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venerdì 6 luglio 2012

Legale scambiare software usato


il 04/07/2012 alle 16:00

La Corte di Giustizia Europea ha pronunciato una sentenza che può senza dubbio definirsi storica:è del tutto legale comprare una licenza software usata da un altro utente e applicarla per attivare un programma, anche se questo è stato scaricato da Internet.
In poche parole chi ha comprato un programma (un sistema operativo, un gestionale, ecc) distribuito sul Web può rivenderlo o barattarlo con un altro senza commettere alcun reato. La sentenza è stata emessa nell’ambito di uno scontro legale tra Oracle e la UsedSoft, società che rivende le licenze acquistate dai clienti di Oracle. La Corte di Giustizia Europea ha stabilito adesso che chi vende un programma con licenza d’uso consentendone il download non può opporsi ad una sua eventuale rivendita né pretendere un corrispettivo per ogni transazione successiva al primo acquisto.
Le licenze dei software possono essere quindi vendute liberamente anche se sono distribuite tramite il Web (Oracle invece sosteneva che il principio si potesse applicare soltanto ai programmi distribuiti su supporti fisici, come CD e DVD). Naturalmente l’utente che vende un software non potrà continuare ad utilizzarlo e sarà tenuto a disinstallarlo dal proprio PC. Nel caso di software con licenza multiple l’acquirente originale potrà rivenderlo in blocco ad un solo utente e non a tanti soggetti differenti.

sabato 30 giugno 2012

Riorganizzazione giustizia Latina e provincia


Latina, riorganizzazione della giustizia: il Pd insorge

Cronaca - CRONACA : LATINA
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A difesa dei cosiddetti «tribunalini» e dunque contro l'ipotesi di tagliare tali uffici giudiziari, tra cui vi sono quelli di Terracina, Gaeta e Anzio, interviene ora l'onorevole Enrico Gasbarra, che insieme ai colleghi del Pd Jean Leonard Touadi, Donatella Ferranti e Sesa Amici, ha presentato un'interrogazione al ministro della giustizia, Paola Severino. Per l'esponente del Partito democratico l'eliminazione di tali uffici porterebbe solo problemi, un risparmio minimo e tanti disagi per i cittadini.

L'autore dell'interrogazione indica gli uffici che a suo avviso non devono essere tagliati. Tra questi cita la sezione distaccata del Tribunale di Velletri, ad Anzio, e il Giudice di pace di Anzio, specificando che se comunque dovesse passare l'ipotesi della soppressione sarebbe preferibile accorpare tali uffici a Latina, più vicina di Velletri per i cittadini di quella zona e meglio collegata. Gasbarra insiste quindi per mantenere le due sezioni distaccate del Tribunale di Latina, a Terracina e Gaeta, e anche gli uffici del Giudice di pace presenti in tali centri, oltre ovviamente a mantenere in vita lo stesso Tribunale di Latina.
«La criticità che pervade la regione Lazio, in ordine al bacino d'utenza, alla forte presenza della criminalità, a problemi logistici e alla distanza tra le diverse sedi soppresse e le altre accorpate, consiglia una seria riflessione sul progetto di revisione della geografia giudiziaria, valutando le conseguenze di un oggettivo peggioramento del servizio giustizia a fronte di risparmi economici di scarsa entità». Gasbarra ha chiesto così al guardasigilli di «avviare una discussione ampia e condivisa delle linee guida sulla base delle quali esercitare la delega» per la revisione della geografia giudiziaria e di «garantire l'individuazione di criteri oggettivi e razionali, che tendano alla valorizzazione e non al taglio lineare degli uffici giudiziari».
Clemente Pistilli

martedì 26 giugno 2012

Caselli "L'assalto alla giustizia continua"


Caselli: "L'assalto alla giustizia continua, anche con Monti al governo non cambia nulla"

di Antonella Loi
"L'assalto alla giustizia cominciato una ventina di anni fa non è finito e in ogni caso i suoi effetti rovinosi e devastanti possono resistere a lungo, almeno fino a quando la voglia di impunità della classe politica continuerà ad essere presente". Come dire che se l’epoca di Silvio Berlusconi sembra essere tramontata, l’esercizio attivo della contrapposizione tra politica e magistratura tutt’altro. E neanche l’avvento di Monti ha segnato un’inversione di tendenza. Giancarlo Caselli, procuratore capo di Torino, autore del pamphlet (a tratti) autobiografico, Assalto alla giustizia (Melampo), spiega che il “berlusconismo” da un lato e la corruzione di parte della classe politica dall'altro, gli interessi incrociati e trasversali, fino alla presunta trattativa tra lo Stato e la mafia – di cui però il magistrato, capo della procura di Palermo negli anni successivi alle stragi del ’92, non vuol parlare "per rispetto verso le inchieste in corso" - continuano a produrre humus: l’attacco mirato a ridurre l’indipendenza della magistratura, subordinandola possibilmente al potere politico, resta narrazione attuale.
Caselli, la cronaca di queste settimane sembra riportarci indietro nel tempo.
"E’ evidente. Finché il governo si limita a proporre specifici temi, quali il problema carceri, modifiche al processo civile, una nuova geografica giudiziaria con la redistribuzione degli uffici nel territorio, tutto va bene. Ma non appena il discorso comincia ad allargarsi a corruzione, concussione, falso in bilancio, responsabilità civile del magistrato, intercettazioni ecco che scoppia nuovamente la bagarre".
L’istinto di autoconservazione della “casta” riemerge puntuale. Lei nel libro parla di “tossine sparse nella società italiana”.
"Prendiamo la questione della responsabilità civile dei magistrati: è un problema delicatissimo che invece di essere affrontato serenamente in un dibattito approfondito viene affrontato agitando lo strumento come una clava e quindi come minaccia all'indipendenza e ulteriore assalto alla giustizia".
La responsabilità dei magistrati, alla fine, è rimasta indiretta.
"Il problema sta tutto lì: si è cercato di introdurre la responsabilità diretta per gli errori giudiziari che non c'è in nessun'altro Paese europeo. E qualcuno ha detto che su questo punto non avrebbe votato la fiducia. Di nuovo bagarre: tutte le volte che i temi sono sensibili e toccano interessi per i quali vale il principio della giustizia ‘à la carte’ o riguardano l’indipendenza della magistratura, l’epilogo è questo".
Giustizia "à la carte”, che lei considera “un’idea tutta italiana diffusa in maniera capillare”, dalla quale non è immune la “fragile opposizione parlamentare”. Di questo senso di giustizia è corresponsabile il Pd?
"Nel mio libro ci sono pagine doverosamente dedicate anche al centrosinistra, che stava all’opposizione quando governava Berlusconi. Da parte loro di fronte all’assalto alla giustizia spesso nessuna convinta opposizione dialettica, fino al paradosso della rassegnazione, quando non addirittura di una certa voglia di omologazione e appiattimento sulle tesi, sugli slogan dell'avversario".
Per esempio?
"Le leggi vergogna cancellate solo dall’intervento della Corte costituzionale, leggi ad personam mai cambiate, il responsabile Giustizia del Pd che pubblica il suo programma sul Foglio di Ferrara, l’insofferenza nei confronti dei movimenti di base che sollevano sacrosanti problemi legati alla giustizia, la stagione della bicamerale, fino al paradosso di non parlare letteralmente dei guai giudiziari del leader della maggioranza".
Torna in auge anche il tema intercettazioni che in qualche modo ha coinvolto anche il presidente della Repubblica. 
"Dico solo una cosa: le intercettazioni sono come le radiografie che tutelano la salute e servono per vedere dentro, vedere meglio, scoprire ciò che altrimenti resterebbe ignoto a scapito della salute. Allo stesso modo le intercettazioni consentono di vedere in profondità sotto l'apparenza, la verità dei fatti, circostanze e responsabilità che altrimenti non verrebbero individuate. Le intercettazioni giudiziarie tutelano insomma la sicurezza e la salute sociale. Ridurle significherebbe ridurre la sicurezza dei cittadini. Perché qua, intendiamoci, si parla di assassini, stupratori, ladri estortori, trafficanti di droga, sfruttatori di prostitute, concussori, bancarottieri, usurai. Perché sacrificare la sicurezza collettiva sull’altare dei segreti pubblici o privati di qualcuno?".
Nessun abuso quindi secondo lei?
"Io credo che non ce ne siano: e se anche ce ne fossero, non è che si butta via il bambino con l'acqua sporca. Si pulisce l'acqua se necessario".
I No Tav la accusano di voler delegittimare il movimento con le sue inchieste.
"Accusa falsa e infondata. Come sempre si perseguono unicamente fatti specifici e persone singole, non movimenti. Il fatto grave riguarda le scritte sui muri di Torino e di altre città con insulti e minacce di morte. Il libro è uscito alla fine dello scorso anno ma è 'profetico': la giustizia ‘a la carte’ si sta estendendo anche attraverso a quelle scritte che già allora erano comparse e che poi si sono moltiplicate in maniera vigliacca e incivile".
Le danno del mafioso.
"Quando mi occupavo di terrorismo con Dalla Chiesa mi davano del fascista, poi, una volta giunto a Palermo per contrastare la mafia, diventai comunista. Adesso, stando a quelle scritte infami, sono diventato addirittura mafioso. Una cosa che se non fosse per la violenza insita in queste parole, farebbe ridere per la totale ignoranza. E questo è accaduto perché la procura da me guidata applica la legge anche in Val di Susa, dove per mesi le forze dell'ordine sono state oggetto di assalti illegali: tirare massi e bombe carta non è manifestare. Ecco, è la legalità che diventa un paio di pantofole che si usano quando fa comodo".
L'antidoto per difendersi dall’"assalto" esiste?
"Nel libro riporto modeste proposte, cose elementari a costo zero. La prescrizione: noi siamo l'unico Paese al mondo dove la prescrizione non si interrompe mai. Ovunque si interrompe quando viene esercitata l'azione penale o quando interviene la condanna di primo grado. Da noi mai. Ecco perché i processi non finiscono più, perché evidentemente conviene non farli finire. Ancora: le notifiche al difensore di fiducia sono un labirinto, sarebbe semplice modificarle rendendole più razionali, più logiche, solo per fare qualche esempio. Di giustizia si parla tanto ma poi non si fa nulla e, anzi, se ne vuole di meno per tutelare i propri interessi. Anche questo è un assalto alla giustizia".
22 giugno 2012

Paese muore di sommerso e corruzione


Lavoro/Ex pool mani pulite: Paese muore di sommerso e corruzione

Legalità sola condizione sviluppo; Speranza in minoranze evolute


      TMNEWS
Milano, 26 giu. (TMNews) - Strumenti investigativi smussati, o fortemente indeboliti; riforme giudiziarie fatte nell'interesse dei corruttori o dei concussi: economia drogata da un'illegalità di massa e crescita bloccata soprattutto da corruzione e mafia, ormai, in questa Italia del 2012, "componenti della costituzione materiale del Paese". E' il quadro della legalità in Italia, tratteggiato ieri sera, con la forza della testimonianza diretta e con dati alla mano, dai magistrati protagonisti dei grandi processi degli anni Novanta, riuniti a convegno a Milano.

A vent'anni da Tangentopoli, lo stato della legalità, in Italia, se possibile, è peggiorato; rimane aperto il nodo dei rapporti tra mafia e politica. "Le aristocrazie mafiose si stanno integrando nella società come borghesia produttiva" e se un sottosegretario è condannato in primo e secondo grado, a differenza della Prima repubblica, non si dimette. Con contraccolpi pesantissimi sull'economia del Paese. Che si trova nello stato attuale non per mancate riforme liberalizzatrici ma per la zavorra insostenibile della corruzione e del sommerso. E "se in Italia c'è crescita zero - osserva uno dei magistrati del pool Mani pulite, Piercamillo Davigo - ciò deriva principalmente dalla criminalità economica. Perché con il trenta per cento di Pil di sommerso, significa che questo Paese sta morendo per evasione fiscale".

I magistrati dell'ex pool Mani Pulite si sono riuniti a Milano nella giornata dell'anteprima del festival dedicato ai temi dello sviluppo e dell'occupazione: "Le cinque giornate del lavoro", con 25 eventi e oltre cento ospiti, che si terrà da oggi al 29 giugno a Palazzo Reale a Milano. Ospiti, oltre al sociologo Nando Dalla Chiesa, alcuni ex giudici di Milano: Piercamillo Davigo, Antonio Di Pietro, Francesco Greco; e Roberto Scarpinato, del pool Antimafia di Palermo, attuale procuratore generale a Caltanissetta.

(segue)