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venerdì 19 settembre 2014

Problemi di notifica, il processo sulla ‘Rimborsopoli’ regionale slitta a febbraio

Problemi di notifica, il processo sulla ‘Rimborsopoli’ regionale slitta a febbraio

*Romolo Del Balzo*
*Romolo Del Balzo*
Slitta il processo per la cosiddetta “rimborsopoli” regionale, che vede imputati anche gli ex consiglieri pontini Stefano Galetto e Romolo Del Balzo. Il giudice Rosaria Monaco doveva decidere questa mattina sulle richieste di giudizio fatte dal pm Alberto Pioletti, ma per un problema nella notifica dell’udienza proprio a Galetto, tutto è stato rinviato al 6 febbraio.
Il procedimento nasce dalle indagini successive allo scandalo Fiorito, quando “Er Batman”, accusato di aver dilapidato le casse del Pdl in Regione facendosi scivolare ingenti somme intasca, puntò il dito contro i colleghi, con un classico “così fan tutti”. Alla fine sono finiti imputati quattro degli allora consiglieri del Popolo della libertà. Galetto è accusato di peculato, insieme ai dirigenti dell’Unione Rugby Pontina, Renato Salvato e Mauro Borrelli. Per gli inquirenti il consigliere avrebbe fatto arrivare all’associazione sportiva di Latina 90 mila euro di finanziamenti, ma 85 mila euro sarebbero finiti nelle sue mani e in quelle dei due dirigenti, che avrebbero poi cercato di dimostrare di aver speso quel denaro per il rugby ricorrendo a falsi documenti.
Stefano Galetto
Stefano Galetto
Del Balzo è invece accusato di truffa, per aver ottenuto 40 mila euro di rimborsi sulla scorta di documenti generici, avendo in realtà speso molto meno di quanto ricevuto. Fatti verificatisi tra il 2010 e il 2012, quando alla Pisana sedeva Renata Polverini. Deciderà il giudice. A difesa degli imputati gli avvocati Madia, Cardillo Cupo, Zanotti, Grigoli, Censi, Signore.
Sia Galetto che Del Balzo sono intanto scomparsi dalla scena politica e in tribunale, a Roma, non si è vista neppure la Regione Lazio per un’eventuale costituzione di parte civile.

sabato 16 agosto 2014

Elisoccorso, tutto il Lazio avrà la copertura notturna

Elisoccorso, tutto il Lazio avrà la copertura notturna

Elisoccorso, tutto il Lazio avrà la copertura notturna

Latina - Con i piani operativi sanità 2013/2015 il Lazio sarà una delle poche regioni italiane con la copertura dell'elisoccorso 24 ore su 24. Il documento sancisce che la funzionalità delle basi per le eliambulanze 118 di Viterbo e Latina, oggi limitata a 12 ore.Il processo di adeguamento delle basi di Viterbo e Latina è tecnicamente semplice e dunque l’Ares potrà disporre delle tre piattaforme in funzione sulle 24 ore già dalla fine del 2014. "L’obiettivo – ha spiegato il presidente Zingaretti – è quello di raggiungere tutti i cittadini che risiedono nei 378 comuni del Lazio. Allo stesso modo potenziamo il territorio di cui la rete dell’emergenza e quella dell’elisoccorso in particolare costituiranno l’intelaiatura di collegamento principale e strategica. Questa copertura da oggi diverrà anche notturna".

mercoledì 30 luglio 2014

DROGARSI PER LAVORARE: LA “NEO-SCHIAVITÙ” DEI BRACCIANTI SIKH

DROGARSI PER LAVORARE: LA “NEO-SCHIAVITÙ” DEI BRACCIANTI SIKH ALLE PORTE DI ROMA
Premessa. Un esercito silenzioso di uomini piegati nei campi a lavorare a volte tutti i giorni senza pause. Raccolta manuale di ortaggi, semina e piantumazione per 12 ore al giorno filate sotto il sole, chiamano padrone il datore di lavoro, subiscono vessazioni e violenze di ogni tipo. Quattro euro l’ora nel migliore dei casi, con pagamenti che ritardano mesi, e a volte mai erogati, violenze e percosse, incidenti sul lavoro mai denunciati e “allontanamenti” facili per chi tenta di reagire. Persone che per sopravvivere ai ritmi massacranti e aumentare la produzione dei “padroni” italiani sono letteralmente costretti a doparsi con sostanze stupefacenti e antidolorifici che inibiscono la sensazione di fatica e stanchezza. Una forma di doping vissuto con vergogna e praticato di nascosto perché contrario alla loro religione e cultura, oltre a essere severamente contrastato dalla propria comunità. Eppure per alcuni lavoratori sikh si tratta dell’unico modo per sopravvivere ai ritmi di lavoro imposti, insostenibili senza quelle sostanze.
È la drammatica condizione che vivono molti uomini della comunità sikh dell’Agro Pontino, alle porte della Capitale. Ai margini delle strade che circondano il Parco Nazionale del Circeo, luogo di incontro di ecosistemi, biodiversità, storia, leggende e di villeggiatura della “Roma bene”, della politica e dell’imprenditoria, migliaia di “nuovi schiavi” vedono scorrere la loro vita praticando un lavoro faticoso, disumano, inimmaginabile per una società che si definisce civile e un Paese democratico. In un’area dove la presenza delle mafie è radicata anche nel mondo agricolo e imprenditoriale, che vede spesso dominare il lucroso business delle ecomafie, favorito da intimidazioni a istituzioni, imprenditori, forze dell’ordine e a magistrati, si consolida con metodi antichi e violenti la nuova schiavitù: esseri umani umiliati, sfruttati, non pagati e costretti a doparsi per accrescere i profitti del padrone.
Una comunità che per cultura, religione e indole risulta accogliente, pacifica e dedita al lavoro, che subisce in silenzio lo sfruttamento cui è sottoposta, che auspica l’intervento delle istituzioni per fermare un sistema che implicitamente, e a volte esplicitamente, impone sostanze dopanti ai suoi nuovi schiavi, con danni alla salute, alla dignità personale, all’identità e integrità dell’intera comunità.
Una nuova forma di riduzione in schiavitù intercettata da In Migrazione intervistando i braccianti indiani nella zona agricola in provincia di Latina: l’assunzione di sostanze dopanti per non sentire la fatica e il dolore, per sopportare meglio la malattia, per osservare i ritmi imposti dal padrone e riuscire a sopravvivere.
Quella dell’agro pontino è la seconda comunità sikh d’Italia per dimensioni e rilievo. La richiesta di forza-lavoro non qualificata e facilmente reperibile da impiegare come braccianti nella coltivazione delle campagne ha incentivato la migrazione e convinto molti sikh a stabilizzarsi nelle provincia di Latina. Secondo le stime della CGIL la comunità arriva a contare ufficialmente circa 12.000 persone, sebbene sia immaginabile un numero complessivo intorno alle 30.000 presenze. In Migrazione si è occupata in passato delle condizioni di lavoro dei braccianti agricoli di origine punjabi nell’agro pontino con il dossier “Punjab, fotografia delle quotidiane difficoltà di una comunità migrante invisibile”. Un’indagine che già ne aveva messo in luce le condizioni degradanti, portando a conoscenza episodi di violenza e sfruttamento attraverso le testimonianze dirette dei braccianti indiani. Un lavoro, quello della raccolta delle testimonianze, mai terminato.
Nasce così questa seconda istantanea sulla realtà socio-lavorativa e sulle strategie di sfruttamento che uomini senza scrupoli praticano con sconvolgente cinismo. L’auspicio è che, insieme agli interventi repressivi delle forze dell’ordine, si possa sviluppare una riflessione qualificata da parte di tutti i soggetti interessati, a partire dalla comunità sikh pontina, per promuovere politiche volte a sconfiggere lo sfruttamento, il caporalato, il sistema di tratta che caratterizza questa migrazione e i troppi speculatori che sulla vita dei braccianti indiani hanno fondato il loro lucroso business.
Dopati per sopravvivere. Svegliarsi quando ancora il sole non è sorto e andare a piedi o in bicicletta nei campi. Restare piegati fino a sera per raccogliere ortaggi, caricare cassette, preparare il terreno per la piantumazione, senza pause, senza alcuna precauzione per le sostanze chimiche usate in agricoltura, spesso nell’illegalità, comunque sfruttati e ridotti a volte al silenzio. Un lavoro usurante fatto anche sette giorni su sette sotto il sole cocente come sotto la pioggia. Una routine dello sfruttamento continua che genera frustrazione, prepotenze e un lucroso business in mano a spregiudicati sfruttatori e a volte anche a neoschiavisti e mafiosi. La sera la schiena, il collo e le mani che fanno male, gli occhi arrossati dal sudore, dalla terra e in alcuni periodi dell’anno anche da pesticidi usati senza le dovute precauzioni e cautele; eppure non ci si può fermare. Nonostante il tempo che passa, per molti lavoratori indiani si resta costretti dalle contingenze sociali e da una legislazione che non agevola l’emersione né la denuncia, a condurre ancora la medesima vita di sfruttamento e prepotenze subite, consapevoli del fatto che non si può perdere il lavoro né il misero salario comunque indispensabile per sopravvivere, pagare l’affitto e inviare le rimesse necessarie alla famiglia ancora in Punjab. Intanto il padrone chiede di lavorare sempre più ore, con sempre maggiore intensità. La soluzione che alcuni hanno trovato per sopportare le fatiche quotidiane consiste nell’assunzione di alcune sostanze dopanti e antidolorifiche necessarie per non sentire il dolore e andare avanti. Non si tratta di droghe per il gusto dello “sballo”, per divertirsi o provare un’esperienza inebriante: si tratta di lavoratori costretti a doparsi per reggere un carico di lavoro che non può diminuire e che è totalmente immerso in un sistema di vessazioni continue e a volte spietate.
Emerge chiaramente dai racconti una nuova frontiera dello sfruttamento: dopare i propri “schiavi” per aumentare la produzione e il profitto.
“Io lavoro 12-15 ore a raccogliere zucchine o cocomeri o con trattore per piantare altre piantine. Tutti i giorni anche la domenica. Io non credo giusto così. Troppa fatica e pochi soldi. Perché italiani no lavorano così? Dopo un po’ io e anche altri indiani troppo male a schiena, male mani, collo, anche agli occhi perché hai terra, sudore, chimici. Sempre tosse, mattina dolore troppo a schiena. Tu capisci? Ma io devo lavorare e allora prego Signore e vado ancora tutti i giorni a lavorare in campagna da padrone. Lui bravo ma paga poco e lavoro troppo. Lui no tratta male me ma dice sempre lavora ancora e domani ancora. Sempre vuole lui che io lavora. Anche domenica. Ma io uomo di carne no di ferro. Allora dopo sei/sette anni di vita così, che fare? No lavoro più? Io e amici prendiamo piccola sostanza per non sentire dolore. Prendiamo una o due volte quando pausa da lavoro. Poi andiamo a lavorare nei campi senza dolore. Io prendo per non sentire fatica e lavorare e poi prendere soldi fine mese. Altrimenti per me impossibile lavorare così tanto in campagna. Tu capisci? Troppo lavoro, troppo dolore a mani”. B. Singh
“Noi sfruttati e non possiamo dire a padrone ora basta, perché lui manda via. Allora alcuni indiani pagano per piccola sostanza per non sentire dolore a braccia, a gambe e schiena. Padrone dice lavora ancora, lavora, lavora, forza, forza, e dopo 14 ore di lavoro nei campi come possibile lavorare ancora? In campagna per raccolta zucchine indiani lavorano piegati tutto il giorno in ginocchio. No possibile e sostanza aiuta loro per vivere e lavorare meglio. No tutti così. Solo pochi indiani prendono quella sostanza per non sentire dolore. Ma a loro serve per arrivare a fine mese e prendere soldi per famiglia. Tu capisci?”. K. Singh
“Io e amici qualche volta prendiamo sostanze per lavorare. Io so che non è giusto. Ma senza sostanza io mattina no lavoro o faccio troppa fatica. Se io no lavoro, padrone no paga me e io come faccio vivere mia famiglia? Come pago affitto casa? Io voglio cambiare lavoro ma crisi e o lavori così in campagna o no lavori. Io voglio andare via da qui. No piace tutto questo. Capisci tu?”. M. Singh
“Padrone sfrutta troppo e noi come andiamo avanti? Qui siamo soli, senza soldi, con padrone che dice sempre vieni a lavoro, vieni a lavoro, anche domenica e così fatica, solitudine, no parla lingua italiana bene. È facile prendere specie di droga. Che non è droga vera come prendono italiani. È piccola sostanza che serve per non sentire dolore. È sostanza forte ma serve perché aiuta a lavorare bene come vuole padrone nostro. Spendere soldi così per no sentire fatica e lontananza da India e da famiglia”. N. Singh
“Io vergogno troppo perché mia religione dice no questo. No buono per sikh. È vietato da nostra bibbia. Ma padrone dice sempre lavora e io senza sostanze no posso lavorare da 6 di mattino alle 18 con una pausa solo a lavoro. Io so che no giusto ma io ho bisogno di soldi. Senza soldi io no vivo in Italia. Tu riusciresti? Padrone dice lavora e io prendo poco per lavorare meglio e non sentire dolore e fatica perché io devo lavorare. Tu mai lavorato in campagna per 15 ore al giorno?”. L. Singh
Il mercato del doping contro la fatica dei braccianti Sikh. Le sostanze dopanti, probabilmente più d’una, sembrano siano vendute al dettaglio anche da alcuni indiani, peraltro molti di loro recentemente arrestati da diverse operazioni delle forze dell’ordine. Dalle storie che In Migrazione ha raccolto emerge, come era prevedibile, come il “traffico” sia saldamente in mano a italiani senza scrupoli e spregiudicati variamente organizzati con collegamenti, probabilmente, anche con l’estero. Questo mercato si fonda su una “domanda” che non nasce dalla comunità sikh, ma dai ritmi di sfruttamento e di lavoro.
“Droga io credo che no viene da India. Come fa indiano a portare tutta quella droga da India con aereo e passare controlli di carabinieri, dogana. A Roma c è anche cane poliziotto, difficile passare. No, io no credo che droga viene da India. Io credo che droga viene da campi italiani, forse a Latina o Nord Italia, non so. In campagna c è tanta terra nascosta, sotto serre, in aziende lontane. Forse lì. Ma io non so. Indiano non può produrre in serra o terra del proprietario. Quella è di padrone italiano”. N. Singh
“Italiano vende a indiano oppure sai che fanno, italiano dà a indiano che vende e poi dà soldi a italiano padrone. Io sentito da altri indiani tanti anni fa”. H. Singh
“Io abito a Brescia ma lavorato qui dieci anni e so che droga gira troppo. Soprattutto italiani giovani danno a lavoratori indiani e poi prendono tanti soldi. A Brescia io mai visto questa droga ma qui sì. Può darsi che anche indiano porta da India ma troppo difficile perché qui tanta droga e poi in India c’è controllo e ancora più in Italia a volte anche con cani in frontiera. Come possibile che cane no sente odore di droga? Io credo che droga cresce in Italia e poi data a qualche indiano scemo per dare a altri indiani. Molti prendono per lavorare mattina e pomeriggio perché troppa fatica in agricoltura. No buono così”. K. Singh
“Alcuni indiani, soprattutto giovani in campagna, prendono quella sostanza e poi vendono anche perché così loro non sentono fatica, poi fanno anche un po’ di soldi e poi sera o pomeriggio stanno ancora bene per uscire e loro no stanchi. Capisci? Io non so da dove vengono sostanze. Alcuni anche da India, altri comprano da italiani. Io non so”. S. Singh
“Conosco sì persone che prendono sostanza. Prendono da italiani che vendono loro e loro o danno a amici e prendono quando lavorano come thè. Capisci? Mettono in acqua calda e poi prendono. Si può anche mangiare ma fa più male. Male a stomaco, a gola. Sono soprattutto giovani. Vecchi come me no prendono sostanza perché io so che Dio no vuole e che no è buono”. H. Singh
“Io so sì di questa brutta storia, di sostanza, come dite in italiano, droga. Viene italiano che porta tanta droga a gruppo di indiani che prendono per lavoro e poi anche a casa. No buono così. Italiano prende soldi e indiano sta male. Già indiano no viene pagato da padrone, poi dare anche soldi a italiano per droga e poi per religione sikh droga no possibile”. A. Singh
Una ferita nella comunità. L’assunzione di sostanze di qualunque tipo (dalle sigarette a qualunque sostanza stupefacente o dopante) è severamente proibita dalla religione sikh e dunque condannata senza remore. Questo è il principale motivo per cui è davvero difficile riuscire a farsi raccontare con chiarezza l’uso e le modalità di approvvigionamento di questa sostanza. Se per alcuni braccianti doparsi è una necessità di sopravvivenza, questa pratica rischia di lasciare profonde cicatrici in una comunità che nel rispetto delle tradizioni e della propria filosofia di vita fonda le sue radici e la sua stessa identità. Una vergogna che rischia di isolare chi cade in una sorta di dipendenza. L’utilizzo del doping da parte di alcuni lavoratori sikh rischia di alterare abitudini e dinamiche di una comunità fiera e coesa, inserita in un tessuto sociale che non offre servizi per l’inclusione ma che invece spesso manifesta sentimenti intolleranti. Essere emarginati dalla comunità significa per molti sikh restare soli in balia di uno sfruttamento brutale e di una vita dura, senza dignità. Sostanze dopanti che nel tempo portano alla dipendenza, con pesanti effetti sulla salute delle persone. Se in chi ne fa uso prevale la vergogna di disattendere i dogmi religiosi, chi accetta di parlarne si divide tra la secca condanna e un sentimento di giustificazione per i connazionali che cercano comunque di rendere onore a un altro principio alla base della religione sikh: lavorare seriamente e con onestà.
“Alcuni prendono perché fanno troppa fatica nei campi, io credo no sikh ortodossi. Se noi no sfruttati allora niente droga, perché cultura e religione sikh dice no droga, no fumo, no alcool, no carne. Capisci? Per sikh no giusto droga o fumo. Ma se devi lavorare e sei vecchio, o hai malattia, o se sei stanco e hai male a ossa, a schiena, dolore tanto, come fai? Allora sostanza aiuta. No tutti prendono solo alcuni ma c’è sicuro”. R. Singh
“Io no piace di parlare di droga, perché io bravo ragazzo. Capito? No come alcuni, soprattutto italiani, che bevono, fumano, dicono parolacce. Mia religione dice che no buono così. Però, tu ascolta me bene. Capisci me. Io in Italia da 10 anni. Qui solo lavoro in agricoltura con padrone tutto il giorno. Tu capisci tu sai che significa?”. M. Singh
“Io no droga, mai. Religione sikh dice no droga, no fumo, alcool, no pesce, no uova e no carne. Io vero sikh e vero sikh no prende droga. Indiano che prende droga è poveraccio e poi padrone fa lavorare troppo”. K. Singh
“No visto perché io no fumo e no drogo e sono lontano da droga. Io voglio essere libero. Ma capisco anche poverelli indiani sfruttati in campagna. Il problema è quello. Padrone sfrutta troppo e loro come vanno avanti? Qui loro soli, senza soldi, con padrone che dice sempre vieni a lavoro, vieni a lavoro, anche domenica e così fatica, solitudine, no parla lingua italiana. È facile prendere droga. Spendere soldi per droga per no sentire fatica e lontananza da India e da famiglia. Però solo pochissimi prendono droga contro fatica eh... no tutti indiani... solo pochissimi”. B. Singh
“Io no fumo e no prendo sostanze. Io no voglio. Ma io so che c è troppa droga in giro tra indiani che dà loro italiani per fare tanti soldi. Indiano prende per lavoro, ma poi usa anche a casa dopo, perché dopo un po’ lui vuole sempre sostanza. Brutta cosa”. H. Singh
“Alcuni indiani prendono sostanza. Per lavorare meglio e poi quando stanno a casa. Io conosco amico che poi è stato male. Ora lui tornato in India. Sempre lui aveva vomito perché troppo prendeva droga. A me no piace droga. Troppo gira la testa. Poi come guidi tu macchina? Prima gira la testa, poi fa male troppo lo stomaco. Io conosco che così è male droga”. S. Singh
“Io conosco amico che ha preso droga. Lui troppo male per stomaco e poi gira testa. Perché droga fa male. Primo Dio no vuole, poi fa male perché lui vomita sempre, poi gira testa, male stomaco. Lui prende perché lavora tanto in agricoltura e poi prende anche sera perché troppo stanco. A volte anche con amici. No giusto così. Poi pericoloso troppo perché prende carabinieri e porta via. No buono così. A me no piace”. F. Singh
Un grido d’aiuto. La comunità sikh dell’Agro Pontino è molto preoccupata per questi segnali della nuova frontiera dello sfruttamento connesso al doparsi per sopravvivere nei campi. Un’iniezione di sostanze stupefacenti mai vissuta nella comunità, con un contesto di sfruttamento che incentiva la diffusione di doping, per alcuni braccianti vissuta come un farmaco salva-vita. Una comunità che si misura con un problema nuovo e grande, con pochi strumenti per intervenire, se non quello di chiedere aiuto alle istituzioni. Non quindi una difesa a priori dei membri della comunità, quanto la richiesta esplicita di fermare un traffico pericoloso, prendendo anche i sikh eventualmente coinvolti. Per questo la comunità indiana plaude alle azioni delle forze dell’ordine per arginare il fenomeno, come avvenuto alla fine di gennaio, quando sono stati arrestati alcuni connazionali e sequestrati 10 chili di capsule d’oppio.
“Giovani prendono perché no conosco e poi si sentono più forti. Soprattutto prendono per lavoro nei campi. Io dico che giusto che carabinieri prendono loro e portano via. Giusto perché droga no buona. Devono prendere italiano e indiano che compra droga e portare via in carcere a Roma. Così bene. Noi no vogliamo droga. Droga pericolosa e carabinieri devono prendere con manette e portare via”. B. Singh
“Io contento che carabinieri preso indiani con droga. Droga no buona ma indiani no portano droga ma danno loro italiani che mettono piantina in terra e poi danno a alcuni indiani. Alcuni indiani prendono per bere e no sentire fatica nei campi. Io mai preso droga. Però conosco amici che prendono mattina e poi pomeriggio per lavorare tanto e poi però stanno troppo male. Male pancia e anche male testa. Troppo pericoloso anche perché poi indiani vanno in bicicletta e quando presa troppa droga è pericoloso per macchina perché fanno incidente. Io abito a Brescia ma lavorato qui dieci anni e so che droga gira. Soprattutto italiani giovani danno a lavoratori indiani e poi prendono tanti soldi. A Brescia io mai visto questa droga ma qui sì. Può darsi che anche indiano porta da India ma troppo difficile perché qui tanta droga e poi in India c’è controllo e ancora più in Italia a volte anche con cani. Come possibile che cane no sente odore di droga? Io credo che droga cresce in Italia e poi data a qualche indiano scemo per dare a altri indiani. Molti prendono per lavorare mattina e pomeriggio e anche sera quando camion arriva tardi da Germania. No buono così”. J. Singh
“Carabinieri portato via indiani e è giusto però anche italiano altrimenti italiani trova altri poveri indiani e tutto uguale prima. Vero problema è che padrone no paga bene indiano, indiano allora povero, senza soldi da mandare in India e poi troppo fatica per lavorare in agricoltura a raccogliere cocomeri, poi zucchine, poi pomodoro e poi prende droga per non stancare. Tu capisci?”. P. Singh
Reagire una priorità. È evidente come in provincia di Latina sia prioritaria un’azione decisa di controllo del territorio e di repressione dei reati connessi allo sfruttamento dei braccianti. L’aumento dei controlli sulle condizioni di lavoro garantirebbe la salvaguardia dei lavoratori sikh da un lato e degli imprenditori agricoli virtuosi schiacciati dalla concorrenza sleale fondata sul neo-schiavismo dall’altro. Interventi che andrebbero a minare seriamente il nuovo mercato di sostanze dopanti partendo dal “vertice della piramide”.
Ma le azioni repressive non possono bastare se non unite a misure di positiva inclusione sociale dei sikh che vivono il territorio. Una comunità ancora totalmente isolata, senza servizi se non quelli garantiti dal volontariato e dai sindacati. Apprendimento della lingua italiana, conoscenza e fruizione dei servizi sanitari, anagrafici e sociali rappresentano ancora, troppo spesso, un miraggio. Un isolamento che contribuisce fortemente al dilagare dello sfruttamento che vede i sikh spesso impossibilitati a reagire, a pretendere il rispetto dei propri diritti e della propria dignità.

Eppure la provincia di Latina potrebbe candidarsi a essere un laboratorio virtuoso di inclusione sociale, trasformando i suoi bellissimi territori da aree di sfruttamento ad aree di diritti e dignità sociale. Ragionare su un’azione coordinata dei tanti attori in campo permetterebbe una strategia complessiva ed efficace. Contrasto dell’illegalità e dello sfruttamento sul lavoro, servizi territoriali per l’inclusione sociale, agricoltura competitiva che si basi sulla qualità dei prodotti unita al rispetto dei diritti umani, lotta alle eco-mafie e alle varie frodi alimentari: questi gli elementi ineludibili da coordinare per cambiare le condizioni di vita dei braccianti sikh dell’Agro Pontino, per sanare una ferita sociale e culturale incompatibile con un Paese come l’Italia.

CONTRIBUTI DELLA REGIONE LAZIO AI MALATI DI ALZHEIMER E LORO FAMILIARI

CONTRIBUTI DELLA REGIONE LAZIO AI MALATI DI ALZHEIMER E LORO FAMILIARI
Fonte: golfotv
L'assessore ai Servizi Sociali del Comune di Fondi, Arcangelo Peppe, rende noto che la Regione Lazio ha approvato le Linee Guida per la concessione e utilizzazione dei contributi per la realizzazione di interventi di carattere socio-assistenziale in favore dei malati di Alzheimer e dei loro familiari. L'Ambito Territoriale di Latina ha presentato uno specifico progetto, approvato dalla Regione Lazio, che prevede tra l'altro la realizzazione dell'azione "Supporto alla Domiciliarità" che ha come obiettivo la permanenza dei soggetti nel proprio contesto familiare e il sostegno nei compiti di assistenza e cura al caregiver, ovvero a chi, senza alcun compenso, assiste un proprio congiunto non in grado autonomamente di svolgere gli atti necessari alla vita quotidiana.
Gli interventi previsti nell'azione sono: assistenza domiciliare diretta - che si realizza attraverso l'invio di un assistente familiare al domicilio dell'utente - e indiretta - con l'erogazione di un contributo economico finalizzato che concorre al pagamento delle spese necessarie per l'assunzione di un assistente familiare. Il monte ore di servizio o il contributo economico che verrà assegnato saranno stabiliti nel Piano di Assistenza Individualizzato, tenuto conto delle condizioni sanitarie e socio-economiche del richiedente.
Per accedere alle prestazioni previste nell'avviso pubblico gli interessati devono presentare domanda presso la Ripartizione Servizi Sociali compilando l'apposito modello, scaricabile dal sito istituzionale www.comunedifondi.it nella sezione "Avvisi pubblici" alla voce "Comune di Latina - Assistenza domiciliare diretta e indiretta", corredato dalla seguente documentazione: fotocopia del documento di riconoscimento dell'interessato; certificazione attestante la diagnosi di demenza tipo Alzheimer rilasciato dall'UVA - Unità di Valutazione Alzheimer o dai Centri di cui alla L.R. n. 6/2012, oppure piano terapeutico o verbale d'invalidità civile indicante che il soggetto è affetto da demenza tipo Alzheimer; ISEE.
Verrà in seguito predisposta una graduatoria provinciale degli aventi diritto sulla base del punteggio assegnato dalla scheda di valutazione che tiene conto di una serie di criteri e le domande pervenute verranno suddivise sulla base di fasce di reddito ISEE familiare.

Le domande devono essere presentate entro e non oltre il 5 settembre 2014. Per ulteriori informazioni è possibile contattare la Ripartizione Servizi sociali, sita al primo piano della Casa comunale.

martedì 23 luglio 2013

LAGHI DEL LAZIO 2013: LA CLASSIFICA DEI PIÙ INQUINATI

LAGHI DEL LAZIO 2013: LA CLASSIFICA DEI PIÙ INQUINATI
di Francesca Fiore
Bracciano è il lago più inquinato del Lazio: sono i dati di Goletta dei Laghi, iniziativa di Legambiente che da anni, ogni estate, misura la qualità delle acque dei laghi italiani. E quest’anno, per la Regione Lazio le notizie sono buone: complessivamente, i laghi laziali sono migliorati, grazie alle campagne dell’associazione in collaborazione con le istituzioni, COOU, il Consorzio Obbligatorio Oli Usati e Novamont.
Nel report di Legambiente rientrano le analisi microbiologiche condotte nei laghi di Bracciano, Albano, Bolsena, Posta Fibreno, Turano, Salto e Vico: su 23 punti analizzati dai tecnici di Goletta dei Laghi, 4 sono risultati fortemente inquinati e 4 inquinati, mentre il resto dei punti rientrano nei limiti di legge.
Il Lago di Bracciano è il sito che crea più allarme: su 5 prelievi effettuati, 4 punti risultano critici - cioè fra il fortemente inquinato e l’inquinato - fra Anguillara Sabazia e Trevignano Romano. Segue il Lago di Albano, con un punto fortemente inquinato, nel comune di Castel Gandolfo, e uno inquinato, nel comune di Rocca di Papa.
Terzo posto nella classifica delle acque inquinate va al Lago di Bolsena, nella provincia di Viterbo, che ha restituito due campioni inquinati. Segnali positivi invece per il Lago di Posta Fibreno e il Turano, prima attentamente monitorati, che risultano adesso entro i limiti di legge. Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio, ha spiegato: “Guardando ai risultati che presentiamo oggi, possiamo affermare di aver ben capitalizzato gli sforzi per la tutela dei bacini lacustri regionali. Occorre potenziare gli investimenti su reti fognarie, condotte circumlacuali e depurazione, individuare i progetti più urgenti da finanziare subito e pianificare nuove azioni da sostenere con il POR 2014-2020 europeo, rivolgendo particolare attenzione alle aree interne”.
Un caso a parte è il Lago di Vico, migliorato molto rispetto agli anni precedenti: oltre alle acque, i tecnici di Goletta dei Laghi hanno analizzato anche campioni di sedimento sulle sponde, per valutare l’annoso problema dell’arsenico. Benché le acque siano risultate non inquinate, il valori riscontrati sono comunque superiori di due o tre volte rispetto ai limiti stabiliti dalla legge.
Con il passaggio della Goletta dei Laghi vogliamo ribadire il nostro impegno verso la salvaguardia a 360 gradi dei nostri laghi, richiamando le istituzioni a impegnarsi in progetti speciali di bonifica, come nel caso del Lago di Vico, che non può più attendere ulteriori ritardi.
Ecco i risultati del monitoraggio dei laghi della regione Lazio di Goletta dei Laghi – Legambiente:
Bracciano (RM)
Fortemente Inquinato: Fosso della Lobbra, Fosso Grotta Renara, Anguillara Sabazia, fosso Pizzo Prato;
Inquinato: Trevignano Romano (via della Rena e via San Pietro);
Entro i limiti di legge: Anguillara Sabazia (presso via R. Belloni, 43).
Albano (RM)
Fortemente Inquinato: Castel Gandolfo (spiaggetta presso via Spiaggia del Lago 28/c);
Inquinato: Rocca di Papa (rio a metà del bosco sulla sponda orientale del lago);
Entro i limiti di legge: Castel Gandolfo (incrocio tra via Spiaggia del Lago e la S.S. 140 direzione spiaggia presso via dei Pescatori, 17.
Bolsena (VT)
Inquinato: Capodimonte (Spiaggia in viale Regina Margherita), Montefiascone (foce torrente presso il parco giochi);
Entro i limiti di legge: Bolsena (Foce del Fosso del cimitero), San Lorenzo Nuovo (canale in località Prati Renari), Marta (spiaggia presso via Cava).
Posta Fibreno (FR)
Entro i limiti di legge: canale all’altezza di via Carpello 57, Fiume Fibreno (emissario).
Turano (RI)
Entro i limiti di legge: spiaggetta sotto la provinciale Turanese, all’altezza dell’incrocio con Strada S. Anatolia Valle Pero, spiaggetta sotto la provinciale Turanese, all’altezza dell’incrocio con la strada per Castel di Tora.
Salto (RI)
Entro i limiti di legge: spiaggia presso via Giovanni XXIII, spiaggia presso via Francesco Silvi, 13.
Vico (VT)

Entro i limiti di legge: spiaggia a sud-est del lago, spiaggetta sotto la strada per San Martino, spiaggetta in località Scardenato.

martedì 2 luglio 2013

I «MOSTRI» IN RIVA AL MARE CEMENTO E INFRAZIONI IN AUMENTO LUNGO LA COSTA, I NUMERI DI LEGAMBIENTE LAZIO

I «MOSTRI» IN RIVA AL MARE CEMENTO E INFRAZIONI IN AUMENTO LUNGO LA COSTA, I NUMERI DI LEGAMBIENTE LAZIO


È un mare martoriato, insieme alla costa, quello fotografato da Legambiente per l’ultimo dossier «Mare Monstrum» relativo alle illegalità commesse; esattamente 2,9 ogni chilometro di litorale laziale, con un incremento del 59,3% nel 2012 (1.050 i casi in totale). Il peso più importante se lo porta dietro l’abusivismo edilizio in aree demaniali per il quale il Lazio è ottavo nella «speciale» classifica nazionale. Certamente il cemento illegale ha legami profondi e accertati con la presenza della criminalità organizzata in questa provincia. E infatti, come ricorda anche il presidente di Legambiente, Lorenzo Parlati, «secondo la Procura Nazionale Antimafia, la provincia di Latina sarebbe quella che nel Lazio è più interessata da fenomeni criminali con ben 253 beni sequestrati e 123 confiscati, per un valore complessivo di 280 milioni di euro». L’abusivismo edilizio ha un ruolo in questa scenario, specie nelle aree di maggiore pregio e come tali sotto tutela. Nel rapporto di Legambiente c’è anche l’elenco dei «mostri» sequestrati negli ultimi mesi: villa con piscina e pertinenze sul lungomare di Vindicio a Formia costruita a ridosso di un complesso archeologico; dieci ville plurifamiliari nel Parco del Circeo; l’ex fabbrica Desco di Terracina, (poi dissequestrata); gli abusi nell’Hotel Grotta di Tiberio a Sperlonga, di cui è contitolare il presidente dell’amministrazione provinciale, Cusani; Villa Fendi a Sabaudia; gli abusi nel camping Sant’Anastasia a Fondi; l’abuso contestato al giornalista Bruno Vespa a Ponza... «Nel Lazio - sottolinea Parlati - crescono in modo incredibile le infrazioni sul mare e sulle coste, attaccate sul fronte dell’abusivismo, della pesca illegale, della navigazione fuorilegge. I numeri aumentano in modo davvero preoccupante, addirittura quasi del 60%, da un lato di certo per il buon lavoro delle forze dell’ordine e delle Procure ma anche perché si continua a pensare che il mare è una risorsa da sfruttare fino allo stremo. Servono allora nuove politiche regionali per tutelare una delle risorse più importanti sul fronte ambientale e anche su quello economico. Ci aspettiamo si riavvii la discussione sul piano delle coste e della tutela delle acque».

IL RISCHIO DROGA NEL LAZIO

IL RISCHIO DROGA NEL LAZIO
Oggi sappiamo che almeno un milione di giovani italiani fra i 14 e i 18 anni fa uso di alcol o droghe di qualche tipo, avvicinandosi sempre più spesso alla dipendenza. Sono addirittura 30.000 quelli che ogni anno cercano di togliersi la vita. Una situazione drammatica, visto che 120 di loro, purtroppo, riescono nel tragico gesto (Società Italiana di Psichiatria).
È l’analisi dell’Osservatorio di Codici che aggiunge: «Per quanto riguarda in particolar modo l’uso delle droghe, il rapporto del CEIS (Centro Don Picchi) parla della marijuana come di uno dei principali strumenti di aggregazione sociale, consumata per far colpo sulle ragazze, per moda o per difesa. Sembra che addirittura l’85% dei giovani entri in contatto con la droga. I dati sono sconcertanti, sembra che negli ultimi tre anni a Roma il consumo di droghe leggere sia aumentato di circa il 30% tra i ragazzi dai 12 ai 18 anni. Almeno tre giovani su cinque, invece, entrano in contatto anche con le nuove droghe sintetiche. Si consideri poi che la droga è facilmente acquistabile su Internet, così si spiega la grande facilità di accesso di tali sostanze anche per i minori. Oltre alle droghe leggere è riapparsa anche l’eroina. Almeno 50.000 persone tra i 13 e i 48 anni sono tornate ad usarla, con un incremento del 37% rispetto al 2011.
Il Codici si è ampiamente interessato alla questione considerando il più vasto contesto tematico degli stili di vita dannosi per la salute. Esistono, infatti, stili di vita sani e stili di vita deleteri. Tra questi ludopatie, alcol e droghe sono considerate forme di dipendenza che rientrano in uno stile di vita molto rischioso.
L’associazione Codici, a tal proposito, si è fatta promotrice, insieme alla Regione Lazio, di un progetto dal titolo “Io la mia vita non me la gioco”, rivolto ai ragazzi in età scolastica (iniziativa svolta nell’ambito del Programma Utenti e Consumatori 2011 della Regione Lazio) a cui hanno contribuito anche i Comuni di Ceprano, Frosinone, Priverno e Carbognano. Dai corsi effettuati dal Codici nelle scuole è emerso che il consumo di droga viene percepito come un comportamento scorretto, una cosa da non fare e che porta dei rischi. Lo stesso consumo di sigarette viene considerato un comportamento socialmente non accettato. In sintesi, nessuno dei ragazzi ha dichiarato di fare uso di droghe leggere, solo il 30% ha dichiarato di essere incuriosito dalla cannabis e nessuno ha dichiarato di essere incuriosito da droghe pesanti quali: ecstasy e cocaina. Tuttavia, l’80% dei ragazzi delle scuole superiori ha dichiarato di avere tra amici persone che fanno uso di droghe leggere. Concludendo, quello del consumo di droghe resta tutt’oggi un fenomeno molto presente tra i minori, ma di cui si parla ancora con grande difficoltà».

«Quella della droga è una piaga che purtroppo ha preso molto piede tra i giovani - commenta Monia Napolitano, sociologa Codici - ma, come emerge dai corsi effettuati dall’Associazione negli Istituti Scolastici, c’è ancora molta ostilità ad affrontare l’argomento. I ragazzi non mostrano una particolare apertura al dialogo sulla questione, da qui l’esigenza e la necessità di portare avanti iniziative volte alla sensibilizzazione del fenomeno e alla necessità di rivedere le normative che regolano il settore».

RIFIUTI LAZIO, REVOCATO LO “SCENARIO DI”CONTROLLO"

RIFIUTI LAZIO, REVOCATO LO “SCENARIO DI”CONTROLLO"
La settimana scorsa è stata presa la decisione: la giunta regionale del Lazio, presieduta da Nicola Zingaretti, ha revocato – con una delibera proposta dall’assessore Michele Civita – lo “scenario di controllo” del Piano di Gestione dei Rifiuti. Si elimina quindi, di fatto, la possibilità di ricorrere a deroghe alle normative nazionali ed europee in tema di rifiuti (a dispetto di quanto prevedesse la precedente Giunta Polverini).
Sostanzialmente con questa delibera non si potrà più, nel caso in cui non ci sia una riduzione della produzione di rifiuti o non si riesca a raggiungere il 65% della raccolta differenziata, derogare agli obblighi di legge e il Comune risulterà inadempiente.
In una nota diffusa martedì scorso, la Regione commenta così la delibera: "La decisione odierna della Giunta, che passa ora al vaglio e all’approvazione del Consiglio regionale, riafferma il principio per cui 'il complesso delle attività e dei fabbisogni degli impianti necessari a garantire la gestione dei rifiuti urbani' va imperniato sulla raccolta differenziata porta a porta, per la quale la Giunta Zingaretti ha già stanziato nel nuovo bilancio 150 milioni di euro".
Attuando poi questa rimozione dello scenario di controllo, si evita di indire il referendum (promosso da comitati e vari Comuni e previsto per il prossimo agosto) che chiedeva proprio l’abrogazione di questo “provvedimento assolutorio”. Il risparmio della consultazione, va dai 10 ai 20 milioni di euro.
Nel frattempo, il ministro dell’Ambiente Andrea Orlando ha dissipato ogni dubbio su una possibile proroga alla discarica di Malagrotta, affermando: "Non ci sarà l’ennesima proroga di Malagrotta ma c’è la decisione della chiusura di Malagrotta, perché abbiamo dato una coda temporale (entro il 31 luglio, ndr) per arrivare poi a una chiusura che è definitiva a prescindere dall’attivazione del nuovo sito. La garanzia più importante è questa: non aspetteremo che si realizzi la nuova discarica".
"Abbiamo chiesto a Regione e Comune – continua il ministro – di attivarsi per prevedere una fase ponte in cui i rifiuti possano essere portati anche fuori regione". Scegliere un nuovo sito per la discarica, sarà compito del tavolo tecnico e "il commissario non sarà lo strumento che deve sostituire gli enti locali ma lo strumento a loro disposizione per fare più velocemente".

Sul nuovo sito, Orlando ha comunque rassicurato la cittadinanza: "abbiamo dato un elemento certo, che il nuovo sito non sarà nella Valle Galeria, non insisterà di nuovo in quella zona". È un no, quindi, a Monti dell’Ortaccio?

lunedì 20 maggio 2013

“FABBRICHE DEI MATERIALI” PER IL LAZIO? ALLA SCOPERTA DEI NUOVI SISTEMI DI GESTIONE DEI RIFIUTI RESIDUI NELL'OTTICA DELLA SOSTENIBILITÀ E FLESSIBILITÀ


“FABBRICHE DEI MATERIALI” PER IL LAZIO? ALLA SCOPERTA DEI NUOVI SISTEMI DI GESTIONE DEI RIFIUTI RESIDUI NELL'OTTICA DELLA SOSTENIBILITÀ E FLESSIBILITÀ

di Giuseppe Iasparra

In occasione del dibattito sul futuro dei rifiuti nel Lazio sentiamo spesso parlare di impianti di trattamento meccanico biologico. Coerentemente con quanto richiesto dalla procedura di infrazione dell’Unione Europea, che chiede di attivare prima possibile impianti di pretrattamento del rifiuto residuo, come stabilito dalla Direttiva sulle Discariche 99/31, l'ordinanza del sindaco di Roma dell'aprile scorso ha infatti disposto che i rifiuti della Capitale siano portati temporaneamente presso gli impianti Tmb del Lazio. Ma cosa entra e cosa esce da un impianto di questo tipo? E quale potrebbe essere la strada da prendere per portare il ciclo dei rifiuti di Roma ad una gestione ordinaria e sostenibile? Eco dalle Città lo ha chiesto ad Enzo Favoino della Scuola Agraria del Parco di Monza: «Come prima cosa – ha spiegato Favoino – occorre precisare che gli impianti di trattamento meccanico biologico del Lazio sono di vecchia concezione, e finalizzati alla produzione di combustibile da rifiuto (ex CDR oggi CSS). Sarebbe invece possibile proporne una riconversione a criteri di maggiore sostenibilità, efficienza e flessibilità, come avviene nella nuova generazione di impianti a freddo attivi od in corso di realizzazione in molti territori e conosciuti come "Fabbriche dei materiali"».
«Per tradurre operativamente i principi di sostenibilità indicati dalla strategia europea di gestione dei rifiuti – ha continuato Favoino – abbiamo anzitutto bisogno di flessibilità ed adattabilità all'aumento delle raccolte differenziate e delle pratiche di riduzione del rifiuto, come richiesto – ed in buona misura imposto – dalle politiche e strategie europee di gestione dei rifiuti. Bisogna sottolineare ancora una volta che il trattamento del rifiuto residuo è solo una condizione accessoria all’elemento centrale di tali strategie, ossia la massimizzazione del recupero di materia, e deve essere coordinato a tale obiettivo prioritario, consentendone la crescita. Qui interviene il primo problema con gli inceneritori, in quanto sono impianti che devono avere un flusso costante di rifiuti nel corso del tempo. Per quanto riguarda il co-incenerimento, in prima battuta pare più flessibile, ma se andiamo ad analizzare i contratti con gli impianti di destinazione, anche questi richiedono determinate tonnellate per periodi medio-lunghi (ad esempio vent'anni). Inoltre ad oggi (tranne che in un paio di casi) tutte le esperienze di co-incenerimento prevedono una tariffa di conferimento da pagare. E qui sta un primo vantaggio per le “Fabbriche dei Materiali”, poiché finalizzandole al recupero di materia non avrò più una tariffa da pagare ma avrò invece introiti dal collocamento dei materiali sul mercato».
Secondo Favoino «gli impianti di trattamento a freddo finalizzati al recupero di materia oltre a rispondere ai bisogni di flessibilità ed adattabilità (in relazione all'andamento della differenziata) possono inoltre soddisfare le necessità di scalabilità (efficienza anche a dimensioni notevolmente inferiori a quelle tipiche per impianti di incenerimento) e dunque di prossimità a seconda degli scenari e delle peculiarità del territorio locale interessato. Inoltre, tutto considerato, per costruire un inceneritore in Italia ci vogliono 7-8 anni. Per un impianto di trattamento a freddo occorrono tempi considerevolmente più brevi (il che consente di dare una risposta veloce alla necessità di pretrattamento, ancora non rispettata in gran parte del territorio nazionale) o in alcuni casi ce li abbiamo addirittura già, come vecchi impianti di Tmb, e basta riconvertirli. È il caso del Lazio. Qui abbiamo impianti di vecchia generazione finalizzati alla produzione di CDR per incenerimento e gassificazione. Questi impianti potrebbero essere riconvertiti al recupero di materia con integrazioni e modifiche tecnologiche di piccola entità, riducendo da subito l’avvio a discarica e migliorando le economie complessive del sistema».
Com'è fatta una Fabbrica dei materiali? «Un impianto di recupero di materia dal rifiuto residuo (RUR) – ha spiegato Favoino – è costituito da due sezioni parallele di trattamento: in una viene lavorata la frazione residua (sottovaglio) che contiene ancora componenti fermentescibili. Questa viene resa “inerte” attraverso un processo di “stabilizzazione” (del tutto analogo al compostaggio) in modo da minimizzarne gli impatti relativi alla collocazione a discarica. Nell’altra sezione (che tratta il sopravvallo) viene fatto invece il recupero dei materiali, attraverso una combinazione di varie separazioni sequenziali (ad esempio separatori balistici, magnetici, lettori ottici) analogamente a quanto avviene nelle piattaforme di selezione dei materiali da raccolta differenziata. È immediato accorgersi che un impianto di questo tipo, è perfettamente adattabile all'aumentare della raccolta differenziata: si aumenterà la lavorazione del rifiuto differenziato (compostaggio dell’organico e selezione delle frazioni CONAI) e si diminuirà parallelamente il trattamento del residuo, lavorando su diverse linee o diversi turni».
«Il concetto di "fabbrica dei materiali" è stato già adottato od è in corso di adozione da parte di diversi territori, che stanno convertendo a questo concetto vecchi impianti di Tmb o realizzando siti dedicati; quest’ultimo è il caso ad esempio della Provincia di Reggio Emilia – ha sottolineato Favoino – che ha deciso, nel rispetto degli indirizzi europei sui rifiuti e dei principi di sostenibilità, di chiudere il vecchio inceneritore per puntare su questa tipologia di impianti in modo da accompagnare programmi di massimizzazione progressiva della raccolta differenziata. Lo stesso concetto potrebbe essere adottato nel Lazio. In questo modo si potrebbe minimizzare fin da subito il ricorso alla discarica e si eviterebbe la necessità di ricorrere a gassificatori ed inceneritori».
Favoino ha anche sottolineato che molti territori (province, consorzi) hanno iniziato a programmare nella direzione delle “Fabbriche dei Materiali”, oltre che per le esigenze di sostenibilità, economicità e flessibilità già richiamate, anche per evitare i rischi finanziari connessi alla realizzazione di inceneritori dedicati (che a causa della tendenza all’aumento progressivo delle raccolta differenziata e alla riduzione del RU complessivo, sta determinando crisi da sovracapacità di incenerimento in gran parte d’Europa, ed anche in qualche regione italiana); ma anche come risposta alle preoccupazioni sulle ricadute sanitarie. Su quest’ultimo aspetto, pur non tralasciando il tema delle diossine (le cui emissioni hanno di recente causato la chiusura o la sospensione della attività di diversi inceneritori), pare acquisire una attenzione crescente il tema delle nanopolveri (le polveri ultrafini). Su queste ultime si rileva in effetti un certo ritardo dal punto di vista della valutazione degli effetti e delle relative disposizioni regolamentari, motivo che sta portando molte voci della medicina a richiamare il principio di precauzione.

giovedì 4 aprile 2013

ACQUA, LA TENTAZIONE PUBBLICA. IL CONSIGLIO REGIONALE DEL LAZIO DOVRÀ DISCUTERE LA PROPOSTA DI LEGGE POPOLARE ENTRO UN ANNO


ACQUA, LA TENTAZIONE PUBBLICA. IL CONSIGLIO REGIONALE DEL LAZIO DOVRÀ DISCUTERE LA PROPOSTA DI LEGGE POPOLARE ENTRO UN ANNO
Dieci anni di lotte senza quartiere tra i promotori della gestione privatistica dell’acqua e i detrattori del «sistema» dei grandi gruppi; e poi un referendum, processi in almeno dieci tribunali amministrativi, dibattiti, petizioni e adesso... si sta facendo strada l’idea che forse, per davvero, è possibile tornare indietro alla ripubblicizzazione delle risorse idriche. È quello che vogliono i Comitati civici e molte associazioni e partiti politici, compreso (buon ultimo) il Movimento Cinque Stelle. Ma, a sorpresa, ad un ritorno al passato, stanno pensando anche alcuni gestori privati come Acqualatina, magari apportando alcuni correttivi.
Intanto si fanno più stretti i tempi entro i quali la Regione Lazio dovrà prendere una sua decisione in merito alla gestione pubblica dell'acqua. Il conto alla rovescia è praticamente cominciato. Il nuovo Consiglio regionale appena insediato ha 365 giorni di tempo per discutere ed approvare la proposta di legge regionale sulla «Tutela, governo e gestione pubblica delle acque», approvata da 39 Comuni del Lazio e sottoscritta da circa 40.000 cittadini. Le delibere comunali approvate con la maggioranza dei due terzi obbligano infatti il Consiglio regionale a discutere entro un anno il testo, legiferando secondo quanto indicato nella proposta stessa, oppure ad andare a referendum propositivo regionale. Va ricordato che con il referendum nazionale di giugno 2011 è passato il no alla gestione privatistica nonché l’abolizione del profitto del 7% del capitale a beneficio delle imprese private coinvolte nel servizio, percentuale che, come si sa, è caricata sulle bollette. All’inizio del primo Consiglio regionale i comitati per l’acqua pubblica hanno consegnato a tutti i neo consiglieri il «kit dell'acqua», «uno strumento attraverso il quale affrontare le questioni legate alla gestione del servizio idrico nella direzione indicata dai cittadini, con il quale si richiede a tutti un incontro per la costituzione di un inter-gruppo consiliare sull'acqua». Inoltre al presidente del Consiglio, Daniele Leodori, sono state consegnate le firme a sostegno della proposta di legge regionale e gli è stato chiesto di avviare «immediatamente i lavori per la discussione della legge, affinché si giunga alla sua approvazione entro un anno, attraverso un percorso scadenzato di discussione pubblica e partecipata che permetta di affrontare insieme alle comunità locali le criticità della gestione del servizio idrico nella nostra regione». I comitati e le associazioni si aspettano in primis un maggiore controllo sul sistema di gestione dei servizi idrici lì dove sono stati affidati ai privati, principalmente nelle province di Latina e Frosinone.

venerdì 22 marzo 2013

GIUNTA LAZIO, LA PIU’ ROSA D’ITALIA


    GIUNTA LAZIO, LA PIU’ ROSA D’ITALIA
10 assessori, 6 sono donne
Tra loro l’imprenditrice di Sezze Sonia Ricci

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L'assessore regionale all'agricoltura, Sonia Ricci
L’assessore regionale all’agricoltura, Sonia Ricci
ROMA – 10 assessori, 4 uomini e 6 donne. E’ la giunta del nuovo presidente della regione Lazio, Nicola Zingaretti. La percentuale di presenza femminile fa la Giunta regionale del Lazio la più rosa d’Italia. I nuovi assessori sono tutti esterni al consiglio regionale.
Per la provincia di Latina entra nell’esecutivo di Zingaretti, Sonia Ricci, è lei il nuovo assessore all’Agricoltura, caccia e pesca. Esponente del Pd di Sezze, la Ricci è dirigente d’azienda e imprenditrice nel settore dell’agricoltura. Dal 2007 al 2012 è stata consigliere comunale e vicepresidente del consiglio del comune di Sezze. Dal 1994 al 1996 è stata assessore alle attività produttive nello stesso comune. “Porto con me tutti gli agricoltori del Lazio”, ha detto commentando la sua nomina, uno dei primi tasselli ad andare a posto: già all’indomani dell’elezione del neo presidente il nome di Sonia Ricci era tra quelli indicati come certi.
Origini pontine anche per  Lucia Valente, assessore al Lavoro, ormai stabile a Roma, ma originaria di Gaeta. Fanno parte della giunta poi Massimiliano Smeriglio, vicepresidente e assessore alla Formazione, università, scuola e ricerca, Concettina Ciminiello, assessore alla Semplificazione, trasparenza e pari opportunità, Michele Civita, assessore alle Politiche del Territorio, della mobilità e dei rifiuti, Guido Fabiani, assessore Attività Produttive e sviluppo economico, la scrittrice Lidia Ravera, assessore alla Cultura e allo sport, Fabio Refrigeri, assessore alle Infrastrutture, alle politiche abitative e all’ambiente, Alessandra Sartore, assessore al Bilancio, patrimonio e demanio,  Paola Varvazzo, assessore alle Politiche Sociali.
Rimangono al Presidente Zingaretti le deleghe: Europa, Turismo, Economia del mare e Protezione civile
DICHIARAZIONI – “Avevamo detto che avremmo cambiato tutto – dice Zingaretti – Abbiamo cominciato eleggendo tutti consiglieri nuovi, continuiamo con la scelta degli assessori. Io sono orgoglioso della Giunta che presentiamo, per la qualità delle persone e perché è stata formata esclusivamente sui due principi chiave che vogliamo portare nella Regione: il merito e la competenza. Ai riti della vecchia politica abbiamo preferito, grazie alla disponibilità di tutti i partiti di maggioranza, una seria ricerca sui curricula puntando su persone esterne al Consiglio di provata esperienza nei rispettivi campi. L’alto profilo professionale di tutti nuovi assessori credo ne sia la testimonianza evidente. Un motivo in più di orgoglio è la forte presenza femminile nella Giunta. Siamo andati oltre la logica del 50%, facendo della Giunta del Lazio quella con la maggiore rappresentanza femminile tra le Regioni italiane. Voglio sottolineare che non si tratta di una scelta di facciata, ma del risultato dei grandi cambiamenti in atto nella nostra società e del ruolo che, con coraggio e fatica, stanno finalmente conquistando le donne anche nel nostro Paese. Era ora che anche la politica se ne accorgesse. Ora ci aspetta un lavoro molto difficile, vista la situazione dell’ amministrazione che troviamo e dell’intera regione. Ma sono sicuro nella capacità delle persone che abbiamo scelto, che insieme alle qualità e competenze dei consiglieri di maggioranza faranno ripartire davvero il Lazio”.

REGIONE LAZIO Al via la spending review


    REGIONE LAZIO
Al via la spending review
Si parte dalle auto blu

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Nicola-ZingarettiROMA – La giunta Zingaretti, neo eletto presidente della Regione Lazio, dà avvio alla spending review, partendo dalle auto blu: “Tutti gli assessori verranno a lavorare in ufficio con i propri mezzi di trasporto – spiega il presidente – Le automobili a disposizione della Regione verranno utilizzate in occasione degli incontri e degli eventi istituzionali perchè è giusto rappresentare l’istituzione come si deve, ha detto il presidente al termine della prima riunione della giunta più rosa d’Italia. Si apre una nuova era, ha detto Zingaretti, in cui “bisognerà agire sugli sprechi e affrontare il debito dell’ente Regione in modo innovativo: non tagliando i servizi ma cambiandoli”. Spazio anche alla green economy, illuminando e riscaldando gli uffici con tecnologie meno costose».
Zingaretti ha poi sottolineato che la Regione Lazio “entra in un regime diverso” passando dall’esercizio provvisorio alla gestione provvisoria durante la quale è possibile procedere solo alle spese obbligatorie evitando così di fare entrare in vigore le nuove tasse.

RIFIUTI LAZIO, L’ITALIA DEFERITA ALLA CORTE DI GIUSTIZIA UE


RIFIUTI LAZIO, L’ITALIA DEFERITA ALLA CORTE DI GIUSTIZIA UE
Via Ansa
Ieri la Commissione Europea ha deferito l'Italia alla Corte di Giustizia per il trattamento dei rifiuti nelle discariche della Regione Lazio, che non rispetterebbero le più basilari normative europee sullo smaltimento.
La notizia è arrivata ieri sera, ma non ha sorpreso nessuno: purtroppo questa ennesima figuraccia internazionale si è dimostrata inevitabile, a fronte anche del fatto che le garanzie date fino ad oggi sono decisamente insussistenti, visti i trascorsi degli ultimi 30 anni.
Secondo la Commissione Europea le discariche laziali “sono riempite con rifiuti che non hanno subito il trattamento prescritto dalla legislazione UE”.
Una violazione considerata gravissima, che nondimeno costituisce una grave minaccia per la salute umana e per l’ambiente; la novità è che la Commissione non mette sotto accusa solo la grande discarica di Malagrotta ma l’intero sistema di conferimento del rifiuti tal quale in discarica, ivi compresa la discarica di Borgo Montello a Latina.
Il deferimento alla Corte di Giustizia dunque non è dipeso solo dall’inferno di Malagrotta, ma proprio dal modo in cui nel Lazio i rifiuti vengono conferiti in discarica, dannoso, pericoloso, illegale; cosa che rende evidente che l’importanza di una battaglia sui rifiuti non dipende dal “dove” fare gli impianti, ma soprattutto dal “come” questi vengono realizzati, pagati, utilizzati, dal “come” i rifiuti vengono trattati dopo che escono dalle case dei cittadini.
Il ministro dell’Ambiente Corrado Clini commenta così la notizia: “Era una decisione prevedibile e direi anche giusta. Peccato che sia arrivata troppo tardi: dall’11 aprile non verranno più messi in discarica, a Malagrotta, rifiuti non trattati, e il sito sarà chiuso a giugno. Si è ormai avviato un percorso che porterà a risolvere la questione tra luglio ed ottobre. [...] Noi stimiamo che la raccolta differenziata a Roma, che oggi è al 30,2%, passerà al 40% a fine novembre, coprendo un’area della Capitale grande quanto Milano, e poi aumenterà ancora al 55% a fine 2014 e al 65% alla fine del 2015”.
Il decreto Clini tuttavia non risolve le gravi criticità che la Commissione Europea ha evidenziato nella Regione, in quanto emesso appositamente per risolvere l’emergenza romana; sono numerosi gli invasi del Lazio, tra cui appunto Borgo Montello o Roncigliano, messi sotto accusa dall’Unione Europea presso la Corte di Giustizia, che dovrà necessariamente procedere con la multa (la discussione sarà avviata tra qualche settimana per arrivare ad un pronunciamento entro pochi mesi) se non venissero risolte tutte le criticità evidenziate.

mercoledì 6 marzo 2013

RIFIUTI: IL TAR DEL LAZIO BLOCCA I LAVORI PER L’INCENERITORE DI ALBANO


RIFIUTI: IL TAR DEL LAZIO BLOCCA I LAVORI PER L’INCENERITORE DI ALBANO
Via Ansa
Il TAR del Lazio ha accolto il ricorso del Comune di Albano (RM) per la richiesta di sospensiva dei lavori per l’inceneritore che da anni si vocifera di costruire nel paese alle porte di Roma: la costruzione dell’impianto verrà dunque bloccata almeno fino al 28 marzo.
Poco meno di un mese fa noi di Ecoblog avevamo dato notizia del via libera dato dalla Regione Lazio alla costruzione dell’impianto, autorizzazione che prevedeva la consegna dell’impianto entro novembre 2015: la sentenza del TAR ha ora bloccato quella determina; il prossimo 28 marzo la Camera di Consiglio si riunirà per discutere la sospensiva.
La sentenza del TAR decreta provvisoriamente: “la sospensiva dei provvedimenti relativi ai lavori di realizzazione e messa in esercizio della centrale elettrica alimentata da gas di sintesi derivato dal Cdr a Cecchina” nel Comune di Albano, come deciso da un decreto monocratico urgente.
Il ricorso era stato presentato per contestate gli atti e i provvedimenti con cui è stato approvato dalla Regione il cronoprogramma dei lavori e prorogata la durata dell’Autorizzazione integrata ambientale; nel ricorso il Comune di Albano chiede, nella sostanza, la completa sospensione delle operazioni di realizzazione e messa in esercizio dell’inceneritore.
“Una vittoria importante che ci lascia soddisfatti ma che ci impone, comunque, di continuare ad essere vigili e attenti su queste tematiche visto quanto è successo con il Decreto Clini, prima con la sospensiva accettata dal TAR e poi con la bocciatura per mano del Consiglio di Stato. Stiamo aspettando le motivazioni da parte dei nostri legali, ma ovviamente ora prevale la gioia. È tanta e non lo nascondiamo”, si legge sulla pagina Facebook del sindaco di Albano Nicola Marini. Il giudice monocratico Lidia Sandulli invece, nel motivare la decisione, afferma: “sussistono i presupposti per la concessione di misure cautelari provvisorie”.
Prossima puntata il 28 marzo.

mercoledì 27 febbraio 2013

Elezioni Regionali Lazio 2013: i consiglieri eletti


Elezioni Regionali Lazio 2013: i consiglieri eletti

Tutti i 50 consiglieri eletti alle elezioni regionali Lazio 2013

di Redazione 26/02/2013
 
Sulla base delle preferenze raccolte durante le elezioni, ed in base ai calcoli delle varie liste provinciali ecco nel dettaglio tutti i consiglieri eletti

Listino Zingaretti


Cristiana Avenali, Daniela Bianchi, Marta Bonafoni, Cristian Carrara, Baldassare Favara, Rosa Giancola, Gian Paolo Manzella, Daniele Mitolo, Teresa Petrangolini, Riccardo Valentini
ROMA

Pd

Gianfranco Zambelli, Riccardo Agostini, Rodolfo Lena, Daniele Leodori, Eugenio Patané, Fabio Bellini, Marco Vincenzi, Simone Lupi, Massimiliano Valeriani
Mario Ciarla

Sel

Gino De Paolis

Partito socialista Italiano

Oscar Tortosa

Centro democratico

Piero Petrassi
Candidato presidente eletto
Francesco Storace

Pdl

Adriano Palozzi, Luca Gramazio, Fabio De Lillo, Giuseppe Cangemi, Antonello Aurigemma, Pietro Di Paolantonio

La Destra

Fabrizio Santori

Lista Storace

Olimpia Tarsia

Fratelli d'Italia

Giancarlo Righini

Movimento 5 Stelle

Davide Barillari, Devid Porrello, Valentina Corrado, Gianluca Perilli, Loredana Cicerone

Lista civica per Bongiorno

Francesco Carducci
FROSINONE
Pd
Mauro Buschini

Pdl

Mario Abbruzzese

Lista Bongiorno

Mauro Fardelli
LATINA

Pd

Enrico Forte

Pdl

Giuseppe Simeone

Movimento5Stelle

Gaia Pernarella
VITERBO

Pdl

Daniele Sabatini

Pd

Enrico Panunzi

Movimento 5Stelle

Silvia Blasi

NICOLA ZINGARETTI È IL NUOVO PRESIDENTE DEL LAZIO