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domenica 17 agosto 2014

No Palazzo Braschi ai privati, petizione

Palazzo Braschi è un palazzo di notevole interesse storico e artistico, tutelato dalla legge e non alienabile. Da notizie diffuse dalla stampa sembra che la giunta comunale, probabilmente contando sulla distrazione dei cittadinl "per ferie", voglia concedere in uso a dei privati Palazzo Braschi.
Diciamo No ad AFFITTARE quello che è un compendio culturale di notevole interesse cittadino, non svendiamo questo patrimonio di immenso valore allo smembramento ed al degrado.
Rendiamo Palazzo Braschi uno scrigno per la cultura Terracinese, rendiamolo un edificio aperto al pubblico, farne un centro destinato ad ospitare mostre temporanee, iniziative culturali e scientifiche......
Ugo Iacoucci

Per firmare la petizione il link è qui sotto

 http://www.change.org/it/petizioni/sindaco-del-comune-di-terracina-no-palazzo-braschi-ai-privati?utm_source=guides&utm_medium=email&utm_campaign=petition_created


sabato 4 maggio 2013

LA CUCCAGNA DELLA DIFFERENZIATA. BOOM DI FIRME PER LA PETIZIONE A TERRACINA


LA CUCCAGNA DELLA DIFFERENZIATA. BOOM DI FIRME PER LA PETIZIONE A TERRACINA: OLTRE 3.500 CITTADINI CHIEDONO AL SINDACO DI ANNULLARE LA GARA
di Pierfederico Pernarella
Più ricicli, più risparmi? Macché: più ricicli, più guadagnano. Loro ovviamente, sempre loro, i privati. È il meccanismo perverso, contrario ai più semplici e scontati principi logici e di mercato, che fa delle gara in corso per l’affidamento della servizio di raccolta rifiuti un affare, un bell’affare, per una delle quattro società che si stanno contendendo l’appalto. Un meccanismo contro il quale, caso più unico che raro a Terracina, si è mobilitata una parte consistente della società civile grazie alla partnership, anche questa inedita, di tre realtà associative diverse. Un’associazione ambientalista, il WWF. Un movimento di opinione, Il Sestante. L’associazione dei commercianti, l’Ascom. E i numerosi, davvero numerosi, cittadini: 3.673, per l’esattezza. Tante sono state le firme raccolte nel giro di pochissimo tempo. Una partecipazione importante. Il numero di firme, per dirne una, a norma di Statuto comunale, sarebbe bastato a indire un referendum. Ma non è tanto una questione di numeri, che pure si sono rivelati significativi, quanto di principi, di contenuti. Quelli che ieri, nel corso di una conferenza stampa, hanno voluto ribadire con forza Giovanni Iudicone per il WWF, Francesco Pezzano per l’Ascom e Agostino Pernarella per Il Sestante. Il presupposto da cui è partita la raccolta firme lo ha spiegato Agostino Pernarella: «Una città come Terracina, sotto dissesto e una situazione economica che più nerisssima, non può permettersi un appalto del genere. Un appalto dal costo a base d’asta di 8 milioni e 100 mila euro l’anno, per sei anni, che così come è stato confezionato rischia di favorire non gli interessi della città, ma quelli del privato». Il punto primo, dunque, è questo: il costo dell’appalto è esoso e rischia di dare la botta finale ad una città morente sul piano economico e delle finanze pubbliche. Ma l’inghippo della faccenda è un altro. E lo spiega Giovanni Iudicone del WWF: «Il capitolato d’appalto, preparato dagli uffici tecnici comunali, non prevede alcun meccanismo di premialità per i cittadini-contribuenti rispetto alla crescita della percentuale di raccolta differenziata». E qual è il problema? Semplice: i guadagni che derivano dalla crescita (obbligata e prevista dal capitolato d’appalto) della raccolta differenziata finiscono dritti dritti nelle tasche del privato. Che, riciclando, guadagna due volte: conferendo sempre meno rifiuti in discarica (e a 100 euro a tonnellata è un bel risparmio) e rivendendosi il materiale da riciclare, oggi diventato quasi materia prima e dunque richiesto (e pagato bene) sul mercato. E i cittadini? Zitti a riciclare. E a pagare, sempre la stessa cifra, con buona pace dell’impegno che mettono nel rispettare tempi e modi della differenziata. Impegno, va ricordato, che è diretto. Nel capitolato sono infatti previsti due tipi di raccolta differenziata: una porta a porta e l’altra condominiale. Quindi ci sarà un pieno (e impegnativo) coinvolgimento dei cittadini. Ma con quale vantaggio, quale «premio» dall’unico punto di vista che conta: la bolletta? Nessuno. Un paradosso grande come l’affare, tutto a vantaggio del privato, in cui rischia di trasformarsi l’appalto dei rifiuti di Terracina. Un rischio chiarissimo agli oltre 3.500 cittadini che, insieme alle tre associazioni, chiedono all’amministrazione comunale di fermarsi e annullare la gara d’appalto. «Lo hanno fatto altri Comuni pontini in queste settimane - dichiara Agostino Pernarella - perché non possiamo farlo noi?». Già, bella domanda: perché non può farlo una città economicamente allo stremo, per usare un eufemismo, dove, come dichiara il presidente dell’Ascom Pezzano per citare un dato, «nel 2012 ha chiuso i battenti quasi un’impresa al giorno?». La quota ragguardevole di firme raccolte non rappresenta un traguardo per le tre associazioni, convinte più che mai ad andare fino in fondo per raggiungere il proprio obiettivo: «La cittadinanza si è dimostrata più sensibile all’argomento della classe politica, con qualche rara se non unica eccezione - concludono in coro -. Una partecipazione significativa, di cui il sindaco Procaccini farebbe bene a tener conto».
L’INCOGNITA MORELLE. DUBBI ANCHE SUL PROJECT FINANCING
di Pierfederico Pernarella
Accanto ai meccanismi per nulla virtuosi previsti nel capitolato d’appalto, WWF, Ascom e Il Sestante puntano il dito anche contro il project financing per l’impianto di compostaggio di Morelle. Del progetto, che prevede il coinvolgimento di soggetti privati per la riattivazione e la gestione della struttura, se ne sta occupando la Provincia di Latina. Ebbene nelle linee guida individuato, spiegano le tre associazioni, non viene specificato quale tipo di smaltimento verrà effettuato. I timori insomma, per dirla papale papale, è che al posto di un impianto per il riciclo della frazione umida e la produzione di compost possa spuntare un inceneritore.

domenica 11 novembre 2012

AZIONARIATO POPOLARE: BANCA ETICA LANCIA UNA PETIZIONE


AZIONARIATO POPOLARE: BANCA ETICA LANCIA UNA PETIZIONE
di Banca Popolare Etica
Nei giorni scorsi centinaia di nostri soci si sono mobilitati per chiedere al Parlamento di reintrodurre nella legge di stabilità l’esenzione dall’imposta di bollo per i micro-investimenti al di sotto dei 1.000 euro. Un’esenzione necessaria per salvaguardare le esperienze di democrazia economica e azionariato diffuso di cui anche noi siamo esempio concreto.
Una mobilitazione che ha ottenuto l’attenzione su questo tema da parte dei parlamentari e che adesso si orienta direttamente verso il governo e verso il ministro dell’Economia, Vittorio Grilli.
È possibile sottoscrivere la petizione promossa dai nostri soci per fare arrivare al governo la voce dei tantissimi piccoli azionisti penalizzati dalla cancellazione dell’esenzione dal bollo.
La manovra Salva Italia del 2011 ha applicato l’imposta di bollo su tutti i depositi titoli, penalizzando i piccoli risparmiatori attraverso una soglia minima di 34 euro di imposta, senza la precedente esenzione al di sotto dei mille euro di investimento.
Il governo ha finora respinto le iniziative parlamentari tese alla reintroduzione di una soglia di esenzione, una decisione che difficilmente può essere spiegata come mera scelta tecnica: la copertura economica per l’esenzione si potrebbe facilmente raggiungere almeno introducendo un’aliquota uguale per tutti.
Ecco il testo con il quale vogliamo chiedere al governo un’inversione di rotta per far si che la mancata esenzione non si traduca in una scelta politica tesa a penalizzare i piccoli investitori.
Alla cortese attenzione del Ministro dell’Economia e delle Finanze – Professor Vittorio Grilli
Con la legge di stabilità che il Parlamento si accinge ad approvare, Le chiediamo di modificare la norma che impone l’imposta di bollo a tutti i depositi titoli anche di modesta entità, reintroducendo l’esenzione fino a 1.000 euro, in vigore fino alla legge n. 214 del 22 dicembre 2011.
Tale soglia di esenzione serve a salvaguardare l’azionariato diffuso e popolare che è alla base delle più significative esperienze di democrazia economica, tra cui quella di Banca Etica.
Il bollo di 34 euro imposto senza proporzione anche ai piccolissimi investimenti è invece un balzello iniquo che ostacola la partecipazione e scoraggia i piccoli risparmiatori.
Per firmare la petizione clicca qui.