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sabato 6 aprile 2013

Debiti di Stato, decreto approvato: 40 miliardi alle imprese in 12 mesi


Debiti di Stato, decreto approvato: 40 miliardi
alle imprese in 12 mesi
Già da lunedì i pagamenti

La scheda: ecco come funzionano i pagamenti. Squinzi: "Intervento necessario, aziende disperate"

Dopo quattro ore filate di riunione, il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al decreto per lo sblocco dei pagamenti della Pubblica Amministrazione. L'Abi: "Provvedimento nella giusta direzione". Delrio (Anci): "Una vittoria dei sindaci, dell'Italia che produce". Squinzi: "Il tempo è scaduto, vogliamo un governo che affronti i problemi dell'economia reale"
Lavoro alla Franco Tosi (Studiosally)
Lavoro alla Franco Tosi (Studiosally)
Roma, 6 aprile 2013 - Dopo quattro ore filate di riunione, il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al decreto per lo sblocco dei pagamenti della Pubblica Amministrazione.
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"40 miliardi (20 nel 2013 e 120 nel 2014) erogati nei prossimi 12 mesi alle imprese con un meccanismo chiaro, semplice e veloce" e "rispettando la soglia del debito del 3%". E' il 'cuore' del provvedimento secondo quanto ha spiegato il premiern Mario Monti. Dal canto suo il ministro dell'Economia, Vittorio Grilli ha sottolineato che il decreto per i pagamenti della Pa prevede che sia ''ripartita la possibilita''' per le amministrazioni ''di chiedere prestiti allo Stato, prestiti trentennali sul tasso medio del Btp quinquennale''. Lo ha detto il ministro Grilli che ha aggiunto: 'Di questi 40 miliardi, per 14 miliardi le amministrazioni avranno gia' la capacita' propria di provvedere alla spesa, per gli altri 26 lo Stato ripartisce non soltanto gli spazi di liquidita' esistenti, ma anche le linee di credito'' per il periodo fra il 2013-14.
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Quanto ai termini, ''le amministrazioni potranno cominciare a pagare i debiti subito dopo la pubblicazione del decreto, che immagino sara' lunedì". Grilli ha spiegato che entro il 30 aprile saranno resi noti ''gli spazi finanziari'' e entro il 15 maggio la ripartizione delle risorse rispetto alle richieste''.
Le verifiche per gli ulteriori pagamenti dei debiti della Pubblica amministrazione dovranno essere fatti entro il prossimo 15 settembre. Lo ha reso noto Grilli, durante la conferenza stampa di presentazione del decreto sui debiti della P.a, varato oggi dal Consiglio dei ministri. La fase tre del percorso per il pagamento dei debiti della P.a implichera' "la verifica verifica dei crediti al 31-12-2012 su due linee", ha aggiunto Grilli spiegando che "agli enti sara' chiesto di inserire entro il 25 di settembre nella piattaforma erlettronica per la certificazione quelli che loro ritengono siano debiti certi entro", la stessa verifica sui debiti ceduti sara' richiesta "agli intermediari bancari e all'Abi abbiamo chiesto di fare da coordinatore". "Questo consentira' al prossimo Governo - ha concluso il ministro - di programmare con legge di stabilita' ulteriori tranche di pagamento, di cassa e in forma di titoli di stato per pagare debiti in ecceso rispetto ai 40 miliardi".
Grilli ha anche informato che "sono previste forti penali personali per chi non certifichera' i propri debiti" e che ''sono stati allocati ai Comuni 5 miliardi di euro, a cui si aggiungono altri 1,4 miliardi che saranno assegnati alle Regioni, le quali poi li trasferiranno a loro volta ai Comuni'': Dalla pubblicazione nella gazzetta ufficiale del decreto ''il governo garantisce il pagamento di debiti per una cifra non superiore ai 2,3 miliardi'': lo ha precisato Grilli, sottolineando che per questa cifra ''non sara' necessario aspettare il riparto''
 IL PREMIER MONTI - Il decreto che sblocca i pagamenti della Pubblica amministrazione “non è un’inversione di rotta” nella politica del governo, che non è “preso dal desiderio di elargire”, ma si tratta di una decisione resa possibile “dagli ingredienti che abbiamo messo dal maggio 2011 e che oggi ci permettono” di adottare questo decreto. Lo dice Mario Monti, in conferenza stampa a palazzo Chigi. ''A chi dice che il pagamento dei debiti si sarebbe potuto fare nell'autunno scorso, rispondo che non era possibile. Infatti in quel momento non era ancora stato modificato a livello Ue il nuovo spazio di intervento e di equilibrio del bilancio italiano''.
Monti ha sottolineato che quella relativa ai ritardi della P.A. nei pagamenti "e' una situazione inaccettabile, che e' stata a lungo accettata". Il presidente del Consiglio ha stigmatizzato che il tempo medio "per pagare beni e servizi si aggira sui 180 giorni", un ritardo che "colloca l'Italia in posizioni simili, anzi peggiori, a quelle di Portogallo, Spagna e Grecia e decisamente peggiori del Regno Unito con i suoi 43 giorni, della Finlandia con 24, della Germania con 36 giorni".
GRILLI  - “Abbiamo fatto un percorso indispensabile tra le due esigenze di aiutare concretamente l’economia a riprendersi, con il rafforzamento del ciclo economico, e di diisciplinare i conti. Un percorso stretto ma ma percorribile, con rigore e velocità”, ha dichiarato il ministro dell’economia, Vittorio Grilli, durante la conferenza stampa di presentazione4 del decreto per il pagamento dei debiti della Pubblica amministrazione, approvato dal Consiglio dei ministri di oggi.
PASSERA - “Il decreto che oggi abbiamo deliberato segna la strada per risolvere definitivamente” il problema dei debiti della Pubblica amministrazione. Così il ministro dello Sviluppo Corrado Passera termine del Consiglio dei ministri che ha approvato il decreto legge in materia di pagamenti da parte della Pubblica amministrazione.
LE REAZIONI - Bene la tempistica del decreto ma per una valutazione globale bisognera' attenderne la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Lo ha dichiarato il presidente dell'Abi Antonio Patuelli, commentando il dl sui debiti della p.a. Patuelli ha spiegato che "il Consiglio dei Ministri ha riconosciuto, come avevamo sollecitato, l'estrema importanza, necessita' ed urgenza del pagamento dei debiti della Pubblica Amministrazione verso le imprese come premessa della ripresa economica e occupazionale". "Il decreto legge va in questa direzione: per la sua complessita'' giuridica, dovuta a diverse esigenze - ha concluso il Presidente Patuelli - una valutazione globale della nuova normativa potra'' essere espressa quando il
decreto sara' pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale".
Ovvia la soddisfazione di Graziano Delrio, sindaco di Reggio Emilia e presidente dell'Anci. 'Ringraziamo il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per l'appoggio costante ad una richiesta che i sindaci portavano avanti da mesi e ringraziamo i presidenti delle Camere Laura Boldrini e Piero Grasso e il Parlamento stesso che, in questa delicata fase, hanno assunto la nostra richiesta e permesso un'approvazione urgente da mettere immediatamente in atto i provvedimenti. La giornata di oggi segna una vittoria dell'Italia dei sindaci, dell'Italia che produce, che si impegna e che soffre di non poter dare dignita' al lavoro". Per quanto riguarda le risorse dei Comuni che verranno messe a disposizione, sottolinea il Sindaco di Reggio Emilia, si tratta di risorse gia' a disposizione, "accantonate e bloccate in questi anni, e non Titoli di Stato".
Il testo dei pagamenti della P.a. contiene ''modifiche sostanziali. Non abbiamo il testo definitivo. Non abbiamo un giudizio compiuto ma in base alle prime informazioni ci sono stati certamente miglioramenti''. Lo ha detto il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi ospite de L'Intervista di Maria Latella su Sky TG24. Squinzi ha ribadito che un intervento ''immediato'' sui debiti della p.a. ''e' necessario, perche' le imprese sono disperate e la situazione e' tale che la cronaca ne da' tragiche conferme''. E ha sottolineato: ''Bisogna mettere i problemi dell'economia reale al centro vita del Paese''. Aggiungendo che non si possono perdere ancora mesi. Con un chiaro riferimento alla situazione di stallo della politica italiana. E sulle prossime votazioni per il Quirinale, Squinzi commenta: chi succedera' a Giorgio Napolitano alla Presidenza della Repubblica dovra' "essere in grado di assicurare al Paese la stessa guida ferma e sicura".
E accennando ai drammatici suicidi di Civitanova, Squinzi ha ricordato che ''Cc sono stati ad oggi 62 casi di suicidi di imprenditori, con una situazione largamente diffusa sul territorio''.
LE SCHEDA
Questi i principali punti del decreto.
- 40 MILIARDI ALLE IMPRESE IN 12 MESI. Di uno stock di debito complessivo stimato da Bankitalia in circa 90 miliardi di euro (includendo anche i debiti non scaduti), vengono sbloccati da subito 40 miliardi di debiti commerciali della pubblica amministrazione nei confronti di imprese, cooperative e professionisti. I pagamenti avverranno nel corso dei prossimi 12 mesi. La programmazione del rimborso delle pendenze restanti sara' contenuta nella prossima Legge di stabilita'.
- PAGAMENTI POSSIBILI GIA' DA LUNEDI'. Le amministrazioni potranno avviare i pagamenti subito dopo la pubblicazione del dl, prevista lunedi', e avranno la capacita' propria di provvedere alla spesa per 14 miliardi dei 40 previsti. Per gli altri 26 miliardi lo stato ripartira' non soltanto gli spazi di liquidita' esistenti ma anche le linee di credito. Entro il 30 aprile tutte le amministrazione dovranno far pervenire l'elenco e la richiesta di spazio finanziario al governo, che entro il 15 di maggio provvedera' alla ripartizione degli spazi e delle risorse finanziarie pervenute. Entro fine maggio le amministrazioni pubbliche dovranno comunicare ai propri fornitori il loro piano di pagamenti. Le verifiche per gli ulteriori pagamenti dovranno essere effettuate entro il prossimo 15 settembre.
- PRIORITA' AD AZIENDE E FATTURE PIU' VECCHIE. Il governo, ha spiegato il ministro dell'Economia, Vittorio Grilli, "ha chiesto alle amministrazioni di seguire un ordine di priorita': prima le imprese e dopo le banche, e prima i crediti piu' anziani. Si parte dalle fatture piu' vecchie".
- SOLO LE BANCHE PAGATE IN TITOLI DI STATO. Il pagamento in titoli di Stato sara' limitato alle banche e non riguardera' gli imprenditori.
- NESSUNO SFORAMENTO DEL PATTO DI STABILITA'. La mobilitazione di somme cosi' elevate non portera' l'Italia a sforare il Patto di stabilita' Ue, che prevede un rapporto massimo tra deficit e Pil del 3%. Il dl prevede infatti misure precauzionali che consentiranno di non superare il limite del 2,9%. A settembre verra' effettuato un monitoraggio mirato per verificare il rispetto dei parametri.
- ENTI LOCALI: UN FONDO E PIU' FLESSIBILITA'. Nel 2013 i pagamenti dei debiti certi, liquidi ed esigibili di parte capitale (investimenti gia' effettuati della p.a.) verranno esclusi dal Patto di stabilita' interno per un importo di 5 miliardi di euro per gli enti locali, 1,4 miliardi per le regioni, mezzo miliardo per le amministrazioni centrali e 800 milioni per investimenti cofinanziati da fondi Ue. E' inoltre prevista l'istituzione di un Fondo da 26 miliardi per il pagamento dei debiti esigibili dagli enti locali (2 miliardi nel 2013 e 2 nel 2014), dalle Regioni per debiti diversi da quelli sanitari (3 miliardi nel 2013 e 5 nel 2014) e dalle stesse Regioni per debiti sanitari 5 miliardi nel 2013 e 9 nel 2014). Le erogazioni per rimborsi di imposta salgono infine di 6,5 miliardi (5 miliardi nel 2013 e 4 nel 2014).
- CENSIMENTO DEI DEBITI, OBIETTIVO AZZERAMENTO. Il decreto obbliga tutte le amministrazioni a compiere un censimento completo di tutti i debiti commerciali scaduti o in scadenza ancora pendenti e a produrre un elenco completo dei debiti ancora da onorare. L'obiettivo finale dichiarato e' l'azzeramento di tutti i debiti della pubblica amministrazione nei confronti delle imprese.

sabato 9 febbraio 2013

Energia: rincari sospetti per la Robin Tax, "le imprese li fanno pagare ai consumatori"


Energia: rincari sospetti per la Robin Tax, "le imprese li fanno pagare ai consumatori"

Molte imprese energetiche che pagano la Robin tax sembrano 'rifarsi' sui consumatori, violando la legge. E' quanto emerge dal Rapporto dell'Autorità per l'energia che segnala 199 casi, per un totale di circa 1,6 mld di incremento dei margini 'dovuti all'effetto prezzo e tali da costituire una possibile violazione del divieto di traslazione'.
L'Autorità è tenuta per legge a svolgere l'attività di vigilanza in merito alla cosiddetta Robin Tax, vale a dire l'addizionale Ires imposta alle imprese energetiche nel giugno del 2008, che non può essere 'traslata' sui consumatori, e quindi né in bolletta né, per esempio, sulla benzina e il gasolio. La legge vieta infatti esplicitamente alle imprese "di traslare l'onere della maggiorazione d'imposta sui prezzi al consumo" a affida proprio all'Autorità per l'energia elettrica e il gas il compito di vigilare "sulla puntuale osservanza della disposizione".

Ebbene, nella Relazione al Parlamento licenziata il 24 gennaio scorso l'Autorità evidenzia un quadro fortemente critico, in cui appare evidente che molte imprese si rifanno proprio sui consumatori. Nel corso dell'attività di vigilanza svolta lo scorso anno sui dati relativi al 2010, infatti, l'Autorità ha 'pizzicato' 199 operatori (sui 476 totali), di cui 105 appartenenti al settore dell'energia elettrica e gas e 94 a quello petrolifero, in cui "é stata riscontrata una variazione positiva del margine di contribuzione semestrale riconducibile, almeno in parte, alla dinamica dei prezzi".

Insomma, per l'Autorità "é ragionevole supporre che, a seguito dell'introduzione dell'addizionale Ires, gli operatori recuperino la redditività sottratta dal maggior onere fiscale, aumentando il differenziale tra i prezzi di acquisto e i prezzi di vendita". In parole povere, il sospetto è che venga infranto proprio il divieto di traslazione, con il quale si comporta "uno svantaggio economico per i consumatori finali".

L'Autorità, che come chiarito dal Consiglio di Stato non dispone di poteri sanzionatori in questo campo (c'é una sorta di incertezza normativa sul soggetto deputato alla sanzione), si spinge a calcolare l'ammontare dei margini teoricamente accumulati facendo leva anche sull'effetto prezzo. Nel secondo semestre 2010 per le aziende elettriche e del gas si tratta di una somma pari a circa 0,9 miliardi di euro in più rispetto al corrispondente periodo pre-tassa, mentre per quelle petrolifere la cifra è appena più bassa e pari a circa 0,7 miliardi di euro. In sostanza, i consumatori sarebbero stati 'appesantiti' di 1,6 miliardi di euro anche per 'rientrare' della Robin Tax.

Nel 2011 la Robin Tax è stata una manna per lo Stato, che ha incassato 1,457 miliardi di euro, 930 milioni in più rispetto all'esercizio precedente: una somma che è stata raggiunta grazie all'incremento dell'aliquota, all'estensione del tributo alle rinnovabili e alle società della rete (Snam, che ha contribuito per 104 milioni, e Terna, per 81 milioni) e alla modifica di alcuni parametri di applicazione. Il contribuente maggiore è stato il gruppo Enel, con la sola Distribuzione che ha versato 312 milioni di euro

martedì 22 gennaio 2013

Crisi: il reddito procapite è come quello del 1986. Eccidio di imprese: 100mila quelle scomparse nel 2012


Crisi: il reddito procapite è come quello del 1986. Eccidio di imprese: 100mila quelle scomparse nel 2012

E’ un vero e proprio eccidio. Sale a quota 100mila il conto delle imprese 'morte' nel 2012 rispetto al 2011, secondo quanto afferma Rete Imprese Italia in un'analisi presentata oggi. Il saldo tra mortalità e natalità delle aziende artigiane e di servizi di mercato più manifatturiere e costruzioni porta la somma a 100mila aziende "scomparse".
Crollano i consumi - I consumi invece sono in caduta nel 2012 con una flessione reale pro-capite del 4,4%. Questi i dati illustrati da Mariano Bella, che ha spiegato come i consumi reali pro-capite 2012 siano ammontati a 15.920 euro a fronte di 16.654 euro del 2011.
Giù il reddito - Il reddito di ogni italiano nel 2012 é calato del 4,8%, perdendo in valori assoluti 879 euro. Il calcolo è di Rete Imprese Italia che prevede un ulteriore calo nel 2013, con un reddito procapite pari a 16.955 euro (erano 17.337 euro nel 2012). Per tornare a un livello simile occorre fare un balzo indietro di 27 anni, al 1986.
Chiusa un'impresa al minuto - Tornando alle difficoltà delle imprese, nel 2012 in Italia ha chiuso quasi un'impresa al minuto. È l'allarme lanciato dal presidente di Confcommercio e Rete Imprese Italia, Carlo Sangalli, in occasione della presentazione della giornata di mobilitazione prevista per il 28 gennaio in cui Rete Imprese metterà a punto un documento di proposte per la prossima legislatura. Sangalli ha posto l'accento sul fatto che ancora l'Italia si trova in crisi "drammatica, profonda e duratura, una crisi che viene da lontano rispetto alla quale ancora non si riesce a scorgere l'uscita dal tunnel". "Una crisi - ha aggiunto - che ha colpito e continua a colpire indistintamente tutti i settori e tutti i territori senza fare sconti a nessuno". Nel 2012 da gennaio a settembre il saldo tra iscrizioni e cessazioni, per quanto riguarda i servizi di mercato, è di -53.234, mentre per quanto riguarda l'artigianato è di -16.912 a fronte di un saldo che nell'analogo periodo del 2011 era stato rispettivamente di -41.347 e di -10.179.
La pressione fiscale salirà al 56,1% - Quanto alla pressione fiscale effettiva questa salirà nel 2013 a quota 56,1%, rispetto al 46,3% della pressione fiscale apparente. Nel 2012 la pressione fiscale per i cittadini in regola con il fisco è stata - secondo lo studio - pari a 55,2%.
Il 28 gennaio la mobilitazione - Per questo il 28 gennaio ci sarà la giornata di mobilitazione di Rete Imprese Italia che presenterà un documento a tutte le forze politiche per dare un contributo di proposte per la prossima legislatura. L'iniziativa è stata presentata dal presidente, Carlo Sangalli. "Chiediamo di essere ascoltati", ha sottolineato Sangalli chiedendo al prossimo governo qualunque esso sia di rimettere al centro le istanze delle imprese. "Il messaggio alla politica e alla prossima legislatura, il prossimo 28 gennaio giornata di mobilitazione partirà chiaro e forte da tutta Italia: ripartire dalle imprese legate al territorio cioè da quel tessuto produttivo che nonostante tutto non si rassegna e non vuole tirare i remi in barca". I punti su cui agire sono principalmente tre, ha sottolineato Sangalli: fisco, credito e burocrazia che per molte imprese sono state la causa della chiusura delle attività. Sangalli ha chiesto "di riaprire una nuova stagione di dialogo che metta al centro della politica economica della prossima legislatura, chiunque governi le istanze di questo sistema di imprese".
Ance, 9.500 i fallimenti nel settore costruzioni - Notizie negative anche dal settore delle costruzioni. Nei primi 9 mesi del 2012 i fallimenti hanno raggiunto la cifra record di 9.500 (+25,3% rispetto al 2009), cifra che "é destinata ancora a crescere". E' quanto afferma l'Ance in una nota, in cui parla anche di "record negativo per la disoccupazione. I senza lavoro sono ormai 360 mila, circa 550mila se si considera l'indotto. Una situazione che rischia di peggiorare ulteriormente nei prossimi mesi se non si metteranno subito in campo interventi".

giovedì 2 agosto 2012

Centinaia di imprese sul piede di guerra


Centinaia di imprese sul piede di guerra
E mandano le chiavi al ministro Passera

"Chiusi mai" si chiama la mobilitazione partita da Modena e ora diffusa in tutto il Paese: quasi 200 le pmi che hanno aderito. "Sono stanco di subire i ritardi e le insufficienze del nostro Stato", si legge nelle missive-fotocopia che arriveranno al ministero dello Sviluppo a fine settembre. Uno dei promotori a ilVostro: «Riceviamo quotidianamente email di imprenditori disperati»

Fabio Frabetti
La homepage di "Chiusi mai"La homepage di "Chiusi mai"
MODENA – «Gentile Ministro dell’Economia e delle Finanze, Le scrivo perché sono stanco di subire i ritardi e le insufficienze del nostro Stato, la burocrazia pesante e il continuo aumento delle tasse sulle attività imprenditoriali oneste nonché un costo del lavoro che non ci premette di essere competitivi (in Italia e all’estero). Sono stanco di non vedere, se non premiato, almeno sostenuto, l’impegno imprenditoriale e la responsabilità sociale d’impresa che garantisce lo stipendio a migliaia di famiglie». Inizia così la lettera che centinaia di imprenditori stanno inviando al ministro dell’Economia, Corrado Passera. Con cui consegnano idealmente le chiavi della loro azienda.

VALANGHE DI LETTERE – Fin qui hanno aderito 179 aziende e quasi 1.700 sono le persone coinvolte.  «Le piccole e medie imprese – prosegue la lettera – rappresentano il 98% del tessuto economico italiano e sono quelle che hanno fatto la fortuna di questo Paese. Abbiamo quindi insieme deciso di consegnare idealmente le chiavi delle nostre aziende allo Stato che, da anni, non ci sta dando le risposte necessarie allo sviluppo, alla creatività e al saper fare italiano». Il titolo di questa protesta, forte e simbolica allo stesso tempo, è contemporaneamente un programma e una promessa : “Chiusi mai”. Il tam tam è partito da giovani di Confartigianato Modena e pian piano si è allargato a tutta Italia: chiamato a raccolta l’intero tessuto economico italiano affinché più imprenditori si uniscano nell’invio di una lettera che dovrà essere spedita al Ministero dell’Economia entro il 30 settembre.

RISCHIO ESTINZIONE – Nel sito www.chiusimai.it è possibile registrare la propria adesione e scaricare la lettera in formato pdf che andrà poi personalizzata con il nome dell’azienda e il numero di dipendenti a cui viene dato lavoro. «Riceviamo quotidianamente email di imprenditori disperati –racconta a ilVostro Riccardo Cavicchioli, uno dei promotori dell’iniziativa –  che non sanno come andare avanti. Così non si può continuare: le piccole medie imprese italiane rischiano di sparire nel giro di due anni. Abbiamo studiato questa iniziativa per dare visibilità a quegli imprenditori strangolati da tasse, burocrazia e crisi economica. Riconsegniamo simbolicamente le chiavi dell’azienda a quello che di fatto è il nostro azionista di maggioranza: lo Stato. Visto che noi non lavoriamo né per il profitto né per l’azienda. Ci sono tasse come l’Irap che dobbiamo pagare anche in assenza in utile, che si guadagni o che si perda. Chiediamo a tutti gli imprenditori italiani di far sentire la loro voce attraverso questa iniziativa, perché non vogliamo chiudere le nostre aziende ma continuare a dar da lavorare alle persone che ogni giorno ci aiutano ad andare avanti».

RICETTE ANTICHE – Dopo la protesta, con il ministero che sarà invaso di lettere, c’è anche lo spazio però per le proposte concrete. Che purtroppo nascono già vecchie visto che sono proprio quelle di cui si parla da anni e che non hanno mai trovato attuazione: «Meno burocrazia e perdite di tempo, abbattimento dei livelli di tassazione delle imprese, accesso al credito bancario che premi le idee e i progetti e non si basi solo sulle garanzie patrimoniali. A questo dovrebbe aggiungersi una giustizia civile più snella ed attende, l’applicazione immediata della normativa europea sui tempi di pagamento e l’approvazione di una normativa che sostenga davvero l’imprenditoria giovanile. Non è più concepibile che un giovane imprenditore debba sborsare un sacco di soldi senza nemmeno aver emesso la prima fattura».