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sabato 13 luglio 2013
Renzi l'ha spuntata: primarie Pd 15 dicembre aperte a tutti
domenica 12 maggio 2013
Epifani comandante di lungo corso? Vince Letta, Renzi a rischio rottamazione
Epifani comandante di lungo corso? Vince Letta, Renzi a rischio rottamazione
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sabato 6 aprile 2013
Renzi: "Un nuovo partito non avrebbe senso". Alleanza con il Pdl? Berlusconi preferisce Bersani ai nuovi del Pd"
Renzi: "Un nuovo partito non avrebbe senso". Alleanza con il Pdl? Berlusconi preferisce Bersani ai nuovi del Pd"
"Avessi detto qualcosa di particolarmente intelligente... ho detto quello che pensa il 95% degli italiani". Matteo Renzi, per nulla intimidito dalle critiche arrivate dal fronte Pd ma anche dal presidente dlela Repubblica, Giorgio Napolitano, insiste sui sul tema secondo cui la politica al momento starebbe "perdendo tempo". Dice Renzi in un'intervista a Radio 105 che a 40 giorni dal voto "non soltanto non sappiamo chi ha vinto e perso, ma non abbiamo la più pallida idea di quando ci sarà un governo".
Giocate come vi pare, ma giocate - "Ho solo detto: giocate come vi pare, ma giocate". Il sindaco di Firenze, parlando della situazione politica, usa una metafora sportiva. "In tutto il mondo ci sono maglie diverse - ha spiegato - non è che in America non ci siano democratici e repubblicani. Basta che giochino: il problema è che qui sono tutti a fare riscaldamento". Renzi ha ripetuto che l'appello a non perdere tempo, "quel che ho detto in questi giorni, non è per aprire una polemica nel Pd: ho detto quel che pensa la maggior parte degli italiani, e che nessuno lì dentro ha il coraggio di dire". Per il sindaco di Firenze, invece di "aspettare un mese" come sta accadendo, "alcune cose si potrebbero fare subito", e c'é "una situazione di difficoltà economica su cui qualcosa si potrebbe fare", per cui "prima si mettono in condizione di far funzionare il Parlamento e meglio è".
Giocate come vi pare, ma giocate - "Ho solo detto: giocate come vi pare, ma giocate". Il sindaco di Firenze, parlando della situazione politica, usa una metafora sportiva. "In tutto il mondo ci sono maglie diverse - ha spiegato - non è che in America non ci siano democratici e repubblicani. Basta che giochino: il problema è che qui sono tutti a fare riscaldamento". Renzi ha ripetuto che l'appello a non perdere tempo, "quel che ho detto in questi giorni, non è per aprire una polemica nel Pd: ho detto quel che pensa la maggior parte degli italiani, e che nessuno lì dentro ha il coraggio di dire". Per il sindaco di Firenze, invece di "aspettare un mese" come sta accadendo, "alcune cose si potrebbero fare subito", e c'é "una situazione di difficoltà economica su cui qualcosa si potrebbe fare", per cui "prima si mettono in condizione di far funzionare il Parlamento e meglio è".
No a un nuovo partito - "Uscire e farsi un partito non ha senso, ce ne sono già troppi", ha detto poi riferendosi alle voci secondo cui starebbe per abbandonare la nave, facendo come Giorgia Meloni, ovvero uscire da un grande partito in dissenso col vertice. "Con tutta l'amicizia e la stima - ha detto Renzi - lei è uscita, ha fatto un partito, ma ha appoggiato Berlusconi".
Incarico di governo a me? Ipotesi mai esistita - "E' un'ipotesi che non è mai esistita", a aggiunto il sindaco di Firenze alla domanda se ci fosse stata la possibilità per lui, la scorsa settimana, di salire al Quirinale per ricevere l'incarico di formare il governo. "L'unico Colle che posso frequentare è da queste parti, è Piazzale Michelangelo", ha aggiunto scherzando Renzi, parlando della collina da cui si ha vista panoramica sul centro di Firenze.
Berlusconi si fida di Bersani e non dei nuovi del Pd - "Se devono fare un'alleanza, Berlusconi si fida molto più di D'Alema e Bersani che non dei nuovi innesti del Pd: è da tempo che si conoscono, e più facile che trovino un accordo loro" ha aggiunto commentando l'ipotesi di una possibile alleanza col Pdl. "Non entro in questi temi", ha replicato Renzi, ribadendo di essere interessato ai problemi causati dalla crisi economica anziché alle "discussioni romane".
Incarico di governo a me? Ipotesi mai esistita - "E' un'ipotesi che non è mai esistita", a aggiunto il sindaco di Firenze alla domanda se ci fosse stata la possibilità per lui, la scorsa settimana, di salire al Quirinale per ricevere l'incarico di formare il governo. "L'unico Colle che posso frequentare è da queste parti, è Piazzale Michelangelo", ha aggiunto scherzando Renzi, parlando della collina da cui si ha vista panoramica sul centro di Firenze.
Berlusconi si fida di Bersani e non dei nuovi del Pd - "Se devono fare un'alleanza, Berlusconi si fida molto più di D'Alema e Bersani che non dei nuovi innesti del Pd: è da tempo che si conoscono, e più facile che trovino un accordo loro" ha aggiunto commentando l'ipotesi di una possibile alleanza col Pdl. "Non entro in questi temi", ha replicato Renzi, ribadendo di essere interessato ai problemi causati dalla crisi economica anziché alle "discussioni romane".
Renziani contro il direttore dell'Unità - Nella tregua armata tra Bersani e Renzi, si inserisce anche il quotidiano fondato da Antonio Gramsci. Chiamato in causa è il suo direttore, Claudio Sardo, accusato dal deputato "renziano", Matteo Richetti di aver "toppato" con il titolo in prima pagina: "No di Renzi al governo Bersani". In un lungo post su Facebook, Richetti dice senza mezzi termini di aver cambiato idea sul giornalista. "Ho avuto modo di conoscere Claudio Sardo - scrive - e senza difficoltà devo riconoscere che l'ho trovato persona di grande slancio culturale e di pensiero. Uno di quei giornalisti che non antepongono la notizia alla storia. E mi sembrava anche l'uomo giusto per sancire definitivamente la differenza tra propaganda e informazione".
Richetti chiede le dimissioni di Sardo poi si scusa - "Dopo il titolo di oggi de L'Unità devo ricredermi - spiega Richetti -. "No di Renzi al governo Bersani" è esattamente il contrario della verità. Voler dare di Renzi l'idea della persona inaffidabile e che sotto sotto non pensa quel che dice, ci rigetta nella propaganda. Di parte, nemmeno di partito". E allora, incalza Richetti, "i caso sono tre. Tutti gravi. Se il titolo è "scappato", Sardo farebbe bene a lasciare, non serve un direttore distratto. Se il titolo è voluto, Sardo farebbe bene a lasciare, non serve un direttore in malafede. Se il titolo è imposto o suggerito da altri, più contigui alle esigenze di partito (e di parte), Sardo farebbe bene a lasciare, all'Unità serve un direttore", conclude. "Nella cordiale telefonata che mi ha fatto Sardo, mi sono scusato se ho mancato di rispetto ma ho ribadito perché ritengo il titolo di oggi grave". Così il deputato renziano su twitter, dopo il chiarimento con il direttore dell'UNità dopo la richiesta di dimissioni.
Sardo: "Richiesta di dimissioni? Un infortunio" - "Un titolo può piacere o meno. Ma suggerire le dimissioni di un direttore di giornale per un titolo che non si condivide, mi pare un infortunio. Tanto più se la ragione è l'autonomia de l'Unità, che si presume ferita". Lo scrive su L'Unità il direttore in risposta alle richiesta di dimissioni presentata dal deputato renziano Matteo Richetti. "Quanto al merito del titolo - ha aggiunto Sardo - continuo a pensare che sia una sintesi fedele dell'intervista di Renzi al Corriere della Sera. Renzi ha detto che, arrivati a questo punto, il Pd deve scegliere tra un accordo esplicito con il Pdl e le elezioni anticipate. L'ipotesi cancellata è proprio la proposta di Bersani: un governo di centrosinistra che affronti, provvedimento dopo provvedimento, i numeri critici in Senato". Anche il Cdr si è schierato al fianco del suo direttore:"La libertà di stampa e di informazione non può essere invocata a giorni alterni. E' segno di imbarbarimento arrogante chiedere la testa di un direttore per un titolo non gradito".
sabato 2 febbraio 2013
Patto Bersani-Renzi, il segretario Pd: "Io faccio un giro e poi mi fermo"
Patto Bersani-Renzi, il segretario Pd: "Io faccio un giro e poi mi fermo"
La prima volta insieme di Pier Luigi Bersani e Matteo Renzi avviene venerdì sera “in casa” del sindaco di Firenze, al Teatro Obihall, dove il segretario del Pd e il suo ex rivale alle primarie hanno tenuto un comizio elettorale congiunto. Bersani e Renzi arrivano insieme, sull'auto elettrica del sindaco, al teatro dove elettori e militanti sono venuti a vedere se il patto tra i due regge davvero. E sul palco per due ore dimostrano che la collaborazione c'è, e forse qualcosa di più: Renzi assicura che non farà fare a Bersani la fine di Prodi, caduto per due volte "a causa del finto unanimismo" e il leader Pd ringrazia sul palco Matteo e, sotto il palco, lascia intendere una staffetta perché- dice - "io faccio un giro e mi fermo, lui è giovane e ha ancora tanta voglia di andare avanti". E intervistato oggi al tg di Italia1, Studio Aperto, Bersani conferma: "Abbiamo sempre remato nella stessa direzione. Siamo un partito plurale, aperto, che riesce a essere unito nelle battaglie. Matteo è un'energia e una grande forza. Credo vorrà fare, come dice lui, il sindaco di Firenze ma, come si vede, è giovane, ha davanti tante prospettive".
Critiche a Monti - Accerchiato "da promesse e da bastonate suggerite dai guru", provato dalla vicende Mps, Pier Luigi Bersani tenta lo scatto di reni per la volata di fine campagna elettorale. E chiede, e ottiene, il sostegno di Matteo Renzi, che quando parla certo non le manda a dire. "Diamo il benvenuto al prossimo presidente del Consiglio" esordisce il "rottamatore" che apre la manifestazione e picchia duro sul Professore che, facendo risalire al 1921 la nascita del Pd, "ha confuso la sua carta d'identità con quella del Partito Democratico".
L'Italia giusta di Bersani - In maniche di camicia, look simbolo delle primarie che poco dopo Bersani "in onore di Matteo" copierà, per oltre mezz'ora il sindaco mostra per immagini i simboli dell'Italia Giusta, quella delle piccole e medie imprese come dei nuovi italiani alla Balotelli. E con abilità oratoria il sindaco riesce pure a sfiorare il tema spinoso delle banche, lasciando da parte le critiche espresse durante la battaglia delle primarie. Ma esprimendo un desiderio:"L'Italia giusta si aspetta un governo che sia capace di un rinnovato rapporto tra finanza e politica, e di questo parlerà Bersani".
Il patto - I fan del sindaco applaudono, lui frena: "Non siamo qui a fare la rivincita". Renzi è ora con Bersani per dimostrare la sua lealtà, sul futuro si vedrà."A chi non ha votato per me vorrei dire che non dobbiamo avere paura di chi non la pensa come noi. Meglio dirci prima le cose sennò i finti unanimismi hanno fatto sì che per due volte Romano Prodi è andato a casa. Noi non lo faremo". Parole che suonano come miele per Bersani che in caso di vittoria non vorrebbe a Palazzo Chigi guardarsi dagli amici. E il leader democratico, quando sale sul palco, ringrazia subito Matteo e gli riconoscerà che "sulle primarie aveva ragione, se vuoi cambiare devi rischiare qualcosa".
Commissione d'inchiesta su Mps - Non teme di rischiare niente, invece, Bersani rilanciando sull'affare Mps con la richiesta di una commissione d'inchiesta e di regole più strigenti sull'uso dei derivati."Non accettiamo di venire raffigurati come quelli che vanno a braccetto con le banche: chi l'ha fatta la portabilità dei mutui, chi ha tolto il massimo scoperto in banca? Voglio lanciare alla destra un messaggio, se si vuole ragionare: in quella vicenda c'é stato negli anni un eccesso di localismo da cui bisognava e bisogna emanciparsi. Al netto di questo, non si azzardassero..". Sulla vicenda Mps, da oggi il leader Pd punta a giocare in attacco, annunciando che la reintroduzione del falso in bilancio sarà una delle prime misure del governo. "Noi vogliamo una legislatura stabile e per questo combattiamo anche un po' animosamente e se serve li sbraniamo", mostra i muscoli Bersani.
In futuro un passaggio di consegne - E per dargli coraggio Renzi alla fine gli regala il Marzocco, il leone simbolo di Firenze."La firma sul libro d'onore di Palazzo Vecchio, invece, gliela farò fare da premier", scherza il sindaco che per mezz'ora ha ricevuto Bersani in Comune. E lì, assicura il leader Pd, Renzi vuole restare in caso di vittoria alle elezioni: "Lui ha un'energia eccezionale, sta facendo bene il sindaco. Cosa farà dopo? Io faccio un giro e poi mi riposo, lui invece ha ancora voglia di andare avanti".
sabato 12 gennaio 2013
Anche Renzi all'attacco: "Monti è diventato un demagogo"
Anche Renzi all'attacco: "Monti è diventato un demagogo"
E Fassina: "Ok all'Imu ma sui grandi patrimoni"
Dopo l'attacco di Bersani al Professore, anche Renzi fa sentire la sua
voce e giudica Monti un 'demagogo' che ama la fantascienza visto che
vuole 'innovare' con Casini e Fini. Liste: il Pd candida 4 personalità
di spicco del mondo cattolico. In Puglia si dimette il segretario
regionale: "Le liste pugliesi invase da 'immigrati dal nord'
Roma: Matteo Renzi e Pierluigi Bersani escono da un ristorante del centro dopo aver pranzato insieme (ANSA/ALESSANDRO DI MEO)
Roma, 8 gennaio 2013 - Entra nel vivo la campagna elettorale e anche da sinistra non
si risparmiano colpi anche duri al governo dei tecnici, ora entrato
nell'agone della politica. Dopo l'attacco di Bersani al Professore ("La sua lista non è un bene per l'Italia"), anche 'l'altra faccia' del Pd, ovvero Matteo Renzi, fa sentire la sua voce e giudica Monti un 'demagogo' che ama la fantascienza visto che vuole 'innovare' con Casini e Fini.
Ma intanto il Pd continua ad aggiungere candidati della 'società civile' alla sua squadra - gli ultimi reclutati sono 4 dell'associazionista cattolico - e sta decidendo i criteri di candidabilità. E non mancano le polemiche che arrivano stavolta dalla Puglia.
POKER DI CATTOLICI - Pier Luigi Bersani candida quattro personalità di spicco del mondo cattolico. Dal Pd è stata annunciata oggi la candidatura di Edo Patriarca, presidente centro nazionale volontariato e organizzatore delle settimane sciali; Emma Fattorini, docente storia contemporanea alla sapienza; Ernesto Preziosi, ex vicepresidente dell’azione cattolica, direttore dell’istituto Toniolo dell’università cattolica; e, infine, di Flavia Nardelli, segretario dell’istituto Luigi Sturzo.
IL NODO CANDIDABILITA' - Un’autocertificazione sul rispetto dei requisiti di candidabilità per tutti i candidati del Pd: proporrà stasera alla Direzione nazionale il presidente della commissione di Garanzia Luigi Berlinguer in vista della presentazione delle liste elettorali. “Spero che stasera la Direzione approvi la mia proposta di far presentare a tutti i candidati un modulo di autocertificazione nel quale dichiarano di non trovarsi in una delle condizioni di incadidabilità previste dal codice etico del Pd e dalla recente normativa sulle liste pulite - ha spiegato Berlinguer -. Se passerà questo iter la segreteria potrà investire la commissione di garanzia del compito di verificare da qui al 21 i casi in difetto dei requisiti”.
RENZI ALL'ATTACCO - “Non sapevo che a Monti piacesse la fantascienza. Perché pensare di innovare la politica con Casini e Fini è come circumnavigare capo Horn con il pedalò. Fantascienza appunto”, è il colorito attacco del sindaco di Firenze tramite un'intervista a Repubblica nella quale attacca quei "quattro o cinque parlamentari che oggi agitano lo spauracchio di Vendola e Fassina ma non hanno esitato a votare la fiducia ai governi di Turigliatto e Diliberto”.
Renzi ribadisce che a Monti “va tutta la nostra riconoscenza” per il lavoro che ha fatto in questo anno ma, aggiunge senza risparmiare critiche al Professore, “la credibilità è il valore più importante di un politico. E’ come la reputazione di un brand: ci si mette anni a conquistarla, ci vuole un minuto a perderla”. Insomma, “non avrei mai detto non mi candido se pensavo di candidarmi. E poi sono un bipolarista convinto.
Mettersi nel mezzo è un errore,si sente l’unghia che stride”.
Inoltre dire ora giù le tasse da parte di chi le ha alzate per salvare il Paese “sembra demagogia”. Sul fisco e sulla promessa del Professore di “modificare” l’Imu e tagliare l’Irpef Renzi osserva che si tratta di “demagogia”. “Non puoi essere quello che alza le tasse per salvare il Paese e promette di ridurle per affrontare la campagna elettorale. Sembra demagogia” osserva il sindaco.
FASSINA SULL'IMU - Eliminare l’Imu sui bassi redditi per concentrarla sui grandi patrimoni: è la proposta di Stefano Fassina, responsabile economico del Pd, che garantirebbe “maggiore equità al prelievo fiscale”. Fassina interviene a a Radio Anch’io: “Dobbiamo essere seri. Sembra che siamo tornati in una situazione normale, ma non è cosi’. C’è un peso insostenibile delle tasse soprattutto per coloro che sono in regola con i pagamenti”.
“Il redditometro - aggiunge - può essere uno strumento importante, ma si concentra sulla piccola evasione. Servono accordi interanazionali per la grande evasione. Per quanto riguarda l’Imu, va eliminata per le classi medie e i redditi bassi, per concentrarla sui grandi patrimoni”.
MORANDO A VENDOLA - "La sinistra combatte la povertà, non i ricchi. La lotta alla diseguaglianza non si fa attaccando i ricchi, bensi’ cambiando l’Italia per renderla un paese piu’ giusto", dice il senatore del Pd Enrico Morando rispondendo al leader di Sel che ieri ha dichiarato "i super ricchi vadano all’inferno".
"Mi permetto di ricordare a Vendola che iniziative sul patrimonio degli italiani cosi’ mal distribuito le ha prese il governo attuale. Abbiamo dovuto aspettare che ci fosse il governo di Monti - e grazie al sostengo fondamentale del Pd - per avere l’Imu, che e’ nient’altro che una patrimoniale sugli immobili", afferma Morando.
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Da parte sua il moderato del Pd Enrico Morando risponde all'alleato Nichi Vendola - che aveva mandato i super-ricchi all'inferno - ricordandogli che 'la sinistra combatte la povertà, non i ricchi'.Ma intanto il Pd continua ad aggiungere candidati della 'società civile' alla sua squadra - gli ultimi reclutati sono 4 dell'associazionista cattolico - e sta decidendo i criteri di candidabilità. E non mancano le polemiche che arrivano stavolta dalla Puglia.
POKER DI CATTOLICI - Pier Luigi Bersani candida quattro personalità di spicco del mondo cattolico. Dal Pd è stata annunciata oggi la candidatura di Edo Patriarca, presidente centro nazionale volontariato e organizzatore delle settimane sciali; Emma Fattorini, docente storia contemporanea alla sapienza; Ernesto Preziosi, ex vicepresidente dell’azione cattolica, direttore dell’istituto Toniolo dell’università cattolica; e, infine, di Flavia Nardelli, segretario dell’istituto Luigi Sturzo.
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POLEMICHE IN PUGLIA - Le acque si agitano nel Pd in attesa della formalizzazione delle liste. Il segretario regionale pugliese del Pd, Sergio Blasi, annuncia di essersi dimesso dall'incarico ''in pieno ed assoluto dissenso col gruppo dirigente nazionale del Partito Democratico per aver tradito lo spirito delle primarie ed aver invaso le liste pugliesi di 'immigrati dal nord'''. La comunicazione,
si legge in una nota della segreteria regionale, e' stata consegnata la
scorsa notte alle 2.45 da Blasi ''a conclusione della riunione con i
vertici nazionali del partito per la definizione delle postazioni
nazionali da inserire nelle liste di Camera e Senato per la Puglia''.- BERSANI "Non escludo accordo con Monti" VENDOLA Guarda il video
- Sai già per chi votare alle elezioni politiche?
- Renzi e Bersani a pranzo insieme in un ristorante a Roma
- Il pranzo tra Bersani e Renzi a Roma
- Pranzo Bersani-Renzi, segretario Pd: avrà un ruolo attivo
- Bersani: chiedo rispetto, non chiuderemo bocca a nessuno
IL NODO CANDIDABILITA' - Un’autocertificazione sul rispetto dei requisiti di candidabilità per tutti i candidati del Pd: proporrà stasera alla Direzione nazionale il presidente della commissione di Garanzia Luigi Berlinguer in vista della presentazione delle liste elettorali. “Spero che stasera la Direzione approvi la mia proposta di far presentare a tutti i candidati un modulo di autocertificazione nel quale dichiarano di non trovarsi in una delle condizioni di incadidabilità previste dal codice etico del Pd e dalla recente normativa sulle liste pulite - ha spiegato Berlinguer -. Se passerà questo iter la segreteria potrà investire la commissione di garanzia del compito di verificare da qui al 21 i casi in difetto dei requisiti”.
RENZI ALL'ATTACCO - “Non sapevo che a Monti piacesse la fantascienza. Perché pensare di innovare la politica con Casini e Fini è come circumnavigare capo Horn con il pedalò. Fantascienza appunto”, è il colorito attacco del sindaco di Firenze tramite un'intervista a Repubblica nella quale attacca quei "quattro o cinque parlamentari che oggi agitano lo spauracchio di Vendola e Fassina ma non hanno esitato a votare la fiducia ai governi di Turigliatto e Diliberto”.
Renzi ribadisce che a Monti “va tutta la nostra riconoscenza” per il lavoro che ha fatto in questo anno ma, aggiunge senza risparmiare critiche al Professore, “la credibilità è il valore più importante di un politico. E’ come la reputazione di un brand: ci si mette anni a conquistarla, ci vuole un minuto a perderla”. Insomma, “non avrei mai detto non mi candido se pensavo di candidarmi. E poi sono un bipolarista convinto.
Mettersi nel mezzo è un errore,si sente l’unghia che stride”.
Inoltre dire ora giù le tasse da parte di chi le ha alzate per salvare il Paese “sembra demagogia”. Sul fisco e sulla promessa del Professore di “modificare” l’Imu e tagliare l’Irpef Renzi osserva che si tratta di “demagogia”. “Non puoi essere quello che alza le tasse per salvare il Paese e promette di ridurle per affrontare la campagna elettorale. Sembra demagogia” osserva il sindaco.
FASSINA SULL'IMU - Eliminare l’Imu sui bassi redditi per concentrarla sui grandi patrimoni: è la proposta di Stefano Fassina, responsabile economico del Pd, che garantirebbe “maggiore equità al prelievo fiscale”. Fassina interviene a a Radio Anch’io: “Dobbiamo essere seri. Sembra che siamo tornati in una situazione normale, ma non è cosi’. C’è un peso insostenibile delle tasse soprattutto per coloro che sono in regola con i pagamenti”.
“Il redditometro - aggiunge - può essere uno strumento importante, ma si concentra sulla piccola evasione. Servono accordi interanazionali per la grande evasione. Per quanto riguarda l’Imu, va eliminata per le classi medie e i redditi bassi, per concentrarla sui grandi patrimoni”.
MORANDO A VENDOLA - "La sinistra combatte la povertà, non i ricchi. La lotta alla diseguaglianza non si fa attaccando i ricchi, bensi’ cambiando l’Italia per renderla un paese piu’ giusto", dice il senatore del Pd Enrico Morando rispondendo al leader di Sel che ieri ha dichiarato "i super ricchi vadano all’inferno".
"Mi permetto di ricordare a Vendola che iniziative sul patrimonio degli italiani cosi’ mal distribuito le ha prese il governo attuale. Abbiamo dovuto aspettare che ci fosse il governo di Monti - e grazie al sostengo fondamentale del Pd - per avere l’Imu, che e’ nient’altro che una patrimoniale sugli immobili", afferma Morando.
lunedì 3 dicembre 2012
Bersani sopra il 60%, sarà candidato premier: "Elezioni, ma niente favole"
Bersani sopra il 60%, sarà candidato premier: "Elezioni, ma niente favole"
Mancano ancora un migliaio di seggi (ne sono stati scrutinati 8169 su 9219) ma il risultato è netto: Pierluigi Bersani si aggiudica le primarie del centrosinistra con il 61,11% (1.544.953 voti) mentre Renzi si ferma al 38,99% (983.222), perdendo diverse migliaia di voti rispetto al primo turno.
Bersani è il candidato premier e già guarda alla "battaglia" - "Noi dobbiamo vincere senza raccontare favole", altrimenti "non si governa" ha spiegato il segretario parlando in notatta al teatro Capranica dove si erano riuniti insieme ai militanti tutti i big del partito. Il "problema numero uno è il lavoro" e poi "il distacco micidiale tra cittadini e istituzioni": "Dobbiamo prendere di petto questi problemi con il linguaggio della verità che è quello che il Paese aspetta". No, poi, all'uomo solo al comando "qui si governa con un popolo", "non bisogna agitarsi e intimorirsi ma essere tranquilli e forti".
Il segretario del Pd ringrazia Renzi - Bersani ha ringraziato Renzi per la sua "presenza forte e fresca" e per "il contributo che ha dato per dare senso a queste primarie, per farle vivere in modo vero". Il sindaco, da parte sua ha ammesso la sconfitta senza giri di parole: "Noi non eravamo qui per fare una battaglia di testimonianza eravamo, qui per prendere il governo del paese e non ce l'abbiamo fatta. Non sono riuscito a scrollarmi di dosso fuori dalla Toscana l'immagine di essere un ragazzotto ambizioso che vuole fare chissà che cosa".
Al Sud Bersani conquista oltre il 70% - Guardando il flusso dei voti è stato il Sud a dare maggiori soddisfazioni a Bersani con percentuali di successo tutte sopra il 70% dei voti. Il record spetta alla Calabria dove il segretario è arrivato sempre intorno al 75% e a Vibo Valentia addirittura all'86% contro il 13,1% di Renzi. In Puglia ha pesato l'asse con Nichi Vendola: il segretario ha sfiorato il 71% con il sindaco fermo al 29%. Bene anche la Sardegna (73,42% contro il 26,58% di Renzi), la Basilicata (72,28%), la Sicilia (66,9 a 39,1%), la Campania (60,8 a 39,2%).
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domenica 2 dicembre 2012
Primarie, voto al ballottaggio Respinte quasi tutte le richieste Ok a solo 7.094 nuovi elettori
Primarie, voto al ballottaggio
Respinte quasi tutte le richieste
Ok a solo 7.094 nuovi elettori
I comitati dei garanti stanno valutando le domande arrivate
A Firenze ne sono state accolte 10
Nel Lazio accolte 1849 richieste di
nuova registrazione su 17.847 domande. A Milano e provincia 200 su
14.300 (in Lomardi respinte circa 30mila domande). A Bologna 224 su
2.837
Roma, 1 dicembre 2012 - Primarie del
centrosinistra: sono poche finora le domande accolte per votare al
ballottaggio per coloro che non si erano già registrati in vista del
primo turno. Cominciano ad affluire i dati.
FIRENZE - "Dopo aver visionato piu' di 10mila nuove richieste di registrazione all'albo degli elettori del centrosinistra, la stragrande maggior parte pervenute per mail con formati simili tra loro, il coordinamento provinciale per le primarie di Firenze ha deciso di accoglierne 10, permettendo a queste persone di votare al secondo turno domani, 2 dicembre, dalle 8 alle 20". Lo rende noto il coordinamento provinciale per le primarie di Firenze.
MILANO - A Milano ed in provincia sono state accolte solo 200 delle circa 14.300 richieste di votare al ballottaggio delle primarie del centrosinistra pervenute da cittadini che non sono andati alle urne al primo turno. Lo ha reso noto Gabriele Messina, delegato dei comitati per Renzi per la Provincia di Milano, sulla base di dati ufficiosi che verranno analizzati alle 14 dalla commissione. In tutto sono pervenute 600 richieste depositate a mano, 700 email, e 13 mila domande caricate online che ''non sono state neppure analizzate''. Tra queste anche quella di Nando Dalla Chiesa. ''Sono state respinte richieste di persone che hanno presentato certificati medici - ha spiegato Messina - che avevano bambini ammalati, o che si trovavano all'estero''. Secondo quanto ha reso noto Giorgio Gori, in provincia di Lecco sono state accolte 6 domande su 928, e in provincia di Bergamo 38 su 1.833.
In Lombardia complessivamente sono circa 30mila le domande respinte.
BOLOGNA - A Bologna meno di un decimo delle domande di ammissione al ballottaggio e' stata accolta. Sulle 2.837 richieste esaminate fino a tarda notte dal coordinamento provinciale delle primarie, ne sono state accolte unanimemente solo 224. La maggior parte dei 'no', a parte un 10% di domande di voto palesemente false o irregolari, e' dovuta al fatto che gli elettori hanno presentato una giustificazione solo relativa alla giornata del 25 novembre e non all'intero periodo nel quale era possibile registrarsi.
MARCHE - Nelle Marche sono 253, su un totale di 4.097, le domande accolte di elettori che non avevano potuto votare al primo turno per le primarie del centrosinistra e sono stati ammessi a farlo domani, al ballottaggio fra Matteo Renzi e Pier Luigi Bersani. I numeri sono stati diffusi dall'ufficio stampa del Pd regionale. Nella regione al primo turno il sindaco di Firenze si era imposto di misura sul segretario del Pd: 42,1% a 41,1%. Fra le cinque province, spicca il dato di Ascoli Piceno, dove sono state ammesse solo due domande su 600. Anche il Comitato provinciale di Pesaro Urbino ha scartato la gran parte delle giustificazioni, accogliendo 39 richieste su 1.064. Sessantotto i nuovi ammessi ai seggi in provincia di Ancona, su 1.129 richieste, 102 su 595 richiedenti in provincia di Fermo, e 42 su 709 in provincia di Macerata. Il 25 novembre scorso Renzi aveva conquistato le province di Pesaro Urbino, Macerata e Fermo, Bersani quelle di Ancona e Ascoli Piceno
TORINO - Soltanto 64 richieste di ammissione al ballottaggio tra Bersani e Renzi su 4.900 domande presentate, sono state accolte dal coordinamento provinciale del Pd a Torino. In particolare, e' stata scartata la quasi totalita' delle domande (4.600) pervenute per posta elettronica o via fax.
''Le e-mail - denunciano dal comitato che sostiene Matteo Renzi nel capoluogo piemontese - non sono state neppure aperte, se non in minima parte. Non e' stato applicato il regolamento''. I renziani - tra cui Davide Gariglio, Giuseppe Catizone e Simona Randaccio - contestano anche le recenti dichiarazioni del sindaco Piero Fassino, che aveva affermato che non e' possibile cambiare le regole in corsa. ''Non chiediamo di farlo - spiegano - ma di applicare quelle che gia' ci sono, analizzando le richieste nel merito''.
TRENTINO - In Trentino i Garanti delle primarie hanno ammesso 335 richieste su 1.094 ricevute per il voto di domani, riguardo le primarie del Centrosinistra tra Bersani e Renzi. Secondo il quotidiano l'Adige on-line, delle domande ritenute valide 144 sono state consegnate a mano dagli elettori, molte mail inviate sono state respinte. "No" pertanto dei Garanti a circa il 70% delle domande, pari a 759 richieste.
RIMINI - Sono 134 le domande di deroga, rispetto a 931 domande, che sono state accolte all'unamimita' dal coordinamento provinciale Primarie 'Italia Bene Comune' di Rimini che si e' riunito ieri sera per la valutazione dell'ammissibilita' delle richieste ricevute in vista del voto di ballottaggio di domani, da persone che non hanno potuto registrarsi nei termini ordinari previsti per il primo turno.
RAVENNA - Quasi tutte respinte. Anche Ravenna non fa eccezioni: di fronte alle 1.190 richieste di votare al ballottaggio, da parte di chi non ha partecipato al primo turno delle primarie, ne sono state accolte appena 18, di cui due con riserva di presentazione di ulteriore documentazione. Questo e' l'esito del lavoro della commissione provinciale per le primarie che si e' riunita ieri notte per esaminare le domande.
SALERNO - Paolo Russomando, fondatore del coordinamento provinciale del comitato pro-Renzi a Salerno, critica la mancata valutazione delle 2810 richieste di cittadini salernitani che si sono registrati su
www.domenicavoto.it per poter votare al ballottaggio.
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GLI AMMESSI - Sono 7.094 i nuovi elettori ammessi al ballottaggio di domani per le primarie del centrosinistra. Secondo quanto si apprende dal comitato delle primarie, le richieste arrivate erano intorno alle centomila,
anche su un dato ufficiale ancora non è disponibile perché le domande
arrivavano ai singoli comitati provinciali. Le ammissioni, invece, sono
esattamente 7.094, dunque meno del 10%.
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IL LAZIO - ''Il Comitato Italia Bene Comune del Lazio rende noto che le commissioni provinciali hanno preso in esame 17.847 richieste di nuova registrazione nell'albo degli elettori per
il ballottaggio, pervenute il 29 e il 30 novembre. A norma delle
delibera 25 e 26 del coordinamento nazionale, e delle indicazioni del
Collegio dei garanti, le commissioni hanno accolto 1849 richieste''. Lo rende noto in un comunicato Francesco D'Ausilio, del Comitato Italia Bene Comune del Lazio. Le 1849 richieste sono cosi' ripartite:
nella citta' di Roma 753; nella provincia di Roma, 700; nella provincia
di Latina, 273; nella provincia di Frosinone 58; nella provincia di
Viterbo 18; nella provincia di Rieti 47. I 1849 elettori, a cui e'
stato accordato il diritto di voto, riceveranno entro stasera
comunicazione dell'accoglimento della loro richiesta.FIRENZE - "Dopo aver visionato piu' di 10mila nuove richieste di registrazione all'albo degli elettori del centrosinistra, la stragrande maggior parte pervenute per mail con formati simili tra loro, il coordinamento provinciale per le primarie di Firenze ha deciso di accoglierne 10, permettendo a queste persone di votare al secondo turno domani, 2 dicembre, dalle 8 alle 20". Lo rende noto il coordinamento provinciale per le primarie di Firenze.
MILANO - A Milano ed in provincia sono state accolte solo 200 delle circa 14.300 richieste di votare al ballottaggio delle primarie del centrosinistra pervenute da cittadini che non sono andati alle urne al primo turno. Lo ha reso noto Gabriele Messina, delegato dei comitati per Renzi per la Provincia di Milano, sulla base di dati ufficiosi che verranno analizzati alle 14 dalla commissione. In tutto sono pervenute 600 richieste depositate a mano, 700 email, e 13 mila domande caricate online che ''non sono state neppure analizzate''. Tra queste anche quella di Nando Dalla Chiesa. ''Sono state respinte richieste di persone che hanno presentato certificati medici - ha spiegato Messina - che avevano bambini ammalati, o che si trovavano all'estero''. Secondo quanto ha reso noto Giorgio Gori, in provincia di Lecco sono state accolte 6 domande su 928, e in provincia di Bergamo 38 su 1.833.
In Lombardia complessivamente sono circa 30mila le domande respinte.
BOLOGNA - A Bologna meno di un decimo delle domande di ammissione al ballottaggio e' stata accolta. Sulle 2.837 richieste esaminate fino a tarda notte dal coordinamento provinciale delle primarie, ne sono state accolte unanimemente solo 224. La maggior parte dei 'no', a parte un 10% di domande di voto palesemente false o irregolari, e' dovuta al fatto che gli elettori hanno presentato una giustificazione solo relativa alla giornata del 25 novembre e non all'intero periodo nel quale era possibile registrarsi.
MARCHE - Nelle Marche sono 253, su un totale di 4.097, le domande accolte di elettori che non avevano potuto votare al primo turno per le primarie del centrosinistra e sono stati ammessi a farlo domani, al ballottaggio fra Matteo Renzi e Pier Luigi Bersani. I numeri sono stati diffusi dall'ufficio stampa del Pd regionale. Nella regione al primo turno il sindaco di Firenze si era imposto di misura sul segretario del Pd: 42,1% a 41,1%. Fra le cinque province, spicca il dato di Ascoli Piceno, dove sono state ammesse solo due domande su 600. Anche il Comitato provinciale di Pesaro Urbino ha scartato la gran parte delle giustificazioni, accogliendo 39 richieste su 1.064. Sessantotto i nuovi ammessi ai seggi in provincia di Ancona, su 1.129 richieste, 102 su 595 richiedenti in provincia di Fermo, e 42 su 709 in provincia di Macerata. Il 25 novembre scorso Renzi aveva conquistato le province di Pesaro Urbino, Macerata e Fermo, Bersani quelle di Ancona e Ascoli Piceno
TORINO - Soltanto 64 richieste di ammissione al ballottaggio tra Bersani e Renzi su 4.900 domande presentate, sono state accolte dal coordinamento provinciale del Pd a Torino. In particolare, e' stata scartata la quasi totalita' delle domande (4.600) pervenute per posta elettronica o via fax.
''Le e-mail - denunciano dal comitato che sostiene Matteo Renzi nel capoluogo piemontese - non sono state neppure aperte, se non in minima parte. Non e' stato applicato il regolamento''. I renziani - tra cui Davide Gariglio, Giuseppe Catizone e Simona Randaccio - contestano anche le recenti dichiarazioni del sindaco Piero Fassino, che aveva affermato che non e' possibile cambiare le regole in corsa. ''Non chiediamo di farlo - spiegano - ma di applicare quelle che gia' ci sono, analizzando le richieste nel merito''.
TRENTINO - In Trentino i Garanti delle primarie hanno ammesso 335 richieste su 1.094 ricevute per il voto di domani, riguardo le primarie del Centrosinistra tra Bersani e Renzi. Secondo il quotidiano l'Adige on-line, delle domande ritenute valide 144 sono state consegnate a mano dagli elettori, molte mail inviate sono state respinte. "No" pertanto dei Garanti a circa il 70% delle domande, pari a 759 richieste.
RIMINI - Sono 134 le domande di deroga, rispetto a 931 domande, che sono state accolte all'unamimita' dal coordinamento provinciale Primarie 'Italia Bene Comune' di Rimini che si e' riunito ieri sera per la valutazione dell'ammissibilita' delle richieste ricevute in vista del voto di ballottaggio di domani, da persone che non hanno potuto registrarsi nei termini ordinari previsti per il primo turno.
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SALERNO - Paolo Russomando, fondatore del coordinamento provinciale del comitato pro-Renzi a Salerno, critica la mancata valutazione delle 2810 richieste di cittadini salernitani che si sono registrati su
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sabato 1 dicembre 2012
Bersani-Renzi: tour intenso per entrambi alla vigilia del voto, fra polemiche e veleni
Bersani-Renzi: tour intenso per entrambi alla vigilia del voto, fra polemiche e veleni
Ultime battute per la sfida tra Pierluigi Bersani e Matteo Renzi nelle primarie che decreteranno il candidato premier del centrosinistra, in vista del voto di ballottaggio di domenica. Una vigilia avvelenata dalle polemiche sulle registrazioni al voto del secondo turno, che il sindaco di Firenze vorrebbe aprire a tutti coloro che lo desiderano, mentre Bersani e i vertici del Pd intendono applicare regole severe. Questa mattina, i due candidati saranno entrambi a Milano. Alle 12 Bersani sarà a La Casa di Alex (via Moncalieri), per un aperitivo con i volontari e i militanti. Mentre Renzi alla stessa ora sarà al Centro Sociale Barrios, via Barona angolo Via Boffalora, intervistato da Gad Lerner.
Regole stringenti per il secondo voto - Al ballottaggio domenica non ci saranno "intoppi", grazie a un'organizzazione incaricata di filtrare coloro che hanno diritto a votare, secondo il presidente dei garanti delle primarie, Luigi Berlinguer. "Non ci sarà alcun intoppo - ha detto - la stessa organizzazione dei seggi farà defluire. Vi invito veramente a un contributo, serve un contributo di tutti". In altre parole, potranno votare solo coloro che hanno già votato al primo turno e chi, pur non essendosi registrato entro il 25 novembre, abbia ricevuto un'esplicita "deroga" da parte dei comitati provinciali.
Il segretario in vantaggio sul rottamatore - A 48 ore dal voto, Bersani è in vantaggio su Renzi con una forbice di voti tra il 53 e il 57%; la forbice del sindaco di Firenze si attesta invece tra il 43 e il 47 percento, secondo un sondaggio dell'Istituto Swg in esclusiva per Agorà, su Rai Tre. Se il leader Pd vincerà le primarie non ci saranno "discriminazioni" verso i renziani, ci sarà "spazio per tutti" ha detto ieri Bersani. E ha aggiunto che il centrosinistra cercherà un dialogo con il centro, ma al momento non sa dire se l'alleanza si farà o no.
Il tour dei due - Oggi la giornata di Bersani prosegue a Novara per un incontro pubblico alle 14.30, presso l'Hotel Europa (corso Cavallotti 38). Infine il leader del Pd, alle 17, chiuderà la giornata a Torino al Teatro Vittoria (via Gramsci 4). Alle 15, Matteo Renzi sarà invece a Carpi (Modena) dove incontrerà i cittadini al Cinema Corso, in Corso Manfredo Fanti, 91, mentre alle 18 sarà a Pontedera (Pisa), in Piazza Cavour. La giornata di Renzi si concluderà a Firenze, alle 20, dove ci sarà una cena di ringraziamento con i volontari e le loro famiglie alla Fortezza da Basso.
giovedì 29 novembre 2012
Duello Tv, Renzi: "Avanti con persone nuove". Bersani: "Basta coi personalismi"
Duello Tv, Renzi: "Avanti con persone nuove". Bersani: "Basta coi personalismi"a
Un confronto teso ma leale, quello svoltosi mercoledì sera su Rai1 tra i due candidati delle primarie del centrosinistra, Pierluigi Bersani e Matteo Renzi. Molti gli argomenti toccati prima della stretta di mano finale: lavoro, scuola, politica estera, rinnovamento della classe dirigente, immigrazione. E due messaggi conclusivi diversi. Matteo Renzi, che deve recuperare 9 punti in vista del ballottaggio di domenica, si toglie la giacca e, in maniche di camicia, e va all'attacco per quasi tutti i 100 minuti del match televisivo. Ma lo schema del sindaco per archiviare i "2547 giorni" dei governi dell'Unione non piace a Bersani, convinto di interpretare lui la voglia di cambiamento e che "promesse, il personalismo e la comunicazione esagerata è il passato, non il nuovo". Alla fine, i due candidati alla premiership del centrosinistra si sono abbracciati. Ma durante il confronto, condotto dalla giornalista Rai Monica Maggioni, la tensione si è avvertita in vari momenti. Così come le distanze su alcuni temi, a partire da Equitalia.
Primo scontro su Equitalia - Il sindaco attacca definendo un errore aver messo "le ganasce di Equitalia agli artigiani". "Equitalia, chiarisco a Matteo, non l'abbiamo inventata noi" replica il segretario. "Non ho detto - è la controreplica di Renzi - che l'abbiamo inventata noi ma che su quello non siamo stati all'altezza". "Sei stato - è stato l'affondo del sindaco al segretario Pd - 2.547 giorni al governo e dico questo perché è necessario fare un passo avanti". "Nessuno è perfetto", ha chiosato il segretario. Renzi ha attaccato anche sul fronte della lotta all'evasione fiscale che, a suo avviso, dovrebbe passare anche dall'"andare a prendere i soldi in Svizzera se ci sono". Duro Bersani: "Se c'è gente che preferisce il passerotto al tacchino sul piatto - ha attaccato con la prima delle sue proverbiali metafore - va bene ma io voglio dire che sul condono non sono d'accordo". E Renzi sdrammatizza con una battuta: "per fare il leader bisogna saper fare le metafore...".
Servono Stati Uniti Ue - Pier Luigi Bersani e Matteo Renzi, nella sfida tv, sono d'accordo sulla necessità della creazione degli Stati Uniti d'Europa. "In Europa vado a dire - sostiene il sindaco - che io sono per gli Stati Uniti d'Europa perché questo ha senso per i miei figli. Sogno un'Europa che intervenga su politica estera, una Bce che faccia davvero il suo lavoro. Non è un problema personale se io ho l'autorevolezza per dire questo, qua è in ballo l'Italia. Voglio mettere a posto il debito pubblico non perché me lo chiede la Merkel ma per i miei figli". "Ci rendiamo conto che - afferma Bersani - l'Europa è diventato un problema per il mondo, che l'austerità da soli non ci porta da nessuna parte e che siamo tutti sullo stesso treno. I progressisti hanno una piattaforma che mette al centro l'Europa, corregge gli errori della finanza e favorisce politiche di investimento. E certo rilanciamo il tema degli Stati Uniti di Europa, non è un'utopia ma altrimenti c'è il disastro".
Evasione fiscale - "Si paga molto perché non si paga tutti, per umanità mandiamo l'ambulanza a chi non paga le tasse. Bisogna fare la Maastricht della fedeltà fiscale come in altri paesi europei. O decidiamo di combattere l'evasione o facciamo finta, dobbiamo abituarci a usare meno il contante. E poi serve la tracciabilità dei movimenti bancari, le agenzie del fisco più amichevoli con chi paga le tasse. Bisogna attaccare a livello europeo e internazionale i paradisi fiscali". Sono le ricette indicate da Bersani nella sfida tv per combattere l'evasione fiscale. " Bersani ha ribadito la possibilità di una patrimoniale parlando di un "giro di solidarietà fiscale" per rimettere in moto i consumi. E ancora qualcosa sul fronte dei prezzi e delle tariffe. Infine misure per gli investimenti dei comuni e sul lavoro con "un po' di credito per le piccole imprese". Secondo Renzi bisogna "rimettere in tasca i soldi al ceto medio"."Parto da una serie di misure immediate: nel nostro programma ci sono 100 euro netti al mese a chi guadagna meno di 2mila euro al mese; rafforzare il sistema dei Comuni che fanno da gabellieri per lo Stato".
Onu e Palestina - "Non si possono avere titubanze a dare alla Palestina un ruolo da osservatore nell'Onu, ha detto Bersani. "E noi dobbiamo votare sì altrimenti avrà sempre ragione Hamas e non Abu Mazen". Se non si risolve il problema israelo-palestinese, "se non riusciremo a trovare per questi due popoli qualcosa di positivo, non si risolve nulla" nello scacchiere mediorientale. "Qui ci sono due popoli - uno insicuro, uno umiliato - che non si parlano. L'Italia e l'Europa devono allora incoraggiare le forze moderate" e "puntare sull'evoluzione del processo democratico". "Non sono d'accordo sul fatto che la centralità di tutto sia il conflitto Israelo-Palestinese: il problema è l'Iran, ha risposto Renzi, e se non raccogliamo il grido di dolore dei ragazzi di quel Paese, se non risolviamo lì non risolviamo nemmeno la questione tra Israele e Palestina, e un'Europa degna di questo nome non deve lasciare solo gli Stati Uniti" di fronte a questo.
La sfida sull'industria - Nuovo botta e risposta tra Bersani e Renzi sull'eredita dei governi del centrosinistra nella politica industriale. "Nessuno è perfetto - afferma il leader Pd replicando ad osservazioni di Renzi - per l'amore di Dio ma non mettiamo insieme tutti gli ultimi 20 anni e i nostri governi con quelli di destra. Noi rispetto alla politica industriale abbiamo fatto parecchie cose". "Certo - ribatte Renzi - Berlusconi ha deluso tutti ma noi non abbiamo capito la strategia per i nostri figli". Il segretario Pd a questo punto taglia corto: "Discutiamo un altro momento, davanti ad una birra..."."Su questi temi abbiamo qualcosa da farci perdonare". Renzi è andato all'attacco, tra l'altro, all'attacco anche sulla questione Ilva sottolineando che "si è lasciato fare alla famiglia Riva quello che ha fatto"."Bisogna occuparsene delle imprese perché se non ce se ne occupa...Se sei azionista pubblico, ad esempio, chiediti se è il caso di vendere Ansaldo Energia, se la Fiat ce la fa da sola o deve arrivare qualcun altro, sulla siderurgia bisogna rimettere a posto un sistema prezioso per il paese. Bisogna tornare a fare mente locale su cose basiche del sistema industriale, il saper fare italiano va portato verso nuove frontiere tecnologiche", controribattuto Bersani.
Il finanziamento pubblico - Nuovo duello tra Pier Luigi Bersani e Matteo Renzi sui costi della politica. "Bisogna studiare un tetto ai cumuli dei vitalizi e delle pensioni. Bisogna partire dalla politica ma non è inammissibile che grande manager prende buona uscita da 20 milioni di euro". E' la posizione di Pier Luigi Bersani sui tagli alla casta, aggiungendo che "non siamo contrari al finanziamento pubblico". Punto su cui Renzi non è d'accordo: "Non basta dire dimezziamo il finanziamento pubblico, bisogna abolirlo, a Sposetti bisogna dire che è ora di dire stop all'aumento dei finanziamenti ai partiti e che tutte le spese dei partiti devono essere messe con fatture on line. Al Comune di Firenze c'è scritto come il sindaco spende i soldi". E Bersani chiede la sua quarta replica: "Son d'accordo con Matteo sulla trasparenza ma la democrazia è stata inventata in Grecia e decisero che in democrazia la politica va sostenuta pubblicamente, così non è una tirannide. Non mi rassegno all'idea che la politica la facciano solo i ricchi". E Renzi: "Passar da pericle a Fiorito ce ne passa...".
Il conflitto di interessi - "Il non aver fatto il conflitto di interessi con il centrosinistra al governo "è la dimostrazione più drammatica che abbiamo fallito", insieme alla caduta del governo Prodi con Mastella che tolse la fiducia, ha attaccato Renzi. "Dobbiamo dire che nei primi 100 giorni si fa", aggiunge. Non aver affrontato il problema del conflitto di interessi "è stato un limite ma bisogna capire bene" dove si deve andare a intervenire: "ci vuole una legge sull'incompatibilità e l'antitrust", ha spiegato il segretario del Pd. Bersani ha ricordato di aver fatto una battaglia su questo punto all'epoca. Bersani ha sottolineato comunque che "non aver fatto un antitrust serio sulle comunicazioni è stato un limite". Bersani ha poi citato il caso dell'Inghilterra dove "non c'è il conflitto di interessi ma non ci si mette le dita nel naso; se l'avessimo fatta la storia del Paese avrebbe avuto qualche curva in meno". "D'accordo con il segretario - ha detto Renzi - sul fatto che non ci mettono le mani nel naso e sull'antitrust". "Ma non giriamo intorno al problema - ha concluso - non aver fatto il conflitto di interessi è la dimostrazione più drammatica che abbiamo fallito".
Pensioni - "La riforma Fornero è giusta a parte gli esodati. Ma non si può rimettere in discussione perché non si arrabbia solo l'Europa ma le nuove generazioni. Certo non dobbiamo fare le cose del 2007: con lo scalone abbiamo sbagliato, è una riforma che è costata 9 miliardi e che abbiamo fatto per dare soddisfazione alla sinistra radicale. E' per questo che io chiedo la rottamazione della classe dirigente del passato". Così il sindaco di Firenze torna ad attaccare i governi del centrosinistra, stavolta sul tema della riforma Damiano. "Io sono contrario agli scaloni" per il sistema pensionistico "e se ci avessero dato ragione e avessimo pensato a uscite più flessibili (con chi esce prima che prende meno e chi dopo prende di più), ora non saremmo" a questa situazione. Lo ha detto il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani durante la sfida tv con Renzi. "Costa di più? Sì, ma ora abbiamo il problema degli esodati che non è un ammennicolo. Queste sono cose che costeranno miliardi perché non possiamo lasciare la gente per tre anni senza salario, pensioni, senza niente...". Anche per questo, ha aggiunto Bersani, "io non posso ritenere chiusa la questione delle pensioni finché non è risolta la questione degli esodati. Non c'è niente da stravolgere e so benissimo che bisogna tenere il sistema in equilibrio e in sicurezza", ha concluso.
La questione delle alleanze - Il tema caldo è quello delle alleanze. Renzi mette in guardia il segretario sulla frammentazione e sul fatto che è "circondato da gente che vuol star dentro solo per lucrare". Il sindaco va giù duro auspicando, a proposito anche di programmi, che non accada che "vinciamo e tra due anni ci rimandano a casa un'altra volta perché c'é il problema dell'agenda Monti". Le primarie, evidenzia "servono anche a questo". Ma "sei sicuro - attacca - che le anime vadano tutte insieme? Perché la nostra preoccupazione è finire come l'Unione nel 2008". Una frase alla quale Bersani replica con durezza: "Attenzione - va all'attacco - a non usare l'argomento dell'avversario". Bersani ricorda che all'epoca "c'erano 12 partiti: non c'era il Pd che è il primo partito del Paese e noi garantiamo all'Europa che siamo in grado di governare, questo non va messo in dubbio. "Se qui non vogliamo ne l'Udc né Vendola, ricordo che l'ultima volta che abbiamo voluto fare tutto da soli ha vinto Berlusconi. Bisogna essere umili e aprirsi". "Non dovremmo fare l'accordo con Casini: Vendola dice che vuole sentire profumo di sinistra, questo è profumo di inciucio", ha replicato Matteo Renzi.
Le liberalizzazioni - Le liberalizzazioni targate Bersani "sono un passo avanti" ed il "paradosso che vedo è che le abbiamo fatte prima noi di loro (il centrodestra, ndr). La sinistra insomma ha fatto due parti in commedia". Matteo Renzi affronta così il tema delle riforme del mercato introdotto da una sostenitrice in collegamento con la sfida in Tv. Una puntualizzazione, che ha visto il sindaco di Firenze puntare il dito su quelle che ancora non brillano, a cui ha replicato Bersani precisando da subito che "le liberalizzazioni sono di sinistra perché danno regole precise al mercato". Alla domanda e all'offerta di maggior coraggio avanzata dal 'rottamatore', poi, Bersani assicura: "se vinco le farò e riguarderanno tante cose della vita comune della gente (farmaci, carburanti, assicurazioni, telefonia...), ma attenzione: dobbiamo vincere bene perché queste sono battaglie difficili".
Il governo e i primi tre provvedimenti - Matteo Renzi, se vincerà le primarie e le elezioni, farà un governo che sarà "l'Unione al contrario che è arrivato a 101 persone, per me bastano 10 ministri". Pier Luigi Bersani farà un governo di "20 ministri, metà uomini e donne e con un rinnovamento generazionale molto netto anche se non prima di esperienza". "Una l'ho già detta: un ragazzo o una ragazza figlia di immigrati che studia qui è italiana; una norma secca sull'anti-corruzione e l'anti-mafia; qualcosa sulla piccola impresa ma lascerei anche qualche sorpresa per il primo giorno: governare è anche sorprendere un po'". Lo ha detto Pierluigi Bersani, replicando a chi gli chiedeva quali sarebbero i suoi primi tre provvedimenti se fosse al governo durante la sfida tv. Renzi ha detto che i suoi primi tre provvedimenti sarebbero tutti e tre sul lavoro: ridurre le norme a "59-60 articoli"; un intervento per la sburocratizzazione e, inoltre "un piano di innovazione per il digitale"
Unioni omosessuali e femminicidi - Pier Luigi Bersani e Matteo Renzi concordano sulla necessità di riconoscere i diritti alle coppie omosessuali. "Nei primi 100 giorni davvero - sostiene Renzi - serva la civil partnership inglese, uguali diritti per coppie dello stesso sesso, in passato abbiamo perduto un'occasione su omofobia e diritti civili". Pier Luigi Bersani evita la polemica e assicura "le unioni civili secondo la legge tedesca, che Casini sia d'accordo o meno e una legge contro l'omofobia". Una "vergogna", uno "scandalo". Così i due sfidanti alle primarie del centrosinistra, Renzi e Bersani parlano della violenza sulle donne. il segretario Pd ricorda di aver firmato da poco una proposta di legge che ridefinisce le pene prevede formazione ed educazione, tutele alle donne e sostegno ai centri antiviolenza. "Da lì possiamo partire", spiega. D'accordo anche il sindaco di Firenze che poi si appella ai media per "chiamare le cose con il loro nome" e non definire più i femminicidi "delitti passionali" ma omicidi.
L'appello finale di Renzi - "Chiedo di andare a votare a chi non è riuscito domenica scorsa, noi siamo partiti in modo strano contro tutto e tutti, mi hanno dipinto come un mostro, se lo conosci lo eviti ma anche nelle regioni rosse chi ci conosce ci ha votato. Per noi la politica deve scaldare i cuori e non solo ricordare che cosa hanno fatto quelli di 30 anni prima ma pensare ai bambini". E' l'appello finale di Matteo Renzi nella sfida tv. "Ci siamo messi in gioco - dice - convinti che il Pd non possa essere Pci 2.0, la stessa cosa per 20 anni cambiando solo querce e ulivi. Ci sono due modi: o dire vabbé stiamo a vedere, come fanno molti della mia generazione, o giocarsi tutto. Il ballottaggio è più di una finale: è scegliere per il cambiamento, io sogno un'Italia che torni a dare del tu alla speranza. Agli italiani dico: se vi va di cambiare andate a votare, se vi va di credere nel domani provate a credere nelle primarie del centrosinistra"
L'appello finale di Bersani - "Serve un cambiamento e io lo posso offrire. Le promesse, il personalismo, la comunicazione esagerata è il passato non è il nuovo. Il nuovo è guardare la gente all'altezza degli occhi e cercare di mettersi al loro servizio". E' questo il messaggio centrale dell'appello finale del segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, che ha chiuso la sfida in tv con Matteo Renzi. Cavalcano la domanda di rinnovamento, Bersani assicura di "sentire questa esigenza" ricordando che "ovunque io sia andato, in qualsiasi posto sia stato ho sempre cercato di cambiare le cose e credo - ha detto - di poter raccogliere questo sentimento nelle cose da fare e nel rinnovamento delle persone". Bersani, per spiegare con quale spirito intenda mettersi al servizio del paese ha voluto raccontare quanto accadutogli ieri durante la visita ai dipendenti dell'Istituto Dermatologico dell'Immacolata ("che si trova in una situazione fallimentare, da 4 mesi non prendono lo stipendio"): "all' uscita una bambina di nome Lucrezia di 4 anni mi fa: 'io per Natale voglio una bambola rossa e lo stipendio di mamma'. Ecco, io cercherò di guardare il mondo e l' Italia da quel punto di vista lì, della gente più in difficoltà, più debole".
La cosa che unisce Renzi a Bersani? - La politica "che è una cosa bella, è la risposta - se fatta bene - ai problemi, è entusiasmo". Ma li divide, secondo il sindaco di Firenze, "l'idea del futuro. Io non vedo un futuro con le stesse persone che accompagnano Bersani e che non hanno scritto una pagina di futuro". "Renzi ed io siamo uniti dalla passione politica, ma ci divide l'idea di rinnovamento: io voglio che la ruota giri, ma non prendendo a calci l'esperienza. All'esperienza bisogna chiedere una mano a farla girare e io lo farò". Così il segretario del Pd, risponde su cosa lo avvicina e cosa lo divide al suo sfidante alle primarie.
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