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giovedì 24 luglio 2014

Vitamina D, una buona ragione per esporsi al sole: ma sempre con cautela

Vitamina D, una buona ragione per esporsi al sole: ma sempre con cautela

di Brigida Stagno
Assicurarsi ogni giorno la giusta dose di vitamina D è importante per diverse ragioni: dalla più nota azione protettiva sulle ossa, al ruolo terapeutico e preventivo, dimostrato dalle evidenze scientifiche degli ultimi anni, nelle malattie cardiovascolari, reumatiche, infiammatorie, autoimmuni (come il diabete di tipo II o l'artrite reumatoide), infettive ( per l'aumento della produzione di difensine, sostanze antimicrobiche), fino a quelle tumorali (quali il cancro del colon retto e della mammella). Detta anche la “vitamina del sole” (o vitamina D3 o colecalciferolo), la vitamina D è prodotta in risposta ai raggi UV a partire da derivati del colesterolo presenti nella pelle. Le donne, soprattutto se in età pre-menopausale (cioè dai 20 ai 49 anni), e se obese (ma anche gli anziani, spesso malati e allettati, quindi meno esposti ai raggi solari) sono più predisposte alla carenza di questa vitamina, la cui concentrazione varia però anche a seconda della stagione (più alta in estate), dei paesi (superiore negli Stati Uniti e nei Paesi del Nord Europa) e del sesso (maggiore negli uomini).

Basse dosi di questa sostanza aumenterebbero anche il rischio di mortalità causata da diverse patologie, in particolare quelle cardiovascolari e tumorali. Al contrario, dosi maggiori contribuirebbero a migliorare lo stato di salute generale. Lo conferma una recente metanalisi (cioè la revisione e analisi di più studi clinici) pubblicata sulla rivista scientifica British Medical Journal, che ha esaminato  quasi una decina di studi condotti in Europa e Stati Uniti su oltre 26 mila persone tra i 50 e i 79 anni, seguite per 16 anni per valutare il legame tra deficit di vitamina D e queste malattie e le differenze tra i diversi Paesi, tra i due sessi, nelle diverse età e stagioni. Nello studio, i livelli di vitamina D erano maggiori nelle persone più istruite, che praticavano attività fisica, mentre erano inferiori negli obesi.

Durante i 16 anni di follow-up dell'indagine, nelle 26,018 persone esaminate sono state registrate ben 6,695 morti, 2,624 delle quali per malattie cardiovascolari e 2,227 per tumori.L'associazione tra bassi livelli di vit D e morte per malattie cardiovascolare era evidente nei pazienti con o senza storia passata per queste patologie, mentre nel caso dei decessi per tumori, la correlazione con il deficit vitaminico era presente solo nelle persone con storia di tumori alle spalle e non in quelle con anamnesi negativa per precedenti neoplasie. Questo dato confermerebbe il ruolo della vit D nella prognosi delle neoplasie, ma non si può escludere che sia stato il tumore stesso a determinare una riduzione della concentrazione dei livelli di colecalciferolo nel sangue.

Diversi studi hanno comunque dimostrato che la carenza di questa preziosa vitamina possa predisporre al cancro del colon-retto La D3 possiede infatti alcune azioni anticancro, che contrastano il processo di cancerogenesi, contribuendo a mantenere l’integrità della mucosa dell'intestino e la crescita normale delle cellule intestinali. Malgrado siano necessarie ulteriori conferme, non si esclude in futuro una nuova strategia terapeutica contro i tumori, basata proprio sull'impiego dicalcio e vitamina D.

La carenza di vitamina D è dovuta soprattutto alla scarsa esposizione al sole, a una dieta povera di vitamine o a condizioni particolari che ne alterano l’assorbimento (malattie intestinali). La dose ottimale giornaliera è di circa 800 UI, raggiungibile con l'esposizione giornaliera al sole con le braccia scoperte per circa 15 minuti e una dieta varia, in cui siano presenti tuorlo dell'uovo, pesce, come il salmone, lo sgombro, le aringhe, verdure a foglia verde, latte e derivati, olio di fegato di merluzzo, tutti cibi ricchi di vitamina D. E gli integratori, di cui spesso però si abusa? Sono indicati soprattutto per bambini, anziani e donne in gravidanza e allattamento, quando queste misure non bastano, così come nelle donne in menopausa con osteopenia. In ogni caso è utile valutare sempre i livelli della vitamina nel sangue una volta l'anno, intervenendo (con il controllo del medico curante) con la supplementazione quando sono bassi.
01 luglio 2014

lunedì 5 agosto 2013

BANDIERA BLU: MA IL MARE È REALMENTE PULITO?

BANDIERA BLU: MA IL MARE È REALMENTE PULITO?
Anche quest’anno, tra conferme e new entry, sono state assegnate le Bandiere Blu alle coste italiane. C’è stato perfino un leggero aumento delle assegnazioni. Ma quante località davvero le meritano? E quante godono di questo lusinghiero riconoscimento “di riflesso” perché vicine a posti che invece sono davvero meritevoli?
In realtà occorre sapere che le premiazioni sono “a macchia di leopardo” e l’assegnazione del vessillo non avviene in modo spontaneo da parte dell’organizzazione indipendente danese Foundation for Environmental Education, ma sono le stesse località a farne richiesta. Così quelle più rinomate, già piene di turisti, finiscono per non compilare il questionario, mentre quelle meno conosciute vogliono farsi pubblicità e si affrettano a farlo. Ma vediamo qualche esempio concreto.
In pratica come si ottiene questa “certificazione” sulla purezza del proprio mare? Il comune interessato potrà essere selezionato solo rispondendo ad un questionario dove ci sono varie domande sulla situazione delle sue spiagge (servizi igienici, bagnini e kit di primo soccorso), se viene attuata la raccolta differenziata, sull’effettiva eco-sostenibilità dei mezzi pubblici (programmi di bike sharing, parcheggi attrezzati, bus elettrici, car pooling) e altre iniziative green. Il dato fondamentale però è legato alla qualità delle acque, che dalle analisi devono risultare “eccellenti” e per certificarlo, il comune deve allegare al questionario le analisi delle ultime quattro stagioni.
Così capitano svarioni di tutti i tipi. Eccone alcuni.
A S. Vito Chietino, ad esempio, c’è la Bandiera Blu ma l’Agenzia Regionale per la Tutela dell’Ambiente (ARTA) ha indicato che almeno due zone non sono balneabili per la presenza di batteri come escherichia coli ed enterococchi intestinali, quelli contenuti nelle feci, per intendersi. E in tutto l’Abruzzo ci sono ben 14 località dove sventola la bandiere blu, benché, a ben vedere, l’Agenzia Europea dell’Ambiente ne definisca di qualità “eccellente” solo 4: Tortoreto, Silvi, Rocca San Giovanni e Fossacesia.
Altri paesi hanno invece delle spiagge dove è addirittura vietato tuffarsi: Roseto degli Abruzzi, Pineto, Francavilla al Mare, Ortona e Vasto.
Il discorso della Bandiera Blu per farsi pubblicità è evidente nel fatto che la loro assegnazione sia concentrata soprattutto sulla costa adriatica, ligure e toscana, mentre in regioni come Sardegna (7) e Sicilia (4) non sono granché presenti.
Nelle Marche, ad esempio, delle 3 località premiate, tutte presentano alcune aree che per la Regione invece ritiene non balneabili per le loro acque di qualità “scarsa”: Numana, Porto Recanati e Porto Sant’Elpidio. Lo stesso problema si registra in Liguria (Sanremo) e in Toscana (Camaiore e Piombino).
Il motivo di queste “sviste”, come detto, è legato al ritorno pubblicitario del fregiarsi della bandierina. Così le località che già sono famose per il loro mare cristallino non ci pensano neppure a compilare il questionario della FEE. Saranno invece le meno rinomate o quelle protagoniste di fatti di cronaca legati al divieto di balneazione a correre a candidarsi, sperando in un upgrade.
E non c’è solo questo problema. In realtà la bandiera segnala sì il mare pulito ma ci sono zone di una stessa località dove la qualità dei litorali è differente, e c’è differenza tra acque definite “eccellenti” e acque classificate come “buone” o “sufficienti”. Qui i batteri ci sono eccome, e nuotare lì potrebbe farci prendere una bella gastroenterite. Ed ecco che le coste con Bandiera Blu che non hanno tutte le acque al top sono 41 su 131.
Clamorosi poi i casi in cui a pochi giorni dall’assegnazione dell’ambito simbolo la stessa ARTA abbia dovuto chiudere la medesima spiaggia per aver rilevato una concentrazione di batteri troppo alta.
Accade in Molise (Petacciato e Termoli), in Liguria (Sanremo), nelle Marche (Porto Recanati), in Campania (Sapri), a Livorno, Camaiore e Pietrasanta in Toscana, e in Abruzzo (Roseto degli Abruzzi e Giulianova).
A complicare ulteriormente le cose ci si mette anche il fatto che i vessilli sono assegnati alle singole spiagge. Così a San Vito Chietino sono solo i tratti di Calata Turchino e di Molo Sud mentre il resto della costa è vietato ai tuffi.
Capita così che, ricevuto l’ambito riconoscimento il comune, anche sul sito istituzionale, mostri la propria Bandiera Blu, senza indicare che in realtà solo parte della sua costa se l’è guadagnata realmente. Ed ecco che il bagnante ignaro, parte entusiasta per i comuni “certificati” dal vessillo, senza sapere che, pur pagando tanto, nuoterà in acque perfino non balneabili oppure si trova davanti il cartello di divieto di balneazione.
Mettiamoci anche il fatto che l’acqua cambia grado di purezza dopo delle forti piogge, vicino ai fiumi e nel caso di mareggiate, che possono falsare i risultati. Tutti eventi che diluiscono la concentrazione dei batteri e delle sostanze inquinanti disciolte nel mare.
Infine le Bandiere Blu valutano l’impatto ambientale di costruzioni e chioschi abusivi, di strutture di cemento non autorizzate che magari, non ostacolano la balneazione ma deturpano comunque il paesaggio, Eppure a S. Felice Circeo, nel Lazio, sventola la Bandiera Blu.

Morale della favola. Se dovete scegliere dove passare le vostre vacanze, non regolatevi solo esclusivamente con questo simbolo. Informatevi meglio in rete, chiedendo su qualche forum di discussione informazioni sul posto da chi ci è stato.

martedì 2 luglio 2013

I «MOSTRI» IN RIVA AL MARE CEMENTO E INFRAZIONI IN AUMENTO LUNGO LA COSTA, I NUMERI DI LEGAMBIENTE LAZIO

I «MOSTRI» IN RIVA AL MARE CEMENTO E INFRAZIONI IN AUMENTO LUNGO LA COSTA, I NUMERI DI LEGAMBIENTE LAZIO


È un mare martoriato, insieme alla costa, quello fotografato da Legambiente per l’ultimo dossier «Mare Monstrum» relativo alle illegalità commesse; esattamente 2,9 ogni chilometro di litorale laziale, con un incremento del 59,3% nel 2012 (1.050 i casi in totale). Il peso più importante se lo porta dietro l’abusivismo edilizio in aree demaniali per il quale il Lazio è ottavo nella «speciale» classifica nazionale. Certamente il cemento illegale ha legami profondi e accertati con la presenza della criminalità organizzata in questa provincia. E infatti, come ricorda anche il presidente di Legambiente, Lorenzo Parlati, «secondo la Procura Nazionale Antimafia, la provincia di Latina sarebbe quella che nel Lazio è più interessata da fenomeni criminali con ben 253 beni sequestrati e 123 confiscati, per un valore complessivo di 280 milioni di euro». L’abusivismo edilizio ha un ruolo in questa scenario, specie nelle aree di maggiore pregio e come tali sotto tutela. Nel rapporto di Legambiente c’è anche l’elenco dei «mostri» sequestrati negli ultimi mesi: villa con piscina e pertinenze sul lungomare di Vindicio a Formia costruita a ridosso di un complesso archeologico; dieci ville plurifamiliari nel Parco del Circeo; l’ex fabbrica Desco di Terracina, (poi dissequestrata); gli abusi nell’Hotel Grotta di Tiberio a Sperlonga, di cui è contitolare il presidente dell’amministrazione provinciale, Cusani; Villa Fendi a Sabaudia; gli abusi nel camping Sant’Anastasia a Fondi; l’abuso contestato al giornalista Bruno Vespa a Ponza... «Nel Lazio - sottolinea Parlati - crescono in modo incredibile le infrazioni sul mare e sulle coste, attaccate sul fronte dell’abusivismo, della pesca illegale, della navigazione fuorilegge. I numeri aumentano in modo davvero preoccupante, addirittura quasi del 60%, da un lato di certo per il buon lavoro delle forze dell’ordine e delle Procure ma anche perché si continua a pensare che il mare è una risorsa da sfruttare fino allo stremo. Servono allora nuove politiche regionali per tutelare una delle risorse più importanti sul fronte ambientale e anche su quello economico. Ci aspettiamo si riavvii la discussione sul piano delle coste e della tutela delle acque».

venerdì 3 maggio 2013

ABUSIVISMO VISTA MARE TRA ITRI E SPERLONGA


ABUSIVISMO VISTA MARE TRA ITRI E SPERLONGA
di Francesco Avena
Ruspe fuori controllo, mattone selvaggio e manufatti che spuntano come funghi: scoperto un nuovo caso di abusivismo edilizio tra Itri e Sperlonga dove qualcuno ha provveduto a realizzare due strutture a quanto pare prive di tutte le necessarie autorizzazioni. Forse sarebbero venute fuori abitazioni di lusso vista mare. Il presunto caso di abusivismo edilizio, su cui si stanno ancora svolgendo tutti gli accertamenti del caso da parte della magistratura, è stato scoperto tra le località di Monte Moneta, che si affaccia direttamente sulla spiaggia di Sant’Agostino, di Santo Stefano e Monte Le Fune. Una zona che si perde tra il verde degli alberi e che dà sulla spiaggia: territorio «nascosto» ai più eppure così appetibile proprio per la sua splendida posizione paesaggistica tra Itri e Sperlonga. In quell’angolo di paradiso nei giorni scorsi gli agenti del Corpo Forestale dello Stato di Itri, agli ordini dell’ispettore Roberto Broccoli, hanno scoperto che su un lotto di un ettaro circa di terreno erano spuntati due manufatti, alcuni terrazzamenti capaci di alterare la morfologia della zona, con tanto di una stradina di circa 150 metri lineari. Il tutto a pochi passi di importanti reperti archeologici già finiti sotto la lente della Sovrintendenza dei Beni Culturali. Per fare questo, secondo quanto accertato dagli investigatori, il responsabile - un cittadino del posto - aveva provocato il movimento della terra senza la dovuta autorizzazione e l’intervento su suolo demaniale che è stato illecitamente modificato per uso evidentemente privato. Come da prassi, gli agenti del Corpo Forestale di Itri hanno provveduto a sequestrare tutte le opere non autorizzate e hanno informato la magistratura. La zona non è certo nuova al fenomeno dell’abusivismo edilizio. Nell’estate di due anni fa, sempre gli uomini del Corpo Forestale, nella fattispecie il Nucleo speciale del NIPAF, agli ordini dell’ispettore Stefano Giulivo, apposero i sigilli a ben 21 unità immobiliari dotate di tutti i comfort delle abitazioni di lusso.

lunedì 12 novembre 2012

SABAUDIA - UN MARE DI PLASTICA, LA PASSEGGIATA ALTERNATIVA A SABAUDIA


UN MARE DI PLASTICA, LA PASSEGGIATA ALTERNATIVA A SABAUDIA
di Maria Sole Galeazzi
La spiaggia di Sabaudia è piena zeppa di plastica. Non c’è altro modo per descrivere quello che decine di persone si sono trovate davanti in questi giorni, quando, approfittando del sole e del caldo innaturale, hanno deciso di farsi una passeggiata. Sostenere che i rifiuti sulla sabbia siano la normale conseguenza delle mareggiate decisamente è una spiegazione che non regge. Perchè non stiamo parlando di grossi rami o al massimo di galleggianti o bastoncini di cotton fioc. No, sulla spiaggia di Sabaudia ci sono cisterne in plastica, barili di ogni genere compresi quelli per carburante ed anche frigoriferi. Qualcosa non va, troppe cose dopo i mesi estivi sono state probabilmente «lasciate» a pochi metri dalla riva del mare e non stiamo parlando di una performance artistica. Tutt’altro, si tratta semplicemente di rifiuti ingombranti, gli stessi che vengono abbandonati sulle Migliare. Difficile stabile se l’ipotesi peggiore sia quella che vengano trascinati in acqua con la prossima mareggiata o se rimangano esattamente dove sono. E per non sminuire nemmeno la presenza dei cotton fioc, che oltre ad inquinare finiscono spesso nello stomaco dei pesci fa bene ricordare che una scrupolosa signora proprietaria di un’attività storica alla Bufalara da sola, lo scorso anno ne ha raccolte diverse migliaia.
Le dune di oggi sono diverse da quelle descritte da Moravia e Pasolini, la storia che si racconta in questi giorni è infatti decisamente «sporca».

sabato 3 novembre 2012

Azione di pirateria a largo di Latina

Azione di pirateria a largo di Latina, rapinati due imprenditori a bordo di uno yacht

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Due imprenditori, marito e moglie sono rimasti vittima di un vero e proprio arrembaggio mentre erano a bordo del loro yacht il "Blu III" nel mare al largo tra Latina e Anzio, zona del litorale a sud di Roma. Secondo il racconto dei due naufraghi, due persone a bordo di un potente gommone e armate di pistola il 20 ottobre scorso hanno abbordato lo yacht in navigazione, salendo a bordo e costringendoli a consegnare oro e denaro. Poi avrebbero fatto calare in mare il tender, ordinando ai due di salirvi rimanendo a bordo per appropriarsi anche della barca da diporto.

Dopo circa 6 ore i due naufraghi, imprenditori della zona del litorale a sud di Roma, sono giunti al porto di Nettuno dove hanno denunciato l'accaduto. Ieri, a nove giorni dall'abbordaggio, il "Blu III", un'imbarcazione di 20 metri, è spiaggiato sulla costa di Anzio, dove si è sparso tutto il fasciame.

L'inchiesta è coordinata dal sostituto procuratore a Latina Maria Eleonora Tortora mentre le indagini sono condotte dalla capitaneria di porto di Anzio. I reati ipotizzati al momento sono rapina aggravata dall'uso di armi e naufragio. Gli inquirenti però non escludono altre ipotesi. 

mercoledì 25 luglio 2012

Spiagge in concessione e spiagge libere


       Come vengono gestite le spiagge libere?

Quando ci sono di mezzo le autonomie territoriali, il rischio è di dover fare i conti con normative che cambiano da un territorio all'altro, mandando in confusione i turisti. E' il caso, ad esempio, delle spiagge libere, che sono sottoposte a un primo livello decisionale ad opera delle Regioni (in linea con il quadro di riferimento nazionale), ma anche a un ginepraio di regolamenti comunali.

Dal blog di 6sicuro: Vacanze, divertirsi spendendo poco

Il diritto all'accesso
La normativa nazionale impone come principio generale l'equilibrio tra spiagge in concessione e spiagge libere. Spetta poi alle Regioni e ai Comuni la garanzia e il rispetto di questo indirizzo nei piani regionali e nelle deleghe municipali. Questi enti intervengono non solo nelle concessioni, ma anche nel definire le distanze minime tra i lidi. I problemi nascono in fase di applicazione, con molti stabilimenti che forzano le regole per massimizzare i guadagni e spesso cercano di ingannare i consumatori giocando sulla mancata conoscenza normativa da parte di questi ultimi.

Gratis nei lidi
Così, un principio da tenere sempre a mente è che la battigia (intesa come la fascia di spiaggia fino a cinque metri dal punto in cui arrivano le onde) è sempre libera, anche nei lidi. Se il gestore chiede somme denaro a chi si trova in questa zona della spiaggia o ne impedisce il transito, viola la legge. Tuttavia il diritto del bagnante non è assoluto: sulla battigia non possono essere collocati oggetti ingombranti come ombrelloni, sdraio o tavolini, né può essere intralciato il passaggio ad altri bagnanti e ai mezzi di soccorso. Questi principi lasciano, tuttavia, spazio a diverse declinazioni nei regolamenti comunali e discrezionalità ai gestori, cosa che apre le porte a eventuali controversi. Eventuali violazioni (o presunte tali) possono essere segnalate alla polizia Municipale, ai Carabinieri e alla Capitaneria di Porto.        

martedì 17 luglio 2012

Terracina: Arpa consegna i dati sulla balneabilità


    MARE DI TERRACINA
Due aree non balneabili secondo l’Arpa
Le altre sono balneabili

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Liquami a riva tra San Felice e Terracina

TERRACINA – L’Arpa Lazio ha consegnato i dati ufficiali delle analisi chimiche effettuate alle acque del mare di Terracina, le quali attestano che non sono balneabili le acque prospicienti il porto di Terracina – depuratore di via Delle Cave, e quelle in corrispondenza della foce del Fiume Portatore. Sui rimanti tratti di mare l’Arpa Lazio ha riscontrato positivi risultati, ottenuti in virtù di una corretta ed efficiente depurazione delle acque.
Dai 1.000 metri di uno storico divieto posto alla sinistra del Fiume Portatore si è scesi a 250 metri; dei 1.300 metri posti alla destra dello stesso Fiume Portatore oggi il divieto di balneazione è posto a soli 250 metri.
Rispetto a queste fisiologiche interdizioni, sulle quali l’Amministrazione sta lavorando per abbatterle definitivamente, l’acqua del mare di Terracina è stata definitiva dall’Agenzia regionale di protezione ambientale, eccellente sul 99% del nostro tratto di costa. Evidenzio inoltre che l’Amministrazione comunale, rispetto alle competenze specifiche affidate per legge all’Arpa Lazio, monitora direttamente e costante la qualità delle acque del mare terracinese, conscia dell’importanza che queste rappresentano per il comparto turistico della Città.
Per quelle che sono le nostre responsabilità e per la passione che poniamo affinchè turisti e residenti possano bagnarsi in tutta sicurezza, qualche volta siamo giunti a “frizioni” nei rapporti con altre istituzioni, come nel caso del Consorzio di Bonificazione dell’Agro Pontino.
Per comprendere il fenomeno in corso c’è però bisogno di avere contezza che questo è causato principalmente a un’abnorme fioritura algale provocata all’aumento della temperatura del mare, che interessa l’intero Basso Tirreno.
Per questo – termina il sindaco Procaccini – raccomando ai mezzi di comunicazione di porre la massima attenzione nel diffondere notizie di pseudo inquinamenti non supportate dalle analisi chimiche emesse da enti preposti, perché potrebbero rivelarsi dei boomerang gravi dal punto di vista turistico e commerciale per la nostra Città e per il comprensorio pontino”.

Latina, mare sporco


    Mare sporco: L’assessore Cirilli spiega i problemi della marina – AUDIO

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Come si presenta il mare a Latina

LATINA – A causa di una mareggiata che sta interessando il litorale pontino, partirà in azione probabilmente domani il battello spazzamare che andrà a ripulire il litorale pontino dai rifiuti galleggianti e a monitorare quotidianamente lo stato delle acque. L’allarme dunque, da Latina e fino a Terracina, è sempre alto, e nel week end, proprio a causa del mare sporco, tanti bagnanti hanno deciso di andare a fare il bagno altrove, quasi disertando il mare di Latina. L’assessore all’ambiente Fabrizio Cirilli, che ha sempre detto di volere puntare alla bandiera blu, ha spiegato che “i mali della nostra marina sono strutturali e non stagionali. Frutto di politiche passate inesistenti. Pronta una strategia per individuare gli illeciti ambientali, incrociando le utenze legate all’acqua potabile con quelle legate all’allaccio in fogna”.
ASCOLTA FABRIZIO CIRILLI
PD – Intanto il Partito Democratico fa notare qualche incongruenza: “Dopo che abbiamo sollevato il problema dell’inquinamento delle acque del mare di Latina, l’Arpa Lazio sostiene che il contenuto delle schiume e dei liquami marroni deriva dai canali, ma poi asserisce che nei canali non ci sono valori che superino i limiti di legge. Dall’altra parte l’assessore all’ambiente del Comune di Latina annuncia la necessità di un risanamento del litorale”. Nicoletta Zuliani, consigliera comunale del Pd, sottolinea come “l’Arpa Lazio annuncia un maggiore impegno nel controllo della qualità delle acque perché fino a oggi non è stato evidentemente adeguato alle esigenze. In più l’assessore all’ambiente dichiara che sono già stati avviati gli interventi di fitodepurazione dei canali Colmata e Mastropietro. Ma si tratta di progetti derivanti dal Plus, che non sono ancora partiti”.
“L’amministrazione risulta costantemente in ritardo: per le passerelle a mare, per la qualità dell’acqua, per i campeggi, per l’avvio della stagione ai vari operatori. Non mettiamo mano ai problemi finché non c’è pressione sociale. A noi non bastano i buoni intenti né le dichiarazioni rassicuranti dell’assessore né l’impegno a lavorare meglio dell’Arpa – dice ancora la Zuliani – vogliamo incontrarli ufficialmente per conoscere i dati, i progetti  e i tempi in cui gli interventi saranno effettuati. Servono fatti e non propaganda:  Altrimenti non possiamo considerare affidabili questi interlocutori”.
La consigliera Zuliani in data 10 luglio aveva scritto all’Arpa Lazio, alla società Acqualatina e all’assessore ai lavori pubblici per avere i dati relativi all’inquinamento delle acque del mare di Latina, alle possibili conseguenze sanitarie che ne deriverebbero, per conoscere i dati sul funzionamento del depuratore e della capacità di depurazione anche in relazione all’aumento anagrafico, per sapere i numeri relativi alla rete fognaria dei borghi marinari.
Ora l’assessore all’ambiente scopre che il depuratore di Borgo Sabotino va messo a norma e che in larghe zone dei borghi marinari manca l’allaccio fognario.
«Voglio incontrare Arpa, Acqualatina e l’assessore – conclude Nicoletta Zuliani – perché in questa vicenda è necessaria una maggiore trasparenza che costringerà tutti a lavorare di più e meglio».

domenica 15 luglio 2012

Mare sporco, Arpa: colpa del caldo


Mare sporco, Arpa: colpa di caldo e alghe

14/07/2012, di  (modificato il 14/07/2012 alle 11:25 am).
Continuano ad arrivare numerose segnalazioni di acqua sporca nel litorale pontino. Ora arriva una risposta dall’ARPA Lazio che precisa di essere “sempre impegnata nell’articolato programma di monitoraggio delle coste secondo quanto programmato dalla regione Lazio (ai sensi del D. Lgs 116/08) e i risultati vengono costantemente pubblicati sul sito web dell’Agenzia”.
“Tale programma – scrive l’Arpa – prevede il controllo della qualità delle acque con particolare attenzione alle aree balneabili (quindi con l’esclusione di porti, foci dei fiumi, aree interdette) dove è significativa la presenza di bagnanti; i controlli, effettuati sulla base dei
parametri microbiologici previsti dalla UE, si articolano su più di 200 punti nei 360 km di coste del Lazio e vengono ripetuti lungo tutto l’arco della stagione balneare (da aprile a settembre), con immediata segnalazione alle autorità competenti qualora si verifichino
eventi critici dal punto di vista della tutela della salute dei cittadini. Va evidenziato che durante gli ultimi giorni una situazione meteo-climatica eccezionale con il conseguente surriscaldamento dell’acqua marina, unitamente allo scarso ricambio dovuto alle condizioni di mare calmo, ha contribuito ad una proliferazione algale che favorisce la produzione di mucillagini, schiume ed eventi di intorbidamento delle acque. In questo quadro le segnalazioni che possono giungere e i risultati delle campagne autonome di monitoraggio, come Goletta Verde, se pure non possono e non debbono sostituirsi a quanto ARPA per legge fa, possono fornire ulteriori elementi di informazione e suggerire controlli mirati.
La frequenza e capillarità dei monitoraggi programmati – sottolineano i vertici dell’ARPA Lazio, Corrado Carrubba e Giovanni Arena – sono di per sé sufficienti ad assicurare un’informazione corretta e completa sulla salute delle acque regionali, tuttavia ad eventi eccezionali l’Agenzia risponde anche con specifici interventi volti ad approfondire e ad integrare l’attività di controllo nelle situazioni di maggiore rilevanza e criticità. Garantiamo, quindi, che l’Agenzia innalzerà il proprio livello di attenzione e di presenza sul territorio, come sempre nella stagione estiva, ove si rendessero necessari degli ulteriori controlli”.

sabato 14 luglio 2012

Mare sporco, allerta


LE strisce di acqua torbida in mare preoccupano. Parola di Pasquale Milo, pediatra e
segretario dell'ordine dei medici di Latina, che
ha scritto una lettera al sindaco Nicola Procaccini, per esprimere preoccupazione «per la
salute dei cittadini - si legge - sopratutto i più
piccoli, che fanno il bagno nel tratto di mare
della spiaggia di ponente di Terracina, dove
ormai da oltre 20 anni viene affisso il cartello
di divieto di balneazione, che puntualmente
non viene rispettato». Milo chiede al sindaco
di «far rispettare il divieto» oppure di «effettuare giornalmente un'analisi chimica delle
strisce di acqua marrone, che fuoriescono dal
canale Portatore e renderne pubblico il risultato, così da tranquillizzare i cittadini e coloro
che vengono a villeggiare nella nostra meravigliosa città». Il segretario dell’Ordine dei
medici parte da giugno, mese da cui «tutti i
giorni è un continuo arrivare sulla spiaggia,
dal canale Portatore, di erba e strisce di acqua
torbida, e tra le ore 13 e le 14 , con l'aumentare
del vento di ponente, queste strisce, che sembrano liquami, arrivano sulla nostra spiaggia
fino ad 1,2 km dal Portatore». Fenomeno
diminuito, continua, negli anni passati grazie
all’impegno dell'assessore all'Ambiente Loreto Maragoni. «Mi sembra che questo controllo non ci sia più. Come Medico è mio
dovere sensibilizzare le istituzioni, ed in primis il Sindaco di questa città».
D. R .