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lunedì 5 agosto 2013

Processo Mediaset: la Cassazione conferma condanna. Berlusconi: accanimento senza eguali ma resto in campo

Processo Mediaset: la Cassazione conferma condanna. Berlusconi: accanimento senza eguali ma resto in campo

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Processo Mediaset: la Cassazione conferma condanna. Berlusconi: accanimento senza eguali ma resto in campo
Processo diritti tv Mediaset: confermati i quattro anni di carcere (3 coperti da indulto) per Silvio Berlusconi, si rimanda invece alla corte di appello di Milano per ridefinire l'interdizione dai pubblici uffici. Così ha deciso la Cassazione dopo sei ore e mezza di camera di consiglio.
Ma Berlusconi resta in campo, non si fa da parte, anzi rilancia: «In cambio dell'impegno che ho profuso in questi 20 anni per il Paese - afferma l'ex premier in un videomessaggio, registrato e trasmesso in serata - ricevo in premio delle accuse e una sentenza fondata sul nulla assoluto che mi toglie la mia libertà personale e i miei diritti politici, ma questa non è l'Italia che vogliamo e per questo resto in campo. Come? Ripartendo da Forza Italia.
«Dobbiamo chiamare a raccolta i giovani migliori e le energie migliori e insieme a loro rimetteremo in piedi Forza Italia. La sentenza mi rende sempre più convinto che una parte della magistratura sia un soggetto irresponsabile una variabile incontrollabile, con magistrati non eletti dal popolo, che è assurta a vero e proprio potere dello Stato che condizionato permanentemente la vita politica. Nessuno può comprendere la carica di violenza che mi è stata riservata in seguito ad una serie di accuse e processi che non avevano fondamento: è un vero e proprio accanimento giudiziario che non ha uguali».
«Rimettendo in campo Forza Italia - continua il leader del Pdl - puntiamo a chiedere agli italiani di darci la maggioranza per cambiare il Paese e fare quelle riforme necessarie, a partire dalla più indispensabile che è quella della giustizia». Lo stesso capo dello Stato Giorgio Napolitano, nel commentare in una nota la sentenza, ha auspicato che «possano ora aprirsi condizioni più favorevoli per l'esame, in Parlamento, di quei problemi relativi all'amministrazione della giustizia».
E adesso che cosa accade? «La pena principale è definitiva ed è eseguibile», osserva il procuratore di Milano Edmondo Bruti Liberati. Per l'anno che rimane il Cavaliere ha due possibilità: l'affidamento in prova ai servizi sociali o gli arresti domiciliari. L'ex presidente del consiglio non sconterà la pena in carcere.La tensione tra i due principali azionisti dell'Esecutivo Letta di larghe intese è alta.
Solo a ottobre decisione tribunale Milano su esecuzione condanna 
La condanna a 4 anni di reclusione per l'ex premier è dunque eseguibile, ma la decisione dei giudici di Milano arriverà solo in ottobre. L'ex premier infatti avrà tempo fino al 15 ottobre per chiedere l'affidamento in prova ai servizi sociali o gli arresti domiciliari. A decidere sarà il Tribunale di sorveglianza di Milano dopo aver sentito il parere della Procura generale. Mentre sarà la Procura ad avviare l'iter nei prossimi giorni, non appena riceverà le carte da Roma.

Agorà si chiede ancora come Berlusconi abbia cambiato l’Italia, sforzo fuori tempo massimo

Agorà si chiede ancora come Berlusconi abbia cambiato l’Italia, sforzo fuori tempo massimo

di Mariano Sabatini
Adesso la priorità è capire se e come Silvio Berlusconi, il premier più sfavillante degli ultimi centocinquant’anni, ha cambiato il nostro paese. Se lo chiedeva ieri mattina Agorà, nella seconda parte affidata a Giovanni Anversa. Il giornalista ha dedicato tutta la sua carriera al racconto dei mutamenti sociali, sempre dalla parte dei più svantaggiati. Va bene, uno scivolone è concesso a tutti. Certo è difficile, in ogni caso, esprimere tutto il fastidio che simili trasmissioni provocano. Abbiamo detto più volte che è impossibile prescindere dalle vicende imprenditoriali, politiche e soprattutto giudiziarie del cavaliere di Arcore; questo per l’attività tentacolare che ha contraddistinto l’intera sua parabola di vita, che coincide – come per tutti i tycoon – con le professioni svolte.

Non starò a fare esempi, perché partendo dallo stalliere in odore di mafia fino a Ruby Rubacuori, tutti hanno ben chiaro a cosa mi riferisco. La situazione italiana (anche per le malversazioni parlamentari dei tanti governi targati Forza Italia e poi Pdl) è talmente critica che avremmo solo voglia di scrollarcelo di dosso, questo signorotto con velleità da statista: lo faremmo con lo stesso piacere con cui i cani arruffano il pelo bagnato. Più che di bilanci sarebbe tempo di guardare avanti. A quel futuro che quasi nessuno riesce più ad immaginarsi.

Eppure c’è chi si accalora. Sulle poltroncine di Agorà sedeva Anselma Dell’Olio, prestata ad Anversa da Gigi Marzullo, per il quale in questi anni si è prodotta nelle vesti di critico cinematografico. Ed è cinema lo scenario che si prospetta e ci propina, l’ineffabile signora Ferrara: “Vent’anni di processi senza arrivare ad una soluzione, una cosa assurda, è fantagiustizia”.

Un ritrovato della fantascienza le consente invece di obliare, senza scoppiare a ridere, tutte le leggi ad personam e i lodi dei governi Berlusconi che hanno reso possibili le acrobazie giudiziarie dei suoi legali per allontanare le sentenze. Le ha risposto Udo Gumpel, rigorosissimo giornalista tedesco, che ha paragonato l’ex premier al “grande tappo” (non si riferiva alla statura) di questa Italia che non sa rinnovarsi. Difficile invocare la palingenesi con una sentenza della Cassazione sui diritti Mediaset attesa in queste ore e che potrebbe determinare la cadute del governo delle larghe fraintese, come lo ha ribattezzato la mia amica e collega Anna Lombroso. Viene di dare ragione a quel giuggiolone di Matteo Renzi: mandiamolo anche solo in pensione, ma liberiamocene. Finalmente i talk show, una volta saltato il “tappo”, potranno occuparsi di come potremo farcela a risalire la china dell’abisso.

mercoledì 8 maggio 2013

Mediaset, in appello 4 anni a Berlusconi


Mediaset, in appello 4 anni a Berlusconi

Ansa
(ANSA) - MILANO, 8 MAG - I giudici della seconda Corte d'Appello di Milano hanno confermato la condanna a 4 anni di reclusione, di cui tre coperti da indulto, per Silvio Berlusconi, accusato di frode fiscale nell'ambito del processo sulla compravendita dei diritti tv Mediaset. Confermati per l'ex premier anche i 5 anni di interdizione dai pubblici uffici. ''La forza della prevenzione - ha commentato l'avvocato di Berlusconi, Niccolo' Ghedini - e' andata al di la' della forza dei fatti''.

mercoledì 13 marzo 2013

Le lettere di rimborso Imu del Pdl costeranno oltre 2 milioni di euro agli italiani


mer 13 mar 2013 14:03 - I mercati italiani chiudono tra 3 ore e 27 min

Le lettere di rimborso Imu del Pdl costeranno oltre 2 milioni di euro agli italiani

Grazie a una legge del ’93 di cui beneficiano tutte le comunicazione elettorali, il costo delle missive inviate agli elettori per promuovere la restituzione dell'Imu saranno in buona parte a carico dei contribuenti

E’ proprio il caso di dirlo: la promessa di Silvio Berlusconi di rimborsare l’Imu, agli italiani, è costata cara. Sì, perché la lettera arrivata a milioni di persone in campagna elettorale non l’ha pagata il Pdl. O meglio, non solo. Una bella fetta delle spese di spedizione, ben 2.160.000 euro, sono state a carico dei cittadini. A loro insaputa. La legge parla chiaro: il francobollo per i messaggi elettorali, per gli aspiranti parlamentari, costa meno. E molto.

Le comunicazioni, i candidati, le fanno spesso usando questo mezzo, forti della legge 515 del 10 dicembre 1993 che consente loro una riduzione dei costi davvero notevole. Nel caso dell’Imu e della promessa di rimborso si parla di milioni di lettere e francobolli che al Cavaliere sono costati appena 4 centesimi l’una. La condizione, è bene precisarlo, è garantita a tutti i partiti e non solo al leader del Pdl. Ma il punto è un altro. Perché tirando le somme, quelle missive, alle Poste, sono costate 28 centesimi ognuna. Chi ha pagato i 24 centesimi di differenza? Lo Stato. Facendo due conti, per promettere i 4 miliardi dell’Imu sulla prima casa a 9 milioni di persone (tante sono le lettere spedite) gli italiani hanno contribuito con 2.160.000 euro e spiccioli.

E’ un diritto sancito per legge, la comunicazione in periodo di campagna elettorale, e a disciplinarlo è la legge del ’93 che apre un capitolo specifico nei casi di elezione alla Camera dei Deputati, al Senato della Repubblica e ai vari consigli - comunali, provinciali e regionali. Nonché per le corse alle poltrone di sindaco, presidente di Provincia e di Regione. A dettare le regole, nello specifico, è l’articolo 17, che prevede agevolazioni per “ciascun candidato in un collegio uninominale e ciascuna lista di candidati in una circoscrizione per le elezioni per il rinnovo della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica” che ha “diritto ad usufruire di una tariffa postale agevolata di lire 70, per plico di peso non superiore a grammi 70, per l'invio di materiale elettorale per un numero massimo di copie pari al totale degli elettori iscritti nel collegio per i singoli candidati, e pari al totale degli elettori iscritti nella circoscrizione per le liste di candidati.

Tale tariffa può essere utilizzata unicamente nei 30 giorni precedenti la data di svolgimento delle elezioni e dà diritto ad ottenere dall'amministrazione postale l'inoltro dei plichi ai destinatari con procedure e tempi uguali a quelli in vigore per la distribuzione dei periodici settimanali”. Si parla di 70 lire, diventate, in euro, 0,04 centesimi a lettera. Sconto che conviene non poco se l’invio è a tappeto, come nel caso delle lettere sull’Imu. L’aumento dei costi dei servizi postali, poi, non ha spostato di una virgola la vantaggiosa agevolazione e gli sconti non sono stati adeguati alle tariffe in vigore.

Così, la tanto discussa lettera-spot, che ha creato confusione soprattutto tra gli anziani, arrivati in massa a chiedere il rimborso sperando in qualche entrata a integrare le loro magre pensioni, non ha soltanto gravato sul bilancio dello Stato. E’ piombata anche al centro di polemiche politiche e giudiziarie, finendo nel mirino della magistratura. Secondo quanto riporta “Il resto del Carlino”, infatti, dopo l'esposto di una cittadina ne è seguito un secondo, e un terzo, che hanno spinto la Procura di Reggio Emilia ad aprire un fascicolo iscrivendo come indagato Silvio Berlusconi. Nel registro generale delle notizie di reato si ipotizza la violazione dell'articolo 96 del testo unico delle leggi elettorali. In altre parole, il voto di scambio

martedì 12 marzo 2013

I processi a Berlusconi, il Pdl marcia sul tribunale


I processi a Berlusconi, il Pdl marcia sul tribunale

Per i giudici di Milano quello di Silvio Berlusconi è un legittimo impedimento assoluto e quindi l'udienza per il processo sul caso Ruby è stata rinviata. Il collegio presieduto da Giulia Turri ha sostenuto che all'esito della visita fiscale c'è uno 'scompenso pressorio' quindi si tratta di un «assoluto impedimento a comparire in udienza». Quindi il processo Ruby che vede imputato l'ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è stato rinviato a mercoledì.
I giudici hanno mandato tre esperti a verificare
La decisione è arrivata dopo 5 ore di attesa nell'aula del Tribunale di Milano dove si celebra il processo sul caso Ruby che vede imputato Silvio Berlusconi per concussione e prostituzione minorile. I giudici hanno dato mandato a tre esperti di verificare le condizioni fisiche dell'ex premier e stabilire se si potesse parlare di legittimo impedimento assoluto. Senza lo stop si sarebbe proceduto con la requisitoria del sostituto procuratore Ilda Boccassini pronta a chiedere la condanna del Cavaliere.
Parlamentari del Pdl occupano la quarta sezione penale
Davanti al Tribunale è andata in scena la 'rivolta' del Pdl (numerosi parlamentari guidati da Alfano hanno 'occupato' la quarta sezione penale in segno di protesta). Gli eletti alla Camera e al Senato del Pdl, che questa mattina hanno manifestato il proprio sostegno e la vicinanza al presidente Berlusconi davanti al tribunale di Milano, hanno accolto il segretario Angelino Alfano intonando 'Fratelli d'Italia'. Già prima dell'arrivo del segretario, circa 150 parlamentari si erano radunati davanti al tribunale, dopo aver lasciato la riunione alla Camera di commercio. E nell'attesa che arrivasse Alfano, con tanto di tricolore portato dall'onorevole Alessandra Mussolini, tutti in corso hanno iniziato a cantare l'inno nazionale. Dopo 'l'irruzione' dei parlamentari del Pdl davanti all'aula, solo i giornalisti sono rimasti ad aspettare che i giudici si pronunciassero sull'impedimento chiesto dalla difesa di Berlusconi.
Paventato un Aventino contro la magistratura
L'ex premier è concentrato sulle prossime incombenze processuali (soprattutto l'inchiesta di Napoli) e avrebbe invitato i suoi a tenere i nervi saldi. Paventata l'idea di un 'Aventino' contro la magistratura (disertando le prime sedute parlamentari). Il blitz di oggi al palazzo di Giustizia è servito a ottenere il legittimo impedimento assoluto per l'ex premier. «Per ora stiamo fermi, ma tutti devono sapere che siamo pronti a una mobilitazione di piazza permanente», avverte un autorevole esponente azzurro.
Anm: la magistratura non ha fini politici
«Il fine della magistratura non è politico, la legittimazione della magistratura non si fonda sul consenso ma sulla sua professionalità e credibilità che derivano dal rispetto della legge», ha detto a Sky Tg24 il Presidente dell'Anm Rodolfo Sabelli, nella giornata del blitz del Pdl al tribunale di Milano.
Alfano martedì al Quirinale
Il segretario del Pdl, Angelino Alfano salirà domani al Quirinale con i capigruppo uscenti per affidare al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, le loro «preoccupazioni per l'emergenza democratica» prodotta dall'accanimento giudiziario contro Silvio Berlusconi, ha detto Alfano dalla scalinata del palazzo di Giustizia di Milano dove i parlamentari del Pdl sono accorsi . «Abbiamo grandissimo rispetto per Napolitano, siamo dispiaciuti per l'evolversi della giornata, avremmo voluto non venire qui, ma l'aggravarsi della situazione ce lo ha imposto», ha aggiunto Alfano sottolineando che il Capo dello Stato è «un interlocutore di cui ci fidiamo».
Sabato ci sarà una nuova richiesta di rinvio
Da quando si apprende sabato al processo d'appello sui diritti tv di Mediaset, dove l'ex premier rischia la conferma della condanna a 4 anni per frode fiscale, ci sarà ancora una richiesta di rinvio per legittimo impedimento legata alle condizioni di salute e al numero dei giorni di riposo, 15 giorni per infiammazione agli occhi 7 per problemi cardiaci, prescritti dai medici. La battaglia insomma sembra destinata a continuare. La giornata di oggi, caratterizzata dalla visita e dal corteo dei parlamentari neo eletti del Pdl in tribunale, è stata interlocutoria.
Proibite le visite
«Silvio Berlusconi non è in grado di ricevere visite, ho mandato via 150 parlamentari», ha detto il medico personale di Berlusconi, Alberto Zangrillo che ha precisato: «Rimarrà ricoverato fino a domani mattina». Una folta delegazione di parlamentari del Popolo della libertà, Alfano compreso, si era recata a visitare il presidente del partito.