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domenica 28 aprile 2013

Dichiarazione dei redditi, guida a detrazioni e deduzioni


Dichiarazione dei redditi, guida a detrazioni e deduzioni

Cosa si può "scaricare" dalle tasse e i documenti da presentare

La dichiarazione dei redditi rappresenta quasi sempre un appuntamento tutt’altro che sereno per i contribuenti. Ma per evitare di viverlo con angoscia e di rivolgersi esclusivamente a dei tecnici per capirne di più, basta essere un po’ più informati. A partire dalla terminologia con cui si indicano alcune spese. Si definiscono oneri deducibili tutte quelle spese che possono essere sottratte dal reddito imponibile per arrivare a calcolare le imposte da pagare.

Gli oneri detraibili consentono invece di detrarre dall’imposta una percentuale della spesa sostenuta, facendo così diminuire l’importo dell’imposta stessa da pagare. Per “scaricare” le cosiddette spese, è necessario, visto che stiamo presentando la dichiarazione dei redditi 2013, che tali spese siano state effettuate durante il 2012, entro il 31 dicembre dello scorso anno, altrimenti potranno sì essere detratte o dedotte, ma solo nell’anno successivo, ossia il 2014. Ma andiamo a vedere nel dettaglio cosa si può mettere alla voce oneri deducibili e cosa sotto oneri detraibili.



Oneri deducibili
Come detto, si tratta di tutte quelle spese che possono essere sottratte dal reddito complessivo. Tra queste, i contributi previdenziali e assistenziali rappresentano la voce più sostanziosa per quanto riguarda le deduzioni e valgono anche per i familiari che sono fiscalmente a carico, non solo per il soggetto che presenta la dichiarazione.

In questa voce dunque rientrano: i contribuiti sanitari obbligatori del servizio sanitario nazionale versati nel 2012 compreso il premio di assicurazione di responsabilità civile per i veicoli, ma solo per la parte che eccede i 40 euro (quindi potete recuperare il servizio sanitario nazionale sull’assicurazione della vostra auto come contributo previdenziale).

A questi si aggiungono: i contributi facoltativi che vengono versati alla gestione pensionistica obbligatoria di appartenenza (come noto, non tutti sono iscritti all’Inps) che vale anche per i familiari che sono a carico, quelli versati per il riscatto degli anni di laurea (sia a fini pensionistici che ai fini della buonuscita), quelli versati per la ricongiunzione di periodi assicurativi e quelli versati al fondo dalle casalinghe (fondo di previdenza, istituito nel 1997, per le persone che svolgono lavori di cura non retribuiti derivanti da responsabilità familiari), icontributi versati all’Inail per l’assicurazione contro gli infortuni domestici (la cosiddetta “assicurazione casalinghe”, cosa molto diversa dal fondo casalinghe di cui sopra).


Si possono dedurre anche i contributi versati ai fondi pensione e per le assicurazioni sulla vita fino a un massimo di 5.164,57 euro e fino a 1549,37 euro per quelli versati a favore dicolf, badanti o baby sitter. Tra le deduzioni ci sono ancora gli assegni corrisposti al coniuge: per il fisco, qualora il giudice non distingua la quota da destinare al mantenimento del figlio da quella che va al coniuge, in automatico si considera che all’ex marito o moglie vada la metà dell’assegno. 

Se amate fare beneficenza, sappiate che anche i vostri versamenti a favore di organizzazioni no profit, onlus e istituzioni religiose possono essere dedotti. Nel caso di enti religiosi, ciascuna di queste erogazioni è deducibile fino a un importo di 1.032,91 euro e deve essere documentata conservando le ricevute di versamento in conto corrente postale, le quietanze liberatorie, le ricevute dei bonifici bancari e, per i pagamenti effettuati con carta di credito, l’estratto conto della società che gestisce la carta. Quanto ai versamenti a favore di organizzazioni no profit e onlus,  ci sono però alcuni limiti: il tetto massimo del 10% del reddito fino a 70mila euro per le donazioni a favore di onlus e fondazioni e del 2% nel caso delle ong (oppure si può scegliere una detrazione d'imposta del 19%).

Altri oneri deducibili riguardano le spese mediche e di assistenza sostenute (scaricabili al 50%) per persone disabili e, nello specifico, quelle relative a: assistenza infermieristica e riabilitativa; personale in possesso della qualifica professionale di addetto all’assistenza di base o di operatore tecnico assistenziale esclusivamente dedicato all’assistenza diretta della persona; personale di coordinamento delle attività assistenziali di nucleo; personale con la qualifica di educatore professionale; personale qualificato addetto ad attività di animazione e/o di terapia occupazionale. Se si è adottato un bambino straniero si possono scaricare il 50% delle spese sostenute.



Oneri detraibili
Siamo al capitolo detrazioni e iniziamo dalle spese sanitarie (prestazioni chirurgiche, analisi, protesi, ricoveri, acquisti di medicine ecc… le trovate tutte alla voce Rigo Rp1 delle spese sanitarie). Lo sapete già se avete presentato altre volte la dichiarazioni dei redditi: bisogna conservare una documentazione per ogni spesa fatta quindi scontrini, fatture, parcelle e ricevute. Ciò è importante per ottenere sul calcolo dell’imposta una detrazione del 19%, possibile solo se la spesa sanitaria è superiore a 129,11 euro (la detrazione spetta solo sulla parte che supera tale somma). 

Tra queste non vanno indicate le spese sanitarie sostenute nel 2012 che sono già state rimborsate al contribuente come le spese in caso di danni da parte di terzi che sono state risarcite dal danneggiante o da altri per conto suo. Non vanno neanche detratte le spese sanitarie già rimborsate come contributi di assistenza sanitaria versati dal sostituto d’imposta o dal sostituito ad enti o casse che hanno esclusivamente fine assistenziale in conformità a disposizioni di contratti o di accordi o regolamenti aziendali che, fino a un importo non superiore complessivamente a euro 3.615,20, non hanno concorso a formare il reddito imponibile di lavoro dipendente.
Potete invece detrarre le spese sanitarie rimborsate per effetto di premi di assicurazione(di fatto non scaricate e che non subiscono la detrazione d’imposta del 19%) e anche le spese sanitarie rimborsate dalle assicurazioni sanitarie stipulate dal sostituto d’imposta o pagate da questo senza trattenuta a carico del dipendente o pensionato. Anche in questo caso tali spese vengono considerate per intero e sono segnalate sul Cud.

Possono essere detratte, sempre per il 19% anche le spese di assistenza specifica sostenute per assistenza infermieristica e riabilitativa (come fisioterapia, laserterapia, kinesiterapia), prestazioni rese da personale con qualifica professionale o da operatore tecnico che si occupa essenzialmente dell’assistenza diretta alle persone, prestazione resa da personale con qualifica di educatore professionale, e ancora di addetto ad attività di animazione o terapia occupazionale.

Si detraggono anche le spese dei figli e del coniuge a carico. La detrazione massima prevista per ogni altro familiare a carico è di 750 euro, proporzionalmente al reddito, fino ad 80mila euro annui di reddito imponibile, utilizzando questa formula: 750 x (80.000 – reddito complessivo)/80.000.

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venerdì 23 novembre 2012

LE STUFE A PELLET: LA MINI-GUIDA


LE STUFE A PELLET: LA MINI-GUIDA
di Lisa Vagnozzi
Stufe a pellet. Sono davvero sicure? Sono davvero affidabili? Sono davvero convenienti? Sono davvero ecosostenibili? Ecco qualche informazione in più per agevolare i consumatori e provare a fare un po' di chiarezza sul tema.
Che cos'è il pellet?
Il pellet è un combustibile solido: si ricava dalla segatura vergine (derivata cioè da legno non trattato) che viene prima essiccata e poi compressa in piccoli cilindri del diametro di 6-8 mm e della lunghezza di 10-30 mm. È considerato un prodotto ecologico ad alto rendimento, perché grazie alla lignina, presente naturalmente nel legno, e alla sua capacità legante, non necessita di additivi o di sostanze chimiche estranee per essere compattato. Il suo contenuto energetico (che si aggira intorno ai 4.700 kWh/t, variando a seconda della qualità e delle caratteristiche del prodotto) è reso elevato dalla procedura di essiccazione e dalla successiva compattazione: ciò fa sì che, a parità di volume, il potere calorifico del pellet sia superiore a quello del legno.
Il pellet è classificabile tra le biomasse: la sua combustione produce anidride carbonica e libera una percentuale di sostanze inquinanti (ossidi di azoto e di zolfo) inferiore a quella rilasciata dai combustibili fossili. La quantità di ceneri residue varia a seconda del tipo di legno utilizzato nella sua produzione (faggio, abete, pioppo...) e si aggira intorno all'1% del peso del combustibile.
Fino a qualche anno fa, il pellet era un combustibile decisamente economico: il costo di un sacchetto da 15 kg si aggirava intorno ai 2,70-3,80 euro (la variazione all'interno della forchetta dei prezzi dipende dalla qualità del prodotto e dal tipo di legno da cui è ricavato), mentre oggi la stessa quantità viene venduta a (più o meno) 4,50-5 euro, per via di un'impennata dei prezzi dovuta, con ogni probabilità, al notevole aumento della domanda, a cui non ha fatto seguito un aumento dell'offerta. Ciò non toglie, tuttavia, che il pellet sia ancora di un combustibile conveniente e a basso impatto ambientale.
La qualità del pellet
Vicende come quella del pellet lituano contaminato di qualche anno fa non devono portare a generalizzazioni o a facili allarmismi, né a condannare e penalizzare un intero settore produttivo. Il mercato del pellet oggi è una realtà piuttosto solida: pensate che in Italia sono consumate oltre 1 milione di tonnellate di pellet; di queste, circa 750.000 sono di produzione nazionale, mentre la quota di importazione più cospicua (con circa 250.000 tonnellate) proviene dall'Austria.
Inoltre, per tutelare i consumatori, l'AIEL - Associazione Italiana Energie Agroforestali, ha ideato Pellet Gold, un'attestazione di garanzia per la qualità del pellet basata su parametri oggettivi, a cui possono accedere tutte le imprese produttrici e tutti i rivenditori o importatori. Solo il pellet che, in seguito ad analisi specifiche, rispetta i parametri fissati può ricevere l'attestazione.
Tra le associazioni che vigilano sulla trasparenza e sulla qualità del mercato del pellet c'è anche Assopellet, fondata con lo scopo di riunire tutti gli operatori del settore.
Le stufe a pellet in generale
Esteticamente, la stufa a pellet non è così diversa da una comune stufa a legna. Può essere rivestita di acciaio, ceramica o pietra ollare ed è adatta a riscaldare (e ad arredare) qualsiasi tipo di ambiente. É dotata di un telecomando per l'accensione e lo spegnimento a distanza e presenta un serbatoio in cui inserire (in genere dall'alto) il pellet, e la cui capienza varia a seconda dei modelli: si parte da circa 10-11 kg per quelli più piccoli e si può arrivare oltre i 60 kg.
Quando la stufa è in funzionamento, il combustibile viene trascinato nel braciere attraverso un condotto e quindi bruciato; l'accensione è resa possibile dalla presenza di una resistenza elettrica, che diventa incandescente. La fiamma compare poco a poco, crescendo e stabilizzandosi sulla temperatura impostata quando la stufa entra in modalità lavoro.
Tenete presente che la stufa a pellet può essere considerata a tutti gli effetti un elettrodomestico, dato che va collegata all'impianto elettrico di casa
Il calore prodotto dalla stufa si diffonde nell'ambiente circostante tramite una o più ventole. I modelli più recenti sono dotati anche di cronotermostati che consentono di programmare l'accensione e lo spegnimento del prodotto e di regolare la temperatura.
Pensate poi che alcune stufe di ultima generazione sono fornite di kit GPRS che permettono di attivarle e di regolarle via SMS, magari mentre si sta viaggiando verso casa e si desidera trovare, al proprio arrivo, un ambiente caldo ed accogliente. Lo scarico dei fumi generati dalla combustione del pellet avviene all'esterno dell'edificio, tramite un tubo di diametro variabile, generalmente dagli 8 ai 12 cm.
La potenza termica di una stufa è determinata dalle sue dimensioni e dalla quantità di pellet bruciato; sul suo rendimento può influire anche il tipo di pellet utilizzato.
La resa calorica di una stufa può variare moltissimo a seconda del modello e delle sue caratteristiche: si passa da prodotti con una potenza di 2,5-5 kW ad altri con un rendimento di 5-25 kW. Per avere un'idea più precisa, tenete presente che, per riscaldare un ambiente di circa 300 mc, pari a una superficie di 100 mq per 3 m di altezza, è necessaria una resa calorica di circa 10 kW.
Quindi, se avete bisogno di una stufa, in primo luogo dovete considerare il vostro fabbisogno di calore, che dipende dall'ampiezza della zona da riscaldare e da caratteristiche quali la sua coibentazione e l'antichità dell'edificio in cui si trova.
Attualmente, in commercio troviamo stufe con capacità di riscaldamento superiori agli 800 mc e dotate di un'autonomia che può andare dalle 6 ore a più di 40.
Termostufe a Pellet
Oltre alle stufe ad aria, esistono anche delle stufe collegabili all'impianto termoidraulico, pensate per diffondere calore in un'intera abitazione in grado di riscaldare l'acqua di un appartamento di dimensioni medio-grandi (anche oltre i 150 mq) attraverso impianti pre-esistenti, quali termosifoni o pannelli radianti. Oltre a riscaldare tutta la casa, le termostufe a pellet producono anche acqua calda sanitaria.
Vantaggi
Quali sono, in concreto, i vantaggi delle stufe a pellet? Innanzitutto, si tratta di prodotti molto meno “invasivi” rispetto alle tradizionali stufe a legna: il pellet viene trasportato in casa all'interno di appositi sacchi, non sporca e, se manipolato con un po' di attenzione, produce pochi residui o polvere nella fase di caricamento del serbatoio. Inoltre la stufa è dotata di una porta a chiusura stagna (solitamente in ghisa e vetroceramica) che impedisce spiacevoli fuoriuscite di fumo all'interno dell'ambiente domestico.
È quindi importante sottolineare che la stufa a pellet è un prodotto ecologico, dato che ha una buona qualità di combustione e disperde nell'ambiente bassissime percentuali di inquinanti.
Come abbiamo visto, il pellet è, di per sé, il risultato di un'operazione di riciclo, dato che si ottiene dagli scarti di lavorazione del legno, a cominciare dai trucioli e dalla segatura: pertanto, la sua produzione non rende necessario l'abbattimento di nuovi alberi. Insomma, siamo di fronte ad una fonte di energia pulita, che non altera il nostro ecosistema e che non determina sprechi, grazie alla possibilità per il consumatore di dosare il combustibile a proprio piacimento, avendo un pieno e preciso controllo della temperatura. Comodo, oltre che ecosostenibile.
Detrazioni fiscali
Le stufe e le termostufe a pellet rientrano nella detrazione fiscale del 50%. In pratica fino al 30 giugno 2013 è possibile detrarre dalle imposte sui redditi il 50% delle spese sostenute per il recupero, spalmabili in 10 anni.
Svantaggi e qualche avvertenza
Le stufe a pellet sono sicure e affidabili, ma non perfette. Ad esempio, le ventole di cui sono dotate asciugano l'aria e fanno sì che il calore generato non sia esattamente salubre: per questo, è consigliabile premunirsi utilizzando un umidificatore (alcune stufe lo hanno incorporato) oppure posizionando una vaschetta d'acqua sulla zona più calda della stufa. Bisogna poi tenere presente che le ventole sono inevitabilmente rumorose: un particolare questo che, per qualche consumatore, potrebbe anche risultare fastidioso.
Un altro inconveniente è dato dal fatto che il funzionamento della stufa dipende dall'erogazione di energia elettrica. Come accade con ogni altro elettrodomestico, in caso di black out il prodotto non può essere utilizzato: se è in funzione, la stufa si spegne, per poi riaccendersi autonomamente al ritorno della corrente.
Inoltre, per garantire il corretto funzionamento del prodotto, occorre pulire regolarmente lo scambiatore di calore e il braciere, aprendo la porta a chiusura stagna posizionata sul davanti (ovviamente, è un'operazione da compiere solo quando la stufa è spenta e fredda) e utilizzando un aspirapolvere o, meglio ancora, un aspiracenere, per eliminare le ceneri residue. Sappiate comunque che, in questo ambito, l'innovazione tecnologica è costante: ad esempio, sono recentemente entrate in commercio stufe dotate di meccanismi di pulizia automatica, che agevolano il consumatore e migliorano il rendimento energetico del prodotto. Infine, il pellet viene venduto in sacchi da 15 kg, in plastica o nylon: dei materiali che, inevitabilmente, vanno ad aumentare il carico di rifiuti. Una soluzione a questo inconveniente è stata ideata da EcoPellet, che distribuisce il proprio pellet anche sfuso, in grandi borse da 12,5 q.
Per l'acquisto
Oggi il mercato delle stufe a pellet è in piena espansione: sono disponibili numerosissimi modelli, con caratteristiche che tendono ad adattarsi alle più diverse esigenze del consumatore, sia dal punto di vista della potenza termica che dell'estetica.
Tra le aziende produttrici che trovate sul mercato italiano, vi segnaliamo i siti di alcune delle più note, di modo che possiate farvi un'idea dell'enorme varietà di proposte: da Ecoforest e Thermorossi; da Piazzetta a Ecoteck-Gruppo Ravelli; da Eurostek a Edilkamin; da Calimax a MCZ; da Palazzetti a La Nordica-Extraflame; da Lincar e Ungaro ad Eurofiamma (con le sue stufe bivalenti, che funzionano sia a legna che a pellet).
Ricordate che la stufa ha bisogno di attenzione nell'installazione (che deve essere fatta da personale qualificato) e di una manutenzione costante: per questo, al di là del marchio, è consigliabile acquistare il prodotto presso un rivenditore affidabile, che possa garantire un'adeguata assistenza tecnica. Infine, tenete presente che il prezzo di una stufa a pellet varia a seconda delle sue caratteristiche e della sua potenza termica (si parte da poco meno di 1.000 euro e si può arrivare ben oltre i 4.000) e che è buona norma acquistare una stufa con una resa calorica lievemente superiore al proprio fabbisogno.

martedì 13 novembre 2012

PANNELLI FOTOVOLTAICI FAI DA TE: UNA GUIDA CON PREZZI E COSTI


PANNELLI FOTOVOLTAICI FAI DA TE: UNA GUIDA CON PREZZI E COSTI
di Gianluca Rini
I pannelli fotovoltaici fai da te rappresentano un’ottima soluzione per usufruire in modo alternativo di una fonte di energia rinnovabile, come quella rappresentata dall’energia solare. In genere quando pensiamo di installare dei pannelli solari, pensiamo a chiamare delle ditte specializzate. Tuttavia dovremmo tenere in considerazione che esiste anche la possibilità di costruirci da soli dei pannelli fotovoltaici che facciano al caso nostro. Non è poi un’impresa così difficile e ci accorgeremo che non spenderemo poi così tanto. Andiamo nello specifico con tutte le informazioni particolari.
Pannelli fotovoltaici fai da te: materiali che occorrono per la costruzione
Per costruire i pannelli fotovoltaici fai da te ci servono 36 celle solari, del legno, del plexiglass, delle viti, del silicone, dei cavi elettrici, diodo Schottky, un connettore e della vernice. Le celle solari singole da 3x6 centimetri possono essere acquistate anche su eBay, in modo da risparmiare.
Teniamo presente che unendo le celle otterremo un pannello solare da 18 V e 3,6 A. Le celle vanno maneggiate con cura. Ci sono anche delle celle più grandi, che misurano 6x6. In ogni caso è importante utilizzare tutte celle di stessa grandezza e tipo.
Pannelli fotovoltaici fai da te: prezzi
Per la costruzione dei pannelli fotovoltaici fai da te possiamo calcolare una spesa complessiva di circa 80 euro. Per quanto riguarda i componenti principali dei pannelli solari, teniamo presenti questi costi: 40 euro per 36 celle solari acquistate su eBay, 15 euro per il legno, 20 euro per il plexiglass, 3 euro per il silicone. In più aggiungiamo le limitate spese per il connettore, per i cavi elettrici e per le viti.
I prezzi per i pannelli fotovoltaici fai da te comunque possono cambiare a seconda dei materiali utilizzati e in base a dove li compriamo. Le celle policristalline possono costare anche 95 euro, se non le compriamo su eBay. La lastra di compensato e la cornice possono arrivare a 15 euro, la lastra di plexiglass può arrivare a costare anche 25 euro. Considerando i costi di tutti gli altri elementi, possiamo arrivare ad avere una spesa complessiva anche di 155 euro più IVA.
Pannelli fotovoltaici fai da te: fasi per la costruzione
Per costruire dei pannelli fotovoltaici fai da te bisogna tenere presenti alcune fasi ben precise: procurarsi il materiale necessario, realizzare la struttura per l’alloggiamento delle celle, montaggio delle celle e infine il collegamento elettrico delle celle solari.
Pannelli fotovoltaici fai da te: costruzione dell’intelaiatura
Con il compensato e diversi listelli di legno, incollati e fissati con le viti, si costruisce l’intelaiatura. Le dimensioni di questa devono essere di circa 56x115 centimetri. Per ottenere un isolamento maggiore, possiamo mettere della lana di vetro. Si può dipingere l’intelaiatura con della vernice bianca isolante, collegando insieme due fogli di masonite.
La parte frontale del pannello deve essere protetta da una lastra di plexiglass di uno spessore di almeno 0,6 centimetri. Le celle solari devono essere saldate sul pannello di masonite in modo ordinato.

lunedì 15 ottobre 2012

Badanti, guida alla sanatoria


Badanti, guida alla sanatoria


badanti e colf scade il termine per la regolarizzazione

badanti e colf scade il termine per la regolarizzazione
Genova - Almeno verranno risparmiate le lunghe code in attesa fuori dalle questure, nella speranza di coronare il sogno di uscire dall’ombra, dalla zona grigia, e tornare ad essere cittadini in regola con i propri diritti e doveri. Perché la nuova sanatoria decisa dal Governo avrà la procedura di richiesta esclusivamente via web. Le porte dello sportello on-line all’indirizzowww.interno.gov.it si aprono alle 8 di sabato prossimo e chiudono solo allo scoccare della mezzanotte del 15 ottobre; particolare niente affatto trascurabile: non sono state fissate quote massime di ammissione.
Tutto nasce dal giro di vite previsto per gli imprenditori che sfruttano il lavoro straniero in nero: viene data la possibilità - l’ultima - di un ravvedimento operoso, prima della grande stangata. Comunque, il Ministero dell’Interno, quello del Lavoro e delle Politiche Sociali, quello dell’Economia e della Cooperazione internazionale hanno fornito le indicazioni operative sugli adempimenti che gli Sportelli Unici per l’immigrazione dovranno adottare in attuazione della procedura per la presentazione della dichiarazione di emersione del rapporto di lavoro irregolare a favore di lavoratori stranieri. Il decreto del ministro dell’Interno del 29 agosto 2012, infatti, è stato registrato presso la Corte dei Conti ed è in corso di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.
I punti cardine
Nella circolare del 7 settembre scorso vengono riepilogati e chiariti i punti cardine che riguardano la procedura. Intanto, a dichiarazione di emersione va presentata dopo il pagamento di un contributo forfetario di 1.000 euro per ciascun lavoratore (importo non deducibile ai fini dell’imposta sul reddito).
Il contributo forfetario va versato esclusivamente tramite il modello di pagamento “F24 Versamenti con elementi identificativi”, reso disponibile sui siti internet dell’Agenzia delle Entrate, ma anche dell’Inps e dei Ministeri interessati. Il modello di pagamento deve contenere, oltre ai dati relativi al datore di lavoro, anche il numero di passaporto o di altro documento simile del lavoratore.
L’ammissione alla procedura di emersione è condizionata alla verifica del possesso, da parte del datore di lavoro (sia esso persona fisica o società), di un reddito imponibile o di un fatturato risultante dall’ultima dichiarazione dei redditi non inferiore a 30.000 euro annui, salvo il caso di un lavoratore addetto al lavoro domestico di sostegno al bisogno familiare, nel qual caso il reddito imponibile del datore di lavoro non può essere inferiore a 20.000 euro annui in caso di nucleo familiare composto da una sola persona che percepisce il reddito, oppure non inferiore a 27.000 euro annui in caso di nucleo familiare inteso come famiglia anagrafica composta da più soggetti conviventi.
Il datore di lavoro deve dimostrare la regolarizzazione delle somme dovute al lavoratore a titolo retributivo, anche relativi ai contributi, per il periodo della durata del rapporto di lavoro o comunque non inferiore a 6 mesi, attraverso una attestazione redatta congiuntamente al lavoratore, del pagamento degli emolumenti dovuti in base al contratto nazionale riferibile alle attività svolte. È importante chiarire che non sarà necessario concentrare la presentazione delle domande nella fase iniziale della procedura, in quanto non sono state fissate quote massime di ammissione.
La procedura 
Lo Sportello unico per l’Immigrazione (Sui) riceverà, infatti, le domande dal sistema informatico del Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Ministero dell’Interno nel rispetto dell’ordine cronologico di ricezione.
Successivamente, sarà lo stesso Sportello Unico ad acquisire dalla questura e dalla Direzione territoriale del lavoro i previsti pareri sulla dichiarazione di emersione. Ricevuti i pareri, quindi, lo Sportello convocherà le parti per gli ulteriori adempimenti.Come sperimentato in altre analoghe occasioni, saranno operativi i protocolli d’intesa stipulati con l’Anci, le Associazioni di categoria, le Organizzazioni sindacali e i Patronati che vorranno fornire assistenza per la compilazione e l’inoltro delle domande.
Infine, nella circolare, vengono ribadite le condizioni per la sospensione dei procedimenti penali ed amministrativi e la presentazione di false dichiarazioni. Però, tutto questo in teoria. Perchè poi spesso le cose vanno diversamente.
I numeri 
Per esempio, «ci sono immigrati che finiranno per pagare di tasca loro - ammonisce Roberto Vintoni del Csi, Centro Servizi Immigrati - Lo si capisce già dal fatto che mente in passato i lavoratori stranieri inviavano denaro perso i Paesi d’origine, ai familiari rimasti in patria, ora avviene il fenomeno inverso.
I money trasfer del centro storico di Genova stanno lavorando tantissimo per denaro in arrivo dall’estero per pagare i permessi di soggiorno. E ci parla di 1.700 o 1.800 euro a persona, che in Paesi con il costo della vita molto inferiore, nono parecchi soldi».
Spiega Patrizia Bellotto della Cgil: «A Genova ci sono 70.000 stranieri in regola; stimiamo che gli irregolari siano il 10% di questa cifra, quindi intorno ai 6.500». Dati ottimistici, secondo il Csi: «A noi ne risultano il doppio, circa 13.000», nota Vintoni. A conferma che sul tema regna una grande certezza. Dopo Roma, Milano e Torino, Genova è la città d’Italia che ospita il maggior numero di immigrati
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domenica 9 settembre 2012

Badanti, guida alla sanatoria


Badanti, guida alla sanatoria

badanti e colf scade il termine per la regolarizzazione
badanti e colf scade il termine per la regolarizzazione
Genova - Almeno verranno risparmiate le lunghe code in attesa fuori dalle questure, nella speranza di coronare il sogno di uscire dall’ombra, dalla zona grigia, e tornare ad essere cittadini in regola con i propri diritti e doveri. Perché la nuova sanatoria decisa dal Governo avrà la procedura di richiesta esclusivamente via web. Le porte dello sportello on-line all’indirizzowww.interno.gov.it si aprono alle 8 di sabato prossimo e chiudono solo allo scoccare della mezzanotte del 15 ottobre; particolare niente affatto trascurabile: non sono state fissate quote massime di ammissione.
Tutto nasce dal giro di vite previsto per gli imprenditori che sfruttano il lavoro straniero in nero: viene data la possibilità - l’ultima - di un ravvedimento operoso, prima della grande stangata. Comunque, il Ministero dell’Interno, quello del Lavoro e delle Politiche Sociali, quello dell’Economia e della Cooperazione internazionale hanno fornito le indicazioni operative sugli adempimenti che gli Sportelli Unici per l’immigrazione dovranno adottare in attuazione della procedura per la presentazione della dichiarazione di emersione del rapporto di lavoro irregolare a favore di lavoratori stranieri. Il decreto del ministro dell’Interno del 29 agosto 2012, infatti, è stato registrato presso la Corte dei Conti ed è in corso di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.
I punti cardine
Nella circolare del 7 settembre scorso vengono riepilogati e chiariti i punti cardine che riguardano la procedura. Intanto, a dichiarazione di emersione va presentata dopo il pagamento di un contributo forfetario di 1.000 euro per ciascun lavoratore (importo non deducibile ai fini dell’imposta sul reddito).
Il contributo forfetario va versato esclusivamente tramite il modello di pagamento “F24 Versamenti con elementi identificativi”, reso disponibile sui siti internet dell’Agenzia delle Entrate, ma anche dell’Inps e dei Ministeri interessati. Il modello di pagamento deve contenere, oltre ai dati relativi al datore di lavoro, anche il numero di passaporto o di altro documento simile del lavoratore.
L’ammissione alla procedura di emersione è condizionata alla verifica del possesso, da parte del datore di lavoro (sia esso persona fisica o società), di un reddito imponibile o di un fatturato risultante dall’ultima dichiarazione dei redditi non inferiore a 30.000 euro annui, salvo il caso di un lavoratore addetto al lavoro domestico di sostegno al bisogno familiare, nel qual caso il reddito imponibile del datore di lavoro non può essere inferiore a 20.000 euro annui in caso di nucleo familiare composto da una sola persona che percepisce il reddito, oppure non inferiore a 27.000 euro annui in caso di nucleo familiare inteso come famiglia anagrafica composta da più soggetti conviventi.
Il datore di lavoro deve dimostrare la regolarizzazione delle somme dovute al lavoratore a titolo retributivo, anche relativi ai contributi, per il periodo della durata del rapporto di lavoro o comunque non inferiore a 6 mesi, attraverso una attestazione redatta congiuntamente al lavoratore, del pagamento degli emolumenti dovuti in base al contratto nazionale riferibile alle attività svolte. È importante chiarire che non sarà necessario concentrare la presentazione delle domande nella fase iniziale della procedura, in quanto non sono state fissate quote massime di ammissione.
La procedura 
Lo Sportello unico per l’Immigrazione (Sui) riceverà, infatti, le domande dal sistema informatico del Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Ministero dell’Interno nel rispetto dell’ordine cronologico di ricezione.
Successivamente, sarà lo stesso Sportello Unico ad acquisire dalla questura e dalla Direzione territoriale del lavoro i previsti pareri sulla dichiarazione di emersione. Ricevuti i pareri, quindi, lo Sportello convocherà le parti per gli ulteriori adempimenti.Come sperimentato in altre analoghe occasioni, saranno operativi i protocolli d’intesa stipulati con l’Anci, le Associazioni di categoria, le Organizzazioni sindacali e i Patronati che vorranno fornire assistenza per la compilazione e l’inoltro delle domande.
Infine, nella circolare, vengono ribadite le condizioni per la sospensione dei procedimenti penali ed amministrativi e la presentazione di false dichiarazioni. Però, tutto questo in teoria. Perchè poi spesso le cose vanno diversamente.
I numeri 
Per esempio, «ci sono immigrati che finiranno per pagare di tasca loro - ammonisce Roberto Vintoni del Csi, Centro Servizi Immigrati - Lo si capisce già dal fatto che mente in passato i lavoratori stranieri inviavano denaro perso i Paesi d’origine, ai familiari rimasti in patria, ora avviene il fenomeno inverso.
I money trasfer del centro storico di Genova stanno lavorando tantissimo per denaro in arrivo dall’estero per pagare i permessi di soggiorno. E ci parla di 1.700 o 1.800 euro a persona, che in Paesi con il costo della vita molto inferiore, nono parecchi soldi».
Spiega Patrizia Bellotto della Cgil: «A Genova ci sono 70.000 stranieri in regola; stimiamo che gli irregolari siano il 10% di questa cifra, quindi intorno ai 6.500». Dati ottimistici, secondo il Csi: «A noi ne risultano il doppio, circa 13.000», nota Vintoni. A conferma che sul tema regna una grande certezza. Dopo Roma, Milano e Torino, Genova è la città d’Italia che ospita il maggior numero di immigrati.

venerdì 31 agosto 2012

RIFIUTI Guida per una gestione corretta


  
RIFIUTIGuida per una gestione corretta
Questa guida, rivolta alla famiglia, nasce da un esigenza di informazione e chiarezza riguardo lo smaltimento dei rifiuti domestici:
l'organizzazione di spazi "dedicati" in casa e nei condomini; le tecnologie che possono servire a "ridurre" anche fisicamente i residui; le tipologie dei vari scarti:umido, imballaggi, carta, vetro, materie plastiche, etc.
LA RACCOLTA DIFFERENZIATA
Quando materiali ed oggetti hanno oramai finito di assolvere al loro compito si definiscono rifiuti, in effetti però i materiali di cui sono composti i nostri scarti possono essere riutilizzati, riciclati o destinati alla termovalorizzazione.
La raccolta differenziata è il punto di partenza di ogni possibilità di riutilizzo di questi materiali, essa consiste nel separare per tipologia i rifiuti .
Le regole ed i sistemi per la raccolta sostanzialmente si individuano in due modalità: raccolta differenziata selettiva (monomateriale) o raccolta differenziata congiunta (multimateriale).
La raccolta monomateriale prevede da parte del cittadino la separazione dei diversi materiali
 (vetro, plastica, metalli, etc.) in contenitori adeguati. In seguito tali materiali vengono lavorati in appositi impianti di selezione e quindi inviati alla filiera industriale del recupero.
La raccolta multimateriale, invece prevede la separazione a monte da parte del cittadino dei materiali recuperabili. I sistemi vanno dalla raccolta "porta a porta", le piattaforme di raccolta, il "vuoto a rendere" cauzionale ed i contenitori lungo le strade e gli esercizi commerciali.
Queste due modalità garantiscono la buona gestione dei rifiuti da noi prodotti che generalmente sono costituiti da un 30% di materiale organico ed un 70% di materiale da imballaggio.
 


LE TIPOLOGIE DEI CONTENITORI E LA LORO SISTEMAZIONE ADEGUATA

Di fondamentale importanza per una buona raccolta differenziata è l'organizzazione dei contenitori in casa o all'esterno al fine di rendere il meno possibile gravosa l'operazione della divisione dei rifiuti di tutti i giorni; trovare lo spazio adatto è di grande importanza poichè ci permette di realizzare nell'immediatezza delle nostre attività domestiche la separazione.
Nelle cucine, anche di piccole dimensioni, il posto più adatto è sotto il lavello dove si possono inserire contenitori che possono custodire i residui organici, e contenitori per gli imballaggi, ma anche all'esterno, per esempio su di un balcone protetto dalla pioggia è sempre possibile trovare un angolo che accolga i diversi contenitori. Ricorrendo a modelli e materiali giusti saremo in grado di poter mantenere anche per diversi giorni i rifiuti in giacenza, così da poter rispettare, nel caso fosse necessario, i tempi della raccolta differenziata (es.raccolta "porta a porta"), in effetti trattare i rifiuti comporta aver a che fare con gli odori che possono emanare percui in questo caso l'utilizzo del giusto contenitore ha molta importanza.
Consigliamo di visitare i grandi centri per il bricolage per trovare diverse soluzioni e tipologie di contenitori, ma ovviamente grandi risorse le potrete trovare anche su internet nei portali dedicati.
I CONTENITORI
Esistono pattumiere, anche da esterno, divise in sezioni che possono ricevere residui diversi; vengono consigliate versioni realizzate in acciaio inox che garantiscono resistenza ed igiene non favorendo la proliferazione di microrganismi.
Sono in commercio anche armadietti da terrazzo, in cui sono inseriti più contenitori per i diversi rifiuti; inoltre esistono mobili-base dedicati solo alla raccolta differenziata con 3-4 vani a scomparsa e provvisti di fondi altamente igienici.
Interessante per coloro che stanno acquistando una nuova cucina è scegliere modelli con lavelli atrezzati per i rifiuti con appositi fori in diretta comunicazione con i contenitori sottostanti e di facile estrazione, sia per i residui organici che per gli imballaggi.
   
In definitiva avremo un ampia scelta di soluzioni per effettuare la nostra raccolta differenziata l'importante è evitare che i nostri rifiuti vadano "sprecati", ad esempio i resti alimentari costituiscono una buona parte dei rifiuti quotidiani domestici (circa il 30%) in tali rifiuti la quota di umidità raggiunge il 40% ed oltre ed è per questo motivo che viene anche denominata "umido", in alcuni comuni è organizzata la raccolta in via differenziata, specialmente con il "porta a porta", ma tale raccolta non è ancora molto diffusa e tenere questi avanzi nella pattumiera significa creare odori sgradevoli ed occupare spazio nei nostri contenitori, ed allora un ottima soluzione è quella di utilizzare l'"umido" per trasformarlo in concime secondo una tecnica denominata "compostaggio".
In pratica facendo del compostaggio abbiamo noi stessi la possibilità di riciclare rifiuti, la tecnica è facilmente realizzabile anche se si dispone di un piccolo balcone, questo perchè contrariamente a quanto si crede una volta "trattati" e mescolati con terriccio gli odori cessano di formarsi.
Mobile per la raccolta
differenziata
   Mobile base
 La tecnica consiste nell'utilizzare un grande bidone dove mettere strati di "umido" a piccoli pezzi (anche le ossa purchè frammentate) alternando con del terriccio, pressare e coprire il tutto praticando alcuni fori, se non presenti, per garantire una buona aerazione. Dopo qualche giorno si attiva un processo naturale di fermentazione che produce calore e trasforma i nostri scarti in un concime, l'unica accortezza è quella di mescolare periodicamente i vari strati.
Il composto che si ottiene va mescolato ad altro terriccio, poichè molto concentrato, ed è ideale per la sostituzione di vecchio terriccio nei vasi o come concime in giardino.
Se si dispone di un giardino è possibile creare una compostiera scavando direttamente una buca nel terreno e con legno o plastica fare un contenitore interrato; avrete la possibilità di utilizzare anche tutti quei residui di foglie erba e rametti di risulta alle lavorazioni del giardino, in tal caso comunque si consiglia di triturare mediante apposite atrezzature le parti più voluminose.
Compostiera    


LE TECNOLOGIE AL NOSTRO SERVIZIOPer tutte le tipologie di rifiuti, sia organici che imballaggi, ha molta importanza il volume occupato; infatti poichè minor volume è sinonimo di facilità nella raccolta e minor esigenza di spazi da utilizzare per lo stoccaggio è ovviamente un operazione che tutti noi dovremmo in qualche modo poter effettuare. Per tale compito esistono molti utensili ed elettrodomestici che ci possono aiutare:

IL COMPATTATORE
Un elettrodomestico che ben si adatta ad un utilizzo "casalingo", in pratica ha la funzione di comprimere i rifiuti, anche fino all'80% attraverso una potente pressa; nella versione tradizionale il compattatore è costituito da un mobile delle dimensioni di una lavatrice, nel suo interno troveremo la potente pressa elettrica che ha il compito di comprimere con forza imballaggi di qualsiasi tipo, l'apparecchio dispone di sezioni separate per vetro, carta e plastica ed è presente un filtro ai carboni attivi in grado di assorbire i cattivi odori che si possono formare.
Ne esistono varie versioni sia elettriche che manuali ed addirittura dotate per compattare anche i rifiuti organici.
 
Compattatore

IL TRITARIFIUTI
il "trituratore domestico", inventato nel 1927 dall’architetto americano Hammes, molto diffuso negli Stati Uniti e nei paesi nordici è un apparecchio applicato direttanente al tubo di scarico del lavello, nelle vicinanze di una presa elettrica; funziona così: gli avanzi di cibo da buttare vengono messi nel lavello, quindi si apre il rubinetto e si preme il pulsante d'avvio, mettendo in funzione una serie di lame sottostanti che ovviamente non sono raggiungibili per garantire la nostra sicurezza; l'apparecchio in pochissimo tempo trita finemente tutto ciò che finisce trascinato dall'acqua nello scarico. Bisogna dire però che tale tecnologia presenta degli aspetti negativi: In italia fino al 2002 era vietato per legge, infatti sarebbero causa di intasamenti di quei depuratori che non hanno la capacità di trattare grandi masse organiche, non solo, rischia di compromettere la funzionalità delle tubature condominiali e delle reti fognarie. Ecco perchè amministratori locali e tecnici sconsigliano in alcuni comuni di promuovere l'uso di tali apparecchi.
 
Tritarifiuti
 BIOTRITURATORI
Utilissimo per ridurre il volume degli scarti di risulta delle operazioni di giardinaggio Il sistema di triturazione a coltelli in acciaio consente di sminuzzare rami fino a 40 mm di diametro, in modo veloce ed efficace. Massima funzionalita' per rami con fogliame e residui organici, rendendoli pronti per il compostaggio.
Hanno il vantaggio di farci risparmiare ore di lavoro destinate allo smaltimento.

Il prezzo va da 60-80 euro per macchine di piccola potenza a 170 ed oltre per apparecchi da usare in grandi giardini.
Biotrituratore


  
LE REGOLE PER NON SBAGLIARSI

CONSIGLI UTILI PER GESTIRE I VARI MATERIALI
IL VETRO
In italia le cifre riguardanti il riciclaggio del vetro nel 2007 parlano chiaro, oltre il 60% dei contenitori in vetro, pari a circa 1,3 milioni di tonnellate, è stato recuperato.
La regola tassativa da seguire è che nelle campane della raccolta del vetro va inserito solo il vetro poichè altrimenti altri materiali potrebbero avere delle temperature di fusione differenti rischiando di rovinare il processo di recupero.
La giusta separazione consiste nell'inserire solo, bottiglie, flaconi e barattoli previa pulizia; al contrario invecenon si devono inserire vetri per finestre ed auto, bicchieri, piatti, specchi, pirofile per forno, tazze e tazzine, porcellana, lampadine e flaconi con etichette di pericolo.In alcuni comuni inoltre è prevista la raccolta differenziata per coloredove si deve separare anche in base al colore del vetro, infatti una buona qualità del vetro di recupero è data dalla poca promiscuità dei colori.
 
Il vetro viene ottenuto fondendo silice e soda di calcio, nelle vetrerie si aggiunge il vetro di recupero e mescolato a quello grezzo, integrando perfettamente il processo di recupero con quello di produzione, questo permette di risparmiare materie prime che altrimenti andrebbero estratte
da cave e miniere.
Inoltre per fondere il vetro da raccolta occorre una temperatura più bassa rispetto a quella necessaria per la fusione delle materie prime con ovvio risparmio energetico e minor impatto ambientale.
Una delle qualità più importanti del vetro è che può essere riciclato all'infinito; il procedimento comincia dalla svuotamento delle campane per poi essere inviato in centri di selezione e stoccaggio, quindi si procede con la separazione e la frantumatura in cocci dei vari tipi di vetro passano in macchine specifiche che eliminano attraverso elettrocalamite le eventuali parti metalliche.
Il passaggio successivo prevede la pulizia di residui di plastica e carta che essendo più leggeri vengono separatii attraverso aspiratori; il ciclo si chiude con il lavaggio, reso necessario per non pregiudicare la qualità finale del vetro, che a questo punto è pronto per tornare alla fusione in vetreria. Per favorire una raccolta differenziata "razionale", il cittadino dovrebbe effettuare un primo lavaggio e l'asportazione di tutto ciò che non sia vetro dal contenitore.
LA PLASTICA
I dati ci dicono che nel 2007(stime Conai) sono state riciclate 654mila tonnellate di plastica e termovalorizzate 70mila. Quando si parla di plastica bisogna precisare che 
non è tutta uguale e nelle nostre case ne possiamo trovare i seguenti tipi: Pet o polietilentereftalato, di cui sono fatti bottiglie per acqua, flaconi, vassoi e blister, imbottiture, nastri audio, video etc; PP o polipropilene di cui sono fatti flaconi, cassette, pellicole, siringhe, pennarelli, etc; Pvc o polivinilcloruro di cui sono fatti bottiglie, flaconi, tubi, finte pelli, giocattoli, nastri isolanti, etc.
Il primo passo del processo di recupero comincia nelle nostre case, dove il cittadino deve svuotare i flaconi e sciacquarli e pressare le bottiglie, possibilmente in modo orizzontale, per agevolare la lettura del polimero da parte dei macchinari negli stabilimenti dove avviene il recupero.
Anche nel caso della plastica è importante che vengano gettati nei contenitori predisposti alla raccolta solo bottiglie di acqua minerale, flaconi, vaschette per alimenti, sacchetti della spesa e che invece non vengano gettati flaconi contenenti materiali tossici, imbottiture di divani, valigie, telefoni.La raccolta differenziata della plastica, considerato che è un prodotto originato dall'oramai sempre più raro e costoso petrolio e che si tratta di materiale a forte impatto ambientale, data la sua scarsa biodegrabilità, è da considerarsi di primaria necessità; riciclare plastica significa risparmiare utili risorse e prevenire l'inquinamento.Materialmente la lavorazione inizia con una fase di selezione dove gli scarti vengono divisi per tipo di polimero anche mediante tecnologia ai raggi X, In seguito le plastiche sono macinate, lavate e trasformate in "granuli" pronti ad essere utilizzati per la produzione di nuovi oggetti.
Il riciclaggio della plastica può essere meccanico o chimico, dal primo si ottengono "materie prime secondarie", cioè materie che hanno le stesse caratteristiche del materiale d'ingresso e sono utilizzate per la produzione di plastiche "omogenee"( Pet, Pvc e Polietilene), nel caso in cui la separazione dei vari polimeri risulti troppo costosa e complessa si produce plastica "eterogenea" per la produzione di panchine, vasi, segnali stradali, arredi da giardino; il riciclaggio chimico è ancora in fase sperimentale e consiste nello scomporre tutti i polimeri delle diverse plastiche in monomeri, il prodotto risultante può essere miscelato al petrolio grezzo e quindi tornare in ciclo.
La plastica è il materiale a più alto potere calorifico e quindi al riciclaggio meccanico e chimico si affianca l'utilizzo in termovalorizzatori.

CARTA E CARTONE
Negli ultimi anni la capacità di riciclaggio dell'industria
 italiana è stata condizione necessaria alla crescita della raccolta differenziata di carta e cartone che secondo le stime nel 2007 dovrebbe aver superato i 3 milioni di tonnellate.
Ogni anno avviene uno spreco enorme, si calcoli che ciascuno di noi getta tanta carta 
quanto ne servirebbe per coprire cinque campi da tennis.
In casa sarebbe opportuno dividere la carta distinguendola tra quella riutilizzabile, riciclabile e non riciclabile, infatti nel cassonetto per la raccolta non tutti i tipi di carta possono essere buttati; si possono gettare giornali, riviste, quaderni, opuscoli, sacchetti, scatole e scatoloniinvece è meglio non inserire carte con residui di sostanze o molto sporca , carta chinica del fax o autocopiante, bicchieri e piatti di carta. Prima di iniziare il recupero vero e proprio la carta viene condotta presso un punto di raccolta dove avviene una prima cernita; i vari materiali dopo la separazione vengono pressati e confezionati in balle per essere poi avviati alle carterie dove avverrà infine il riciclo.
Il LEGNO
La raccolta differenziata del legno da parte del cittadino consiste prettamente nel conferire,presso centri di raccolta comunali, mobili e complementi di arredo in legno.
In pratica tutto il legno può essere riciclato, una volta raccolto viene pressato per ridurne il volume e quindi poterlo trasportare agevolmente alle industrie che lo lavorano; qui viene selezionato, ripulito se necessario da carta, chiodi, molle etc. e poi ridotto in scaglie.
Le scaglie vengono pressate e con aggiunta di colle formati dei pannelli utilizzabili per fare mobili o rivestimenti; gli scarti della lavorazione quali segatura e trucioli invece andranno a costituire la base per produrre pasta di cellulosa destinata alla produzione di carta.


  
ALLUMINIO
Il 90 % dell'alluminio viene utilizzato dall'industria alimentare sotto forma di lattine per bevande, scatole, vaschette etc. ed è presente in questi in percentuale altissima (circa il 96%) che viene aggiunta ad una piccola percentuale di rame per garantire stabilità e robustezza. Oggi il 48% dell'alluminio usato in italia proviene da riciclo.
L'alluminio 
non è presente in natura, ma é ricavato dalla lavorazione della bauxite con enorme dispendio energetico, grazie al riciclaggio un immediato beneficio è appunto il risparmio di risorse energetiche, si pensi infatti che la produzione di 1chilo di alluminio dalla bauxite richiede 14 kWh di energia mentre lo stesso chilo ottenuto da alluminio usato ne richiede solamente 0,7 kWh
.
Nei contenitori per la raccolta differenziata vanno inseriti oltre alle lattine tutti quei contenitori recanti la sigla "AL", mentre non vanno gettati contenitori di alluminio marcati con simboli di pericolo.
Dopo essere stato raccolto in modo differenziato l'alluminio viene portato in centri dove attraverso macchinari avviene la cernita e la separazione da eventuali oggetti di plastica e vetro, in seguito viene lavato e pressato in balle da inviare alle fonderie.

L'UMIDO
alluminio
Come abbiamo già visto circa il 30% del sacchetto della spazzatura è costituito da avanzi di cibo e scarti alimentari che per il loro contenuto elevato di acqua (circa l'80%) sono anche noti come "rifiuti umidi".
Chiunque si avvicini ad una discarica noterà subito il cattivissimo odore, questo è dovuto al "biogas" generatosi dalla fermentazione dei rifiuti umidi da noi prodotti e li conferiti; se invece tutti quegli avanzi e scarti fossero stati avviati ad un procedimento di riciclaggio il prodotto finale sarebbe stato del "compost" da utilizzare come fertilizzante organico.
Nei comuni dove e presente la raccolta differenziata "porta a porta" i gestori del servizio consegnano ai cittadini degli appositi contenitori e speciali sacchetti biodegradabili realizzati in mater-b ( bioplastica realizzata con materie prime naturali) destinati alla raccolta dell'umido in casa;
nei casi in cui questo tipo di servizio non venga effettuato, ma comunque sia in atto la differenziazione è previsto il conferimento in appositi cassonetti posti sulle strade (solitamente di color marrone).
Nel contenitore dell'umido verranno inseriti resti di frutta e ortaggi, carne pesce, alimenti deteriorati, fondi di caffè e tè, resti di piante d'appartamento, lettiere di animali domestici e gusci di molluschi, mentre si consiglia che nel dubbio non venga assolutamente inserito tutto ciò che non è biodegradabile.L'utilizzo del "compost" sui terreni agricoli rappresenta la chiusura di un un ciclo naturale in cui l'uomo partecipa attivamente.

L'ACCIAIO
Bombolette, coperchi, tappi, capsule e scatolette sono tra i numerosi imballaggi realizzati in acciaio che possiamo trovare nelle nostre case; l'acciaio è inoltre il componente principale di molti elettrodomestici.
Il conferimento di tale materiale al Consorzio Nazionale Acciaio avviene da parte dei comuni tramite raccolta differenziata, questo in seguito viene selezionato, pressato e ridotto in balle per poi essere rifuso in acciaieria o in fonderia quindi trasformato di nuovo dall'industria per diventare un nuovo prodotto.
Come avviene per il vetro l'acciaio non può essere utilizzato per produrre energia da termovalorizzazione.