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giovedì 10 gennaio 2013

BORGO SABOTINO, NON SI ABBASSA LA TESTA, SI GUARDA IN AVANTI


BORGO SABOTINO, NON SI ABBASSA LA TESTA, SI GUARDA IN AVANTI
di Marco Omizzolo
Ancora un attentato, un’intimidazione, vigliacca come tutti gli attentati e le intimidazioni. Ancora un’aggressione che colpisce una comunità di giovani che sta tentando, con tenacia e determinazione, di riscattare il proprio territorio dal giogo infernale della violenza mafiosa, dagli interessi di un’economia illegale e diffusa, da una certa visione della politica che è corsa spregiudicata al potere e non servizio ai cittadini.
Proprio il 1° di gennaio, mentre molti continuavano a festeggiare l’avvento del nuovo anno, qualcuno, per l’ennesima volta, ha voluto attentare ad un bene che è ormai diventato il simbolo della resistenza civile contro la prepotenza mafiosa in provincia di Latina. Un ignoto vigliacco è entrato nel Villaggio della Legalità di Borgo Sabotino, un ex camping abusivo confiscato e affidato temporaneamente a Libera e alla sua rete di associazioni dall’aprile del 2011, intitolato a Serafino Famà, avvocato catanese ucciso nel 1995 perché reo di resistere ai clan mafiosi locali. Il vigliacco ha cosparso i teloni della tensostruttura in plastica di benzina e ha appiccato l’incendio. Le fiamme hanno fatto il resto. La copertura in plastica è stata, in parte, avvolta dal fuoco e i danni risultano evidenti. Il fumo ha annerito buona parte degli interni e qualche arredo.
Già in passato ci sono stati attentanti e atti vandalici al Villaggio della Legalità e ai beni che esso custodiva. Soda caustica fu versata in un pozzo il giorno prima di un’importante iniziativa alla quale partecipavano numerosi bambini, di notte soliti ignoti ruppero a colpi di bastone le telecamere di sorveglianza e ancora, in un’altra occasione, vandalizzarono molti beni appartenenti a Libera, Legambiente e ad altre associazioni, che trovavano ospitalità in quella struttura.
Non si tratta solo di attentati, ma di messaggi chiari, quasi a dire “noi qui non vi vogliamo”. Messaggi rispediti però al mittente. La risposta che molti giovani, cittadini, persone per bene, hanno saputo immediatamente dare è stata emozionante. Ogni volta si è ricominciato, tutti insieme, rimboccandosi le maniche. Si è ripartiti, non solo per riparare, ma ogni volta per rendere più bello, accogliente e solido il nostro Villaggio della Legalità.
Un esempio da sostenere e da incoraggiare. Come in passato dunque, anche in questo caso, il sabato successivo al rogo doloso, decine di amici, volontari, attivisti di Libera, Legambiente e altre associazioni, hanno dato il buon esempio e indicato la strada. Non si molla, si rilancia. Non si abbassa la testa, si guarda in avanti e si continua a camminare sulla strada della legalità, della giustizia, della solidarietà, per sconfiggere insieme la violenza vigliacca delle mafie e dei sistemi di poteri che la tengono viva. Se è il noi che vince, come afferma sempre Don Ciotti in ogni suo intervento, al Villaggio della Legalità, a Borgo Sabotino, quel noi si fa impegno quotidiano, sorriso, lavoro, fatica, comunione e partecipazione. La risposta migliore a chi vuole uccidere la speranza e la voglia di riscatto e che per questo è destinato e perdere.
Quel territorio è stato già teatro di episodi inquietanti, sui quali poca e distratta è l’attenzione delle istituzioni. Borgo Sabotino dista solo pochi chilometri da Borgo Montello, dove si trova una discarica di rifiuti, di veleni e di misteri, dove è stato ucciso il parroco Don Cesare Boschin perché aveva osato denunciare l’interramento di fusti tossici provenienti dalla pancia delle navi dei veleni e il traffico di droga che coinvolgeva così tanti giovani della sua comunità. Sulla gestione della discarica e sul relativo inquinamento ambientale è in corso un processo che vede tra i banchi della pubblica accusa il PM Miliano della Procura di Latina, lo stesso al quale fu recapitata una busta anonima a pochi giorni dall’inizio del processo con la scritta minatoria “un proiettile costa solo pochi centesimi” e Legambiente come parte civile, insieme a poche altre associazioni. Anche in questo caso, della Provincia di Latina e della Regione Lazio, neanche l’ombra.
Questi luoghi, incantevoli per bellezza e suggestione, erano e sono ancora presidiati dagli uomini e dalle donne delle mafie. Casalesi, camorristi, mafiosi hanno sempre determinato un’influenza fortissima sul territorio, a volte attraverso minacce, altre invece mediante il sistema degli affari.
Non a caso, a distanza di soli pochi chilometri dal Villaggio della Legalità, risiedeva Maria Rosaria Schiavone, figlia di Carmine, collaboratore di giustizia e fratello del noto Sandokan Schiavone, poi arrestata per estorsione aggravata e favoreggiamento della camorra, nel giugno del 2010, grazie all’azione coordinata della DDA e della Squadra Mobile di Latina. La Schiavone è considerata il vero capo della colonna pontina. Quella delle intimidazioni, degli attentati, dell’acquisto di alcuni terreni intorno alla discarica di Montello.
Ormai le mafie, in provincia di Latina, si muovono in contesti che sino a qualche anno fa sembravano a loro inaccessibili. Tentano di entrare direttamente nei Consigli comunali, non più con prestanome reclutati in vario modo ma con referenti diretti, così come riescono ad acquistare terreni, negozi, grandi hotel senza problemi. Sparano sapendo di poter contare su un sistema di protezione che gli fornisce notevoli garanzie. È capitato la scorsa estate, quando fu ucciso il boss degli Scissionisti Gaetano Marino davanti un notissimo stabilimento di Terracina, sul litorale pontino, con sei colpi di pistola e a Nettuno, la cui amministrazione fu già sciolta anni fa, proprio per infiltrazione mafiosa.
L’aggressione allo Stato è massima. Lo dimostrano i proiettili giunti all’ex questore di Latina e al capo della Squadra Mobile, gli attentati incendiari al Parco Nazionale del Circeo, le aggressioni a molti amministratori pubblici, le auto andate a fuoco di notte di imprenditori e commercianti, i sequestri e le confische compiute ai danni di mafiosi di varia provenienza, la scoperta di arsenali della camorra, peraltro proprio a Fondi, la cui amministrazione non fu sciolta per infiltrazione mafiosa per esplicita volontà dell’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e dei suoi luogotenenti pontini.
La risposta ad un’emergenza democratica e alla crisi della legalità in provincia di Latina, certo deve essere politica, istituzionale, giudiziaria. Ma anche sociale, civile, associativa. Al Villaggio della Legalità un gruppo di giovani ci sta provando, con perseveranza e coraggio. I cancelli di quella struttura, nonostante le violenze subite, sono sempre aperti, ancora oggi, in attesa di nuovi amici, cittadini, attivisti, perché le mafie perdono dove c’è partecipazione, impegno, solidarietà, coraggio. Non resta che resistere e continuare a lottare.

sabato 8 settembre 2012

Intervista a Nino Daniele: così si colpisce la camorra


Intervista a Nino Daniele: così si colpisce la camorra

A tu per tu con Nino Daniele, presidente dell’Osservatorio sulla camorra e l’illegalità in Campania: le vittorie contro il racket, Radio Siani, l’educazione dei giovani alla scelta. Perché scegliendo si può infliggere un duro colpo alla malavita.
Una laurea in Filosofia, la scrittura, la politica a soli 22 anni e soprattutto la passione per la legalità. Quella passione che ti spinge a metterci la faccia, a lottare in prima linea, a rischiare di rimanere solo, a mettere in pericolo la tua vita, in nome della giustizia, della verità, di un mondo pulito. Nonostante tutto. Ma Nino Daniele non si è mai scoraggiato: è andato avanti e, anche grazie ad un Uomo come lui, qualcosa in Campania, è cambiato. Vice presidente della Giunta Regionale e indimenticato Sindaco di Ercolano, Presidente dell'Agenzia Regionale dei Segretari generali comunali e provinciali, Presidente Regionale e componente della Direzione Nazionale dell'ANCI, Associazione dei Comuni Italiani, attualmente è Presidente della Federazione delle Associazioni delle autonomie locali della Campania (ANCI, UPI, AICREE, UNCEM, Lega Autonomie) e Presidente dell'Osservatorio sulla camorra e l'illegalità in Campania.
Quale è il ruolo dell'Osservatorio?
“È un centro di studi, ricerche, iniziative contro le mafie al quale collaborano illustri studiosi e giovani ricercatori. Presso l'Osservatorio lavorò anche Giancarlo Siani, il giornalista del Mattino di Napoli ucciso 26 anni fa, ed ha fatto le sue prime prove di giornalista e scrittore Roberto Saviano. La sua attività principale è impegnarsi in una serie di iniziative atte a diffondere la cultura della legalità. Spesso organizziamo incontri nelle scuole per sensibilizzare i giovani. Io, già prima di diventarne Presidente, avevo cominciato a collaborare attivamente!”.
Recentemente a Napoli avete raggiunto un obiettivo importante: la derackettizzazione di due piazze.
“La piazza derackettizzata è una cosa straordinaria perché per dichiararla tale occorre che i commercianti, gli imprenditori che sono su quella strada si impegnino a non pagare il pizzo. Sino ad ora sono state elette due piazze derackettizzate, quella di Pietrasanta e ad ottobre anche Pignasecca. E sono state due giornate di grande festa. All’origine dell’iniziativa c’è stato un atto di coraggio, forza etica e civile da parte degli operatori economici. Il consumo critico, o addio pizzo, come lo chiamano a Palermo, lo considero un’idea formidabile, che può cambiare il mondo. Consumare in maniera critica significa comprare pensando, comprendere l’importanza di questo gesto. Scegliere è un modo fondamentale di dichiararsi contro le mafie”.
Cosa possiamo fare noi?
“Molto spesso i cittadini mi hanno posto questa domanda, anche i ragazzi quando siamo andati nelle scuole. Molti dichiarano il loro sostegno, la loro condivisione. Ma la cosa che si può fare, concretamente, è decidere di andare in un negozio che fa parte dell’associazione antiracket e che dichiara di non pagare il pizzo. Perché questo è un modo di infliggere un duro colpo alla criminalità”.
Quando ha sentito che qualcosa stava cambiando ad Ercolano, città di cui è stato Sindaco dal 2005 al 2010?
“I primi sentori di cambiamento li ho avuti in quello che considero forse il giorno più bello… Una tappa importante è stata quando abbiamo avviato Radio Siani, web radio realizzata nella casa confiscata di un boss. Ricordo che un gruppo di giovani di Ercolano, dei volontari, è andato su quella casa e ha cominciato a trasmettere via web programmi, sia facendo informazione che trasmettendo musica, contro la camorra. In quell’appartamento è stato creato uno strumento di partecipazione e informazione democratica fatta dai giovani della città…”.
Il dopo Nino Daniele come lo sta vivendo la città di Ercolano?
“Adesso è in corso, con il sostegno dell’Amministrazione (Da marzo 2010 il Sindaco è Vincenzo Strazzullo – ndr) e anche di gran parte della città, il processo contro i clan che è nato dalle denunce dei commercianti antiracket. Lunedì 31 ottobre c’è un’altra seduta. La cosa significativa è ascoltare le deposizione dei commercianti che raccontano delle pressioni subite. Non hanno più paura. Vanno ad affrontare il processo a viso aperto”.
E lei ha mai avuto paura?
“Sì. Ho avuto paura … ci sono stati momenti di forti tensioni. C’erano scritte minatorie sui muri… bombe carta sotto il Comune. Momenti anche in cui mi sono sentito solo. Abbiamo tenuto duro perché la parte migliore della città mi sosteneva”.
Progetti sui quali state lavorando?
“Stiamo continuando a lavorare per dare forza al consumo critico. Il FAI (Federazione Antiracket Italiana – ndr) ha costituito un Comitato di garanti, saggi, di Napoli e della Regione Campania che valuterà le richieste dei commercianti per mettere il logo del consumo critico sulle proprie vetrine. Puntiamo molto che si diffonda questa forma di ribellione. Sta dilagando e immaginiamo come sarà importante avere negozi derackettizzati sulle piazze, lungo le strade. Scatterà sicuramente una sorta di effetto emulativo. E questo vorrebbe dire cambiare davvero tutto”.
Quale è il giro d’affari del racket in Campania?
“C’è stato un bellissimo studio promosso dalla Fondazione Rocco Chinnici, “I costi dell’illegalità. Camorra ed estorsioni in Campania”, edito dal Mulino, curato da Giacomo Di Gennaro e Antonio La Spina, pubblicato a fine 2010 sul costo dell’illegalità in Campania. Ebbene il costo, che comprende anche usura e racket, si aggira intorno al 10/20% del Pil dell’intera Regione. Nel 2009 la Fondazione presentò degli studi relativi al racket, solo per la provincia di Napoli e Caserta, e risultarono 510 casi di racket registrati in più di 250 atti giudiziari (dati che si riferiscono al periodo 2000 – 2009). Da quanto emerso il pizzo sottrae all’economia pulita circa un miliardo di euro all’anno…”.
Della Campania e di Napoli si parla sempre in termini negativi. Come far emergere le iniziative che state portando avanti?
“Non è facile… Noi proseguiamo portando avanti buoni esempi, buone pratiche. Speriamo, attraverso queste azioni, di attirare l’attenzione dei media. Ti faccio un esempio: ad Ercolano abbiamo presentato negli scavi la piantina turistica antiracket, stampata in Germania, a cura del Consolato tedesco a Napoli. Così i tedeschi, in visita ad Ercolano, potranno non solo vedere gli scavi e le ville del ’700 della città, ma sapere anche in quali negozi comprare, con la certezza di non dare i propri soldi alla malavita. Una cosa bellissima. È la prima forma di internazionalizzazione dal basso della lotta al racket, che è un problema globale. E questo è stato possibile anche grazie alla sensibilità di uomini come il Console tedesco o quello britannico che, nella piazzetta di Pietrasanta, a Napoli, ha diffuso materiale turistico per gli inglesi, in modo da far viaggiare nel mondo una immagine positiva dell’Italia. Anche indipendentemente dalla stampa nazionale”.
Ha mai pensato di andar via da Napoli o dalla Campania?
“No… come si potrebbe!? I commercianti, io, amiamo questa terra e cerchiamo quotidianamente di migliorarla”.
L'appuntamento
Il 4 novembre Nino Daniele parteciperà, in qualità di relatore, al secondo degli appuntamenti del progetto “Incontri sulla legalità” organizzato da Agostino Alla presso l’Istituto Bianchini di Terracina. L’evento è aperto al pubblico.
Processi dal 2004 al 2011
Dal novembre 2004, data in cui fu presentata la prima denuncia per estorsione con la collaborazione della prima associazione antiracket napoletana, fino a ottobre 2011 sono stati avviati 170 procedimenti penali contro 1.914 imputati con la costituzione di parte civile delle associazioni antiracket e in quelli più importanti con la costituzione di parte civile del Comune di Napoli e del Comune di Ercolano (www.antiracket.info).
Che cos'è il consumo critico
Dopo il lancio della campagna "Contro il pizzo cambia i consumi" avvenuto a Palermo nel 2005, su iniziativa della FAI (Federazione Italiana Antiracket), si va diffondendo sempre più il principio e la pratica del consumo critico antipizzo.
Sta accadendo infatti in città dove le realtà associative antiracket sono forti e presenti sul territorio: è il caso di Messina e Gela dove si sta lavorando per la creazione di una lista d'imprenditori pizzo free. O di Catania. Intanto a Napoli il consumo critico antipizzo è già diventato realtà: nel 2008, Tano Grasso, presidente onorario della Fai, ha dato il via alla campagna “Pago chi non paga” Sulla falsariga dell'esperienza palermitana. E nel 2011 sono state inaugurate due piazze derackettizzate a Napoli: Piazzetta Pietrasanta e Piazza Pignasecca.
Il movimento addiopizzo
Addiopizzo è un movimento aperto, fluido, dinamico, che agisce dal basso e si fa portavoce di una “rivoluzione culturale” contro la mafia. È formato da tutte le donne e gli uomini, i ragazzi e le ragazze, i commercianti e i consumatori che si riconoscono nella frase "Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità".
Addiopizzo è anche un'associazione di volontariato espressamente apartitica e volutamente "monotematica", il cui campo d’azione specifico, all’interno di un più ampio fronte antimafia, è la promozione di un'economia virtuosa e libera dalla mafia attraverso lo strumento del “consumo critico Addiopizzo” (www.addiopizzo.org).
La spesa a pizzo zero: il libro
Per combattere la mafia i cittadini hanno nelle proprie mani uno strumento inedito: il consumo critico. Ovvero le scelte di acquisto che - dalle arance agli arancini - privilegiano i produttori e i commercianti pizzo free, attenti al rispetto dell’ambiente, dei lavoratori, della legalità. “La spesa a pizzo zero. Consumo critico e agricoltura libera: le nuove frontiere della lotta alla mafia” di Francesca Forno raccoglie e restituisce l’esperienza dei ragazzi di “Addio Pizzo”, che a Palermo per primi hanno dichiarato che “un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità”. Si racconta la nascita delle cooperative di Libera Terra, lo sviluppo di una nuova agricoltura legata al biologico, ai Gruppi d’acquisto solidali e alle relazioni Sud-Nord, le produzioni virtuose nate grazie alla confisca dei beni appartenuti ai mafiosi.
Radio Siani: comunicare, denunciare, partecipare
Il loro motto è “Le idee non si fermano con la paura”. Sono giovani e attraverso la loro web radio hanno deciso di dar voce alla legalità, all’anticamorra e alla denuncia sociale. Radio Siani ha sede in un bene confiscato alla camorra nella città di Ercolano: nello stesso luogo dove per anni si è deciso della vita e della morte di tante persone, ora un gruppo di giovani lotta per la dignità e la rinascita di una cittadina storica e ricca di una cultura che si perde nel mito e nella leggenda.
“La nostra missione trova forma pratica nella voglia di cambiare le cose, di realizzare un domani migliore, un futuro per le passate, presenti e prossime generazioni. Su un territorio come il nostro, martoriato dalla camorra, dalla criminalità e inquinato dalla politica, non si può più essere indifferenti”. Alla base delle loro idee? “Comunicare, denunciare, partecipare. Fare informazione libera, adoperarsi per il recupero sociale, diffondere la cultura della legalità”. La sede è aperta a tutti ed è riconosciuta giuridicamente come Associazione di promozione sociale “Zona Rossa”, che oltre al progetto radio mette a disposizione della comunità e di quelli che ne hanno bisogno le sue risorse, le sue competenze, partecipando a progetti e proponendosi come collante fra le istituzioni e le associazioni 

sabato 21 luglio 2012

PD al villaggio della legalità


    PD AL VILLAGGIO DELLA LEGALITA’
Parla l’onorevole Touadi

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La delegazione nella visita di oggi

LATINA – Una delegazione del Partito democratico è in visita al Villaggio della Legalità “Serafino Famà” di Borgo Sabotino, dove l’associazione Libera ha promosso un campo di volontariato e mediattivismo che coinvolge centinaia di ragazzi provenienti da tutta Italia. Tra gli altri partecipano alla visita Laura Garavini, capogruppo commissione Antimafia e  il deputato Jean Leonard Touadi responsabile Sicurezza Pd per il Lazio, con cui abbiamo parlato proprio della situazione pontina. “Per noi questo Campo con più di 300 ragazzi provenienti da tutta Italia rappresenta un forte segnale di riscossa civile e sociale, non solo delle associazioni ma di tutto il territorio, e il Pd è in prima linea per sostenere iniziative come queste” – ha dichiarato il deputato del Pd Jean Leonard Touadi. ”Il villaggio di Libera di Borgo Sabotino negli ultimi mesi è stato soggetto a numerose intimidazioni – scrive il Pd in una nota – e il partito ha voluto portare direttamente il proprio sostegno all’associazione di Don Ciotti”.
ASCOLTA
“Siamo qui oggi – ha dichiarato Laura Garavini – per creare un futuro di solidarietà contro gli attentati che da settimane stanno cercando di indebolire le iniziative di Libera. Con la nostra presenza vogliamo testimoniare di essere al fianco di chi si impegna quotidianamente contro la criminalità organizzata”. Presente al Villaggio della Legalità anche Domenico Petrolo, dipartimento Informazione del Pd, il quale ha messo in evidenza quanto l’informazione sia importante per la lotta alla criminalità organizzata perché “la criminalità prospera nel silenzio” – ha dichiarato.