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martedì 22 gennaio 2013

SENZA CORRUZIONE RIPARTE IL FUTURO: LA CAMPAGNA ONLINE


SENZA CORRUZIONE RIPARTE IL FUTURO: LA CAMPAGNA ONLINE
È stata lanciata l'8 gennaio e in sole due ore ha raccolto più di 1.200 pre-adesioni. È la campagna “Riparte il futuro” contro la corruzione e il 16 gennaio è stata presentata ufficialmente alla Camera dei Deputati. Una risposta incredibile, segno che il tema è molto sentito perché più vivo e presente che mai nel tessuto istituzionale del nostro Paese.
Solo per dare qualche numero, per il Trasparency International, l’associazione che dal 1998 stila la classifica dell’indice di Percezione della Corruzione (CPI) di 174 Paesi del mondo, siamo al 72° posto. Terzultimi in Europa, seguiti solo da Bulgaria e Grecia. Ma la corruzione non ha a che fare solo con la disonestà del pubblico ufficiale che riceve soldi e favori non dovuti. Si tratta di un fenomeno più complesso che trascina con sé disoccupazione, crisi economica, inefficienza dei servizi pubblici ed ineguaglianze sociali.
Nel 2011 la campagna “Corrotti” condotta dalle associazioni Libera e Avviso Pubblico ha raccolto un milione e mezzo di cartoline, poi consegnate al Quirinale, in cui si chiedeva l’impegno di governo e Parlamento ad adeguare il nostro codice civile alle leggi internazionali anticorruzione. “Un pezzo della storia d’Italia”, era stato il commento del presidente Giorgio Napolitano al momento della consegna.
Rappresentando idealmente il prosieguo di quell’iniziativa che ha portato alla promulgazione dell’attuale legge anti corruzione, “Riparte il futuro” si presenta con una metodologia nuova e del tutto innovativa, il primo ed unico esperimento del genere in Italia.
Spiega Eugenio Orsi, tra i responsabili della campagna: “Con la prima petizione abbiamo ottenuto un risultato importante, la promulgazione dell’attuale legge anti corruzione, che però non basta. La legge durante il suo iter è stata più volte emendata e così com’è non è, a nostro avviso, sufficiente a contrastare il fenomeno, e vogliamo che il nuovo Parlamento intervenga nuovamente. Per questo abbiamo deciso di continuare questa lotta con mezzi nuovi, ancora più efficaci, per informare e coinvolgere il popolo italiano e soprattutto verificare che gli impegni presi dai politici vengano rispettati nei fatti”.
Ma in che modo i candidati possono dimostrare il loro impegno contro la corruzione? “Ai candidati chiederemo di sottoscrivere un modulo scaricabile dal nostro sito e composto da cinque impegni. Quattro riguardano la trasparenza: chiederemo loro di rendere pubblico il proprio curriculum vitae con tutti gli incarichi ricoperti, la propria situazione giudiziaria, reddituale e patrimoniale ed eventuali conflitti di interesse.
Lo scopo è quello di aiutare l’elettorato a scegliere in maniera più consapevole i propri rappresentanti in Parlamento, come succede nel resto d’Europa. Il quinto impegno invece sarà una promessa di responsabilità: inserire la riforma della norma sullo scambio elettorale politico-mafioso (416 ter) tra i punti urgenti della propria campagna elettorale ed attuarla nel ruolo di parlamentare nei primi cento giorni di governo. I nomi dei candidati aderenti verranno poi pubblicati sul sito suddivisi per circoscrizioni, in modo da facilitarne la consultazione”.
Grazie alla sottoscrizione di questi impegni si potrà dunque sapere quali candidati saranno disposti a lottare in Parlamento contro la corruzione, e, forse, ad accorciare le distanze tra la politica e la cittadinanza, quest’ultima troppo spesso sfiduciata dai fenomeni corruttivi che logorano la vita istituzionale e sociale di questo paese.

lunedì 26 novembre 2012

LA BICICLETTA È IL FUTURO DELLA MOBILITÀ. ECCO IL PERCHÉ


LA BICICLETTA È IL FUTURO DELLA MOBILITÀ. ECCO IL PERCHÉ
di Vincenzo Nizza
Solo negli ultimi 40 anni la produzione di biciclette nel mondo è cresciuta del 300%, molto più velocemente di quella dell’automobile (www.worldometers.info). Oggi nella sola Parigi l’esperimento del bike sharing Vélib già non è più un esperimento: 100.000 persone al giorno utilizzano il servizio. E così a Boston, come in altre città del mondo: Montgomery, Vancouver, Philadelphia, per fare riferimento a realtà oltreoceano.
Il concetto di bici in duecento anni non è cambiato molto, ma oggi il mondo comincia a rendersi conto che la bicicletta può essere messa al centro di nuovi modelli di sviluppo della città e della sua mobilità. E i motivi sono differenti.
Partiamo dalla riduzione del costo delle infrastrutture. L’incremento della densità abitativa delle città, il traffico, il sovraffollamento riducono gli spazi fisici di movimento dei cittadini. La bicicletta permette di lasciare praticamente invariata la rete stradale, più che sufficiente ad un traffico poco ingombrante, leggero e silenzioso.
Passiamo all’enorme costo dei carburanti, o in generale di energia. I costi di gestione ridottissimi per chi utilizza bici e mezzi pubblici in modo intelligente ed integrato consentono grandi capacità di spostamento ai cittadini. E la possibilità di risparmiare denaro altrimenti speso, giorno dopo giorno, per restare imbottigliati nel traffico.
Rilevante anche la riduzione dell’impatto ambientale. Perché la bici non consuma carburante, non brucia oli e sostanze nocive, contribuendo alla riduzione delle emissioni in atmosfera. Emissioni che prima di tutto ci respiriamo in città.
Il benessere fisico fa la sua parte: la bicicletta fa bene ai muscoli. Movimento e attività fisica sono per l’uomo alla base di un buon quadro clinico. L’obesità è infatti uno dei disturbi più diffusi nella società contemporanea, dovuto soprattutto ad errata alimentazione e vita sedentaria. Ecco, in questo caso la bici aiuta a bruciare anche le peggiori abitudini alimentari.
E poi intervengono moda, tecnologia, design che nel mondo contemporaneo fanno spesso la parte del “leone”. Personalizzazioni estreme e “cool”, interventi estetici di grande bellezza, materiali leggeri ed ultraresistenti. Andare oggi in bicicletta non significa cavalcare 30 chili di ferro. Oggi pedalare una bicicletta affatica molto meno e ce n’è un modello per tutte le esigenze, anche negli accessori, nella comodità delle selle, nelle scelte di design e colore.
Anche l’adattamento delle infrastrutture fa la sua parte. L’integrazione bici-trasporto pubblico è oramai partita da tempo. L’esperimento è diventato un modello di crescita e molte città si stanno adeguando - in Europa motivate anche da pronunce ufficiali dell’Unione. E dove non arriva ancora il proprio Comune, arriva l’astuzia di chi compra la bici pieghevole, pratica, leggera, trasportabile in treno, autobus e metro. Se non bastasse esiste già la bici zaino (www.bergmoench.com/En/), fate un po’ voi.
C’è una bici anche per i pigroni. Le nuovissime e-bike costano sempre meno e sono ogni anno più efficienti. La predisposizione per la ricarica pubblica dei veicoli elettrici è anche questa in corso d’opera in molte città europee.
Lasciamo per ultimi i patiti. Perché per loro si sa, la bici è un cult. C’è un esercito crescente di entusiasti della bicicletta che sta facendo diventare tendenza un veicolo quasi dimenticato da intere generazioni di giovani. La cosiddetta customizzazione della propria bicicletta è più che una moda: contest, gare, esposizioni, meeting internazionali, festival cinematografici sulle due ruote più diffuse nel mondo sono all’ordine del giorno.
“Si, ok...” mi dice un amico. “Ma devo trasportare degli scatoloni, mi serve per forza la macchina, anche per fare solo un chilometro...”. Le cargo bike sono utilizzate come veicolo merci nei centri storici, a Roma e in altre città italiane ed europee, o americane, o cinesi, proprio per risolvere problemi logistici legati a consumi, parcheggi, multe, tempi di trasporto e non solo.
Con una cargo bike, oggi, si può fare un piccolo trasloco; con una pieghevole e i mezzi pubblici si può attraversare la città in tempi inferiori ad un’auto. Con la bici si può innescare un grande cambiamento per il futuro. Pedalare!