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sabato 26 luglio 2014

Comunicato Congiunto Consiglieri Comunali PD-SEL

Comunicato Congiunto Consiglieri Comunali PD-SEL


La sentenza del TAR che ha annullato l'aggiudicazione della gara d'appalto per la gestione del servizio di raccolta e smaltimento dei RSU a favore della Servizi Industriali impone alcune brevi considerazioni: in primis, il mutamento di orientamento da parte del Consiglio di Stato e quindi del TAR che lo ha fatto proprio non può, in termini assoluti, costituire una giustificazione idonea ad allontanare dalle responsabilità la commissione che ha provveduto all'aggiudicazione. 

Quei principi espressi nella suddetta sentenza erano infatti costantemente applicati per i contratti di avvalimento nel settore dei lavori pubblici e tenuto conto che gli orientamenti giurisprudenziali non sono mai immutabili un approccio più rigoroso rispetto alle caratteristiche del contratto di avvalimento presentato dalla Servizi Industriali si imponeva; ciò soprattutto se si considera che della commissione di aggiudicazione faceva parte il Vice Prefetto. 

Vorremmo fortemente credere che la commissione abbia poi potuto svolgere il proprio compito scevra da condizionamenti e pressioni del livello politico ma la fretta con la quale si è proceduto proprio alla valutazione di tale fondamentale aspetto – circostanza questa richiamata nelle valutazioni della società ricorrente – ci induce a pensare male. 

Le conseguenze che potrebbero discendere dalla sentenza in questione ci preoccupano e riguardano un duplice profilo: il primo è quello legato ad un possibile avvicendamento nella gestione che potrebbe avvenire in piena stagione estiva con quasi certe difficoltà di carattere organizzativo tali da pregiudicare il corretto svolgimento del servizio; il secondo è quello legato alle conseguenze di carattere giuridico e più specificamente a quelle da un lato, conseguenti ad azioni risarcitorie che a questo punto la Servizi Industriali potrebbe porre in essere nei confronti del Comune e dall'altro, legate al mancato pagamento da parte dei cittadini del corrispettivo del servizio che è calcolato su tariffe legate ad un piano economico finanziario strettamente collegato all'offerta con la quale la Servizi Industriali si è aggiudicata la gara. 

A questo punto è lecito chiedersi perché l'amministrazione e per essa la commissione di aggiudicazione non abbia preteso dalla Servizi Industriali, prima di procedere all'aggiudicazione in suo favore, un contratto di avvalimento che avesse caratteristiche tali da mettere al riparo l'amministrazione e per essa la città da conseguenze del tipo di quelle che purtroppo rischiano di prodursi. 
Se da parte del livello politico non vi è stato nessun condizionamento allora quel livello non potrà esimersi dall'attribuire alla commisione una specifica responsabilità per il danno prodotto alla collettività ( danno stimabile, in forza della sola sentenza del TAR, in circa duecentomila euro). 

Qualora l'amministrazione dovesse invece soprassedere allora vorrà dire che in quella decisione e nel procedere con quella celerità a licenziare come idoneo il contratto di avvalimento presentato dalla Servizi Industriali avrà giocato un ruolo rilevante anche il livello politico. E' chiaro che per il bene della città ci auguriamo che questa sentenza possa essere ribaltata dinanzi al Consiglio di Stato anche se dal punto di vista giuridico tale aspetto appare allo stato assai poco probabile.

Alessandro DI TOMMASO
Giuseppe D'ANDREA
Vincenzo COCCIA
Vittorio MARZULLO

sabato 13 luglio 2013

Renzi l'ha spuntata: primarie Pd 15 dicembre aperte a tutti

Renzi l'ha spuntata: primarie Pd 15 dicembre aperte a tutti

Tanto tuono', che alla fine l'ha spuntata. Matteo Renzi ha avuto tutto, o quasi, quello che voleva. Le primarie del Pd per la segreteria si svolgeranno il 15 dicembre e non saranno limitate ai soli iscritti ma saranno aperte a tutti. Proprio come desiderava il sindaco, che vuole sconfiggere "i capicorrente romani". Verra' invece stabilita la separazione dei ruoli tra segretario e candidato premier. Piu' precisamente, il segretario non e' automaticamente il concorrente per palazzo Chigi, ma puo' essere uno degli sfidanti. E' una regola indigesta per il "rottamatore", anche se introdotta per lui, per poterlo fare correre contro Bersani, quando era leader del partito. Difficile disconoscere questa circostanza ed ancora pu' difficile precludere la corsa alle primarie per la leadership del centrosinistra per la corsa a premier, a quell'Enrico Letta, che e' ora al governo con le larghe intese. Il Congresso si svolgera' dunque a breve, come aveva promesso Epifani, subito dopo le primarie. La decisione definitiva verra' ratificata dalla direzione, dopo l'ultima riunione della commissione congressuale di giovedi'. (Oggi se ne e' svolta un'altra). Per la fase congressuale si partira' il 10 ottobre con i congressi locali per arrivare all'inizio della campagna per le primarie a novembre. Hanno gia' annunciato le loro candidature per la segreteria del Pd, Pippo Civati e Gianni Cuperlo (appoggiato da D'Alema), mentre appare probabile la corsa dell'attuale viceministro per l'Economia, Stefano Fassina, che sarebbe il rivale piu' temibile per Renzi. Lo staff del sindaco fa sapere che Renzi decidera' se candidarsi a settembre. "Mi prendero' quest'estate - sono le parole del rottamatore - un po' di giorni per pensare. Decidero' insieme ai sindaci". Ma se saranno loro a decidere rimangono pochi dubbi, insofferenti come sono verso il partito romano, che ritengono non piu' adeguato. Renzi vuole solo aspettare per vedere come andranno le cose a Letta. La sorte del governo rimane la variabile piu' importante per programmare le strategie. Tra l'altro, oggi i sondaggi danno un sostanziale testa a testa tra il premier Letta e Renzi nell'indice di popolarita'. Ed una corsa tra  due in futuro per la premiership appare aperta e dall'esito incerto. Epifani ha accelerato per evitare l'aumento delle tensioni ed il rischio di strappi, fino al pericolo di scissione tra post democristiani e post comunisti, indicato da Franceschini. Anche il governo preferisce non avere un Pd impegnato in liti personali, ma in un confronto a viso aperto. Con l'augurio: "Vinca il migiolre". Intanto il lettiano Francesco Boccia lancia un avvertimento: "Una delle precondizioni della mozione congressuale dovra' essere il sostegno al governo". L'avvertimento e' soprattutto all"amico-nemico" Matteo Renzi.

mercoledì 12 giugno 2013

Il centrosinistra fa 'cappotto', 16 su 16. Centrodestra KO.

Il centrosinistra fa 'cappotto', 16 su 16. Centrodestra KO. Marino "Aiutatemi a cambiare Roma"

Alla fine è stato en plein. Il centrosinistra, a partire da Roma, ha conquistato tutti e 16 i capoluoghi in cui si votava per queste amministrative, 11 quelli vinti oggi ai ballottaggi. Tracollo del centrodestra che perde, oltre a Roma e al suo valore simbolico, le roccaforti di Imperia e Treviso (la prima 'feudo' di Scajola, la seconda, e da 20 anni, della Lega) per non contare Brescia, Iglesias, Viterbo, Siena (nonostante lo scandalo Mps), Lodi, Barletta, Ancona e Avellino. Degli undici capoluoghi in lizza nei ballottaggi, il centrosinistra ha confermato il primo posto in 6 e ne ha conquistati 5. A Roma il candidato del centrosinistra Ignazio Marino ha spodestato Gianni Alemanno: ha vinto le comunali con il 63,9% dei consensi, il sindaco uscente si e' fermato al 36,1% ("Sarò leale" ha detto dopo essersi per primo congratulato con l'avversario). Ma pesa l'astensionismo: ha votato il 44,9% dei romani, anche al di sotto della già scarsa media nazionale. In sostanza meno di un romano su due è andato a votare, una percentuale preoccupante, inferiore anche alla media nazionale attestata comunque sotto il 50%: il 48,5 contro il 59,7% del primo turno, undici punti in meno. Genovese, 58 anni, chirurgo specializzato in trapianti d'organo, ex senatore del Pd, Ignazio Marino vive a Roma da quando ha 14 anni. La sua candidatura è stata fortemente voluta da Goffredo Bettini e poi appoggiata dal nuovo segretario pro tempore del Pd Guglielmo Epifani e dal 'rottamatore' Matteo Renzi. Marino ha vinto capeggiando sei liste: una civica, quella del Pd, il Psi, i Verdi, il Centro democratico e Sel. "Mi rendo conto della responsabilità che la città mi consegna. Ci sono tante cose da fare insieme: vogliamo una Capitale che riprenda il ruolo internazionale che la storia le assegna, una città in cui si premi il merito e in cui non si dimentichi chi è rimasto indietro. La solidarietà, valore del centrosinistra, ha vinto" ha detto il neo-sindaco lanciando un appello a tutti "Aiutatemi a cambiare Roma". E i grillini? Hanno vinto i ballottaggi a Pomezia e Assemini: "un cammino lento ma graduale" ha commentato Grillo.

martedì 11 giugno 2013

Elezioni, trionfo Pd sul Pdl: 16 a zero nei capoluoghi. A Roma vince Marino su Alemanno

Elezioni, trionfo Pd sul Pdl: 16 a zero nei capoluoghi. A Roma vince Marino su Alemanno

In pochi sono andati a votare, con un'affluenza definitiva ferma al 48,5%, ma per il centrosinistra è stato un trionfo con 11 capoluoghi su 11 ai ballottaggi, 16 su 16 compreso primo turno. Primo fra tutti il successo romano di Ignazio Marino che è arrivato al 63,9%, staccando il sindaco uscente Gianni Alemanno fermo al 36%. Il Pd ha strappato anche i sindaci di Viterbo, Imperia, Brescia, Iglesias, Treviso e conferma quelli di Avellino, Lodi, Sondrio, Ancona, Isernia, Barletta, Massa, Pisa, Siena e Vicenza.
Marino vince a Roma - A Roma il candidato del centrosinistra, il medico Ignazio Marino, che già al primo turno aveva conquistato quasi il 43% dei consensi, ha strappato la città al sindaco uscente, Gianni Alemanno (Pdl), trionfando con il 63,9%; Alemanno si ferma al 36,1%. La città fa però anche segnare un preoccupante astensionismo: a Roma ha votato il 44,93%, -8% rispetto al primo turno quando era andato a votare poco più di un elettore su due. In generale, a livello nazionale l'affluenza ha segnato un calo di ben 11 punti rispetto a 15 giorni fa: ha votato il 48,5%, rispetto al 59,7% del primo turno. "Sento l'orgoglio di riprenderci la nostra Roma. faremo il possibile per essere all'altezza di questo ruolo", è stato uno dei passaggi della conferenza stampa con la quale il neo-sindaco ha accolto il risultato elettorale. Dall'altra parte Alemanno si accolla tutte le responsabilità della sconfitta - "non farò lo scaricabarile", ha detto - e promette collaborazione con la nuova anmministrazione.
Finita "l'era Gentilini" a Treviso - Nei capoluoghi brucia alla Lega la sconfitta di Gentilini, il "sindaco sceriffo" che, direttamente o indirettamente, ha guidato la politica di Treviso dal lontano '94. ''E' finita l'era Gentilini, è finita l'era della Lega e del Pdl", ha commentato lo stesso ex primo citadino.
Siena resta al Pd - A Siena, storica roccaforte del centrosinistra sconvolta dal caso Monte dei Paschi, Bruno Valentini (Pd, Sel e lista civica) riesce, con il 52% dei voti, a prevalere di misura su Eugenio Neri, che si ferma al 48%. Altro dato eclatante è quello di Brescia, dove, dopo 5 anni, la città torna ad essere guidata dal centro sinistra. Emilio Del Bono, sostenuto da Pd e civiche, ha ottenuto il 56,52% dei voti. Il candidato del centro destra, il sindaco uscente Adriano Paroli, si è fermato al 43,47%.
Imperia strappata al centrodestra - Un altro feudo strappato al centrodestra è Imperia: dopo 20 anni di governo di centrodestra, il feudo dell'ex ministro Claudio Scajola ha deciso di cambiare. Il nuovo sindaco è l'imprenditore Carlo Capacci, sostenuto da Pd e tre liste civiche, tra cui una che fa capo all'ex sindaco Paolo Strescino (ex Pdl) e che raccoglie dissidenti del Pdl. Ha vinto il ballottaggio con oltre il 76%; al candidato Pdl, Erminio Annoni, il 23,8%. Il centrosinistra torna anche alla guida di Viterbo, dopo 18 anni: Leonardo Michelini, con il 62,9% dei consensi, ha strappato la città al sindaco uscente Giulio Marini, che si è fermato al 37,1%.
Iglesias, Lodi e Barletta al centrosinistra - A Iglesias, commissariata e prima in mano al centrodestra, vince, anche se di misura, Emilio Gariazzo (Pd, Sel, Comunisti italiani, liste civiche) con il 51,7%. Il centrosinistra riesce a riconfermare la poltrona del sindaco a Lodi - dove vince Simone Uggetti (Pd, Sel e liste civiche) - a Barletta, dove si impone, con il 62,9%, Pasquale Cascella, giornalista ed ex portavoce del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ad Avellino, dove vince Paolo Foti, con il 60,6% dei consensi e ad Ancona. Qui Valeria Mancinelli, candidata del centro sinistra, ha battuto con il 62,6% lo sfidante del centro destra Italo D'Angelo (37,4%) ed è il primo sindaco donna della città.
Gli altri comuni - Negli altri 56 comuni al voto - 54 superiori ai 15 mila abitanti, 2 inferiori a questa cifra - 34 sono andati al centrosinistra, 2 se li è aggiudicati il Movimento Cinque Stelle: sono Pomezia (Latina) e Assemini (Cagliari). Negli altri 18 ha vinto il centrodestra. In alcuni, tuttavia, lo scontro è stato tutto interno a quest'area: è il caso di Sabaudia, dove il candidato di Fratelli d'Italia, Maurizio Lucci, ha vinto, con il 56,1%, su quello sostenuto da Pdl, La Destra e liste civiche, Giovanni Secci. O di Bisceglie, in Puglia, dove l'esponente sostenuto da Unione di centro e liste civiche, Francesco Carlo Spina, ha battuto il candidato del Pdl, Giovanni Casella.
Mele eletto a Carovigno - E a Carovigno (Brindisi) è sindaco Cosimo Mele, l'ex deputato dell'Udc dello scandalo a luci rosse dell' estate 2007 nell'Hotel Flora di Roma: ha battuto, sostenuto da diverse liste civiche, Antonia Gentile, sostenuta dal Pdl. Infine a Sulmona, funestata dalla morte del candidato Di Benedetto durante la campagna elettorale, ha vinto Giuseppe Ranalli (Pd).

domenica 12 maggio 2013

Epifani comandante di lungo corso? Vince Letta, Renzi a rischio rottamazione


Epifani comandante di lungo corso? Vince Letta, Renzi a rischio rottamazione

Chi ha vinto e chi a perso, amlmeno per ora nel Pd? Innazitutto ha vinto Guglielmo Epifani, che da ex socialista e' riuscita nella non facile impresa di diventare segretario del Pd, nel momento piu' difficile per il giovane partito ma anche per questo con notevoli possibilita' di rilancio per futuri successi. Doveva essere un "traghettatore", un segrtario balneare in vista del Congresso in autunno. Ma non e' scritto da nessuna parte, ed a questo punto, se sapra' ricucire, lui abile tessitore sindacale gli strappi interni, potra' anche diventare quel "comandante di lungo corso", che tanto serve al Pd. Insomma Epifani non ha nessuna intenzione di fare il re-travicello e, con ogni probabilita' si candidera' al Congresso. D'altra parte non potevano proprio chiedere a uno come lui, con la sua storia, la sua autorevolezza, di tenerlo li' qualche mese e poi salutarlo con un "ciao grazie". Ma il vero vincitore nel Pd e' Enrico Letta, che con la sua triplice, cioe' l'asse con Bersani e Franceschini, ha ottenuto quel che voleva. Un segretario di garanzia per il suo giovane governo ed in prospettiva una guida solida che recuperi il rapporto con il suo elettorato e la sua forza riformista. Poi c'e' un'altra triplice, che non ha vinto, ma neanche perso rovinosamente, che non si parla da tempo. Sono gli eterni rivali D'Alema e Veltroni ed il giovane rottamatore Renzi, visibilmente molto nervoso. D'Alema sussurrava, ai pochi intimi ai quali rivolge la porola: "Prima o poi dovremo affrontere anche il tema del perche' abbiamo perso. Bisognera' fare un esame di quello che e' successo, perche' fare finta di niente sarebbe un suicidio". Ed ancora: "Bisognera' ridare la parola ai cittadini in tempi brevi". Che e' poi lo stesso convincimento di Veltroni, che si e' appena affacciato all'Assemlea. Ma loro due sono li' e ci rimaranno, non sara' certo Epifani a fare piazza pulita della vecchia guardia, sulla quale anzi conta per allargare il suo consenso. Il piu' arrabbiato e' Renzi, che corre il serio rischio di essere rottamato, ancora prima di partire, perche' del "partir non ve' certezza". E se lascera' il partito ad altri potrebbe anche perdere la strada della premiership. Perche' Enrico Letta, che guida il governo nelle difficolta' con un accordo "obbligato" dalla situazione e dall'alto del Quirinale, e che nel partito ha vinto, dovrebbe tirarsi da parte proprio quando si dovra' concorre per la guida di un governo organico di centrosinistra? Domanda che inquietamente si sta ponendo Renzi, che un treno lo ha gia perso.

giovedì 25 aprile 2013

Ma in Friuli vince il Pd...e Grillo cala


Ma in Friuli vince il Pd...e Grillo cala

Dal Friuli una boccata d'ossigeno per un Pd in gravissima crisi e quasi sull'orlo di una scissione. Mentre a Roma il partito democratico è nel caos e attende in piena bagarre interna la direzione di domani (almeno per stabilire chi deve rappresentarlo alle consultazioni di Napolitano visto che dopo Bersani l'intera segreteria è dimissionaria), nelle regionali in Friuli Venezia Giulia il Pd ha vinto con Debora Serracchiani, che non era neanche favorita ("Solo un miracolo mi può far vincere" aveva detto ieri). Un'inversione di tendenza che è stata salutata con enorme soddisfazione dal Pd nazionale "in un momento così critico". Soddisfatto anche  Vendola, l'alleato nella coalizione del centrosinistra che a Roma minaccia di far nascere un nuovo partito. In un tweet il leader di Sel ha parlato di "aria nuova". La Serracchiani, 42 anni, avvocato, ha battuto di un soffio, per appena duemila voti, con il 39,37%, il candidato del centrodestra Tondo, governatore uscente (39,03%), che si è complimentato con la vincitrice. 12.000 le schede nulle, 6.000 le bianche. In fortissimo calo l'affluenza: solo il 50% contro il 72% delle recenti politiche. Ma l'altro dato nuovo e inatteso uscito dalle urne friulane è il calo dei consensi al Movimento 5 Stelle che pure si aspettava una vittoria (Grillo ipotizzava il Friuli come prima Regione a guida M5S): il candidato grillino, Saverio Galluccio, si è piazzato solo al terzo posto con il 19,2% (in buona parte voti personali, M5S ha ottenuto il 13,8% mentre alle politiche di febbraio aveva ottenuto il 27,2%). 

martedì 9 aprile 2013

Primarie Pd, a Roma vince Ignazio Marino "Ora batteremo Alemanno"


Ignazio Marino - Pd (Ansa)Ignazio Marino - Pd (Ansa) 
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Primarie Pd, a Roma vince Ignazio Marino "Ora batteremo Alemanno"

"Daje Ignazio". E' festa a San Lorenzo per Ignazio Marino tra sorrisi, strette di mano e applausi. Sono decine e decine le persone che domenica sera si sono recate in via dei Latini davanti al comitato elettorale del senatore del Pd per festeggiare la sua vittoria alle primarie del centrosinistra per candidato sindaco di Roma. Tanti i politici che si sono affacciati per brindare con il nuovo aspirante primo cittadino: dal presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti al segretario del Pd Lazio Enrico Gasbarra, dal responsabile economico del Pd Stefano Fassina al vicepresidente della Regione Lazio Massimiliano Smeriglio, da Nando Bonessio dei Verdi a Luigi Nieri di Sel. Poi si finisce la serata mangiando tiramisù e crostate: "Ancora domande? No per favore - ha detto sorridendo ai giornalisti Marino - domani risponderò a tutto".
Ignazio Marino è il candidato del centrosinistra a sindaco di Roma - Il chirurgo ha avuto la meglio sugli altri 5 sfidanti: Gemma Azuni, Mattia Di Tommaso, Paolo Gentiloni, Patrizia Prestipino e David Sassoli. Quest'ultimo candidato, scelto dalla segreteria del partito, è stato il primo a congratularsi con Marino per la sua vittoria: "Adesso dobbiamo vincere la battaglia per il Campidoglio". Tocca a lui ora sfidare l'attuale primo cittadino Gianni Alemanno, l'avvocato del Movimento 5 Stelle Marcello De Vito e l'imprenditore Alfio Marchini. L'affluenza nei 223 seggi, come fa sapere il comitato 'Roma bene Comune', è stata tra i 100.000 e i 102.000.
Scorrettezze - E a turbare l'andamento della 'domenica elettorale' sono stati i sospetti di 'scorrettezze' e di 'voti comprati'. Un componente della direzione del Pd Lazio, Cristiana Alicata, denuncia su Fb le "solite incredibili file di Rom che quando ci sono le primarie si scoprono appassionatissimi di politica". Si tratta di "voti comprati" afferma con certezza. A Tor Bella Monaca, la polizia interviene dopo una violenta lite tra esponenti del Pd, nata perché alcuni testimoni sostenevano di aver visto fuori dal seggio immigrati 'ricevere dei soldi'. Ma dal partito romano frenano: "Se le primarie sono aperte agli immigrati, loro votano. Al momento non ci è pervenuta nessuna denuncia". Il vicepresidente del consiglio del VI Municipio, Fabrizio Cremonesi denuncia però che "la presenza massiccia di comunità straniere al voto induce a pensare che ci sia un semi-falsamento nell'esito delle primarie".
Intimidazioni - "Ci sono stati anche fatti pesanti di intimidazione e addirittura aggressione verbale se non fisica nel seggio di Tor Bella Monaca - aggiunge - dove la segretaria del circolo aveva impedito il voto ad alcuni immigrati non in possesso dei requisiti". L"affairé oggi prende piede sui social network e attraverso dichiarazioni stampa ma nei prossimi giorni rischia di finire in una battaglia di carte bollate. Soprattutto perché non è l'unica nube nel cielo delle primarie: una dei sei candidati, Gemma Azuni (Sel), annuncia: "Ci hanno segnalato numerosissime irregolarità come la presenza di materiale elettorale di altri candidati all'interno di alcuni seggi. Le verificheremo e vedremo se ci sono i presupposti per fare ricorso".

sabato 6 aprile 2013

Renzi: "Un nuovo partito non avrebbe senso". Alleanza con il Pdl? Berlusconi preferisce Bersani ai nuovi del Pd"


Renzi: "Un nuovo partito non avrebbe senso". Alleanza con il Pdl? Berlusconi preferisce Bersani ai nuovi del Pd"

"Avessi detto qualcosa di particolarmente intelligente... ho detto quello che pensa il 95% degli italiani". Matteo Renzi, per nulla intimidito dalle critiche arrivate dal fronte Pd ma anche dal presidente dlela Repubblica, Giorgio Napolitano, insiste sui sul tema secondo cui la politica al momento starebbe "perdendo tempo". Dice Renzi in un'intervista a Radio 105 che a 40 giorni dal voto "non soltanto non sappiamo chi ha vinto e perso, ma non abbiamo la più pallida idea di quando ci sarà un governo".

Giocate come vi pare, ma giocate - "Ho solo detto: giocate come vi pare, ma giocate". Il sindaco di Firenze, parlando della situazione politica, usa una metafora sportiva. "In tutto il mondo ci sono maglie diverse - ha spiegato - non è che in America non ci siano democratici e repubblicani. Basta che giochino: il problema è che qui sono tutti a fare riscaldamento". Renzi ha ripetuto che l'appello a non perdere tempo, "quel che ho detto in questi giorni, non è per aprire una polemica nel Pd: ho detto quel che pensa la maggior parte degli italiani, e che nessuno lì dentro ha il coraggio di dire". Per il sindaco di Firenze, invece di "aspettare un mese" come sta accadendo, "alcune cose si potrebbero fare subito", e c'é "una situazione di difficoltà economica su cui qualcosa si potrebbe fare", per cui "prima si mettono in condizione di far funzionare il Parlamento e meglio è".
No a un nuovo partito - "Uscire e farsi un partito non ha senso, ce ne sono già troppi", ha detto poi riferendosi alle voci secondo cui starebbe per abbandonare la nave, facendo come Giorgia Meloni, ovvero uscire da un grande partito in dissenso col vertice. "Con tutta l'amicizia e la stima - ha detto Renzi - lei è uscita, ha fatto un partito, ma ha appoggiato Berlusconi".

Incarico di governo a me? Ipotesi mai esistita - "E' un'ipotesi che non è mai esistita", a aggiunto il sindaco di Firenze alla domanda se ci fosse stata la possibilità per lui, la scorsa settimana, di salire al Quirinale per ricevere l'incarico di formare il governo. "L'unico Colle che posso frequentare è da queste parti, è Piazzale Michelangelo", ha aggiunto scherzando Renzi, parlando della collina da cui si ha vista panoramica sul centro di Firenze.

Berlusconi si fida di Bersani e non dei nuovi del Pd - "Se devono fare un'alleanza, Berlusconi si fida molto più di D'Alema e Bersani che non dei nuovi innesti del Pd: è da tempo che si conoscono, e più facile che trovino un accordo loro" ha aggiunto commentando l'ipotesi di una possibile alleanza col Pdl. "Non entro in questi temi", ha replicato Renzi, ribadendo di essere interessato ai problemi causati dalla crisi economica anziché alle "discussioni romane".
Renziani contro il direttore dell'Unità - Nella tregua armata tra Bersani e Renzi, si inserisce anche il quotidiano fondato da Antonio Gramsci. Chiamato in causa è il suo direttore, Claudio Sardo, accusato dal deputato "renziano", Matteo Richetti di aver "toppato" con il titolo in prima pagina: "No di Renzi al governo Bersani". In un lungo post su Facebook, Richetti dice senza mezzi termini di aver cambiato idea sul giornalista. "Ho avuto modo di conoscere Claudio Sardo - scrive - e senza difficoltà devo riconoscere che l'ho trovato persona di grande slancio culturale e di pensiero. Uno di quei giornalisti che non antepongono la notizia alla storia. E mi sembrava anche l'uomo giusto per sancire definitivamente la differenza tra propaganda e informazione".
Richetti chiede le dimissioni di Sardo poi si scusa - "Dopo il titolo di oggi de L'Unità devo ricredermi - spiega Richetti -. "No di Renzi al governo Bersani" è esattamente il contrario della verità. Voler dare di Renzi l'idea della persona inaffidabile e che sotto sotto non pensa quel che dice, ci rigetta nella propaganda. Di parte, nemmeno di partito". E allora, incalza Richetti, "i caso sono tre. Tutti gravi. Se il titolo è "scappato", Sardo farebbe bene a lasciare, non serve un direttore distratto. Se il titolo è voluto, Sardo farebbe bene a lasciare, non serve un direttore in malafede. Se il titolo è imposto o suggerito da altri, più contigui alle esigenze di partito (e di parte), Sardo farebbe bene a lasciare, all'Unità serve un direttore", conclude. "Nella cordiale telefonata che mi ha fatto Sardo, mi sono scusato se ho mancato di rispetto ma ho ribadito perché ritengo il titolo di oggi grave". Così il deputato renziano su twitter, dopo il chiarimento con il direttore dell'UNità dopo la richiesta di dimissioni.
Sardo: "Richiesta di dimissioni? Un infortunio" -  "Un titolo può piacere o meno. Ma suggerire le dimissioni di un direttore di giornale per un titolo che non si condivide, mi pare un infortunio. Tanto più se la ragione è l'autonomia de l'Unità, che si presume ferita". Lo scrive su L'Unità il direttore in risposta alle richiesta di dimissioni presentata dal deputato renziano Matteo Richetti. "Quanto al merito del titolo - ha aggiunto Sardo - continuo a pensare che sia una sintesi fedele dell'intervista di Renzi al Corriere della Sera. Renzi ha detto che, arrivati a questo punto, il Pd deve scegliere tra un accordo esplicito con il Pdl e le elezioni anticipate. L'ipotesi cancellata è proprio la proposta di Bersani: un governo di centrosinistra che affronti, provvedimento dopo provvedimento, i numeri critici in Senato". Anche il Cdr si è schierato al fianco del suo direttore:"La libertà di stampa e di informazione non può essere invocata a giorni alterni. E' segno di imbarbarimento arrogante chiedere la testa di un direttore per un titolo non gradito".

domenica 20 gennaio 2013

Elezioni, Bersani: "Patrimoniale? Non sono Robespierre, è più importante la tracciabilità"


Elezioni, Bersani: "Patrimoniale? Non sono Robespierre, è più importante la tracciabilità"

"Berlusconi parla di taglio di tasse, ma con lui pressione a più 4 punti"

Il leader del Pd a Radio 24: "Io non credo a una patrimoniale, l’abbiamo già sugli immobili e si chiama Imu... Penso che il nostro problema sia la tracciabilità, per una Maastricht della fedeltà fiscale". E risponde a Marchionne: "Ci dica cosa vuol fare a Melfi"
Pier Luigi Bersani (Ap/Lapresse)
Pier Luigi Bersani (Ap/Lapresse)
Roma, 18 gennaio 2013  - Non voglio fare Robespierre o Saint-Just: niente patrimoniale ma solo la tracciabilità fiscale. Il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, intervistato da Radio24, assicura che non pensa a una ptrimoniale sui patrimoni finanziari e ricorda che quella immobiliare già c’è e va rimodulata, togliendola a chi quest’anno ha pagato 4-500 euro. “Io non credo a una patrimoniale, l’abbiamo già sugli immobili e si chiama Imu. Su questa penso ci debba essere una maggiore progressività. Per quel che riguarda il resto dei patrimoni - ha scandito il leader Pd - non intendo affatto concepire una patrimoniale perché penso che il nostro problema sia la tracciabilità, per una Maastricht della fedeltà fiscale”.
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Quanto al timore di molti mercati finanziari per l’incertezza alla vigilia del voto, Bersani ha tagliato corto: “In tutto il mondo si vota e in nessun posto al mondo si sa il risultato prima, si andrà a votare e ci sarà un governo stabile. Spostamenti di capitali? Tutte le scuse son buone, bisogna pagare le tasse nel proprio paese, la povertà è stanziale, la ricchezza è mobile: questo è un guaio e si deve trovare una soluzione”.
MANOVRA CORRETTIVA - “La previsione del governo è un po’ ottimistica ma non credo sia saggio continuare a procedere sul Pil con nuove manovre. Non facciamo promesse a vanvera ma procederemo in forme da tali da non deprimere l’economia”. Così il segretario torna sulla possibilità di una manovra correttiva in primavera e afferma: “Dalle cose che ho detto nessuno può arguire che serva una manovra correttiva. Dico no a ragionamenti raffazzonati su un tema delicatissimo. Non ho detto che serve una manovra ma attenti a raccontare che siamo a posto. Siamo usciti dal precipizio ma ci sono ancora una serie di problemi”.
MARCHIONNE DICA COSA VUOL FARE CON MELFI - “Ancora questa storia dei politici... provi piuttosto Marchionne a obiettare a quel che ho detto io”. Pierluigi Bersani replica alle parole dell’Ad Fiat e chiede retoricamente: “E’ sbagliato chiedere a Marchionne quali investimenti vuole fare a Melfi? E’ una cosa ultronea rispetto a quello che accadrebbe in Germania o negli Stati Uniti? Cerchiamo di rispettarci e di non pronunciare parole a vuoto. Perche’ quando parliamo di industria automobilistica non parliamo di noccioline”.
MAI PIU' CONDONI - "Mai più un condono. Mai più”. Pierluigi Bersani alza il tono della voce a Radio24 quando risponde a un ascoltatore e gli spiega che un eventuale governo di centrosinistra non farà condoni. “Noi lavoriamo per la fedeltà fiscale in modo che ogni euro che ricaviamo lo mettiamo a ridurre le tasse per chi le paga. Se non cominciamo mai non ne usciamo mai”.
IO POCO IN TV - “Sono per la modica quantità, voglio poter andare in giro e guardare la gente in faccia e se sono sempre in tv non lo posso fare”. Così Bersani commenta l’indicatore secondo il quale lui sarebbe stato in tv ‘solo’ 28 ore rispetto alle più di 60 ore di presenza tv di Berlusconi e Monti. “La formazione professionale per un politico si fa sul territorio non in tv”.
ACCORDO CON MONTI? NO SEMPLICE DISCUSSIONE SU TEMI IMPORTANTI - Pierluigi Bersani smentisce di aver incontrato Mario Monti per un accordo di non belligeranza: “Non so perché si scrivono queste cose. Non c’è nessun accordo - ha detto il segretario Pd a Radio 24 -. C’è una civiltà della discussione anche perché ci sono decisioni di governo, come il Mali e i prefetti, ancora da prendere insieme”.
Alla domanda sui cosiddetti ‘impresentabili’, cioè esponenti del Pd, indagati e candidati alle elezioni, per decidere sui quali si riunirà oggi la commissione di garanzia del partito, Bersani spiega: "Non accettiamo tribunali improvvisati, abbiamo un comitato e nostri strumenti, più severi delle leggi italiane. detto questo siamo un grande partito radicato ovunque: non posso garantire che non emergano dei problemi ma posso garantire che sappiamo come affrontarli e risolverli”.
NOI RIDURREMO LE TASSE - “Berlusconi parla di tagli subito alle tasse, ma con lui la pressione fiscale è aumentata 4 punti e ora è pesantissima”, mentre se ci saranno margini “noi ridurremo l’Irpef partendo dal lavoro e dalle pensioni più basse”. Così il segretario del Pd: si devono anche “supportare le imprese: la quota lavoro sull’Irap va ridotta e stabilizzata”.

lunedì 14 gennaio 2013

Bersani: "Con Monti no scambio di favori, patto per le riforme"


Bersani: "Con Monti
no scambio di favori,
patto per le riforme"

Il segretario Pd intervistato
dal Washington Post

Bersani rilancia la proposta di un'intesa con Monti e i centristi dopo le elezioni per formare un governo stabile: "Patto per la ricostruzione del Paese. Austerità insieme a intelligente politica di crescita". Berlusconi? "Responsabile della fine anticipata del governo Monti"
Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani (Newpress)
Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani (Newpress)
Roma, 14 gennaio 2012 - ‘’Noi siamo aperti ad una collaborazione non per uno scambio di favori ma per firmare un patto per le riforme e per la ricostruzione del paese’’. Così Pier Luigi Bersani, in un’intervista al Washington Post, rilancia la proposta di un’intesa con Mario Monti e i centristi dopo il voto alla domanda se, in caso di necessità, dopo le elezioni, il Pd raggiungerà un accordo con il Professore per formare un governo stabile e che cosa offrirà in cambio del sostegno. “Noi siamo pronti a collaborare - dice -. Non a uno scambio di favori ma a stringere un patto per le riforme e la ricostruzione del Paese”.
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APERTURA AI MERCATI - Pier Luigi Bersani ha lanciato un messaggio rassicurante su un futuro governo di centrosinistra. “I mercati non hanno nulla da temere, purché accettino le fine dei monopoli e delle posizioni dominanti”, ha sottolineato il segretario del Pd. “Capisco che possa sembrare bizzarro vedere la sinistra italiana che apre i mercati”, ha sottolineato, “ma questo deriva dal fatto che in Italia la destra non ha una tradizione liberista, ma tende a essere statalista ed è più influenzata dalle lobby professionali”.
SU BERLUSCONI - ‘’Berlusconi è il responsabile della fine anticipata del governo Monti. E Monti non l’ha apprezzato per niente. Noi abbiamo mantenuto la nostra promessa di sostenere Monti fino alla fine, abbiamo mantenuto la nostra promessa sebbene non fosse facile. Cosi’ ora noi stiamo a guardare’’. Cosi’ Pier Luigi Bersani risponde sul perché il Pd sembra restare a guardare lo scontro elettorale tra Mario Monti e Silvio Berlusconi.
PATTI FISCALI CON LA UE - “Noi siamo quelli che hanno portato l’Italia nell’Euro”. Il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, intervistato dal Washington Post, risponde a una domanda sulla linea del Pd in caso di successo alle elezioni rispetto ai patti fiscali con la Ue. “Noi siamo il partito più europeista nel nostro Paese. Non un partito socialista ma un partito democratico. Noi lavoreremo per migliorare i patti che appaiono insufficienti a garantire la crescita, ma non faremo nulla per tradirli”.
E quando gli si ricorda che l’accordo con Nichi Vendola parla di uno stop alle misure di austerità dei bilanci che non combattono la disoccupazione o la ingiustizia sociale, il leader Pd spiega: “L’austerità dei bilanci deve diventare una regola ma in combinazione a politiche di crescita. Noi confermiamo l’austerità ma accompagnata da una intelligente politica di crescita. E’ una questione che le forze progressiste europee stanno discutendo, lo stesso Obama ha chiesto all’Europa che vede in questa direzione”.

sabato 12 gennaio 2013

Anche Renzi all'attacco: "Monti è diventato un demagogo"


Anche Renzi all'attacco: "Monti è diventato un demagogo"

E Fassina: "Ok all'Imu ma sui grandi patrimoni"

Dopo l'attacco di Bersani al Professore, anche Renzi fa sentire la sua voce e giudica Monti un 'demagogo' che ama la fantascienza visto che vuole 'innovare' con Casini e Fini. Liste: il Pd candida 4 personalità di spicco del mondo cattolico. In Puglia si dimette il segretario regionale: "Le liste pugliesi invase da 'immigrati dal nord'
Roma: Matteo Renzi e Pierluigi Bersani escono da un ristorante del centro dopo aver pranzato insieme (ANSA/ALESSANDRO DI MEO)
Roma: Matteo Renzi e Pierluigi Bersani escono da un ristorante del centro dopo aver pranzato insieme (ANSA/ALESSANDRO DI MEO)
Roma, 8 gennaio 2013 - Entra nel vivo la campagna elettorale e anche da sinistra non si risparmiano colpi anche duri al governo dei tecnici, ora entrato nell'agone della politica. Dopo l'attacco di Bersani al Professore ("La sua lista non è un bene per l'Italia"), anche 'l'altra faccia' del Pd, ovvero Matteo Renzi, fa sentire la sua voce e giudica Monti un 'demagogo' che ama la fantascienza visto che vuole 'innovare' con Casini e Fini.
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Da parte sua il moderato del Pd Enrico Morando risponde all'alleato Nichi Vendola - che aveva mandato i super-ricchi all'inferno - ricordandogli che 'la sinistra combatte la povertà, non i ricchi'.
Ma intanto il Pd continua ad aggiungere candidati della 'società civile' alla sua squadra - gli ultimi reclutati sono 4 dell'associazionista cattolico - e sta decidendo i criteri di candidabilità. E non mancano le polemiche che arrivano stavolta dalla Puglia.
POKER DI CATTOLICI -  Pier Luigi Bersani candida quattro personalità di spicco del mondo cattolico. Dal Pd è stata annunciata oggi la candidatura di Edo Patriarca, presidente centro nazionale volontariato e organizzatore delle settimane sciali; Emma Fattorini, docente storia contemporanea alla sapienza; Ernesto Preziosi, ex vicepresidente dell’azione cattolica, direttore dell’istituto Toniolo dell’università cattolica; e, infine, di Flavia Nardelli, segretario dell’istituto Luigi Sturzo.
POLEMICHE IN PUGLIA - Le acque si agitano nel Pd in attesa della formalizzazione delle liste. Il segretario regionale pugliese del Pd, Sergio Blasi, annuncia di essersi dimesso dall'incarico ''in pieno ed assoluto dissenso col gruppo dirigente nazionale del Partito Democratico per aver tradito lo spirito delle primarie ed aver invaso le liste pugliesi di 'immigrati dal nord'''. La comunicazione, si legge in una nota della segreteria regionale, e' stata consegnata la scorsa notte alle 2.45 da Blasi ''a conclusione della riunione con i vertici nazionali del partito per la definizione delle postazioni nazionali da inserire nelle liste di Camera e Senato per la Puglia''.
IL NODO CANDIDABILITA' -  Un’autocertificazione sul rispetto dei requisiti di candidabilità per tutti i candidati del Pd: proporrà stasera alla Direzione nazionale il presidente della commissione di Garanzia Luigi Berlinguer in vista della presentazione delle liste elettorali. “Spero che stasera la Direzione approvi la mia proposta di far presentare a tutti i candidati un modulo di autocertificazione nel quale dichiarano di non trovarsi in una delle condizioni di incadidabilità previste dal codice etico del Pd e dalla recente normativa sulle liste pulite - ha spiegato Berlinguer -. Se passerà questo iter la segreteria potrà investire la commissione di garanzia del compito di verificare da qui al 21 i casi in difetto dei requisiti”.

RENZI ALL'ATTACCO - “Non sapevo che a Monti piacesse la fantascienza. Perché pensare di innovare la politica con Casini e Fini è come circumnavigare capo Horn con il pedalò. Fantascienza appunto”, è il colorito attacco del sindaco di Firenze tramite un'intervista a Repubblica nella quale attacca quei "quattro o cinque parlamentari che oggi agitano lo spauracchio di Vendola e Fassina ma non hanno esitato a votare la fiducia ai governi di Turigliatto e Diliberto”.
Renzi ribadisce che a Monti “va tutta la nostra riconoscenza” per il lavoro che ha fatto in questo anno ma, aggiunge senza risparmiare critiche al Professore, “la credibilità è il valore più importante di un politico. E’ come la reputazione di un brand: ci si mette anni a conquistarla, ci vuole un minuto a perderla”. Insomma, “non avrei mai detto non mi candido se pensavo di candidarmi. E poi sono un bipolarista convinto.
Mettersi nel mezzo è un errore,si sente l’unghia che stride”.
Inoltre dire ora giù le tasse da parte di chi le ha alzate per salvare il Paese “sembra demagogia”. Sul fisco e sulla promessa del Professore di “modificare” l’Imu e tagliare l’Irpef Renzi osserva che si tratta di “demagogia”. “Non puoi essere quello che alza le tasse per salvare il Paese e promette di ridurle per affrontare la campagna elettorale. Sembra demagogia” osserva il sindaco.
FASSINA SULL'IMU - Eliminare l’Imu sui bassi redditi per concentrarla sui grandi patrimoni: è la proposta di Stefano Fassina, responsabile economico del Pd, che garantirebbe “maggiore equità al prelievo fiscale”. Fassina interviene a a Radio Anch’io: “Dobbiamo essere seri. Sembra che siamo tornati in una situazione normale, ma non è cosi’. C’è un peso insostenibile delle tasse soprattutto per coloro che sono in regola con i pagamenti”.
“Il redditometro - aggiunge - può essere uno strumento importante, ma si concentra sulla piccola evasione. Servono accordi interanazionali per la grande evasione. Per quanto riguarda l’Imu, va eliminata per le classi medie e i redditi bassi, per concentrarla sui grandi patrimoni”.
MORANDO A VENDOLA - "La sinistra combatte la povertà, non i ricchi. La lotta alla diseguaglianza non si fa attaccando i ricchi, bensi’ cambiando l’Italia per renderla un paese piu’ giusto", dice il senatore del Pd Enrico Morando rispondendo al leader di Sel che ieri ha dichiarato "i super ricchi vadano all’inferno".
"Mi permetto di ricordare a Vendola che iniziative sul patrimonio degli italiani cosi’ mal distribuito le ha prese il governo attuale. Abbiamo dovuto aspettare che ci fosse il governo di Monti - e grazie al sostengo fondamentale del Pd - per avere l’Imu, che e’ nient’altro che una patrimoniale sugli immobili", afferma Morando.

giovedì 10 gennaio 2013

Il Pd chiude le liste. Bersani: "Ci sentiamo vincenti". Ma non mancano le polemiche: in rivolta il Pd sardo


Il Pd chiude le liste. Bersani: "Ci sentiamo vincenti". Ma non mancano le polemiche: in rivolta il Pd sardo

"Più che i favoriti ci sentiamo vincenti". Lo ha detto il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, al termine della Direzione del partito, che ha approvato le liste all'unanimità. "La presenza femminile nelle liste è intorno al 40 per cento. Una rivoluzione femminile da valorizzare e segnalare" ha affermato Bersani aprendo la riunione di direzione. Poi ha affermato: "La lepre da inseguire siamo noi e tutti faranno la gara dietro di noi. Noi siamo pronti alla guida del paese". Sulla stessa linea anche Enrico Letta. "Dei 38 capilista 15 sono donne" ha detto il vicesegretario illustrando le liste e negando uno scontro tra Roma e il partito sul territorio.
Alta tensione tra segreteria nazionale e Pd sardo - Crescono i malumori nel Pd sardo dopo la composizione delle liste da parte della direzione nazionale senza l'intesa con la delegazione sarda guidata dal segretario regionale, Silvio Lai. Dopo le dimissioni annunciate dal capogruppo Pd in Consiglio regionale della Sardegna, Giampaolo Diana, arrivano le dimissioni del vicepresidente del Gruppo, Marco Espa, e l'autosospensione dalla carica di segretario regionale dei giovani democratici, Mauro Usai.A Cagliari, i segretari provinciale e cittadino, Thomas Castangia e Yuri Marcialis, si sono detti pronti a rimettere il proprio mandato in attesa delle decisioni della direzione regionale, convocata a porte chiuse giovedìalle 16:30 ad Oristano. Giuseppe Frau ha annunciato le dimissioni irrevocabili da vicesegretario provinciale, esprimendo "sconcerto". Uno strappo arriva anche dal consigliere regionale, Giuseppe Cuccu, che ha scritto al segretario Pierluigi Bersani, per comunicargli le dimissioni da componente dell'Assemblea nazionale del partito, mentre un altro consigliere regionale, Chicco Porcu (alle primarie schieratosi con Renzi) si è autosospeso dal partito e ha chiesto al segretario regionale di "non capeggiare una lista che mortifica la Sardegna". 
Da Grasso a Capacchione: i nomi forti - Tra i nomi 'forti' degli 'esterni' ci sono quelli dell'ex procuratore Antimafia Piero Grasso che guiderà le liste in Senato in Lazio e quello della giornalista anti-camorra, Rosaria Capacchione capolista in Campania per il Senato. In corsa con il Pd ci saranno l'ex dg di Confindustria, il 'bocconiano' Giampaolo Galli (in Lombardia) ma anche l'ex segretario della Cgil Guglielmo Epifani (capolista in Campania 1 alla Camera). E, sempre dal mondo dei sindacati arriva Giorgio Santini, numero due della Cisl. Diversi i nomi degli esterni di area cattolica. Ci saranno, tra gli altri, Edoardo Patriarca, presidente del Centro Nazionale per il Volontariato ed Ernesto Preziosi, ex presidente dell'Azione Cattolica, la storica Emma Fattorini e Flavia Nardelli, candidata in quota renziana e figlia del segretario Dc Flaminio Piccoli (che dovrebbe correre come capolista in Piemonte 1 'soffiando' all'ultimo il posto di capolista all'ex ministro del Lavoro Cesare Damiano). Dalla società civile arriva anche Valeria Fedeli, tra le fondatrici del movimento 'Se non ora quando?' (capolista in Toscana per il Senato).
Due 'outsider' anche dal mondo della stampa - Due 'outsider' anche dal mondo della stampa, l'ex numero due del 'Corsera' Massimo Mucchetti (in Lombardia per il Senato) e il direttore di Rainews24, Corradino Mineo (capolista in Senato in Sicilia). In quota Renzi arriva anche Yoram Gutgeld, direttore di McKinsey. Il sindaco di Firenze porta in Parlamento i suoi fedelissimi, tra gli altri, Lino Paganelli, Simona Bonafé e Luca Lotti oltre che gli ex parlamentari Paolo Gentiloni ed Ermete Realacci. In Parlamento sbarcheranno anche i giovani del comitato per le primarie di Pierluigi Bersani Roberto Speranza (capolista in Basilicata), Alessandra Moretti e Matteo Giuntella. Insieme all"uomo-macchinà delle primarie Nico Stumpo. Oltre allo storico Miguel Gotor. Soddifatta l'ala franceschiniana. Il presidente dei deputati porta in Parlamento diversi dei suoi fedelissimi, tra gli altri, Antonello Giacomelli e Francesco Garofani. Rientra per il rotto della cuffia la deputata Paola Concia (numero 3 in Abruzzo).