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sabato 12 gennaio 2013

CACCIA: IN ITALIA 113 VITTIME IN SOLI 46 GIORNI


CACCIA: IN ITALIA 113 VITTIME IN SOLI 46 GIORNI
113 vittime, di cui 25 morti e 88 feriti, in 46 giorni: questo non è un bollettino di guerra, ma il numero delle vittime della caccia in Italia. Cifre impressionanti, se pensiamo che non si tratta di un dato annuale, ma riferito solo all’ultima stagione venatoria 2012-2013 iniziata nel settembre scorso. I dati sono stati resi noti, in questi giorni, dall’”Associazione Vittime della Caccia”.
L’arco temporale analizzato nel Dossier AVC va dal 1° settembre al 25 dicembre 2012, ma i giorni di caccia effettivi all’interno di questo periodo non sono 116, bensì 46, se si considera il fatto che i giorni previsti dai calendari venatori sono 5 a settimana e, di questi, in genere, solo 3 sono fruibili a scelta del cacciatore.
Da settembre a Natale, quindi, in soli 46 giorni effettivi di stagione venatoria, le vittime in Italia sono già state 113 (25 i morti e 88 i feriti) e sono così suddivise:
- 87 vittime tra gli stessi cacciatori - di cui 18 morti e 69 feriti;
- 26 vittime tra la gente comune - di cui 7 morti e 19 feriti, ma tra questi ultimi si contano addirittura 9 i minori vittime di caccia: 5 morti e 4 feriti.
Su 25 morti a causa di armi da caccia durante la stagione venatoria 2012-2013, ben 5 (cioè il 20%) sono minorenni. In Italia l’esercizio della caccia è vietato ai minori di 18 anni, ma - di fatto - non esiste alcuna norma a tutela dei bambini che vengono condotti a caccia da genitori o parenti. Ecco perché non mancano, ogni anno, casi di bambini feriti o uccisi dalle stesse armi utilizzate dai cacciatori, sia mentre i minori accompagnano gli adulti nelle battute, sia a causa dell’omessa custodia di armi da caccia.
Va precisato che i dati resi noti dall’AVC escludono tutti i casi di vittime dovute a cadute, infarti o incidenti di altra natura che non siano le armi da caccia. Sono, inoltre, esclusi dal conteggio tutti casi di suicidio con armi da caccia - salvo se trattasi di minori d’età. Al contrario delle statistiche diffuse da molte associazioni venatorie, che risultano sensibilmente inferiori, i dati AVC annoverano tra le vittime anche la gente comune, cioè anche chi non possiede un regolare porto d’armi uso caccia.
Oltre alle vittime della caccia, vengono registrati ed analizzati anche tutti i casi "di ordinaria follia" nei quali, per pure coincidenze fortuite, i soggetti coinvolti non sono andati ad infoltire la lista delle vittime di caccia, e i casi di abusi perpetrati ai danni dei cittadini italiani, spesso minacciati, in casa propria, dalle armi e dall'arroganza dei cacciatori.
In un comunicato stampa diffuso il 26 dicembre 2012, infatti, si legge: “Unendo i dati dei casi delle vittime con i dati dei casi più fortunati, ne risulta un quadro di reale allarme sociale, sia per la frequenza degli accadimenti, sia per l'aggressività degli abusi, a cui la politica e la società civile non può non rispondere con norme sempre più restrittive e tese a ridurre drasticamente l'interesse e la gestione venatoria del territorio, per garantire il bene comune, il bene privato e i diritti inalienabili dei cittadini”.
Ma non è tutto. L’AVC denuncia anche gli incidenti che avvengono in zone vietate alla caccia e in aree protette. La vigilia di Natale, ad esempio, a Rocca di Papa (Roma) un cacciatore è rimasto vittima del “fuoco amico” all’interno del Parco Regionale dei Castelli Romani. "Grave episodio, l’ennesimo, accaduto in zone assolutamente vietate alla caccia”: è questo il commento di Daniela Casprini, presidente dell'Associazione Vittime della Caccia.
“In tutta l'area deve essere vietata la caccia in modo esplicito e circoscritto ed è per questo che del problema investiremo, ancora una volta, la Prefettura e i sindaci di Artena e Rocca Di Papa, affinché intervengano a tutela delle persone che vivono e frequentano il Parco Regionale dei Castelli Romani e le zone circostanti”. “Da quattro anni”, precisa Daniela Casprini, “denunciamo questi abusi in nome e per conto degli abitanti della zona per riportare la legalità, ovvero l'applicazione di norme scontate, sia per legge che per buon senso. Quanti altri fatti di sangue dobbiamo contare, prima di vedere accolte queste sacrosante richieste?".
E prosegue: “Sempre più cittadini invocano, quanto meno, una drastica riduzione della caccia e un’intensa vigilanza, sia sul territorio, sia sugli esercenti di questa attività armata, troppo spesso fuori da ogni controllo ed auto-controllo. Auspicabile, infatti una seria riforma della legge sulla caccia tesa non più a stabilire dove 'non si può' cacciare, ma dove e se questo è compatibile con il contesto antropico, faunistico-ambientale e sulla base di criteri di pubblica sicurezza applicati sul territorio”.
Secondo l’Associazione Vittime della Caccia, in Italia urge una seria riflessione sul tema e servono provvedimenti e norme atti, in modo particolare, a:
- vietare la partecipazione dei minori alle battute di caccia, anche solo come accompagnatori (a questo proposito, l’AVC ha lanciato lo scorso anno un appello a tutte le mamme italiane);
- rivedere la disponibilità di territorio fruibile ai cacciatori, per il rispetto del quieto vivere e delle attività all'aperto di tutti i cittadini italiani che vivono o frequentano, a vario titolo, i territori agro-silvo-pastorali;
- intensificare i controlli e la vigilanza sull'attività venatoria;
- aumentare le distanze di sicurezza e vietare l'accesso ai fondi privati, quando non espressamente consentito dal proprietario;
- sottoporre i cacciatori ad esami psicoattitudinali e di idoneità fisica ogni anno, anziché ogni 6 anni;
- avviare la ricerca di metodi incruenti per il contenimento demografico delle specie considerate in sovrannumero, con il supporto e la guida dell'ISPRA e del mondo scientifico;
- infine – cosa considerata molto importante per il suo valore educativo e simbolico - sospendere per un periodo di tempo non recuperabile la stagione venatoria, ogni volta che si verificano episodi mortali.
“Da aggiungere”, ad avviso dell'Associazione Vittime della caccia”, conclude Daniela Casprini, “l'alcol test da effettuarsi sui cacciatori fermati durante i controlli di vigilanza o quando maneggiano, comunque, un'arma. Tali misure, sono fortemente volute e sentite dalla maggioranza dei cittadini, che non intendono più subire la violenza della caccia in ogni sua forma e che, invece, chiedono a gran voce l'abolizione di questa pratica crudele, ormai obsoleta, pericolosissima e invisa dai più”.

mercoledì 28 novembre 2012

ITRI, CANI AVVELENATI NEI BOSCHI


ITRI, CANI AVVELENATI NEI BOSCHI
Un cane è morto e altri due sono stati salvati per il pronto intervento di un veterinario di Fondi dopo che gli animali avevano ingerito delle polpette di carne che erano state avvelenate con stricnina. È questa la squallida cronaca di una giornata di caccia che alcuni appassionati di Fondi avevano voluto trascorrere nei boschi di Itri. Erano quasi le 12 quando tre cani di razza bretone che facevano parte degli animali al seguito dei cacciatori, hanno cominciato a lamentarsi, a emettere bava e a contorcersi a terra, emettendo guaiti sempre più intensi. Preoccupati per il loro comportamento e resi edotti dal rischio di avvelenamento da cibo paventato da un esperto di animali presente tra loro, il gruppo ha fatto immediato ritorno a Fondi dove telefonicamente ha fatto accorrere presso il suo ambulatorio il veterinario Francesco Fragale cui, sempre per telefono, è stata spiegata la criticità della situazione, così da predisporre il necessario per interventi mirati e rapidi. Purtroppo, per uno dei tre esemplari bretoni, quello di proprietà di Francesco Carnevale, le pur immediate e competenti cure prestate dal professionista fondano non sono bastate per salvarlo dal decesso avvenuto poco dopo, in quanto le condizioni dell'animale, all'arrivo presso il suo ambulatorio, erano già disperate. Sull'episodio è intervenuto, nella prima serata, Silverio Sinapi, presidente dell'azienda faunistica Fra' Diavolo il quale ha duramente stigmatizzato l'accaduto giudicandolo «un assurdo brutto capitolo di violenza ai danni dell'amico più fedele all'uomo. L'episodio, che non si discosta da un delitto efferato, cozza contro lo spirito che anima chi pratica la disciplina venatoria con deontologia e rispetto per animali e ambiente».

VITTIME DELLA CACCIA: 22 MORTI E 75 FERITI DAL 1° SETTEMBRE AL 24 NOVEMBRE


VITTIME DELLA CACCIA: 22 MORTI E 75 FERITI DAL 1° SETTEMBRE AL 24 NOVEMBRE
Il bollettino di guerra delle vittime della caccia continua tristemente a salire: un bambino di soli 5 è anni morto per un colpo accidentale partito dal fucile da caccia del padre ed è la settima vittima minore di età falcidiata dalle armi da caccia, dal 1 settembre al 24 novembre (4 i bambini morti e 3 i feriti). Sono questi i numeri di cui parla l’Associazione Vittime della caccia: “Non si risparmiano nemmeno i bambini, immolati alla passione venatoria, nel tentativo di tramandare una cruenta usanza oramai fuori dal tempo e dallo spazio” dichiara Daniela Casprini, presidente dell’associazione. I dati riportati dallo studio sono chiari: in questo breve arco temporale, sono 97 le vittime della caccia, 22 morti e 75 feriti, di cui 6 morti e 16 feriti tra la gente comune, ovvero chi non imbracciava alcuna arma. Il comunicato si conclude con un appello alle famiglie: “Ci rivolgiamo alle madri e alle donne tutte, affinché preservino i propri bambini da questo ambiente evidentemente causa di morte, dolore e di sopraffazione del forte sul debole, non è più tempo di indugiare – continua Daniela Casprini –. Lasciate che i bambini giochino a pallone e fate in modo che non si avvicinino alle armi, che sviluppino empatia e compassione per gli animali invece di massacrarli. La caccia porta solo morte, sottraiamo almeno i bambini a questa strage”.

mercoledì 19 settembre 2012

Firenze, incidente caccia, padre uccide figlio


Firenze, incidente caccia, padre uccide figlio: l'uomo inciampa e parte colpo accidentale da fucile

La dinamica dell'incidente - Secondo quanto emerso da una prima ricostruzione dei Carabinieri, l'incidente è accaduto quando la battuta di caccia alla lepre non era ancora cominciata. Padre e figlio, entrambi residenti nella zona di Rovezzano (Firenze), camminavano appaiati in un sentiero. Il padre, 62 anni, è inciampato cadendo a terra e dal suo fucile, un Beretta calibro 12 regolarmente detenuto, è partito accidentalmente il colpo che ha ucciso il figlio. La salma del trentaduenne si trova all'ospedale di Ponte a Niccheri. Il padre, sentito dai Carabinieri, si trova in stato di choc. Secondo i primi accertamenti, il colpo sarebbe partito perché non avrebbe preso tutte le cautele necessarie nell'utilizzo dell'arma. I militari hanno raccolto anche la testimonianza dello zio della vittima: l'uomo, 44 anni, si trovava alcuni metri avanti ai due e si è girato dopo aver udito lo sparo vedendo il nipote accasciato a terra.(ANSA) - FIESOLE (FIRENZE), 19 SET - Erano da poco entrati nel bosco quando sarebbe inciampato e dal suo fucile è partito un colpo che ha colpito in pieno e ucciso il figlio di 32 anni. L'incidente di caccia è successo nei boschi di Fiesole, in provincia di Firenze, in località Bagazzano. La vittima, Lorenzo Cerbone, era residente a Firenze. Sul posto sono intervenuti i carabinieri di Fiesole ed il 118. 

mercoledì 8 agosto 2012

Caccia, pronto il calendario venatorio nel Lazio


CACCIA, PRONTO IL CALENDARIO VENATORIO
Dal 16 settembre via alle doppiette  

AZIO – È stato firmato, dalla Presidente Polverini e dall’Assessore alle Politiche Agricole e Valorizzazione dei Prodotti Locali, Angela Birindelli, il decreto di promulgazione del Calendario venatorio 2012 – 2013. La stagione venatoria ufficiale inizierà il 16 settembre 2012 e si concluderà il 31 di gennaio 2013.
Per Birindelli “un calendario venatorio equilibrato che tiene conto delle necessità del mondo venatorio, coniugandole con la tutela ed il rispetto per la fauna selvatica. Il decreto appena adottato, in questo senso, è stato presentato e discusso nell’ambito del Comitato Tecnico Faunistico Venatorio a cui fanno parte le associazioni venatorie, le organizzazioni professionali agricole, le associazioni ambientaliste e le province del Lazio”.
Dal 16 di settembre si potranno cacciare il coniglio selvatico, il fagiano, il merlo, la quaglia, la tortora, l’alzavola, il beccaccino, la canapiglia, il codone, il fischione, la folaga, il frullino, la gallinella d’acqua, il germano reale, la marzaiola, il mestolone, il moriglione, la pavoncella, il porciglione, la volpe e la lepre.
Dal 1° di ottobre l’Allodola, la Beccaccia, il Cesena, il Colombaccio, la Cornacchia grigia, la Gazza, la Ghiandaia, il Tordo bottaccio, il Tordo sassello e la Starna. Il cinghiale e la moretta si potranno cacciare dal 1 novembre al 31 gennaio.
Per l’intera stagione venatoria la caccia è consentita tre giorni per ogni settimana, che il titolare della licenza può scegliere fra quelli di lunedì, mercoledì, giovedì, sabato e domenica. «Il nostro obiettivo – conclude l’assessore – è quello di salvaguardare la fauna della nostra regione e il naturale ciclo di riproduzione delle specie e allo stesso tempo assicurare l’attività dei cacciatori. Il calendario accoglie, nei limiti previsti dalla normativa vigente, le proposte emerse durante gli incontri avvenuti tra l’amministrazione regionale e le associazioni di categoria».
Il testo completo del calendario venatorio 2012 – 2013 sarà pubblicato il 9 agosto sul Bollettino ufficiale della Regione Lazio e sul Sito dell’assessorato alle Politiche agricole www.agricoltura.regione.lazio.it.