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sabato 17 novembre 2012

Napolitano apre all'election day: "Ma prima le leggi di stabilità e quella elettorale"


Napolitano apre all'election day: "Ma prima le leggi di stabilità e quella elettorale"

Le elezioni regionali di Lazio, Lombardia e Molise da tenersi il 10 marzo e una apertura al cosiddetto "election day", quindi anche alle Politiche, a patto che il Parlamento faccia prima le leggi di stabilità ed elettorale. E' il succo di quanto emerso al termine del vertice dal presidente Giorgio Napolitano cui ieri hanno partecipato i presidenti di Senato e Camera nonché il presidente del Consiglio, Mario Monti. "E' indubbia, per valutazioni d'interesse generale, l'esigenza di un contestuale svolgimento delle elezioni nelle regioni" e "si è a tale proposito ritenuta appropriata la data del 10 marzo 2013", si legge in una nota del Quirinale.
Riforma elettorale - Tra le altre cose c'è l'"auspicio" del capo dello Stato per la conclusione della riforma elettorale. Mentre sullo scioglimento del Parlamento si legge: "In proposito si ricorda che il Capo dello Stato aveva rilevato, il 3 novembre scorso, la carenza, fino a quel momento, di condizioni oggettive e di 'motivazioni plausibili' per un'anticipazione sia pur lieve della convocazione delle elezioni politiche. Si attende dunque il verificarsi delle condizioni opportune per la decisione che la Costituzione riserva al Capo dello Stato".
Prima le leggi elettorale e di stabilità - Nella nota diffusa dal Colle al termine del vertice si legge inoltre: "Adempimenti prioritari e ineludibili nel corso delle prossime settimane appaiono comunque l'approvazione finale in Parlamento della legge di stabilità e quindi quella della legge di bilancio per il 2013. L'esigenza di regole più soddisfacenti per lo svolgimento della competizione politica e a garanzia della stabilità di governo, e le aspettative dei cittadini per un loro effettivo coinvolgimento nella scelta degli eletti in Parlamento, rendono altresì altamente auspicabile la conclusione - invano a più riprese sollecitata dal Presidente della Repubblica - del confronto in atto da molti mesi per una riforma della legge elettorale.
Bersani: parere di Napolitano fondamentale - L'eventualità di accorciare "la legislatura di qualche settimana non è tema da esternazioni di Bersani o altri. Sono valutazioni che vanno lasciate all'approfondimento, al giudizio, alla ricognizione che può fare solo il Capo dello Stato". Così il segretario del Pd Pierluigi Bersani ad Ancona, a margine di un comizio per le primarie, ha risposti ai giornalisti che gli chiedevano di possibili date elettorali ha risposto di "non mettere i numeri al lotto".
Anche Berlusconi e Vendola a favore - "Noi vogliamo sperare che le elezioni regionali e nazionali si svolgano tutte nello stesso giorno, se no ci introdurremmo in un troppo lungo periodo di campagna elettorale" è stato il commento dell'ex premier Silvio Berlusconi di fronte all'ìpotesi "calda" dell'election day. Per il leader di Sel, Nichi Vendola, "mettere insieme le elezioni politiche con le regionali, naturalmente avvicinando le politiche e mettendole assieme con le regionali, è un atto di saggezza".

sabato 3 novembre 2012

Accorpamento delle Province di Latina e Frosinone, occasione storica per il ritorno della Ciociaria

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03-11-2012

Accorpamento delle Province di Latina e Frosinone, occasione storica per il ritorno della Ciociaria

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato del prof. Michele Santulli

Sia nei media sia in qualche libro sono anni che teniamo desta l’attenzione sul concetto di Ciociaria e sul suo significato. In realtà di questa entità si fa l‘uso più diversificato e distorto pervenendo a due risultati ultimi: Ciociaria è solo la provincia di Frosinone e siccome la provincia di Frosinone grazie ai disamminastratori che l’hanno disamministrata e annichilita per decenni -grazie anche a noi cittadini che li abbiamo eletti- è perennemente tra gli ultimi capoluoghi d’Italia, allora una eventuale ‘ciociarizzazione dell’Italia’ o della ‘lingua italiana’ o di un ‘territorio’ è il male peggiore che possa capitare.

Cioè l’equazione è: Ciociaria=Frosinone, Frosinone ultimo o tra gli ultimi in Italia, quindi Ciociari ultimi del branco, perciò=’Fiorito’. Ora, grazie, o non grazie, all’attuale governo, i ciociari hanno davanti a loro una prospettiva e una occasione veramente, come si suol dire, storiche: la realtà è che Latina e Frosinone, stando alla nuova Legge, vengono accorpate, cioè il territorio diventa nuovamente uno, cioè quel territorio che per almeno cinquecento anni è stato effettivamente uno e singolo, ridiventa tale. Ecco perché occasione storica, quindi irripetibile. Non più dunque ancora due entità amministrative: territorio di Latina e territorio di Frosinone o chissà mai che cosa, bensì solamente: Ciociaria! Ora tutto è nelle mani dei due sindaci, di Latina e di Frosinone, i veri diretti interessati alla scomparsa di una delle due province: avere la sensibilità e la cultura della attuale contingenza storica e comprendere il fatto eccezionale quindi straordinario che si para loro davanti: dare al territorio l’unico nome unificante e ricompattante, al di sopra delle parti: il nome di Ciociaria. Questo nome non solo ristabilisce la vicenda storica ma riaffratellerebbe e riomologherebbe.

Senza parlare del fatto che eliminerebbe tutte quelle discussioni e amenità e insensatezze e diatribe che si andrebbero inevitabilmente ad innestare e innescare a proposito della preminenza o del ruolo di prima donna -perché di ciò si tratta- di LT o di FR. Si immagini, inoltre, che cosa sarebbero capaci di ingarbugliare i politici nostrani dei quali per decenza non facciamo nemmeno i nomi. I due sindaci, invece, coadiuvati dagli altri sindaci delle città più importanti, mi dà l’impressione che potrebbero affrontare la nuova realtà con mezzi dialettici e culturali più consoni e adeguati, nell’interesse generale. L’immenso territorio a Sud di Roma per secoli, prima fino al Garigliano e poi fino al Liri, si è chiamato Lazio, poi Campagna di Roma, poi nel 1800 Provincia di Campagna e di Marittima, poi a metà secolo Delegazione di Frosinone e Delegazione di Velletri, e poi ecc. La rottura e la frantumazione vere e reali di questo antico territorio avvenne con il Regime allorché si costituì la provincia di FR nel 1927 annettendovi i territori borbonici tra il Liri e il Garigliano e, qualche anno dopo, la costituzione di quella di Latina separando in due la regione. Il distacco dei territori di Colleferro, di Carpineto, di Segni ecc. nonché di quello delle località sui Simbruini (Subiaco, Olevano, Anticoli, ecc.) a beneficio della provincia di Roma, rappresentò il completamento della fine dell’antico territorio.

Ora i tre Sindaci, di FR di LT e di Roma, se consapevoli e consci della incredibile e inimmaginabile occasione -nonchè responsabilità- nelle loro mani, hanno la possibilità di mettere assieme sotto un solo nome tre entità, tra l’altro già unite per secoli da mille legami, e costituirne una sola col nome di: Ciociaria che, si badi bene, non equivale a un tornare indietro come se S.Pietroburgo la si volesse richiamare Leningrado o l’Iran tornasse a essere Persia o la Thailandia il Siam: l’umanità non ama tornare indietro. Infatti la Ciociaria è una proiezione del passato nel futuro: essa non è mai esistita come entità amministrativa o politica o geografica o di altra natura però è stata la regione ideale che dagli Appennini al Garigliano all’antica Via Appia ha tenuto e contraddistinto folkloricamente tutto il territorio. E questa realtà unificante è enorme; significa che il contadino o la ragazza di Itri o di Anticoli Corrado o di Sonnino o di Picinisco o di Alatri o di Olevano o di Sezze, a parte il dominatore comune che era il papato per quasi tutti, erano normalmente e si sentivano tutti uguali e affratellati in quanto, tra l’altro vestivano sostanzialmente allo stesso modo e calzavano le medesime calzature, ciò che è fondamentale e determinante ai fini della connotazione sociale di una comunità.

E a riprova, questa unità e unicità è documentata e provata da documenti e prove anche queste uniche e, possiamo dirlo, eccezionali: migliaia di opere pittoriche appese in tutti se non quasi tutti, i musei e gallerie del pianeta; per oltre centocinquantanni gli artisti pittori europei hanno dipinto e ritratto questa umanità di Cori, di Fondi, di Alvito, di Olevano, di San Germano/Cassino, di Sonnino, di Civita d’Antino, di Subiaco, di Bassiano, di Alatri lasciando a noi il compito, tra l’altro, di attestarne la uniformità e comunanza folkloriche generali, salvo ovviamente rarissime eccezioni. Quindi i tre sindaci in verità avrebbero facile giuoco, dal punto di vista culturale e storico!!!, a dare finalmente, per la prima volta nella Storia, la connotazione solo corretta e giusta a questo immenso territorio a Sud della linea Tevere-Aniene e fino al Garigliano e suo prolungamento fino a Minturno-Formia. Michele Santulli 

venerdì 13 luglio 2012

Accorpamento dei tribunali, un bene o un male?


Accorpamento dei tribunali, un bene o un male?

Soppressione in arrivo per mini-tribunali e procure: cambia il volto delle circoscrizioni giudiziarie italiane. Intervista a Bruno Tinti

Decreto approvato, tribunale tagliato. Con l’approvazione del decreto legislativo di revisione delle circoscrizioni giudiziarie, il governo ha sancito un cambiamento notevole nel panorama giuridico.
Il decreto prevede infatti la riduzione e l’accorpamento di 37 tribunali e di 38 procure, oltre alla soppressione di tutte le 220 sezioni distaccate di tribunale. Via anche 674 sedi di giudice di pace. Ci sarà la ridistribuzione sul territorio del personale amministrativo e dei magistrati restanti, ma la pianta organica non subirà alcun ridimensionamento. Il ministro della Giustizia, Paola Severino, l’ha definita una riforma epocale. E come tutte le svolte storiche, anche questa è destinata a dividere.

C’è chi la valuta positiva per i costi dello Stato ma anche per la giustizia e per l'interesse del cittadino, pensando all’abbattimento dei costi e a una potenziale accelerazione verso l'introduzione del processo telematico. E chi la bolla come catastrofica, pensando all’aumento delle cause nei tribunali maggiori, o a questioni meno tecniche e più strettamente legate agli interessi di “campanile”. Yahoo! Finanza ha intervistato Bruno Tinti, giornalista e saggista, ma soprattutto magistrato, già Procuratore della Repubblica a Ivrea e successivamente Procuratore aggiunto a Torino. Chi meglio di lui per giudicare un provvedimento che farà risparmiare circa 2,8 milioni di euro per il 2012, 17,3 milioni per il 2013 e 31,3 milioni per il 2014?

Tinti, il ministro Severino parla di svolta epocale. Concorda? Quali sono i  vantaggi, quali le criticità?

L’accorpamento dei tribunali inutili, la riforma delle circoscrizioni, è un tema vecchio, lo era già quando io sono entrato in magistratura, 46 anni fa. Aver fatto qualcosa è già eccezionale. Il problema nasce dalla geografia giudiziaria del nostro Paese, stabilita in epoca napoleonica. E per i tempi andava benissimo, in relazione a distanze misurate col mezzo di locomozione disponibile, ovvero la carrozza. Avere un tribunale ogni 30 km era ragionevole, corrispondendo la distanza a un giorno di viaggio. Siamo rimasti con questa distribuzione delle circoscrizioni fino ad adesso.

Perché succede?
Perché c’è un indotto economico, ogni paese in cui vi è un tribunale vive su quel tribunale, sulla procura, cominciando dalle cose più banali, come i bar dove vanno gli addetti. E poi naturalmente è un’occasione di lavoro: un tempo era difficile che un napoletano venisse assunto come dattilografo al tribunale di Tortona. Per il diplomato locale, era un’occasione di lavoro. E poi c’era la comodità degli avvocati: l’avvocato di Alessandria ha la sua clientela lì, se viene soppresso il tribunale cosa fa, va ad affrontare la concorrenza di tutti gli avvocati che già lavorano a Torino e che sono più numerosi di quelli che lavorano a Manhattan? E’ evidente che c’erano interessi di natura economica terribili. Che sono stati protetti appoggiandosi ai politici locali, destinatari delle richieste di tutte queste persone, avvocati e magistrati stessi. Tutta questa gente remava contro. Il cavallo di battaglia contro l'abolizione dei posti piccoli è: perché volete abolire l’unica realtà dove magari la giustizia funziona meglio, il posto è piccolo, i processi sono pochi, ci si può organizzare con facilità.... Questo non è vero. Ci sono piccoli tribunali che funzionano bene e altri malissimo. Poi c’è un secondo profilo.

Quale?
La domanda è: ammesso che funzioni, ce lo possiamo permettere? No, non ci sono i soldi per mantenere tante strutture giudiziarie. Un tribunale, piccolo che sia, significa un tribunale, una procura della Repubblica, un certo numero di giudici, palazzi in affitto, spese per il cablaggio informatico, luce, acqua. Tutte spese che gravano sul bilancio della giustizia, è vero che la pagano i Comuni ma poi la giustizia deve rifondere ai Comuni quello che hanno speso. Il permanere di tante piccole strutture rende antieconomica la gestione giudiziaria.

Ma, premesso che si potevano sopprimere altre sedi, non ce ne sono alcune medio-grandi che finiscono per gravitare su altre, appesantendole?
Le sedi soppresse era sacrosanto sopprimerle. Che fossero grandi o piccole, se sono più piccole di un altro tribunale messo a 30 km di distanza, non ha senso tenerle entrambe. Bisogna fare un solo tribunale, grande. Qui bisogna anche entrare nel tecnico.

Prego.
Il tribunale piccolo deve affrontare un problema micidiale per fare i processi: per definizione ha pochi magistrati, una ventina. Un magistrato che è intervenuto in una fase processuale, per esempio ha fatto il gip, non può fare il giudice nel successivo processo che ha già trattato come gip, per incompatibilità. In un tribunale piccolo, ad esempio, abbiamo un magistrato che interviene per emettere un mandato di cattura, poi a distanza di 2 mesi il pm fa istanza per ottenere le intercettazioni, dovrebbe provvedere il primo magistrato ma magari quel giorno non c’è, è in ferie, è malato, fa altro, allora interviene un altro. Questi due non potranno mai fare il giudice nel dibattimento, perché si sono occupati di questo processo in una fase antecedente. In un piccolo tribunale si fa presto a trovarsi senza giudici: arriviamo al momento di fare il processo, dove ci sono due giudici soli, che non sono incompatibili e gli altri non possono intervenire. Che si fa? Si fa venire un altro giudice che quel giorno ha altro da fare e quindi il processo viene rinviato e chissà quando si farà. La gestione delle incompatibilità nel posto piccolo è micidiale, in quello grande la disponibilità di un magistrato c’è sempre.

Oltre al cambiamento che investe la logistica, non bisognerebbe pensare anche a depenalizzare i reati, tipo quelli contravvenzionali da punire con pena pecuniaria?
Sono molte le cose da fare. Ma questo non c’entra niente con la soppressione delle piccole circoscrizioni giudiziarie che comunque è una cosa da fare. Certo, se anche i processi fossero meno, avremo la possibilità di risparmiare soldi. Non abbiamo finito, dobbiamo fare una massiccia depenalizzazione. Pensi che oggi è un reato l’omessa posizione nei pubblici locali dell’elenco dei giochi consentiti. Questo reato si "fa" con lo stesso codice di procedura penale che si usa per l’omicidio. Quindi c’è un’indagine del pubblico mistero, bisogna andare davanti al primo giudice, c’è l’appello e il ricorso. Pensi un po’...

Gli italiani sono pronti per il processo telematico, specialmente in ambito civile, laddove questa riforma appare un fattore agevolante in tal senso?Per un utente che il processo sia fatto in aula o telematicamente non ha nessuna importanza tanto lo fa il suo avvocato. Sono questi che dovranno studiare, adeguarsi. E' chiaro che il processo telematico consentirebbe un enorme risparmio di tempo e di soldi. Che gli avvocati siano contenti è tutto da vedere. C’è un vecchio detto latino: dum pendet, dum rendet, ovvero finché la causa c’è, i soldi sono assicurati. Aspettarsi collaborazione dagli avvocati è illusorio.