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giovedì 24 luglio 2014

COSTRUTTORI CONTRO L’AUTOSTRADA ROMA-LATINA

COSTRUTTORI CONTRO L’AUTOSTRADA ROMA-LATINA


Costruttori che “scavalcano” gli ambientalisti. Sembra strano eppure è ciò che successo a Roma, dove le maggiori associazioni dei costruttori edili hanno redatto una lettera-appello al presidente del Consiglio Matteo Renzi e al governatore della Regione Nicola Zingaretti per dire no alla solita “concessione all’italiana”, sì alla riqualificazione e alla risistemazione della Pontina, trasformandola in una superstrada. E le associazioni dei costruttori sono quelle che nella regione hanno un certo peso come: ANCE Lazio, ACER e ANCE Latina. La Roma-Latina alla quale i costruttori sono contrari avrebbe, il condizionale è d’obbligo, un costo stimato di 2,7 miliardi di euro, con un fine lavori previsto per il marzo 2021 e un contributo pubblico di 800 milioni, dei quali, a oltre 10 anni dall’inserimento nella legge obiettivo del 2001, il CIPE ne ha stanziati solamente 468. Secondo i costruttori il finanziamento deve essere riconvertito e utilizzato per la messa in sicurezza della Roma-Latina che già esiste, ossia la Pontina, un progetto che si potrebbe terminare entro il 2017, con un incremento annuale del valore del mercato regionale dei lavori pubblici per gli anni 2016 e 2017 pari al 20,3% e un aumento biennale dell’occupazione nel settore dell’edilizia di circa il 7%.
«Come sistema dei costruttori noi siamo ovviamente favorevoli al che si faccia una struttura così importante e che si facciano le concessioni, ma nella situazione in cui siamo, con i soldi già messi, con le incertezze sul tracciato e sui collegamenti, l’autostrada non si fará mai, soprattutto nei tempi che sono stati dichiarati, ovvero inizio lavori ad aprile 2015 e fine a dicembre 2021: questo non accadrà, basta vedere le situazioni simili in giro per l’Italia. – ha detto Stefano Petrucci, presidente di ANCE Lazio –. Ovvero opere in concessione “all’italiana” come la Pedemontana lombarda, la Pedemontana veneta, la Brescia-Bergamo-Milano (Brebemi) e la Rho-Monza, fino al quadrilatero Umbria-Marche: tutte opere per cui il finanziamento è – nel migliore dei casi – raddoppiato».
L’appello dei costruttori recita: «Zingaretti e Renzi, vedetevi velocemente, e intendo entro una settimana, e cambiate questa delibera. Noi vogliamo che si aprano i cantieri e che lavorino gli operai, non gli avvocati: riconvertendo le risorse in sei mesi si avrebbero i progetti di messa in sicurezza e a primavera 2015 l’approvazione del progetto esecutivo. Poi, dividendo il tracciato in 10 lotti da circa 50 milioni di euro l’uno, a dicembre 2015, ovvero in sei mesi, si riuscirebbe a espletare le gare e ad affidare i lavori, con la consegna per dicembre 2017». Secondo i costruttori, in questa maniera si risolverebbero molti problemi, dalla protesta degli ambientalisti fino alla questione dei pedaggi.
«Quando ci sono possibili contenziosi, flussi di traffico non sicuri e concessioni lunghissime, tempi e contributi pubblici si dilatano incredibilmente. Se non ci sono abbastanza risorse per fare veramente e rapidamente la Roma-Latina, usiamo quei 468 milioni già stanziati per sistemare veramente e rapidamente il tracciato di collegamento che già esiste, trasformando la Pontina in una superstrada veloce, realizzando le complanari e eliminando tutti gli incroci a raso – prosegue Pertucci –. I soldi basterebbero, e se si prendesse questa decisione politica non ci vorrebbe molto per far cambiare la delibera al CIPE. Oggi abbiamo un presidente del Consiglio che non ha timore di cambiare per il bene del Paese, e per modificare una delibera CIPE con i tempi di Renzi ci vorrebbe una settimana».
E anche sul fronte romano la musica non cambia, anzi i costruttori romani sono per l’annullamento del bando e troveranno, con ogni probabilità un terreno facile visto che il progetto prevede l’ingresso a Roma senza alcuna infrastruttura di supporto come, per esempio, un parcheggio di scambio intermodale.
«Non abbiamo il potere di fermare la gara, ma sappiamo che questo accadrà – dice il presidente dell’ACER-ANCE Roma, Edoardo Bianchi –. Anche a Roma al sindaco Marino abbiamo chiesto certezza di tempi e regole: così correremmo il rischio che anche qualche straniero venga a investire in Italia, altrimenti, senza questo, non si riuscirà a fare niente. Siamo ancora in tempo per annullare il bando e dare una risposta importantissima al territorio, alle categorie e ai cittadini».
E sul progetto c’è anche il dubbio circa la sostenibilità del project financing che è tutta da verificare su opere come le autostrade e con le quali si potrebbe verificare il caso di un “avvitamento” tariffario nel quale si innesca una spirale senza fine dove ad aumenti del pedaggio, corrispondono minori utilizzi da parte degli utenti dell’opera.
«Tra le riserve delle imprese sul progetto preliminare, la costruzione di un nuovo tracciato che prevede nella parte finale un ritorno su quello vecchio, e per giunta a pagamento, i soldi pubblici da stanziare verranno quadruplicati e ci vorranno vent’anni, e faccio una previsione ottimistica –afferma Davide Palazzo, presidente di ANCE Latina –. Usando i soldi invece per la risistemazione, magari con la realizzazione della terza corsia, se serve, da Castel Romano a Roma, rimarrebbero forse addirittura anche alcune risorse per i Comuni delle province di Roma e di Latina. Con il progetto attuale, invece, si rischiano sub-subappalti al massimo ribasso: al territorio non resterà nulla e non ci sarà nessun aumento dell’occupazione, se non di quella in nero. Un’opera che non servirebbe a nulla, che resterebbe inutilizzata, e con un ritorno occupazionale a zero».
Una chiusura totale alle proposte dei costruttori arriva dal commissario straordinario per il Corridoio Tirrenico – e già il fatto che su un’opera infrastrutturale ci sia un commissario straordinario la dice lunga – l’ingegner Vincenzo Pozzi che ha dichiarato: «I fondi pubblici sono comunque non utilizzabili per altri scopi se non quello autostradale».
E la politica sembra fare quadrato nel difendere l’opera. «L’autostrada Roma-Latina è un’opera strategica per la viabilità pontina, servirà a far uscire dal suo isolamento la città garantendo lo sviluppo del territorio, la sicurezza e allo stesso tempo darà ossigeno alle imprese e all’occupazione», dice Stefano Pedica del PD del Lazio, mentre un altro pezzo da 90 della politica regionale alza gli scudi in difesa dell’autostrada. «Sono sconcertato nell’apprendere delle dichiarazioni, e della posizione, assunta dai componenti dell’ANCE Lazio e di Latina in merito alla realizzazione della Roma-Latina. Sono interdetto dalla tempistica di questa opposizione alla messa in opera del progetto che arriva proprio nel momento in cui, dopo oltre dieci anni di ostacoli burocratici, tecnici e politici, siamo finalmente arrivati alla conclusione dell’iter – afferma il coordinatore regionale di Forza Italia, Claudio Fazzone –. Il progetto si inquadra nel processo di infrastrutturazione della Regione Lazio ed in particolar modo della provincia di Latina che da sempre soffre di un isolamento che non ha consentito alle aziende che operano sul territorio di adeguarsi a standard di competitività nazionali proprio a causa dell’impossibilità di essere collegata agli assi viari come l’autostrada del Sole».

E un poco stupita della presa di posizione dei costruttori è anche Legambiente che in una nota afferma che: «Legambiente, dopo decenni di lotte contro la Roma-Latina, un’autostrada da sempre considerata inutile e dannosa, trova un inaspettato alleato – dice Roberto Scacchi, direttore Legambiente Lazio –. ANCE e ACER non considerano più fondamentale la costruzione di tale opera sposando l’idea della riqualificazione e messa in sicurezza dell’asse viario della Pontina».

lunedì 5 agosto 2013

Roma, da oggi Fori Imperiali pedonali: stop auto e moto

Roma, da oggi Fori Imperiali pedonali: stop auto e moto

LaPresse
Roma, 3 ago. (LaPresse)- E' scattato questa mattina alle 5.30 il divieto di transito per i veicoli privati ai Fori Imperiali di Roma, tra largo Corrado Ricci e piazza del Colosseo. Qui, con un limite di velocità di 30 chilometri orari, potranno transitare solo le biciclette e i mezzi di trasporto pubblico, i veicoli Ncc, i taxi e gli autorizzati diretti a strutture di culto e accoglienza. Per inaugurare il grande cambiamento, proprio questa notte dalle 21.30 in poi, via dei Fori Imperiali ospiterà una grande festa. Sarà una notte di visite guidate gratuite e spettacoli, tra musica dal vivo, suggestioni teatrali e acrobazie circensi, messe in scena nel teatro naturale di via dei Fori Imperiali, dal Colosseo fino al Foro di Cesare, illuminato ad arte per l'occasione.
Anche la Provincia di Roma ha aderito all'iniziativa garantendo l'apertura gratuita al pubblico delle Domus Romane di Palazzo Valentini. Le visite alle Domus Romane di Palazzo Valentini (ingresso da via IV Novembre 119/a) si terranno con partenza alle 21.30, 22, 22.30 e 23 e si svolgeranno a gruppi di 15 persone. Per la visita alle Domus è necessario prenotarsi allo 060608.

martedì 23 luglio 2013

Le mani della ‘ndrangheta su Roma

Le mani della ‘ndrangheta su Roma

Di  | il 17 luglio 2013 | 1 Commento
 
La nascita di una nuova cellula di ‘ndrine a Roma, il rischio di infiltrazioni mafiose nella gestione degli appalti pubblici a Ostia e una svolta inquietante dopo le indagini sull’omicidio di un boss calabrese. È un mostro a più teste quello che spaventa la Capitale e contro il quale investigatori e istituzioni lanciano un grido d’allarme. Ma ieri sono stati anche segnati risultati importanti nella guerra alla criminalità organizzata a Roma. Durante un blitz negli uffici del X Municipio di Roma a Ostia, sul litorale, i carabinieri e la capitaneria di Porto hanno sequestrato atti e documenti sugli appalti e sulla gestione del demanio marittimo.
Tra il personale del municipio ci sono almeno quattro indagati e tra le accuse c’è l’abuso di atti d’ufficio. L’operazione è avvenuta a poche ore dal provvedimento del sindaco Ignazio Marino, che aveva rimosso dall’incarico il direttore dell’ufficio tecnico e un altro impiegato dopo i sospetti di infiltrazioni malavitose, in particolare del clan Spada. E sempre ieri, nella notte, proprio un esponente degli Spada era stato gambizzato in una sanguinosa rissa. Due gruppi criminali si erano fronteggiati e due pregiudicati erano finiti in prognosi dopo esser stati accoltellati. I carabinieri avevano poi arrestato tre persone.
Sono soddisfatto delle indagini che le forze dell’ordine stanno portando avanti per fare piena luce e riportare la legalità nel Municipio X“, ha commentato Marino. “Negli ultimi anni il litorale romano – ha spiegato il Sindaco – è diventato terreno fertile per attività malavitose, teatro di scontri sanguinosi tra clan e bande criminali che mirano a controllare pezzi importanti dell’economia della città”.
Ma l’allarme arriva anche dalla Calabria. Secondo gli investigatori è proprio da lì che il killer del boss della ‘ndrangheta, Vincenzo Femia, potrebbe aver ricevuto l’ordine di uccidere. Gianni Cretarola, 31 anni, è stato arrestato oggi dalla Squadra Mobile di Roma con l’accusa di essere uno degli esecutori materiali dell’omicidio di Femia nello scorso gennaio. Il boss, legato alle cosche calabresi di San Luca, ma da decenni trapiantato nella capitale, venne massacrato in un agguato a Trigoria, alla periferia sud di Roma. A sparare furono almeno due persone. E dietro quell’esecuzione potrebbe nascondersi il progetto criminale per l’apertura di una nuova ‘locale’ della ‘ndrangheta a Roma.
Alla quale la vittima si sarebbe opposto. La ‘localé della ‘ndrangheta è una sorta di cellula organizzativa composta da varie ‘ndrine in un territorio, equiparabile al ‘mandamento’ di Cosa nostra. Per questo, secondo l’ipotesi del capo della Squadra Mobile Renato Cortese “tutto lascia ipotizzare che ci sia una forte e radicata presenza della ‘ndrangheta sul territorio”. Gianni Cretarola, di madre calabrese, lavorava come personal trainer e in passato si era già macchiato di omicidio.
Nel 2006 Cretarola aveva ucciso un suo coetaneo, poi in carcere aveva accoltellato un detenuto straniero ed è proprio in prigione, secondo gli investigatori, che sarebbero cominciati i suoi collegamenti con la ‘ndrangheta. Il giovane, uscito nel 2010, era sottoposto alla misura di sorvegliato speciale e più volte era stato in Calabria. Tutti episodi che secondo gli investigatori alimentano l’ipotesi che Cretarola possa essere stato una sorta di ‘emissario’ di una cosca calabrese.

martedì 11 giugno 2013

Elezioni, trionfo Pd sul Pdl: 16 a zero nei capoluoghi. A Roma vince Marino su Alemanno

Elezioni, trionfo Pd sul Pdl: 16 a zero nei capoluoghi. A Roma vince Marino su Alemanno

In pochi sono andati a votare, con un'affluenza definitiva ferma al 48,5%, ma per il centrosinistra è stato un trionfo con 11 capoluoghi su 11 ai ballottaggi, 16 su 16 compreso primo turno. Primo fra tutti il successo romano di Ignazio Marino che è arrivato al 63,9%, staccando il sindaco uscente Gianni Alemanno fermo al 36%. Il Pd ha strappato anche i sindaci di Viterbo, Imperia, Brescia, Iglesias, Treviso e conferma quelli di Avellino, Lodi, Sondrio, Ancona, Isernia, Barletta, Massa, Pisa, Siena e Vicenza.
Marino vince a Roma - A Roma il candidato del centrosinistra, il medico Ignazio Marino, che già al primo turno aveva conquistato quasi il 43% dei consensi, ha strappato la città al sindaco uscente, Gianni Alemanno (Pdl), trionfando con il 63,9%; Alemanno si ferma al 36,1%. La città fa però anche segnare un preoccupante astensionismo: a Roma ha votato il 44,93%, -8% rispetto al primo turno quando era andato a votare poco più di un elettore su due. In generale, a livello nazionale l'affluenza ha segnato un calo di ben 11 punti rispetto a 15 giorni fa: ha votato il 48,5%, rispetto al 59,7% del primo turno. "Sento l'orgoglio di riprenderci la nostra Roma. faremo il possibile per essere all'altezza di questo ruolo", è stato uno dei passaggi della conferenza stampa con la quale il neo-sindaco ha accolto il risultato elettorale. Dall'altra parte Alemanno si accolla tutte le responsabilità della sconfitta - "non farò lo scaricabarile", ha detto - e promette collaborazione con la nuova anmministrazione.
Finita "l'era Gentilini" a Treviso - Nei capoluoghi brucia alla Lega la sconfitta di Gentilini, il "sindaco sceriffo" che, direttamente o indirettamente, ha guidato la politica di Treviso dal lontano '94. ''E' finita l'era Gentilini, è finita l'era della Lega e del Pdl", ha commentato lo stesso ex primo citadino.
Siena resta al Pd - A Siena, storica roccaforte del centrosinistra sconvolta dal caso Monte dei Paschi, Bruno Valentini (Pd, Sel e lista civica) riesce, con il 52% dei voti, a prevalere di misura su Eugenio Neri, che si ferma al 48%. Altro dato eclatante è quello di Brescia, dove, dopo 5 anni, la città torna ad essere guidata dal centro sinistra. Emilio Del Bono, sostenuto da Pd e civiche, ha ottenuto il 56,52% dei voti. Il candidato del centro destra, il sindaco uscente Adriano Paroli, si è fermato al 43,47%.
Imperia strappata al centrodestra - Un altro feudo strappato al centrodestra è Imperia: dopo 20 anni di governo di centrodestra, il feudo dell'ex ministro Claudio Scajola ha deciso di cambiare. Il nuovo sindaco è l'imprenditore Carlo Capacci, sostenuto da Pd e tre liste civiche, tra cui una che fa capo all'ex sindaco Paolo Strescino (ex Pdl) e che raccoglie dissidenti del Pdl. Ha vinto il ballottaggio con oltre il 76%; al candidato Pdl, Erminio Annoni, il 23,8%. Il centrosinistra torna anche alla guida di Viterbo, dopo 18 anni: Leonardo Michelini, con il 62,9% dei consensi, ha strappato la città al sindaco uscente Giulio Marini, che si è fermato al 37,1%.
Iglesias, Lodi e Barletta al centrosinistra - A Iglesias, commissariata e prima in mano al centrodestra, vince, anche se di misura, Emilio Gariazzo (Pd, Sel, Comunisti italiani, liste civiche) con il 51,7%. Il centrosinistra riesce a riconfermare la poltrona del sindaco a Lodi - dove vince Simone Uggetti (Pd, Sel e liste civiche) - a Barletta, dove si impone, con il 62,9%, Pasquale Cascella, giornalista ed ex portavoce del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ad Avellino, dove vince Paolo Foti, con il 60,6% dei consensi e ad Ancona. Qui Valeria Mancinelli, candidata del centro sinistra, ha battuto con il 62,6% lo sfidante del centro destra Italo D'Angelo (37,4%) ed è il primo sindaco donna della città.
Gli altri comuni - Negli altri 56 comuni al voto - 54 superiori ai 15 mila abitanti, 2 inferiori a questa cifra - 34 sono andati al centrosinistra, 2 se li è aggiudicati il Movimento Cinque Stelle: sono Pomezia (Latina) e Assemini (Cagliari). Negli altri 18 ha vinto il centrodestra. In alcuni, tuttavia, lo scontro è stato tutto interno a quest'area: è il caso di Sabaudia, dove il candidato di Fratelli d'Italia, Maurizio Lucci, ha vinto, con il 56,1%, su quello sostenuto da Pdl, La Destra e liste civiche, Giovanni Secci. O di Bisceglie, in Puglia, dove l'esponente sostenuto da Unione di centro e liste civiche, Francesco Carlo Spina, ha battuto il candidato del Pdl, Giovanni Casella.
Mele eletto a Carovigno - E a Carovigno (Brindisi) è sindaco Cosimo Mele, l'ex deputato dell'Udc dello scandalo a luci rosse dell' estate 2007 nell'Hotel Flora di Roma: ha battuto, sostenuto da diverse liste civiche, Antonia Gentile, sostenuta dal Pdl. Infine a Sulmona, funestata dalla morte del candidato Di Benedetto durante la campagna elettorale, ha vinto Giuseppe Ranalli (Pd).

martedì 28 maggio 2013

Sara' ballottaggio Marino (favorito) - Alemanno, astensione record, flop dei grillini

Sara' ballottaggio Marino (favorito) - Alemanno, astensione record, flop dei grillini

A Roma sara' ballottaggio tra il sindaco uscente Gianni Alemanno ed Ignazio Marino del Pd. Le prime proiezioni infatti danno indicazione abbastanze nette e non ribaltabili. Marino oscilla intorno al 40%, mentre Alemanno e' di poco superiore al 30%. Flop di De Vito, l'avvocato candidato di Grillo, che dimezzerebbe i voti rispetto alle ultime politiche di febbraio, attestandosi vicino al 12%. Alfio Marchini, il nipote del "palazzinaro rosso", naviga invece sul 10%. Uno dei dati piu' rilevanti di questa tornata elettorale, insieme al flop di Grillo, e' l'altissima astensione. L'affluenza e' in calo a livello nazionale (si votava in 563 comuni, di cui 15 capoluogo per un totale di 7 milioni di elettori) di 12 punti con il 67% dei votanti. Astensione record a Roma, colpa forse anche del derby Roma-Lazio, con un meno 11. In pratica con il 52 e passa per cento ha votato un cittadino su due. Ed all'Olimpico non c'erano certamente un milione di spettatori. In Val d'Aosta, dove si svolgevano le regionali, ha vinto l'Union Valdotaine, anche se divisa. Ma il dato piu' significativo anche in questo caso e' il flop dei 5 stelle, che da 18,5% passano al 6,17%. Ed in questa regione e' forte la presenza dei no Tav, che appoggiano massiciamente Grillo. A Roma il grande favorito al ballottaggio e' Marino. Infatti solo un miracolo potrebbe portare Alemanno alla conferma in Campidoglio. Il sindaco uscente ha gia' di fatto fatto il pieno dei voti possibili sulla carta, prendendo pure a Grillo una parte dei suoi voti di destra. E gli elettori grillini e di Marchini che andranno a votare al secondo turno (l'affluenza molto probabilmente scendera' di ulteriori 10 punti) convergeranno su Marino, che dovrebbe passare con un consenso oscillante tra il 55 ed il 60%. 

martedì 9 aprile 2013

Primarie Pd, a Roma vince Ignazio Marino "Ora batteremo Alemanno"


Ignazio Marino - Pd (Ansa)Ignazio Marino - Pd (Ansa) 
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"Daje Ignazio". E' festa a San Lorenzo per Ignazio Marino tra sorrisi, strette di mano e applausi. Sono decine e decine le persone che domenica sera si sono recate in via dei Latini davanti al comitato elettorale del senatore del Pd per festeggiare la sua vittoria alle primarie del centrosinistra per candidato sindaco di Roma. Tanti i politici che si sono affacciati per brindare con il nuovo aspirante primo cittadino: dal presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti al segretario del Pd Lazio Enrico Gasbarra, dal responsabile economico del Pd Stefano Fassina al vicepresidente della Regione Lazio Massimiliano Smeriglio, da Nando Bonessio dei Verdi a Luigi Nieri di Sel. Poi si finisce la serata mangiando tiramisù e crostate: "Ancora domande? No per favore - ha detto sorridendo ai giornalisti Marino - domani risponderò a tutto".
Ignazio Marino è il candidato del centrosinistra a sindaco di Roma - Il chirurgo ha avuto la meglio sugli altri 5 sfidanti: Gemma Azuni, Mattia Di Tommaso, Paolo Gentiloni, Patrizia Prestipino e David Sassoli. Quest'ultimo candidato, scelto dalla segreteria del partito, è stato il primo a congratularsi con Marino per la sua vittoria: "Adesso dobbiamo vincere la battaglia per il Campidoglio". Tocca a lui ora sfidare l'attuale primo cittadino Gianni Alemanno, l'avvocato del Movimento 5 Stelle Marcello De Vito e l'imprenditore Alfio Marchini. L'affluenza nei 223 seggi, come fa sapere il comitato 'Roma bene Comune', è stata tra i 100.000 e i 102.000.
Scorrettezze - E a turbare l'andamento della 'domenica elettorale' sono stati i sospetti di 'scorrettezze' e di 'voti comprati'. Un componente della direzione del Pd Lazio, Cristiana Alicata, denuncia su Fb le "solite incredibili file di Rom che quando ci sono le primarie si scoprono appassionatissimi di politica". Si tratta di "voti comprati" afferma con certezza. A Tor Bella Monaca, la polizia interviene dopo una violenta lite tra esponenti del Pd, nata perché alcuni testimoni sostenevano di aver visto fuori dal seggio immigrati 'ricevere dei soldi'. Ma dal partito romano frenano: "Se le primarie sono aperte agli immigrati, loro votano. Al momento non ci è pervenuta nessuna denuncia". Il vicepresidente del consiglio del VI Municipio, Fabrizio Cremonesi denuncia però che "la presenza massiccia di comunità straniere al voto induce a pensare che ci sia un semi-falsamento nell'esito delle primarie".
Intimidazioni - "Ci sono stati anche fatti pesanti di intimidazione e addirittura aggressione verbale se non fisica nel seggio di Tor Bella Monaca - aggiunge - dove la segretaria del circolo aveva impedito il voto ad alcuni immigrati non in possesso dei requisiti". L"affairé oggi prende piede sui social network e attraverso dichiarazioni stampa ma nei prossimi giorni rischia di finire in una battaglia di carte bollate. Soprattutto perché non è l'unica nube nel cielo delle primarie: una dei sei candidati, Gemma Azuni (Sel), annuncia: "Ci hanno segnalato numerosissime irregolarità come la presenza di materiale elettorale di altri candidati all'interno di alcuni seggi. Le verificheremo e vedremo se ci sono i presupposti per fare ricorso".

lunedì 1 aprile 2013

Nuovo lutto nel mondo della musica: è morto Franco Califano


Nuovo lutto nel mondo della musica: è morto Franco Califano

Dopo la scomparsa di Enzo Jannacci, ancora un lutto nella musica italiana. Franco Califano è morto nella sua casa ad Acilia. Malato da tempo, era nato nel 1938. Solo pochi giorni fa, il 18 marzo, si era esibito al Teatro Sistina di Roma.

Originario di Paganica in provincia di Salerno, ma nato a Tripoli, che allora era una colonia italiana, il 14 settembre del 1938, e cresciuto a Roma, città alla quale è rimasto sempre legatissimo, Franco Califano, o Er Califfo, come lo hanno sempre affettuosamente chiamato i suoi fans, ha lavorato fino all'ultimo tanto che stava per partire per un minitour la cui prima tappa doveva essere il 4 aprile a Porto Recanati, nelle Marche.

Nella sua lunghissima carriera è stato autore di canzoni indimenticabili come "La musica è finita", "Una ragione di più", "E la chiamano estate", "La nevicata del '56''. Ha scritto per Mina, Ornella Vanoni, Mia Martini, Renato Zero, Bruno Martino. E tantissimi sono stati anche i successi come cantautore, da quella che è stata un po' il suo manifesto, "Tutto il resto è noia" ("La canzone che mi rappresenta di più"), a 'La mia liberta'', "Io nun piango". Personaggio di grande popolarità, di fatto Califano è stato una figura atipica della canzone italiana, una sorta di chansonnier alla francese, radicatissimo nella tradizione culturale e musicale di Roma.

E la sua è stata una vita da romanzo, in cui non è mancato il carcere, con un primo arresto nel 1970, coinvolto insieme con Walter Chiari (poi assolto) in una vicenda di droga e poi di nuovo nel 1983, di nuovo accusato di possesso di stupefacenti e in questo caso anche di armi nella vicenda che vide in manette anche Enzo Tortora (assolto con formula piena e caso emblematico di mala giustizia). Durante quest'ultima esperienza carceraria anzi ha scritto 'Impronte digitali', album che si basa soprattutto su esperienze di quel periodo. In entrambi i processi è stato comunque assolto. E lo ha ripetutamente ricordato sia nei libri sia nelle interviste.

Musicista prolifico, si è però cimentato anche come scrittore e saggista con opere come 'Ti perdo - Diario di un uomo da strada' ,' Il cuore nel sessò, 'Sesso e sentimento' e 'Calisutra - Storie di vita e casi dell'amore raccontati dal maestrò. Del 2008 è, invece, l'autobiografia "Senza Manette", scritta a quattro mani con Pierluigi Diaco, che oggi piange "l'amico e il complice di tante notti in radio". Attaccatissimo al suo personaggio di disincantato amante latino, un po' cinico e un po' romantico, sempre pronto a vantare le sue conquiste femmilini, il Califfo è stato anche interprete di fotoromanzi e attore cinematografico in Sciarada alla francese (1963), Gardenia, il giustiziere della mala (1979), Due strani papà (1983) con Pippo Franco, Viola bacia tutti (1998) e Questa notte è ancora nostra (2008). Ha partecipato tre volte a Sanremo, l'ultima nel 2005 con Non escludo il ritorno, scritta con i Tiromancino.

venerdì 22 marzo 2013

MAFIE ALLA ROMANA


MAFIE ALLA ROMANA
di Andrea Cinquegrani [19/03/2013]
Roma (e Lazio), anno zero per la lotta alle mafie. Praticamente inesistenti le inchieste sul versante del riciclaggio, un 416 bis merce rarissima nelle aule dei tribunali. Come se clan, cosche e ‘ndrine - notoriamente da anni formato anche esportazione - non abitassero qui, gli appalti fossero i più trasparenti del mondo, ristoranti e supermercati i più immacolati, per fare solo due esempi.
Da alcuni mesi, però, è forse iniziato un nuovo corso. Dopo la nomina del procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone, infatti, la mafia finalmente esiste, e va contrastata con metodi all'altezza, senza sciocchi negazionismi, come nello stile di parecchi prefetti, questori e vertici della magistratura in mezza Italia che - imperterriti - continuano a minimizzare sulla sempre più pervasiva e cancerogena presenza delle mafie nel tessuto economico, finendo per controllarne intere fette.
Riciclaggio, lotta al via
«Siamo effettivamente all'anno zero e dobbiamo recuperare un forte ritardo, perché è da una quindicina di anni che le mafie hanno cominciato a riciclare anche a Roma», analizza Giuseppe Cascini, ex segretario dell'ANM (Associazione Nazionale Magistrati), per anni impegnato sul fronte dei reati finanziari e da alcuni mesi (ossia dall'arrivo di Pignatone) anima della Direzione Distrettuale Antimafia.
In un lucido intervento nel corso di un recente convegno promosso a Formia dall'Associazione Caponnetto sul tema “Mafie, come contrastarle - Il ruolo dei cittadini onesti”, Cascini ha fatto il punto della situazione. «Per colmare il gap stiamo intensificando sempre più i rapporti con le altre DDA, in particolare quella di Napoli, ma anche quelle di Reggio Calabria e Palermo. Va detto che Napoli è stata spesso costretta ad allargarsi da noi proprio per questa nostra precedente carenza. C'è molto lavoro da fare perché le mafie sono massicciamente presenti, a fini di riciclaggio e reinvestimento, nell'economia locale, in particolare nel terziario». Tra i settori più a rischio, quello del commercio, e in particolare la ristorazione. «Alcuni osservano - ricorda Cascini - che se vai a mangiare a Roma in un caso su due rischi di finanziare le mafie. Stiamo lavorando anche su questo comparto, infatti diverse operazioni hanno riguardato locali noti. Spesso sono dei segnali a metterci sul chi va là: ad esempio, una trentina di ristoranti romani contemporaneamente hanno effettuato dei grossi lavori di ristrutturazione, difficili per normali esercenti in periodi di forte crisi di liquidità». Continua Cascini: «Il traffico di stupefacenti resta un grosso business, un forte polmone finanziario, ma occorre intervenire in maniera molto incisiva su tutti gli investimenti che da lì derivano nell'economia cosiddetta legale, ed anche nella politica».
E proprio sulla politica punta l'indice Elvio Di Cesare, segretario dell’Associazione Caponnetto (il cui presidente onorario da marzo è Antonio Esposito, presidente della seconda sezione penale della Cassazione). «Le mafie non sarebbero diventate così potenti se non ci fosse stato uno strettissimo legame, ormai organico, con tanta politica e tanta impresa sporca, senza l'intervento attivo di quella zona grigia, o se volete chiamarla borghesia mafiosa, decisiva per una strutturazione organica delle mafie, ormai diventate delle potenze economiche di spaventoso impatto e pervasività». E per un efficace contrasto, Di Cesare indica due terapie: l'attivazione di un “osservatorio antimafia” tra i Comuni (sempre più esposti nel Lazio alle infiltrazioni), con la presenza di esponenti attivi nell'azione di contrasto; e, soprattutto, la creazione, in ogni distretto giudiziario, di una sezione della DDA. «Proprio perché ci siano gli strumenti adatti per intervenire su simili metastasi - continua Di Cesare - per evitare che i magistrati siano costretti a capriole dovendo caso mai catalogare come 416, associazione a delinquere, quello che invece è un 416 bis». Intanto, per ora, la frontiera investigativa antimafia, nel Lazio, può contare su un doppio distretto, con una dozzina di magistrati (comunque sempre pochi) attivi: uno che comprende il sud pontino e la fascia a ridosso del casertano (targato Casalesi e non solo), l'altro riguardante Roma e la zona a nord, compresa Civitavecchia (“a forte rischio” per lo scalo i cui “traffici” fanno gola a molti, in primis la mafia cinese).
Tutta Roma, clan per clan
Ma cerchiamo di comporre una rapida mappa di cosche e clan attivi soprattutto tra Roma e provincia, secondo alcune fresche analisi investigative e comunque partendo da un dato certo non incoraggiante: ossia la scarsissima propensione dei cittadini, e in particolare dei commercianti, a denunciare «gli atti intimidatori subiti» e, specialmente, usura, racket ed estorsioni. Molti - secondo un report - «sono costretti a consegnare di fatto la gestione delle loro attività commerciali ai sodalizi criminali, che ne acquisiscono così, in forma occulta, il controllo. La forza intimidatrice di tali sodalizi è fortissima: basti pensare che in tutto il 2011 a Roma e provincia sono state presentate solo 38 denunce».
Partiamo dalla mafia. È impegnata in attività che «spaziano dal traffico internazionale di stupefacenti al reimpiego di capitali illeciti nei settori commerciali, immobiliari e finanziari, e al commercio di autovetture». Più nel dettaglio, da segnalare «la presenza degli Stassi, contigui alla famiglia trapanese degli Accardo, con interessi in numerosi esercizi di ristorazione». Sul litorale romano, dal canto suo, si rimbocca le maniche «il gruppo Triassi, collegato alla nota famiglia Cuntrera-Caruana; e il gruppo Picarella (cosca agrigentina di porto Empedocle), interessati all'affidamento e alla gestione dei lotti di spiaggia libera del litorale di Ostia, nonché a gestire il narcotraffico».
Ancora. «Di recente è stata segnalata nell'area metropolitana la presenza di personaggi, pregiudicati anche per associazione di tipo mafioso, come Innocenzo Bellocchio e Francesco Bonarrigo, residenti a San Cesareo, in provincia di Roma, gravitanti nell'area mafiosa del messinese e legati al noto ex latitante Giuseppe Mulè. A nord, invece, localizzate a Civitavecchia, sono state riscontrate le attività delle famiglie gelesi dei Rinzivillo ed Emanuello, interessati all'acquisizione di subappalti e fornitura di manodopera per la Centrale di Torrevaldaliga Nord». Senza dimenticare proprio il porto delle brame, quello di Civitavecchia... Non è finita, perché «gli interessi di alcuni gruppi criminali, collegati alla mafia siciliana, sono particolarmente indirizzati all'aggiudicazione di lavori pubblici da effettuarsi su alcune aree della costa laziale, nel campo delle edificazioni e della cantieristica».
‘ndrine all'assalto
Passiamo alla ‘ndrangheta, impegnata fino al collo «negli investimenti immobiliari, nell'alberghiero, la ristorazione, il commercio di autoveicoli e preziosi, i traffici di stupefacenti, il gioco d'azzardo». Più in dettaglio, «sono presenti nella capitale personaggi riconducibili alle famiglie dei Piromalli-Molè-Alvaro, che reinvestono copiosi capitali in attività commerciali. I vari rappresentanti di alcune note “famiglie” calabresi, come gli Alvaro-Palamara, hanno concentrato i loro interessi nel tessuto socio-economico della capitale tramite la costituzione di società fittizie aventi per oggetto la gestione di bar, paninoteche, pasticcerie e ristoranti». In particolare, alcuni esponenti del gruppo Alvaro-Palamara «che nell'arco di pochissimo tempo si sono trasformati da piccoli artigiani locali ad imprenditori di primissimo livello, hanno reinvestito ingenti capitali, verosimilmente provenienti da traffici di droga attuati sull'asse Germania-Italia, comprando esercizi di ristorazione nella zona di Roma centro».
Ne sono la prova i sequestri di locali a la page come lo storico “Cafè de Paris” e “Georg's”, nei cui assetti societari avevano trovato modo di insinuarsi uomini d'onore delle ‘ndrine. O quello de “L'Antico Cafè Chigi”, punta dell'iceberg di un piccolo, accorsato impero (comprendente tra l'altro una villa da 29 stanze a Formello, due appartamenti a Fiumicino, conti correnti e titoli, il tutto per un bottino da circa 20 milioni di euro) riconducibile a Domenico Greco (azionista in ben 18 società), ritenuto dagli inquirenti contiguo alla ‘ndrina dei Gallico di Palmi.
E proprio dal Tribunale di Palmi arriva la tegola di una condanna in primo grado a 11 anni di galera per concorso esterno in associazione mafiosa sul groppone di un imprenditore di Mentana, Pietro D'Ardes, titolare della cooperativa di servizi Multiservice e di altre sigle tuttofare (La capinera s.r.l., Bella mia s.r.l., Sandalia coop, All Services, quest'ultima per la movimentazone nel porto di Gioia Tauro), trait d'unione (attraverso un “patto d'impresa”, secondo gli inquirenti) con gli Alvaro e i Piromalli. Simile il percorso imprenditoriale di un immobiliarista romano, 32 società nel carniere, due ville a Sabaudia, una a Taormina, proprietario di un mega edificio nel cuore di Roma, in via di Ripetta, in parte fittato al teatro Ghione: si tratta di Federico Marcaccini «ritenuto dalla DDA di Catanzaro il finanziatore delle importazioni di cocaina realizzate da Bruno Pizzata per conto delle cosche di San Luca».
Dalle indagini, poi, sono emersi contatti più che borderline con esponenti di rilevo della cosca Pelle, molto attiva nei riciclaggi in Lombardia. E ancora dalla Calabria arriva un provvedimento per altri insospettabili imprenditori romani: è infatti targato Tribunale di Reggio «il sequestro dei beni di Francesco Frisina (e della moglie Maria Antonia Saccà) e di Alessandro Mazzullo, ritenuti vicini alle cosche Alvaro di Sinopoli e Gallico di Palmi»; gli stessi «poco tempo dopo essersi insediati su Roma, erano riusciti a concludere una serie di operazioni immobiliari e societarie soprattutto nel settore della ristorazione, investendo ingenti capitali per conto delle cosche calabresi di riferimento».
Nel mirino dei casalesi
Eccoci, last but not least, ai clan di camorra. Capaci di mettere in campo - sempre a Roma e dintorni - «una sorta di joint venture criminale», una sinergia operativa tra casalesi e la cosca dei Mallardo (originaria dell'hinterland partenopeo, epicentro il popoloso comune di Giugliano), capace di riciclare e investire massicciamente in svariati settori dell'economia “legale”, piatto preferito quello dell'edilizia. È di circa un anno e mezzo fa l'operazione congiunta dei GICO (i nuclei specializzati contro la criminalità economica delle Fiamme Gialle) di Roma e di Napoli che ha portato ad un maxi sequestro: circa 900 immobili, 23 aziende commerciali, 200 conti correnti, una sfilza di auto e moto di lusso, il tutto per un bottino che supera i 600 milioni di euro (operazioni “Sfregio”, con l'arresto del boss “reggente”, Feliciano Mallardo, e “Caffè Macchiato”, che ha riguardato tra l'altro la lavorazione e distribuzione del caffè marca Seddio).
Altre potenti costole dei Mallardo sono rappresentate dal gruppo Ascione e dalla famiglia Dell'Aquila. Il primo impiega le sue forze soprattutto nella compravendita di auto (acquisti all'estero violando le normative IVA, ma anche una rete di truffe alle assicurazioni) e nell'acquisto di immobili (molti, situati tra Formia, Itri e Fondi sono stati sequestrati con l'operazione Tahiti); mattoni a tutto spiano anche nell'attività dei Dell'Aquila che «nella zona fra Tivoli, Guidonia e Monterotondo avevano realizzato un impero immobiliare (oltre 150 appartamenti) in cui erano state investite le risorse del gruppo camorrista», ossia i Mallardo. Partner in diverse iniziative “imprenditoriali” del capo, Giovanni Dell'Aquila, un altro affiliato dei Mallardo, Gennaro Antonio Delle Cave.
L'assortimento è vario, ma la sfera d'influenza è sempre quella dei Casalesi. Così capita ad Acilia e nell'area del sud pontino, dove sono acquartierati gli Iovine, «il cui capo famiglia Mario Iovine, nipote del noto boss, ha da tempo creato una vera e propria base logistica per avviare attività di copertura nell'ambito delle sale da gioco (videopoker e scommesse on line) e della ristorazione». O nel caso dell'affiatato tandem Pasquale Noviello-Maria Rosaria Schiavone, marito e moglie, quest'ultima figlia di Carmine Schiavone (nipote di Sandokan e collaboratore di giustizia: fu lui nel 1996 ad alzare il velo sui primi maxi investimenti dei casalesi nel basso Lazio e sui lucrosi traffici di rifiuti tossici). Nel mirino, soprattutto, imprenditori e commercianti delle zone di Aprilia, Latina, Anzio e Nettuno.
Non è finita qui. Perché nei quartieri di Centocelle e Tor Bella Monaca, a Roma, ma anche nelle zone di Ostia e Ciampino, fa sentire la sua presenza il clan Senese, capeggiato dal boss Michele, «da lungo tempo inserito a livello apicale nel tessuto malavitoso della capitale, del quale sono ben noti i legami camorristici con la famiglia Moccia di Afragola».
Una lunga militanza, quella di Michele Senese a fianco dei Moccia, risalente addirittura agli anni ‘80, «per la quale ha militato nella storica confederazione camorristica denominata Nuova Famiglia». Tra le specialità della casa, grossi traffici di droga - hashish e cocaina - con Olanda e Spagna.