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giovedì 30 maggio 2013

Addio a Little Tony: ad accogliere il feretro "Un cuore matto" e dieci Ferrari

Addio a Little Tony: ad accogliere il feretro "Un cuore matto" e dieci Ferrari

L'ultimo saluto a Little Tony è stato accompagnato dalle note di Un cuore matto e dal rombo di dieci Ferrari, grande passione del cantante scomparso il 27 maggio. Centinaia di persone, amici di sempre, colleghi di lavoro, hanno applaudito al passaggio del feretro al termine della cerimonia funebre celebrata nella chiesa romana del Santuario della Madonna del Divino Amore. Tanti gli amici: da Mara Venier ad Al Bano, da Pippo Baudo a Bobby Solo a Gianni Morandi, da I cugini di Campagna ai tanti compagni di lavoro che sono stati al suo fianco e sul palco con lui in tutti questi anni della sua lunga carriera.
Gli amici da Tivoli - Molte le persone arrivate da Tivoli, il comune alle porte di Roma dove Antonio Ciacci, in arte Little Tony, è nato e dove, nella tomba di famiglia, sarà tumulata la salma. Palpabile la commozione tra la gente, tra i suoi fan, accalcati all'esterno della chiesa, dove è stato allestito un maxischermo per far partecipare tutti alla cerimonia funebre.
Il ringraziamento di Alemanno - Il sindaco della capitale, Gianni Alemanno ha portato il saluto della città e riferendosi al Presley italiano ha detto "Viene dalla provincia, ma è legato alla nostra città. Noi da Roma non possiamo non dirti Grazie Tony sei stato una persona eccezionale per noi". Commossa la figlia del cantante, Cristiana, molto provata, al suo fianco anche sul palcoscenico da tanti anni: "Ricorderò sempre i bei momenti passati con mio padre, quelli familiari e quelli sul palcoscenico". Colpita per la presenza di tanta gente ha aggiunto: "Ringrazio tutti, sapevo che era amato ma non mi aspettavo tanta partecipazione". Poi sulle note di Cuore matto la gente ha applaudito e cantato mentre il carro funebre partiva verso il cimitero di Tivoli, seguito dal corteo delle Ferrari che sul parabrezza avevano il cartello con la scritta "Ciao Tony".
Durante la malattia non voleva farsi vedere da nessuno - "Quando stava male - ha raccontato Pasquale Mammaro, storico agente e amico del cantante - Tony non voleva farsi vedere da nessuno. Voleva essere ricordato com'era prima della malattia. Non era pienamente consapevole della sua situazione ma con me parlava già al passato. Quando domenica mattina mi hanno chiamato, lui era già in coma ma il suo cuore matto batteva così forte che ha resistito per 15 ore. E' morto ascoltando il suo grande mito Elvis - ha detto Mammaro ad Attenti a Pupo, il programma in onda su Radio1 condotto da Pupo -. Nelle sue ultime ore di agonia, la nipotina Valentina ha tenuto sempre accesa la musica di Elvis in modo che non gli mancasse fino alla fine".

sabato 30 marzo 2013

Addio al poeta della musica, è morto Enzo Jannacci.


Addio al poeta della musica, è morto Enzo Jannacci. Aperta la camera ardente

E' stata aperta poco fa la Camera ardente per Enzo Jannacci alla casa di cura Columbus, in via Buonarroti 48 a Milano, dove ieri sera è morto il cantautore. E nonostante il cattivo tempo e le festività pasquali, già alcuni milanesi sono arrivati per rendere l'ultimo saluto a uno degli artisti simbolo del capoluogo lombardo. La Camera Ardente sarà aperta fino alle 18. Era il poeta della musica. Stroncato da un male incurabile, Enzo Jannacci è morto a Milano. Cantautore, cabarettista, tra i protagonisti della scena musicale italiana, oltre che cardiologo, si è spento a Milano all'età di 77 anni. È ricordato come uno dei pionieri del rock and roll italiano, insieme ad Adriano Celentano, Luigi Tenco, Little Tony e Giorgio Gaber, con il quale formò un sodalizio durato più di quarant'anni.
Jovanotti e Morandi - Il cordoglio del mondo dello spettacolo non si è fatto attendere. "Sentite qua. Una a caso. E' Jannacci. Sono tutti capolavori", ha scritto Jovanotti su Twitter rendendo omaggio all'illustre collega. "Un grande artista ci ha lasciato, Enzo Jannacci. Un poeta estroso, ironico, geniale, con quella vena malinconica, ma così sublime.... un innovatore, capace di lasciare sempre la sua inconfondibile impronta. Ciao Enzo, ci mancherai", ha scritto invece Gianni Morandi in un post sulla sua pagina Facebook, accompagnandolo con una foto giovanile che ritrae in scena lo stesso Morandi con Jannacci e Adriano Celentano.
Club Tenco - Il club Tenco "saluta" Enzo Jannacci "con tutto il dolore di una perdita così grande ma anche con la gratitudine di aver sempre ricevuto da lui il soffio leggero di una poesia spiazzante e infallibile". Il club Tenco ricorda i premi attribuiti al cantautore milanese nel corso degli anni: dal Premio Tenco del 1975, alle tre targhe per la più bella canzone dell'anno fino al riconoscimento per il migliore album in dialetto. "Dentro quella voce - si legge in una nota del Club Tenco - si poteva nascondere qualcosa di molto serio, spesso tragico, ma anche dolce e levigato come il suo volto. Enzo Jannacci sapeva in questo modo 'dire' più dei tanti parolai che ci tocca ascoltare tutti i giorni. Sapeva esprimersi più e meglio di tutto il bla-bla quotidiano di cui a suo modo si faceva beffe".
Maroni - Anche Roberto Maroni si inchina davanti al grande Jannacci. "Addio a Enzo Jannacci, cuore e musica di Milano. Riposa in pas, cunt i tòo scarp del tenis", ha scritto il segretario della Lega e presidente della Regione Lombardia (oltreché musicista) su twitter.
La commozione sul Web -  "Lo ricordo bene: intelligente, spiritoso, surreale, geniale. Ha raccontato la poesia di Milano": così Enrico Ruggeri ricorda su Twitter Enzo Jannacci. In tanti, sul social network, hanno voluto ricordare la "voce degli ultimi", come lo ha definito Claudio Cecchetto. "Ciao grande maestro" ha scritto il napoletano Gigi D'Alessio, a cui hanno fatto eco i Negramaro con una citazione da 'Messico e nuvole': "Che voglia di piangere ho... addio Enzo!". A messaggi più sintetici come quello di Syria, che ha salutato Jannacci con un "ciao signor Enzo", si accompagnano twitt più personali come quello di Paola Turci: "Rimangono tutte le tue canzoni e un pezzo di strada fatta insieme". Commosso Fabio Fazio: "Enzo Jannacci era un genio. Le sue parole non riuscivano a star dietro ai suoi pensieri. La sua poesia ha inventato un mondo bellissimo"; ironico Frankie Hi Energy: "Ciao Enzo non ti scapicollare"; triste Luca Bizzarri: "Cristo come mi dispiace. Addio, signor pur talento". "Enzo Jannacci, rimpiango un genio che se ne va insieme alla Milano meravigliosa delle sue canzoni", scrive Gad Lerner. Tanti e accorati i messaggi di Dalia, figlia di Giorgio Gaber, con cui Jannacci formò una celebre coppia della canzone italiana: "Ciao Enzo, ti voglio bene" scrive l'erede di Gaber postando una foto da giovani dei due celebri artisti. "Quelli che... Adesso sanno l'effetto che fa. Buon viaggio": questo il post su Twitter di Francesco Guccini.

La biografia - Jannacci era nato a Milano il 3 Giugno 1935. E' stato  tra i maggiori protagonisti della scena musicale italiana del dopoguerra. Caposcuola del cabaret italiano, nel corso della sua cinquantennale carriera ha collaborato con svariate personalità della musica, dello spettacolo, del giornalismo, della televisione e della comicità italiana, divenendo artista poliedrico e modello per le successive generazioni di comici e di cantautori. Autore di quasi trenta album, alcuni dei quali rappresentano importanti capitoli della discografia italiana, e di varie colonne sonore, Enzo Jannacci, dopo un periodo di ombra nella seconda metà degli anni novanta, è tornato a far parlare di sé ottenendo vari premi alla carriera e riconoscimenti per i suoi ultimi lavori discografici. È ricordato come uno dei pionieri del rock and roll italiano, insieme ad Adriano Celentano, Luigi Tenco, Little Tony e Giorgio Gaber, con il quale formò un sodalizio durato più di quarant'anni.
La carriera - Dopo gli studi classici si era laureato in medicina per lavorare poi in Sudafrica e poi negli Stati Uniti. La sua formazione musicale ha radici altrettanto classiche e inizia al conservatorio ma la scoperta del rock and roll avviene presto. I suoi primi compagni di viaggio sono Tony Dallara, Celentano e poi Giorgio Gaber con il quale forma il duo de I due corsari, che debutta nel 1959. Ma prosegue parallela la sua carriera di solista e quella di autore, tanto che Luigi Tenco sceglie una della sue canzoni, Passaggio a livello, e la pubblica nel 1961. Lavora con Sergio Endrigo. Lavora anche con Dario Fo, Sandro Ciotti.
I successi - Poi la grande popolarità arriva con il surreale Vengo anch'io, no tu no tanto che diventerà sua la ribalta televisiva, fino a quella di Canzonissima. Ma sarà spesso anche in teatro e non disdegnerà apparizioni in film di grandi registi come Ferreri, Wertmuller, né di esercitarsi come compositore di colonne sonore come fece per Mario Monicelli. Dopo un periodo di oblio all'inizio degli anni '80 torna alla ribalta tanto che incide un disco come Ci vuole orecchio, che raggiunge il livello di popolarita' di Vengo anch'io. Del 1981 é un trionfale tour in tutta Italia. Nel 1994 si presenta per la terza volta al Festival di Sanremo in coppia con Paolo Rossi con il brano I soliti accordi, insolitamente dissacrante per la manifestazione, che è anche il titolo del rispettivo CD, arrangiato da Giorgio Cocilovo e il figlio Paolo Jannacci.
Il teatro - Tra un album e l'altro, poi nel 2000 torna a lavorare infine con Cochi e Renato, altra storica coppia con cui ha collaborato a lungo, per Nebbia in val Padana. Oramai la tv lo celebra, come fa il 19 dicembre 2011 Fabio Fazio che conduce uno speciale su di lui in cui amici di lungo corso lo omaggiano interpretando suoi brani. Tra cui Fo, Ornella Vanoni, Cochi e Renato, Paolo Rossi, Teo Teocoli, Roberto Vecchioni, Massimo Boldi, Antonio Albanese, J-Ax, Ale e Franz, Irene Grandi e altri. Enzo Jannacci compare nell'ultima parte dell'evento cantando due sue canzoni.
Il cinema - Esordisce nel cinema nel 1964 con il film La vita agra di Carlo Lizzani: canta L'ombrello di mio fratello in un locale dove entra il protagonista, interpretato da Ugo Tognazzi. Al cinema è poi protagonista di un episodio (Il frigorifero) diretto da Monicelli per il film Le coppie (1970), e de L'udienza di Marco Ferreri (1971). Ha inoltre interpretato i film Il mondo nuovo di Ettore Scola (1982), Scherzo del destino in agguato dietro l'angolo come un brigante da strada di Lina Wertmüller, accanto a Ugo Tognazzi (1983) e Figurine di Giovanni Robbiano (1997). Nel 2010 è tra gli interpreti de La bellezza del somaro, per la regia di Sergio Castellitto, film nel quale interpreta il ruolo dell'anziano fidanzato della figlia adolescente dei protagonisti. Ha composto anche numerose colonne sonore, come quelle di Romanzo popolare di Monicelli (1974, di cui insieme a Beppe Viola ha anche tradotto in un felicissimo slang milanese i dialoghi di Age e Scarpelli e al quale ha regalato una delle più poetiche e intense canzoni da lui scritte, Vincenzina e la fabbrica); Pasqualino Settebellezze (1975), di Lina Wertmüller; Sturmtruppen (1976); Gran bollito di Mauro Bolognini (1977); Saxofone di e con Renato Pozzetto (1979) e Piccoli equivoci di Ricky Tognazzi (1989).

sabato 12 gennaio 2013

Addio ad una delle più grandi attrici italiane: è morta Mariangela Melato


Addio ad una delle più grandi attrici italiane: è morta Mariangela Melato

Il funerale di Mariangela Melato si terrà a Roma sabato alle ore 15.00 presso la Chiesa degli Artisti in Piazza del Popolo. A darne notizia, insieme alla famiglia, è Renzo Arbore. La grande attrice è scomparsa a 71 anni, era nata a Milano. Si è spenta stamattina in una clinica romana. Era malata da tempo di tumore. Con lei scompare una delle più versatili ed espressive interpreti di cinema e teatro del nostro Paese. Capace anche di muoversi a suo completo agio, perfino in numeri di ballo, nell'era aurea della tv italiana. Sofisticata e diretta, carnale e impalpabile, sempre benedetta dal grande dono dell'ironia.
L'accademia e l'illustrazione - Nata a Milano nel 1941, da giovanissima Mariangela Melato studia pittura all'Accademia di Brera, disegna manifesti e lavora come vetrinista a La Rinascente per pagarsi i corsi di recitazione di Esperia Sperani. Nel 1960, non ancora ventenne, entra nella compagnia di Fantasio Piccoli, debuttando come attrice in Binario cieco di Terron, rappresentato al Teatro Stabile di Bolzano.
Fo, Visconti, il cinema - Dal 1963 al 1965 lavora con Dario Fo in Settimo ruba un po' meno e La colpa è sempre del diavolo. Nel 1966 è impegnata allo Stabile di Trieste. Nel 1967 lavora con Luchino Visconti ne La monaca di Monza. Nel 1968 si afferma definitivamente nella sua attività teatrale con l' Orlando furioso di Luca Ronconi, ma trova il grande successo anche nella commedia musicale di Garinei e Giovannini Alleluia brava gente (1971). Nel 1970 debutta al cinema nel film di Pupi Avati Thomas e gli indemoniati. Nel cinema alterna ruoli drammatici (La classe operaia va in paradiso, 1971, e Todo modo, 1976, di Petri; Caro Michele, 1976, di Monicelli; Oggetti smarriti, 1979, e Segreti segreti, 1985, di Giuseppe Bertolucci; Dimenticare Venezia, 1979, eIl buon soldato, 1982, di Franco Brusati; Figlio mio, infinitamente caro, 1985, di Valentino Orsini) a quelli da commedia.
Con Lina e Giannini - Mariangela Melato lega indissolubilmente il suo percorso cinematografico a quello di Lina Wertmuller e di Giancarlo Giannini, girado una serie di commedie grottesche di grande successo, comeMimì metallurgico ferito nell'onore (1972), Film d'amore e d'anarchia (1973) e Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare d'agosto (1974). E ancora Casotto (1977) e Mortacci (1988) di Sergio Citt.
Il teatro prima di tutto - La sua carriera e la sua indole rimangono comunque inderogabilmente legati al mondo del teatro. Qui affronta personaggi di grande impegno nelle tragedie Medea (1986) e Fedra (1987) di Euripide e nelle commedie Vestire gli ignudi di Pirandello (1990) e La bisbetica domata di Shakespeare (1992). Dagli anni novanta, scoperta in precedenza da Renzo Arbore, lavora per la televisione (Scandalo, 1990, Una vita in gioco, 1991, Due volte vent’anni, 1995, L'avvocato delle donne, 1997; Rebecca, la prima moglie, 2008) senza trascurare mai l'impegno teatrale (Il lutto si addice ad Elettra, 1996; La dame de Chez Maxim, 1998; Fedra, 1999; Un amore nello specchio e Madre Coraggio, 2002; La Centaura, 2004; Chi ha paura di Virginia Woolf?, 2005; Il dolore, 2010). Nel 2011 riporta il grande teatro italiano in prima serata sulla Rai, recitando assieme a Massimo Ranieri in Flumena Marturano di Eduardo De Filippo. Al cinema ritorna in La fine è nota (1993) di Cristina Comencini, Panni sporchi di Mario Monicelli e Un uomo perbene di Maurizio Zaccaro (1999), Vieni via con me (2005) di Carlo Ventura. Era sorella dell'attrice e cantante Anna Melato.

lunedì 15 ottobre 2012

L'addio al mondo di Amanda T. 15 anni, vittima del cyber-bullismo


L'addio al mondo di Amanda T.
15 anni, vittima del cyber-bullismo

La ragazza si sarebbe uccisa in seguito a ripetuti episodi di violenza, tra cui la diffusione di immagini private online, insulti sui social network, inviti a farla finita, percosse. Due tentativi precedenti, e un video in cui la giovane racconta il suo tormento attraverso messaggi scritti. Che ora restano come potente atto di denuncia di TIZIANO TONIUTTI

AVEVA quindici anni Amanda T. Una ragazzina canadese come tante, visetto carino, sguardo vispo, e una vita connessa in Rete come la maggior parte degli adolescenti di oggi. Una vita che Amanda ha deciso di interrompere suicidandosi, con un gesto su cui gli inquirenti stanno cercando di fare luce.

Amanda si è tolta la vita perché a differenza della gran parte degli altri ragazzi della sua età, non era spensierata. Da quando aveva conosciuto "lui" su Facebook, la sua vita era cambiata. Esponendo al mondo il suo corpo ancora non da donna, in immagini scattate con la webcam durante un momento intimo. Un "flash", come dicono i ragazzi oggi, in cui la ragazza mostrava il seno allo sconosciuto dall'altra parte della connessione.

Lui era un cyber-bullo, ma Amanda non poteva saperlo. Da lì a poco, l'avrebbe minacciata di diffondere le immagini online, se lei non avesse acconsentito di "dare spettacolo" per lui. Finendo poi per pubblicarle comunque. Tanto che Amanda ha ricevuto la notizia dall'agente di polizia arrivato a casa sua, che le ha detto poche parole: "Le tue foto le hanno viste tutti".

1Lo scorso 7 settembre, Amanda aveva deciso di raccontare la sua storia con un video, toccante, in cui fa scorrere una serie di cartelli che dipingono una discesa in un pozzo di incapacità di reagire a chi martoriava la sua sensibilità. Trasformando la gioia di ricevere complimenti in una finestrella di chat in attacchi di ansia, depressione, panico nella vita reale.  A quindici anni Amanda ha tentato di combattere contro il bullismo ai tempi di internet, e non ce l'ha fatta. La sua storia scorre su decine di biglietti sfogliati davanti alla telecamera, un sogno di ragazzina che diventa un inferno. A cui Amanda aveva provato a porre fine già altre due volte.

Alla scuola di Vancouver a cui Amanda era arrivata da qualche mese dicono di aver fatto "di tutto per aiutarla". Ma non è bastato. Perché dopo l'episodio delle foto, che aveva causato una serie di reazioni online, tra cui molte pesanti per la ragazza, c'era ancora violenza in attesa dietro l'angolo. Amanda era andata via, in un'altra scuola, in un'altra città. E là aveva incontrato un altro uomo, più grande, già in una relazione. La compagna dell'uomo l'ha cercata e l'ha picchiata, in pubblico, mentre chi assisteva alla scena incoraggiava il pestaggio. Ma non era il dolore causato dagli altri a ferire Amanda, più di quanto avesse deciso di fare lei: una volta rientrata con il papà, ha tentato di bere della candeggina, sopraffatta dal desiderio di morire. Una lavanda gastrica è stata sufficiente a riportarla a casa. Solo per aprire Facebook e trovare insulti, maledizioni e inviti a farla finita, a bere "il giusto tipo di solvente" per ammazzarsi.

"Non ho nessuno, ho bisogno di qualcuno", scrive Amanda con la sua calligrafia da ragazza. Negli ultimi fotogrammi del video, sulle sue braccia si vedono dei tagli. Non si sa se provocati da altri o da lei stessa, segni arrivati fino alla pelle dall'anima irreparabilmente danneggiata di un'adolescente. Le ferite di Amanda non si chiuderanno più, la sua storia diventerà una cicatrice come altre simili che vedono l'innocenza scontrarsi con la violenza. E quello scorrere di note, cartelli che raccontano il tormento della ragazza dall'inizio alla fine, sono ora il più potente viatico possibile contro il cyber-bullismo.

lunedì 27 agosto 2012

Addio Neil Armstrong, l’uomo che fece sognare il mondo


Addio Neil Armstrong, l’uomo che fece sognare il mondo e che conquistò la Luna


Solo pochi giorni fa abbiamo riportato la notizia relativa alle immagini dalla Luna che mostrano le bandiere USA ancora al loro posto dopo 40 anni ed oggi, siamo a ricordare con questo post Neil Armstrong, scomparso ieri 25 Agosto 2012 all’età di 82 anni e a cui diciamo addio.
Lasciando per un attimo da parte le discussioni, che ci sono state in questi anni relative alla veridicità o meno dello “sbarco” sulla luna, chi di noi non conosce la famosa frase “Un piccolo passo per un uomo, un grande balzo per l’umanità”. Neil Armstrong fu infatti il primo uomo a toccare il suolo lunare pronunciando quella frase che fece sognare, il 20 Luglio 1969, milioni di persone in tutto il mondo. Molti ricordano che era caldo quel giorno in Italia quando il modulo spaziale atterrò sul suolo lunare e tutti erano incollati davanti alle immagini in bianco e nero della TV. Ieri Obama ha definito Neil Armstrong “uno dei più grandi eroi americani” anche se dopo la Luna, Armstrong non volle più partecipare ad altre missioni spaziali e si ritirò lasciando ai suoi compagni i riflettori della celebrità.

Armstrong nacque in Ohio da una famiglia di origine tedesca laureandosi nel 1955 in ingegneria aeronautica. Divenne quindi pilota collaudatore e per la NASA testò l’X-15, in grado di raggiungere i 6.401 km/h. Fu selezionato come astronauta, sempre dalla NASA, nel 1962. Nel 1968 fu comandante dell’equipaggio di riserva nella missione Apollo 8, che prevedeva anche orbite lunari. Il 6 maggio 1968 sfuggì alla morte in un incidente durante una esercitazione con il simulatore volante LLRV (Lunar Landing Research Vehicle).
Nel luglio 1969, Armstrong comandò la missione di allunaggio Apollo 11. Dopo il pensionamento dalla NASA, Armstrong insegnò ingegneria all’Università di Cincinnati.
Il secondo uomo a scendere sulla luna è stato Buzz Aldrin che ieri, su Twitter, ha reso omaggio “all’amico Neil, il miglior pilota che abbia mai conosciuto”. Buzz è stato sempre “il personaggio sotto i riflettori” arrivando anche a raccontare che un oggetto volante non identificato li aveva seguiti nella fase di avvicinamento alla Luna, e che non ne parlarono con la base di Houston perché temevano che la missione venisse annullata. La costernazione per la scomparsa del primo “moonwalker” della storia coinvolge tutti. Insieme ai suoi due compagni quel giorno di 43 anni fa Neil Armstrong emozionò un’intera generazione. Non potevamo non ricordare questo avvenimento e questo uomo, in queste pagine digitali, che ha dato comunque un notevole impulso alla tecnologia e alla fantasia di molte persone.