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domenica 2 giugno 2013

Riqualificazione energetica, la detrazione fiscale sale al 65%

Riqualificazione energetica, la detrazione fiscale sale al 65%

Per i privati proroga fino a fine 2013, per i condomini fino a giugno 2014. La detrazione del 50% per le ristrutturazioni è prorogata fino a fine 2013 ed è estesa agli arredi fissi e agli interventi antisismici

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31/05/2013 - La detrazione fiscale per la riqualificazione energetica sale dal 55% al 65% e varrà fino alla fine del 2013 per i privati, e fino a giugno 2014 per i condomini. Questi ultimi però accederanno all'agevolazione soltanto se gli interventi riguardano "almeno il 25% della superficie dell’involucro".

Il bonus per le ristrutturazioni mantiene invece l’aliquota del 50%, è prorogato fino alla fine del 2013 ed è esteso agli ‘arredi fissi’ (cucine, armadi a muro ecc.) e agli interventi antisismici nelle aree a rischio.

Lo ha deciso il Consiglio dei Ministri di questa mattina, dando il via libera al Decreto-legge per le misure energetiche nell’edilizia.

La nuova detrazione del 65% - spiega il Governo - si concentrerà "sugli interventi strutturali sull’involucro edilizio, maggiormente idonei a ridurre stabilmente il fabbisogno di energia. Un’ultima conferma, e non ne sono previste successive - si legge nella nota -, stabilita per dare la possibilità a quanti non lo avessero già fatto, di migliorare l’efficienza energetica del proprio edificio".

Per le spese documentate sostenute a partire dal 1° luglio 2013 fino al 31 dicembre 2013 o fino al 31 dicembre 2014 (per le ristrutturazioni importanti dell’intero edificio) - spiega Palazzo Chigi -, spetterà la detrazione dell’imposta lorda per una quota pari al 65% degli importi rimasti a carico del contribuente, ripartita in 10 quote annuali di pari importo.

Secondo il Governo "l’effetto concentrato nel tempo della proroga e l’aumento della percentuale della detrazione possono dare un forte impulso all’economia di settore e in particolare al comparto dell’edilizia specializzata, caratterizzato da una forte base occupazionale, concorrendo in questo momento di crisi al rilancio della crescita e dell’occupazione e allo sviluppo di un comparto strategico per la crescita sostenibile".

La detrazione del 50% si applicherà anche ai lavori di miglioramento sismico nelle aree a rischio, come annunciato ieri dal premier Enrico Letta a Bologna, al termine di un incontro a un anno dal sisma. “Il Consiglio dei Ministri di domani - ha detto ieri Letta - affronterà il tema della necessità che il nostro Paese rilanci la politica di ristrutturazioni ecocompatibili e a rischio sismico. Ne va del nostro lavoro di prevenzione i cui costi sono infinitamente più bassi dei costi di ricostruzione. Bisogna riqualificare e ristrutturare”.

L’estensione della detrazione anche agli arredi è una novità dell'ultima ora e ricalca una proposta avanzata qualche mese fa da FederLegnoArredo (leggi tutto); si tratterebbe di una misura simile a quella già sperimentata qualche anno fa, che consentiva di detrarre parte delle spese (il 20%) sostenute per l’acquisto di arredi nell’ambito di una ristrutturazione.

La misura del 50% non è citata nel comunicato finale del Consiglio dei Ministri, ma è stata confermata dal Ministro dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato, e dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti,Maurizio Lupi.

Il nodo che il CdM ha sciolto oggi è quello della copertura finanziaria. Il testo del Decreto-legge entrato in Consiglio dei Ministri pare contenesse una percentuale di detrazione per la riqualificazione energetica pari al 75%, ipotesi respinta dal Ministero dell’Economia.

Nonostante l’esborso, una Ricerca condotta dal Centro studi della Confederazione Nazionale degli Artigiani (CNA) e dal Cresme ha dimostrato che le due agevolazioni generano un saldo positivo per lo Stato. “Tra il 1998 e il 2012 - spiega lo studio - lo Stato italiano ha incassato dall’attività avviata con gli incentivi 49,5 miliardi di euro, a fronte di minor gettito maturato pari a 31,7 miliardi di euro. Il saldo al 2012 è quindi positivo per 17,8 miliardi di euro” (leggi tutto).

Ricordiamo che il Decreto-legge che dispone la proroga delle detrazioni contiene anche le norme di recepimento della Direttiva europea 2010/31/UE in materia di prestazione energetica nell’edilizia, la cosiddetta Direttiva ‘Edifici a Energia Quasi Zero’ (leggi tutto).

Infine, il Decreto legge interviene sulla questione dell’abilitazione professionale necessaria per svolgere attività di installazione e manutenzione di impianti da fonti rinnovabili, dando la possibilità di qualificarsi facendo valere l’esperienza lavorativa già svolta (leggi tutto).

I COMMENTI
“Il provvedimento varato oggi dal Governo coinvolge tutto il comparto del legnoarredo senza alcuna limitazione. Grazie alla lungimiranza del premier Enrico Letta e del ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, potranno essere salvaguardati 8.000 posti di lavoro e 1.800 piccole imprese”. Così Roberto Snaidero, presidente FederlegnoArredo. “Quello di oggi è un grande risultato per FederlegnoArredo e per tutte le imprese che hanno dimostrato di credere in un lavoro di squadra che negli ultimi mesi ci ha visti impegnati per favorire l’approvazione di uno strumento che avrà ripercussioni positive sui consumi e sull’intero sistema del legnoarredo” ha concluso Snaidero.

Le misure approvate oggi “rappresentano il segnale che il Governo è sulla strada giusta per il rilancio dello sviluppo del Paese, che non può non partire dall’edilizia, e per quanto riguarda la salvaguardia e la valorizzazione del nostro territorio” ha commentato il Consiglio Nazionale degli architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori. “Fortemente significativa, poi, l’attenzione per le misure finalizzate alla messa in sicurezza degli edifici che da tempo gli architetti italiani hanno proposto alla politica e che considerano prioritarie, tenuto conto dello stato di degrado del nostro patrimonio edilizio”. “È però ora assolutamente  necessario - ha concluso il Cnappc - che si vada verso la stabilizzazione dei bonus e che quello di oggi sia l’ultimo intervento in termini di proroghe”.

domenica 12 maggio 2013

EFFICIENZA IN EDILIZIA, IL GIACIMENTO DA SFRUTTARE DELL’ESISTENTE


EFFICIENZA IN EDILIZIA, IL GIACIMENTO DA SFRUTTARE DELL’ESISTENTE
di Redazione Qualenergia.it
In Italia abbiamo 13,7 milioni di edifici, di cui 12,1 milioni ad uso residenziale. Di questi ben il 76% è stato costruito prima del 1976, quando sono state varate le prime norme per il contenimento del consumo energetico per usi termici negli edifici. Il nostro patrimonio edilizio è un vero e proprio colabrodo energetico, un problema tanto più grave se consideriamo che l'energia che sprechiamo è in gran parte importata. Il risanamento dell'esistente è un enorme giacimento di energia da risparmiare oltre che un’opportunità per rilanciare l'edilizia, tra i settori più duramente colpiti dalla crisi. A impedire di attingere a queste riserve però restano diversi ostacoli. Come rimuoverli? Ne parliamo con Ulrich Klammsteiner vicedirettore dell'Agenzia Casa Clima/Klima Haus Agentur della provincia di Bolzano che oggi a The Innovation Cloud a Milano ha parlato proprio di risanamento energetico del parco edilizio esistente, presentando la certificazione Casa Clima R, pensata proprio per le riqualificazioni energetiche.

DOMANDA. Dottor Klammsteiner, che potenziale c'è nel risanamento del patrimonio edilizio esistente?
RISPOSTA. «Come prestazioni energetiche quasi tutti gli edifici antecedenti agli anni '90 sono in classe G, la più bassa. Il potenziale di risanamento è dunque enorme. Questo sarà il futuro dell'edilizia per i prossimi 10 anni e forse più, alla luce della crisi che ha colpito il mercato del nuovo. Ci sono già tutte le tecniche e le tecnologie per poter intervenire efficacemente, manca forse una diffusione adeguata del know-how e delle skills per farlo».
D. Oltre a questo ci sono altri ostacoli che frenano gli interventi sull'esistente. Quali sono?
R. «Il problema in Italia è che per l'italiano medio la casa ha un valore enorme, che però non si riflette a livello economico: si è costruito troppo e il valore sul mercato è relativamente basso rispetto a quello soggettivo per chi abita la casa. L'altro ostacolo è che non si conoscono le potenzialità del risanamento energetico e in un edificio in multiproprietà questo potenziale si può esprimere a pieno solo se tutti i proprietari fanno interventi in maniera coordinata. Lo Stato dovrebbe fare da esempio: intervenendo negli edifici pubblici, scuole, in primis per far vedere che la riqualificazione energetica funziona. Tra l'altro non occorre a volte nemmeno toccare l'involucro; bastano semplici interventi di manutenzione ordinaria sugli impianti per avere risparmi di oltre il 10%».
D. Può fare qualche esempio di risanamento energetico di successo?
R. «Un esempio classico è l'edificio che era delle Poste a Bolzano e che è stato ceduto alla Provincia proprio per i costi energetici enormi che comportava. Intervenendo si sono ridotti di 10 volte i consumi aumentando nel contempo il volume del 30%. Altro esempio meno noto la casa Glauber, sempre a Bolzano, dove oltre che la performance energetica si è voluto migliorare l'impatto ambientale complessivo, usando materiali il più sostenibili possibile. Sono stati ristrutturati anche diversi masi sotto tutela. Nei 100 comuni della provincia abbiamo certificato la ristrutturazione totale di circa 600 edifici in un anno: un piccolo numero che però se si traslasse a livello nazionale diverrebbe rilevante».
D. Che ruolo ha la nuova certificazione “Casa Clima R” nel promuovere la riqualificazione dell'esistente?
R. «Il valore è quello di dare una linea guida chiara e trasparente da seguire per il tecnico affinché sia certo di effettuare un risanamento di qualità. Con questa qualità si avrà nell'abitazione un comfort termico differente. Questa è anche una delle difficoltà nel comunicare i vantaggi di risanare energeticamente un edificio: pochi capiscono che non è solamente una questione di risparmio economico, bensì anche di migliorare la qualità abitativa. Sarebbe importante che questo messaggio passasse, perché negli interventi di risanamento in genere i tempi di rientro dell'investimento aggiuntivo sono più lunghi che nelle nuove costruzioni».
D. In Italia c'è stata da poco una riforma dei certificati bianchi, mentre le detrazioni del 55% sono confermate solo fino a giugno. Come cambierebbe il sistema degli incentivi per promuovere la riqualificazione energetica dell'esistente?
R. «L'Italia con i certificati bianchi è all'avanguardia nell'incentivare l'efficienza energetica, tuttavia questo sistema funziona molto bene per interventi come il cambio caldaia, mentre per la riqualificazione energetica complessiva si prendono relativamente pochi titoli. La misura ha senso solo per enti piuttosto grandi come comuni o province. Dati i costi e la procedura complessa per ottenerli, infatti, i certificati sono convenienti da usare per finanziare interventi solo se vengono raggruppati. Di sicuro da soli non bastano come strumento e andrebbero inseriti in una strategia complessiva più ampia da adottare non solo a livello provinciale e regionale, ma anche nazionale ed europeo. La Direttiva europea al momento aiuta poco, dato che i diversi patrimoni edilizi nazionali hanno caratteristiche e problemi diversi. Ad esempio, in Italia ci sono molte più case di proprietà e, dunque, edifici in multiproprietà: non si può fare come in Austria e Germania dove il proprietario dell'edificio fa gli interventi e recupera i costi alzando l'affitto degli inquilini».
D. Che tipo di strumenti potrebbero aiutare a superare questo ostacolo?
R. «In provincia di Bolzano ci stiamo pensando da molto. Le soluzioni possibili sono diverse. Ad esempio in Germania esistono strumenti finanziari come il Bausparen, che permette di accantonare i soldi per accedere poi a finanziamenti a tassi convenienti per interventi edilizi. Oppure si pensa a fondi rotativi o a finanziamenti diretti, anche attraverso i fondi europei. In Alto Adige poi abbiamo incentivato la riqualificazione energetica imponendola in caso di ampliamento, tramite il piano casa: questo ha funzionato, dove avendo poco terreno il valore immobiliare è relativamente alto, ma potrebbe essere meno efficace in altre regioni dove si è costruito molto di più».