Visualizzazione post con etichetta malavita. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta malavita. Mostra tutti i post

lunedì 4 marzo 2013

FONDI, UOVO ATTENTATO A FIDALEO


FONDI, UOVO ATTENTATO A FIDALEO
di Pierfederico Pernarella
Devastante rogo l’altra notte ai danni della ditta di imballaggi «Fidaleo». Distrutte 100.000 cassette, migliaia di euro di danni. Certa la natura dolosa dell’incendio: le telecamere dei sistema di videosorveglianza avrebbero ripreso due persone di cui s’intravedono solo le sagome, mentre dall’esterno gettano un innesco incendiario. La nota azienda già nel 2009 era stata vittima di un attentato incendiario.
Ma andiamo ai fatti dell’altra notte.
L’allarme presso la centrale operativa dei vigili del fuoco è scattato intorno all’una e un quarto. Sul posto, in via Appia lato Monte San Biagio, sono arrivate tre squadre: due provenienti da Terracina e una da Gaeta. I vigili del fuoco, con l’ausilio di un’autobotte, hanno lavorato ininterrottamente per ore. Le operazioni di spegnimento si sono concluse soltanto alle 5.30 di ieri. Il bilancio fa registrare circa 100.000 cassette bruciate, una parte del magazzino parzialmente danneggiata. I danni sono ingenti, anche perché, oltre agli imballaggi andati a fuoco, la ditta Fidaleo dovrà farsi carico anche dei costi dei bonifica. Si tratta di plastica bruciata, dunque rifiuti speciali, per cui si tratta di una spesa importante.
Non vi è alcun dubbio sulla natura dolosa del rogo. I filmati del sistema di videosorveglianza, installato in seguito all’attentato del maggio del 2009, hanno ripreso due persone, di cui s’intravedono soltanto le sagome, che lanciano un innesco incendiario dall’esterno del deposito.
Un’intimidazione in piena regola dunque. Sul caso indagano i carabinieri della Stazione di Fondi. Non si esclude alcuna pista, ma sembra chiaro che l’attentato è direttamente collegato all’attività della ditta Fidaleo. Società che opera in un settore delicato, come peraltro dimostrato da inchieste sulle infiltrazioni della criminalità organizzata sulla filiera agricola (l’operazione «Sud Pontino», ad esempio), dai trasporti agli imballaggi appunto. Usura? Racket? Guerra senza esclusioni di colpi tra ditte concorrenti? Allo stato dei fatti, nessuna pista può essere esclusa. Così come è probabile che i mandanti dell’intimidazione dell’altra notte siano gli stessi di quelli del rogo doloso del 2009.
Certamente, se nel giro di pochi anni, una ditta viene presa di mira due volte, in ballo c’è qualcosa di molto grosso. Fidaleo non si è adeguato a pagare il pizzo a qualcuno? Fidaleo deve togliersi dalle scatole per lasciare il campo a ditte «amiche», che il pizzo lo pagano?
Ci risiamo insomma, anzi stiamo sempre lì. E ovviamente non c’è da stare per niente tranquilli.
LE MANI SULLA FILIERA
di Pierfederico Pernarella
Al momento non c’è alcun elemento che possa far pensare allo scenario peggiore, ma è un fatto, comprovato anche dalle inchieste dell’Antimafia, che il settore degli imballaggi, alla stregua di tutti gli altri che compongono la filiera agricola, registra un altissimo rischio d’infiltrazione della malavita organizzata. Le mafie, che con il settore ortofrutticolo fanno affari d’oro da sempre, puntano ad un controllo totale, dai trasporti agli imballaggi appunto. Sotto questo profilo Fondi e il comprensorio sono ovviamente un territorio altamente sensibile: ogni giorno le industrie di Fondi e del comprensorio (una decina tra piccole e grandi) producono qualcosa come 100.000 pezzi tra imballaggi in plastica e quelli più tradizionali in legno. A Fondi acquistano produttori e commercianti di tutta l’Italia centrale ma anche ditte della Toscana. Il giro d’affari delle cassette è importante e in questo settore la criminalità organizzata, di matrice campana soprattutto, si muove sempre con lo stesso copione: «consigliando» agli operatori, come succedeva con le società di trasporto, anche le ditte produttrici di imballaggi a loro gradite. E se c’è qualcuno che non si adegua, dalle parole si passa agli attentati, per lo più incendi. Va precisato di nuovo che a tutt’oggi non ci sono elementi che possano inquadrare l’incendio doloso ai danni della ditta Imballaggi Fidaleo in questo scenario. Quella delle mafie o comunque del racket degli imballaggi, magari anche in salsa locale, resta una delle piste privilegiate.

lunedì 3 dicembre 2012

LATINA, ATTENTATO A DEL PERO. DISTRUTTO DALLE FIAMME IL CAMPER DEL MEDICO QUARANTANOVENNE


LATINA, ATTENTATO A DEL PERO. DISTRUTTO DALLE FIAMME IL CAMPER DEL MEDICO QUARANTANOVENNE
di Andrea Ranaldi
È bastata una manciata di benzina, poi la scintilla che ha innescato l’inferno di fiamme nel camper. Un gesto che non lascia spazio alle interpretazioni: un attentato in piena regola, consumato nella tarda serata di venerdì sotto casa di Carlo Del Pero, medico quarantanovenne. In via Boito, alle porte del quartiere Nuova Latina, ignoti hanno distrutto il mezzo adibito ad unità mobile di medicina del lavoro. Un bersaglio facile, ben riconoscibile e parcheggiato sempre nello stesso punto dall’ex medico della Questura.
L’allarme alla sala operativa del 115 è arrivato poco prima delle 23:30, quando il fragore delle fiamme ha attirato l’attenzione degli inquilini dei palazzi vicini. Nel momento in cui i vigili del fuoco sono arrivati al civico 55 di via Arrigo Boito, nel tratto che costeggia la strada regionale Pontina, ormai era troppo tardi per salvare il camper dalle fiamme. Il mezzo appariva ancora intatto nel rivestimento esterno, serigrafato con scritte e immagini che pubblicizzano l’attività del medico, ma in realtà le fiamme avevano distrutto tutto all’interno dell’autocaravan, nonostante la pioggia battente. Solo una volta che i pompieri hanno concluso le operazioni di spegnimento e bonifica del parcheggio è stato possibile verificare l’entità del danno.
Secondo una prima ricostruzione sommaria fornita dai Vigili del Fuoco agli agenti della Squadra Volante, che poi sarebbe stata confermata dalle registrazioni dell’impianto di video sorveglianza dell’abitazione, l’attentatore ha innescato l’incendio gettando liquido infiammabile nella parte anteriore del mezzo. In pochi istanti il fuoco ha avvolto la cabina e raggiunto l’abitacolo, poi ha divorato l’interno della parte retrostante. Ingenti i danni provocati, visto che il caravan era allestito con apparecchiature mediche. Un vero e proprio ambulatorio mobile che Del Pero utilizzava per le visite nelle aziende. Le fiamme hanno raggiunto anche la microcar utilizzata dalla figlia del medico, parcheggiata proprio accanto al camper, fondendo parte della carrozzeria.
Non era ancora notte fonda, ma nessuno ha visto l’attentatore, complice la pioggia battente. L’autore del gesto intimidatorio deve aver aspettato che via Boito fosse deserta, poi è entrato in azione. Un gioco da ragazzi, perchè il parcheggio si trova proprio lungo la strada, davanti alla villetta dove Carlo Del Pero vive con la famiglia. L’attentatore, comunque, non ha potuto evitare che le due telecamere installate lungo il muro di recinzione potessero filmarlo. Immagini su cui puntano le indagini degli investigatori. Perchè se l’uomo è riuscito a celare la propria identità coprendosi il volto con un cappuccio, gli investigatori contano ugualmente di raccogliere elementi utili alle indagini. Ma non solo lavorando sulla fisionomia dell’attentatore. Le telecamere, infatti, potrebbero aver ripreso il mezzo con cui l’uomo ha raggiunto il civico 55 di via Boito. Perché, con ogni probabilità, ha percorso il tratto di strada di fronte all’abitazione di Del Pero prima di fermarsi e scendere per lanciare il messaggio di fuoco. Difficile che abbia attraversato i condomini vicini, troppo rischioso.
Si allunga così la serie di attentati iniziata qualche mese fa con le intimidazioni ai danni di due avvocati e sfociata nelle minacce a colpi d’arma da fuoco a casa di un perito assicurativo. Segnali inquietanti che testimoniano il fermento della criminalità pontina.

sabato 1 dicembre 2012

«COSE DI CASA NOSTRA». FORMIA, LE TRACCE DELLA PRESENZA DELLA MALAVITA ORGANIZZATA IN PROVINCIA


«COSE DI CASA NOSTRA». FORMIA, LE TRACCE DELLA PRESENZA DELLA MALAVITA ORGANIZZATA IN PROVINCIA
Se davvero la vita è un libro che merita di essere raccontato, ognuno di noi è un testimone d’eccellenza, uno storico davvero esperto, uno scrigno che riserva tesori segreti. È proprio da questa idea che sabato 1° dicembre alle 18 presso il Teatro Bertolt Brecht di Formia prenderà il via l’undicesima edizione di «Incontri e racconti», la stagione del collettivo teatrale dedicata alla memoria, alla testimonianza, alla rievocazione. Ogni anno vengono raccontate da persone comuni, cittadini come noi, personaggi dei nostri giorni, studiosi, esperti, giornalisti storie importanti che vengono sottratte all’oblio. Una raccolta di quelle storie minori (ma non meno rilevanti), che costituiscono l'identità di un territorio, e che spesso finiscono per essere dimenticate se qualcuno non si impegna a metterle in salvo. Così è nata nel tempo una vera e propria videoteca sulla memoria e l'identità del nostro territorio che testimonia il lavoro di ricerca e documentazione che l'associazione TBB svolge da decenni con rigorosa progettualità, e che sta alla base delle scelte artistiche del gruppo.
Il primo appuntamento vedrà come narratore la giornalista e vicedirettore del quotidiano Latina Oggi, Graziella Di Mambro, che parlerà di storie e personaggi attorno ai quali ruota la presenza della malavita organizzata nel sud pontino, un fenomeno visto e sperimentato da chi ha il compito di documentare ed informare. Kahlil Gibran disse: «Le tartarughe potrebbero raccontare, delle strade, più di quanto non potrebbero le lepri». E allora forse è arrivato il momento di sostare per un’ora, di fermarsi, per ascoltare, per fare per un giorno alla settimana le tartarughe ed assaporare un po’ delle nostre strade, un po’ dei nostri racconti.

giovedì 20 settembre 2012

Calcioscommesse, secondo l'accusa il mister X è Mauri


Calcioscommesse, secondo l'accusa il mister X è Mauri: venerdì a Cremona

Calcioscommesse Mauri Lazio
19 settembre alle 09:00
Conto sospetto intestato ai genitori: il capitano Lazio accusato riciclaggio.
Scommessopoli, è Mauri il mister X del tesoro svizzero.
Caccia finita. E’ Stefano Mauri il mister X accusato di riciclaggio dalla Procura di Berna-Mittelland: sarà sentito venerdì pomeriggio a Cremona dal gip Guido Salvini, alla presenza del procuratore Roberto di Martino. Un interrogatorio richiesto dagli inquirenti svizzeri con una maxi rogatoria che aveva sorpreso gli investigatori italiani per la mole di documenti richiesti: una buona parte degli atti (migliaia e migliaia di pagine, comprese le intercettazioni) dell’inchiesta sul calcioscommesseiniziata da circa un anno e mezzo. A Mauri gli svizzeri sono arrivati in modo abbastanza semplice: il conto sospetto, sul quale sarebbero transitate somme di denaro importanti, è infatti intestato ai genitori del capitano della Lazio. Giudicato molto sospetto soprattutto un versamento di 100 mila euro effettuato con un bonifico anche se la data non coinciderebbe con quelle dell’inchiesta sul calcioscommesse. Su questo e su altro dovrà fornire spiegazioni il centrocampista. E non toccherà soltanto a lui.
Altri interrogati - Oltre a Mauri, infatti, il gip Salvini interrogherà sempre venerdì anche il portiere Marco Paoloni, arrestato nella prima fase delle indagini (il primo giugno 2011), ma che ha sempre negato qualsiasi accusa: «Ho millantato tutto: non ero a conoscenza di nessun tarocco. Ho agito così per i debiti accumulati a causa delle scommesse, una vera malattia». Difficile capire quale punto d’incontro ci possa essere con Mauri se non quello di fare parte della stessa inchiesta. Sabato, invece, toccherà a Matteo Gritti, ex portiere del Bellinzona, arrestato come Mauri lo scorso 28 maggio. Gritti aveva rivelato alla Procura di Cremona di aver subito minacce («Ti spariamo alle gambe») da parte di Ilievski, considerato il capo degli slavi, per essersi rifiutato di «esportare» in Svizzera il sistema italiano delle combine. Una versione che però non aveva convinto del tutto il pubblico ministero.
Da Londra a Cremona? - Entro questa settimana potrebbero anche esserci altri due interrogatori: la rogatoria arrivata da Berna conteneva la richiesta di sentire in tutto cinque persone. L’attenzione è però tutta rivolta su Mauri, arrestato il 28 maggio perché ritenuto, in concorso con altri giocatori e con i vertici dell’associazione criminale, responsabile delle combine Lazio-Genoa 4-2 e Lecce-Lazio 2-4 del campionato 2010-2011. Il giocatore si è sempre proclamato innocente, negando ogni contatto e ammettendo solo di aver utilizzato una scheda criptata (intestata alla fidanzata di un titolare di un’agenzia di scommesse) per effettuare delle puntate sul basket americano proprio nel periodo in cui si erano giocate le due partite sospette. Adesso la sua posizione si fa molto delicata, visto che si raddoppiano i fronti aperti con la giustizia: oltre all’accusa di riciclaggio, il pm di Martino utilizzerà l’indagine svizzera per spulciare il conto sospetto, alla ricerca di eventuali soldi frutto delle combine. Le novità svizzere, infatti, rafforzano la pista ipotizzata a Cremona: il calcioscommesse è gestito da un’organizzazione «transnazionale» in grado di spostare capitali importanti da una parte all’altra del mondo, poi utilizzati per alterare i risultati. E sono proprio i giocatori, per ovvie ragioni, il terminale di questo giro d’affari. Mauri giovedì potrebbe giocare a Londra in Europa League contro il Tottenham e il giorno dopo presentarsi dai magistrati di Cremona: di sicuro sarebbe un spot non positivo per il calcio italiano.

sabato 8 settembre 2012

Intervista a Nino Daniele: così si colpisce la camorra


Intervista a Nino Daniele: così si colpisce la camorra

A tu per tu con Nino Daniele, presidente dell’Osservatorio sulla camorra e l’illegalità in Campania: le vittorie contro il racket, Radio Siani, l’educazione dei giovani alla scelta. Perché scegliendo si può infliggere un duro colpo alla malavita.
Una laurea in Filosofia, la scrittura, la politica a soli 22 anni e soprattutto la passione per la legalità. Quella passione che ti spinge a metterci la faccia, a lottare in prima linea, a rischiare di rimanere solo, a mettere in pericolo la tua vita, in nome della giustizia, della verità, di un mondo pulito. Nonostante tutto. Ma Nino Daniele non si è mai scoraggiato: è andato avanti e, anche grazie ad un Uomo come lui, qualcosa in Campania, è cambiato. Vice presidente della Giunta Regionale e indimenticato Sindaco di Ercolano, Presidente dell'Agenzia Regionale dei Segretari generali comunali e provinciali, Presidente Regionale e componente della Direzione Nazionale dell'ANCI, Associazione dei Comuni Italiani, attualmente è Presidente della Federazione delle Associazioni delle autonomie locali della Campania (ANCI, UPI, AICREE, UNCEM, Lega Autonomie) e Presidente dell'Osservatorio sulla camorra e l'illegalità in Campania.
Quale è il ruolo dell'Osservatorio?
“È un centro di studi, ricerche, iniziative contro le mafie al quale collaborano illustri studiosi e giovani ricercatori. Presso l'Osservatorio lavorò anche Giancarlo Siani, il giornalista del Mattino di Napoli ucciso 26 anni fa, ed ha fatto le sue prime prove di giornalista e scrittore Roberto Saviano. La sua attività principale è impegnarsi in una serie di iniziative atte a diffondere la cultura della legalità. Spesso organizziamo incontri nelle scuole per sensibilizzare i giovani. Io, già prima di diventarne Presidente, avevo cominciato a collaborare attivamente!”.
Recentemente a Napoli avete raggiunto un obiettivo importante: la derackettizzazione di due piazze.
“La piazza derackettizzata è una cosa straordinaria perché per dichiararla tale occorre che i commercianti, gli imprenditori che sono su quella strada si impegnino a non pagare il pizzo. Sino ad ora sono state elette due piazze derackettizzate, quella di Pietrasanta e ad ottobre anche Pignasecca. E sono state due giornate di grande festa. All’origine dell’iniziativa c’è stato un atto di coraggio, forza etica e civile da parte degli operatori economici. Il consumo critico, o addio pizzo, come lo chiamano a Palermo, lo considero un’idea formidabile, che può cambiare il mondo. Consumare in maniera critica significa comprare pensando, comprendere l’importanza di questo gesto. Scegliere è un modo fondamentale di dichiararsi contro le mafie”.
Cosa possiamo fare noi?
“Molto spesso i cittadini mi hanno posto questa domanda, anche i ragazzi quando siamo andati nelle scuole. Molti dichiarano il loro sostegno, la loro condivisione. Ma la cosa che si può fare, concretamente, è decidere di andare in un negozio che fa parte dell’associazione antiracket e che dichiara di non pagare il pizzo. Perché questo è un modo di infliggere un duro colpo alla criminalità”.
Quando ha sentito che qualcosa stava cambiando ad Ercolano, città di cui è stato Sindaco dal 2005 al 2010?
“I primi sentori di cambiamento li ho avuti in quello che considero forse il giorno più bello… Una tappa importante è stata quando abbiamo avviato Radio Siani, web radio realizzata nella casa confiscata di un boss. Ricordo che un gruppo di giovani di Ercolano, dei volontari, è andato su quella casa e ha cominciato a trasmettere via web programmi, sia facendo informazione che trasmettendo musica, contro la camorra. In quell’appartamento è stato creato uno strumento di partecipazione e informazione democratica fatta dai giovani della città…”.
Il dopo Nino Daniele come lo sta vivendo la città di Ercolano?
“Adesso è in corso, con il sostegno dell’Amministrazione (Da marzo 2010 il Sindaco è Vincenzo Strazzullo – ndr) e anche di gran parte della città, il processo contro i clan che è nato dalle denunce dei commercianti antiracket. Lunedì 31 ottobre c’è un’altra seduta. La cosa significativa è ascoltare le deposizione dei commercianti che raccontano delle pressioni subite. Non hanno più paura. Vanno ad affrontare il processo a viso aperto”.
E lei ha mai avuto paura?
“Sì. Ho avuto paura … ci sono stati momenti di forti tensioni. C’erano scritte minatorie sui muri… bombe carta sotto il Comune. Momenti anche in cui mi sono sentito solo. Abbiamo tenuto duro perché la parte migliore della città mi sosteneva”.
Progetti sui quali state lavorando?
“Stiamo continuando a lavorare per dare forza al consumo critico. Il FAI (Federazione Antiracket Italiana – ndr) ha costituito un Comitato di garanti, saggi, di Napoli e della Regione Campania che valuterà le richieste dei commercianti per mettere il logo del consumo critico sulle proprie vetrine. Puntiamo molto che si diffonda questa forma di ribellione. Sta dilagando e immaginiamo come sarà importante avere negozi derackettizzati sulle piazze, lungo le strade. Scatterà sicuramente una sorta di effetto emulativo. E questo vorrebbe dire cambiare davvero tutto”.
Quale è il giro d’affari del racket in Campania?
“C’è stato un bellissimo studio promosso dalla Fondazione Rocco Chinnici, “I costi dell’illegalità. Camorra ed estorsioni in Campania”, edito dal Mulino, curato da Giacomo Di Gennaro e Antonio La Spina, pubblicato a fine 2010 sul costo dell’illegalità in Campania. Ebbene il costo, che comprende anche usura e racket, si aggira intorno al 10/20% del Pil dell’intera Regione. Nel 2009 la Fondazione presentò degli studi relativi al racket, solo per la provincia di Napoli e Caserta, e risultarono 510 casi di racket registrati in più di 250 atti giudiziari (dati che si riferiscono al periodo 2000 – 2009). Da quanto emerso il pizzo sottrae all’economia pulita circa un miliardo di euro all’anno…”.
Della Campania e di Napoli si parla sempre in termini negativi. Come far emergere le iniziative che state portando avanti?
“Non è facile… Noi proseguiamo portando avanti buoni esempi, buone pratiche. Speriamo, attraverso queste azioni, di attirare l’attenzione dei media. Ti faccio un esempio: ad Ercolano abbiamo presentato negli scavi la piantina turistica antiracket, stampata in Germania, a cura del Consolato tedesco a Napoli. Così i tedeschi, in visita ad Ercolano, potranno non solo vedere gli scavi e le ville del ’700 della città, ma sapere anche in quali negozi comprare, con la certezza di non dare i propri soldi alla malavita. Una cosa bellissima. È la prima forma di internazionalizzazione dal basso della lotta al racket, che è un problema globale. E questo è stato possibile anche grazie alla sensibilità di uomini come il Console tedesco o quello britannico che, nella piazzetta di Pietrasanta, a Napoli, ha diffuso materiale turistico per gli inglesi, in modo da far viaggiare nel mondo una immagine positiva dell’Italia. Anche indipendentemente dalla stampa nazionale”.
Ha mai pensato di andar via da Napoli o dalla Campania?
“No… come si potrebbe!? I commercianti, io, amiamo questa terra e cerchiamo quotidianamente di migliorarla”.
L'appuntamento
Il 4 novembre Nino Daniele parteciperà, in qualità di relatore, al secondo degli appuntamenti del progetto “Incontri sulla legalità” organizzato da Agostino Alla presso l’Istituto Bianchini di Terracina. L’evento è aperto al pubblico.
Processi dal 2004 al 2011
Dal novembre 2004, data in cui fu presentata la prima denuncia per estorsione con la collaborazione della prima associazione antiracket napoletana, fino a ottobre 2011 sono stati avviati 170 procedimenti penali contro 1.914 imputati con la costituzione di parte civile delle associazioni antiracket e in quelli più importanti con la costituzione di parte civile del Comune di Napoli e del Comune di Ercolano (www.antiracket.info).
Che cos'è il consumo critico
Dopo il lancio della campagna "Contro il pizzo cambia i consumi" avvenuto a Palermo nel 2005, su iniziativa della FAI (Federazione Italiana Antiracket), si va diffondendo sempre più il principio e la pratica del consumo critico antipizzo.
Sta accadendo infatti in città dove le realtà associative antiracket sono forti e presenti sul territorio: è il caso di Messina e Gela dove si sta lavorando per la creazione di una lista d'imprenditori pizzo free. O di Catania. Intanto a Napoli il consumo critico antipizzo è già diventato realtà: nel 2008, Tano Grasso, presidente onorario della Fai, ha dato il via alla campagna “Pago chi non paga” Sulla falsariga dell'esperienza palermitana. E nel 2011 sono state inaugurate due piazze derackettizzate a Napoli: Piazzetta Pietrasanta e Piazza Pignasecca.
Il movimento addiopizzo
Addiopizzo è un movimento aperto, fluido, dinamico, che agisce dal basso e si fa portavoce di una “rivoluzione culturale” contro la mafia. È formato da tutte le donne e gli uomini, i ragazzi e le ragazze, i commercianti e i consumatori che si riconoscono nella frase "Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità".
Addiopizzo è anche un'associazione di volontariato espressamente apartitica e volutamente "monotematica", il cui campo d’azione specifico, all’interno di un più ampio fronte antimafia, è la promozione di un'economia virtuosa e libera dalla mafia attraverso lo strumento del “consumo critico Addiopizzo” (www.addiopizzo.org).
La spesa a pizzo zero: il libro
Per combattere la mafia i cittadini hanno nelle proprie mani uno strumento inedito: il consumo critico. Ovvero le scelte di acquisto che - dalle arance agli arancini - privilegiano i produttori e i commercianti pizzo free, attenti al rispetto dell’ambiente, dei lavoratori, della legalità. “La spesa a pizzo zero. Consumo critico e agricoltura libera: le nuove frontiere della lotta alla mafia” di Francesca Forno raccoglie e restituisce l’esperienza dei ragazzi di “Addio Pizzo”, che a Palermo per primi hanno dichiarato che “un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità”. Si racconta la nascita delle cooperative di Libera Terra, lo sviluppo di una nuova agricoltura legata al biologico, ai Gruppi d’acquisto solidali e alle relazioni Sud-Nord, le produzioni virtuose nate grazie alla confisca dei beni appartenuti ai mafiosi.
Radio Siani: comunicare, denunciare, partecipare
Il loro motto è “Le idee non si fermano con la paura”. Sono giovani e attraverso la loro web radio hanno deciso di dar voce alla legalità, all’anticamorra e alla denuncia sociale. Radio Siani ha sede in un bene confiscato alla camorra nella città di Ercolano: nello stesso luogo dove per anni si è deciso della vita e della morte di tante persone, ora un gruppo di giovani lotta per la dignità e la rinascita di una cittadina storica e ricca di una cultura che si perde nel mito e nella leggenda.
“La nostra missione trova forma pratica nella voglia di cambiare le cose, di realizzare un domani migliore, un futuro per le passate, presenti e prossime generazioni. Su un territorio come il nostro, martoriato dalla camorra, dalla criminalità e inquinato dalla politica, non si può più essere indifferenti”. Alla base delle loro idee? “Comunicare, denunciare, partecipare. Fare informazione libera, adoperarsi per il recupero sociale, diffondere la cultura della legalità”. La sede è aperta a tutti ed è riconosciuta giuridicamente come Associazione di promozione sociale “Zona Rossa”, che oltre al progetto radio mette a disposizione della comunità e di quelli che ne hanno bisogno le sue risorse, le sue competenze, partecipando a progetti e proponendosi come collante fra le istituzioni e le associazioni 

martedì 10 luglio 2012

Oltre un miliardo sequestrato alla malavita


Oltre un miliardo sequestrato in una sola mattina alla malavita

LaPresse
Messina, 10 lug. (LaPresse) - Messina, Catanzaro, Napoli. Sono tre le maxi operazioni di carabinieri e guardia di finanza che complessivamente questa mattina hanno sequestrato oltre un miliardo alla malavita. Beni che, se provvedimenti diventeranno definitivi, entreranno nelle casse dello Stato e potranno essere messi a disposizione dei cittadini. Il primo sequestro è scattato a Messina dove i carabinieri hanno dato esecuzione ad un decreto del tribunale su proposta della locale Dda, sequestrando i beni riconducibili ad un imprenditore ritenuto contiguo ad un sodalizio mafioso operante nel versante tirrenico della provincia. Il sequestro ha riguardato alcune società, appezzamenti di terreno, abitazioni ed autoveicoli, per un valore complessivo quantificabile in circa 70 milioni di euro.
Sono stati sempre i carabinieri, a Catanzaro, a eseguire un'ordinanza di confisca di beni per un valore di oltre 200 milioni di euro, nei confronti del sorvegliato speciale, Salvatore Mazzei, imprenditore di Lamezia Terme, ritenuto contiguo alle organizzazioni criminali di 'ndrangheta egemoni nella zona. Il sequestro nasce da controlli eseguiti in tutta la Calabria. Oggetto della confisca sono: 70 fabbricati; oltre 200 ettari di terreni; una cava adibita ad estrazione di materiale inerti; 25 società operanti nel settore del movimento terra e costruzioni; un parco autoveicoli composto da oltre 30 automezzi; un albergo.
Il provvedimento più cospicuo, invece, riguarda Napoli: dalle prime ore di questa mattina, i finanzieri del Gico partenopeo, dello Scico di Roma e del nucleo di polizia tributaria di Caserta, sotto il coordinamento della Dda di Napoli, stanno eseguendo un sequestro preventivo di beni per un valore di oltre 800 milioni di euro nei confronti di un imprenditore edile legato al clan camorristico dei casalesi. Le indagini svolte dal Gico di Napoli hanno consentito di ricostruire il patrimonio dell'imprenditore e di individuare numerosi prestanomi, titolari di società operanti nel settore immobiliare ed edilizio, ai quali, nel tempo, sono stati intestati beni immobili, autoveicoli ed imprese per sfuggire alle indagini.
10 luglio 2012