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mercoledì 23 luglio 2014

2014: L’ARSENICO NELL’ACQUA È SERVITO

2014: L’ARSENICO NELL’ACQUA È SERVITO
É una storia che dura da 13 anni, quella dell’inquinamento da arsenico nel nord del Lazio e ora dopo tre deroghe arrivano le sanzioni dall’Europa. «La Commissione Europea apre una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia per la sua incapacità di garantire che l’acqua destinata al consumo umano sia conforme alle norme europee. La contaminazione dell’acqua da arsenico e fluoro è un problema annoso in Italia, in particolare nel Lazio. Questo è quanto si legge in una nota arrivata da Bruxelles. La direttiva sull’acqua potabile impone agli Stati membri di controllare e testare l’acqua destinata al consumo umano in base a 48 parametri microbiologici e chimici e indicatori – spiega il comunicato –. Se si riscontrano nell’acqua livelli elevati di arsenico o di altri inquinanti, gli Stati membri possono derogare per un periodo limitato di tempo ai valori limite fissati dalla direttiva, purché la deroga non presenti un potenziale pericolo per la salute umana e l’approvvigionamento delle acque destinate al consumo umano nella zona interessata non possa essere mantenuto con nessun altro mezzo congruo».
Così un allarme annunciato nel lontano 2001, e non perché ci siano stati casi particolari d’inquinamento, ma per il semplice fatto che entrò in vigore una normativa europea che imponeva limiti precisi all’inquinamento dell’acqua potabile gli unici interventi, presi da quattro Giunte di colore politico diverse, anche se quella Zingaretti – in sella da circa un anno – rivendica una spesa di 40 milioni di euro per far fronte all’emergenza, si sono limitati all’emettere ordinanze di divieto di consumo nelle aree più critiche.
«La direttiva consente al massimo tre deroghe, ciascuna limitata a tre anni. Gli Stati membri possono derogare due volte e, in casi eccezionali, possono chiedere alla Commissione una terza deroga – aggiunge da Bruxelles –. All’Italia sono già state concesse tre deroghe e non è possibile autorizzarne altre. Il periodo di deroga era finalizzato a consentire di trovare soluzioni durature. Tuttavia, più di un anno dopo la scadenza della terza deroga, l’Italia continua a violare la direttiva. Le decisioni di deroga stabiliscono condizioni rigorose per tutelare la salute umana. All’Italia era stato chiesto di assicurare che fosse disponibile l’approvvigionamento di acqua salubre destinata al consumo da parte dei neonati e dei bambini fino all’età di tre anni. Le deroghe erano subordinate al fatto che l’Italia fornisse agli utenti informazioni adeguate su come ridurre i rischi associati al consumo dell’acqua potabile in questione e, in particolare, i rischi associati al consumo di acqua da parte dei bambini. L’Italia era tenuta inoltre ad attuare un piano di azioni correttive e a informare la commissione in merito ai progressi compiuti».
Quindi per l’Unione Europea non solo non si è trovata una soluzione, ma è mancata anche una comunicazione alla popolazione atta a mitigare i danni e quindi poiché «i valori limite per arsenico e fluoro non sono ancora rispettati in 37 zone di approvvigionamento di acqua in Lazio», su raccomandazione del commissario per l’Ambiente, Janez Potocnik «la Commissione invia una lettera di costituzione in mora all’Italia, la prima fase formale della procedura di infrazione».
Inutile dire che ne è subito nato un battibecco politico tra opposte fazioni – dal 2001 al 2006 ha governato la Regione Lazio il centrodestra, dal 2006 al 2011 il centrosinistra, dal 2011 al 2013 di nuovo il centrodestra e dal 2013 il centrosinistra – che poco ha di costruttivo.
Vale la pena citare, però, il punto di vista di chi l’emergenza lunga 13 anni la vede da vicino: l’Associazione Italiana Medici per l’Ambiente (ISDE).«Siamo stati come profeti nel deserto. Il problema dell’acqua all’arsenico nell’alto Lazio ha visto susseguirsi interventi non risolutivi, e il risultato è che i livelli di questa sostanza sono tutti sopra i 10 microgrammi. Un problema serio per la popolazione del viterbese, che ormai è una popolazione cavia. Gli studi si susseguono negli adulti, e noi medici oltre ai dati allarmanti vediamo l’aumento di malattie collegate all’arsenico nell’acqua. E preoccupa l’assenza di informazioni e studi su donne incinte e bambini – afferma Antonella Litta referente per la zona di Viterbo di ISDE –. A colpire è anche il fatto che la soglia di sicurezza, che è stabilita per legge, nelle altre regioni è stata raggiunta e i problemi sono stati risolti in modo definitivo. È il caso della Toscana, che si è dotata di un potente dearsenificatore e dove ormai l’arsenico nell’acqua è prossimo allo zero».
Secondo Litta la soluzione del problema arsenico nel Lazio è ancora lontana, mentre come medici vedono un aumento delle malattie probabilmente legate all’arsenico. «Dieci anni di rinvii sono intollerabili, anche considerato il fatto che l’Italia esporta da decenni i dearsenificatori in tutto il mondo. Spero – ribadisce Antonella Litta – che il pungolo UE possa costituire una “sveglia” e chi deve faccia la sua parte».
Eppure non si tratta di evidenze nascoste. Uno studio epidemiologico del Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale, per cui della stessa Regione Lazio, pubblicato nell’aprile del 2014, quindi oltre due anni fa, tracciava un quadro chiaro e inquietante: l’aumento di mortalità per malattie associate all’arsenico nelle zone interessate è del 10% per le donne e del 12% per gli uomini. E nel 2010 fu dichiarato nei 91 comuni del Lazio lo stato d’emergenza per l’inquinamento dell’acqua potabile da arsenico.

E la cronologia della vicenda inchioda alle sue responsabilità la politica. La Direttiva Unione Europea (DWD) 98/83/CE che fissa il limite dell’arsenico nell’acqua potabile a <10 1.060.391="" 10="" 1998="" 2001="" 2009="" 2010="" 2014="" 20="" 22="" 31="" 60="" 9="" a="" abitanti="" acqua="" acquedotti="" ai="" all="" alla="" anche="" ancora="" anni="" arrivano="" arsenico.="" arsenico="" assenza="" bruxelles="" che="" chiede="" come="" complicate.="" comuni="" con="" concedendo="" concentrazione="" concentrazioni="" continuavano="" d.="" d="" dagli="" dall="" dearsenificatori="" degli="" dei="" del="" della="" deroga="" deroghe="" di="" due="" e="" emergenza="" essere="" febbraio="" fronteggiare="" g="" genzia="" grazie="" il="" indica="" indicazioni="" inferiore="" inferiori="" italia="" itro.="" itro="" l="" la="" latina="" lazio="" le="" lgs.="" limite="" lo="" locale="" mbiente="" mentre="" miscelarla="" mondiale="" nel="" nell="" nella="" nemmeno="" non="" obiettivo="" ottiene="" ottobre="" p="" pasteggiare="" per="" portare="" potabile.="" prima="" priva="" provincia="" pu="" quali="" quarta="" quella="" queste="" realizzare="" recepita="" rganizzazione="" riemerge="" rifiuta="" riportare="" roma="" sanit="" sarebbero="" scadute="" se="" seconda="" sempre="" sicurezza="" solo="" soluzioni="" stati="" stesso="" talia="" tra="" tramite="" tre="" troppo="" tutto="" una="" uniti="" uropa.="" valore="" viene="" viterbo="">

sabato 5 gennaio 2013

ARSENICO NELL’ACQUA: I COMUNI INTERESSATI E LE REGOLE DA RISPETTARE


ARSENICO NELL’ACQUA: I COMUNI INTERESSATI E LE REGOLE DA RISPETTARE
di G. C.
La storia dell’arsenico nell’acqua è ormai vecchia: si sapeva da tempo, infatti, che diversi acquedotti del Lazio non erano in regola con i limiti di sostanze velenose contenute nella risorsa idrica che scorre nei rubinetti, ma fino al 31 dicembre le deroghe concesse per risanare la situazione avevano permesso ai Comuni di non emettere alcuna ordinanza. La cessazione delle deroghe ha ora avuto effetto immediato e le Amministrazioni locali hanno dovuto emettere ordinanza di non potabilità.
Ad esser maggiormente colpiti dalle ordinanze di non potabilità per l’elevato contenuto di arsenico nell’acqua è la provincia di Viterbo. In particolare l’acqua non è potabile a: Civita Castellana, Bagnoregio, Blera, Bolsena, Canino, Capodimonte, Capranica, Caprarola, Carbognano, Civitella D'Agliano, Fabrica di Roma, Grotte di Castro, Ischia di Castro, Lubriano, Marta, Montalto di Castro, Monte Romano, Piansano, Ronciglione, Villa San Giovanni in Tuscia, Vetralla, Tuscania, Tessennano, Tarquinia e Viterbo.
Ordinanze di non potabilità dell’acqua anche in provincia di Roma. Non possono bere l’acqua del rubinetto i cittadini di Velletri, Lanuvio, Civitavecchia Nord (dove le famiglie hanno ricevuto una card per ritirare gratuitamente 600 litri d'acqua ciascuna), Ardea, Canale Monterano, Mazzano Romano, Anguillara Sabazia, Ponton dell'Elce e Colle Biadaro.
Le ordinanze di non potabilità dell’acqua richiedono il rispetto di alcune regole da parte dei cittadini: non basta, infatti, non bere l’acqua che scorre dai rubinetti. Nelle zone fuori legge, oltre al divieto di bere, infatti, è in vigore il divieto d’uso per cottura, reidratazione e ricostituzione di alimenti, il divieto d’uso per preparazione di alimenti e bevande, il divieto d’uso per pratiche di igiene personale che comportino ingestione anche limitata di acqua, come il lavaggio denti. È consentito l'uso dell’acqua del rubinetto per igiene personale, tranne nei casi di presenza di specifiche patologie cutanee. Tra gli usi consentiti rientrano invece le operazioni di igiene domestica (lavaggio indumenti, stoviglie e ambienti), lo scarico del wc e l'utilizzo negli impianti di riscaldamento.

martedì 1 gennaio 2013

ARSENICO E VECCHI MERLETTI: “LA BEFFA DI FINE ANNO”


ARSENICO E VECCHI MERLETTI: “LA BEFFA DI FINE ANNO”
del Comitato cittadino acqua pubblica di Aprilia
Potevano chiudere l'anno in silenzio, oppure chiedendo scusa ai cittadini per tutti i disagi che hanno dovuto sopportare nell'anno, invece i vertici di Acqualatina hanno convocato l'ennesima conferenza stampa pubblicitaria per confondere le acque e dire al mondo che hanno risolto il problema arsenico nei tempi dovuti.
La solita operazione di marketing nella peggiore tradizione delle società commerciali.
Altro che tutto concluso entro l'anno! È evidente che i lavori più importanti come la nuova condotta per collegare le sorgenti di Ninfa a Cisterna ed il dearsenizzatore alla centrale di Aprilia devono ancora essere realizzati, e dal 1° gennaio devono solo sperare che l'arsenico decida da solo di rimanere nei limiti di legge.
Acqualatina dice che è impegnata a risolvere il problema arsenico fin dal 2004, ma i fatti dicono che finché ha potuto godere delle deroghe europee ha fatto ben poco. Gli investimenti ed i rimedi sono stati adottati efficacemente solo negli ultimi due anni, a dimostrare che in ben 9 anni di gestione non hanno avuto a cuore la salute dei cittadini se non di fronte al pericolo di multe e denunce penali.
Molto invece ha fatto l'azione pressante della libera stampa e dei comitati che autonomamente hanno tenuto sotto controllo la questione arsenico denunciando tempestivamente ritardi ed inadempienze.
La società ha anche potuto contare sull'aiuto degli enti pubblici che avrebbero dovuto controllarla e sanzionarla e che invece hanno pasticciato soluzioni di salvaguardia per il gestore mettendo in secondo piano la salute pubblica.
Né un richiamo per inadempienza contrattuale, né una multa, né una penale applicata, né una riduzione tariffaria. Nulla di tutto ciò, anche se ricorrevano e ricorrono tutte le condizioni.
Ecco in quale contesto Acqualatina può continuare a sopravvivere spendendo i soldi degli utenti più per curare la sua immagine che l'acqua da erogare.
Inoltre per aver agito in ritardo ci si è affidati alla costosissima tecnologia dei dearsenizzatori che è una soluzione tampone e non ottimale, mentre si sarebbero potute trovare fonti alternative di approvvigionamento.
Resta poi da verificare (sperando che questa volta l'ASL faccia bene il suo dovere...) se l'acqua trattata non finisca per essere anche un'acqua di qualità più povera.
Ultima domanda: come viene smaltita l'acqua carica di arsenico che viene rilasciata dagli impianti di dearsenizzazione?

martedì 23 ottobre 2012

Arsenico nell'acqua, in provincia di Latina aumento di decessi del 12%

Arsenico nell'acqua, in provincia di Latina aumento di decessi del 12%

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Si muore per colpa dell'arsenico contenuto nell'acqua potabile della Regione Lazio. "Dal 1990 al 2009 la contaminazione superiore ai 20 microgrammi/litro ha causato plausibili effetti sulla salute nelle popolazioni residenti. Con un eccesso di mortalita' per tutte le cause, soprattutto tumori del polmone e della vescica negli uomini per i cittadini della provincia di Viterbo".

A stabilirlo sono i dati della prima indagine 'Valutazione epidemiologica degli effetti sulla salute in relazione alla contaminazione da arsenico nelle acque potabili nelle popolazioni residenti nei comuni del Lazio', realizzata dal Dipartimento di epidemiologia del Servizio sanitario della Regione Lazio (Ssr). Lo studio ha registrato gli effetti nel tempo dell'arsenico sulla salute delle popolazioni residenti in 91 comuni della Regione, sottoposti negli ultimi 10 anni a regime di deroga per i livelli di arsenico nelle acque destinate a consumo umano.

"Nella provincia di Latina - riporta l'indagine - si osserva un eccesso significativo della mortalita' per tutti i tumori (+12%). Per quanto riguarda la singole cause tumorali c'e' un eccesso per il tumore del polmone e per quello della vescica negli uomini". La ricerca e' stata presentata a Viterbo da Antonella Litta, referente dell'Associazione italiana medici per l'ambiente (Isde Italia) per la zona di Viterbo e da Luciano Sordini, segretario della Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg) di Viterbo.

"La ricerca - afferma Antonella Litta - risale ad aprile 2012 ma non e' mai uscita, mette finalmente nero su bianco quello che denunciamo da anni che l'arsenico e' legato ad un aumento delle morti e della malattie correlate". L'arsenico e' da decenni considerato un cancerogeno di 'classe 1' dall'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro. Eppure e' presente nelle acque potabili in Italia, da oltre dieci anni, e' "fuori controllo, arrivando a superare in alcune zone di ben 5 volte il limite previsto dall'Europa dei 10 microgrammi/litro. Un rischio elevato per la salute - avverte Litta - e il nostro Paese non e' ancora riuscito a bonificare dall'arsenico le reti idriche in molte zone della penisola". (Adnkronos Salute)