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venerdì 31 maggio 2013

Equitalia molla i Comuni: le multe si pagano?

Equitalia molla i Comuni: le multe si pagano?

17 maggio 2013 | Pubblicato da:  | Commenti: 10 | In: Blog
Equitalia molla i Comuni: le multe si pagano?
Dal 1° luglio Equitalia, la società pubblica incaricata alla riscossione dei tributi, cesserà la sua attività per i Comuni Italiani. L’obiettivo è quello di riportare l’autonomia fiscale, ma non tutte le amministrazioni sono pronte. Circa 6 mila sindaci, sugli ottomila che avevano esternalizzato la riscossione dei tributi, non hanno ancora trovato un soluzione o scelto un’alternativa.
Equitalia avrebbe dovuto “abbandonare” i Comuni italiani già alla fine del 2011, in base al decreto sviluppo di quell’anno, ma dopo due proroghe sta per arrivare la data dei (potenziali) saluti finali. Il 30 giugno 2013 è il termine ultimo per quei 6 mila Comuni per i quali Equitalia effettua ancora la riscossione, spontanea o coattiva, dei tributi. Dal giorno seguente, le amministrazioni potranno inglobare il servizio all’interno delle gestione comunale, operazione che richiederebbe un investimento di capitali e assunzione di personale, oppure servirsi di un soggetto esterno selezionabile tramite una gara pubblica.
A questo buco normativo se ne aggiunge un altro ancora più preoccupante, ovvero lo stop previsto per le riscossioni inferiori ai 2 mila euro. Un’azione volta a smorzare le tensioni sociali, venutesi a creare a causa delle innumerevoli cartelle esattoriali ricevute dai cittadini, ma che va a creare una voragine nelle casse comunali che rischiano di vedere ancora meno soldi in entrate. Risulterà ancora più difficile riscuotere i crediti relativi alle multe non pagate, visto che mediamente un verbale generico compreso di more e interessi non arriverebbe mai sopra i duemila euro. Il caos normativo premia sempre i più furbi, ovvero coloro i quali non pagheranno più le multe perché non soggette a cartelle esattoriali.
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Gli automobilisti cestinano le multe perché Equitalia abbandona i Comuni italiani. http://bit.ly/YMeCmR via @6sicuro
Molti sono gli automobilisti che, venuti a conoscenza della “falla” nel sistema, hanno deciso di cestinare le contravvenzioni ricevute. Un gesto dettato non solo dalla mancanza di senso civico, ma anche dalla comunicazione di Equitalia che ha chiesto alle Amministrazioni di fermare l’inoltro di ruoli a partire dal 20 maggio. Una situazione complessa in cui ci sono realtà amministrative che riescono a gestire autonomamente la riscossione dei crediti, altre che non hanno fondi per la formazione di nuovo personale. Un giochetto che potrebbe costare il 20% degli 1,5 miliardi di euro notificati tramite contravvenzioni, che mediamente non vengono pagati nell’arco di un anno.
Non pagare una multa oggi potrebbe sembrare la scelta più ovvia per i furbi, ma apporterebbe ben più gravi conseguenze una volta appianato il caos normativo.
Infine, non si esclude una nuova proroga per l’operato di Equitalia che continuerebbe a riscuotere i tributi fino a nuove disposizioni.

martedì 19 febbraio 2013

IL DANNO NON CALCOLATO. LA CAPITALIZZAZIONE DI ACQUALATINA NON È STATA PAGATA DAI COMUNI


IL DANNO NON CALCOLATO. LA CAPITALIZZAZIONE DI ACQUALATINA NON È STATA PAGATA DAI COMUNI
di Graziella Di Mambro
È l’ipotesi peggiore e loro l’hanno fatta, non ha valore di indagine contabile ma i numeri, nelle analisi, sono sempre importanti. Il Comitato acqua pubblica ribadisce che il comportamento dei sindaci nel controllo della gestione del servizio idrico in provincia di Latina ha causato un «danno erariale» agli enti che rappresentano al fine di fare un favore ad Acqualatina.
Non è un’accusa nuova quella del danno erariale ai Comuni derivante da un certo tipo di atteggiamento lassista adottato nella conferenza dei sindaci, che dovrebbe controllare lo svolgimento della gestione del servizio idrico, dalle spese di manutenzione alle tariffe. Ma questa volta pesano alcune cifre riferite ai canoni che la società Acqualatina dovrebbe pagare (per contratto di convenzione) ai Comuni in virtù del fatto che usa le reti e le sorgenti esistenti sul territorio e di cui erano titolari i Comuni (le hanno pagate in origine direttamente o attraverso mutui). Questi canoni la società non li ha mai versati e infatti essa stessa li ha messi in bilancio fino a novembre 2011 sotto la voce debiti, per un totale di 7.933mila euro. Testualmente in bilancio è scritto «canone concessorio anni 2003-2011». Perché i Comuni hanno accettato di buon grado di rinunciare a somme così rilevanti? Stando agli atti allegati ai bilanci della società incrociati con quelli dei bilanci della Provincia di Latina si scopre che hanno fatto di peggio. Hanno accettato che l’amministrazione provinciale di Latina scrivesse nella relazione ai propri bilanci che il mutuo acceso dall’ente di via Costa per pagare la capitalizzazione della società venisse pagato con quei canoni. In altri termini: Acqualatina deve pagare dal 2003 una sorta di «affitto» ai Comuni per le reti che si è presa per distribuire l’acqua, ma non lo paga; nel frattempo i Comuni devono versare dei soldi per le quote di capitale di Acqualatina, ma non lo fanno e al loro posto paga la Provincia tramite un mutuo ventennale (per 12 milioni di euro); la Provincia afferma che il mutuo lo pagherà attraverso la restituzione dell’equivalente dei canoni che Acqualatina paga ai Comuni e poi i Comuni «girano» alla Provincia medesima per pagare le rate di mutuo. Ma Acqualatina quei soldi non li versa per sette anni. E allora chi ha pagato il mutuo delle quote di capitalizzazione? L’ente di via Costa, che non è stato rimborsato però. E i Comuni hanno accettato tutto questo, hanno dunque rinunciato ai canoni e lasciato che il carico finanziario delle quote di capitale fosse in capo al bilancio della Provincia. Un pasticcio di cui non si sono accorti oppure hanno fatto finta di non accorgersi gli assessori al bilancio di Provincia e Comuni, sfuggito pure ai revisori dei conti, una partita di giro che può effettivamente aver causato un danno erariale per circa 12 milioni di euro complessivi spalmabili sui vari Comuni aderenti al servizio idrico integrato. E che può venir fuori adesso, in fase di accertamento della Corte dei Conti sulla procedura di capitalizzazione di Acqualatina S.p.A.
LE GIUSTIFICAZIONI SCRITTE IN VIA COSTA
Nel giro dei conti che non tornano mai entra sempre l’amministrazione provinciale, che offre sponde finanziarie alla società mista pubblico privata che si occupa di acqua. La Provincia e il suo presidente Armando Cusani, sanno che la cosa va spiegata, e infatti l’ente negli atti ufficiali relativi alle anticipazioni finanziarie fatte in favore di Acqualatina scrive: «... in ordine alle spese effettuate per conto dell’Ato4 Latina, che questo ente, in forza di quanto stabilito con atti del Consiglio provinciale e dell’assemblea dei sindaci componenti dello stesso Ato 4, provvede, in anticipazione quale ente di coordinamento, alle spese di funzionamento della segreteria tecnica operativa dell’Ato4, fin dalla sua istituzione ed ha attivato con la Cassa Depositi e Prestiti per conto di tutti i Comuni componenti, appositi mutui per la sottoscrizione del capitale di parte pubblica della società mista pubblico-privata Acqualatina, gestore del servizio idrico.... Tali oneri sono rimborsati annualmente dalla stessa società Acqualatina, con la retrocessione alla Provincia di Latina dei canoni concessori dovuti ai Comuni componenti l’Ato4 con l’aggiunta di oneri legali». È noto, invece, dai bilanci di Acqualatina che nonostante le anticipazioni della Provincia sussistano dal 2003, fino al novembre del 2011 la società Acqualatina non ha rimborsato i canoni perché l’equivalente degli stessi erano iscritto in bilancio come uno dei debiti della società. Perché gli assessori al bilancio di via Costa e il collegio dei revisori dei conti hanno accettato che si accumulasse un simile credito in danno delle casse dell’amministrazione provinciale? E ci sarebbe anche un’altra domanda. Tutto questo debito si è accumulato perché i Comuni non avevano la possibilità di versare subito le rispettive quote di capitale e al loro posto lo ha fatto la Provincia; dunque i singoli Comuni hanno aderito alla composizione di una società per azioni finalizzata alla gestione del servizio idrico senza avere la disponibilità finanziaria per acquistare le quote. Quando mai una cosa del genere si vede nel mondo finanziario privatistico vero? Quando mai un signor Rossi qualsiasi decide di entrare in una spa senza avere denaro per comprare pacchetti di azioni? Nessuno lo fa, a meno che non è sicuro che altri pagheranno al suo posto senza fare troppe storie. In questo caso «altri« è stata la Provincia. In fondo si tratta di soldi pubblici del bilancio di via Costa.
IL COMITATO CIVICO: QUALCUNO PRIMA O POI DOVRÀ SPIEGARE COSA È SUCCESSO
I debiti che secondo il Comitato acqua pubblica gravano in modo «occulto» sugli enti pubblici non sono solo quelli dei canoni concessori, che comunque a partire da dicembre 2011 Acqualatina dovrebbe restituire a rate per pagare il mutuo dell’amministrazione provinciale. Ci sarebbero anche altre voci simili.
«Quando Acqualatina è subentrata nel servizio - dice Alberto De Monaco, presidente del Comitato - si è presa anche delle opere sulle quali erano stati accesi mutui e che avrebbe dovuto continuare a pagare. Invece sappiamo che fino al 2011 il debito accumulato dalla società per il rimborso delle rate mutui già pagate dai Comuni ma non restituite come previsto dal contratto di convenzione era pari a oltre 8,2 milioni di euro, cui si aggiunge il debito di quasi 8 milioni per i canoni concessori non versati; e poi ci sono i canoni non pagati ai Consorzi di Bonifica per oltre 13 milioni di euro per gli anni dal 2003 al 2010 (una parte di questo debito è stato iscritto a ruolo da Gerit e viene rimborsato a rate da Acqualatina ma è comunque oggetto di contenzioso legale sull’entità ndc)». Difficile ipotizzare come si uscirà da un simile groviglio di debiti che prima o poi qualcuno dovrà pagare, altrimenti sono a rischio i bilanci di molti enti pubblici (dalla Provincia stessa ai Consorzi di Bonifica). Può aiutare in effetti una buona analisi sulla trasparenza e la correttezza delle scelte finanziarie fatte sin qui e va in questo senso l’indagine appena avviata dalla Procura regionale presso la Corte dei Conti che coinvolge tutti i Comuni soci di Acqualatina S.p.A. e sfiora in qualche modo l’amministrazione provinciale che ha «coperto» i Comuni medesimi.

giovedì 3 gennaio 2013

ACQUA NON POTABILE IN DIVERSI COMUNI DEL LAZIO


ACQUA NON POTABILE IN DIVERSI COMUNI DEL LAZIO
di G. C.
In diversi comuni del Lazio sono scattate le ordinanze di non potabilità dell’acqua, a causa dell’elevata presenza di arsenico e floruori: il 31 dicembre 2012, infatti, sono scadute le possibilità di ulteriori proroghe per le deroghe ai parametri delle acque potabili e molti Comuni non hanno raggiunto gli obiettivi fissati, non riportando i valori delle sostanze previste dal D. lgs. 31/2001 al di sotto dei valori stabiliti dalla legge.
A lanciare l’allarme dell’acqua non potabile è Legambiente, che ha fatto sapere anche che l’unica regione che non è riuscita a ripristinare i valori in tempo è il Lazio. Nei comuni dell’Ato 1 di Viterbo si supera di gran lunga il limite di arsenico consentito nell’acqua che scorre dal rubinetto e per questo dalla giornata di ieri, 1° gennaio 2013, sono state applicate ordinanze che limiteranno l'uso dell'acqua potabile, fino a quando non si faranno gli interventi necessari per abbattere le concentrazioni di arsenico. La Regione Lazio, al momento, prevede altri due anni per la realizzazione di tutti gli interventi necessari, ma i tempi dovranno essere molto più rapidi se si vuole garantire un'acqua buona e di qualità a tutti i cittadini. In particolare, se le analisi fatte da Legambiente nei mesi scorsi venissero confermate, in 43 comuni dell'Ato 1 di Viterbo, sarebbero ben 141 i campioni che risulterebbero fuori norma per l'arsenico dal prossimo 1 gennaio 2013 e ben 48 i campioni fuori norma per i floruori.
Il caso dell’acqua non potabile è storia vecchia: da anni era stato rilevato un tasso di arsenico troppo elevato nell’acqua che scorre dai rubinetti della Viterbesi, così come erano stati rilevati tassi troppo alti di floruori. La Regione Lazio aveva chiesto e ottenuto dalla Comunità Europea provvedimenti di deroga per il triennio 2010-2012 per riportare i parametri a livello ottimale: tanti sono i Comuni che hanno raggiunto gli obiettivi, ma ancora diversi Comuni non hanno messo a norma la situazione.