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giovedì 20 settembre 2012

La marijuana combatte il cancro


Arrivano nuove conferme: la marijuana combatte il cancro

marijuanaCon nuovi studi a confermarne l'efficacia, aumenta tra i ricercatori la convinzione che il cannabidiolo (Cbd) presente nella maijuana rallenta la crescita delle cellule tumorali e inibisce la formazione di cellule che nutrono i tumori, contribuendo così a combattere il cancro e le metastasi.
Guarda le foto più toccanti del secolo.
Già note, poi, le capacità di queste sostanze di ridurre il dolore, la nausea e altri effetti correlati alla malattia e alla chemioterapia.
Guarda quali sono le idee più innovative dell'ultimo anno.
Come riporta il Newsweek, già nel 2007 uno studio del California Pacific Medical Center mostrava come il cannabidiolo uccida le cellule tumorali nei pazienti con cancro al seno, distruggendo i tumori maligni e "spegnendo" il gene ID-1, una proteina che gioca un ruolo chiave nel diffondere il male alle altre cellule.
Ecco 50 luoghi dove grandi idee hanno avuto inizio. Guarda le foto.
Questo gene, nei soggetti sani, è attivo solo durante lo sviluppo embrionale. Ma nei malati di tumore al seno, e di molti altri tumori maligni in stato avanzato, si è visto che questo gene è attivo e provoca le metastasi, favorendo il passaggio della malattia alle cellule sane. "Ci sono dozzine di tumori aggressivi che attivano questo gene", hanno spiegato i ricercatori, e il cannabidiolo riesce a fermarlo, presentandosi quindi come una cura potenzialmente senza precedenti: ferma il male come la chemioterapia ma, a differenza di quest'ultima, che uccide ogni genere di cellula che incontra e devasta il corpo e lo spirito dei malati, riesce a bloccare solo "quella" particolare cellula maligna.
"Il cannabidiolo offre la speranza di una cura non tossica per migliaia di pazienti", ha detto lo studioso McAllister, a capo del gruppo di ricerca. Da allora però non sono ancora stati condotti test clinici, indispensabili per confermare nell'uomo l'effetto visto in laboratorio. McAllister insomma sta ancora cercando fondi per testare sui malati di tumore l'effetto di questa cura. Nel frattempo, il suo gruppo di studio sta analizzando in laboratorio se è possibile e fruttuoso combinare una cura a base di Cbd con una blanda chemioterapia. Le sue ricerche hanno già mostrato che l'effetto del cannabidiolo viene in questo modo  potenziato: i chemioterapici diventano allo stesso più potenti e meno tossici, perché è possibile ridurli drasticamente.
La scoperta dell'efficacia di queste sostanze si deve a Cristina Sanchez, una giovane biologa della Complutense University di Madrid. Stava studiando il metabolismo cellulare, analizzando le cellule tumorali del cervello, che crescono molto più velocemente delle cellule normali. Per caso, notò che queste morivano ogni volta che erano esposte ai tetracannabinoidi, il famoso Thc che provoca gli effetti psicoattivi della marijuana. Proseguì le sue ricerche e nel 1998 pubblicò i suoi studi, dimostrando che il Thc induce l'apoptosi, ovvero la morte delle cellule di una forma particolarmente aggressiva di tumore cerebrale. Successivamente furono molte le conferme, condotte in diversi Paesi, che il Thc e altri derivati della marijuana — i cannabinoidi — hanno effetti direttamente antitumorali (eccone un esempio riguardo al tumore al polmone).
Il primo test clinico sull'uomo fu condotto in Spagna nel 2006. I ricercatori somministrarono THC a nove malati di tumore al cervello, che non avevano avuto benefici dalle terapie tradizionali, inserendolo direttamente nelle cellule malate con un catetere. Tutti e nove videro la proliferazione del tumore ridursi significativamente, e i risultati furono pubblicati su Nature. Nel frattempo gli studiosi della Harvard University trovarono gli stessi effetti per i tumori al polmone. La cosa più sorprendente che notarono fu il fatto che il Thc colpisce solo le cellule tumorali, lasciando indisturbate le cellule sane.
Recenti studi alla St. George's University di Londra hanno poi visto effetti simili sulla leucemia, con test pre-clinici. A fine luglio, l'ultimo congresso della International Cannabinoid Research Society ha messo intorno a un tavolo tutti i maggiori esperti sul tema a Friburgo, in Germania, con interessanti contributi anche da parte di studiosi italiani, che hanno parlato dei cannabinoidi come della "più potente arma a disposizione per l'eliminazione delle cellule tumorali nel cancro alla prostata", mentre ricercatori della Lancaster University hanno riportato simili conclusioni per quanto riguarda il tumore del colon.
Tutto questo apre nuovi e promettenti scenari nella lotta al tumore. Ma è bene specificare che le conseguenze farmacologiche e tossicologiche dell'uso "comune" di cannabis, inteso come droga psicoattiva, sono tuttavia legate non solo direttamente all'assunzione delle sostanze psicotrope, ma anche all'esposizione delle altre sostanze che si producono durante la pirolisi, ovvero il processo di combustione della sigaretta o, meglio, della "canna". I vapori che si producono fumando marijuana e hashish, infatti, contengono ossidi di azoto, monossido di carbonio, cianuri, nitrosammine. Il particolato contiene fenoli, cresoli e vari idrocarburi aromatici, tutti potenzialmente cancerogeni.

venerdì 29 giugno 2012

Tumori, cura con farmaci molecolari


Tumori, arrivano le terapie molecolari

Tumore ai polmoni
La radiografia di un tumore ai polmoni.
I tumori conoscono la nuova frontiera della cura: si tratta dei nuovi farmaci biomolecolari, che possono aiutare nella cura del cancro al polmone anche in pazienti precedentemente trattati con la chemioterapia e la percentuale di guarigione si attesta al 60 o al 70%. La medicina cambia e si impone l’uso di nuovi farmaci intelligenti.
In questo modo i farmaci molecolari rivoluzionano l’approccio di cura dei tumori al polmone, come ha spiegato l’oncologo Cesare Gridelli:
«Oggi abbiamo intrapreso la strada giusta, quella della terapia biomolecolare. Abbiamo scoperto che la forma più frequente di tumore al polmone – il carcinoma polmonare non a piccole cellule, forma che colpisce anche i non fumatori – si caratterizza con alterazioni genetiche specifiche e così sono stati messi a punto farmaci intelligenti in grado di colpire questi bersagli, risparmiando le cellule sane. Si va incontro alla terapia personalizzata. Nel nostro paese c’è ancora una buona percentuale di pazienti, la maggioranza, che accede solo alla chemio. In un futuro molto vicino sarà possibile, inserendo il tessuto in un’apparecchiatura, effettuare tutti i test genetici contemporaneamente, dando subito l’identikit genetico del tumore.»
Quindi in pratica si deve prima analizzare da cosa dipendono i tumori al polmone dei pazienti. In altre parole, per ora la cura riguarda i tumori di origine genetica, che possono contare anche su una diagnosi precoce, se ci sono stati molti casi precedenti in famiglia e sempre che ci si sottoponga agli screening necessari.
Il tumore al polmone è uno dei più insidiosi, anche perché non si manifesta subito e con chiarezza, ci vogliono analisi molto accurate per giungere a una diagnosi che a volte significa anche morte e in breve tempo. Ma forse oggi qualcosa potrebbe cambiare.

mercoledì 13 giugno 2012

Ospedali provincia di Latina: un disastro

Ospedali, un disastro a Latina e Frosinone




Ultimo aggiornamento Mercoledì 13 Giugno 2012 12:28 Scritto da Michele Marangon Mercoledì 13 Giugno 2012 11:32 Questo articolo e' stato letto: 90 volte

Cronaca - CRONACA : LATINA



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I Carabinieri del NAS di Latina, in risposta ad una crescente richiesta, da parte dei cittadini, di sicurezza sanitaria e di certezza della regolarità delle pratiche mediche erogate nelle strutture del SSN, hanno predisposto, sin dai primi giorni dell'anno in corso, una costante attività di controllo ai principali nosocomi pubblici delle provincie di Latina e Frosinone.



Le verifiche hanno consentito di rilevare alcuni casi di gravi carenze (strutturali, tecnologiche ed organizzative) dei reparti ospedalieri ispezionati, tali da determinare disagi ai pazienti e gravare significativamente sui trattamenti sanitari erogati, nonché episodi di superficialità nella gestione amministrativa dei reparti, con ripercussioni sull'efficienza delle prestazioni sanitarie.







In particolare, dal controllo ispettivo effettuato presso i reparti di Dialisi e Terapia Intensiva Neonatale di due nosocomi della provincia di Latina, emergevano inconvenienti (accesso per disabili non idoneo, tracce di umidità sugli intonaci, presenza di locali angusti, mancanza di idonea attrezzatura medica) che venivano relazionati ai competenti uffici sanitari della Regione Lazio e dell'Azienda Unità Sanitaria Locale di Latina. La puntuale risposta organismi istituzionali, interessati della vicenda, ha consentito di eliminare gli inconvenienti rilevati e di scongiurare ulteriori disagi agli utenti. Irregolarità sono state rilevate anche presso alcuni reparti di un presidio ospedaliero del frusinate. In particolare, all'interno dell'ambulatorio di Emodialisi i Carabinieri del NAS hanno rilevato carenze strutturali ed organizzative (assenza di locali per soggetti affetti da patologie infettive, sovraffollamento dei letti rispetto alle misure dell'ambiente, carenze di personale medico, etc) anche queste segnalate alla Regione Lazio ed alla Direzione Generale della competente Azienda USL. Un controllo presso il reparto di Medicina ha portato invece al sequestro amministrativo di oltre 300 cartelle cliniche, relative a pazienti ricoverati e successivamente dimessi, in quanto non erano state compilate e trasmesse, ai competenti uffici sanitari regionali, le relative schede di dimissione. Le stesse, necessarie per richiedere il pagamento delle somme dovute per i ricoveri, hanno causato all'Azienda USL di Frosinone mancati introiti per circa 1 milione di Euro. Altra situazione irregolare è stata rilevata nel reparto di Ematologia del nosocomio ciociaro, dove i militari hanno sottoposto a sequestro 90 dispositivi medici di varia natura (aghi, siringhe, contenitori per liquidi ematici, vetrini per esami diagnostici, etc.) pronti all'utilizzo nonostante fossero scaduti di validità, contestando al responsabile della struttura sanitaria violazioni amministrative per un ammontare complessivo di oltre 85mila euro. Controlli nello specifico settore sono stati effettuati anche nei confronti di strutture sanitarie private ed attività commerciali; in quest'ambito, recentemente la Prefettura - Ufficio Territoriale del Governo (UTG) di Latina, competente per materia, ha concordato con quanto rilevato dal personale del NAS Carabinieri, che ha contestato violazioni alle normative sanitarie nei confronti di 3 nosocomi privati ed una rivendita di oggettistica varia, tutti della provincia latinense. In particolare, presso due delle strutture sanitarie è stata rilevata la presenza di dispositivi medici (rispettivamente utilizzati per attività medico- oculistiche in sala operatoria e per la rianimazione cardiopolmonare in emergenza) con data di scadenza superata, mentre a carico della terza struttura è stata contestata la produzione, l'acquisto e la messa in servizio di protesi dentarie sprovviste delle certificazioni di conformità alle normative di sicurezza europee. L'esercizio commerciale, gestito da un soggetto di nazionalità cinese, vendeva invece occhiali premontati da vista mancanti delle indicazioni relative agli accorgimenti ed alle modalità d'uso. A carico dei responsabili delle suddette strutture, l'UTG ha pertanto emesso altrettanti provvedimenti ingiuntivi, determinando il pagamento all'erario di una somma complessiva di oltre 170.000 euro.