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giovedì 2 ottobre 2014

Mancata gestione della Torre degli Acso, la denuncia

Mancata gestione della Torre degli Acso, la denuncia

torre azzi24 aprile 2014: in pompa magna l’inaugurazione.
Presenti: Sindaco, Assessori,  consiglieri comunali, componenti il “comitato scientifico”, associazioni e altri. Musica, entusiasmo e…. belle parole!
Pensiamo, finalmente ci siamo! Tra poco inizia la stagione estiva, siamo pronti a mettere a disposizione dei turisti questa interessante novità!
Apriremo al pubblico, ma solo il portone e senza una guida turistica, nei fine settimana dalle 19.00 alle 24.00 Domandiamolo a qualcuno che ha voluto allestire una mostra di disegni nel periodo ferragostano!
Ci sembra opportuno riportare alcune dichiarazioni:
Il Sindaco: “…Innanzitutto riconsegneremo alla città una torre medievale da troppi anni lasciata in totale abbandono, all’interno della quale  troveranno la giusta dimensione l’insieme di fatti, persone, profumi, storie, tradizioni, canzoni, poesie. Insomma, tutto quello che fa l’identità di una comunità e che è giusto che siano lasciate in eredità alla comunità”
Qualche altro oratore: “Il progetto poggia le basi su un aspetto importante: la volontà che non siano dispersi gli usi, i costumi e le tradizioni, i modi di vivere, e quanto c’è di buono da trasmettere alle future generazioni di terracinesi. Logicamente ogni giorno che passa un pezzo di storia locale certe volte ci abbandona e muore anche nelle testimonianze dirette. Ed è da questa considerazione che è nata l’urgenza di conservare e trasmettere una visione del mondo più semplice, che ci riporti alla nostra identità”.
Qualche titolare di delega assessorile: “E’ un piano di lavoro fortemente voluto per far tornare a vivere quella che è la Terracina medievale. La torre degli Acso è il primo passo per riaprire i nostri beni, al suo interno ospiteremo associazioni della città che gestiranno i variegati aspetti delle attività culturali e della tradizione terracinese. La Casa della cultura, però, è anche un programma ambizioso, perché deve riconsegnare e far conoscere a tutti la storia della città e le sue antiche e nobili origini”.
A consegna avvenuta, dovrebbe seguire la gestione, e qui siamo alle solite: incapacità totale! Semplicemente nomine, distribuzione di incarichi, senza disegno strategico culturale, avulso da un percorso museale e monumentale con i vari palazzi e case storiche.
Peccato, attendiamo ancora il primo passo, se ci siete battete un colpo! Abbiamo superato l’estate “dormiende col sol caliente” e  iniziative zero al circolo del dopolavoro!
E dire che quest’anno abbiamo inventato il “tavolo permanente del turismo” peccato abbia ricalcato il solito metodo e nulla più, e qualcuno magari ha partecipato persino alla inaugurazione della stessa Torre. E’ stata una dimenticanza!
L’amministrazione comunale  abbia perlomeno  l’umiltà di riconoscere l’incapacità di amministrare alcunché e di dar vita a una deliberazione di autotutela: ovvero azzerare tutto e nel contempo elaborare un qualificato progetto culturale.
La Torre è nel centro storico alto che, si dice, candidato per l’inserimento nel patrimonio universale dell’Umanità!

lunedì 20 maggio 2013

“FABBRICHE DEI MATERIALI” PER IL LAZIO? ALLA SCOPERTA DEI NUOVI SISTEMI DI GESTIONE DEI RIFIUTI RESIDUI NELL'OTTICA DELLA SOSTENIBILITÀ E FLESSIBILITÀ


“FABBRICHE DEI MATERIALI” PER IL LAZIO? ALLA SCOPERTA DEI NUOVI SISTEMI DI GESTIONE DEI RIFIUTI RESIDUI NELL'OTTICA DELLA SOSTENIBILITÀ E FLESSIBILITÀ

di Giuseppe Iasparra

In occasione del dibattito sul futuro dei rifiuti nel Lazio sentiamo spesso parlare di impianti di trattamento meccanico biologico. Coerentemente con quanto richiesto dalla procedura di infrazione dell’Unione Europea, che chiede di attivare prima possibile impianti di pretrattamento del rifiuto residuo, come stabilito dalla Direttiva sulle Discariche 99/31, l'ordinanza del sindaco di Roma dell'aprile scorso ha infatti disposto che i rifiuti della Capitale siano portati temporaneamente presso gli impianti Tmb del Lazio. Ma cosa entra e cosa esce da un impianto di questo tipo? E quale potrebbe essere la strada da prendere per portare il ciclo dei rifiuti di Roma ad una gestione ordinaria e sostenibile? Eco dalle Città lo ha chiesto ad Enzo Favoino della Scuola Agraria del Parco di Monza: «Come prima cosa – ha spiegato Favoino – occorre precisare che gli impianti di trattamento meccanico biologico del Lazio sono di vecchia concezione, e finalizzati alla produzione di combustibile da rifiuto (ex CDR oggi CSS). Sarebbe invece possibile proporne una riconversione a criteri di maggiore sostenibilità, efficienza e flessibilità, come avviene nella nuova generazione di impianti a freddo attivi od in corso di realizzazione in molti territori e conosciuti come "Fabbriche dei materiali"».
«Per tradurre operativamente i principi di sostenibilità indicati dalla strategia europea di gestione dei rifiuti – ha continuato Favoino – abbiamo anzitutto bisogno di flessibilità ed adattabilità all'aumento delle raccolte differenziate e delle pratiche di riduzione del rifiuto, come richiesto – ed in buona misura imposto – dalle politiche e strategie europee di gestione dei rifiuti. Bisogna sottolineare ancora una volta che il trattamento del rifiuto residuo è solo una condizione accessoria all’elemento centrale di tali strategie, ossia la massimizzazione del recupero di materia, e deve essere coordinato a tale obiettivo prioritario, consentendone la crescita. Qui interviene il primo problema con gli inceneritori, in quanto sono impianti che devono avere un flusso costante di rifiuti nel corso del tempo. Per quanto riguarda il co-incenerimento, in prima battuta pare più flessibile, ma se andiamo ad analizzare i contratti con gli impianti di destinazione, anche questi richiedono determinate tonnellate per periodi medio-lunghi (ad esempio vent'anni). Inoltre ad oggi (tranne che in un paio di casi) tutte le esperienze di co-incenerimento prevedono una tariffa di conferimento da pagare. E qui sta un primo vantaggio per le “Fabbriche dei Materiali”, poiché finalizzandole al recupero di materia non avrò più una tariffa da pagare ma avrò invece introiti dal collocamento dei materiali sul mercato».
Secondo Favoino «gli impianti di trattamento a freddo finalizzati al recupero di materia oltre a rispondere ai bisogni di flessibilità ed adattabilità (in relazione all'andamento della differenziata) possono inoltre soddisfare le necessità di scalabilità (efficienza anche a dimensioni notevolmente inferiori a quelle tipiche per impianti di incenerimento) e dunque di prossimità a seconda degli scenari e delle peculiarità del territorio locale interessato. Inoltre, tutto considerato, per costruire un inceneritore in Italia ci vogliono 7-8 anni. Per un impianto di trattamento a freddo occorrono tempi considerevolmente più brevi (il che consente di dare una risposta veloce alla necessità di pretrattamento, ancora non rispettata in gran parte del territorio nazionale) o in alcuni casi ce li abbiamo addirittura già, come vecchi impianti di Tmb, e basta riconvertirli. È il caso del Lazio. Qui abbiamo impianti di vecchia generazione finalizzati alla produzione di CDR per incenerimento e gassificazione. Questi impianti potrebbero essere riconvertiti al recupero di materia con integrazioni e modifiche tecnologiche di piccola entità, riducendo da subito l’avvio a discarica e migliorando le economie complessive del sistema».
Com'è fatta una Fabbrica dei materiali? «Un impianto di recupero di materia dal rifiuto residuo (RUR) – ha spiegato Favoino – è costituito da due sezioni parallele di trattamento: in una viene lavorata la frazione residua (sottovaglio) che contiene ancora componenti fermentescibili. Questa viene resa “inerte” attraverso un processo di “stabilizzazione” (del tutto analogo al compostaggio) in modo da minimizzarne gli impatti relativi alla collocazione a discarica. Nell’altra sezione (che tratta il sopravvallo) viene fatto invece il recupero dei materiali, attraverso una combinazione di varie separazioni sequenziali (ad esempio separatori balistici, magnetici, lettori ottici) analogamente a quanto avviene nelle piattaforme di selezione dei materiali da raccolta differenziata. È immediato accorgersi che un impianto di questo tipo, è perfettamente adattabile all'aumentare della raccolta differenziata: si aumenterà la lavorazione del rifiuto differenziato (compostaggio dell’organico e selezione delle frazioni CONAI) e si diminuirà parallelamente il trattamento del residuo, lavorando su diverse linee o diversi turni».
«Il concetto di "fabbrica dei materiali" è stato già adottato od è in corso di adozione da parte di diversi territori, che stanno convertendo a questo concetto vecchi impianti di Tmb o realizzando siti dedicati; quest’ultimo è il caso ad esempio della Provincia di Reggio Emilia – ha sottolineato Favoino – che ha deciso, nel rispetto degli indirizzi europei sui rifiuti e dei principi di sostenibilità, di chiudere il vecchio inceneritore per puntare su questa tipologia di impianti in modo da accompagnare programmi di massimizzazione progressiva della raccolta differenziata. Lo stesso concetto potrebbe essere adottato nel Lazio. In questo modo si potrebbe minimizzare fin da subito il ricorso alla discarica e si eviterebbe la necessità di ricorrere a gassificatori ed inceneritori».
Favoino ha anche sottolineato che molti territori (province, consorzi) hanno iniziato a programmare nella direzione delle “Fabbriche dei Materiali”, oltre che per le esigenze di sostenibilità, economicità e flessibilità già richiamate, anche per evitare i rischi finanziari connessi alla realizzazione di inceneritori dedicati (che a causa della tendenza all’aumento progressivo delle raccolta differenziata e alla riduzione del RU complessivo, sta determinando crisi da sovracapacità di incenerimento in gran parte d’Europa, ed anche in qualche regione italiana); ma anche come risposta alle preoccupazioni sulle ricadute sanitarie. Su quest’ultimo aspetto, pur non tralasciando il tema delle diossine (le cui emissioni hanno di recente causato la chiusura o la sospensione della attività di diversi inceneritori), pare acquisire una attenzione crescente il tema delle nanopolveri (le polveri ultrafini). Su queste ultime si rileva in effetti un certo ritardo dal punto di vista della valutazione degli effetti e delle relative disposizioni regolamentari, motivo che sta portando molte voci della medicina a richiamare il principio di precauzione.

giovedì 25 aprile 2013

NUCLEARE: IN ITALIA GESTIONE DISASTROSA DELLE SCORIE


NUCLEARE: IN ITALIA GESTIONE DISASTROSA DELLE SCORIE

di Guido Grassadonio

Fonte: EuroNews

Lo ripetiamo spesso: in Italia il nucleare esiste ed esiste un problema scorie. Un problema serio, che le istituzioni politiche tendono sempre a dimenticare. Intanto, questo è dovuto al processo di decommissioning delle vecchie centrali, spesso lontano dall’essere concluso.
Si tratta di un lavoro durissimo e molto delicato, dato che a dover essere recuperati e messi in sicurezza non sono solo le scorie ma qualsiasi cosa abbia fatto parte della centrali, finanche i guanti utilizzati decenni fa all’interno della stessa centrale.
Ma le scorie non arrivano solo dai vecchi impianti civili. Abbiamo alcuni impianti nucleari costruiti per motivi di ricerca e abbiamo, soprattutto, scorie prodotte per usi medici: circa 500 mc annui.
La legge dello Stato che regola la gestione del problema non è, paradossalmente, essa stessa a norma UE. L’Italia ha tempo fino ad agosto per adeguarsi alle normative comunitarie, ma difficilmente il nuovo governo avrà testa per pensare anche a questi “dettagli”.
Ricordiamo, poi, come sia ancora da trovare il sito definitivo per lo stoccaggio delle scorie italiane. A chi pensa all’attuale centro di raccolta nei pressi di Saluggia, l’amministratore delegato SOGIN Giuseppe Nucci ha risposto così: “No, guardi una cosa è certa un deposito non può stare vicino all’acqua. E quindi quel deposito è per definizione temporaneo. Noi faremo adesso il Cemex, una grandissima opera che era ferma da molti anni: significa trasformare da liquido a solido i rifiuti ad alta attività. Quei rifiuti dovranno essere portati poi in deposito. Saluggia non lo sarà mai, non lo potrà essere e soprattutto ritengo una cosa: che noi dobbiamo veramente ridare il territorio decontaminato ai cittadini. Perché da molti anni questo materiale è fermo lì”.
Il problema è che per mettere su un sito di stoccaggio ci vogliono, oltre ai soldi, anche 5 anni di lavoro. E nel 2020 la Francia è tenuta a rispedirci le scorie che sta intanto trattando per nostro conto nelle sue centrali. Per allora la sede dovrà essere pronta. Il rischio sono multe e rinegoziazioni economiche dei patti con Parigi, che possono essere piuttosto onerosi.
Le aziende come la SOGIN che si occupano di questi problemi sono formate da tecnici della cui professionalità non abbiamo motivo di dubitare. Ma per risolvere questi problemi occorre anche un intervento politico. Restano pochi mesi per cambiare una legge e un paio d’anni per trovare un sito, con il beneplacito degli abitanti della zona. Intervenire ed evitare multe e pericoli ci sembra davvero sacrosanto. Pensare di risolvere tutto all’ultimo minuto, magari imponendo dall’alto le decisioni al territorio, stile Val di Susa, al contrario sarebbe per lo meno irresponsabile.

giovedì 24 gennaio 2013

UE: BOCCIATURA SECCA ALLA GESTIONE DEI RIFIUTI NEL LAZIO


UE: BOCCIATURA SECCA ALLA GESTIONE DEI RIFIUTI NEL LAZIO
di Valerio Mingarelli
Il Parlamento Europeo boccia su tutta la linea la gestione dei rifiuti nel Lazio, centrata quasi esclusivamente sulla ricerca di invasi dove gettare il pattume. Dopo il sopralluogo di ottobre 2012 chiesto con insistenza da comitati e residenti, la Commissione presieduta da Erminia Mazzoni e composta da Judith Merkies, Margrete Auken, Roberta Angelilli, Alfredo Antoniozzi, Clemente Mastella, Roberto Gualtieri, Guido Milana, David Sassoli e Niccolò Rinaldi, ha discusso e approvato ieri a Bruxelles il suo report conclusivo, che verrà sottoposto alla votazione finale il 20 febbraio. Il documento, 17 pagine in inglese, pesa come un macigno sulle politiche ambientali del Lazio e pone le premesse per nuove procedure di infrazione. L'unico ad essere salvato è il ministro dell'Ambiente Corrado Clini, che "non solo è conscio della situazione disastrosa, ma sta facendo il possibile per evitare che Roma diventi la discarica d'Italia". Il suo approccio "merita sostegno dalla Commissione Europea".
Per il resto, bocciatura secca per l’operato del commissario straordinario Goffredo Sottile, e soprattutto per la scelta di Monti dell’Ortaccio come sito per ospitare la discarica provvisoria per il post-Malagrotta. La commissione inoltre esprime la sua "profonda disapprovazione per l'incapacità delle autorità regionali e provinciali a lavorare in una maniera più trasparente e coerente con i Comuni per stabilire una strategia efficace sui rifiuti". "I livelli di pubblica consultazione rimangono assolutamente bassi - insiste la relazione - la popolazione locale si sente completamente ignorata dalle autorità pubbliche, che hanno fallito", facendo coincidere la politica sui rifiuti con la "politica delle discariche".

giovedì 6 dicembre 2012

CON LA RACCOLTA DIFFERENZIATA LA GESTIONE DEI RIFIUTI COSTA MENO, È QUANTO MOSTRA IL RAPPORTO “ITALIA DEL RICICLO 2012″ PRESENTATO OGGI A ROMA


CON LA RACCOLTA DIFFERENZIATA LA GESTIONE DEI RIFIUTI COSTA MENO, È QUANTO MOSTRA IL RAPPORTO “ITALIA DEL RICICLO 2012″ PRESENTATO OGGI A ROMA
La Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e la FISE-UNIRE (Unione Nazionale Imprese Recupero) hanno presentato stamani a Roma il Rapporto Italia del Riciclo 2012.
In Italia solo il 33% dei rifiuti urbani viene recuperato, rispetto alla media europea del 42%; dopo di noi solo il Portogallo (19%) e la Grecia (18%).
Quasi la metà dei rifiuti prodotti (il 49%) finisce in discarica, ben 15 milioni di tonnellate ogni anno, mentre in Europa viene mediamente conferito in discarica il 30% dei rifiuti. Nel Mezzogiorno, se possibile, la situazione è ancora più negativa con quasi tutte le Regioni che superano ampiamente il 60%, fino alla percentuale record del 93% registrata in Sicilia. Sono queste le principali elaborazioni su dati di fonte europea (gli ultimi dati disponibili sono relativi al 2010, ma da allora il trend è rimasto costante) riportate nello studio annuale “L’Italia del Riciclo”, il Rapporto promosso dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e da FISE Unire (l’Associazione di Confindustria che rappresenta le aziende del recupero rifiuti. Uno dei motivi principali di questa situazione è la bassa tassazione sullo smaltimento in discarica (15 euro a tonnellate in Italia contro le 40 in Germania). Occorre dare effettiva priorità al riciclo, così come obbliga a fare la direttiva europea 98/2008 CE, ricorrendo anche agli incentivi economici o fiscali in quelle filiere, per esempio quella delle plastiche miste, dove il riciclo si trovi in condizioni di svantaggio rispetto al recupero energetico”, afferma Edo Ronchi.
Lo studio quest’anno presenta proprio in apertura un benchmark internazionale sul tema della gestione dei rifiuti che evidenzia come ancora molta strada resti da fare per raggiungere le medie europee di recupero e conferimento in discarica dei rifiuti. È ancora ampio il divario che ci separa dai Paesi che presentano migliori performance nel recupero di materia dai rifiuti urbani, come Austria (70%), Germania e Belgio (62%), Paesi Bassi (61%), Svezia (50%) e Danimarca (42%). Questi sei Paesi europei, oltre a un elevato tasso di riciclo e a una quota significativa di recupero energetico mostrano anche un altro dato in comune: smaltiscono in discarica tra lo 0 e il 3% dei rifiuti. In Italia, invece, sono ben 9 le Regioni che si affidano alla discarica per smaltire oltre il 60% dei propri rifiuti (Liguria, Umbria, Marche, Lazio, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia) e diventano 10, con la Campania, se si aggiungono a questi rifiuti quelli inviati fuori Regione o all’estero. Il Lazio, con oltre 2,5 milioni di tonnellate, è la Regione che smaltisce in discarica la maggiore quantità di rifiuti urbani, pari al 74% di quelli prodotti. La sola provincia di Roma porta in discarica quasi 1,9 milioni di tonnellate di rifiuti ogni anno, di cui oltre 1,3 milioni solo nel comune di Roma.
Le cattive notizie per il nostro Paese non si fermano qui: secondo il Rapporto recuperiamo sotto forma di materia solo il 20% dei rifiuti (escluso il compostaggio), contro una media europea del 26%; anche il compostaggio e il recupero energetico si mantengono sotto la media del “vecchio continente”, rispettivamente al 13% (in Europa al 16%) e al 18% (29% in Europa).
In questo scenario critico, nel 2011 l’industria italiana del riciclo degli imballaggi si è mantenuta su buoni livelli sia per quantitativi, pari a 7,5 milioni di tonnellate (+2% sul 2010, quando erano 7.346), sia per tasso di riciclo, stabile al 64%: crescono carta (+3%), plastica (+4%) e vetro (+7%), in calo acciaio (-1%), alluminio (-13%) e legno (-5%).
Un intero capitolo del rapporto è dedicato all’Italia e all’Unione Europea con una valutazione comparata della gestione dei rifiuti.
Molto interessante il capitolo dell’analisi dei costi di gestione dei rifiuti urbani in Italia dove si sfata l’ultima leggenda, quella riguardante i costi alti della raccolta differenziata.
Dall’analisi dei dati relativi a circa 5.000 comuni (più di un semplice campione) salta agli occhi che i costi totali di gestione sono più bassi nelle Regioni dove più alto è il tasso della raccolta differenziata.
I costi totali comprendono i costi di gestione dell’indifferenziato, i costi di gestione del differenziato (decurtati dei contributi CONAI), i costi di spazzamento e lavaggio, i costi amministrativi della riscossione e i costi d’uso del capitale.
Le performances negative delle Regioni con gli alti costi potrebbero derivare anche da inefficienze del sistema di gestione dei rifiuti.

giovedì 22 novembre 2012

Terracina: arenili, richiesta commissione d'inchiesta


                                                                                               Al Sindaco del Comune di Terracina
                                                                                              Dott. Nicola Procaccino

                                                                                              Al Presidente del Consiglio Comunale
                                                                                              Sig. Giovanni Aiello


Oggetto: Proposta di deliberazione consiliare

Premesso

Che la scorsa estate gli arenili  in concessione al Comune sono stati dati in appalto a diverse aziende private tramite gara d’appalto.

Che il Disciplinare Tecnico,che fa parte integrante del capitolato d’appalto, prevede una serie di divieti e di obblighi per le aziende appaltatrici.

Che tali obblighi e divieti sono stati nelle parti più importanti disattesi da qualche azienda appaltante, quali ad esempio.

-         Sono state istallate sull’arenile strutture, anche se amovibili, in contrasto con quanto previsto dal punto dall’art. 2 comma 2.4 di detto disciplinare.
-         Sono state inserite sull’arenile attività commerciali o di servizio di cui bisogna verificare se per tali attività sono state rilasciate le dovute autorizzazioni  in contrasto con quanto previsto dall’art. 2 comma 2.8 del disciplinare d’appalto.
-         Sempre in contrasto con quanto previsto dall’articolo 2 comma 2.8 è stata subappaltata parte dell’attività, in particolare quella della vigilanza in mare per la sicurezza dei bagnanti.
-         Che tale azienda, subappaltante, è stata pizzicata dagli enti preposti, tramite ispezione, ed alcuni dipendenti sono risultati assicurati per un orario di lavoro inferiore a quello effettivamente svolto.
-         Che sempre i dipendenti di detta azienda devono percepire ancora il Trattamento Fine Rapporto di lavoro in quanto il datore di lavoro si rifiuta di erogarlo. Tutto questo in violazione delle norme sul diritto del lavoro.














Che tale modo di fare da parte delle aziende appaltatrici espone il Comune a grossi rischi di rivalsa da parte dei diretti interessati.

Che è stato violato l’art. 5 comma 5.1 nella parte che prevedeva le distanze da un ombrellone all’altro e da una fila all’altra, rispettivamente ml. 3 e ml. 4.50.
Che è stato violato l’art. 5 comma 5.2 laddove prescriveva i colori e degli ombrelloni e l’obbligo della scritta blu Comune di Terracina.

Che sono state violate le tariffe applicate al pubblico,  previste dall’art. 9 del Disciplinare Tecnico in precedenza richiamato  e che su tale problema tempestivamente ho provveduto a fare le segnalazioni sia alle autorità competenti che al Sindaco di Terracina e che per questo sono stato minacciato pubblicamente a mezzo stampa di essere denunciato.

Che è opportuno verificare se il servizio di guardiania notturno sia  stato svolto da personale abilitato, così come previsto all’art. 15 comma 15.2 e come obbliga la legge.

Che non sono stati rispettati da ben tre aziende su quattro, i termini previsti per il pagamento dell’appalto e che di conseguenza non si è applicata la decadenza dall’appalto stesso, così come previsto dal capitolato d’appalto.

Che bisogna accertare se per il pagamento in ritardo delle somme dovute al Comune sono stati almeno calcolati i relativi interessi.

            Per cui, alla luce delle palesi inadempienze contrattuali sopra esposte, che oltre a violare le norme contrattuali,  hanno danneggiato l’immagine e la credibilità dell’intera città, agli occhi sia dei turisti che dei Terracinesi, ritengo opportuno fare la seguente richiesta di istituzione della commissione d’inchiesta sul mancato rispetto del capitolato d’appalto, sulle conseguenti ricadute negative sulla città, su eventuali omissioni di vigilanza da parte degli organi Amministrativi Comunali.

Visti:
-         Il D.Lgs 18 Agosto 2000, n. 267
-         Il Vigente Statuto   Comunale
-         Il regolamento del Consiglio Comunale Art. 15
-         Il parere della competente commissione.
-         Il parere di regolarità tecnica.
-         Il parere di regolarità contabile.















Il Consiglio Comunale delibera:

L’istituzione di una commissione d’inchiesta, con funzioni di accertamento, sulle responsabilità dei disservizi e delle inadempienze sopra elencate.

Verifica sui compiti di controllo previsti a carico del Comune e se gli stessi sono stati correttamente adempiuti.

I lavori di tale indagine devono concludersi entro sei mesi dalla istituzione della commissione stessa.

La commissione sarà composta da tre consiglieri di maggioranza e tre dell’opposizione, oltre al Comandante della locale Capitaneria di Porto, da un rappresentante della Guardia di Finanza, da un rappresentante della Direzione Provinciale del Lavoro, da Comandante dei Vigili Urbani, dal Dirigente Amministrativo del Comune e dal Dirigente degli Affari Generali del Comune.

La presidenza della commissione sarà attribuita ad un Consigliere di Minoranza, mentre la Vice Presidenza ad un consigliere di maggioranza.

                                                                      
                                                           Il Consigliere Comunale
                                                           Vittorio Marzullo

lunedì 12 novembre 2012

A FIRENZE CITTADINI CONTRO PUBLIACQUA E IL DOCUMENTARIO NESTLÉ


A FIRENZE CITTADINI CONTRO PUBLIACQUA E IL DOCUMENTARIO NESTLÉ
Due storie a confronto. Entrambe parlano d'acqua, anche se in modo molto diverso. La prima è quella di un gruppo di attivisti fiorentini che hanno deciso di intentare una causa collettiva a Publiacqua, la società privata che gestisce il servizio idrico a Firenze e in parte della Toscana, per via dei profitti garantiti che la società continua a riscuotere sul servizio idrico. La seconda è quella di un giornalista, Luca Pagliari, che ha diretto un documentario sull'acqua per il gruppo San Pellegrino-Nestlé, e si appresta a svolgere nel 2013 una campagna di sensibilizzazione negli istituti superiori d'Italia.
Due storie prese dai versanti contrapposti di una lotta articolata su molti livelli che oppone ormai da anni attivisti e cittadini che chiedono a gran voce che l'acqua sia considerata un bene comune dell'umanità, dunque tolta dai mercati, al complesso finanziario-industriale che invece punta alla totale mercificazione della risorsa.
Due storie che rendono bene la complessità della questione perché agiscono su livelli differenti: la prima sul livello politico-legale, segue in questo la scia del partecipato referendum popolare del giugno 2011, che aveva mobilitato circa 27 milioni di cittadini; la seconda sul livello culturale, nel tentativo di scardinare la percezione diffusa che vede l'acqua come un bene non mercificabile.
Partiamo dalla prima. Il secondo quesito referendario, approvato dal 95,8% dei votanti abrogava la norma che prevedeva la “remunerazione del 7% del capitale investito” per i gestori del servizio idrico. La Corte Costituzionale aveva disposto che in caso di vittoria del Sì, il profitto garantito sarebbe dovuto sparire immediatamente dalle bollette. Invece, a più di un anno dal 21 luglio 2011, data della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto di approvazione del referendum, la quota illegittima campeggia ancora sulle bollette. E può arrivare ad incidere sulle bollette fino al 20%.
“Sulle nostre bollette – spiegano gli attivisti fiorentini del comitato per l'acqua bene comune del quartiere 4 di Firenze, promotori dell'iniziativa – questa remunerazione del capitale incide per circa il 12%. Finora i gestori del servizio idrico, compresa Publiacqua, nonostante i ripetuti inviti del Comitato Referendario, hanno disatteso questo loro obbligo di legge”.
Non resta che un'azione legale collettiva, una sorta di class action. “Per ottenere il rispetto delle norme di legge in vigore, dopo le decisioni democraticamente assunte dal popolo italiano con il voto referendario, il comitato per l'acqua bene comune del quartiere 4 di Firenze sta predisponendo una azione legale di classe, cui possono partecipare gli utenti del servizio idrico dell’ambito territoriale n. 3 (province di Firenze, Prato, Pistoia e parte di Arezzo) che ha come gestore la società Publiacqua”. Gli attivisti sperano così di costringere la società fiorentina (di proprietà di ACEA) a rimborsare i cittadini della quota illegittima ancora presente sulle bollette.
Ma veniamo all'altra storia. Qui c'è un giornalista, autore e presentatore, Luca Pagliari. Anche un bravo giornalista, autore fra le altre cose, dello spettacolo teatrale dedicato ad Angelo Vassallo, compianto sindaco di Pollica. Che ha accettato di girare un documentario per la Nestlé. “Storie di acqua” si chiama, ed è un viaggio fra le sorgenti delle principali acque minerali del gruppo Sanpellegrino.
Ora, quale sia la visione dell'acqua del gruppo Nestlé è fin troppo noto. Peter Brabeck, presidente della società, si è più volte espresso a favore di una gestione privata della risorsa, persino di una sua quotazione in borsa. Difatti l'acqua di cui parla il documentario, non è quella generica, ma quella minerale, che Nestlé rinchiude ogni giorno in milioni di bottiglie. Daniela Murelli, direttore CSR del Gruppo Sanpellegrino spiega che “Storie di Acqua riesce a coniugare informazioni ed emozioni per arrivare a trasferire a ciascun individuo il concetto della preziosità e ricchezza delle acque minerali”.
E che dire della più ampia campagna di sensibilizzazione che coinvolgerà le scuole superiori delle principali città d'Italia – Milano, Brescia, Padova, Genova, Firenze, Bologna, Roma e Napoli – nel 2013? Difficile non vederla come una operazione culturale mirata a diffondere una concezione mercificata dell'acqua.
Sul progetto Pagliari si è sbilanciato: “Come sempre ho la fortuna di poter contare su una platea meravigliosa, e cioè quella degli studenti. Con loro le banalità non passano e neppure le bugie. Gli studenti rappresentano in assoluto il pubblico più critico e severo. Sono felice di poter dare il mio modesto contributo in difesa dell’elemento che rappresenta la vita”. Se è vero che con gli studenti “le banalità non passano e neppure le bugie”, per Pagliari si prospetta un anno intenso di dibattiti.

venerdì 31 agosto 2012

RIFIUTI Guida per una gestione corretta


  
RIFIUTIGuida per una gestione corretta
Questa guida, rivolta alla famiglia, nasce da un esigenza di informazione e chiarezza riguardo lo smaltimento dei rifiuti domestici:
l'organizzazione di spazi "dedicati" in casa e nei condomini; le tecnologie che possono servire a "ridurre" anche fisicamente i residui; le tipologie dei vari scarti:umido, imballaggi, carta, vetro, materie plastiche, etc.
LA RACCOLTA DIFFERENZIATA
Quando materiali ed oggetti hanno oramai finito di assolvere al loro compito si definiscono rifiuti, in effetti però i materiali di cui sono composti i nostri scarti possono essere riutilizzati, riciclati o destinati alla termovalorizzazione.
La raccolta differenziata è il punto di partenza di ogni possibilità di riutilizzo di questi materiali, essa consiste nel separare per tipologia i rifiuti .
Le regole ed i sistemi per la raccolta sostanzialmente si individuano in due modalità: raccolta differenziata selettiva (monomateriale) o raccolta differenziata congiunta (multimateriale).
La raccolta monomateriale prevede da parte del cittadino la separazione dei diversi materiali
 (vetro, plastica, metalli, etc.) in contenitori adeguati. In seguito tali materiali vengono lavorati in appositi impianti di selezione e quindi inviati alla filiera industriale del recupero.
La raccolta multimateriale, invece prevede la separazione a monte da parte del cittadino dei materiali recuperabili. I sistemi vanno dalla raccolta "porta a porta", le piattaforme di raccolta, il "vuoto a rendere" cauzionale ed i contenitori lungo le strade e gli esercizi commerciali.
Queste due modalità garantiscono la buona gestione dei rifiuti da noi prodotti che generalmente sono costituiti da un 30% di materiale organico ed un 70% di materiale da imballaggio.
 


LE TIPOLOGIE DEI CONTENITORI E LA LORO SISTEMAZIONE ADEGUATA

Di fondamentale importanza per una buona raccolta differenziata è l'organizzazione dei contenitori in casa o all'esterno al fine di rendere il meno possibile gravosa l'operazione della divisione dei rifiuti di tutti i giorni; trovare lo spazio adatto è di grande importanza poichè ci permette di realizzare nell'immediatezza delle nostre attività domestiche la separazione.
Nelle cucine, anche di piccole dimensioni, il posto più adatto è sotto il lavello dove si possono inserire contenitori che possono custodire i residui organici, e contenitori per gli imballaggi, ma anche all'esterno, per esempio su di un balcone protetto dalla pioggia è sempre possibile trovare un angolo che accolga i diversi contenitori. Ricorrendo a modelli e materiali giusti saremo in grado di poter mantenere anche per diversi giorni i rifiuti in giacenza, così da poter rispettare, nel caso fosse necessario, i tempi della raccolta differenziata (es.raccolta "porta a porta"), in effetti trattare i rifiuti comporta aver a che fare con gli odori che possono emanare percui in questo caso l'utilizzo del giusto contenitore ha molta importanza.
Consigliamo di visitare i grandi centri per il bricolage per trovare diverse soluzioni e tipologie di contenitori, ma ovviamente grandi risorse le potrete trovare anche su internet nei portali dedicati.
I CONTENITORI
Esistono pattumiere, anche da esterno, divise in sezioni che possono ricevere residui diversi; vengono consigliate versioni realizzate in acciaio inox che garantiscono resistenza ed igiene non favorendo la proliferazione di microrganismi.
Sono in commercio anche armadietti da terrazzo, in cui sono inseriti più contenitori per i diversi rifiuti; inoltre esistono mobili-base dedicati solo alla raccolta differenziata con 3-4 vani a scomparsa e provvisti di fondi altamente igienici.
Interessante per coloro che stanno acquistando una nuova cucina è scegliere modelli con lavelli atrezzati per i rifiuti con appositi fori in diretta comunicazione con i contenitori sottostanti e di facile estrazione, sia per i residui organici che per gli imballaggi.
   
In definitiva avremo un ampia scelta di soluzioni per effettuare la nostra raccolta differenziata l'importante è evitare che i nostri rifiuti vadano "sprecati", ad esempio i resti alimentari costituiscono una buona parte dei rifiuti quotidiani domestici (circa il 30%) in tali rifiuti la quota di umidità raggiunge il 40% ed oltre ed è per questo motivo che viene anche denominata "umido", in alcuni comuni è organizzata la raccolta in via differenziata, specialmente con il "porta a porta", ma tale raccolta non è ancora molto diffusa e tenere questi avanzi nella pattumiera significa creare odori sgradevoli ed occupare spazio nei nostri contenitori, ed allora un ottima soluzione è quella di utilizzare l'"umido" per trasformarlo in concime secondo una tecnica denominata "compostaggio".
In pratica facendo del compostaggio abbiamo noi stessi la possibilità di riciclare rifiuti, la tecnica è facilmente realizzabile anche se si dispone di un piccolo balcone, questo perchè contrariamente a quanto si crede una volta "trattati" e mescolati con terriccio gli odori cessano di formarsi.
Mobile per la raccolta
differenziata
   Mobile base
 La tecnica consiste nell'utilizzare un grande bidone dove mettere strati di "umido" a piccoli pezzi (anche le ossa purchè frammentate) alternando con del terriccio, pressare e coprire il tutto praticando alcuni fori, se non presenti, per garantire una buona aerazione. Dopo qualche giorno si attiva un processo naturale di fermentazione che produce calore e trasforma i nostri scarti in un concime, l'unica accortezza è quella di mescolare periodicamente i vari strati.
Il composto che si ottiene va mescolato ad altro terriccio, poichè molto concentrato, ed è ideale per la sostituzione di vecchio terriccio nei vasi o come concime in giardino.
Se si dispone di un giardino è possibile creare una compostiera scavando direttamente una buca nel terreno e con legno o plastica fare un contenitore interrato; avrete la possibilità di utilizzare anche tutti quei residui di foglie erba e rametti di risulta alle lavorazioni del giardino, in tal caso comunque si consiglia di triturare mediante apposite atrezzature le parti più voluminose.
Compostiera    


LE TECNOLOGIE AL NOSTRO SERVIZIOPer tutte le tipologie di rifiuti, sia organici che imballaggi, ha molta importanza il volume occupato; infatti poichè minor volume è sinonimo di facilità nella raccolta e minor esigenza di spazi da utilizzare per lo stoccaggio è ovviamente un operazione che tutti noi dovremmo in qualche modo poter effettuare. Per tale compito esistono molti utensili ed elettrodomestici che ci possono aiutare:

IL COMPATTATORE
Un elettrodomestico che ben si adatta ad un utilizzo "casalingo", in pratica ha la funzione di comprimere i rifiuti, anche fino all'80% attraverso una potente pressa; nella versione tradizionale il compattatore è costituito da un mobile delle dimensioni di una lavatrice, nel suo interno troveremo la potente pressa elettrica che ha il compito di comprimere con forza imballaggi di qualsiasi tipo, l'apparecchio dispone di sezioni separate per vetro, carta e plastica ed è presente un filtro ai carboni attivi in grado di assorbire i cattivi odori che si possono formare.
Ne esistono varie versioni sia elettriche che manuali ed addirittura dotate per compattare anche i rifiuti organici.
 
Compattatore

IL TRITARIFIUTI
il "trituratore domestico", inventato nel 1927 dall’architetto americano Hammes, molto diffuso negli Stati Uniti e nei paesi nordici è un apparecchio applicato direttanente al tubo di scarico del lavello, nelle vicinanze di una presa elettrica; funziona così: gli avanzi di cibo da buttare vengono messi nel lavello, quindi si apre il rubinetto e si preme il pulsante d'avvio, mettendo in funzione una serie di lame sottostanti che ovviamente non sono raggiungibili per garantire la nostra sicurezza; l'apparecchio in pochissimo tempo trita finemente tutto ciò che finisce trascinato dall'acqua nello scarico. Bisogna dire però che tale tecnologia presenta degli aspetti negativi: In italia fino al 2002 era vietato per legge, infatti sarebbero causa di intasamenti di quei depuratori che non hanno la capacità di trattare grandi masse organiche, non solo, rischia di compromettere la funzionalità delle tubature condominiali e delle reti fognarie. Ecco perchè amministratori locali e tecnici sconsigliano in alcuni comuni di promuovere l'uso di tali apparecchi.
 
Tritarifiuti
 BIOTRITURATORI
Utilissimo per ridurre il volume degli scarti di risulta delle operazioni di giardinaggio Il sistema di triturazione a coltelli in acciaio consente di sminuzzare rami fino a 40 mm di diametro, in modo veloce ed efficace. Massima funzionalita' per rami con fogliame e residui organici, rendendoli pronti per il compostaggio.
Hanno il vantaggio di farci risparmiare ore di lavoro destinate allo smaltimento.

Il prezzo va da 60-80 euro per macchine di piccola potenza a 170 ed oltre per apparecchi da usare in grandi giardini.
Biotrituratore


  
LE REGOLE PER NON SBAGLIARSI

CONSIGLI UTILI PER GESTIRE I VARI MATERIALI
IL VETRO
In italia le cifre riguardanti il riciclaggio del vetro nel 2007 parlano chiaro, oltre il 60% dei contenitori in vetro, pari a circa 1,3 milioni di tonnellate, è stato recuperato.
La regola tassativa da seguire è che nelle campane della raccolta del vetro va inserito solo il vetro poichè altrimenti altri materiali potrebbero avere delle temperature di fusione differenti rischiando di rovinare il processo di recupero.
La giusta separazione consiste nell'inserire solo, bottiglie, flaconi e barattoli previa pulizia; al contrario invecenon si devono inserire vetri per finestre ed auto, bicchieri, piatti, specchi, pirofile per forno, tazze e tazzine, porcellana, lampadine e flaconi con etichette di pericolo.In alcuni comuni inoltre è prevista la raccolta differenziata per coloredove si deve separare anche in base al colore del vetro, infatti una buona qualità del vetro di recupero è data dalla poca promiscuità dei colori.
 
Il vetro viene ottenuto fondendo silice e soda di calcio, nelle vetrerie si aggiunge il vetro di recupero e mescolato a quello grezzo, integrando perfettamente il processo di recupero con quello di produzione, questo permette di risparmiare materie prime che altrimenti andrebbero estratte
da cave e miniere.
Inoltre per fondere il vetro da raccolta occorre una temperatura più bassa rispetto a quella necessaria per la fusione delle materie prime con ovvio risparmio energetico e minor impatto ambientale.
Una delle qualità più importanti del vetro è che può essere riciclato all'infinito; il procedimento comincia dalla svuotamento delle campane per poi essere inviato in centri di selezione e stoccaggio, quindi si procede con la separazione e la frantumatura in cocci dei vari tipi di vetro passano in macchine specifiche che eliminano attraverso elettrocalamite le eventuali parti metalliche.
Il passaggio successivo prevede la pulizia di residui di plastica e carta che essendo più leggeri vengono separatii attraverso aspiratori; il ciclo si chiude con il lavaggio, reso necessario per non pregiudicare la qualità finale del vetro, che a questo punto è pronto per tornare alla fusione in vetreria. Per favorire una raccolta differenziata "razionale", il cittadino dovrebbe effettuare un primo lavaggio e l'asportazione di tutto ciò che non sia vetro dal contenitore.
LA PLASTICA
I dati ci dicono che nel 2007(stime Conai) sono state riciclate 654mila tonnellate di plastica e termovalorizzate 70mila. Quando si parla di plastica bisogna precisare che 
non è tutta uguale e nelle nostre case ne possiamo trovare i seguenti tipi: Pet o polietilentereftalato, di cui sono fatti bottiglie per acqua, flaconi, vassoi e blister, imbottiture, nastri audio, video etc; PP o polipropilene di cui sono fatti flaconi, cassette, pellicole, siringhe, pennarelli, etc; Pvc o polivinilcloruro di cui sono fatti bottiglie, flaconi, tubi, finte pelli, giocattoli, nastri isolanti, etc.
Il primo passo del processo di recupero comincia nelle nostre case, dove il cittadino deve svuotare i flaconi e sciacquarli e pressare le bottiglie, possibilmente in modo orizzontale, per agevolare la lettura del polimero da parte dei macchinari negli stabilimenti dove avviene il recupero.
Anche nel caso della plastica è importante che vengano gettati nei contenitori predisposti alla raccolta solo bottiglie di acqua minerale, flaconi, vaschette per alimenti, sacchetti della spesa e che invece non vengano gettati flaconi contenenti materiali tossici, imbottiture di divani, valigie, telefoni.La raccolta differenziata della plastica, considerato che è un prodotto originato dall'oramai sempre più raro e costoso petrolio e che si tratta di materiale a forte impatto ambientale, data la sua scarsa biodegrabilità, è da considerarsi di primaria necessità; riciclare plastica significa risparmiare utili risorse e prevenire l'inquinamento.Materialmente la lavorazione inizia con una fase di selezione dove gli scarti vengono divisi per tipo di polimero anche mediante tecnologia ai raggi X, In seguito le plastiche sono macinate, lavate e trasformate in "granuli" pronti ad essere utilizzati per la produzione di nuovi oggetti.
Il riciclaggio della plastica può essere meccanico o chimico, dal primo si ottengono "materie prime secondarie", cioè materie che hanno le stesse caratteristiche del materiale d'ingresso e sono utilizzate per la produzione di plastiche "omogenee"( Pet, Pvc e Polietilene), nel caso in cui la separazione dei vari polimeri risulti troppo costosa e complessa si produce plastica "eterogenea" per la produzione di panchine, vasi, segnali stradali, arredi da giardino; il riciclaggio chimico è ancora in fase sperimentale e consiste nello scomporre tutti i polimeri delle diverse plastiche in monomeri, il prodotto risultante può essere miscelato al petrolio grezzo e quindi tornare in ciclo.
La plastica è il materiale a più alto potere calorifico e quindi al riciclaggio meccanico e chimico si affianca l'utilizzo in termovalorizzatori.

CARTA E CARTONE
Negli ultimi anni la capacità di riciclaggio dell'industria
 italiana è stata condizione necessaria alla crescita della raccolta differenziata di carta e cartone che secondo le stime nel 2007 dovrebbe aver superato i 3 milioni di tonnellate.
Ogni anno avviene uno spreco enorme, si calcoli che ciascuno di noi getta tanta carta 
quanto ne servirebbe per coprire cinque campi da tennis.
In casa sarebbe opportuno dividere la carta distinguendola tra quella riutilizzabile, riciclabile e non riciclabile, infatti nel cassonetto per la raccolta non tutti i tipi di carta possono essere buttati; si possono gettare giornali, riviste, quaderni, opuscoli, sacchetti, scatole e scatoloniinvece è meglio non inserire carte con residui di sostanze o molto sporca , carta chinica del fax o autocopiante, bicchieri e piatti di carta. Prima di iniziare il recupero vero e proprio la carta viene condotta presso un punto di raccolta dove avviene una prima cernita; i vari materiali dopo la separazione vengono pressati e confezionati in balle per essere poi avviati alle carterie dove avverrà infine il riciclo.
Il LEGNO
La raccolta differenziata del legno da parte del cittadino consiste prettamente nel conferire,presso centri di raccolta comunali, mobili e complementi di arredo in legno.
In pratica tutto il legno può essere riciclato, una volta raccolto viene pressato per ridurne il volume e quindi poterlo trasportare agevolmente alle industrie che lo lavorano; qui viene selezionato, ripulito se necessario da carta, chiodi, molle etc. e poi ridotto in scaglie.
Le scaglie vengono pressate e con aggiunta di colle formati dei pannelli utilizzabili per fare mobili o rivestimenti; gli scarti della lavorazione quali segatura e trucioli invece andranno a costituire la base per produrre pasta di cellulosa destinata alla produzione di carta.


  
ALLUMINIO
Il 90 % dell'alluminio viene utilizzato dall'industria alimentare sotto forma di lattine per bevande, scatole, vaschette etc. ed è presente in questi in percentuale altissima (circa il 96%) che viene aggiunta ad una piccola percentuale di rame per garantire stabilità e robustezza. Oggi il 48% dell'alluminio usato in italia proviene da riciclo.
L'alluminio 
non è presente in natura, ma é ricavato dalla lavorazione della bauxite con enorme dispendio energetico, grazie al riciclaggio un immediato beneficio è appunto il risparmio di risorse energetiche, si pensi infatti che la produzione di 1chilo di alluminio dalla bauxite richiede 14 kWh di energia mentre lo stesso chilo ottenuto da alluminio usato ne richiede solamente 0,7 kWh
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Nei contenitori per la raccolta differenziata vanno inseriti oltre alle lattine tutti quei contenitori recanti la sigla "AL", mentre non vanno gettati contenitori di alluminio marcati con simboli di pericolo.
Dopo essere stato raccolto in modo differenziato l'alluminio viene portato in centri dove attraverso macchinari avviene la cernita e la separazione da eventuali oggetti di plastica e vetro, in seguito viene lavato e pressato in balle da inviare alle fonderie.

L'UMIDO
alluminio
Come abbiamo già visto circa il 30% del sacchetto della spazzatura è costituito da avanzi di cibo e scarti alimentari che per il loro contenuto elevato di acqua (circa l'80%) sono anche noti come "rifiuti umidi".
Chiunque si avvicini ad una discarica noterà subito il cattivissimo odore, questo è dovuto al "biogas" generatosi dalla fermentazione dei rifiuti umidi da noi prodotti e li conferiti; se invece tutti quegli avanzi e scarti fossero stati avviati ad un procedimento di riciclaggio il prodotto finale sarebbe stato del "compost" da utilizzare come fertilizzante organico.
Nei comuni dove e presente la raccolta differenziata "porta a porta" i gestori del servizio consegnano ai cittadini degli appositi contenitori e speciali sacchetti biodegradabili realizzati in mater-b ( bioplastica realizzata con materie prime naturali) destinati alla raccolta dell'umido in casa;
nei casi in cui questo tipo di servizio non venga effettuato, ma comunque sia in atto la differenziazione è previsto il conferimento in appositi cassonetti posti sulle strade (solitamente di color marrone).
Nel contenitore dell'umido verranno inseriti resti di frutta e ortaggi, carne pesce, alimenti deteriorati, fondi di caffè e tè, resti di piante d'appartamento, lettiere di animali domestici e gusci di molluschi, mentre si consiglia che nel dubbio non venga assolutamente inserito tutto ciò che non è biodegradabile.L'utilizzo del "compost" sui terreni agricoli rappresenta la chiusura di un un ciclo naturale in cui l'uomo partecipa attivamente.

L'ACCIAIO
Bombolette, coperchi, tappi, capsule e scatolette sono tra i numerosi imballaggi realizzati in acciaio che possiamo trovare nelle nostre case; l'acciaio è inoltre il componente principale di molti elettrodomestici.
Il conferimento di tale materiale al Consorzio Nazionale Acciaio avviene da parte dei comuni tramite raccolta differenziata, questo in seguito viene selezionato, pressato e ridotto in balle per poi essere rifuso in acciaieria o in fonderia quindi trasformato di nuovo dall'industria per diventare un nuovo prodotto.
Come avviene per il vetro l'acciaio non può essere utilizzato per produrre energia da termovalorizzazione.