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lunedì 11 marzo 2013

MAD DONNA, ARTE A TINTE ROSA A SABAUDIA


MAD DONNA, ARTE A TINTE ROSA A SABAUDIA
di Federica Fusco
L’arte fa tappa a Sabaudia. Taglio del nastro il 9 marzo alle 16 presso il Museo Greco per la mostra «Mad Donna 2013», organizzato dalla Fidapa sezione di Sabaudia in collaborazione con Fabio D’Achille. L’evento, giunto alla VI edizione, è dedicato alla festa della donna e promuove sul territorio la figura femminile nelle sue molteplici sfaccettature nel campo dell’arte. Ben 18 artiste a manifestare l’espressività cromatica e simbolica dell’essere donna. Tra queste Paola Acciarino (fotografa), Valentina Bartolotta (disegno), Chiara Benucci (fotografa), Jamila Campagna (fotografa), Maria Rita De Giorgio (pittura), Eleonora D’Erme (digital painting), Milena Fantinel (fotografa), Francesca Fini (pittura e videoarte), Annarita Giordani (pittura), Annalisa Gonnella (fotografa), Aldamaria Gnaccarini (pittura), Rosy Lo sito (pittura), Antonella Mamone (pittura), Marella Montemurro (fotografa), Annalaura Patané (pittura), Nordine Sajot (fotografo), Maria Antonietta Scarpari (digital painting), Inanna Trillis (perfoprmance). Dalla pittura alla fotografia, dal digitale al materico, un percorso attraverso le forme espressive più varie ci comunica luce e buio, ombre e sfumature, come differenti dimensioni interiori di quei pensieri fatti sentimenti, di quelle emozioni celate dietro ogni femminile gesto, emerso o meno, che voglia ritagliarsi uno spazio negli occhi e nelle memorie di un attento e differenziato pubblico pronto a recepire, a «ricevere». Un altro spazio verrà dedicato ad imprenditrici e artigiane che esporranno i loro lavori in un’«Area Artigianale» sempre all’interno del Museo Emilio Greco. Mad è un progetto che nasce nel 2005 intorno all’acronimo Musica Arte Degustazione in uno spazio privato, fuori dai contesti tipici dell’arte. La formula coinvolge giovani e noti artisti locali, così si moltiplicano gli spazi espositivi estemporanei e si conquistano consensi anche attraverso il lavoro della stampa locale. Mad seleziona gli artisti e li fa esprimere liberamente attraverso un confronto generazionale ed il supporto di professionisti del settore quali critici e storici dell’arte. Negli ultimi due anni oltre 150 eventi hanno trasformato Mad in un vero e proprio Museo d’arte diffusa». Con la meticolosa e «paterna» dedizione e cura dell’ormai «proprietario intellettuale» di ciascuna edizione «MADdonna», Fabio D’Achille, anche per il 2013, si rinnova il sentimento per l’arte contemporanea al femminile, come omaggio alla donna e ai frutti, materiali e immateriali, che ne possono derivare, come dono simbolico per l’intera umanità. Ciascun canale espressivo, che sia fotografico, digitale, pittorico, scultoreo, trova infatti la propria eco nell’interlocutore spontaneo a cui si presenta. Un’altra grande sfida targata Mad.

martedì 23 ottobre 2012

La donna cresciuta dalle scimmie


La donna cresciuta dalle scimmie


Donna allevata dalle scimmie
Marina Chapman, la donna allevata dalle scimmie.
Il mondo delle news curiose lascia ogni giorno piacevolmente sorpresi: la notizia di oggi viene dallo Yorkshire, dove una casalinga afferma di essere stata allevata in infanzia da alcunescimmie della Colombia. Sembra una boutade impossibile, una sorta di Libro Della Giungla in salsa Disney, e invece la vicenda pare essere vera e presto verrà raccontata in un libro e in un documentario.
La Mowgli del terzo millennio si chiama Marina Chapman e ha vissuto la sua infanzia in Colombia. Molto povera e indigente, da piccola è stata rapita da un gruppo di malintenzionati e affidata a un bordello, dove si sarebbe dovuta prostituire in tenerissima età. L’allora bambina, però, è riuscita a scappare dai suoi carnefici e a trovare rifugio per strada, per poi far perdere le proprie tracce nella vicina giungla.
Nella foresta si è subito inserita in una colonia di scimmie, che pare l’abbiano accolta senza troppo stupore e l’abbiano protetta, oltre ad averla inclusa come valida combattente nelle loro battute di caccia. Pare che Marina si sia arrangiata non solo grazie all’aiuto dei primati ma anche con qualche furto nella vicina città, fatto che l’ha portata dritta in cella. Finito il periodo di reclusione, è stata affidata nel ruolo di domestica a una famiglia e, durante un viaggio in Inghilterra nel 1977, ha conosciuto il suo attuale marito.
Marina non ricorda molto di quel periodo: crede di essere nata attorno al 1950 e nella sua mente vi è solo il flash del rapimento, quando un uomo le ha coperto il naso con un fazzoletto impregnato di cloroformio. La donna, da oltre trent’anni felicemente sposata, ha deciso di raccontare questa storia non tanto per la sua straordinarietà, quanto per accendere i riflettori sul problema del traffico illecito di umani in Sudamerica
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