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lunedì 4 marzo 2013

FONDI, UOVO ATTENTATO A FIDALEO


FONDI, UOVO ATTENTATO A FIDALEO
di Pierfederico Pernarella
Devastante rogo l’altra notte ai danni della ditta di imballaggi «Fidaleo». Distrutte 100.000 cassette, migliaia di euro di danni. Certa la natura dolosa dell’incendio: le telecamere dei sistema di videosorveglianza avrebbero ripreso due persone di cui s’intravedono solo le sagome, mentre dall’esterno gettano un innesco incendiario. La nota azienda già nel 2009 era stata vittima di un attentato incendiario.
Ma andiamo ai fatti dell’altra notte.
L’allarme presso la centrale operativa dei vigili del fuoco è scattato intorno all’una e un quarto. Sul posto, in via Appia lato Monte San Biagio, sono arrivate tre squadre: due provenienti da Terracina e una da Gaeta. I vigili del fuoco, con l’ausilio di un’autobotte, hanno lavorato ininterrottamente per ore. Le operazioni di spegnimento si sono concluse soltanto alle 5.30 di ieri. Il bilancio fa registrare circa 100.000 cassette bruciate, una parte del magazzino parzialmente danneggiata. I danni sono ingenti, anche perché, oltre agli imballaggi andati a fuoco, la ditta Fidaleo dovrà farsi carico anche dei costi dei bonifica. Si tratta di plastica bruciata, dunque rifiuti speciali, per cui si tratta di una spesa importante.
Non vi è alcun dubbio sulla natura dolosa del rogo. I filmati del sistema di videosorveglianza, installato in seguito all’attentato del maggio del 2009, hanno ripreso due persone, di cui s’intravedono soltanto le sagome, che lanciano un innesco incendiario dall’esterno del deposito.
Un’intimidazione in piena regola dunque. Sul caso indagano i carabinieri della Stazione di Fondi. Non si esclude alcuna pista, ma sembra chiaro che l’attentato è direttamente collegato all’attività della ditta Fidaleo. Società che opera in un settore delicato, come peraltro dimostrato da inchieste sulle infiltrazioni della criminalità organizzata sulla filiera agricola (l’operazione «Sud Pontino», ad esempio), dai trasporti agli imballaggi appunto. Usura? Racket? Guerra senza esclusioni di colpi tra ditte concorrenti? Allo stato dei fatti, nessuna pista può essere esclusa. Così come è probabile che i mandanti dell’intimidazione dell’altra notte siano gli stessi di quelli del rogo doloso del 2009.
Certamente, se nel giro di pochi anni, una ditta viene presa di mira due volte, in ballo c’è qualcosa di molto grosso. Fidaleo non si è adeguato a pagare il pizzo a qualcuno? Fidaleo deve togliersi dalle scatole per lasciare il campo a ditte «amiche», che il pizzo lo pagano?
Ci risiamo insomma, anzi stiamo sempre lì. E ovviamente non c’è da stare per niente tranquilli.
LE MANI SULLA FILIERA
di Pierfederico Pernarella
Al momento non c’è alcun elemento che possa far pensare allo scenario peggiore, ma è un fatto, comprovato anche dalle inchieste dell’Antimafia, che il settore degli imballaggi, alla stregua di tutti gli altri che compongono la filiera agricola, registra un altissimo rischio d’infiltrazione della malavita organizzata. Le mafie, che con il settore ortofrutticolo fanno affari d’oro da sempre, puntano ad un controllo totale, dai trasporti agli imballaggi appunto. Sotto questo profilo Fondi e il comprensorio sono ovviamente un territorio altamente sensibile: ogni giorno le industrie di Fondi e del comprensorio (una decina tra piccole e grandi) producono qualcosa come 100.000 pezzi tra imballaggi in plastica e quelli più tradizionali in legno. A Fondi acquistano produttori e commercianti di tutta l’Italia centrale ma anche ditte della Toscana. Il giro d’affari delle cassette è importante e in questo settore la criminalità organizzata, di matrice campana soprattutto, si muove sempre con lo stesso copione: «consigliando» agli operatori, come succedeva con le società di trasporto, anche le ditte produttrici di imballaggi a loro gradite. E se c’è qualcuno che non si adegua, dalle parole si passa agli attentati, per lo più incendi. Va precisato di nuovo che a tutt’oggi non ci sono elementi che possano inquadrare l’incendio doloso ai danni della ditta Imballaggi Fidaleo in questo scenario. Quella delle mafie o comunque del racket degli imballaggi, magari anche in salsa locale, resta una delle piste privilegiate.

sabato 5 gennaio 2013

NUOVO ATTACCO A LIBERA. ATTENTATO INCENDIARIO AL VILLAGGIO DELLA LEGALITÀ DI BORGO SABOTINO


NUOVO ATTACCO A LIBERA. ATTENTATO INCENDIARIO AL VILLAGGIO DELLA LEGALITÀ DI BORGO SABOTINO
di A. R.
Un nuovo attacco all’associazione Libera contro le mafie è stato sferrato il primo dell’anno. Ma questa volta l’attentatore ha alzato i toni, appiccando le fiamme all’esterno del Villaggio della Legalità, intitolato a Serafino Famà, nelle campagne di Borgo Sabotino che già in passato era stato colpito con danneggiamenti delle strutture. Una aspra risposta all’accordo che l’associazione di don Ciotti aveva raggiunto, pochi giorni fa, con le parrocchie dei borghi vicini per ospitare una serie di attività proprio in quel luogo.
Sulla natura dell’incendio e sulle intenzioni dell’attentatore non ci sono dubbi: appiccando il fuoco su due lati opposti del capannone ha evitato che si pensasse ad un cortocircuito e, molto probabilmente, sperava che l’intera struttura venisse avvolta dalle fiamme. Deve essere stata una pioggia provvidenziale a salvare il villaggio della legalità, realizzato abusivamente con materiali facilmente infiammabili, perché il fuoco dopo aver bruciato il telo in nylon che circonda il perimetro della struttura aveva già raggiunto la copertura. Sul caso indaga la Polizia, già in possesso dei filmati registrati dall’impianto di videosorveglianza: le telecamere hanno ripreso l’azione dell’attentatore, arrivato in bicicletta.
«Siamo passati dai piccoli danneggiamenti alle fiamme – ricorda Fabrizio Marras, responsabile della struttura, commentando l’accaduto –. Indubbiamente si è alzato il livello delle intimidazioni. Un incendio con modalità che assumono un significato ben preciso, e arrivato in un momento particolare per la nostra attività, visto che ci stiamo muovendo per organizzare nuove iniziative, anche per coinvolgere i giovani dei borghi vicini. Avevamo previsto lavori di sistemazione, ma ora sarà necessario un intervento più profondo».

lunedì 3 dicembre 2012

LATINA, ATTENTATO A DEL PERO. DISTRUTTO DALLE FIAMME IL CAMPER DEL MEDICO QUARANTANOVENNE


LATINA, ATTENTATO A DEL PERO. DISTRUTTO DALLE FIAMME IL CAMPER DEL MEDICO QUARANTANOVENNE
di Andrea Ranaldi
È bastata una manciata di benzina, poi la scintilla che ha innescato l’inferno di fiamme nel camper. Un gesto che non lascia spazio alle interpretazioni: un attentato in piena regola, consumato nella tarda serata di venerdì sotto casa di Carlo Del Pero, medico quarantanovenne. In via Boito, alle porte del quartiere Nuova Latina, ignoti hanno distrutto il mezzo adibito ad unità mobile di medicina del lavoro. Un bersaglio facile, ben riconoscibile e parcheggiato sempre nello stesso punto dall’ex medico della Questura.
L’allarme alla sala operativa del 115 è arrivato poco prima delle 23:30, quando il fragore delle fiamme ha attirato l’attenzione degli inquilini dei palazzi vicini. Nel momento in cui i vigili del fuoco sono arrivati al civico 55 di via Arrigo Boito, nel tratto che costeggia la strada regionale Pontina, ormai era troppo tardi per salvare il camper dalle fiamme. Il mezzo appariva ancora intatto nel rivestimento esterno, serigrafato con scritte e immagini che pubblicizzano l’attività del medico, ma in realtà le fiamme avevano distrutto tutto all’interno dell’autocaravan, nonostante la pioggia battente. Solo una volta che i pompieri hanno concluso le operazioni di spegnimento e bonifica del parcheggio è stato possibile verificare l’entità del danno.
Secondo una prima ricostruzione sommaria fornita dai Vigili del Fuoco agli agenti della Squadra Volante, che poi sarebbe stata confermata dalle registrazioni dell’impianto di video sorveglianza dell’abitazione, l’attentatore ha innescato l’incendio gettando liquido infiammabile nella parte anteriore del mezzo. In pochi istanti il fuoco ha avvolto la cabina e raggiunto l’abitacolo, poi ha divorato l’interno della parte retrostante. Ingenti i danni provocati, visto che il caravan era allestito con apparecchiature mediche. Un vero e proprio ambulatorio mobile che Del Pero utilizzava per le visite nelle aziende. Le fiamme hanno raggiunto anche la microcar utilizzata dalla figlia del medico, parcheggiata proprio accanto al camper, fondendo parte della carrozzeria.
Non era ancora notte fonda, ma nessuno ha visto l’attentatore, complice la pioggia battente. L’autore del gesto intimidatorio deve aver aspettato che via Boito fosse deserta, poi è entrato in azione. Un gioco da ragazzi, perchè il parcheggio si trova proprio lungo la strada, davanti alla villetta dove Carlo Del Pero vive con la famiglia. L’attentatore, comunque, non ha potuto evitare che le due telecamere installate lungo il muro di recinzione potessero filmarlo. Immagini su cui puntano le indagini degli investigatori. Perchè se l’uomo è riuscito a celare la propria identità coprendosi il volto con un cappuccio, gli investigatori contano ugualmente di raccogliere elementi utili alle indagini. Ma non solo lavorando sulla fisionomia dell’attentatore. Le telecamere, infatti, potrebbero aver ripreso il mezzo con cui l’uomo ha raggiunto il civico 55 di via Boito. Perché, con ogni probabilità, ha percorso il tratto di strada di fronte all’abitazione di Del Pero prima di fermarsi e scendere per lanciare il messaggio di fuoco. Difficile che abbia attraversato i condomini vicini, troppo rischioso.
Si allunga così la serie di attentati iniziata qualche mese fa con le intimidazioni ai danni di due avvocati e sfociata nelle minacce a colpi d’arma da fuoco a casa di un perito assicurativo. Segnali inquietanti che testimoniano il fermento della criminalità pontina.