Visualizzazione post con etichetta musica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta musica. Mostra tutti i post

mercoledì 30 luglio 2014

TRACCE 2014. PERCORSI MUSICALI ALLA SCOPERTA DEL CENTRO STORICO A TERRACINA

TRACCE 2014. PERCORSI MUSICALI ALLA SCOPERTA DEL CENTRO STORICO A TERRACINA

Parte il 29 luglio, dopo una serie di anteprime, il viaggio ufficiale di Tracce, la rassegna musicale pensata per il centro storico alto della città di Terracina dall'associazione culturale Bucolica Produzioni. Alla sua terza edizione, offre un inedito rapporto tra patrimonio storico-artistico e evento musicale. Diviso in 8 performance, valorizzerà con artisti della migliore scena nazionale e internazionale nel campo della musica classica, sperimentale, cantautorale e compositiva, altrettanti luoghi di prestigio, creando scenari al contempo suggestivi e naturali.
Si comincia martedì 29 luglio ai piedi della Chiesa del Purgatorio, dove si esibirà la violoncellista Julia Kent, la cui canzone "Gardermoen" è stata inserita nel film del Premio Oscar Paolo Sorrentino dal titolo "This Must Be the Place".
Il 3 agosto spazio al jazz con la sassofonista Milena Angelé, che suonerà nella piazzetta Santa Domitilla, mentre l'11 agosto si andrà alla scoperta dell'Acropoli di San Francesco, dove si esibiranno gli Ed Ward, con il loro folk di stampo anglosassone in mezzo tra Paolo Nutini e Calexico.
Il 17 agosto Tracce si sposta in piazza Campo dei Fiori, dove si esibirà la band Galoni che gira l'Italia in tour e ha già ottenuto ottime critiche da Repubblice XL e Il Fatto Quotidiano, affiancato a Brunori Sas e Dente.
Il 6 settembre spazio all'elettronica e alla musica da film nella splendida cornice della terrazza comunale di piazza del Municipio. In arrivo il compositore Teho Teardo, autore di numerose colonne sonore per le quali è stato anche candidato al David di Donatello.
Sempre alla terrazza comunale venerdì 12 settembre suonerà il giovane talento argentino Sebastian Piano, polistrumentista affermato nella scena europea.

Si torna poi, sul finire di settembre, nuovamente alla Chiesa del Purgatorio, dove si esibirà John Lemke, in un luogo che con i suoi affreschi tardo barocchi, sarà il posto ideale per abbandonarsi alla magia.

lunedì 1 aprile 2013

Nuovo lutto nel mondo della musica: è morto Franco Califano


Nuovo lutto nel mondo della musica: è morto Franco Califano

Dopo la scomparsa di Enzo Jannacci, ancora un lutto nella musica italiana. Franco Califano è morto nella sua casa ad Acilia. Malato da tempo, era nato nel 1938. Solo pochi giorni fa, il 18 marzo, si era esibito al Teatro Sistina di Roma.

Originario di Paganica in provincia di Salerno, ma nato a Tripoli, che allora era una colonia italiana, il 14 settembre del 1938, e cresciuto a Roma, città alla quale è rimasto sempre legatissimo, Franco Califano, o Er Califfo, come lo hanno sempre affettuosamente chiamato i suoi fans, ha lavorato fino all'ultimo tanto che stava per partire per un minitour la cui prima tappa doveva essere il 4 aprile a Porto Recanati, nelle Marche.

Nella sua lunghissima carriera è stato autore di canzoni indimenticabili come "La musica è finita", "Una ragione di più", "E la chiamano estate", "La nevicata del '56''. Ha scritto per Mina, Ornella Vanoni, Mia Martini, Renato Zero, Bruno Martino. E tantissimi sono stati anche i successi come cantautore, da quella che è stata un po' il suo manifesto, "Tutto il resto è noia" ("La canzone che mi rappresenta di più"), a 'La mia liberta'', "Io nun piango". Personaggio di grande popolarità, di fatto Califano è stato una figura atipica della canzone italiana, una sorta di chansonnier alla francese, radicatissimo nella tradizione culturale e musicale di Roma.

E la sua è stata una vita da romanzo, in cui non è mancato il carcere, con un primo arresto nel 1970, coinvolto insieme con Walter Chiari (poi assolto) in una vicenda di droga e poi di nuovo nel 1983, di nuovo accusato di possesso di stupefacenti e in questo caso anche di armi nella vicenda che vide in manette anche Enzo Tortora (assolto con formula piena e caso emblematico di mala giustizia). Durante quest'ultima esperienza carceraria anzi ha scritto 'Impronte digitali', album che si basa soprattutto su esperienze di quel periodo. In entrambi i processi è stato comunque assolto. E lo ha ripetutamente ricordato sia nei libri sia nelle interviste.

Musicista prolifico, si è però cimentato anche come scrittore e saggista con opere come 'Ti perdo - Diario di un uomo da strada' ,' Il cuore nel sessò, 'Sesso e sentimento' e 'Calisutra - Storie di vita e casi dell'amore raccontati dal maestrò. Del 2008 è, invece, l'autobiografia "Senza Manette", scritta a quattro mani con Pierluigi Diaco, che oggi piange "l'amico e il complice di tante notti in radio". Attaccatissimo al suo personaggio di disincantato amante latino, un po' cinico e un po' romantico, sempre pronto a vantare le sue conquiste femmilini, il Califfo è stato anche interprete di fotoromanzi e attore cinematografico in Sciarada alla francese (1963), Gardenia, il giustiziere della mala (1979), Due strani papà (1983) con Pippo Franco, Viola bacia tutti (1998) e Questa notte è ancora nostra (2008). Ha partecipato tre volte a Sanremo, l'ultima nel 2005 con Non escludo il ritorno, scritta con i Tiromancino.

sabato 30 marzo 2013

Addio al poeta della musica, è morto Enzo Jannacci.


Addio al poeta della musica, è morto Enzo Jannacci. Aperta la camera ardente

E' stata aperta poco fa la Camera ardente per Enzo Jannacci alla casa di cura Columbus, in via Buonarroti 48 a Milano, dove ieri sera è morto il cantautore. E nonostante il cattivo tempo e le festività pasquali, già alcuni milanesi sono arrivati per rendere l'ultimo saluto a uno degli artisti simbolo del capoluogo lombardo. La Camera Ardente sarà aperta fino alle 18. Era il poeta della musica. Stroncato da un male incurabile, Enzo Jannacci è morto a Milano. Cantautore, cabarettista, tra i protagonisti della scena musicale italiana, oltre che cardiologo, si è spento a Milano all'età di 77 anni. È ricordato come uno dei pionieri del rock and roll italiano, insieme ad Adriano Celentano, Luigi Tenco, Little Tony e Giorgio Gaber, con il quale formò un sodalizio durato più di quarant'anni.
Jovanotti e Morandi - Il cordoglio del mondo dello spettacolo non si è fatto attendere. "Sentite qua. Una a caso. E' Jannacci. Sono tutti capolavori", ha scritto Jovanotti su Twitter rendendo omaggio all'illustre collega. "Un grande artista ci ha lasciato, Enzo Jannacci. Un poeta estroso, ironico, geniale, con quella vena malinconica, ma così sublime.... un innovatore, capace di lasciare sempre la sua inconfondibile impronta. Ciao Enzo, ci mancherai", ha scritto invece Gianni Morandi in un post sulla sua pagina Facebook, accompagnandolo con una foto giovanile che ritrae in scena lo stesso Morandi con Jannacci e Adriano Celentano.
Club Tenco - Il club Tenco "saluta" Enzo Jannacci "con tutto il dolore di una perdita così grande ma anche con la gratitudine di aver sempre ricevuto da lui il soffio leggero di una poesia spiazzante e infallibile". Il club Tenco ricorda i premi attribuiti al cantautore milanese nel corso degli anni: dal Premio Tenco del 1975, alle tre targhe per la più bella canzone dell'anno fino al riconoscimento per il migliore album in dialetto. "Dentro quella voce - si legge in una nota del Club Tenco - si poteva nascondere qualcosa di molto serio, spesso tragico, ma anche dolce e levigato come il suo volto. Enzo Jannacci sapeva in questo modo 'dire' più dei tanti parolai che ci tocca ascoltare tutti i giorni. Sapeva esprimersi più e meglio di tutto il bla-bla quotidiano di cui a suo modo si faceva beffe".
Maroni - Anche Roberto Maroni si inchina davanti al grande Jannacci. "Addio a Enzo Jannacci, cuore e musica di Milano. Riposa in pas, cunt i tòo scarp del tenis", ha scritto il segretario della Lega e presidente della Regione Lombardia (oltreché musicista) su twitter.
La commozione sul Web -  "Lo ricordo bene: intelligente, spiritoso, surreale, geniale. Ha raccontato la poesia di Milano": così Enrico Ruggeri ricorda su Twitter Enzo Jannacci. In tanti, sul social network, hanno voluto ricordare la "voce degli ultimi", come lo ha definito Claudio Cecchetto. "Ciao grande maestro" ha scritto il napoletano Gigi D'Alessio, a cui hanno fatto eco i Negramaro con una citazione da 'Messico e nuvole': "Che voglia di piangere ho... addio Enzo!". A messaggi più sintetici come quello di Syria, che ha salutato Jannacci con un "ciao signor Enzo", si accompagnano twitt più personali come quello di Paola Turci: "Rimangono tutte le tue canzoni e un pezzo di strada fatta insieme". Commosso Fabio Fazio: "Enzo Jannacci era un genio. Le sue parole non riuscivano a star dietro ai suoi pensieri. La sua poesia ha inventato un mondo bellissimo"; ironico Frankie Hi Energy: "Ciao Enzo non ti scapicollare"; triste Luca Bizzarri: "Cristo come mi dispiace. Addio, signor pur talento". "Enzo Jannacci, rimpiango un genio che se ne va insieme alla Milano meravigliosa delle sue canzoni", scrive Gad Lerner. Tanti e accorati i messaggi di Dalia, figlia di Giorgio Gaber, con cui Jannacci formò una celebre coppia della canzone italiana: "Ciao Enzo, ti voglio bene" scrive l'erede di Gaber postando una foto da giovani dei due celebri artisti. "Quelli che... Adesso sanno l'effetto che fa. Buon viaggio": questo il post su Twitter di Francesco Guccini.

La biografia - Jannacci era nato a Milano il 3 Giugno 1935. E' stato  tra i maggiori protagonisti della scena musicale italiana del dopoguerra. Caposcuola del cabaret italiano, nel corso della sua cinquantennale carriera ha collaborato con svariate personalità della musica, dello spettacolo, del giornalismo, della televisione e della comicità italiana, divenendo artista poliedrico e modello per le successive generazioni di comici e di cantautori. Autore di quasi trenta album, alcuni dei quali rappresentano importanti capitoli della discografia italiana, e di varie colonne sonore, Enzo Jannacci, dopo un periodo di ombra nella seconda metà degli anni novanta, è tornato a far parlare di sé ottenendo vari premi alla carriera e riconoscimenti per i suoi ultimi lavori discografici. È ricordato come uno dei pionieri del rock and roll italiano, insieme ad Adriano Celentano, Luigi Tenco, Little Tony e Giorgio Gaber, con il quale formò un sodalizio durato più di quarant'anni.
La carriera - Dopo gli studi classici si era laureato in medicina per lavorare poi in Sudafrica e poi negli Stati Uniti. La sua formazione musicale ha radici altrettanto classiche e inizia al conservatorio ma la scoperta del rock and roll avviene presto. I suoi primi compagni di viaggio sono Tony Dallara, Celentano e poi Giorgio Gaber con il quale forma il duo de I due corsari, che debutta nel 1959. Ma prosegue parallela la sua carriera di solista e quella di autore, tanto che Luigi Tenco sceglie una della sue canzoni, Passaggio a livello, e la pubblica nel 1961. Lavora con Sergio Endrigo. Lavora anche con Dario Fo, Sandro Ciotti.
I successi - Poi la grande popolarità arriva con il surreale Vengo anch'io, no tu no tanto che diventerà sua la ribalta televisiva, fino a quella di Canzonissima. Ma sarà spesso anche in teatro e non disdegnerà apparizioni in film di grandi registi come Ferreri, Wertmuller, né di esercitarsi come compositore di colonne sonore come fece per Mario Monicelli. Dopo un periodo di oblio all'inizio degli anni '80 torna alla ribalta tanto che incide un disco come Ci vuole orecchio, che raggiunge il livello di popolarita' di Vengo anch'io. Del 1981 é un trionfale tour in tutta Italia. Nel 1994 si presenta per la terza volta al Festival di Sanremo in coppia con Paolo Rossi con il brano I soliti accordi, insolitamente dissacrante per la manifestazione, che è anche il titolo del rispettivo CD, arrangiato da Giorgio Cocilovo e il figlio Paolo Jannacci.
Il teatro - Tra un album e l'altro, poi nel 2000 torna a lavorare infine con Cochi e Renato, altra storica coppia con cui ha collaborato a lungo, per Nebbia in val Padana. Oramai la tv lo celebra, come fa il 19 dicembre 2011 Fabio Fazio che conduce uno speciale su di lui in cui amici di lungo corso lo omaggiano interpretando suoi brani. Tra cui Fo, Ornella Vanoni, Cochi e Renato, Paolo Rossi, Teo Teocoli, Roberto Vecchioni, Massimo Boldi, Antonio Albanese, J-Ax, Ale e Franz, Irene Grandi e altri. Enzo Jannacci compare nell'ultima parte dell'evento cantando due sue canzoni.
Il cinema - Esordisce nel cinema nel 1964 con il film La vita agra di Carlo Lizzani: canta L'ombrello di mio fratello in un locale dove entra il protagonista, interpretato da Ugo Tognazzi. Al cinema è poi protagonista di un episodio (Il frigorifero) diretto da Monicelli per il film Le coppie (1970), e de L'udienza di Marco Ferreri (1971). Ha inoltre interpretato i film Il mondo nuovo di Ettore Scola (1982), Scherzo del destino in agguato dietro l'angolo come un brigante da strada di Lina Wertmüller, accanto a Ugo Tognazzi (1983) e Figurine di Giovanni Robbiano (1997). Nel 2010 è tra gli interpreti de La bellezza del somaro, per la regia di Sergio Castellitto, film nel quale interpreta il ruolo dell'anziano fidanzato della figlia adolescente dei protagonisti. Ha composto anche numerose colonne sonore, come quelle di Romanzo popolare di Monicelli (1974, di cui insieme a Beppe Viola ha anche tradotto in un felicissimo slang milanese i dialoghi di Age e Scarpelli e al quale ha regalato una delle più poetiche e intense canzoni da lui scritte, Vincenzina e la fabbrica); Pasqualino Settebellezze (1975), di Lina Wertmüller; Sturmtruppen (1976); Gran bollito di Mauro Bolognini (1977); Saxofone di e con Renato Pozzetto (1979) e Piccoli equivoci di Ricky Tognazzi (1989).

sabato 16 febbraio 2013

Sanremo racconta la sua storia e incorona vincitore Antonio Maggio


Sanremo racconta la sua storia e incorona vincitore Antonio Maggio

di Cristiano Sanna (nostro inviato al Festival)
Nella serata in cui Sanremo perde la sveltezza delle puntate precedenti e ritrova la peggio lungaggine tradizionale, c'è il primo verdetto. A spuntarla nella categoria "giovani" è, come da pronostico, Antonio Maggio con la sua ironica e ritmata Mi servirebbe sapere. Niente da fare per Ilaria Porceddu, Blastema e Renzo Rubino. Premio al miglior testo per Le parole non servono più di Il Cile. Premio della Critica Mia Martini a Renzo Rubino con Il postino (amami uomo).
Sanremo Story - E' anche la serata del Festival che ripensa se stesso e ripercorre la propria storia, affidando l'interpretazione di alcune delle canzoni vincitrici agli artisti in gara quest'anno. L'esito è diseguale, come era lecito attendersi: Malika Ayane elegantissima con Paolo Vecchione e Thomas Signorelli nella rilettura di Cosa hai messo nel caffé? perpetua la sua immagine di nuova Vanoni. Emozione pura e voce tremante per Daniele Silvestri che omaggia il compianto Lucio Dalla e la sua Piazza Grande. A tutta grinta Annalisa con Emma, vincitrice l'anno scorso, nella loro reinterpretazione di Per Elisa, che vinse nel 1981 cantata da Alice. Marta sui tubi più Antonella Ruggiero in Nessuno, delicatissima, al contrario della versione ye-ye di Betty Curtis. Salvo poi tornare a quell'arrangiamento nel finale. Raphael Gualazzi, ripropone Luce di Elisa, tutto in casa Sugar. Modà più il maestro Adriano Pennino per Io che non vivo di Donaggio brutalizzata dai troppi vibrati drammatici di Kekko. Delicatissimo Cristicchi con la riproposizione di Canzone per te di Endrigo. A seguire: la sempre più bella Simona Molinari con Peter Cincotti e Franco Cerri in una levigatissima Tua. Maria Nazionale perfettamente a suo agio con il Massimo Ranieri di Perdere l'amore cantata come una beguine. Mengoni singolarmente misurato e molto emozionato, fino alle lacrime, nella sua versione di Ciao amore ciao di Luigi Tenco. Poi tocca a Rocco e Le Storie Tese. "Scusa te se sono un po' rigido", esordisce lui, declamando poi i versi di Questo amore di Prevert come introduzione a Un bacio piccolissimo eseguita da Eio e compari con la solita enorme perizia strumentale, teste sempre più grandi e strumenti sempre più piccoli. Imbarazzato e imbarazzante Gazzé in marsina a quadri rossi con Ma che freddo fa di Nada. Non si canta nel sabato, non lo fa Raiz convertitosi all'ebraismo. Al suo posto in Il ragazzo della via Gluck con gli altri Almamegretta ecco James Senese, Marcello Coleman, Clementino e Albino D'Amato. Divertente versione reggae terminata con un esplicito: "Lasciate crescere l'erba: bomberclad!". Impegnativa sfida tra Chiara e Mimì nella versione di Almeno tu nell'universo che nessuno può cantare tirando la voce e sperando di uscirne vincitore. Lo aveva capito bene, anni fa, Elisa.
Bollani e Veloso: la grazia sul palco - Poi è la volta di Stefano Bollani. Potrà non essere simpatico a tutti per la sua esibita ironia e il presenzialismo spinto, ma quando passa al piano per eseguire un classico anni Trenta della musica carioca, sul palco dell'Ariston è pura grazia. Così come è notevole la sua capacità di improvvisare un medley su brani a richiesta del pubblico, cucendo assieme Papaveri e papereVita spericolataImagine. Si è parlato di musica carioca ed ecco sul palco uno dei maestri del rinnovamento della musica brasiliana. Il grande Caetano Veloso che con la sua voce di vetro soffiato canta Voce e Linda e Piove di Modugno per poi ritrovare sul palco proprio Bollani in Come prima più di prima t'amerò.
Littizzetto da Oscar e l'omaggio a Pippo Baudo - La tensione della gara è meno presente. Ci si lascia andare e a guadagnarci è Luciana Littizzetto, davvero debordante. Il momento clou della sua felicissima serata arriva quando si presenta sul palco vestita e pettinata come Caterina Caselli nel 1966. "Sembro paggio Fernando" dice tra le risate del pubblico e quelle di Fazio, contro il quale alla fine sbotta divertita: "Prova tu a fare Renato Zero, pirla!". Il teatro viene letteralmente giù dalle risate. Tutti in piedi per Pippo. Standing ovation per Baudo completamente canuto, premiato per la sua carriera e lesto a chiedere, a dire il vero in modo molto misurato, di poter condurre ancora un programma sulla Rai. E nuovo bacio televisivo tra lui e la pestifera Lucianina. Poco prima era stato ricordata un'altra colonna del Festival, con l'inaugurazione della statua di Mike Bongiorno. Una serata fiume, estenuante nella sua lunghezza. Ma Sanremo  è così, non si può fare a meno che lasciarsi travolgere dalla piena, incluso il ritorno a notte fonda di José Luis Moreno e il pupazzo Rockfeller, autentico reperto della tv anni Ottanta. Sabato gran finale con la proclamazione del vincitore big.

sabato 22 settembre 2012

John Lennon, icona di tutti i tempi per NME


John Lennon, icona di tutti i tempi per NME

John Lennon
John Lennon, icona indiscussa della musica
John Lennon è l’icona musicale per eccellenza secondo il magazine NME.
Alcuni mesi fa, NME aveva lanciato un sondaggio, chiedendo ai lettori chi fosse l’icona musicale di sessant’anni di rock. Sul sito internet del magazine erano stati messi a disposizione sessanta nomi, uno per ogni celebre anno di rock’n'roll, che gli utenti avrebbero dovuto votare.
Tra i quattro semifinalisti figuravano, oltre a John Lennon, Liam Gallagher degli Oasis, David Bowie e Alex Turner, membro degli Arctic Monkeys e di The Last Shadow Puppets. In altre parole: la prima vincitrice è stata la musica britannica.
Il più votato è stato John Lennon e la cosa non stupisce affatto: Lennon, oltre a far parte di una delle band più famose e gloriose di tutti i tempi, i Beatles, è stato anche un’icona sociale e culturale, ancora oggi amata sia dai più giovani che da chi ha vissuto in prima persona gli anni Sessanta e Settanta.
La morte tragica e violenta che lo ha colpito prematuramente ha di sicuro concorso a creare il mito: tuttavia, già prima del suo assassinio, Lennon era a buon diritto un personaggio entrato nella storia della musica e nella Storia con la esse maiuscola.
Colpisce invece il fatto che al quarto posto vi sia il giovanissimo Alex Turner, classe 1986, da NME dichiarato l’uomo più cool del pianeta quando aveva solo diciannove anni. Tra i primi dieci classificati nel sondaggio di NME compaiono tre grandi scomparsi in maniera misteriosa, vale a dire Kurt Cobain, Amy Winhouse e Jimi Hendrix. Classifica interessantissima, che mette a confronto mostri sacri della musica con personaggi giovanissimi, a quanto pare già entrati nell’immaginario comune. 

domenica 22 luglio 2012

I Nomadi: tra musica e lavoro


 
I Nomadi: tra musica e temi del lavoro. Prima l'incontro sull'Articolo 1, poi il concerto
L'evento si aprirà il 27 luglio tra piazza Vittorio Emanuele e lo stadio comunale. Beppe Carletti, leader storico dei Nomadi, prenderà parte al confronto sui temi legati all'occupazione. Molte le adesioni
I Nomadi: tra musica e temi del lavoro. Prima l'incontro sull'Articolo 1, poi il concerto
Doppio appuntamento con i Nomadi il 27 luglio a Castelfranco. Alle 18.00 in piazza Vittorio Emanuele un dibattito incentrato sul lavoro, alle 21.30, invece, il concerto allo stadio comunale.

Non a caso la manifestazione si intitola 'Articolo1'. Alle 18.00 nella piazza centrale del paese Beppe Carletti, leader storico dei Nomadi, associazioni, sindacati, lavoratori ed aziende, si confronteranno sul tema dell'occupazione  e sulla necessità di una azione più incisiva per dare attuazione all’Articolo 1 della Costituzione che mette il lavoro alla base della nostra repubblica.  Molte le adesioni e le presenze alla serata: i lavoratori della Beltrame, dal 27 ottobre in lotta per il proprio posto di lavoro, le cooperative Beta e Giovani Valdarno impegnate nel sociale e nell’assistenza, i circoli e le organizzazioni sindacali, ma non mancheranno  le grandi aziende che oggi danno lavoro e  contribuiscono alla riduzione del precariato.

L’iniziativa ha ottenuto il patrocinio della conferenza dei sindaci del Valdarno e sarà coordinata dal sindaco di Castelfranco Rita Papi e dal consigliere regionale Enzo Brogi. 

Al termine della manifestazione, presso lo stadio comunale, alle 21.30 avrà inizio la performance musicale dei Nomadi introdotta dal gruppo Desinarensamble, giovane rappresentanza musicale del territorio. Il concerto permetterà di conoscere il nuovo album dei Nomadi, 'Cuore vivo' ed il nuovo cantante, Cristiano Turato che raccoglie l'eredità di Augusto Daolio.

mercoledì 20 giugno 2012

Concerto per l'Emilia


Concerto per l'Emilia, via alla promozione. Trentamila biglietti venduti

Uno spot video e inserzioni per promuovere il concerto del prossimo 25 giugno a Bologna

In sintesi



Prende il via con uno spot video e inserzioni sui principali media locali e nazionali la promozione del concerto di solidarietà degli artisti emiliano-romagnoli alle popolazioni colpite dal terremoto. Il concerto è il 25 giugno allo stadio Dall’Ara di Bologna e in diretta su Rai 1.

Partecipano Paolo Belli, Samuele Bersani, Luca Carboni, Caterina Caselli, Cesare Cremonini, il flautista reggiano Andrea Griminelli, Francesco Guccini, Luciano Ligabue, Modena City Ramblers con Cisco, Andrea Mingardi, Gianni Morandi, Nek, Nomadi, Laura Pausini, Stadio e Zucchero. I biglietti in vendita a 30 euro sui circuiti Ticketone, Booking Show e Charta Viva Ticket. Info sul sito http://www.concertoperlemilia.com/.



Tutte le informazioni sul sito Dopo il terremoto

Gli aggiornamenti sul sito della Protezione civile



16.06.2012



dal sito http://it.wikipedia.org



Mentre il numero dei biglietti venduti ha già raggiunto quota 30mila, prende il via la promozione che promuove il "Concerto per l'Emilia", l'evento della solidarietà e della vicinanza alle popolazioni colpite dal terremoto. Canzoni e musica per restituire speranza e dare un contributo concreto per la ricrescita e il ritorno alla normalità. La campagna prevede uno spot video e inserzioni sui principali media locali e nazionali.



Il concerto è in programma il 25 giugno, allo stadio Dall’Ara di Bologna e in diretta su Rai 1 in prima serata presentato da Fabrizio Frizzi. Il concerto vedrà la partecipazione di molti artisti emiliano-romagnoli.



"E' importante - ha sottolineato Vasco Errani, presidente della Regione - che non si spengano i riflettori sulle zone terremotate e da questo punto di vista il contributo degli artisti attraverso la loro arte è fondamentale". "Con questo intento - ha aggiunto il Errani - è previsto un altro concerto il 15 settembre al Campo Volo (Reggio Emilia) con artisti italiani. Tutte le risorse saranno destinate alle aree terremotate e non ci saranno biglietti gratuiti” (il biglietto numero 1 è stato acquistato dallo stesso Errani).



Il Concerto per l'Emilia, nato su proposta del consigliere regionale Marco Barbieri, subito raccolta dall'assessore regionale alla cultura Massimo Mezzetti, ha trovato in Beppe Carletti la persona giusta per chiamare a raccolta gli artisti. Hanno dato la loro adesione: Paolo Belli, Samuele Bersani, Luca Carboni, Caterina Caselli, Cesare Cremonini, il flautista reggiano Andrea Griminelli, Francesco Guccini, Luciano Ligabue, Modena City Ramblers con Cisco, Andrea Mingardi, Gianni Morandi, Nek, Nomadi, Laura Pausini, Stadio e Zucchero, che parteciperanno a titolo gratuito.



Il biglietto per accedere allo spettacolo costa 30 euro ed è acquistabile tramite i circuiti Ticketone (http://www.ticketone.it), Booking Show (http://www.bookingshow.com) e Charta Viva Ticket (http://www.vivaticket.it). Anche le ticket company citate hanno rinunciato a percepire ogni tipo di ingaggio, in sintonia con la filosofia generale del concerto.



Per informazioni relative ai biglietti: Studio's 059454772 studios@studiosonline.it http://www.concertoperlemilia.com.



sabato 9 giugno 2012

Tutto esaurito per il concerto di Springsteen

Con Springsteen al via la grande stagione dei concerti pop e rockdi Caterina Ruggi d'AragonaCronologia articolo8 giugno 2012Commenta


In questo articoloMedia



Argomenti: Musica
Bruce Springsteen
San Siro
Little Steven
Siae
Clarence Clemons
Vigili Urbani
Nereo Rocco
Firenze

..Storia dell'articoloChiudi Questo articolo è stato pubblicato il 08 giugno 2012 alle ore 15:10.



.

Accedi a My

Bruce Springsteen

È cominciata nel migliore dei modi la grande stagione italiana dei concerti pop e rock. San Siro tutto esaurito per Bruce Springsteen, l'unico artista straniero a essere arrivato a essere arrivato allo stadio Meazza per la quarta volta. Per un incasso lordo di oltre 3 milioni, di cui oltre 1 milione speso localmente (in favore dell'economia italiana) e un indotto di circa 1,5 milioni di euro. Tra l'altro l'erario italiano ha incassato oltre 300mila euro di Iva, stessa cifra incassata dalla Siae italiana.



Finalmente si sono viste in campo efficaci sinergie pubblico-privato che hanno trasformato un evento musicale in un evento che ha prodotto valore per la città e per il sistema turistico italiano. I 60mila fan del Boss confluiti su San Siro, di cui il 40% arrivati da fuori regione, hanno sì intasato la città, ma in modo ordinato, perché gli organizzatori del concerto, il Comune di Milano e la società di trasporti pubblici locali Atm per la prima volta hanno messo insieme le forze in un'iniziativa che ha visto mezzi pubblici gratuiti, servizio di navette rafforzata da piazzale Lotto allo stadio Meazza di San Siro, e le metropolitane aperte in orario prolungato. Atm ha creato un software ad hoc che consente di emettere gratuitamente un biglietto giornaliero urbano del valore di 4,5 euro con il codice di sicurezza stampato sul biglietto dei concerti (oltre 10mila biglietti in 48 ore) . Software che sarà utilizzato per tutti i prossimi grandi concerti milanesi, a partire da quello di Madonna martedì 12 giugno. In gioco le forze dell'agenzia di promoter Barley Arts, che ha versato 300mila euro, destinati anche a coprire gli straordinari della polizia municipale. Comune di Milano e Atm hanno fatto la loro parte con altre ingenti quote. Due ore dopo la fine del concerto il traffico era già rientrato.



articoli correlatiI concerti fanno il pienone



Con un programma di 3 ore e 47 minuti, che ha insistito sui suoi pezzi più popolari, Bruce ha dimostrato in modo tangibile il suo grande amore per l'Italia, e per il pubblico di San Siro in particolare, più volte dichiarato nel corso della serata. "L'Italia è la sede top dei miei concerti – ha detto – e San Siro è il top del top. Sono qui i migliori concerti della mia vita". Un grande riconoscimento pubblico anche per gli organizzatori dei concerti del Boss, Barley Arts, che hanno allestito lo stadio prevedendo anche altoparlanti rafforzati per il terzo anello dello stadio, dove solitamente l'acustica è più difficile. Tutto è filato liscio, di buon auspicio per i prossimi concerti del Boss a Firenze e a Trieste, dove sarà in campo un'altra sinergia pubblico-privato: nell'ambito dell'accordo Friuli Music And Live, la regione ha acquistato mille biglietti per regalarli a chi prenota almeno una notte negli alberghi friulani.



Programma all'insegna della riscossa possibile e necessaria dalla crisi economica: i brani dell'ultimo album "Wrecking Ball" non a caso, sono stati fusi con quelli di "The rising" e con i primi pezzi in cui Bruce descriveva gli scenari di devastante industrializzazione della sua città natale nel New Jersey. La paura della disoccupazione crescente per la crisi economica è stato il filo conduttore di tutto il concerto. Ma con una spinta a voltare pagina tutti insieme. "In America sono stati anni molto, duri, la gente ha perso il lavoro, che ancora oggi è pochissimo, oltre alle case. So che anche qui in Italia sono tempi difficili, e il recente terremoto ha contribuito a questa tragedia. Questa è una canzone per tutte le persone che stanno soffrendo", ha detto commosso prima di intonare "Jack of all trades", scatenando un boato solidale a San Siro.

Commozione anche per il ricordo per l'amato compagno di mille avventure Clarence Clemons, sostituito al sax nella E-stree Band dal nipote Jake, già molto amato dal pubblico. E poi, classico finale, in linea con i tuor precedenti, con i 60mila spettatori ballavano twist & shake e i consueti divertenti siparietti con l'amico chitarrista Little Steven.



La grande stagione dei concerti che quest'estate muoverà 1,5 milioni di persone, per il 10% stranieri, in tutta Italia, continuerà con Madonna (martedì 12 a Roma, giovedì 14 a Milano, sabato 16 a Firenze, per un totale di 130mila persone attese), organizzato da Live Nation, le altre date di Bruce Springsteen (domenica allo stadio Franchi di Firenze, lunedì al Nereo Rocco di Trieste, per un totale di 71mila persone), e i grandi festival rock: Postepay Rock in Roma (300mila persone all'Ippodromo delle Capannelle dal 7 giugno al 2 agosto), City Sound all'Ippodromo di San Siro a Milano (oltre 50mila persone da 2 al 30 luglio), con gli artisti rimasti orfani dell'Arena Civica al centro di polemiche e sentenze del Tar, e Heineken Jammin' Festival (oltre 50mila spettatori dal 5 al 7 luglio a Milano), organizzati da Live Nation, I 10 Giorni Suonati al Castello Sforzesco di Vigevano (attesi in 30mila dal 13 giugno al 24 luglio), sempre di Barley Arts.



C

lunedì 21 maggio 2012

Lucio Dalla


Il manager di Dalla conferma: «Il testamento non esiste»

di Deborah DiraniCronologia articolo5 marzo 2012

In questo articoloMedia



Argomenti: Musica
Fondazione Carisbo
Fondazione Carsibo
Bruno Sconocchia
Aspertini
Berruti
Kounellis
Benedetto Zacchiroli
Jole Faccani

..Storia dell'articoloChiudi Questo articolo è stato pubblicato il 05 marzo 2012 alle ore 13:39.



.

Accedi a My

Murales in onore di Lucio Dalla, realizzato dal writer Raffo su muro a Napoli (Olycom)

«Pensa che disastro se morissi adesso che non ho fatto testamento». Rideva Lucio Dalla poco tempo fa, parlando con un suo ex collaboratore di cosa sarebbe successo se fosse morto all'improvviso. Era scaramantico Dalla: sulla sua bara c'era un cornetto rosso, arrivato apposta da Napoli. Forse anche per questa sua caratteristica, forse perché si sentiva in forze e pieno di vita, o forse perché per lui la morte era solo l'inizio del secondo tempo: il testamento non c'è.



Lucio Dalla è morto lasciando dietro di sé un patrimonio che è impossibile stimare ma di cui si presume l'enorme valore. Solo la superficie immobiliare di via D'Azeglio 15, dove abitava: quattro piani e un seminterrato per tremila metri quadrati (di quella casa diceva orgoglioso «incomincia in Piazza Maggiore»). E poi terreni in provincia di Catania, altri in Puglia, la casa alle isole Tremiti (regalo, pare, degli abitanti dell'isola alla mamma del cantautore data in cambio dei suoi servizi di sarta, ma questa del dono forse è leggenda: la casa dove aveva anche uno studio di registrazione, no). I diritti d'autore, di cui è impossibile stabilire il valore economico perché coperti dalla privacy. E poi le opere d'arte che comperava da appssionato di arte moderna e contemporanea: Aspertini, Berruti, Kounellis, Paladino e, pare, un Klimt. Un museo di cui il cantautore andava orgoglioso e che forse avrebbe voluto allargare: giusto pochi giorni fa si era incontrato con il presidente della Fondazione Carisbo, Fabio Roversi Monaco: per avere consigli sulle opere, ma anche, probabilmente, per confrontarsi sulla realizzazione del suo ultimo progetto: la Fondazione Dalla.



fotoCon Morandi e De Gregori, l'ultimo Dalla











La carriera di Dalla





L'ultimo saluto a Lucio Dalla



videoMorto Lucio Dalla, l'esibizione a Sanremo 2012









L'anno che verrà





Lucio Dalla - Caruso



Vedi tutti »

sondaggiMusica e ricordi / Votate la canzone di Lucio Dalla che vi ha emozionato di più



articoli correlati4 marzo 2012 «Buon compleanno Lucio»



Lucio Dalla, oggi il grande saluto di Bologna. Sulla bara un cornetto, una rosa e una sigaretta



Il legale di Dalla: «Del testamento si parlerà da lunedì. Una fondazione per Bologna a nome di Lucio»



Vedi tutti » Ed è proprio sulla Fondazione, a cui Lucio e i suoi più stretti collaboratori stavano lavorando già da qualche tempo, che è catalizzata l'attenzione. «Per quanto ci riguarda - spiegano dalla PhD, la società del suo manager Bruno Sconocchia - la Fondazione si deve fare e si farà. Del testamento non sappiamo niente, ma la volontà di Lucio era la Fondazione e noi a questo lavoreremo». Conferme circa il proseguimento dei lavori in questo senso lo dà anche Benedetto Zacchiroli, consigliere comunale del Pd e amico fraterno di Lucio Dalla: «Sì, Lucio voleva quella findazione: non era solo un progetto campato in aria. Per quanto mi risulta, anche se ora è tutto troppo recente e il dolore è ancora fresco, la Fondazione Dalla si farà».

Certo è che mancando un testamento come continuano a confermare amici del cantautore che lo conoscevano molto bene, sarà necessario un gentleman agreement tra i diretti eredi, tra cui il cugino Andrea Faccani, uno dei figli dei cinque frateli di Jole Faccani, la madre di Dalla.



Ma se questo auspicato gentleman agreement non ci sarà, sono in molti a scommettere su una guerra all'ultimo centesimo. E proprio per questo fiorire di parenti (domenica a ridosso del funerale una cugina del cantatutore ha dichiarato di averlo visto nascere in casa il 4 marzo di 69 anni prima) si complica la situazione del compagno degli ultimi 8 anni di vita di Lucio Dalla: Marco Alemanno. «Fosse stata una donna - dice a denti stretti un amico comune dei due - il problema si sarebbe posto in maniera diversa. Così sarà difficile che qualcuno gli riconosca un legame e un diritto all'eredità». L'amore, la vicinanza, il sostegno, senza un testamento non bastano. Ma probabilmente, in queste ore a Marco Alemanno, pietrificato dal dolore della perdita del compagno, non è il diritto ad ereditare a togliere la pace e il sonno.



martedì 6 marzo 2012

Lucio Dalla


Il manager di Dalla conferma: «Il testamento non esiste»

di Deborah DiraniCronologia articolo5 marzo 2012

In questo articoloMedia



Argomenti: Musica
Fondazione Carisbo
Fondazione Carsibo
Bruno Sconocchia
Aspertini
Berruti
Kounellis
Benedetto Zacchiroli
Jole Faccani

..Storia dell'articoloChiudi Questo articolo è stato pubblicato il 05 marzo 2012 alle ore 13:39.



.

Accedi a My

Murales in onore di Lucio Dalla, realizzato dal writer Raffo su muro a Napoli (Olycom)

«Pensa che disastro se morissi adesso che non ho fatto testamento». Rideva Lucio Dalla poco tempo fa, parlando con un suo ex collaboratore di cosa sarebbe successo se fosse morto all'improvviso. Era scaramantico Dalla: sulla sua bara c'era un cornetto rosso, arrivato apposta da Napoli. Forse anche per questa sua caratteristica, forse perché si sentiva in forze e pieno di vita, o forse perché per lui la morte era solo l'inizio del secondo tempo: il testamento non c'è.



Lucio Dalla è morto lasciando dietro di sé un patrimonio che è impossibile stimare ma di cui si presume l'enorme valore. Solo la superficie immobiliare di via D'Azeglio 15, dove abitava: quattro piani e un seminterrato per tremila metri quadrati (di quella casa diceva orgoglioso «incomincia in Piazza Maggiore»). E poi terreni in provincia di Catania, altri in Puglia, la casa alle isole Tremiti (regalo, pare, degli abitanti dell'isola alla mamma del cantautore data in cambio dei suoi servizi di sarta, ma questa del dono forse è leggenda: la casa dove aveva anche uno studio di registrazione, no). I diritti d'autore, di cui è impossibile stabilire il valore economico perché coperti dalla privacy. E poi le opere d'arte che comperava da appssionato di arte moderna e contemporanea: Aspertini, Berruti, Kounellis, Paladino e, pare, un Klimt. Un museo di cui il cantautore andava orgoglioso e che forse avrebbe voluto allargare: giusto pochi giorni fa si era incontrato con il presidente della Fondazione Carisbo, Fabio Roversi Monaco: per avere consigli sulle opere, ma anche, probabilmente, per confrontarsi sulla realizzazione del suo ultimo progetto: la Fondazione Dalla.



fotoCon Morandi e De Gregori, l'ultimo Dalla











La carriera di Dalla





L'ultimo saluto a Lucio Dalla



videoMorto Lucio Dalla, l'esibizione a Sanremo 2012









L'anno che verrà





Lucio Dalla - Caruso



Vedi tutti »

sondaggiMusica e ricordi / Votate la canzone di Lucio Dalla che vi ha emozionato di più



articoli correlati4 marzo 2012 «Buon compleanno Lucio»



Lucio Dalla, oggi il grande saluto di Bologna. Sulla bara un cornetto, una rosa e una sigaretta



Il legale di Dalla: «Del testamento si parlerà da lunedì. Una fondazione per Bologna a nome di Lucio»



Vedi tutti » Ed è proprio sulla Fondazione, a cui Lucio e i suoi più stretti collaboratori stavano lavorando già da qualche tempo, che è catalizzata l'attenzione. «Per quanto ci riguarda - spiegano dalla PhD, la società del suo manager Bruno Sconocchia - la Fondazione si deve fare e si farà. Del testamento non sappiamo niente, ma la volontà di Lucio era la Fondazione e noi a questo lavoreremo». Conferme circa il proseguimento dei lavori in questo senso lo dà anche Benedetto Zacchiroli, consigliere comunale del Pd e amico fraterno di Lucio Dalla: «Sì, Lucio voleva quella findazione: non era solo un progetto campato in aria. Per quanto mi risulta, anche se ora è tutto troppo recente e il dolore è ancora fresco, la Fondazione Dalla si farà».

Certo è che mancando un testamento come continuano a confermare amici del cantautore che lo conoscevano molto bene, sarà necessario un gentleman agreement tra i diretti eredi, tra cui il cugino Andrea Faccani, uno dei figli dei cinque frateli di Jole Faccani, la madre di Dalla.



Ma se questo auspicato gentleman agreement non ci sarà, sono in molti a scommettere su una guerra all'ultimo centesimo. E proprio per questo fiorire di parenti (domenica a ridosso del funerale una cugina del cantatutore ha dichiarato di averlo visto nascere in casa il 4 marzo di 69 anni prima) si complica la situazione del compagno degli ultimi 8 anni di vita di Lucio Dalla: Marco Alemanno. «Fosse stata una donna - dice a denti stretti un amico comune dei due - il problema si sarebbe posto in maniera diversa. Così sarà difficile che qualcuno gli riconosca un legame e un diritto all'eredità». L'amore, la vicinanza, il sostegno, senza un testamento non bastano. Ma probabilmente, in queste ore a Marco Alemanno, pietrificato dal dolore della perdita del compagno, non è il diritto ad ereditare a togliere la pace e il sonno.



venerdì 2 marzo 2012

Lucio Dalla è morto


È morto Lucio Dalla, il poeta di «Piazza Grande»

di Francesco Prisco. All'interno articolo di Silvia SperandioCronologia articolo1 marzo 2012Commenti (14)

In questo articoloMedia



Argomenti: Lucio Dalla
Luigi Tenco
Rai Due
Roberto Roversi
Pavarotti
Gino Paoli
Silvio Berlusconi
Susanna Camusso
Pippo Baudo

..Storia dell'articoloChiudi Questo articolo è stato pubblicato il 02 marzo 2012 alle ore 10:00.

L'ultima modifica è del 01 marzo 2012 alle ore 15:16.

.

Accedi a My

Fiori davanti alla casa di via d'Azeglio a Bologna dove abitava Lucio Dalla. (Ansa)

Due date. La prima è 4 marzo 1943: giorno di nascita e insieme titolo del brano che segna l'ascesa di una stella di prima grandezza dell'italico catautorato. La seconda è 1 marzo 2012, giorno in cui quella stessa stella si eclissa per sempre.



Si sa che la storia della musica leggera è piena di incredibili congiunzioni astrali. E così Lucio Dalla, nato a Bologna quasi 69anni fa, se ne va per attacco cardiaco a tre giorni esatti di distanza dal «suo» giorno. Per giunta a Montreux, città svizzera in cui era arrivato per quello che sarebbe stato il suo ultimo tour ma soprattutto capitale europea del jazz, il genere musicale che ne ha segnato gli esordi. Se volessimo pesarne l'importanza con la fama, sarebbe sufficiente raccogliere una decima parte del fiume di dichiarazioni che politici, opinion leader, uomini e donne di spettacolo in queste ore gli stanno tributando.



fotoCon Morandi e De Gregori, l'ultimo Dalla











La carriera di Dalla



videoMontreux, Lucio Dalla - Intervista a Pascal Pellegrino, direttore stagione culturale di Montreux











Montreux, Lucio Dalla - Intervista a Ezio Vialmin, ristoratore di origini italiane che ha assistito al concerto





Morto Lucio Dalla, l'esibizione a Sanremo 2012

Vedi tutti »

sondaggiMusica e ricordi / Votate la canzone di Lucio Dalla che vi ha emozionato di più



articoli correlatiCaro amico di clarinetto, quanto ci mancherai



Il poeta di piazza Grande. Grande come lui



È morto Lucio Dalla. Colpito da un infarto, era in Svizzera per una serie di concerti



Vedi tutti » Un fiume di omaggi. C'è di tutto: dall'ultima vincitrice di Sanremo Emma («Grande perdita») a Valentino Rossi che lo ricorda come amico; dall'erede e concittadino Samuele Bersani a Pierluigi Bersani («Era un poeta»); da Renzo Arbore («Si studierà a scuola») a Pippo Baudo («Rivoluzionò il festival della canzone italiana»), da Susanna Camusso che ricorda «L'anno che verrà» a Gianfranco Fini che lo piange postando un video su Twitter a Silvio Berlusconi che lo ricorda al vertice del Ppe. Sul web si rincorrono intanto i tributi di innumerevoli fan ed estimatori.



Cinquant'anni di carriera. Popolarità maturata in quasi cinquant'anni di carriera ai massimi livelli. Certo, Dalla non è stato sempre all'altezza di sé stesso: trascurabile, per esempio, il ritorno in gara a Sanremo consumatosi giusto una manciata di giorni fa. Si era presentato accompagnando il fenomeno da talent-show Pierdavide Carone, con il quale aveva eseguito un brano modesto, «Nanì», del quale è anche co-autore. Ma ogni tanto anche Omero si addormenta e una pagina da sorvolare in fretta in una biografia intensa e appassionante scappa pure all'autore più consumato.



Gli esordi. Nel 1964 debutta al Cantagiro, a 21 anni: presenta «Lei», scritta da Gino Paoli. A Sanremo desta non poca curiosità con «Bisogna saper perdere», abbinato con i Rokes di Shel Shapiro. Il 1967 fu l'anno del suicidio di Luigi Tenco che collaborò con Dalla per uno dei testi del primo disco, «Mondo di uomini», e con cui aveva stretto amicizia.



Il successo. L'affermazione vera e propria arriva nei primi anni Settanta: dalla stessa «4 marzo 1943» a «Il gigante e la bambina», ma la sua vena artistica giunge a maturazione tra il ‘74 e il ‘77, con la collaborazione con il poeta Roberto Roversi. Con «Com'è profondo il mare» Dalla diventa cantautore e le vendite dei suoi dischi decollano anche grazie a genialate in forma di musica come «Disperato erotico stomp». Nel 1978 realizza «Lucio Dalla», uno dei dischi più importanti della musica leggera italiana, e probabilmente il più rappresentativo dell'artista bolognese. «Anna e Marco» e «Stella di mare» diventano dei classici.



Nella «Repubblica delle Banane». Nello stesso periodo, l'amicizia con Francesco De Gregori sfocia in alcuni brani cantati in coppia («Cosa sarà» e «Ma come fanno i marinai») e un tour congiunto, «Banana republic» che resta nella storia. Dall'esperienza, cui partecipa tra l'altro Ron, viene tratto un fortunatissimo album live.



La svolta pop. Nel 1986 incide «Caruso», omaggio al celebre tenore napoletano che diventa il suo maggiore successo: verrà ripresa anche da Pavarotti e incisa in una trentina di versioni in tutto il mondo. Ma siamo su territori decisamente più «easy listening» e pop rispetto alle origini. Il 1988 è l'anno di una nuova, inattesa accoppiata con Gianni Morandi, per un album e un tour. Nel 1990, Dalla stupisce ancora, con una canzone di Ron, la filastrocca «Attenti al lupo» che diventa uno dei suoi brani più conosciuti nonostante la critica non gradisca. Grazie anche a questa canzone, il disco «Cambio» stabilisce il suo record di vendite. Eclettico negli anni Novanta: dirige la sua etichetta, la Pressing, compone musiche per film, realizza programmi tv, dipinge e fa il gallerista, incide «Pierino e il lupo», si cimenta con la musica classica e continua la sua attività di talent-scout.



Il ritorno con De Gregori. Il 2010 si apre con la notizia di un concerto insieme con Francesco De Gregori, a trent'anni da «Banana Republic», al Vox club di Nonantola, con la denominazione «Work in progress». Il concerto in breve tempo diventa «tutto esaurito» in prevendita. La coppia conduce la nuova trasmissione televisiva di Raidue, intitolata «Due», durante la quale i cantanti si esibiscono, singolarmente e in duetto, in cover e brani del loro repertorio. Amante delle isole Tremiti, Lucio Dalla è stato il direttore artistico del festival «Il mare e le stelle». Oltre che avventore di alcune delle località meno note e più affascinanti della costiera amalfitana. Ci mancherà: di gente in giro come lui, ce n'è rimasta davvero poca. Del resto lui stesso era stato chiaro: «E se non ci sarà più gente come me/ voglio morire in Piazza Grande, tra i gatti che non han padrone come me/ attorno a me»