prospettiva di Estela, moglie, madre e nonna che combatte per la giustizia e la ricongiunzione della sua famiglia. È un esempio per tutti coloro che hanno sofferto delle perdite ingiuste e dolorose», si legge nella motivazione del premio.
La pellicola assume ancor più significato se pensiamo che lo stessa regista argentino è il figlio di uno dei giudici che presiedettero al processo alla giunta militare della dittatura.
Una tappa del significativo percorso che il Presidio di Formia sta portando avanti da un anno in un territorio solo apparentemente immune dal cancro delle mafie, predisponendo, attraverso varie e molteplici iniziative, il terreno ideale su cui far germogliare azioni, concrete ed efficaci, di contrasto della criminalità organizzata.
Nel cartellone dei film ci sono anche «Bronx» e «I cento passi» che saranno trasmessi nei prossimi mesi.
Per ulteriori informazioni contattare: info@liberaformia.it.

martedì 8 gennaio 2013

L’ENNESIMO REGALO AD ACQUALATINA


L’ENNESIMO REGALO AD ACQUALATINA
del Comitato Spontaneo di lotta contro Acqualatina di Formia
Il piano d'intervento prospettato dal sindaco Forte riguardante la sistemazione del collettore fognario di largo Paone è l'ennesimo regalo che viene fatto ad Acqualatina che non dovrà sborsare un euro, visto che i 200.000 euro previsti verranno dalla regione Lazio.
La Polverini, insomma, si è trasformata in una moderna befana portando in dono alla società italo-francese un cospicuo assegno, peccato che nel farlo abbia deciso di utilizzare i soldi dei cittadini e non i propri.
Sarebbe utile conoscere a questo punto l'importo totale dei soldi "pubblici" di cui ha potuto usufruire Acqualatina in questi anni per le opere che ha realizzato non solo Formia ma tutti i Comuni dell'ATO4.
E questo a fronte di aumenti tariffari di una certa consistenza, visto che da quando la gestione del servizio idrico è passato al privato, le tariffe in media sono aumentate di oltre il 64%, con investimenti previsti nel quinquennio 2007-2011 di circa 146 milioni di euro, poi divenuti. 125 milioni (-14,36%), che non giustificano alcun modo gli aumenti citati.
Il dato sugli aumenti che riportiamo riguarda una bolletta media calcolata per tutti i cittadini dell'ATO4, ma se, ad esempio, consideriamo solo i cittadini di Formia che per anni avevano come gestore il Comune, ci risulta che l'aumento è stato più pesante, visto che i costi dell'acqua comunale erano molto più bassi.
Sarebbe inoltre interessante conoscere il valore economico del dare-avere tra il Comune di Formia ed Acqualatina, che trova spazio tra le determinazioni pubblicate sul sito comunale, ma di cui attualmente non è possibile conoscere l'importo, in quanto il documento non è pubblicato integralmente (alla faccia della trasparenza).
D'altronde non c'è da aspettarsi nulla di diverso visto che il sindaco Forte è da sempre, insieme a Cusani e Fazzone, uno dei maggiori difensori della società Acqualatina, nonostante che la gestione della stessa, che si protrae dal 2002, sia stata negli anni a dir poco fallimentare (i cittadini lo hanno imparato a proprie spese).
Il continuo soccorso del trio Forte-Cusani-Fazzone ha impedito ad Acqualatina di sprofondare.
Due gli esempi che ci aiutano a capire come stanno veramente le cose: Il primo riguarda il fondo sociale, che consente a circa 31.000 utenti indigenti di non pagare il consumo dei primi 110 mc d'acqua. A pagare il conto è la provincia di Latina, che si sostituisce ai cittadini, che non avrebbero comunque mai potuto pagare perché impossibilitati a farlo. Ma è lecito pagare con fondi pubblici un servizio che viene fornito da una società privata?
Il secondo è il debito verso utenti dell'ATO4, derivante dal blocco delle penali previste per mancato raggiungimento del livello (MALL), cioè l'indice che "MISURA LA QUALITÀ DEL SERVIZIO" fornito dal gestore, un debito che al 31 dicembre 2011 è di circa 30 milioni di euro. In poche parole Acqualatina per non essere riuscita a rispettare quanto previsto dal contratto stipulato con l'aggiudicazione del servizio, avrebbe dovuto restituire ai cittadini circa 30 milioni di euro, ma anche qui i sindaci "obbedienti" hanno bloccato l'applicazione delle penali, impedendo un abbassamento delle tariffe.
Ed infatti la befana Acqualatina porterà ai cittadini dell'ATO4, inclusi ovviamente i formiani, un aumento per l'anno 2012 del 7,2% (anche su questo ci sarebbe da discutere).
L'ultimo regalo che arriverà al gestore, ma che riguarda tutta l'Italia, è l'approvazione del nuovo Metodo Tariffario Transitorio 2012-2013 per il Servizio idrico Integrato (l'acqua per capirci).
Il 28 dicembre scorso, infatti, l'Autorità per l'Energia Elettrica ed il Gas ha approvato la nuova tariffa sancendo di fatto, la negazione dei referendum del giugno 2011, con i quali oltre 27 milioni di cittadini italiani si erano espressi per una gestione dell'acqua pubblica e fuori dalle logiche del mercato.

mercoledì 12 dicembre 2012

DESAPARECIDOS, IL CORAGGIO DELLE MADRI.


DESAPARECIDOS, IL CORAGGIO DELLE MADRI. MERCOLEDÌ 12 DICEMBRE L’INCONTRO A FORMIA CON VERA VIGEVANI JARACH, UNA “MADRE DI PLAZA DE MAJO"
"Ho aspettato per un anno che mi parlasse perché non voleva ricordare, aveva visto cose terribili e voleva rimuovere tutto. Le ho chiesto se avevano torturata mia figlia ma non mi ha risposto. La detenzione di Franca durò pochissimo. A un mese dal suo arresto lei e molti altri vennero eliminati per far posto a coloro che sarebbero arrivati. Nel mio caso non c'è alcuna speranza di ritrovare neanche il suo corpo, mia figlia è stata buttata giù da un aereo, buttata a mare", così Vera Vigevani Jarach commenta il racconto di una donna sopravvissuta al campo di concentramento dell'ESMA che ha conosciuto sua figlia Franca scomparsa il 26 giugno 1976. Ama definirsi "una militante della memoria" la giornalista in pensione dell'ANSA di Buenos Aires esponente del movimento delle Madres de Plaza de Mayo, l'associazione delle madri dei desaparecidos, i dissidenti scomparsi durante la dittatura militare in Argentina tra il 1976 e il 1983. La forza di raccontare la sua storia e quella di Franca le permette di portare la sua testimonianza, di lottare per la creazione di una memoria condivisa. Proprio la stessa forza di testimoniare e lottare la porterà mercoledì 12 dicembre alle ore 18:00 presso la Parrocchia della Madonna del Carmine di Formia ad un incontro promosso dal Presidio Libera di Formia in collaborazione con tutte le sigle sindacali, l'AGESCI, la testata giornalistica FORUM (www.forumnews.it), la Fraternità Secolare Francescana di Gaeta, alcune comunità parrocchiali e varie associazioni del mondo laico e cristiano, gli studenti ed il corpo docente del Liceo Classico "Vitruvio Pollione" di Formia, animati dal prof. Ugo Tomassi, insieme al loro dirigente prof. Pasquale Gionta, oltre alla Comunità Emmanuel, ospitata in un bene confiscato alla criminalità organizzata e ad Amnesty International. All'incontro parteciperanno anche Carlos Bernardo Cherniak, ministro per i diritti umani presso l'ambasciata argentina in Italia, impegnato nell'alto compito di rintracciare i figli dei desaparecidos strappati alle loro famiglie e dati in adozione anche in Italia, e Jorge Ithurburu, presidente dell'Associazione 24 Marzo, dedita al rispetto dei diritti umani e della dignità della persona. Introdurranno l'evento i ragazzi del Presidio di Formia dell'Associazione Libera di don Ciotti con video e rievocazioni della tragica dittatura che ha provocato 30.000 dispersi, "desaparecidos", fra i quali 295 persone di cittadinanza italiana e migliaia di oriundi italo-argentini.
Modererà l'incontro Annibale Mansillo, referente del presidio di Libera, che in questo primo anno di vita ha inanellato, una dopo l'altra, molte iniziative per la formazione ed il risveglio delle coscienze, mentre le conclusioni saranno affidate a Don Alfredo Micalusi, fondatore e presidente dell'Associazione ONLUS Guineaction, costituita per partecipare, con le altre realtà locali, alla solidarietà umanitaria e alla promozione socioculturale in Guinea Conakry, uno dei Paesi più poveri del mondo.

sabato 1 dicembre 2012

«COSE DI CASA NOSTRA». FORMIA, LE TRACCE DELLA PRESENZA DELLA MALAVITA ORGANIZZATA IN PROVINCIA


«COSE DI CASA NOSTRA». FORMIA, LE TRACCE DELLA PRESENZA DELLA MALAVITA ORGANIZZATA IN PROVINCIA
Se davvero la vita è un libro che merita di essere raccontato, ognuno di noi è un testimone d’eccellenza, uno storico davvero esperto, uno scrigno che riserva tesori segreti. È proprio da questa idea che sabato 1° dicembre alle 18 presso il Teatro Bertolt Brecht di Formia prenderà il via l’undicesima edizione di «Incontri e racconti», la stagione del collettivo teatrale dedicata alla memoria, alla testimonianza, alla rievocazione. Ogni anno vengono raccontate da persone comuni, cittadini come noi, personaggi dei nostri giorni, studiosi, esperti, giornalisti storie importanti che vengono sottratte all’oblio. Una raccolta di quelle storie minori (ma non meno rilevanti), che costituiscono l'identità di un territorio, e che spesso finiscono per essere dimenticate se qualcuno non si impegna a metterle in salvo. Così è nata nel tempo una vera e propria videoteca sulla memoria e l'identità del nostro territorio che testimonia il lavoro di ricerca e documentazione che l'associazione TBB svolge da decenni con rigorosa progettualità, e che sta alla base delle scelte artistiche del gruppo.
Il primo appuntamento vedrà come narratore la giornalista e vicedirettore del quotidiano Latina Oggi, Graziella Di Mambro, che parlerà di storie e personaggi attorno ai quali ruota la presenza della malavita organizzata nel sud pontino, un fenomeno visto e sperimentato da chi ha il compito di documentare ed informare. Kahlil Gibran disse: «Le tartarughe potrebbero raccontare, delle strade, più di quanto non potrebbero le lepri». E allora forse è arrivato il momento di sostare per un’ora, di fermarsi, per ascoltare, per fare per un giorno alla settimana le tartarughe ed assaporare un po’ delle nostre strade, un po’ dei nostri racconti.

mercoledì 19 settembre 2012

Formia: Estorsioni, truffe e «soffiate» ai casalesi per gli omicidi


Tutti i resoconti del maxi processo a carico del mobiliere che guidava un clan
La rete di De Angelis
Estorsioni, truffe e «soffiate» ai casalesi per gli omicidi
QUEL che Michele Frongillo, sodale del clan Belforte di Marcianise fino al
suo «pentimento, potrà dire in aula contro Gennaro
De Angelis ha il sapore di
una amara scoperta. Perché Frongillo è uno di
quelli, insieme ai collaboratori Carmine Schiavone,
Dario De Simone, Franco
Di Bona, Luigi Diana, Augusto La Torre, Domenico
Bidognetti, Mario Masecchia, che Gennaro De Angelis dicono di conoscerlo
bene, lui, la sua banda, il
suo impero economico, il
suo potere, i suoi amici, le
sue case di Formia e Castrocielo (in provincia di
Frosinone), le sue donne,
le sue macchine. In più
Frongillo (che sarà sentito
in videoconferenza lunedì
mattina, alle 10, dal Tribunale di Frosinone) è uno
giudicato credibile anche
per le cose che ha detto a
proposito del traffico di rifiuti pericolosi dalla Campania al Lazio.
Il racconto
Il capitano del Noe di Roma, Pietro Rajola Pescarini
ha riferito in audizione alla
Commissione parlmentare
d’inchiesta sui rifiuti: «...
Michele Frongillo ci ha
detto che effettivamente
dal 1994 le aziende che
trattavano i rifiuti in Campania pagavano il suo clan
e quei soldi erano riciclati
in altre attività sempre connesse al ciclo dei rifiuti, nel
tentativo di ripulirli. Abb i a m o   s c o p e r t o   c h e
nell’ambito di queste operazioni era stata acquistata
a Roccasecca (Frosinone)
una società di compost, la
B i o c om,   c h e  a  b b i amo
provveduto a sequestrare,
arrestando i responsabili».
La Biocom trattava compost e l’impianto era stato
acquistato da Giuseppe
Buttone, cognato di Belforte, il capo dell’omoni -
mo clan di Marcianise.
Frongillo ha detto di essere
stato il cassiere dei Belforte fino a quando è stato
arrestato ed è diventato
collaboratore. La pubblica
accusa del processo a De
Angelis ritiene che possa
dire cose attendibili e interessanti. Per esempio potrebbe essere chiamato a
confermare (o meno) ciò
che ha già detto un altro
pentito, Luigi Diana, e cioè
di aver «visto De Angelis
versare pacchi di denaro
contante presso l’abitazio -
ne di Cirillo Berardo, a
Bidognetti Francesco e a
Zagaria Michele... De Angelis curava per conto del
clan dei casalesi anche attività estorsive poste in essere in danno di imprenditori che operavano sul territorio del Basso Lazio.
Gli amici nei Comuni
In particolare De Angelis,
grazie anche a delle amicizie che aveva con funzionari del Comune e di altri
uffici pubblici locali della
zona del Basso Lazio, sapeva con precisione le ditte
che si erano aggiudicate gli
appalti in dette zone. Sulla
base di queste conoscenze
aveva dei contatti con il
clan dei casalesi, contatti
finalizzati a richiedere a
questi interventi di affiliati
del clan che dovevano
compiere attività di intimidazione nei confronti degli
imprenditori allo scopo di
fermare i lavori.
Il pizzo
Le attività di intimidazione
andavano dall’incendio del
cantiere ad irruzioni all’in -
terno del cantiere, per fermare i lavori, all’esplosio -
ne di tritolo o volte a far
rinvenire materiale esplosivo. Dopo l’intimidazio -
ne, l’imprenditore locale
sapeva già che doveva rivolgersi al De Angelis per
continuare il lavoro e lui
rimarcando la sua estraneità consigliava l’imprendi -
tore di prendere contatti
con i casalesi. L’imprendi -
tore, sempre per il tramite
di De Angelis Gennaro,
veniva contattato dai casalesi o veniva accompagnato a Casapesenna, dove incontrava Michele Zagaria,
Pasquale Zagaria, Salvatore Nobis, a volte Diana
Antonio detto ‘marzulillo’
con i quali si accordava per
i pagamenti che di fatto
però venivano consegnati
nelle mani di De Angelis.
La Romania
«Mi risulta, in quanto ne
ho parlato nel 2000 in carcere con Nobis Salvatore
all’epoca detenuto insieme
a me, e con altri come
Diana Raffaele e Caterino
Giuseppe, che il De Angelis sta investendo soldi in
Romania, grazie anche
all’appoggio fornito da imprenditori suoi conoscenti
che già operano nel territorio rumeno».
Bardellino nel mirino
«Gennaro De Angelis - ha
detto ancora La Torre sentito dalla Dda di Napoli - è
stato anche disponibile
verso il sodalizio per commettere omicidi... mi accompagnò personalmente
a fare i sopralluoghi a Formia per rintracciare ed uccidere Ernesto Bardellino.
Anche allorquando venne
commesso a Formia l’omi -
cidio di un affiliato di Antonio Salzillo (ucciso a sua
volta alla periferia di Mondragone nell’aprile del
2009 ndc )  de t to
’Capocchione’ ed il
c o n t e s t u a l e   f e r imento di un altro
affiliato di ‘Capoc -
chione’, così come
mi spiegò Dario De
Simone che aveva
commesso l’omici -
dio a bordo di una
motocicletta insieme a Michele Zagaria, l’appoggio a
Formia venne garantito da Gennaro
De Angelis. Inoltre
Gennaro De Angelis organizzò insieme a me l’omicidio
di Sorvillo Francesco, Conte Maria
Grazia e Conte Antonio che avvenne
poi a Mondragone.
Si trattava di persone che abitavano a
Formia che avevan o  o s a t o   f a r e
un’estorsione a dei
cugini di ‘Sando -
ka n’ che, ovviamente, si rizelò....
mi rivolsi a De Angelis perché conosceva le vittime, le
loro abitazioni, le
loro abitudini, i lor o   s p o s t a m e n t i .
Gennaro De Angelis si impegnò in
attività di sopralluogo ma non riuscimmo a portare a
t e r m i n e   c o n  l u i
l’incarico. In seguito riuscii a commettere senza il suo apporto gli omicidi».
Graziella Di Mambro