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giovedì 7 febbraio 2013

Crisi, redditi sempre più giù: Italia divisa, emergenza Sud Maglia nera alla Campania


Crisi, redditi sempre più giù:
Italia divisa, emergenza Sud
Maglia nera alla Campania

Bolzano ed Emilia Romagna al top

Istat: nel 2011 la ricchezza pro-capite nel Mezzogiorno si è fermata a 13.400 euro, il 25,5% in meno della media nazionale pari a circa 18 mila euro
Un uomo calcola la sua dichiarazione dei redditi (Ravaglia)
Un uomo calcola la sua dichiarazione dei redditi (Ravaglia)
Roma, 6 febbraio 2013 - In Italia i redditi delle famiglie languono: la crisi restituisce un Paese sempre più diviso con un Sud in emergenza, sganciato dal resto della Penisola nonostante i duri colpi inferti dalla recessione al Nord. Nel 2011 la ricchezza pro-capite nel Mezzogiorno si è fermata a 13.400 euro, il 25,5% in meno della media nazionale pari a circa 18 mila euro. Al Nord, invece, il budget per abitante arriva a 20.800 euro.
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A dare i numeri è l'Istat nel suo rapporto sul reddito disponibile delle famiglie nelle Regioni italiane, stilando un classifica territoriale che vede al primo posto Bolzano, con oltre 22.800 euro, e all'ultimo la Campania, con poco più di 12.500 euro. Perde il suo primato e si piazza sul secondo gradino del podio la Valle d'Aosta (22.495 euro), terza con 21.590 euro l'Emilia Romagna.
La Liguria è la regione che più ha risentito degli effetti della crisi economica: fra il 2008 e il 2011, le famiglie hanno subìto una diminuzione del 2,9% del reddito disponibile. Le aree territoriali meno toccate dalla recessione sono state invece la provincia di Bolzano e il Veneto, con aumenti, nel periodo considerato, rispettivamente del 4,6% e del 3,3%.
Nel 2011, prosegue l'Istituto, il reddito disponibile delle famiglie (a prezzi correnti) registra la crescita più marcata rispetto all'anno precedente nel Nord-est (+2,7%, contro il +2,1% a livello Italia), grazie ai risultati molto positivi di Emilia-Romagna (+3%) e Veneto (+2,8%). Nel Nord-ovest l'incremento è di poco inferiore (+2,5%), mentre nel Centro e nel Mezzogiorno la crescita del reddito disponibile si ferma sotto il valore medio nazionale (rispettivamente +1,5% e +1,6%).
Nel 2011 il reddito disponibile delle famiglie, misurato in valori correnti è risultato, su base nazionale, superiore dello 0,4% rispetto al 2008, cioè prima della crisi degli ultimi anni. Nel medesimo confronto temporale il Nord-est ha registrato l'incremento maggiore (+1,2%) e il Nord-ovest ha segnato un calo dello 0,5%.

sabato 12 gennaio 2013

Consumi giù: 2012 l'anno più duro dal dopoguerra Pressione fiscale al 45%


Consumi giù: 2012 l'anno
più duro dal dopoguerra
Pressione fiscale al 45%

I dati della Confcommercio sono relativi ai primi 11 mesi dell'anno

"La nostra economia , ed i consumi in particolare, potranno cominciare a mostrare nel breve periodo, segnali di miglioramento", rileva la confcommercio
Una donna anziana con un bastone e un bicchiere per l'elemosina davanti ad una sfera con la scritta ''crisi '' (Ansa)
Una donna anziana con un bastone e un bicchiere per l'elemosina davanti ad una sfera con la scritta ''crisi '' (Ansa)
Roma, 9 gennaio 2013 - L'ICC, ovvero l'indicatore dei Consumi Confcommercio, ha registrato a novembre scorso una diminuzione del 2,9% in termini tendenziali ed una flessione dello 0,1% rispetto al mese precedente. In termini di media mobile a tre mesi l'indicatore, corretto dai fattori stagionali, mostra un arretramento, proseguendo nel trend in atto dalla fine del 2011. I dati, che sono relativi ai primi 11 mesi, -2,9% rispetto all'analogo periodo del 2011, mostrano "con una certa evidenza come il 2012 si avvii ad essere ricordato come l'anno più difficile per i consumi del secondo dopoguerra. La riduzione è, infatti - rileva Confcommercio - la più elevata registrata dall’inizio delle serie storiche".
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"Il permanere di dinamiche congiunturali negative, anche nei mesi finali dell'anno, continua a segnalare, unitamente agli altri indicatori congiunturali, come la crisi sia ancora ben presente all'interno del sistema economico. Difficilmente - spiega Confcommercio in una nota - la nostra economia, ed i consumi in particolare, potranno cominciare a mostrare, nel breve periodo, segnali di un significativo miglioramento". I dati relativi al sentiment di famiglie ed imprese confermano il permanere di elementi di difficoltà all'interno dell'economia italiana. Il clima di fiducia delle famiglie, nonostante un moderato recupero a dicembre, "non impedisce alle famiglie stesse di continuare a percepire un peggioramento della propria condizione economica, elemento che ne frena le capacità di spesa.
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Il sentiment delle imprese, che riflette in misura più marcata le reali condizioni del mercato, si è attestato, sempre a dicembre, sui livelli minimi degli ultimi anni. Secondo le stime di Confindustria, a novembre la produzione industriale ha registrato un calo dello 0,6% in termini congiunturali e gli ordinativi si collocano ai minimi degli ultimi mesi, con un deterioramento significativo di quelli provenienti dall'interno".
Il peggioramento del sentiment delle famiglie, relativamente alla condizione personale, "è legato all'accentuarsi delle difficoltà del mercato del lavoro. A novembre gli occupati hanno mostrato un riduzione di 42mila unità rispetto ad ottobre; da giugno si sono persi 192mila posti di lavoro. Il numero di persone in cerca di occupazione è sceso di 2mila unità rispetto ad ottobre, ed è aumentato di 507mila unità nei confronti dello stesso mese del 2011. A dicembre sono state autorizzate il 15,3% di ore di cassa integrazione in più rispetto allo stesso mese del 2011, dato che ha portato ad un aumento del 12,3% nell'intero 2012. E' presumibile che le difficolta' permangano anche nei primi mesi del 2013".
La dinamica tendenziale dell'ICC di novembre riflette una diminuzione del 3,6% della domanda relativa ai servizi e del 2,7% della spesa per i beni. In un contesto che ha registrato per la quasi totalità dei beni e servizi una pesante riduzione delle quantità acquistate dalle famiglie, rispetto all'analogo mese del 2011, l'unico segmento che continua a mostrare, nel confronto tendenziale, una dinamica positiva nel è quello relativo ai beni e servizi per le comunicazioni. Rimane stabile la domanda di beni e servizi per la cura della persona ,  dovuta alla spese per la salute, servizi e prodotti.
Questa voce, che rappresenta un consumo obbligato da parte delle famiglie, si conferma meno reattiva di altre al peggioramento delle condizioni economiche.  I dati destagionalizzati mostrano a novembre un calo dello 0,1%  su ottobre. In termini di media mobile a tre mesi l'indicatore ha mostrato una flessione, amplificando la tendenza riflessiva in atto dalla fine del 2011. A novembre, a fronte di una modesta crescita della spesa reale per i servizi (+0,4%), i beni hanno segnato una riduzione dello 0,2%.
DATI ISTAT - Nel terzo trimestre 2012 l'indebitamento netto delle Amministrazioni Pubbliche in
rapporto al Pil (dati grezzi) è stato pari all'1,8%, risultando inferiore di 0,7 punti percentuali rispetto a quello del corrispondente trimestre del 2011. Lo rileva l'Istat sottolineando che nei primi nove mesi del 2012 si è registrato un rapporto tra indebitamento netto e Pil pari al 3,7%, in miglioramento di 0,5 punti percentuali rispetto al corrispondente periodo dell'anno precedente. Il dato incorpora revisioni al ribasso di tale rapporto, rispetto alla precedente stima, di 0,3 punti percentuali per il primo trimestre e 0,4 punti per il secondo. Nel terzo trimestre 2012 il saldo primario (indebitamento al netto degli interessi passivi) è risultato positivo e pari a 11.548 milioni di euro. L'incidenza sul Pil e' stata del 3,0%, superiore di 1,2 punti percentuali rispetto a quella registrata nel terzo trimestre del 2011. Il saldo corrente e' stato pari a 3.542 milioni di euro (-289 milioni nel corrispondente trimestre dell'anno precedente).
FISCO VORACE - Sale la pressione fiscale: nei primi 9 mesi del 2012 l'incidenza sul Pil delle entrate totali e' stata del 44,8%, dal 43,2% del corrispondente periodo del 2011. Lo comunica l'Istat evidenziando soprattutto il ''significativo aumento'' della pressione fiscale nel terzo trimestre: 45,7%, rispetto al 43,5% del terzo trimestre 2011.