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martedì 9 ottobre 2012

Foto famose: la linguaccia di Albert Einstein


Foto famose: la linguaccia di Albert Einstein

La stampa della famosa foto di Einstein, autografata dallo scienziato (AP)
1951, Albert Einstein festeggia i suoi 72 anni e al termine della festa si rifiuta di mettersi in posa per la foto ricordo davanti ai fotografi, sbeffeggiandoli con una linguaccia. Il fotografo Arthur Sasse riesce però a immortalare la buffa espressione dello scienziato premio Nobel e la foto passa alla storia. Questa è la storia dell'immagine più famosa del fisico, diventata iconica e rappresentativa di uno dei geni (per alcuni il più grande) del secolo scorso. Pare poi che Einstein, entusiasta dello scatto, si fece fare nove copie da spedire come cartolina-regalo ai suoi amici. Mentre l'originale è stato venduto all'asta anni dopo per la modica cifra di $72.300. La domanda nasce quindi spontanea: come mai proprio questa foto è diventata tanto celeberrima? I motivi sono diversi. Intanto è entrata a pieno titolo nella cultura pop e ha contribuito alla popolarità di Einstein. All'epoca era infatti già famoso, ma non così popolare. Questo scatto ha in qualche modo avvicinato la scienza alle persone comuni: Einstein ha un'espressione buffa, fa un gesto impertinente, fuori dalla convenzionalità. È un'immagine che lo rende simpatico e divertente e fa sì che la sua buffa figura di uomo anziano con i capelli lunghi e spettinati e dall'aria trasandata diventi amabile e non ridicola. Nell'immaginario collettivo il nome di Einstein è sinonimo di genialità, siamo d'accordo. Ma se pensate a un'immagine del premio Nobel, quale vi viene in mente? Probabilmente la foto di Sasse. Basti pensare alla diffusione che ha avuto negli ultimi decenni. Ancora oggi viene riprodotta su poster, cartoline, t-shirt; è stata protagonista di pubblicità (dove i sosia di Einstein si sprecano) ed è il primo risultato di Google se si cerca una foto qualsiasi dello scienziato.
C'è poi il soggetto, che rende unica la foto. Albert Einstein è di certo uno di quei personaggi diventati leggenda. E non solo per il contributo dato all'umanità e la rivoluzione scientifica che apportò, ma anche per l'approccio alla vita e la sua aurea di eccentrico candore. Un luogo comune molto diffuso è quello che vorrebbe Einstein bocciato almeno un paio di volte nel corso degli studi. Il che non è del tutto corretto (non venne ammesso al Politecnico di Zurigo per insufficienza nelle materie letterarie), ma ha contribuito nel tempo a renderlo una persona comune e un uomo di innegabile simpatia.

Foto famose: Che Guevara, Guerrillero Heroico e La passione del Che


Foto famose: Che Guevara, Guerrillero Heroico e La passione del Che

Havana, CubaSono passati 45 anni dalla morte di Ernesto Che Guevara: il 9 ottobre del 1967 viene ucciso a La Higuera, in Bolivia. Era da tempo ricercato dalla CIA, che riesce a tendergli un'imboscata grazie alla missione guidata dall'agente infiltrato Félix Rodriguez: il comandante viene catturato e fatto prigioniero l'8 ottobre insieme ad altri guerriglieri fuggitivi come lui. Si arrende dopo essere stato ferito alla gamba e viene rinchiuso in una piccola scuola pubblica del villaggio senza cure mediche fino al giorno successivo. C'è bisogno di temporeggiare: i generali delle forze armate e i consiglieri della Cia devono decidere il da farsi e, sebbene l'intenzione iniziale era quella di porlo sotto processo, il timore di una rivolta pubblica prevale e la scelta non può che essere una, l'esecuzione. Per confondere le acque e placare gli animi diffondono un comunicato in cui annunciano la morte del comandante sul campo di battaglia e intanto pensano a come giustiziarlo. Chi premerà il grilletto contro il Che? Il caso vuole che sia Mario Téran, un sergente dell'esercito.
Il corpo senza vita di Che GuevaraLe versioni a questo punto sono molteplici: Teran si deve ubriacare per poter premere il grilletto, si rifiuta di assumersi l'incarico per poi essere trascinato dai compagni davanti al condannato, sbaglia mira e lo colpisce alla gola per timore di guardarlo negli occhi. Quel che è certo è che la sua non fu un'azione fredda e istantanea, tanto che viene incitato dallo stesso Guevara: “So che sei qui per uccidermi. Spara, dunque, codardo, stai solo uccidendo un uomo”. Ma il colpo letale arriva da Rodriguez, diretto al cuore. Il suo corpo viene in seguito trasportato a Vallegrande, adagiato su un letto di ospedale e mostrato alla stampa: il simbolo della rivoluzione cubana era morto e il suo cadavere veniva mostrato al mondo. Da qui le immagini si diffusero fino a creare la leggenda di San Ernesto de la Higuera e El Cristo de Vallegrande. In pochi sanno che dopo quegli scatti gli amputarono le mani per rilevare le impronte digitali e assicurarsi che fosse lui, Ernesto Guevara de la Serna, detto Che Guevara.

L'Avana, Cuba
- È il 5 marzo del 1960 e Fidel Castro indice una commemorazione per le vittime delle due esplosioni che il giorno prima avevano distrutto la La Coubre, una nave mercantile francese: 81 morti e oltre duecento feriti era stato il bilancio. Il Líder máximo era convinto che la Cia fosse responsabile dell'attentato e le commemorazioni avevano carattere ufficiale: vi prese parte anche Che Guevara, che all'epoca era Ministro dell'Industria del governo cubano. Ed è qui che nasce una delle foto più famose del mondo, riprodotta su manifesti, bandiere e persino magliette, con un processo che, inevitabilmente, ha reso il "Che" anche un'icona pop: è lo scatto del Guerrillero Heroico.
Guerrillero Heroico - Alberto Korda
Alberto Díaz Gutiérrez (più noto come Alberto Korda) era presente in qualità di fotografo ufficiale di Castro. Con la sua Leica, immortalò anche il Che. Per sette anni, la foto non ebbe grande rilievo: ci voleva un italiano, per renderla immortale. Con una metodologia non proprio ortodossa, Giangiacomo Feltrinelli (sì, proprio lui, l'editore milanese) dopo aver ricevuto in regalo due copie dello scatto da Korda - che non pretese alcun compenso - lo utilizzò per la copertina del Diario in Bolivia di Ernesto Guevara. Si trattava dell'ultimo scritto del "Che", con il racconto dei suoi ultimi mesi di vita sulle montagne boliviane, dove Guevara viene ucciso l'8 ottobre del 1967. Il governo cubano ricevette una copia del diario, che fu pubblicato anche in Francia, in Germania, in Cile, in Messico, negli Stati Uniti e in Italia. Da Feltrinelli, appunto.
Il quale ebbe un'idea: stampare numerosi poster con l'immagine, tappezzando Milano con il volto del Che. In tutto ciò, Korda non ha mai ricevuto alcun compenso né rivendicato i propri diritti per l'immagine. Di Feltrinelli disse: «Lo perdono, perché mi ha reso famoso». Solo una volta, Korda si oppose all'uso del suo scatto: fu quando la Smirnoff, azienda russa, lo utilizzò per pubblicizzare la propria vodka, nel 2000. Korda ottenne 50mila dollari, utilizzati per acquistare medicinali per bambini cubani.
Korda morì l'anno seguente, all'età di 72 anni. Il suo scatto, del Che che osserva la folla col celebre berretto, gli sopravviverà ancora per molto tempo.

Foto famose: la bandiera di Iwo Jima


Foto famose: la bandiera di Iwo Jima

La bandiera di Iwo Jima (AP)

Sei marines issano la bandiera americana
su un crinale del monte Suribachi a Iwo Jima, in Giappone. È il 23 febbraio 1945 ed è in corso la battaglia di Iwo Jima, una delle più sanguinarie della seconda guerra mondiale. L'autore dello scatto è Joe Rosenthal, che grazie a questa foto vinse il premio Pulitzer. Nemmeno s'era accorto, Rosenthal, di aver scattato la fotografia che sarebbe diventata per gli americani il simbolo stesso della guerra e della vittoria. Sbarcò sull'omonima isola insieme ai 30.000 soldati impiegati per la guerra contro il Giappone (l'isola stessa avrebbe fatto da ponte e luogo strategico per gli attacchi), passata alla storia come una delle più atroci: la stima approssimativa dei morti nella battaglia è di circa 6.800 uomini (solo da parte americana), 40 i carri armati impiegati e 216 i prigionieri. la foto 'posata' con la bandiera più grande (AP)Più volte l'autenticità della foto di Iwo Jima è stata messa in discussione: in molti sostengono che sia stata creata a tavolino mettendo in posa i militari, altri affermano che quando arrivò Joe Rosenthal, la bandiera fosse già issata e il reporter fece rifare la posa con una bandiera più grande, diventata poi la fotografia ufficiale. Per anni, insomma, il fotografo su accusato di aver manipolato l'immagine, ma lui si difese fino alla morte così: "Se ci avessi provato, l'avrei rovinata". E racconta la dinamica: "All'inizio non volevo neppure salire, perché mi avevano detto che la bandiera a stelle e strisce era stata già alzata. Poi, però, decisi di andare lo stesso. Una volta in cima, vidi con la coda dell'occhio che i marines stavano sostituendo la prima bandiera, giudicata troppo piccola, con una più grande. Puntai la macchina e scattai".
Al rientro di Rosenthal negli Stati Uniti, la foto era già famosa e molto diffusa. In tempi più recenti basti pensare che ha ispirato il film di Clint Eastwood, Flags of Our Fathers e che venne riprodotta per il Memoriale di Iwo Jima, vicino al cimitero nazionale di Arlington in Virginia.