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martedì 23 luglio 2013

RECUPERO DELL’ACQUA PIOVANA: SISTEMI FAI DA TE

RECUPERO DELL’ACQUA PIOVANA: SISTEMI FAI DA TE
di Marta Albè
Recuperare l'acqua piovana significa avere a disposizione una risorsa preziosa, che permette di evitare sprechi idrici legati all'utilizzo di acqua potabile anche quando non sarebbe necessario. Pensiamo ad esempio all'irrigazione di orti e giardini.
Recuperare l'acqua piovana offre almeno 5 vantaggi e possibili impieghi da non sottovalutare. Il risparmio sulla bolletta è assicurato.
Recupero acqua piovana: vantaggi e utilizzi
1) L'acqua piovana raccolta e filtrata può essere utilizzata per la pulizia della casa e per il bucato. La sua efficacia pulente è maggiore e permette di risparmiare sia sull'acqua potabile che sull'impiego e acquisto di detergenti e anticalcare per la lavatrice.
2) L'impiego dell'acqua piovana è adatto per lo sciacquone del WC senza temere accumuli di calcare. L'acqua piovana non ne contiene.
3) Innaffiare orto e giardino senza sprechi idrici e risparmiando sull'acqua potabile.
4) Grazie ad appositi sistemi di raccolta, l'acqua piovana può essere utilizzata anche per l'igiene personale, per riempire la vasca da bagno e per lavarsi i denti, oltre che per la doccia.
5) L'impiego dell'acqua piovana è indicato per la pulizia dei pavimenti e per il lavaggio dei piatti a mano, oltre che dell'automobile.
Acqua piovana per l'irrigazione
Uno dei sistemi più semplici per la raccolta dell'acqua piovana ai fini dell'irrigazione consiste nel posizionare nell'orto o in giardino una o più cisterne piuttosto capienti. Anche chi possiede un balcone o un terrazzo può raccogliere l'acqua piovana, collocando alcuni secchielli nei punti più adatti. Ciò permetterà di innaffiare piante, orto e giardino durante i mesi estivi senza ricorrere all'acqua potabile ed evitando le restrizioni e le sanzioni delle ordinanze comunali in merito.
Rivolgendosi ad un installatore, oppure optando per il fai-da-te e basandosi sugli strumenti appositi che si trovano in vendita, sarà possibile unire alla raccolta dell'acqua piovana un sistema di irrigazione goccia a goccia dell'orto, che permetterà l'impiego razionale delle risorse idriche.
Impianto per la raccolta dell'acqua piovana auto-costruito
Con un po' di manualità è possibile costruire da sé un impianto per la raccolta dell'acqua piovana. L'impianto che vi presentiamo è stato realizzato all'interno del progetto Vivere Con Stile promosso dall'Amministrazione Comunale di Portogruaro (VE). Il progetto "open source" è stato pubblicato sul web in modo tale che potesse risultare di ispirazione per altri cittadini alla ricerca di informazioni e di strumenti per il risparmio idrico. Il sistema è basato sull'idea di prelevare l'acqua piovana che cade, durante le piogge, da una o più condotte pluviali esistenti, cioè provenienti dal tetto, e di convogliarla in un serbatoio che funge da accumulo temporaneo.
È necessario porre particolare attenzione alla scelta del punto della casa in cui collocare il serbatoio e alla sua altezza da terra. Ad esso dovrà essere collegato almeno un tubo di distribuzione dell'acqua piovana. In vendita esistono numerose tipologie di tubi e serbatoi di raccolta. Per l'orto e per il giardino può essere utile dotarsi di un rubinetto a tempo per automatizzare l'innaffiatura.
È possibile seguire passo dopo passo le istruzioni online per l'auto-costruzione dell'impianto.
Installazione di un impianto per il recupero dell'acqua piovana
Seguendo le immagini del video che vi proponiamo potrete comprendere quanto possa essere semplice l'installazione di un impianto per la raccolta dell'acqua piovana da esterno o da giardino. Dopo aver acquistato gli strumenti necessari, è possibile procedere all'installazione fai-da-te. I sistemi di raccolta dell'acqua piovana permettono di recuperarla dai tetti, filtrarla, conservarla in cisterne e riutilizzarla per il giardino o per usi domestici. Per ulteriori informazioni è possibile consultare il sito web www.raccoltaacquapiovana.it.
Raccogliere l'acqua piovana con una bottiglia
Chi desidera sperimentare in modo semplice la raccolta dell'acqua piovana potrà provare a ricorrere a delle comuni bottiglie di plastica. Dovrete inoltre tenere da parte i loro tappi e procurarvi del nastro isolante. È necessario tagliare i tappi conservando soltanto le loro ghiere. Una delle due bottiglie dovrà essere tagliata a metà, per formare un imbuto. Unite i tappi uno sull'altro con del nastro isolante ed avvitateli sul collo delle due bottiglie. Otterrete così un unico sistema composto da una bottiglia con imbuto incorporato.
Il tutto andrà posizionato in un punto in cui sarà possibile raccogliere l'acqua piovana. Un sistema ancora più semplice consiste nell'inserire un normale imbuto in una bottiglia di vetro o di plastica, in modo da ottenere un piccolo serbatoio fai-da-te per la sua raccolta. Potrete posizionarlo sul balcone, in giardino o al di sotto del punto di scolo di una grondaia.
Raccolta di acqua piovana con un serbatoio
Per l'installazione di un sistema di recupero dell'acqua piovana con serbatoio procedete come segue:
1) Innanzitutto è necessario preparare un sistema di tubature che permettano la raccolta dell'acqua piovana dai punti di scolo, ad esempio per quanto riguarda i tetti e le grondaie. Le tubature dovranno essere collegate ad un serbatoio di accumulo.
2) È indispensabile posizionare un filtro per l'acqua piovana. La sua collocazione dovrà permettere che l'acqua venga filtrata prima di raggiungere il serbatoio. In questo modo al suo interno vi sarà unicamente acqua pulita e priva di residui come foglie e pietrisco. L'acqua non sarà potabile ma potrà essere impiegata per innaffiare e per le pulizie domestiche senza problemi.

3) Dopo aver posizionato il filtro, potrete installare il serbatoio, collegandolo ai tubi di raccolta dell'acqua e ad un eventuale conduttura di scolo per l'acqua in eccesso, che dovrà raggiungere la fognatura. La capienza del serbatoio dovrà essere valutata in base alle condizioni climatiche della zona in cui si vive.

lunedì 20 maggio 2013

“FABBRICHE DEI MATERIALI” PER IL LAZIO? ALLA SCOPERTA DEI NUOVI SISTEMI DI GESTIONE DEI RIFIUTI RESIDUI NELL'OTTICA DELLA SOSTENIBILITÀ E FLESSIBILITÀ


“FABBRICHE DEI MATERIALI” PER IL LAZIO? ALLA SCOPERTA DEI NUOVI SISTEMI DI GESTIONE DEI RIFIUTI RESIDUI NELL'OTTICA DELLA SOSTENIBILITÀ E FLESSIBILITÀ

di Giuseppe Iasparra

In occasione del dibattito sul futuro dei rifiuti nel Lazio sentiamo spesso parlare di impianti di trattamento meccanico biologico. Coerentemente con quanto richiesto dalla procedura di infrazione dell’Unione Europea, che chiede di attivare prima possibile impianti di pretrattamento del rifiuto residuo, come stabilito dalla Direttiva sulle Discariche 99/31, l'ordinanza del sindaco di Roma dell'aprile scorso ha infatti disposto che i rifiuti della Capitale siano portati temporaneamente presso gli impianti Tmb del Lazio. Ma cosa entra e cosa esce da un impianto di questo tipo? E quale potrebbe essere la strada da prendere per portare il ciclo dei rifiuti di Roma ad una gestione ordinaria e sostenibile? Eco dalle Città lo ha chiesto ad Enzo Favoino della Scuola Agraria del Parco di Monza: «Come prima cosa – ha spiegato Favoino – occorre precisare che gli impianti di trattamento meccanico biologico del Lazio sono di vecchia concezione, e finalizzati alla produzione di combustibile da rifiuto (ex CDR oggi CSS). Sarebbe invece possibile proporne una riconversione a criteri di maggiore sostenibilità, efficienza e flessibilità, come avviene nella nuova generazione di impianti a freddo attivi od in corso di realizzazione in molti territori e conosciuti come "Fabbriche dei materiali"».
«Per tradurre operativamente i principi di sostenibilità indicati dalla strategia europea di gestione dei rifiuti – ha continuato Favoino – abbiamo anzitutto bisogno di flessibilità ed adattabilità all'aumento delle raccolte differenziate e delle pratiche di riduzione del rifiuto, come richiesto – ed in buona misura imposto – dalle politiche e strategie europee di gestione dei rifiuti. Bisogna sottolineare ancora una volta che il trattamento del rifiuto residuo è solo una condizione accessoria all’elemento centrale di tali strategie, ossia la massimizzazione del recupero di materia, e deve essere coordinato a tale obiettivo prioritario, consentendone la crescita. Qui interviene il primo problema con gli inceneritori, in quanto sono impianti che devono avere un flusso costante di rifiuti nel corso del tempo. Per quanto riguarda il co-incenerimento, in prima battuta pare più flessibile, ma se andiamo ad analizzare i contratti con gli impianti di destinazione, anche questi richiedono determinate tonnellate per periodi medio-lunghi (ad esempio vent'anni). Inoltre ad oggi (tranne che in un paio di casi) tutte le esperienze di co-incenerimento prevedono una tariffa di conferimento da pagare. E qui sta un primo vantaggio per le “Fabbriche dei Materiali”, poiché finalizzandole al recupero di materia non avrò più una tariffa da pagare ma avrò invece introiti dal collocamento dei materiali sul mercato».
Secondo Favoino «gli impianti di trattamento a freddo finalizzati al recupero di materia oltre a rispondere ai bisogni di flessibilità ed adattabilità (in relazione all'andamento della differenziata) possono inoltre soddisfare le necessità di scalabilità (efficienza anche a dimensioni notevolmente inferiori a quelle tipiche per impianti di incenerimento) e dunque di prossimità a seconda degli scenari e delle peculiarità del territorio locale interessato. Inoltre, tutto considerato, per costruire un inceneritore in Italia ci vogliono 7-8 anni. Per un impianto di trattamento a freddo occorrono tempi considerevolmente più brevi (il che consente di dare una risposta veloce alla necessità di pretrattamento, ancora non rispettata in gran parte del territorio nazionale) o in alcuni casi ce li abbiamo addirittura già, come vecchi impianti di Tmb, e basta riconvertirli. È il caso del Lazio. Qui abbiamo impianti di vecchia generazione finalizzati alla produzione di CDR per incenerimento e gassificazione. Questi impianti potrebbero essere riconvertiti al recupero di materia con integrazioni e modifiche tecnologiche di piccola entità, riducendo da subito l’avvio a discarica e migliorando le economie complessive del sistema».
Com'è fatta una Fabbrica dei materiali? «Un impianto di recupero di materia dal rifiuto residuo (RUR) – ha spiegato Favoino – è costituito da due sezioni parallele di trattamento: in una viene lavorata la frazione residua (sottovaglio) che contiene ancora componenti fermentescibili. Questa viene resa “inerte” attraverso un processo di “stabilizzazione” (del tutto analogo al compostaggio) in modo da minimizzarne gli impatti relativi alla collocazione a discarica. Nell’altra sezione (che tratta il sopravvallo) viene fatto invece il recupero dei materiali, attraverso una combinazione di varie separazioni sequenziali (ad esempio separatori balistici, magnetici, lettori ottici) analogamente a quanto avviene nelle piattaforme di selezione dei materiali da raccolta differenziata. È immediato accorgersi che un impianto di questo tipo, è perfettamente adattabile all'aumentare della raccolta differenziata: si aumenterà la lavorazione del rifiuto differenziato (compostaggio dell’organico e selezione delle frazioni CONAI) e si diminuirà parallelamente il trattamento del residuo, lavorando su diverse linee o diversi turni».
«Il concetto di "fabbrica dei materiali" è stato già adottato od è in corso di adozione da parte di diversi territori, che stanno convertendo a questo concetto vecchi impianti di Tmb o realizzando siti dedicati; quest’ultimo è il caso ad esempio della Provincia di Reggio Emilia – ha sottolineato Favoino – che ha deciso, nel rispetto degli indirizzi europei sui rifiuti e dei principi di sostenibilità, di chiudere il vecchio inceneritore per puntare su questa tipologia di impianti in modo da accompagnare programmi di massimizzazione progressiva della raccolta differenziata. Lo stesso concetto potrebbe essere adottato nel Lazio. In questo modo si potrebbe minimizzare fin da subito il ricorso alla discarica e si eviterebbe la necessità di ricorrere a gassificatori ed inceneritori».
Favoino ha anche sottolineato che molti territori (province, consorzi) hanno iniziato a programmare nella direzione delle “Fabbriche dei Materiali”, oltre che per le esigenze di sostenibilità, economicità e flessibilità già richiamate, anche per evitare i rischi finanziari connessi alla realizzazione di inceneritori dedicati (che a causa della tendenza all’aumento progressivo delle raccolta differenziata e alla riduzione del RU complessivo, sta determinando crisi da sovracapacità di incenerimento in gran parte d’Europa, ed anche in qualche regione italiana); ma anche come risposta alle preoccupazioni sulle ricadute sanitarie. Su quest’ultimo aspetto, pur non tralasciando il tema delle diossine (le cui emissioni hanno di recente causato la chiusura o la sospensione della attività di diversi inceneritori), pare acquisire una attenzione crescente il tema delle nanopolveri (le polveri ultrafini). Su queste ultime si rileva in effetti un certo ritardo dal punto di vista della valutazione degli effetti e delle relative disposizioni regolamentari, motivo che sta portando molte voci della medicina a richiamare il principio di precauzione.

sabato 4 maggio 2013

TERRACINA: SISTEMI INFORMATIVI E COMUNICAZIONE – SERVIZI DEMOGRAFICI


                            Al collegio dei revisori dei conti del
 Comune di Terracina



            Leggendo la determina del responsabile del settore SISTEMI INFORMATIVI E COMUNICAZIONE – SERVIZI DEMOGRAFICI, n. 653 del 20 Settembre 2012 avente ad oggetto: CONTRATTO DI MANUTENZIONE E HELP DESK PER L’ANNO 2012 PER IL SOFTWARE CIVILIA OPEN DELLA DEDAGROUP SPA – IMPEGNO DI SPESA.

Mi pare che senza fare un bando ad evidenza pubblica, viene stipulato un contratto con la DEDAGROUP dell’importo di EURO 47.211,90,  per la manutenzione  del software CIVILIA OPEN per l’anno 2012. Si evidenzia che tale contratto viene stipulato dopo nove mesi che già la DEDAGROUP  esercitava di fatto TALE SERVIZIO senza nessun impegno formale.

            A distanza di poco più di tre mesi, leggo la determina n. 200 del 31-12-2012, AVENTE AD OGGETTO: impegno di spesa per pagamento interventi vari software gestionale Civilia.  Che a differenza della precedente determina,  viene emanata direttamente dalla DIRIGENTE DEL DIPARTIMENTO FINANZIARIO, in cui si stanziano ulteriori 35.000,00 EURO, sempre in favore della SPA DETAGROUP E SI LEGGE : VISTA LA NECESSITA’ DI INTERVENTI DI MANUTENZIONE E DI AGGIORNAMENTO DATI DA PARTE DEI TECNICI DELLA DITTA DEDAGROUP SPA.

            Allora mi chiedo cosa sia mai potuto accadere, che nel giro di poco più di tre mesi, dove si raddoppia quasi il costo per la manutenzione ed interventi vari sempre sullo stesso  software Civilia.
Ed al di la di quanto accaduto, se esiste un contratto di manutenzione, non ritengo che nulla debba essere ulteriormente erogato alla DEDAGROUP per manutenzione del software in quanto già titolare di un appalto di manutenzione dove senza evidenza pubblica gli è stato erogato quanto da lei richiesto, così come si legge nella prima delle due determine.

            Voglio richiamare inoltre la vostra attenzione sul fatto che in un passo la seconda determina porta come data di stipula della stessa il 31 del mese di Dicembre 2013, quasi a dimostrare che ci sia stato un errore rivelatore, ED ANCHE Qui CI TROVIAMO DI FRONTE A SITUAZIONE DI FATTO SENZA CHE IN PRECEDENZA SIA STATO FATTO ALCUN BANDO AD EVIDENZA PUBBLICA. Anzi mi sembra che sia una determina che serva ad erogare un saldo di una parcella che secondo me va verificata sia nella sua forma che nella sua sostanza.

            Pertanto, ritengo necessario ed urgente un vostro intervento atto a fare quanto prima chiarezza sul sostanziale  raddoppio del costo di manutenzione del software Civilia per l’anno 2012 e fornirmi quanto prima i dovuti chiarimenti.

                                                           Il Consigliere Comunale
                                                           Vittorio Marzullo