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sabato 12 gennaio 2013

Consumi giù: 2012 l'anno più duro dal dopoguerra Pressione fiscale al 45%


Consumi giù: 2012 l'anno
più duro dal dopoguerra
Pressione fiscale al 45%

I dati della Confcommercio sono relativi ai primi 11 mesi dell'anno

"La nostra economia , ed i consumi in particolare, potranno cominciare a mostrare nel breve periodo, segnali di miglioramento", rileva la confcommercio
Una donna anziana con un bastone e un bicchiere per l'elemosina davanti ad una sfera con la scritta ''crisi '' (Ansa)
Una donna anziana con un bastone e un bicchiere per l'elemosina davanti ad una sfera con la scritta ''crisi '' (Ansa)
Roma, 9 gennaio 2013 - L'ICC, ovvero l'indicatore dei Consumi Confcommercio, ha registrato a novembre scorso una diminuzione del 2,9% in termini tendenziali ed una flessione dello 0,1% rispetto al mese precedente. In termini di media mobile a tre mesi l'indicatore, corretto dai fattori stagionali, mostra un arretramento, proseguendo nel trend in atto dalla fine del 2011. I dati, che sono relativi ai primi 11 mesi, -2,9% rispetto all'analogo periodo del 2011, mostrano "con una certa evidenza come il 2012 si avvii ad essere ricordato come l'anno più difficile per i consumi del secondo dopoguerra. La riduzione è, infatti - rileva Confcommercio - la più elevata registrata dall’inizio delle serie storiche".
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"Il permanere di dinamiche congiunturali negative, anche nei mesi finali dell'anno, continua a segnalare, unitamente agli altri indicatori congiunturali, come la crisi sia ancora ben presente all'interno del sistema economico. Difficilmente - spiega Confcommercio in una nota - la nostra economia, ed i consumi in particolare, potranno cominciare a mostrare, nel breve periodo, segnali di un significativo miglioramento". I dati relativi al sentiment di famiglie ed imprese confermano il permanere di elementi di difficoltà all'interno dell'economia italiana. Il clima di fiducia delle famiglie, nonostante un moderato recupero a dicembre, "non impedisce alle famiglie stesse di continuare a percepire un peggioramento della propria condizione economica, elemento che ne frena le capacità di spesa.
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Il sentiment delle imprese, che riflette in misura più marcata le reali condizioni del mercato, si è attestato, sempre a dicembre, sui livelli minimi degli ultimi anni. Secondo le stime di Confindustria, a novembre la produzione industriale ha registrato un calo dello 0,6% in termini congiunturali e gli ordinativi si collocano ai minimi degli ultimi mesi, con un deterioramento significativo di quelli provenienti dall'interno".
Il peggioramento del sentiment delle famiglie, relativamente alla condizione personale, "è legato all'accentuarsi delle difficoltà del mercato del lavoro. A novembre gli occupati hanno mostrato un riduzione di 42mila unità rispetto ad ottobre; da giugno si sono persi 192mila posti di lavoro. Il numero di persone in cerca di occupazione è sceso di 2mila unità rispetto ad ottobre, ed è aumentato di 507mila unità nei confronti dello stesso mese del 2011. A dicembre sono state autorizzate il 15,3% di ore di cassa integrazione in più rispetto allo stesso mese del 2011, dato che ha portato ad un aumento del 12,3% nell'intero 2012. E' presumibile che le difficolta' permangano anche nei primi mesi del 2013".
La dinamica tendenziale dell'ICC di novembre riflette una diminuzione del 3,6% della domanda relativa ai servizi e del 2,7% della spesa per i beni. In un contesto che ha registrato per la quasi totalità dei beni e servizi una pesante riduzione delle quantità acquistate dalle famiglie, rispetto all'analogo mese del 2011, l'unico segmento che continua a mostrare, nel confronto tendenziale, una dinamica positiva nel è quello relativo ai beni e servizi per le comunicazioni. Rimane stabile la domanda di beni e servizi per la cura della persona ,  dovuta alla spese per la salute, servizi e prodotti.
Questa voce, che rappresenta un consumo obbligato da parte delle famiglie, si conferma meno reattiva di altre al peggioramento delle condizioni economiche.  I dati destagionalizzati mostrano a novembre un calo dello 0,1%  su ottobre. In termini di media mobile a tre mesi l'indicatore ha mostrato una flessione, amplificando la tendenza riflessiva in atto dalla fine del 2011. A novembre, a fronte di una modesta crescita della spesa reale per i servizi (+0,4%), i beni hanno segnato una riduzione dello 0,2%.
DATI ISTAT - Nel terzo trimestre 2012 l'indebitamento netto delle Amministrazioni Pubbliche in
rapporto al Pil (dati grezzi) è stato pari all'1,8%, risultando inferiore di 0,7 punti percentuali rispetto a quello del corrispondente trimestre del 2011. Lo rileva l'Istat sottolineando che nei primi nove mesi del 2012 si è registrato un rapporto tra indebitamento netto e Pil pari al 3,7%, in miglioramento di 0,5 punti percentuali rispetto al corrispondente periodo dell'anno precedente. Il dato incorpora revisioni al ribasso di tale rapporto, rispetto alla precedente stima, di 0,3 punti percentuali per il primo trimestre e 0,4 punti per il secondo. Nel terzo trimestre 2012 il saldo primario (indebitamento al netto degli interessi passivi) è risultato positivo e pari a 11.548 milioni di euro. L'incidenza sul Pil e' stata del 3,0%, superiore di 1,2 punti percentuali rispetto a quella registrata nel terzo trimestre del 2011. Il saldo corrente e' stato pari a 3.542 milioni di euro (-289 milioni nel corrispondente trimestre dell'anno precedente).
FISCO VORACE - Sale la pressione fiscale: nei primi 9 mesi del 2012 l'incidenza sul Pil delle entrate totali e' stata del 44,8%, dal 43,2% del corrispondente periodo del 2011. Lo comunica l'Istat evidenziando soprattutto il ''significativo aumento'' della pressione fiscale nel terzo trimestre: 45,7%, rispetto al 43,5% del terzo trimestre 2011.

giovedì 10 gennaio 2013

Consumi, Confcommercio: il 2012 è stato l'anno peggiore dal dopoguerra. Istat: crolla il potere d'acquisto


Consumi, Confcommercio: il 2012 è stato l'anno peggiore dal dopoguerra. Istat: crolla il potere d'acquisto

Il 2012 sarà ricordato come l'anno più difficile per i consumi del secondo dopoguerra. Lo sottolinea la Confcommercio: il suo indicatore de consumi registra per novembre una diminuzione del 2,9% in termini tendenziali ed una flessione dello 0,1% rispetto al mese precedente. Nel frattempo l'Istat ha reso noto che nei primi mesi del 2012 è crollato il potere di acquisto delle famiglie (-4,1%). Dopo il rilascio dei dati dell'Istituto nazionale di statistica il Codacons denuncia: per le famiglie una tassa da 1500 euro. 
Diminuzione del 2,9% rispetto al 2011 - I dati dell'indicatore dei consumi relativi ai primi 11 mesi, segnano un -2,9% rispetto all'analogo periodo del 2011, e "mostrano con una certa evidenza - rileva Confcommercio - come il 2012 si avvii ad essere ricordato come l'anno più difficile per i consumi del secondo dopoguerra. La riduzione è, infatti, la più elevata registrata dall'inizio delle serie storiche".
La crisi imperversa - Per Confcommercio "Il permanere di dinamiche congiunturali negative, anche nei mesi finali dell'anno, continua a segnalare, unitamente agli altri indicatori congiunturali, come la crisi sia ancora ben presente all'interno del sistema economico. Difficilmente la nostra economia, ed i consumi in particolare, potranno cominciare a mostrare, nel breve periodo, segnali di un significativo miglioramento".
Servizi e beni - La dinamica tendenziale dell'indicatore dei consumi di novembre riflette una diminuzione del 3,6% della domanda relativa ai servizi e del 2,7% della spesa per i beni. In un contesto che ha registrato per la quasi totalità dei beni e servizi una pesante riduzione delle quantità acquistate dalle famiglie, rispetto all'analogo mese del 2011, l'unico segmento che continua a mostrare, nel confronto tendenziale, una dinamica positiva nel è quello relativo ai beni e servizi per le comunicazioni. I beni e servizi per la cura della persona mostrano una domanda stabile, dinamica dovuta alla spese per la salute, servizi e prodotti.
Istat: crolla il potere di acquisto nel 2012 - Crolla il potere di acquisto delle famiglie: nei primi 9 mesi del 2012, rispetto allo stesso periodo del 2011, il potere di acquisto ha registrato una flessione del 4,1%. Lo comunica l'Istat aggiungendo che nel terzo trimestre 2012 si è ridotto del 4,4% rispetto al terzo trimestre 2011.
Cala il reddito disponibile, giù la spesa - Un quadro negativo sui consumi è emerso anche nel rapporto Istat. Il reddito disponibile delle famiglie nel terzo trimestre del 2012 è aumentato dello 0,5% rispetto al trimestre precedente ma è diminuito dell'1,9% nel confronto con il corrispondente periodo del 2011. L'Istat ha poi spiegato che di conseguenza la spesa delle famiglie per consumi finali è diminuita dello 0,4% rispetto al trimestre precedente e del 2,2% rispetto al corrispondente periodo del 2011.
In lieve aumento la propensione al risparmio - L'Istat ha comunicato che nel terzo trimestre del 2012 la propensione al risparmio delle famiglie consumatrici, misurata al netto della stagionalità, è stata pari all'8,9%, in aumento di 0,8 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e di 0,3 punti percentuali rispetto al corrispondente trimestre del 2011.
Pressione fisco sale al 41,3% - Il valore della pressione fiscale nei primi nove mesi del 2012 è pari al 41,3% (era il 39,8% nello stesso periodo dell'anno precedente), mentre nel solo terzo trimestre 2012 la pressione fiscale è stata pari al 42,6% (era il 40,6% nel corrispondente trimestre del 2011). Lo ha reso noto l'Istat confermando quindi che le tasse in Italia hanno ormai raggiunto livelli non più sostenibili dalle famiglie. L'Istat ha precisato che la pressione fiscale è calcolata come rapporto tra la somma di imposte dirette, imposte indirette, imposte in c/capitale, contributi sociali e il Prodotto interno lordo (Pil) e non, come erroneamente riportato da alcune testate, come rapporto tra entrate totali delle amministrazioni pubbliche e Pil. 
Codacons: crollo potere di acquisto è una tassa da 1500 euro - "Pesantissimi" per il Codacons i dati forniti oggi dall'Istat sulla perdita del potere d'acquisto delle famiglie: nei primi 9 mesi del 2012, rispetto allo stesso periodo del 2011, il potere di acquisto ha registrato infatti una flessione del 4,1%. "Tale perdita di capacità di spesa, se sarà confermata su base annua, - calcola l'associazione - equivale ad una tassa invisibile a carico delle famiglie, che ha pesato nel 2012 per 1.433 euro su una famiglia di 3 persone, e addirittura per 1578 euro su un nucleo composto da 4 persone. Si tratta di una vera e propria 'mazzata', peggiore di quella del 2009, anno nero della crisi economica - spiega il Presidente Carlo Rienzi - Di fronte a dati così negativi e all'impoverimento degli italiani, il 2013 farà registrare un ulteriore calo dei consumi e una nuova ondata di povertà che trascinerà migliaia di famiglie nel baratro".
Cia: metà delle famiglie taglia budget per tavola - Il tonfo del potere d'acquisto degli italiani si ripercuote anche a tavola: 11 milioni di famiglie, praticamente una su due, riduce il budget di spesa per l'alimentazione, mentre tre sue cinque modificano le abitudini di acquisto, rincorrendo offerte e rivolgendosi ai discount. Lo sottolinea la Cia - Confederazione italiana agricoltori, commentando i dati su reddito e risparmio delle famiglie diffusi oggi dall'Istat. I tagli non riguardano solo il superfluo e modificano sostanzialmente il menù quotidiano delle persone: secondo un'indagine della confederazione, il 35% delle famiglie ha ridotto dosi e quantità acquistate, il 41,1% degli intervistati quelle di frutta e verdura, il 37% del pane e della pasta, il 38,5% di carne rossa e pesce. "Gli italiani sono allo stremo. Per questo – avverte – bisogna assolutamente prendere provvedimenti per aiutare le famiglie, altrimenti l'Italia non uscirà mai dal tunnel della crisi".