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venerdì 12 settembre 2014

ZENZERO: 10 STRAORDINARI BENEFICI PER LA SALUTE

ZENZERO: 10 STRAORDINARI BENEFICI PER LA SALUTE
di Marta Albè
Lo zenzero (Zingiber officinale) è una pianta erbacea di origine orientale. In cucina e per i rimedi naturali si utilizza il rizoma di zenzero, fresco oppure essiccato e ridotto in polvere. In erboristeria si impiegano olio essenziale di zenzero e estratti di zenzero per la preparazione di rimedi naturali. Lo zenzero è sempre più al centro dell'attenzione per via delle sue numerose proprietà curative. Ecco dieci tra i principali benefici per la salute dello zenzero.
1) Migliorare la digestione
Le proprietà benefiche dello zenzero aiutano a calmare lo stomaco, a rilassare i muscoli gastrointestinali e a prevenire la formazione di gas e di gonfiori. Tutto ciò grazie alle proprietà carminative dello zenzero. Inoltre, lo zenzero viene raccomandato in caso di diarrea dovuta a batteri. Per digerire meglio, provate a mangiare un pezzetto di zenzero fresco dopo un pasto abbondante.
2) Prevenire il raffreddore
Lo zenzero aiuta il sistema immunitario e per questo motivo viene utilizzato per la prevenzione e il trattamento del raffreddore. Lo zenzero è molto utile sia da consumare fresco che da utilizzare per preparare infusi adatti a prevenire ed alleviare il raffreddore e i classici malanni autunnali e invernali.
3) Calmare il mal di gola
Lo zenzero fresco è davvero portentoso in caso di mal di gola. I rimedi della nonna ci insegnano a mangiare un pezzetto di zenzero fresco non appena avvertiamo che la gola inizia a pizzicare. Le proprietà benefiche dello zenzero calmano il mal di gola e se il fastidio è leggero possono contribuire ad alleviarlo del tutto in breve tempo. Lo zenzero è un antidolorifico naturale.
4) Alleviare la nausea
Lo zenzero viene consigliato per alleviare la nausea, soprattutto in caso di lunghi viaggi in nave, auto, autobus o aereo. Chi soffre di chinetosi, infatti, può trovare beneficio dal masticare un pezzetto di zenzero, delle caramelle allo zenzero o nel sorseggiare una tisana a base di questo ingrediente.
5) Ridurre i dolori artritici
Uno studio condotto di recente in Danimarca ha evidenziato che uno specifico estratto di zenzero può risultare più efficace dei medicinali nell'alleviare i dolori artritici. Gli esperti si sono occupati di esaminare in vitro la risposta delle cellule, sane o affette da artrite, ad alcuni medicinali antinfiammatori, come ibuprofene e cortisone. Sono stati inoltre osservati su di esse gli effetti dell'estratto di zenzero. I risultati sono stati sorprendenti.
6) Combattere il diabete
Uno studio condotto preso l'Università di Sidney ha dimostrato che lo zenzero può aiutare a tenere sotto controllo i livelli di zuccheri nel sangue nei pazienti diabetici. Gli esperti hanno osservato che gli estratti di zenzero riescono ad aumentare la quantità di glucosio assorbita dai muscoli indipendentemente dal tasso di insulina nel sangue. Il merito sarebbe dei gingeroli contenuti nei fiori di zenzero.
7) Calmare i dolori mestruali
Lo zenzero ha proprietà anti-infiammatorie ed è un antidolorifico naturale. Le sue caratteristiche permettono di utilizzarlo per alleviare i dolori mestruali. Preparate delle tisane, usate lo zenzero in polvere come condimento o chiedete in erboristeria dei prodotti a base di zenzero adatti per il vostro problema specifico.
8) Alleviare il mal di testa
Lo zenzero potrebbe essere in grado di alleviare il mal di testa, con particolare riferimento all'emicrania, per via della sua capacità di impedire alle prostaglandine di causare dolore ed infiammazione a livello dei vasi sanguigni. In caso di emicrania, il consiglio è di bere una tisana allo zenzero durante gli attacchi, per cercare di alleviare il dolore.
9) Calmare la tosse
Come analgesico e antidolorifico, lo zenzero può essere utilizzato per ridurre la tosse, soprattutto se il sintomo è associato al raffreddore. L'azione riscaldante dello zenzero aiuta ad eliminare il muco dalle vie respiratorie, che potrebbe essere associato alla comparsa della tosse e ad altri fastidi molto comuni, come il raffreddore.
10) Distendere i muscoli

Con lo zenzero potrete preparare un olio da massaggio adatto a distendere i muscoli contratti. Con il succo di zenzero fresco e l'olio di sesamo otterrete un rimedio adatto a massaggiare il corpo, ad esempio dopo gli allenamenti, ma anche utile da applicare in caso di forfora e di caduta dei capelli. Leggete la ricetta sul nostro Forum.

lunedì 5 agosto 2013

IL VELENO NEL PIATTO. I RISCHI MORTALI NASCOSTI IN QUELLO CHE MANGIAMO

IL VELENO NEL PIATTO. I RISCHI MORTALI NASCOSTI IN QUELLO CHE MANGIAMO
di Marcello Pamio – tratto dal libro “Il veleno nel piatto” di Marie Monique Robin, ed. Feltrinelli
Non era mai successo prima.
Nella lunghissima storia plurimillenaria l’uomo è sempre stato immerso nella natura cercando con tutti i limiti del caso, di rispettarne il ruolo basilare per la vita stessa.
Oggi invece, ci siamo così allontanati dalla Natura che viviamo completamente immersi nella chimica di sintesi, cioè nell’anti-natura per antonomasia.
Nel giro di poco più di un secolo, oltre 105.000 sostanze chimiche diverse sono state immesse nell’ambiente dalle industrie. Moltissime di queste sono cancerogene, creano malformazioni nei feti e danni al DNA.
Le respiriamo, beviamo, mangiamo ogni giorno, e come se non bastasse, ce le fumiamo e spalmiamo sulla pelle.
Qual è il risultato di questa pazzia?
Crescita esponenziale di tutte le patologie cronico-degenenerative, tumorali e autoimmunitarie.
La spesa sanitaria nazionale, cioè il mercato dei farmaci, cresce ogni anno a vista d’occhio: nel 2011 ha raggiunto la ragguardevole cifra di 26,3 miliardi di euro (1), oltre 50.000 miliardi delle vecchie lire. Ogni cittadino italiano quindi, spende all’anno di media, 434 euro, per avvelenarsi.
Idem per i tumori: nel 2011 nel nostro Paese sono stati diagnosticati 360.000 nuovi casi di tumori maligni, cioè 1.000 nuovi tumori al giorno (2), senza contare quelli epiteliali.
Escludendo infatti questi ultimi, il tumore più frequente tra uomo e donna, risulta essere quello del colon-retto con quasi 50.000 nuove diagnosi all’anno.
Pelle e intestino, sono gli organi più colpiti dal tumore.
La pelle è il primo organo a diretto contatto con l’ambiente esterno e quindi con i veleni del mondo; il colon-retto è l’organo che accumula e dovrebbe espellere verso il mondo esterno, i veleni e le tossine autoprodotte con il nostro stile di vita.
Secondo l’ISTAT, i decessi per tumore nel 2007 sono stati 172.000 (il 30%) degli oltre 572.000 decessi totali verificatisi quell’anno.
I morti per cause cardiovascolari sono stati invece 223.000 (il 39%).
Questi dati confermerebbero che la prima causa di morte sono i problemi cardiocircolatori.
Ma non è così.
Quando una persona, magari di una certa età, muore in ospedale, si certifica il decesso per arresto cardiocircolatorio e/o cardiorespiratorio, e questo fa gonfiare le statistiche.
Se teniamo conto di questo artifizio matematico, oggi il cancro è la prima causa di morte almeno nel mondo occidentale!
È chiaro come la luce del sole che la chimica in tutto questo gioca un ruolo fondamentale.
Diossine nel piatto
Nel 2006 è stata eseguita un’analisi chimica su campioni di alimenti, provenienti da Gran Bretagna, Polonia, Svezia, Italia, Spagna, Grecia e Finlandia, ha rinvenuto in tutti i prodotti - chi più, chi meno - inquinanti vecchi e nuovi, comprese sostanze chimiche di tipo persistente e bioaccumulabile come il DDT e i PCB banditi da decenni perché riconosciuti cancerogeni.
La ricerca, durata 10 anni, ha preso in esame 27 campioni di alimenti (tra cui latte, carne, pesce, pane, olio d'oliva e succhi d'arancia), di marche comuni e presenti normalmente nei supermercati e ha riscontrato la presenza di ben 119 contaminanti, tra cui le cancerogene diossine.
Questa è solo una delle tante indagini che dimostrano, dati alla mano, come oggi, grazie alla mortifera industrializzazione della vita, mangiamo chili di sostanze chimiche deleterie e cancerogene ogni anno.
Storia dei pesticidi
I pesticidi sono i soli prodotti chimici concepiti dall’uomo e intenzionalmente liberati nell’ambiente per uccidere o danneggiare altri organismi viventi.
Tutta la grande famiglia dei pesticidi, è identificabile dal suffisso “cida” (erbicida, fungicida, ecc.), che deriva dal latino cœdere, che significa “uccidere” o “abbattere”.
Quindi pesticidi, secondo l’etimologia sono degli sterminatori di “pesti” (dall’inglese pest: animale, insetto o pianta nociva e dal latino pestis che indica un flagello o una malattia contagiosa).
Ecco perché nel mondo industriale, si evita accuratamente di parlare di pesticidi, preferendo la dicitura prodotti fitosanitari, o l’ancor più edulcorato, prodotti fitofarmaceutici.
Sostituire il termine corretto e reale pesticidi con fitofarmaceutico non è solo un gioco di prestigio semantico che rassicura tutti, ma mira proprio ad ingannare prima i coltivatori e poi noi consumatori.
L’impiego di pesticidi risale all’antichità, ma fino al XX secolo gli sterminatori di pesti, erano derivati di composti minerali o vegetali, di origine naturale (piombo, zolfo, tabacco o foglie di neem). Oggi invece usiamo derivati cancerogeni del petrolio...
I pesticidi conobbero un primo balzo in avanti grazie alla chimica inorganica del XIX secolo, ma bisognerà attendere la Grande Guerra perché siano gettate le basi della loro produzione di massa, e questo grazie allo sviluppo della chimica organica e della ricerca sui gas bellici.
Pesticidi, chemio e guerra chimica hanno un unico padre: Fritz Haber
L’origine storica dei pesticidi e dei chemioterapici, è intimamente legata alla guerra chimica, la cui paternità è attribuibile al chimico tedesco Fritz Haber, i cui lavori sul processo di fissazione dell’azoto atmosferico, serviranno per la produzione dei famosissimi concimi chimici azotati, ma anche degli esplosivi.
Allo scoppio della guerra, Haber è alla direzione del prestigioso Kaiser Wilhelm Institute a Berlino, e il suo laboratorio viene sollecitato a partecipare allo sforzo bellico. La sua missione sarà quella di sviluppare gas irritanti per stanare dalle trincee i soldati nemici, e questo alla faccia della Dichiarazione dell’Aia del 1899 che vieta l’uso di armi chimiche.
Tra tutti i gas studiati uno solo emerge per caratteristiche utili allo scopo: il cloro.
Il cloro è un gas gialloverde (da cui il nome greco chloros che significa appunto verde chiaro), estremamente tossico, caratterizzato da un odore soffocante che penetra violentemente le vie respiratorie.
Il 22 aprile 1915 l’esercito tedesco scarica 146 tonnellate di gas di cloro (detto dicloro o diossido di cloro) a Ypres in Belgio: le truppe francesi, britanniche e canadesi, prese alla sprovvista caddero come mosche, cercando di proteggersi le vie aeree con banali fazzoletti.
Fritz Haber pagherà molto cara questa vittoria, perché qualche giorno dopo aver usato il gas, la moglie Clara Immerwahr, chimico pure lei, si suicida con un colpo di pistola direttamente nel cuore, usando l’arma di servizio del marito, promosso al grado di capitano.
Ma come si sa: business is business, e il lavoro è lavoro, per cui Haber continua nella sua ricerca come se niente fosse successo.
Per gli Alleati, che nel frattempo si erano dotati di maschere antigas, il cloro non fu più un problema, per cui Haber mise a punto il fosgene, costituto da una miscela di dicloro e monossido di carbonio. Meno irritante per naso e gola del cloro stesso, ma rappresenta la più letale arma chimica preparata a Berlino, poiché attacca violentemente i polmoni riempiendoli di acido cloridrico.
Questa arma chimica, il fosgene, continua ad essere largamente utilizzato come composto dei pesticidi, ed è uno dei componenti del sevin, l’insetticida all’origine della catastrofe ambientale e umanitaria di Bhopal nel dicembre 1984.
Verso al fine della guerra, quando le vittime dei gas si contano a decine di migliaia, il nostro lancia l’ultimo ritrovato, il gas mostarda, detto anche iprite, che prende il nome dalla località in cui è stato sperimentato, come il gas cloro: le trincee di Ypres in Belgio.
Gli effetti del gas mostarda sono terribili: provoca vastissime vesciche sulla pelle, brucia la cornea causando cecità permanente e attacca il midollo osseo inducendo la leucemia. Proprio la distruzione del midollo, darà lo spunto di partenza alla grande ricerca medica per sviluppare il prodotto principe dell’oncologia: la chemioterapia.
I lavori di Fritz Haber, dopo l’armistizio, gli costarono l’iscrizione nella lista dei criminali di guerra e per questo si rifugiò in Svizzera fino a quando nel 1920 ricevette addirittura il premio Nobel per la chimica.
L’ironia della sorte è che Fritz Haber era ebreo, ed è stato pure l’inventore del Zyclon-B, il gas usato nei campi di concentramento. Muore il 29 gennaio 1934 e non saprà mai che una parte della sua famiglia morirà asfissiata dal gas che lui stesso ha inventato.
La legge di Haber
Mentre sviluppava queste terribili armi, si dedicava anche a confrontare la tossicità dei gas formulando una legge che permettesse di valutarne l’efficacia, ossia la loro potenza letale.
Questa legge, usata ancor oggi, ha preso il suo nome: “legge di Haber”, ed esprime la relazione tra la concentrazione di un gas e il tempo di esposizione necessario a provocare la morte di un essere vivente.
La “legge di Haber”, ha anche ispirato direttamente la creazione di uno degli strumenti più crudeli, dal punto di vista morale, e più assurdi da quello scientifico, per la valutazione e la gestione dei rischi chimici: la “Dose Letale-50” o semplicemente DL-50.
Questo paradossale indicatore di tossicità, misura la dose di sostanza chimica necessaria per sterminare la metà degli animali usati nei laboratori.
Organoclorati e il DDT
I lavori del chimico tedesco spianarono la strada alla produzione industriale degli insetticidi di sintesi, il più celebre dei quali è il DDT (diclorodifeniltricloroetano) che fa parte della famiglia degli organoclorati.
Gli organoclorati, sono composti chimici in cui uno o più atomi di idrogeno sono stati sostituiti da atomi di cloro, formando una struttura stabile.
Sintetizzato nel 1874 dal chimico austriaco Othmar Zeidler il DDT è rimasto a dormire in un cassetto fino al 1939 quando il chimico svizzero Paul Muller, stipendiato dalla Geigy (oggi Syngenta) individua le sue proprietà insetticide. A tempo di record, nove anni dopo, per questa grande scoperta ricevette il premio Nobel per la medicina.
All’indomani della seconda guerra mondiale il DDT è celebre in tutto il globo come l’insetticida miracoloso. Questo sarà la manna per l’industria chimica, in testa Monsanto e Dow Chemical che dal 1950 al 1980 riverseranno nel mondo 40.000 tonnellate. Solo nel 1963 la produzione tocca le 82.000 tonnellate.
Prima del suo divieto, avvenuto nel 1972, gli USA saranno irrorati con 675.000 tonnellate di DDT.
Nonostante sia classificato dall’OMS come “moderatamente pericoloso” i suoi effetti a lungo termine sono disastrosi: perturbatore endocrino, tumori, malformazioni congenite, disturbi della riproduzione, ecc.
Organofosforati
Una seconda categoria di insetticidi fa la sua comparsa dopo la seconda guerra mondiale: gli organofosforati, il cui sviluppo è legato sempre alla ricerca militare di nuovi gas bellici.
Queste molecole sono concepite per attaccare il sistema nervoso degli insetti e presentano una tossicità molto più elevata degli organoclorati. In questa pericolosissima famiglia troviamo: parathion, malathion, diclorvos, clorpirifos, sevin e il sarin (gas sviluppato nei laboratori della nazista IG Farben, oggi considerato dalle Nazioni Unite “arma di distruzione di massa”).
Agli inizi degli anni Quaranta, i ricercatori isolano l’ormone che controlla la crescita delle piante, riproducendone sinteticamente la molecola. Constatano che iniettando l’ormone in piccole dosi, si stimola la crescita delle piante, mentre in dosi massicce, provoca la morte della pianta.
Così creano due diserbanti che danno il via ad una vera e propria “rivoluzione agraria”. Si tratta dell’acido 2,4-diclorofenossiacetico (2,4-D) e il 2,4,5-triclorofenossiacetico (2,4,5-D), due molecole che fanno parte dei clorofenoli.
Per comprenderne la pericolosità, è bene sapere che una miscela dei due, origina il tristemente noto “agente arancio”, il defoliante usato dall’esercito americano nella guerra in Vietnam. Dal 13 gennaio 1962 al 1971 sono stati sganciati qualcosa come 80 milioni di litri di defolianti.
Oggi in Europa come siamo messi?
Ogni anno vengono sparse nell’ambiente 220.000 tonnellate di pesticidi: 108.000 tonnellate di fungicidi, 84.000 tonnellate di erbicidi e 21.000 tonnellate di insetticidi. Se ci aggiungiamo le 7.000 tonnellate di “regolatori della crescita” questo equivale a mezzo chilo di sostanze attive per ogni cittadino europeo.
L’80% delle sostanze irrorate riguarda solo quattro tipi di colture, che però rappresentano il 40% delle superfici coltivate: i cereali a paglia, il mais, la colza e la vite (uno dei prodotti dove si usa più chimica).
Cosa provoca nella salute umana tutta questa chimica?
Dipende ovviamente dall’esposizione e dal tempo di esposizione.
I più colpiti ovviamente sono le popolazioni agricole, soprattutto i coltivatori che maneggiano queste sostanze, senza una corretta protezione; poi veniamo noi consumatori.
I disturbi osservati riguardano prevalentemente le mucose e l’epidermide, con irritazioni, ustioni, prurito o eczemi; l’apparato digerente; sistema nervoso; malattie neurodegenerative come il morbo di Parkinson o le miopatie, alcuni tipi di cancro (cervello, pancreas, prostata, pelle e polmone) e quelli del sangue; leucemie, linfomi non Hodgkin.
Questo tipo di linfoma, secondo l’Istituto nazionale per la ricerca sul cancro di Bethesda (USA), in 18 dei 20 studi esaminati è associato agli erbicidi a base di acido fenossiacetico, i pesticidi organoclorati e organofosforici.
Altri risultati, questa volta dell’Istituto nazionale per la ricerca sul cancro di Rockville, indicano per i clorofenoli una supermortalità per quattro tipi di cancro: linfoma NH, tumore al cervello, alla prostata e all’intestino.
Una trentina di studi epidemiologici hanno esplorato il rischio di tumore al cervello tra gli agricoltori e la maggioranza evidenzia un aumento del rischio del 30%. Il tumore al cervello è in crescita esponenziale, soprattutto a livello pediatrico, cosa questa inconcepibile solo qualche decennio fa.
Il Gaucho e le api
Prodotto a base di imidaclopride ideato dalla Bayer ha fatto “miliardi di vittime”.
Si tratta di un insetticida sistemico che viene applicato sulle sementi e penetra nella pianta attraverso la linfa avvelenando i parassiti della barbabietola, del girasole o del mais. Ma purtroppo avvelena anche gli insetti pungitori-succhiatori come le api. Si stima che tra il 1966 e il 2000 solo in Francia siano spariti letteralmente 450.000 alveari.
Dove finiscono i pesticidi?
Secondo David Pimentel, professore di Agricoltura e scienze della vita alla Cornell University: “meno dello 0,1% dei pesticidi applicati per il controllo degli agenti nocivi raggiunge il bersaglio. Più del 99,9% dei pesticidi migra nell’ambiente, e qui aggredisce la salute pubblica, contaminando il suolo, l’acqua, l’atmosfera dell’ecosistema”.
Nel corso della stagione il ruscellamento porta via in media il 2% di un pesticida applicato al suolo, raramente più del 5% o 10%...
In compenso si sono osservate perdite per volatilizzazione tra l’80-90% del prodotto applicato, alcuni giorni dopo il trattamento. Con i trattamenti aerei può essere portato via dal vento fino alla metà del prodotto.
In conclusione la stragrande maggioranza di questa chimica mortifera torna nell’ambiente e va ad inquinare pericolosamente il suolo, l’aria e l’acqua, entrando di conseguenza nella catena alimentare umana, minando la salute pubblica.
Cancro: malattia della civiltà
L’adozione della parola “cancro” è attribuita a Ippocrate, che osservando le ramificazioni che caratterizzano i tumori ne associò la forma a quella di un granchio (karkinos in greco).
La parola karkinos è stata presa a prestito nel latino dal medico romano Celso all’inizio della nostra era.
È al medico italiano Bernardino Ramazzini che si deve il primo studio sistematico sul rapporto tra cancro ed esposizione a inquinanti o a sostanze tossiche. Nel 1700 questo professore di medicina dell’Università di Padova pubblica il “De morbis artificium diatriba” (sulle malattie dei lavoratori e per questo è considerato il padre della medicina del lavoro), opera in cui presenta una trentina di corporazioni esposte allo sviluppo di malattie professionali, in particolare al tumore al polmone. Sono a rischio tutti coloro che lavorano a contatto con il carbone, piombo, arsenico, o metalli, come i vetrai, pittori, doratori, vasai, conciatori, tessitori, chimici, speziali, ecc.
Aumento delle malattie croniche e invecchiamento
Ovviamente per le industrie l’aumento di tutte le patologie, in primis il cancro, non è dovuto alla chimica che loro stessi producono e spargono nel pianeta.
Un argomento regolarmente avanzato per spiegare l’aumento delle malattie croniche è l’invecchiamento della popolazione.
Certamente l’aspettativa di vita è cresciuta e quindi ci saranno più anziani che possono ammalarsi di cancro, ma quello che bisogna esaminare è l’evoluzione del tasso di incidenza dei casi di cancro o di malattie neurodegenerative nelle varie fasce di età.
E qui constatiamo che il tasso di incidenza di certi tumori è raddoppiato tra le persone di più di 65 anni.
L’invecchiamento della popolazione non spiega perché negli USA il numero delle donne e uomini che soffrono di tumore al cervello è 5 volte maggiore che in Giappone. Senza parlare dei tumori infantili, il cui aumento non può certo dipendere dall’allungamento dell’aspettativa di vita!
L’aumento dell’incidenza del cancro si riscontra in tutte le fasce di età, soprattutto nelle più giovani, quindi non c’entra assolutamente nulla l’invecchiamento della popolazione!
Per esempio, tra una donna nata nel 1953 e una nata nel 1913, il rischio di cancro al seno si è moltiplicato quasi per 3, mentre il rischio di cancro al polmone si è moltiplicato per 5.
Tra un uomo nato nel 1953 e uno nato nel 1913, il rischio di cancro alla prostata si è moltiplicato per 12, mentre il rischio di cancro al polmone è rimasto uguale.
L’Agenzia internazionale di ricerca sul cancro (IARC) con sede a Lione, ha analizzato 63 registri europei del cancro, e il risultato è che nel corso dell’ultimo trentennio, la crescita annua dell’incidenza è stata dell’1% per la fascia di età da 0 a 14 anni e dell’1,5% per gli adolescenti (15-19 anni).
Il fenomeno si aggrava di decennio in decennio.
Per i bambini il tasso aumenta dello 0,9% dal 1970 al 1980, ma del 1,3% tra il 1980 e il 1990.
Per gli adolescenti la crescita è dell’1,3% tra il 1970 e il 1980 e del’1,8% tra il 1980 e 1990.
Secondo il voluminoso rapporto di 889 pagine intitolato “Cancers et Environnement”, tenendo conto dei mutamenti demografici, e cioè aumento e invecchiamento della popolazione francese, l’aumento dei tassi di incidenza dal 1980 è stimato a +35% negli uomini e +43% nelle donne!
Questa è la triste realtà. Nonostante i grandi e molto ben prezzolati esperti che in televisione continuano ad evangelizzare il gregge ripetendo che i tumori sono in diminuzione, e questo ovviamente grazie alla medicina e soprattutto agli screening di massa, la realtà è ben diversa: negli ultimi trent’anni i tumori sono costantemente aumentati!
Per essere ancora più precisi, 9 sono i tumori la cui incidenza NON ha cessato di crescere nel corso degli ultimi 25 anni: il cancro ai polmoni, mesoteliomi, emopatie maligne, tumori cerebrali, cancro al seno, alle ovaie, ai testicoli, alla prostata e alla tiroide.
Cancro e stile di vita
Secondo i nostri calcoli - dice il direttore dello IARC, il dottor Christopher P. Wild - tra l’80 e il 90% dei tumori sono legati all’ambiente e allo stile di vita”.
Questo è ciò che risulta dagli studi sulle persone che migrano da una regione del mondo a un’altra: dove l’esposizione agli inquinanti chimici e lo stile di vita variano, i soggetti adottano per così dire il modello cancerogeno delle regioni in cui si stabiliscono. Non è il loro patrimonio genetico a cambiare, ma il loro ambiente, quindi si potrebbe parlare di epigenetica.
Il risultato indica che l’ambiente svolge una funzione primaria nelle cause del cancro!
Non ci sono ormai più dubbi che la chimica sta lentamente avvelenando la Natura e noi stessi.
Chi controlla la chimica e farmaceutica?
A livello mondiale i giganti che controllano il settore della chimica e agrosementiera (Big Agro) sono: Basf Agro SAS, Bayer CropScience, Dow AgroScience, DuPont, Monsanto e Syngenta.
Big Pharma oggi è rappresentata da Pfizer, Glaxo Smith Kline, Johnson & Johnson, Merck, Novartis, Astra Zeneca, Roche, Bristol-Myers Squibb, Wyeth (Pfizer), Abbott Labs.
Con il termine Big Pharma s’intendono le prime 10 corporazioni della chimica e farmaceutica, cioè le industrie che a livello mondiale controllano la produzione e vendita di veleni legali: farmaci, vaccini e droghe.
Quello che non tutti sanno è che Big Pharma e Big Agro sono tra loro interconnesse e gestite dalle medesime figure, dai medesimi banchieri internazionali...
Da una parte ci avvelenano lentamente con la chimica di sintesi, predisponendoci a tutte le malattie possibili e immaginabili, e dall’altra ci curano sempre con la chimica di sintesi...
Follia? No, il risultato è che siamo sempre più ammalati rispetto al passato e non moriamo più di vecchiaia, ma per patologie degenerative e tumorali.
In tutto questo folle (per noi, ma non per loro) sistema, le industrie guadagnano migliaia di miliardi di dollari.
Non c’è alcun interesse da parte delle industrie, degli enti sovranazionali di controllo e salvaguardia della salute (FDA, EMEA, EFSA, OMS, ecc.), e ovviamente dei politici (beceri e squallidi camerieri dei banchieri), a cambiare l’attuale tendenza.
Dobbiamo essere noi i fautori del cambiamento, e questo è un dovere morale nei confronti dei bambini, di noi stessi e della Natura in genere.

Tratto dal libro: “Il veleno nel piatto: i rischi mortali nascosti in quello che mangiamo", di Marie Monique Robin, ed. Feltrinelli

giovedì 16 maggio 2013

I 15 PIÙ PULITI: FRUTTA E VERDURA CON POCHI PESTICIDI


I 15 PIÙ PULITI: FRUTTA E VERDURA CON POCHI PESTICIDI
di Elle
Ci sono molte ragioni per comprare frutta e verdura biologiche e l’etichetta assicura che non sono stati trattati con pesticidi chimici artificiali, semi di combustibili fossili o di fertilizzanti a base di acque reflue o geneticamente modificati.
È opinione diffusa che gli alimenti biologici vengono anche tradizionalmente considerati più salutari perché contengono pochi o nulli residui chimici e perché sembrano possedere un maggior numero di nutrienti anche se questo al momento non è ancora stato provato.
Di fatto, però, chi vuole comprare bio deve affrontare un costo elevato, spesso il doppio dello stesso prodotto non-bio e a fronte di una recessione economica che porta molte famiglie in tutto il mondo a fare i conti anche sulla spesa, mangiare più sano diventa una cosa da ricchi.
Ecco allora una lista della frutta e verdura più “pulita” secondo l’USDA, il Dipartimento per l’Agricoltura negli Stati Uniti, ovvero i cibi contenenti una minore concentrazione di pesticidi per cui si può evitare l’acquisto di quelli con la certificazione biologica:
- le cipolle, non essendo molto minacciate dai parassiti richiedono anche una minore irrorazione con i pesticidi
- l’avocado, ha la buccia spessa che protegge il frutto dall’accumulo di pesticidi
- il mais dolce, pur richiedendo molto fertilizzante per crescere incredibilmente non accumula su di sé il prodotto
- l’ananas, è da consumare eliminando la buccia che fa da barriera naturale contro eventuali sostanze tossiche
- il mango, è protetto anch’esso dalla presenza di potenziali pesticidi grazie alla sua buccia dura
- gli asparagi, crescono senza grosso dispendio di sostanze chimiche
- i piselli dolci, tendono a presentare un residuo di pesticidi davvero minimo
- i kiwi, la caratteristica peluria presente sulla buccia trattiene le sostanze esterne impedendo che filtrino all’interno
- il cavolo, è un super-alimento che non necessita di una grande irrorazione per poter crescere
- la melanzana, è un ortaggio poco contaminato grazie anche alla spessa pelle che lo riveste
- la papaya, anch’essa è protetta dalla sua pelle esterna per cui si consiglia un semplice risciacquo del frutto prima di consumarlo
- l’anguria, la dura scorza che l’avvolge sostituisce una notevole barriera naturale contro l’accesso di agenti esterni
- i broccoli, non richiedono un grande uso di pesticidi
- i pomodori, nonostante fossero stati inclusi nella “sporca dozzina” del 2008, sembrano adesso essere considerati più puliti anche se non è ben chiaro quale cambiamento sia avvenuto...
- le patate dolci, è un super-alimento ricco di vitamina A e betacarotene, che risulta meno contaminato dai pesticidi
L’avreste mai immaginato che questi sono gli alimenti più “sicuri” e poco “infestati” dai pesticidi?

sabato 4 maggio 2013

LE 7 REGOLE PER VIVERE PIÙ A LUNGO


LE 7 REGOLE PER VIVERE PIÙ A LUNGO
di Francesca Mancuso
Per vivere più a lungo e rimanere in salute non serve molto. Bastano poche semplici regole per assicurarsi una vita sana e duratura. Lo dicono gli scienziati americani dell'American Institute for Cancer Research, che hanno stilato una breve classifica dei gesti che possono garantirci di vivere meglio e più a lungo.
Lo studio ha monitorato le diete e tassi di malattia di quasi 380.000 persone per un periodo di 13 anni in 9 Paesi europei. Dall'esame dei risultati è emerso che coloro che avevano seguito meglio i sette consigli sullo stile di vita semplice dell'AICR, avevano ridotto il loro rischio di morte legato a malattie come il cancro, le patologie cardiocircolatorie e quelle respiratorie, del 34%, rispetto a coloro che non avevano seguito le raccomandazioni.
Molte le conosciamo già, ma ecco quali sono le 7 regole d'oro per vivere meglio e più a lungo:
1. Rimanere magri il più possibile senza però cadere nell'eccesso di diventare sottopeso
2. Muoversi almeno 30 minuti al giorno
3. Limitare il consumo di cibi ipercalorici ed evitare le bevande zuccherate
4. Seguire una dieta a base vegetale che include una varietà di verdure, frutta, cereali integrali e legumi
5. Limitare l'assunzione di carne rossa (manzo, maiale, agnello) ed evitare insaccati e salumi (prosciutto, salumi, pancetta, salsiccia). In ogni caso, se proprio non si riesce a fare a meno della carne è meglio non superare la dose di 500 g di peso cotto alla settimana
6. Se si consuma alcol, è bene limitarsi a bere un drink al giorno per le donne e due per gli uomini.
7. Dedicata alle mamme, è bene allattare il proprio bambino per i primi sei mesi.
Da notare che le raccomandazioni connesse all'alimentazione per evitare il sovrappeso e l'obesità hanno abbassato del 22% il rischio di morte, mentre seguire una dieta a base di vegetali lo abbasserebbe del 21%.
Regole chiare, risultati certi. Lo assicura il Direttore di Ricerca dell'AICR, Susan Higginbotham, che ha accolto con favore i nuovi risultati dello studio: "Seguendo i consigli sullo stile di vita di AICR si potrebbe ridurre l'incidenza a livello mondiale dei casi di cancro di circa un terzo". Con tanto di prove. Basterebbe seguirle per salvare milioni di vite da cancro e altre malattie croniche in tutto il mondo.

NOCI: UN AIUTO NATURALE PER LA SALUTE DEL CUORE


NOCI: UN AIUTO NATURALE PER LA SALUTE DEL CUORE
di Marco Grigis
Fonte: La Stampa
Le noci, e la frutta con guscio in generale, sono delle valide alleate per la salute del cuore. Sono questi i risultati di tre ricerche diverse presentate durante l’ultimo Experimental Biology Meeting, che si è tenuto a Boston pochi giorni fa: noci, nocciole, anacardi, pinoli e pistacchi proteggono e rinforzano il sistema cardiocircolatorio.
Il primo studio sulle qualità benefiche della frutta secca e da guscio è stato condotto dalla Loma Linda University, su un campione di 803 adulti interrogati sulle loro abitudini alimentari. A quanto pare, l’assunzione di 28 grammi di noci e prodotti simili alla settimana ridurrebbe del 7% il rischio di sindromi metaboliche. Così spiega la la dottoressa Karen Jaceldo-Siegl: “È interessante notare che, mentre il consumo complessivo di noci è stato associato con una minore prevalenza di sindrome metabolica, le noci in particolare sembrano fornire effetti benefici su questa sindrome, indipendentemente da età, stile di vita e altri fattori dietetici”.
La seconda ricerca vede un follow-up condotto dalla National Health and Nutrition Examination Surveys, su un campione di oltre 14.000 individui seguiti dal 2005 al 2010. Fra gli intervistati abituati a ingerire almeno 1 grammo al giorno di frutta secca e noci, si è rilevata una migliore pressione sanguigna sistolica, una maggiore presenza di colesterolo “buono” HDL, un minore peso corporeo e un girovita più ridotto. Si è quindi dedotto come questi frutti aiutino il metabolismo, tengano vene e arterie pulite e allontanino le minacce dell’infarto, abbattendo il colesterolo causa di occlusioni.
Il terzo studio, realizzato dall’Università di Toronto e l’Ospedale di St. Michael, ha passato al vaglio numerosi marker biologici per la predisposizione alle malattie cardiovascolari. Dalla ricerca, è apparso evidente come 2 grammi di noci al giorno – purché in sostituzione di altri cibi ad alta concentrazione di carboidrati – contribuiscano a ridurre gli zuccheri nel sangue, soprattutto in pazienti che devono monitorare di continuo il controllo glicemico per la presenza di diabete di tipo 2. Così ha spiegato Cyril Kendall, dottoressa del team di studio:
Abbiamo scoperto che il consumo di noci è stato associato con un aumento degli acidi grassi monoinsaturi nel sangue, che è stato correlato con una diminuzione del colesterolo totale, del colesterolo LDL, della pressione sanguigna, del rischio di malattia coronarica in 10 anni, e dell’HbA1c della la glicemia a digiuno. Il consumo di noci è stato anche trovato aumentare la dimensione delle particelle di LDL, fattore meno dannoso quando si parla di rischio di malattie cardiache.
Insomma, per proteggere il cuore da oggi c’è un nuovo alleato, particolarmente gustoso e amato da grandi e piccini: tutta la frutta dotata di guscio.

lunedì 8 aprile 2013

IL MESE PER LA SALUTE DELLE OSSA


IL MESE PER LA SALUTE DELLE OSSA
O.N.Da (Osservatorio Nazionale per la salute della Donna) dedica il mese di aprile 2013 alla salute delle ossa delle donne italiane, coinvolgendo gli ospedali del network Bollini Rosa.
L’iniziativa vuole sensibilizzare la popolazione sull’importanza della prevenzione e dell’adozione di stili di vita corretti.
Nel mese di aprile 109 ospedali Bollini Rosa offrono gratuitamente alle donne in tutta Italia servizi informativi, clinici e diagnostici per aiutarle a controllare lo stato di salute delle loro ossa.
Una alimentazione sana e una regolare attività fisica sono gli elementi fondamentali per mantenere le ossa in buona salute fin da giovani ed evitare l’osteoporosi, malattia tipicamente femminile che colpisce in Italia il 25% delle donne con età superiore ai 40 anni e che può progredire silenziosa per anni.
Per scoprire le strutture aderenti all'iniziativa dal 1° marzo è disponibile la pagina dedicata su www.mesesaluteossa.it. È inoltre possibile contattare il numero verde 800.588686 o scrivere una e-mail a prevenzione@bollinirosa.it.

sabato 6 aprile 2013

DIARREA: 10 ALIMENTI BENEFICI


DIARREA: 10 ALIMENTI BENEFICI
di Marta Albè
Come comportarsi in caso di diarrea? Assumere un medicinale potrebbe rappresentare per molti la scelta più scontata. I medicinali hanno l'effetto di fermare la diarrea nel giro di poco tempo, permettendo il rapido ritorno alle proprie attività quotidiane. In questo modo però l'organismo non potrà liberarsi di eventuali batteri o tossine che proprio grazie alla diarrea avrebbero potuto essere espulsi.
Tra le cause della diarrea vi possono essere: allergie, intossicazioni alimentari, disordini intestinali, effetti collaterali dei farmaci, indigestione ed eccessivo consumo di alcolici. La scelta di determinati alimenti benefici può contribuire a rendere più sopportabile e ad abbreviare il decorso della diarrea. Ne indichiamo alcuni, ricordando che le reazioni dell'organismo agli alimenti in una condizione così delicata possono variare da persona a persona.
1) Riso integrale
Il riso integrale è consigliato in caso di diarrea per via del suo contenuto di vitamine del gruppo B, che contribuiscono a contrastare i sintomi di questo disturbo. Il riso sarà d'aiuto nell'eliminazione delle tossine da parte dell'organismo e potrà portare sollievo all'intestino in breve tempo.
2) Banane
Le banane contribuiscono a reintegrare nell'organismo i sali minerali espulsi a causa della diarrea. Potranno inoltre assorbire una parte dei liquidi presenti nell'intestino, in modo da rendere meno fastidioso il disturbo. In generale, le banane favoriscono il transito intestinale e contribuiscono alla regolarità quotidiana.
3) Yogurt
Lo yogurt, sia esso tradizionale o vegetale, è solitamente considerato un alimento utile da assumere in caso di diarrea, al fine di riequilibrare la flora batterica intestinale. La scelta dello yogurt non è scontata. La sua assunzione potrà essere utile soltanto nel caso in cui esso contenga dei fermenti vivi ed attivi.
4) Limone
Il limone presenta proprietà curative in grado di influire positivamente sull'apparato digerente. In caso di diarrea il limone può essere consumato a spicchi, come un frutto vero e proprio, o sotto forma di bevanda da preparare fresca. Il succo di limone può essere diluito in acqua o in una tisana calda.
5) Aglio
L'aglio è tra gli alimenti considerati alla stregua di veri e propri farmaci naturali, adatti alla protezione della nostra salute. L'aglio contribuisce a favorire l'espulsione da parte dell'organismo dei virus, batteri o parassiti che potrebbero essere i responsabili di disturbi come la diarrea.
6) Carote
Il consumo di carote è raccomandato in caso di diarrea per la loro ricchezza di vitamine, in modo da reintegrarle nell'organismo, e di pectina, utile per il funzionamento dell'intestino. Le carote possono essere consumate cotte, sotto forma di purea, oppure sotto forma di succo fresco da consumare a temperatura ambiente.
7) Tisane
Nelle situazioni di irritabilità ed irregolarità intestinale vi sono alcune piante officinali che si rivelano utili nella preparazione di tisane dall'effetto rilassante, in grado di agire proprio in tal senso sulla muscolatura dell'intestino, riportandolo al regolare funzionamento. Tra le piante officinali più utili in tal senso per la preparazione di tisane troviamo malva, camomilla, melissa e tiglio.
8) Avena
L'avena è un cereale ricco di fibre solubili, considerate utili per calmare l'intestino e favorire il ritorno alla normalità delle sue funzioni. Le fibre solubili assorbono i liquidi in eccesso e permettono di alleviare dolori e fastidi in tempi brevi. L'avena può essere consumata sotto forma di fiocchi da reidratare o di chicchi da portare a cottura. Un altro cereale utile allo scopo è rappresentato dall'orzo.
9) Mele
Le mele sono un vero e proprio toccasana per la salute e risultano utili in caso di diarrea. Possono essere consumate sia crude che cotte, sono facilmente digeribili e, come l'avena, contengono fibre solubili, che contribuiscono a ristabilire il regolare funzionamento dell'intestino.
10) Zuppe
Zuppe di cereali e verdure non eccessivamente bollenti possono costituire un alimento da assumere nel corso dei pasti principali in caso di diarrea. Il loro calore può contribuire a donare all'intestino una sensazione di rilassatezza ed a riportare in equilibrio le sue funzioni. Le zuppe aiutano inoltre l'organismo a rimineralizzarsi ed arricchirsi di vitamine, oltre che a reintegrare i liquidi.

GLI OMEGA 3 ALLUNGANO LA VITA AGLI ANZIANI


GLI OMEGA 3 ALLUNGANO LA VITA AGLI ANZIANI
di Francesca Mancuso
Livelli più alti di omega 3 nel sangue sono associati ad un minor rischio di morte prematura negli anziani. In una sola parola, longevità. Assumere queste preziose sostanze, contenute non solo nel pesce ma in numerosi vegetali, infatti, può ridurre la mortalità del 27% e la mortalità legata alle malattie cardiache di oltre un terzo (35%).
Che gli omega 3 siano un toccasana per la nostra salute, non è una novità, ma un nuovo studio condotto dalla Harvard School of Public Health (HSPH) in collaborazione con l'Università di Washington, ha scoperto che gli anziani che presentano i più alti livelli ematici di acidi grassi presenti nel pesce avevano vissuto in media 2,2 anni in più rispetto ai coetanei con i livelli più bassi.
L'analisi si è limitata però solo agli omega 3 presenti nel pesce, senza contare l'apporto non meno importante di quelli presenti in alcuni vegetali, ad esempio nei semi di lino, nelle noci e nei cereali, in alcune vegetali a foglia verde, in fagioli, piselli, ceci. Ciononostante, lo studio è il primo a mettere direttamente in relazione i biomarcatori ematici e il consumo di pesce, riferendosi alla mortalità totale e alle specifiche cause di mortalità in una popolazione generale.
Finora, gli studi precedenti avevano dimostrato che il pesce, ricco di proteine e acidi grassi salutari per il cuore, riduce il rischio di morte per malattie cardiache. Ma l'effetto sulle altre cause di morte o sulla mortalità totale non era ancora stato chiarito. In questo sta la novità della ricerca.
I ricercatori hanno esaminato 16 anni di dati provenienti da circa 2.700 adulti statunitensi a partire dai 65 anni che avevano partecipato al Cardiovascular Health Study (CHS), uno studio a lungo termine. I partecipanti provenivano da quattro comunità degli Stati Uniti: North Carolina, California, Maryland e Pennsylvania, e tutti erano generalmente sani. Periodicamente durante il follow-up, i partecipanti si sono sottoposti ad analisi del sangue, ad esami fisici e a test diagnostici, e sono stati interrogati sul loro stato di salute, sulla storia medica e lo stile di vita.
I ricercatori hanno analizzato la percentuale totale di acidi grassi, tra cui tre più specifici, nei campioni di sangue dei partecipanti. Questi ultimi, sia singolarmente che combinati, erano associati a un rischio significativamente più basso di mortalità, non solo legata alle malattie cardiache. Nel complesso, i partecipanti allo studio con i più alti livelli di tutti e tre i tipi di acidi grassi avevano un rischio inferiore del 27% della mortalità totale.
“Anche se mangiare pesce è stato a lungo considerato parte di una dieta sana, pochi studi hanno esaminato i livelli di omega 3 nel sangue e le morti totali negli adulti più anziani”, ha detto l'autore della ricerca Dariush Mozaffarian. “I nostri risultati supportano l'importanza di adeguati livelli di omega 3 nel sangue per la salute cardiovascolare, e suggeriscono che a lungo andare questi benefici potrebbero effettivamente estendere gli anni di vita residua”.
Prospettiva ottimistica ma limitante visto che ha preso in esame solo l'apporto di omega 3 fornito dal pesce. Anche i vegetali forniscono un contributo altrettanto importante in tal senso. È chiaro che per assumere le sostanze necessarie all'organismo per la formazione di acidi grassi omega 3, il pesce non è affatto l'unica fonte, anzi. Esistono numerose alternative vegetali, forse meno note ma senza dubbio altrettanto valide.

lunedì 1 aprile 2013

KIWI: FRUTTO DALLE MILLE PROPRIETÀ. UTILIZZI E BENEFICI


KIWI: FRUTTO DALLE MILLE PROPRIETÀ. UTILIZZI E BENEFICI
di Marta Albè
Il kiwi è un frutto dalla polpa di colore verde o gialla prodotto da alcune piante della famiglia delle Actinidiaceae, la cui varietà principale è costituita dall'Actinidia deliciosa. La sua buccia è di tonalità tendente al marrone ed all'interno del frutto sono presenti numerosi semi di colore nero. Il suo sapore può essere più o meno acidulo a seconda del livello di maturazione ed il suo gusto è rinfrescante.
Il frutto del kiwi è originario della Cina, dove veniva coltivato già 700 anni fa. La sua diffusione in Europa è avvenuta verso la fine del '900, rendendo in breve tempo l'Italia il maggior produttore mondiale di questo frutto, con particolare riferimento alle regioni del Lazio e del Piemonte.
Proprietà e benefici del kiwi
Il kiwi è un frutto particolarmente ricco di vitamine. Esso presenta un quantitativo di 85 milligrammi di vitamina C ogni 100 grammi. Consumare un kiwi al giorno contribuisce a mantenere constante l'apporto giornaliero di tale vitamina per l'organismo. Il kiwi è povero di sodio, ma ricco di potassio, caratteristica che permette di riequilibrare i livelli di tali importanti minerali nella nostra alimentazione.
La composizione del kiwi vede la presenza di acqua per l'84% del frutto. Esso contiene circa il 9% di carboidrati e, per la restante parte del frutto, tracce di grassi e di proteine. Il kiwi è un frutto a basso contenuto calorico, in grado di apportare circa 44 chilocalorie ogni 100 grammi di prodotto.
Oltre alla vitamina C, il kiwi contiene vitamina E, utile per proteggere il nostro corpo dalle conseguenze dell'invecchiamento dei tessuti. Il kiwi è considerato un potentissimo alimento antiossidante. Per quanto riguarda i sali minerali, 100 grammi di kiwi forniscono 70 milligrammi di fosforo, 25 milligrammi di calcio, 0,5 milligrammi di ferro e non più di 5 grammi di sodio. I kiwi contengono inoltre fibre vegetali utili per favorire il buon funzionamento dell'intestino
L'elevata presenza di potassio (400 milligrammi ogni 100 grammi) rende il kiwi un frutto particolarmente consigliato a coloro che soffrono di pressione alta, in quanto alla base dell'ipertensione potrebbe esservi uno squilibrio nel rapporto tra il sodio ed il potassio assunti giornalmente, che è possibile riequilibrare attraverso l'alimentazione.
Il kiwi è considerato un alimento benefico al fine di proteggere l'organismo da malattie come il cancro e per la protezione del DNA. Il kiwi contribuisce inoltre a proteggere il nostro organismo dalle malattie, per via del suo elevato contenuto di vitamine e minerali. Secondo uno studio condotto presso la Rutgers University, il kiwi rappresenta il frutto a maggior densità di nutrienti. Gustare il kiwi può inoltre rappresentare un aiuto per coloro che soffrono di asma, dato che studi scientifici hanno dimostrato la sua capacità di ridurne i sintomi più tipici, come attacchi tosse notturni e difficoltà respiratorie.
Il contenuto di fibre di questo frutto contribuisce a diminuire i livelli di colesterolo nel sangue, oltre che a regolare l'assorbimento degli zuccheri nel corso della digestione, mentre la sua ricchezza di vitamina C è considerata benefica non soltanto al fine di rafforzare il sistema immunitario, ma anche per proteggere i vasi sanguigni, per migliorare la circolazione e ridurre lo stress ossidativo nel nostro organismo.
Utilizzi del kiwi
Del kiwi possono essere mangiati non soltanto i semi e la polpa, ma anche la buccia, soprattutto in presenza di un frutto biologico, dopo averla ben lavata e strofinata. I kiwi molto maturi possono essere divisi a metà senza essere affettati, per gustarne la polpa direttamente con il cucchiaino. I kiwi possono essere utilizzati per la preparazione di confetture e gelatine, da soli o in abbinamento a albicocche e frutti rossi.
Possono costituire uno degli ingredienti principali nella preparazione di macedonie o di spiedini di frutta, in occasione della merenda, uno stratagemma che permetterà che questo frutto possa essere amato anche dai bambini. Con kiwi e limone è possibile preparare una composta agrodolce, adatta da abbinare anche a piatti salati.
Un kiwi può rappresentare uno dei frutti da consumare a colazione, dopo essere stato affettato e condito con succo di limone. Può essere aggiunto al muesli o alla colazione energizzante denominata Miam O Fruit e può sicuramente entrare ad essere parte degli ingredienti per la preparazione di frullati benefici e disintossicanti da gustare in ogni momento della giornata. Il kiwi può essere inoltre impiegato per la preparazione di crostate, sorbetti e gelati, oltre che di ghiaccioli alla frutta salutari. Il kiwi può essere preparato ad ortaggi come zucchine e peperoni nella preparazione delle insalate estive.
Con i kiwi possono essere preparati dei trattamenti di bellezza casalinghi. Una veloce maschera per il viso al kiwi casalinga può essere realizzata schiacciando con una forchetta la polpa di un frutto molto maturo e mescolandola con un cucchiaino di olio di mandorle dolci. È dunque possibile stenderla sul viso e lasciarla agire per 15 minuti prima di risciacquare il viso con acqua tiepida. Dai semi di kiwi viene inoltre estratto un olio idratante ed emolliente, utile per rendere la pelle più luminosa ed in caso di eczema o psoriasi.