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venerdì 8 febbraio 2013

INCENERITORE DI ALBANO, LA REGIONE LAZIO DÀ IL VIA LIBERA


INCENERITORE DI ALBANO, LA REGIONE LAZIO DÀ IL VIA LIBERA
di Andrea Spinelli
La Regione Lazio ha dato il via al nuovo crono-programma del Coema S.p.A. (l’azienda aggiudicatasi, c’è chi dice senza bando, l’appalto dell’opera) per la costruzione dell’inceneritore dei Castelli Romani, ad Albano in località Roncigliano dando di fatto il via ai lavori.
Nella determina del 28 gennaio scorso si prevede che l’impianto venga consegnato entro 22 novembre 2015, data di scadenza dell’Aia (Autorizzazione integrata ambientale).
L’inceneritore, sul quale da anni pendono battaglie civiche, sociali, politiche e giudiziarie, è un vecchio cruccio della Regione Lazio, che ha anche creato una società pubblica, Lazio Ambiente S.p.A., per l’acquisizione del consorzio Gaia e, quindi, dell’inceneritore.
Un’opera che anche l’Asl RmH giudica “incompatibile con il mantenimento di una situazione igienica adeguata per il territorio”.
In verità non è ancora chiaro se esistono o meno i fondi pubblici per l’opera (circa 500 milioni di euro); si starebbe dunque valutando la possibilità che il privato si assuma il rischio d’impresa, decisamente consistente visti anche gli obiettivi europei sullo smaltimento rifiuti (nel cui perseguimento l’Italia risulta essere parecchio indietro). È inoltre curioso assistere all’avvio di un inceneritore proprio laddove esiste già una discarica, Roncigliano, su cui pendono importanti indagini su ipotetici reati ambientali.
“Fino a una certa data impianti di questo tipo avevano la possibilità di essere finanziati con i proventi della bolletta energetica e l’impianto di Malagrotta che è il gemello di quello di Albano è stato finanziato con questa procedura. Coema che lo ha realizzato di tasca sua non ha messo nulla, ha semplicemente attivato i finanziamenti del noto CIP6. Nel caso dell’impianto di Albano il Consiglio di Stato ha avvallato le pur non corrette procedure amministrative stante lo stato emergenziale, ma ha inibito i finanziamenti Cip 6 perché stanziati fuori tempo massimo. Il consorzio Coema deve attivare quindi proprie finanze, ma con possibili rientri economici non definiti”, ha spiegato il sindaco di Albano Alberto Nicola Marini, che ha ricordato di essere contrario all’impianto, così come speranzosamente contrario era stato il ministro Corrado Clini.
Nel frattempo, lungo la linea dell’emergenza romana, Manlio Cerroni ed AMA, gestori di due degli impianti su cui il NOE ha ravvisato una sottoutilizzazione, hanno rispedito al mittente le accuse: AMA spiegando che gli impianti lavorano a pieno regime, Cerroni invece sostenendo che lavorano al massimo dal mese di dicembre. O i Carabinieri del NOE hanno dichiarato il falso o AMA e Cerroni, delle due l’una.

lunedì 29 ottobre 2012

Voto Lazio, il governo: "Elezioni il prima possibile"


Voto Lazio, il governo:
"Elezioni il prima possibile"
Lombardia: consiglio sciolto
Penati: "Lascio la politica"

Al voto tra fine gennaio e inizio febbraio. Lombardia: approvata la legge elettorale

Formigoni: "La Cancellieri mi ha confermato che se si scioglie il Consiglio, si va al voto anticipato". Cdm esprime "auspicio" che in Lazio la data delle amministrative sia fissata dal Presidente della Regione "al più presto"
La presidente della Regione Lazio Renata Polverini (Ansa)
La presidente della Regione Lazio Renata Polverini (Ansa)
Roma, 26 ottobre 2012  - Il governo in pressing su Formigoni e Polverini. L'esecutivo preme affinché le elezioni regionali in Lombardia e Lazio abbiano luogo il più presto possibile. Il voto si dovrebbe tenere entro 90 giorni dallo scioglimento del Consiglio. Il Consiglio dei ministri “ha formulato l’auspicio che la data delle elezioni amministrative per il Consiglio regionale del Lazio sia fissata dal Presidente della Regione al più presto, in armonia con il parere espresso dall’Avvocatura Generale dello Stato: 90 giorni dallo scioglimento del Consiglio”. Lo ha reso noto Palazzo Chigi al termine della riunione del Governo. L'orientamento della Polverini, secondo quanto si apprende da ambienti vicini alla giunta regionale, sarebbe quello di indire le elezioni a metà novembre e andare al voto tra fine gennaio e i primi di febbraio. Al tempo stesso, si sta vagliando la normativa giuridica per eleggere 50 consiglieri, e non 70, in una ottica di riduzione della spesa e di ammodernamento voluto dalla stessa presidente Polverini.
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LOMBARDIA - Il presidente della regione Lombardia, Roberto Formigoni, ha riferito che stamani il ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri, gli ha confermato che in Lombardia, se il Consiglio regionale si scioglierà effettivamente oggi come appare ormai scontato, ci saranno elezioni regionali anticipate “una domenica compresa tra il 16 dicembre e il 27 gennaio”. Il rischio di una sovrapposizione con le primarie del Pdl, previste per il 16 dicembre, esiste.
“A Consiglio sciolto - ha aggiunto Formigoni a margine della seduta del Consiglio regionale di oggi, chiamato ad approvare una modifica della legge elettorale - ci sarà un colloquio con me per valutare la data migliore. Un incontro la settimana prossima con me, il ministro dell’Interno e forse altri ministri per avere il mio parere formale, fermo restando che la decisione” spetta al governo attraverso il prefetto. Nel frattempo, il Consiglio regionale della Lombardia ha approvato con 75 sì e un solo voto contrario la modifica della legge elettorale regionale che toglie il listino bloccato. Subito dopo i consiglieri si sono alzati dai banchi per andare, come promesso, all’ufficio protocollo per depositare le dimissioni che provocheranno lo scioglimento anticipato dell’assemblea.
PENATI: DICO ADDIO ALLA POLITICA - Filippo Penati, ex vice presidente del Consiglio regionale della Lombardia e capo della segreteria politica di Pierluigi Bersani, ha chiuso oggi con la politica. Lo ha detto al termine della seduta del Consiglio regionale che si è conclusa con le dimissioni dei consiglieri e lo scioglimento anticipato dell’assemblea. Penati, passato al gruppo Misto dopo essere stato coinvolto nel’inchiesta della Procura di Monza su un presunto giro di tangenti a Sesto San Giovanni, ha detto “da oggi” di avere “scritto la parola fine” al suo impegno politico: “Torno a essere un comune cittadino. Si è aspettato per troppo tempo, le dimissioni dovevano essere fatte prima. Oggi il Consiglio ha trovato un punto di equilibrio e il risultato è stato positivo”. Quanto al Pd, suo ex partito, a suo parere “sbaglia se non convoca le primarie”.

sabato 13 ottobre 2012

Regione Lazio, il Pd lancia i Presidi della democrazia


Regione Lazio, il Pd lancia i Presidi della democrazia

13/10/2012, di .
«Dal 17 ottobre, con la manifestazione organizzata dal Pd in piazza Santissimi Apostoli a Roma, partiranno in tutte le piazze delle città del Lazio, nei capoluoghi di provincia e davanti alle prefetture, i Presidi della Democrazia per la difesa del diritto al voto dei cittadini ai quali va riconsegnata la parola per voltare pagina alla Regione Lazio». Lo scrivono in una nota congiunta il segretario del Pd Lazio Enrico
Gasbarra, il segretario del Pd Roma, Marco Miccoli e i coordinatori provinciali democrat, Sara Battisti (Frosinone), Andrea Egidi (Viterbo), Enrico Forte (Latina), Daniele Leodori (Roma) e Vincenzo Lodovisi
della Federazione di Rieti.
«Tutti gli eletti del Pd del Lazio, tutti i parlamentari, saranno in piazza, ogni giorno, per difendere la Costituzione e il diritto inviolabile al voto, che viene palesemente violato dalla destra e dalla presidente Polverini. Facciamo appello a tutte le democratiche e i democratici, al mondo della sanità così pesantemente colpito, alle forze di opposizione, ai movimenti, agli studenti alle rappresentanze sociali, ai sindacati, alle categorie produttive che già hanno espresso la forte preoccupazione per la paralisi della Regione e quindi l’esigenza di votare al più presto».
«Invitiamo tutti i cittadini a difendere, insieme a noi, la loro sovranità che non può essere frutto di mediazioni nè di contrattazioni. Da mercoledì – conclude il comunicato – saremo in piazza con i Presidi della Democrazia per voltare pagina e per ridare subito la parola ai cittadini del Lazio».

mercoledì 3 ottobre 2012

Fondi Pdl nel Lazio, il gip: "Trovate fatture nel tritacarte di Fiorito. In carcere gente migliore di quelli del Pdl"


Fondi Pdl nel Lazio, il gip: "Trovate fatture nel tritacarte di Fiorito. In carcere gente migliore di quelli del Pdl"


"In carcere gente migliore di quelli del Pdl". "Non ho paura del carcere - sono un uomo forte e mi sento innocente, sono certo che verrà dimostrato. E poi in carcere non credo che troverò gente peggiore di quella che ho frequentato in regione e nel partito. Anzi". Sono state le ultime parole da uomo libero dii Franco Fiorito. L'ex capogruppo del Pdl arrestato dalla guardia di Finanza che  ha eseguito un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del tribunale di Roma, su richiesta della Procura della Repubblica. L'ex capogruppo del Pdl - che è già stato trasferito in una struttura penitenziaria - è accusato di peculato. "Urlo forte la mia innocenza", ha detto al telefono con l'Ansa. "Su cosa punterò per difendermi? Sulla verita", dice spiegando di essere in attesa della formalizzazione dell'arresto. "Mi devono prendere le impronte digitali e poi fare la foto segnaletica", ha detto ancora Fiorito che poi ha concluso "L'ordinanza si basa su un ipotetico pericolo di fuga e sul fatto che essendo ancora consigliere e presidente della Commissione bilancio potrei reiterare il reato: ma Consiglio e Commissione sono ufficialmente sciolti". L’interrogatorio di garanzia è fissato per giovedì, 5 ottobre, in tarda mattinata.
Taormina: provvedimento senza fondamento - "Stiamo valutando le motivazioni addotte dai magistrati", ha commentato l'avvocato Enrico Pavia, uno dei legali di Fiorito. Per l'avvocato Carlo Taormina, altro difensore, si tratta di un "provvedimento che non ha nessun fondamento". "Mi pare veramente - spiega Taormina a LaPresse - un provvedimento che, per quanto reclamato dall'opinione pubblica, non ha nessun fondamento. Il peculato contestato originariamente è insussistente, dal momento che il denaro veniva trasmesso a tutti i gruppi. Non riesco a comprendere come possa persistere questa contestazione". "Si può discutere di appropriazione indebita - aggiunge - ma è un reato per il quale non c'è la misura cautelare".
Pericolo di reiterazione del reato - Secondo i giudici esiste il "pericolo di reiterazione del reato", ma anche di inquinamento delle prove. Fiorito avrebbe messo in atto un "inquinamento probatorio" attraverso "il depistaggio mediatico nei confronti dei testimoni a suo carico", è scritto ancora. "Concreto ed attuale è il pericolo che Fiorito possa tornare a compiere, se in libertà, delitti contro la pubblica amministrazione - è scritto -. Continua a ricoprire la qualifica di pubblico ufficiale, come anche a disporre del denaro pubblico". Nell'ordinanza viene anche contestato a Fiorito di "non essere stato prontamente reperibile" in occasione della perquisizione del 14 settembre scorso. In quell'occasione, è detto nel provvedimento, i finanzieri non hanno infatti trovato la documentazione sottratta al gruppo Pdl della Regione, che invece lo stesso ex capogruppo ha consegnato ai magistrati 5 giorni dopo. Il provvedimento è stato emesso dal gip su richiesta del procuratore aggiunto Alberto Caperna e del pm Alberto Pioletti. Una decisione che ha "sorpreso e profondamente dispiaciuto" Fiorito, prelevato questa mattina presto dalla sua casa ai Parioli. Militari del Nucleo di polizia valutaria delle Fiamme Gialle hanno anche eseguito una decina di perquisizioni, in altrettanti luoghi della capitale, tra cui la sua abitazione.
"Ha movimentato oltre 6 milioni di euro" - Franco Fiorito ha movimentato oltre 6 milioni di euro, recita l'ordinanza di custodia cautelare. E attraverso 193 bonifici ha dirottato più di un milione e 380mila euro verso i propri conti, di cui circa 350mila in alcunic onti aperti in Spagna. Queste sono le contestazioni contenute nell'ordinanza di custodia cautelare in carcere che è stata eseguita oggi nei confronti dell'ex capogruppo al consiglio regionale del Lazio. Gli accertamenti hanno riguardato la rete di finanziamenti attivati da Fiorito, attraverso i segretari del gruppo, Pierluigi Boschi e Bruno Galassi, anche loro indagati per peculato, ma nei cui confronti non sono state adottate misure. 
Coi soldi del partito comprato caldaia e jeep - Un'ulteriore contestazione riguarda il fatto che Fiorito si sia pagato la caldaia della sua villa a San Felice Circeo con i soldi del partito, riversati in un conto nella sua disponibilità. Secondo quanto si è appreso i magistrati hanno anche acclarato che lo stesso ex sindaco di Anagni, nello stesso modo, nel febbraio scorso, ha acquistato una Jeep Wrangler di 36mila euro comprata nei giorni della neve a Roma. Inoltre, chiariscono i magistrati, non corrisponde al vero che Franco Fiorito avesse diritto a triplicare la propria disponibilità di fondi in base al cumulo delle cariche. Dall'esame dei regolamenti regionali risulta infatti un indebito e che in virtù di questa cumulabilità Fiorito percepiva 300mila euro l'anno, oltre lo stipendio, perché capogruppo e presidente commissione.
Vendita anaomala di Suv e Smart - Viene definita dagli inquirenti come "vendita singolare" il passaggio del suv Bmw e di una Smart dal gruppo Pdl alla Regione Lazio a Franco Fiorito. Un'operazione in cui l'ex capogruppo risulta sia venditore che acquirente, dopo le dimissione del luglio scorso. Le due autovetture furono comprate proprio da Fiorito quando era invece capogruppo. Per la procura, tale compravendita appare “anomala”. Su queste due auto gli esperti nominati dal partito per la gestione del passaggio di consegne tra Fiorito e Battistoni hanno annunciato l'avvio di una azione giudiziale per la restituzione dei due mezzi.
Dossieraggio - Secondo il Gip Stefano Aprile che ha firmato l'ordinanza di custodia cautelare di Franco Fiorito, l'ex capogruppo del Pdl ha utilizzato, in particolare, alcune fatture per "formare dossier riguardanti i suoi più diretti avversari politici nell'ambito del Gruppo consiliare e consegnarli agli organi di informazione". Il gip nell'ordinanza di custodia cautelare scrive che la fattura riguardante una prestazione effettuata dal Gruppo consiliare, e per la quale sta indagando la procura di Viterbo, è "correttamente pagata per l'importo originario e non per quello alterato e che l'intera documentazione era nella disponibilità di Fiorito". Da ciò, desume il giudice, "Fiorito o i suoi correi hanno alterato la fattura regolarmente saldata e l'hanno consegnata alla stampa per avviare la campagna di fango" nella faida interna al Pdl. 
Fatture nel tritacarta - "Frammenti di fatture destinate al gruppo consiliare del Pdl sono stati ritrovati nel tritacarte e nella pattumiera dell'abitazione" di Fiorito, scrive il Gip. Dunque Fiorito, che disponeva "liberamente della documentazione che custodiva", avrebbe di fatto manipolato o distrutto parte della stessa. La documentazione, si legge nell'ordinanza di custodia cautelare, ha come oggetto "cravatte di seta, sciarpe in lana-seta e portadocumenti in pelle". La documentazione ha come oggetto "cravatte di seta, sciarpe in lana-seta e portadocumenti in pelle". Sempre il Gip contesta a Fiorito "di non essere stato prontamente reperibile in occasione della perquisizione del 14 settembre scorso". Quel giorno, è scritto nel provvedimento, "la Guardia di Finanza non ha trovato la documentazione sottratta al gruppo Pdl della Regione, che invece lo stesso ex capogruppo ha consegnato cinque giorni dopo"
Uso incontrollato di carte di credito e bancomat - Per quanto riguarda gli assegni emessi sul conto corrente del Pdl, è scritto nell'ordinanza, "i numeri sono imponenti" perché "vi sono oltre 130 assegni per un valore complessivo di euro 369.149,10". Le carte di credito/debito, invece, "sono state utilizzate per un totale di euro 184.400 e sono stati accertati prelevamenti di contante allo sportello per euro 121.350 e prelevamenti con carta bancomat per un totale di euro 26.804". Si tratta "evidentemente - prosegue il Gip - di cifre la cui somma è di molto superiore a quella di euro 237.898,95 che risulta dai 51 documenti fiscali, peraltro non rinvenuti in occasione delle perquisizioni, ma prodotti dallo stesso Fiorito in sede di interrogatorio e contenuti nella cosiddetta cartellina 'spese del gruppo', relativamente al periodo 22.12.2010-2.8.2012". Con quei soldi, dice Fiorito allo stesso pm durante l'interrogatorio, sono stati ad esempio "verosimilmente" acquistati "accessori per bagno impiegati nella sede del partito di Anagni e Frosinone e... stoffa per le tende da apporre nelle medesime sedi". "Come se gli arredi di una sede locale del partito politico - chiosa il Gip - corrispondano agli scopi istituzionali del gruppo consiliare istituito presso il consiglio regionale della regione Lazio".
Anche la villa acquistata coi soldi del Pdl - Nell'ordinanza viene ricostruito l'acquisto della villa, pagata 600mila euro secondo l'atto di compravendita ma in realtà costata 800mila, come hanno poi accertato le indagini. L'importo di 600mila, scrive il Gip, "è, in realtà, simulato: ad esso deve aggiungersi l'ulteriore somma di 200mila euro corrisposta da Fiorito in contanti alla venditrice, così come risulta da apposite quietanze e come, finalmente, ammesso dopo un'iniziale reticenza dallo stesso Fiorito durante l'interrogatorio". Il 19 settembre, infatti, ai pm l'ex capogruppo del Pdl prima dichiara di aver acquistato la casa "per il prezzo di 600mila , di cui 500mila mediante l'accensione di un mutuo...e 100mila euro corrisposti mediante assegno circolare tratto dal conto corrente personale" e successivamente rettifica: "il corrispettivo complessivamente erogato...é stato pari a 800mila euro, di cui 200mila consegnanti in contanti alla venditrice". Sulla provenienza di questi 200mila euro, Fiorito fornisce una risposta che gli inquirenti definiscono "di evidente inverosimiglianza". "Il denaro costituiva...il risarcimento ottenuto da mio padre a seguito di una causa di lavoro...tale somma, pari a circa 300mila euro, era conservata nella cassaforte di famiglia ed alla morte di mio padre ho provveduto a custodirlo presso la cassaforte nella mia abitazione e a consegnarlo, poi, in più occasioni" alla venditrice.
In un giorno 100mila euro sui conti di Fiorito - In un solo giorno, il 2 luglio scorso, Franco Fiorito ha versato centomila euro provenienti dai conti del gruppo del Pdl alla Regione Lazio sui suoi conti correnti, attraverso 6 bonifici nazionali e 7 esteri. Si tratta, scrive il Gip, del "capitolo finale" di quella "preordinata azione di spoglio posta in essere da Fiorito" fin dall'assunzione della carica. "Un'accelerazione che si spiega agevolmente - dice ancora il Gip - con l'approssimarsi della discoperta delle ruberie".
Spese da Auchan-Hermes non per fini politici - Ci sono "addebiti per 263,87 al supermercato Auchan di Fiumicino (il 26-04-2011), di 1.321 euro da Unieuro Roma (il 15-09-2011) ma anche 600 e 1.675 nel negozio Ceramiche Appia Nuova" fino a 1.010 euro da Hermes (05-2012). Spese, un totale di 15 fatture, che il gip Stefano Aprile definisce operazioni "prive di alcuna connessione con l'attività politica del gruppo Pdl" ed inserisce nell'ordinanza di custodia cautelare per Fiorito come spiegazione dell'uso che l'ex capogruppo faceva dei "fondi pubblici per portafoglio personale". Un "sistematico e spregiudicato asservimento delle risorse comuni all'interesse privato, utilizzando a fini personali ingenti risorse pubbliche per oltre due anni approfittando della carica istituzionale che rivestiva". Fiorito, in sostanza, "sin dall'inizio della consiliatura ha inteso le sovvenzioni pubbliche previste dalla leggi regionali e le realizzazioni di interessi e utilità pubbliche, come il proprio personale portafoglio".
Lettera-denuncia durante il picco dei bonifici - "Una forma di alterazione del quadro probatorio" - scrive ancora il gip - è stata messa in atto dall'ex capogruppo del Pdl nella lettera scritta il 18 luglio con la quale "denunciava l'utilizzo improprio dei fondi pubblici da parte di altri consiglieri". Lettera che, disse Fiorito, mandò anche alla presidente della regione Renata Polverini. Per il gip, la missiva "corrisponde con il picco massimo di trasferimento di denaro sui suoi conti".