A tu per tu con Nino Daniele, presidente dell’Osservatorio sulla camorra e
l’illegalità in Campania: le vittorie contro il racket, Radio Siani,
l’educazione dei giovani alla scelta. Perché scegliendo si può infliggere un
duro colpo alla malavita.
Una laurea in Filosofia, la scrittura, la politica a soli 22 anni e
soprattutto la passione per la legalità. Quella passione che ti spinge a
metterci la faccia, a lottare in prima linea, a rischiare di rimanere solo, a
mettere in pericolo la tua vita, in nome della giustizia, della verità, di un
mondo pulito. Nonostante tutto. Ma Nino Daniele non si è mai scoraggiato: è
andato avanti e, anche grazie ad un Uomo come lui, qualcosa in Campania, è
cambiato.
Vice presidente della Giunta Regionale e indimenticato Sindaco
di Ercolano, Presidente dell'Agenzia Regionale dei Segretari generali
comunali e provinciali, Presidente Regionale e componente della Direzione
Nazionale dell'ANCI, Associazione dei Comuni Italiani, attualmente è Presidente
della Federazione delle Associazioni delle autonomie locali della Campania
(ANCI, UPI, AICREE, UNCEM, Lega Autonomie) e Presidente dell'Osservatorio sulla
camorra e l'illegalità in Campania.
Quale è il ruolo dell'Osservatorio?
“È un
centro di studi, ricerche, iniziative contro le mafie
al quale collaborano illustri studiosi e giovani ricercatori. Presso
l'Osservatorio lavorò anche
Giancarlo Siani, il giornalista del
Mattino di Napoli ucciso 26 anni fa, ed ha fatto le sue prime prove di
giornalista e scrittore
Roberto Saviano. La sua attività
principale è impegnarsi in una serie di iniziative atte a diffondere la cultura
della legalità. Spesso organizziamo incontri nelle scuole per sensibilizzare i
giovani. Io, già prima di diventarne Presidente, avevo cominciato a collaborare
attivamente!”.
Recentemente a Napoli avete raggiunto un obiettivo importante: la
derackettizzazione di due piazze.
“La piazza derackettizzata è una cosa straordinaria perché per dichiararla
tale occorre che i commercianti, gli imprenditori che sono su quella strada si
impegnino a non pagare il pizzo. Sino ad ora sono state elette due piazze
derackettizzate, quella di
Pietrasanta e ad ottobre anche
Pignasecca. E sono state due giornate di grande festa.
All’origine dell’iniziativa c’è stato un atto di coraggio, forza etica e civile
da parte degli operatori economici. Il consumo critico, o addio pizzo, come lo
chiamano a Palermo, lo considero un’idea formidabile, che può cambiare il mondo.
Consumare in maniera critica significa comprare pensando, comprendere
l’importanza di questo gesto.
Scegliere è un modo fondamentale di
dichiararsi contro le mafie”.
Cosa possiamo fare noi?
“Molto spesso i cittadini mi hanno posto questa domanda, anche i ragazzi
quando siamo andati nelle scuole. Molti dichiarano il loro sostegno, la loro
condivisione. Ma la cosa che si può fare, concretamente, è decidere di
andare in un negozio che fa parte dell’associazione antiracket e che
dichiara di non pagare il pizzo. Perché questo è un modo di infliggere
un duro colpo alla criminalità”.
Quando ha sentito che qualcosa stava cambiando ad Ercolano, città di cui è
stato Sindaco dal 2005 al 2010?
“I primi sentori di cambiamento li ho avuti in quello che considero forse il
giorno più bello… Una tappa importante è stata quando abbiamo avviato
Radio Siani, web radio
realizzata nella casa confiscata
di un boss. Ricordo che un gruppo di giovani di Ercolano, dei
volontari, è andato su quella casa e ha cominciato a trasmettere via web
programmi, sia facendo informazione che trasmettendo musica, contro la camorra.
In quell’appartamento è stato creato uno strumento di partecipazione e
informazione democratica fatta dai giovani della città…”.
Il dopo Nino Daniele come lo sta vivendo la città di Ercolano?
“Adesso è in corso, con il sostegno dell’Amministrazione (Da marzo 2010 il
Sindaco è Vincenzo Strazzullo – ndr) e anche di gran parte della città, il
processo contro i clan che è nato dalle denunce dei commercianti antiracket.
Lunedì 31 ottobre c’è un’altra seduta. La cosa significativa è ascoltare le
deposizione dei commercianti che raccontano delle pressioni subite. Non hanno
più paura. Vanno ad affrontare il processo a viso aperto”.
E lei ha mai avuto paura?
“Sì. Ho avuto paura … ci sono stati momenti di forti tensioni. C’erano
scritte minatorie sui muri… bombe carta sotto il Comune. Momenti anche in cui mi
sono sentito solo. Abbiamo tenuto duro perché la parte migliore della città mi
sosteneva”.
Progetti sui quali state lavorando?
“Stiamo continuando a lavorare per dare forza al consumo critico. Il FAI
(
Federazione Antiracket Italiana – ndr) ha costituito un Comitato di
garanti, saggi, di Napoli e della Regione Campania che valuterà le richieste dei
commercianti per mettere il logo del consumo critico sulle proprie vetrine.
Puntiamo molto che si diffonda questa forma di ribellione. Sta dilagando e
immaginiamo come sarà importante avere negozi derackettizzati sulle piazze,
lungo le strade. Scatterà sicuramente una sorta di effetto emulativo. E questo
vorrebbe dire cambiare davvero tutto”.
Quale è il giro d’affari del racket in Campania?
“C’è stato un bellissimo studio promosso dalla Fondazione Rocco Chinnici, “
I costi dell’illegalità.
Camorra ed estorsioni in Campania”, edito dal Mulino, curato da Giacomo Di
Gennaro e Antonio La Spina, pubblicato a fine 2010 sul costo dell’illegalità in
Campania. Ebbene il costo, che comprende anche usura e racket, si aggira intorno
al 10/20% del Pil dell’intera Regione. Nel 2009 la Fondazione presentò degli
studi relativi al racket, solo per la provincia di Napoli e Caserta, e
risultarono 510 casi di racket registrati in più di 250 atti giudiziari (dati
che si riferiscono al periodo 2000 – 2009). Da quanto emerso il pizzo sottrae
all’economia pulita circa un miliardo di euro all’anno…”.
Della Campania e di Napoli si parla sempre in termini negativi. Come far
emergere le iniziative che state portando avanti?
“Non è facile… Noi proseguiamo portando avanti buoni esempi, buone pratiche.
Speriamo, attraverso queste azioni, di attirare l’attenzione dei media. Ti
faccio un esempio: ad
Ercolano abbiamo presentato negli scavi la
piantina turistica antiracket, stampata in Germania, a cura del
Consolato tedesco a Napoli. Così i tedeschi, in visita ad Ercolano, potranno non
solo vedere gli scavi e le ville del ’700 della città, ma sapere anche
in quali negozi comprare, con la certezza di non dare i propri soldi alla
malavita. Una cosa bellissima. È la prima forma di
internazionalizzazione dal basso della lotta al racket, che è
un problema globale. E questo è stato possibile anche grazie alla sensibilità di
uomini come il
Console tedesco o quello britannico che, nella
piazzetta di Pietrasanta, a Napoli, ha diffuso
materiale turistico per gli inglesi, in modo da far viaggiare
nel mondo una immagine positiva dell’Italia. Anche indipendentemente dalla
stampa nazionale”.
Ha mai pensato di andar via da Napoli o dalla Campania?
“No… come si potrebbe!? I commercianti, io, amiamo questa terra e cerchiamo
quotidianamente di migliorarla”.
L'appuntamento
Il 4 novembre
Nino Daniele parteciperà, in qualità di
relatore, al secondo degli appuntamenti del progetto
“Incontri sulla
legalità” organizzato da Agostino Alla presso l’Istituto Bianchini di
Terracina. L’evento è aperto al pubblico.
Processi dal 2004 al 2011
Dal novembre 2004, data in cui fu presentata la prima denuncia per estorsione
con la collaborazione della prima associazione antiracket napoletana, fino a
ottobre 2011 sono stati avviati
170 procedimenti penali contro 1.914
imputati con la costituzione di parte civile delle associazioni antiracket e in
quelli più importanti con la costituzione di parte civile del Comune di Napoli e
del Comune di Ercolano (
www.antiracket.info).
Che cos'è il consumo critico
Dopo il lancio della campagna "Contro il pizzo cambia i consumi" avvenuto a
Palermo nel 2005, su iniziativa della FAI (Federazione Italiana Antiracket), si
va diffondendo sempre più il principio e la pratica del consumo critico
antipizzo.
Sta accadendo infatti in città dove le realtà associative antiracket sono
forti e presenti sul territorio: è il caso di
Messina e
Gela dove si sta lavorando per la creazione di una lista
d'imprenditori pizzo free. O di Catania. Intanto a
Napoli il consumo
critico antipizzo è già diventato realtà: nel 2008, Tano Grasso, presidente
onorario della Fai, ha dato il via alla campagna
“Pago chi non paga”
Sulla falsariga dell'esperienza palermitana. E nel 2011 sono state inaugurate
due piazze derackettizzate a Napoli: Piazzetta Pietrasanta e Piazza
Pignasecca.
Il movimento addiopizzo
Addiopizzo è
un movimento aperto, fluido, dinamico, che agisce dal
basso e si fa portavoce di una “rivoluzione culturale” contro la mafia. È
formato da tutte le donne e gli uomini, i ragazzi e le ragazze, i commercianti e
i consumatori che si riconoscono nella frase
"Un intero popolo che paga il
pizzo è un popolo senza dignità".
Addiopizzo è anche
un'associazione di volontariato espressamente
apartitica e volutamente "monotematica", il cui campo d’azione specifico,
all’interno di un più ampio fronte antimafia, è la promozione di un'economia
virtuosa e libera dalla mafia attraverso lo strumento del
“consumo critico
Addiopizzo” (
www.addiopizzo.org).
La spesa a pizzo zero: il libro
Per combattere la mafia i cittadini hanno nelle proprie mani uno strumento
inedito: il consumo critico. Ovvero le scelte di acquisto che - dalle arance
agli arancini - privilegiano i produttori e i commercianti pizzo free, attenti
al rispetto dell’ambiente, dei lavoratori, della legalità.
“La spesa a pizzo
zero. Consumo critico e agricoltura libera: le nuove frontiere della
lotta alla mafia” di Francesca Forno raccoglie e restituisce l’esperienza
dei ragazzi di “Addio Pizzo”, che a Palermo per primi hanno dichiarato che “un
intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità”. Si racconta la
nascita delle cooperative di Libera Terra, lo sviluppo di una nuova agricoltura
legata al biologico, ai Gruppi d’acquisto solidali e alle relazioni Sud-Nord, le
produzioni virtuose nate grazie alla confisca dei beni appartenuti ai
mafiosi.
Radio Siani: comunicare, denunciare, partecipare
Il loro motto è “
Le idee non si fermano con la paura”. Sono
giovani e attraverso la loro web radio hanno deciso di dar voce alla legalità,
all’anticamorra e alla denuncia sociale. Radio Siani ha sede in un
bene
confiscato alla camorra nella città di Ercolano: nello stesso luogo dove per
anni si è deciso della vita e della morte di tante persone, ora un gruppo di
giovani lotta per la dignità e la rinascita di una cittadina storica e ricca di
una cultura che si perde nel mito e nella leggenda.
“La nostra missione trova forma pratica nella voglia di cambiare le cose, di
realizzare un domani migliore, un futuro per le passate, presenti e prossime
generazioni. Su un territorio come il nostro, martoriato dalla camorra, dalla
criminalità e inquinato dalla politica, non si può più essere indifferenti”.
Alla base delle loro idee? “
Comunicare, denunciare, partecipare.
Fare informazione libera, adoperarsi per il recupero
sociale, diffondere la cultura della legalità”.
La sede è aperta a tutti
ed è riconosciuta giuridicamente come
Associazione di promozione
sociale “
Zona Rossa”, che oltre al progetto radio mette a
disposizione della comunità e di quelli che ne hanno bisogno le sue risorse, le
sue competenze, partecipando a progetti e proponendosi come collante fra le
istituzioni e le associazioni