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giovedì 2 ottobre 2014

GAETA, LA GUARDIA DI FINANZA SCOPRE A SAN VITO LA VILLETTA ABUSIVA

GAETA, LA GUARDIA DI FINANZA SCOPRE A SAN VITO LA VILLETTA ABUSIVA DEL FRATELLO DI UN EX CONSIGLIERE
Stava lì in bella mostra, ma nessuno si era reso conto, almeno fino a qualche giorno fa, che c’era ed era del tutto abusiva. Una villetta con vista panoramica. E che vista, l’intero golfo compreso tra torre San Vito fin quasi alla piana di Sant’Agostino nel territorio comunale di Gaeta. Uno spettacolo tanto singolare quanto invidiabile si apriva alla vista di quella casetta di 55 metri quadrati che, a quanto sembra, però era completamente sprovvista di permessi.
All’accertamento effettuato dalla sezione navale della Guardia di Finanza di Gaeta, infatti, l’immobile sarebbe risultato non solo privo di autorizzazioni per i vincoli paesaggistici, ma anche ambientali e idrogeologici. E il titolare della struttura è risultato essere il fratello di un noto personaggio politico, legato alla passata amministrazione comunale, un consigliere comunale precisamente.
I finanzieri quando hanno cercato di raggiungere quella villetta, situata in località San Vito a Gaeta, hanno trovato una sbarra ad ostacolare il passaggio su una strada che, secondo le informazioni raccolte dai residenti, doveva essere transitabile da chiunque. Aperta al pubblico. Eppure nessuno degli abitanti della zona aveva lamentato lo strano posizionamento di un palo di ferro a impedire l’accesso.

Le Fiamme Gialle a seguito della verifica effettuata sul posto nel constatare la completa assenza di permessi, compreso quello di cambio di destinazione e d’uso – forse perché in precedenza quell’immobile era utilizzato e autorizzato come deposito agricolo – pare abbiano proceduto al sequestro e alla denuncia del titolare dell’immobile per abusivismo edilizio.

giovedì 21 agosto 2014

NELLA TRINCEA DELLA FORESTALE

NELLA TRINCEA DELLA FORESTALE TRA CAVE A RISCHIO, ABUSIVISMO E TRATTAMENTO ILLECITO DEI RIFIUTI

di Andrea Di Lello

Siti di trattamento illecito di rifiuti, discariche abusive mai bonificate, cave a rischio idrogeologico, abusivismo e altro ancora. L'ultimo appuntamento di Ecosuoni, sabato scorso, è stata anche l'occasione per la Stazione di Terracina del Corpo Forestale dello Stato di informare sulle attività svolte negli ultimi cinque anni. Il comandante Giuseppe Pannone ha in premessa voluto precisare che la locale Stazione ha di media un organico di cinque unità, e comprende quattro comuni, Terracina, Pontinia, Sabaudia e San Felice Circeo, (eccetto il territorio del Parco Nazionale del Circeo), con un’estensione di giurisdizione totale pari a circa 39.000 ettari, di cui buona parte di essa e sottoposta a vari vincoli.
Rifiuti
Con questo esiguo organico impegnato in un territorio così vasto, la Forestale, per quanto riguarda i rifiuti, tra gli altri provvedimenti, ha sequestrato 35 siti oggetto di smaltimento e/o gestione e trattamento illecito, denunciando 27 persone all'autorità giudiziaria. Molte di queste aree sono state bonificate. Mai bonificate, invece, sei discariche abusive, di cui tre nel Comune di Terracina, scoperte a seguito di indagine voluta dalla Comunità Europea.
Incendi boschivi
Buone notizie quelle sugli incendi boschivi: “Ho messo in campo - ha spiegato Pannone - una strategia di ascolto, di comprensione, fornendo suggerimenti e consigli alle categorie interessate, coinvolgendo le associazioni tutte, nonché i vari amministratori che si sono succeduti negli anni. Obiettivo raggiunto è lusinghiero, in quanto negli anni 1995-2000 solo il comune di Terracina registrava un numero medio di incendi pari a 25 annui, con una superficie media percorsa dal fuoco di 280 ettari. Nell’ultimo quinquennio a Terracina non abbiamo avuti incendi boschivi significativi”.
Vincolo idrogeologico
Nel contrasto alle violazioni del vincolo idrogeologico, la Forestale ha applicato 50 sanzioni amministrative, pari a 250.000 euro, per movimento o trasformazione di terreno vincolato non autorizzato, e taglio di piante in violazione di legge. Impedito poi l'ampliamento di alcune cave, sentiamo Pannone: “Il monitoraggio sistematico ha permesso di rilevare nel corso degli anni diversi illeciti che hanno portato a sanzioni di natura penale e amministrativa. Si evidenzia che attività istruttorie hanno consentito di mettere in evidenza potenziali rischi idrogeologici che in alcuni casi sono stati ritenuti più che fondati scongiurando significativi ampliamenti di attività estrattive”.
Urbanistica
Passando ai controlli sul corretto svolgimento delle attività urbanistico-edilizie, l'impegno della Forestale ha portato all’invio di 162 notizie di reato alla Procura della Repubblica di Latina con il sequestro giudiziario di 101 aree e/o manufatti, e con la denuncia di 204 persone all’autorità giudiziaria. Pannone ha parlato anche della tutela degli animali, citando l'intervento più significativo effettuato dai suoi uomini nei confronti di un uomo che aveva lasciato morire di fame e di sete 15 cani.
Demanio
E ancora: il monitoraggio delle aree demaniali, con 25 notizie di reato tra piante abbattute furtivamente o danneggiate, occupazioni abusive di suoli, furti e danneggiamenti vari; il controllo degli arenili, in particolare lo scorso luglio, quando le verifiche in 12 stabilimenti hanno portato al rilevamento di diverse sanzioni amministrative e a notiziare l'autorità giudiziaria “per talune problematiche che sono in corso di valutazione da parte di quest'ultima”.
Bracconaggio
Nel settore del bracconaggio e delle attività venatorie, 33 le notizie di reato e 20 le persone denunciate. Sono stati anche liberati oltre 250 cardellini intrappolati con le reti.
Attività investigative

Pannone, infine, ha ricordato le attività investigative svolte congiuntamente al personale del NIPAF di Latina, come ad esempio quelle relative ai locali ex Desco, al complesso residenziale Green Village e al complesso residenziale Villaggio del Parco a Sabaudia.

martedì 12 agosto 2014

San Felice, violazione dei sigilli “da record”

San Felice, violazione dei sigilli “da record” a Quarto Caldo: la gallery

forestale stato slidePrima c’era solo la buca ora la piscina vista mare è stata ultimata. Siamo a San Felice Circeo, nella rinomata località Quarto Caldo in via Grotta delle Capre dove gli uomini del Corpo Forestale di Sabaudia sono tornati nuovamente per constatare all’interno di una villa la quarta violazione dei sigilli rispetto il sequestro dello scavo di una piscina avvenuto mesi fa. Nel corso del primo sopralluogo avvenuto a marzo, era stata deferita all’autorità giudiziaria M.T., classe ’41 di Roma proprietaria della villa che poi successivamente aveva chiesto in Procura l’autorizzazione per il ripristino dei luoghi. Ma poi è accaduto altro. I forestali coordinati dal vicequestore Lopez sono tornati sul posto lo scorso 25 giugno, il 14 luglio, il 23 luglio ed in ultimo il 4 agosto constatando non solo la violazione dei sigilli ma anche il progressivo completamento della piscina. Stiamo parlando di circa 14 metri di piscina per 140 tonnellate a pochi metri da una scogliera. Per questo è stata nuovamente deferita la proprietaria ed anche il custode giudiziario nonchè gli operai.

lunedì 11 agosto 2014

UNA PISCINA A TUTTI I COSTI

UNA PISCINA A TUTTI I COSTI, QUATTRO VIOLAZIONI DI SIGILLI IN TRE MESI. ABUSIVISMO REITERATO SULLA SCOGLIERA DI QUARTO CALDO A SAN FELICE CIRCEO

di Rita Cammarone

Bancarotta fraudolenta a Roma, abusivismo edilizio al Circeo. Un’altra tegola giudiziaria sulla famiglia Capriotti.
Piscina e chalet
Un peso da 140 tonnellate, piscina a forma di barca, che rischia di franare a mare e uno chalet in legno canadese da favola immerso nella macchia mediterranea. In tutto nella mancanza di autorizzazioni e nella violazione continua dei vincoli integrali del Parco Nazionale del Circeo. Sono queste le dimensioni dell’abusivismo edilizio, reiterato, scoperto dagli agenti della Guardia Forestale dello Stato sul promontorio, nella bellissima residenza di via Grotta delle Capre di proprietà della madre di Angelo e Roberto Capriotti, arrestati giovedì scorso insieme al padre Enzo, per una bancarotta fraudolenta da 15 milioni di euro.
Quattro violazioni di sigilli
La piscina era stata sequestrata lo scorso 19 marzo. Poi la signora Teresa M., denunciata insieme al realizzatore dell’opera, L. M. di Mirano (Venezia) che lavora a Fiumicino presso i cantieri navali, e a due operi polacchi, ha chiesto il dissequestro alla Procura per il ripristino di una precedente cisterna. Solo che il dissequestro non sarebbe servito a riportare la legalità all’interno della villa ma a proseguire i lavori per finire la piscina per l’estate. Sono i primi giorni di giugno quando i forestali della stazione di Sabaudia, diretta dall’ispettore Benedetto Rubeis, tornano in via Grotta delle Capre: davanti ai lori occhi non trovano nessuna cisterna; ad una cinquantina di metri dalla scogliera c’è la piscina sequestrata a marzo, dalla lunghezza di 14 metri, che inizia a prendere la forma di uno scafo interrato. Scattano i sigilli. Il 25 giugno nuovo sopralluogo della Forestale: violazione dei sigilli e continuazione dei lavori abusivi in zona sottoposta a vincolo, con conseguente danno ambientale. La segnalazione alla procura è d’obbligo. Deferiti di nuovo Teresa M, L. M., nel frattempo nominato custode giudiziario della piscina, e gli operai stranieri. Stessa scena, stesse conclusioni nelle “visite” del 14 e 23 luglio e del 4 agosto. Quattro deferimenti per violazione di sigilli a carico della stessa proprietaria, del custode, degli operai, due polacchi e un rumeno.
Una costruzione pericolosa
A loro carico anche una segnalazione, effettuata sia al Comune di San Felice Circeo che alla Procura sulla potenziale pericolosità della piscina: una stazza da 140 tonnellate realizzata, non solo abusivamente, ma senza alcun progetto, su un pendio a pochi passi dalla scogliera piuttosto frequentata. I forestali hanno espresso preoccupazioni per la tenuta del costone, zona a tutela integrale, sottoposta a vincoli idrogeologici e sismici. Insomma, una piscina abusiva e pericolosa per la pubblica incolumità.
Sequestro bis per lo chalet

Nel corso dei ripetuti sopralluoghi gli agenti della Guardia Forestale si sono accorti che lo chalet in legno canadese, sequestrato nel 2010, è stato ultimato e reso abitabile con tanto di mobili all’interno. Un piccolo e grazioso gioiello nel giardino della villa. Tutto rigorosamente abusivo. All’epoca del primo sequestro erano stati denunciati sempre la signora Teresa M, in qualità di proprietaria, e il figlio Angelo, che risultò acquirente del prefabbricato in un noto esercizio di Latina. Angelo Capriotti all’epoca fu nominato custode giudiziario della piccola struttura. Ora, già agli arresti per bancarotta, è stato denunciato anche per violazione dei sigilli insieme alla madre. Alla Guardia Forestale non è rimasto altro da fare che apporre nuovi sigilli anche allo chalet. I componenti della famiglia Capriotti sono noti imprenditori operanti nel settore edile, in ambito nazionale e internazionale, anche attraverso rilevanti commesse pubbliche. Si spera che almeno nella realizzazione di queste ultime siano stati più accorti almeno in termini di sicurezza dell’ultima opera, la piscina, realizzata all’interno della loro proprietà, o meglio della società finanziaria, che concede mutui e prestiti, a cui è intestato il tutto.

domenica 27 luglio 2014

SABAUDIA: IL NUOVO PROPRIETARIO SBANCA LA DUNA

SABAUDIA: IL NUOVO PROPRIETARIO SBANCA LA DUNA, SIGILLI NELL'EX VILLA DELLA FAMIGLIA CHIOSTRI

di Rita Cammarone

Non c’è tregua tra le dune di Sabaudia, ancora abusivismo attorno alle ville dei vip immerse nella macchia mediterranea. E non c’è pace neanche sulle sponde del Lago di Paola dove non manca chi tenta la furbata in attesa dei pareri dell’Ente Parco. Nel giro di poche ore gli agenti della stazione del Corpo Forestale dello Stato, coordinati da Giuseppe Lopez, dirigente del CTA di Sabaudia, hanno apposto i sigilli in zone di elevato pregio naturalistico e denunciato due persone per le violazioni commesse.
Abusi nell’ex villa della famiglia Chiostri
Il primo intervento è stato effettuato sul lungomare, nella villa fino a qualche mese fa appartenuta alla famiglia Chiostri. Una famiglia di origine fiorentina, trasferitasi a Sabaudia negli anni Sessanta dove si integrò benissimo diventando molto nota anche per le performance olimpioniche del canoista Mauro Chiostri, fiore all’occhiello della Marina Militare, poi coinvolto erroneamente nell’omicidio dell’avvocato Vincenzo Mosa in quanto assolto fino in Cassazione. Recentemente la villa, di valore, con tanto di piscina a forma di Giglio di Firenze, è stata venduta ad un quarantacinquenne, nato a Torino e residente a Roma: S.M., le sue iniziali.
Danneggiata la duna, scattano i sigilli
L’uomo, in base agli accertamenti effettuati dalla Guardia Forestale, sarebbe responsabile di uno sbancamento, non autorizzato né segnalato al Comune con Dichiarazione di inizio attività (Dia), effettuato con mezzi meccanici per un’estensione di 400 metri quadrati. Lavori abusivi, che avrebbero danneggiato la duna protetta dai vincoli del Parco e dalle convenzioni europee, effettuati per altro in concomitanza con opere di restauro della villa appena acquistata oggetto di ulteriori accertamenti. L’area sbancata è stata posta sotto sequestro. Il quarantacinquenne si è giustificato sostenendo che gli operai non avevano capito bene cosa dovevano fare. Una scusa che non ha convinto gli agenti: l’uomo è stato denunciato per danneggiamento della duna, violazione dei vincoli insistenti sull’area a protezione integrale del Parco Nazionale del Circeo, e lavori abusivi.
Manca il nulla osta del Parco, sequestrata la piscina

Il secondo blitz è avvenuto in via Caporal Tortini, quasi di fronte alla caserma Santa Barbara, ad un centinaio di metri dal Lago di Paola. Oggetto del sequestro una piscina di 62 metri quadrati in corso di realizzazione all’interno del giardino di una villa di proprietà di una donna romana, la cinquantacinquenne P.A. I forestali hanno apposto i sigilli attorno al manufatto realizzato in pannelli di acciaio zincati, bullonati tra di loro, ed interrati. Anche in questo caso le sentinelle del verde, coordinate dal vice questore Lopez, hanno proceduto con una denuncia a piede libero per i lavori da ritenersi abusivi in quanto mancanti del nulla osta del Parco.

martedì 2 luglio 2013

I «MOSTRI» IN RIVA AL MARE CEMENTO E INFRAZIONI IN AUMENTO LUNGO LA COSTA, I NUMERI DI LEGAMBIENTE LAZIO

I «MOSTRI» IN RIVA AL MARE CEMENTO E INFRAZIONI IN AUMENTO LUNGO LA COSTA, I NUMERI DI LEGAMBIENTE LAZIO


È un mare martoriato, insieme alla costa, quello fotografato da Legambiente per l’ultimo dossier «Mare Monstrum» relativo alle illegalità commesse; esattamente 2,9 ogni chilometro di litorale laziale, con un incremento del 59,3% nel 2012 (1.050 i casi in totale). Il peso più importante se lo porta dietro l’abusivismo edilizio in aree demaniali per il quale il Lazio è ottavo nella «speciale» classifica nazionale. Certamente il cemento illegale ha legami profondi e accertati con la presenza della criminalità organizzata in questa provincia. E infatti, come ricorda anche il presidente di Legambiente, Lorenzo Parlati, «secondo la Procura Nazionale Antimafia, la provincia di Latina sarebbe quella che nel Lazio è più interessata da fenomeni criminali con ben 253 beni sequestrati e 123 confiscati, per un valore complessivo di 280 milioni di euro». L’abusivismo edilizio ha un ruolo in questa scenario, specie nelle aree di maggiore pregio e come tali sotto tutela. Nel rapporto di Legambiente c’è anche l’elenco dei «mostri» sequestrati negli ultimi mesi: villa con piscina e pertinenze sul lungomare di Vindicio a Formia costruita a ridosso di un complesso archeologico; dieci ville plurifamiliari nel Parco del Circeo; l’ex fabbrica Desco di Terracina, (poi dissequestrata); gli abusi nell’Hotel Grotta di Tiberio a Sperlonga, di cui è contitolare il presidente dell’amministrazione provinciale, Cusani; Villa Fendi a Sabaudia; gli abusi nel camping Sant’Anastasia a Fondi; l’abuso contestato al giornalista Bruno Vespa a Ponza... «Nel Lazio - sottolinea Parlati - crescono in modo incredibile le infrazioni sul mare e sulle coste, attaccate sul fronte dell’abusivismo, della pesca illegale, della navigazione fuorilegge. I numeri aumentano in modo davvero preoccupante, addirittura quasi del 60%, da un lato di certo per il buon lavoro delle forze dell’ordine e delle Procure ma anche perché si continua a pensare che il mare è una risorsa da sfruttare fino allo stremo. Servono allora nuove politiche regionali per tutelare una delle risorse più importanti sul fronte ambientale e anche su quello economico. Ci aspettiamo si riavvii la discussione sul piano delle coste e della tutela delle acque».

SCHELETRI DI SAN FELICE CIRCEO ICONE DELL’ABUSIVISMO.

SCHELETRI DI SAN FELICE CIRCEO ICONE DELL’ABUSIVISMO. I RITARDI NELLA DEMOLIZIONE A QUARTO CALDO NEL DOSSIER MARE NOSTRUM DI LEGAMBIENTE
di Federico Domenichelli

Passato quasi un anno dall’avvio degli abbattimenti degli scheletri di Quarto Caldo, ma il lavoro delle ruspe s’è fermato ben presto. E oggi, a otto mesi dall’inizio di quelle demolizioni, la testimonianza del «Sacco del Circeo» torna alla ribalta delle cronache nazionali. I celebri scheletri sono stati inseriti infatti all’interno del rapporto «Mare monstrum» presentato ieri a Roma da Legambiente. La maxi lottizzazione di Quarto Caldo, immersa nel Parco Nazionale del Circeo, figura tra i cinque reati ambientali più gravi, ovviamente in materia di abusivismo, consumati su spiagge o coste rocciose a ridosso del mare. E a San Felice c’è l’aggravante di aver deturpato con oltre 25.000 metri cubi di cemento un’area di enorme pregio naturalistico, ricadendo nel comprensorio del Parco Nazionale. Dopo una querelle giudiziaria durata quasi quarant’anni, a ottobre sembrava che la storia degli scheletri di Quarto Caldo fosse sul punto di concludersi. Invece no. Le ruspe hanno abbattuto solo una parte delle strutture incomplete di cemento e tutto, solamente dopo qualche settimana di lavoro, s’è fermato un’altra volta. E il motivo è sempre lo stesso: intoppi burocratici. Dapprima gli uffici competenti del Comune di San Felice Circeo non avevano redatto il primo stato d’avanzamento lavori; poi, con enorme ritardo, alla fine questo documento è uscito fuori. Ma le demolizioni ancora non riprendono. Pare che infatti i soldi per pagare questa prima tranche di lavori non siano ancora arrivati all’ente di piazza Lanzuisi. Già, perché a finanziare l’opera sarà per intero il Parco Nazionale del Circeo, ente che, grazie ad un fondo ministeriale di 250.000 euro, riuscirà a coprire le spese di tutte le demolizioni (sempre che questa vengano poi portate a termine). L’assessore ai Lavori Pubblici Corrado Capponi, interpellato nei giorni scorsi in merito alle opere da realizzarsi in breve termine ed ovviamente anche attorno alle demolizioni di Quarto Caldo, ha rassicurato che gli abbattimento dovrebbero riprendere al più presto. Anche perché fino ad allora San Felice Circeo avrà da una parte il primato per la pulizia delle acque marine e le bellezze naturalistiche, mentre dall’altra continuerà ad essere citato a livello nazionale (e non solo) per gli scempi ambientali ed il cemento illegale che deturpano il Parco.

venerdì 3 maggio 2013

ABUSIVISMO VISTA MARE TRA ITRI E SPERLONGA


ABUSIVISMO VISTA MARE TRA ITRI E SPERLONGA
di Francesco Avena
Ruspe fuori controllo, mattone selvaggio e manufatti che spuntano come funghi: scoperto un nuovo caso di abusivismo edilizio tra Itri e Sperlonga dove qualcuno ha provveduto a realizzare due strutture a quanto pare prive di tutte le necessarie autorizzazioni. Forse sarebbero venute fuori abitazioni di lusso vista mare. Il presunto caso di abusivismo edilizio, su cui si stanno ancora svolgendo tutti gli accertamenti del caso da parte della magistratura, è stato scoperto tra le località di Monte Moneta, che si affaccia direttamente sulla spiaggia di Sant’Agostino, di Santo Stefano e Monte Le Fune. Una zona che si perde tra il verde degli alberi e che dà sulla spiaggia: territorio «nascosto» ai più eppure così appetibile proprio per la sua splendida posizione paesaggistica tra Itri e Sperlonga. In quell’angolo di paradiso nei giorni scorsi gli agenti del Corpo Forestale dello Stato di Itri, agli ordini dell’ispettore Roberto Broccoli, hanno scoperto che su un lotto di un ettaro circa di terreno erano spuntati due manufatti, alcuni terrazzamenti capaci di alterare la morfologia della zona, con tanto di una stradina di circa 150 metri lineari. Il tutto a pochi passi di importanti reperti archeologici già finiti sotto la lente della Sovrintendenza dei Beni Culturali. Per fare questo, secondo quanto accertato dagli investigatori, il responsabile - un cittadino del posto - aveva provocato il movimento della terra senza la dovuta autorizzazione e l’intervento su suolo demaniale che è stato illecitamente modificato per uso evidentemente privato. Come da prassi, gli agenti del Corpo Forestale di Itri hanno provveduto a sequestrare tutte le opere non autorizzate e hanno informato la magistratura. La zona non è certo nuova al fenomeno dell’abusivismo edilizio. Nell’estate di due anni fa, sempre gli uomini del Corpo Forestale, nella fattispecie il Nucleo speciale del NIPAF, agli ordini dell’ispettore Stefano Giulivo, apposero i sigilli a ben 21 unità immobiliari dotate di tutti i comfort delle abitazioni di lusso.

venerdì 8 febbraio 2013

URBANIZZAZIONE ABUSIVA A LATINA. DENUNCIATO IL FRATELLO DEL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE LAVORI PUBBLICI


URBANIZZAZIONE ABUSIVA A LATINA. DENUNCIATO IL FRATELLO DEL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE LAVORI PUBBLICI
di A. P.
Un’area di circa 5.000 metri quadrati di proprietà comunale compresa tra via Milazzo e via Tagliamento è stata posta sotto sequestro ieri mattina dai vigili urbani e dalla Guardia di Finanza al termine di una indagine coordinata dal sostituto procuratore Gregorio Capasso e iniziata l’estate scorsa dopo che un residente aveva inviato un dettagliato esposto in Procura denunciando l’avvenuta esecuzione di una serie di opere abusive.
Un anonimo «benefattore», a proprie spese, aveva asfaltato un piazzale in abbandono destinato ad ospitare una scuola, poi aveva disegnato la segnaletica orizzontale per creare un nuovo quanto imprevisto parcheggio a disposizione di un condominio di recente costruzione, ed infine aveva realizzato un inedito collegamento viario tra alcune importanti strade della zona di Campo Boario, via Milazzo, via San Carlo da Sezze e via Tagliamento.
Quando i vigili, all’indomani della presentazione dell’esposto, si erano recati sul posto per un sopralluogo, avevano trovato la situazione descritta nella denuncia, ma il verbale di accertamento, una volta redatto e depositato, era contro ignoti.
Ci sono voluti sei mesi per individuare l’anonimo esecutore di tutto quel lavoro, e soltanto nello scorso dicembre, grazie all’intervento investigativo della Guardia di Finanza, gli uffici comunali della Ripartizione Urbanistica avevano potuto notificare all’interessato l’avviso dell’avvio del procedimento.
L’autore o presunto tale di quelle opere di urbanizzazione piovute dal cielo e realizzate abusivamente è risultato essere il signor Antonio Nasso, che oltre ad essere un comune cittadino è anche fratello dell’attuale presidente della Commissione Lavori Pubblici del Comune di Latina, Michele Nasso.
Una situazione imbarazzante. A volerci sorridere su, si potrebbe azzardare una storia di gelosia familiare, un fratello che vuole sostituirsi all’altro. Ma non c’è granché da ridere su questa vicenda, che sembra costruita «a pennello» attorno ad un condominio realizzato da un’impresa che fa riferimento ai fratelli Nasso, e che nel giro di pochissimi giorni si è ritrovato dotato di un parcheggio riservato ai condomini e di uno sfogo comodissimo su via Milazzo, strada altrimenti raggiungibile soltanto con un lungo ed estenuante zig zag nella viabilità del quartiere.
E c’è da giurare che il presidente della Commissione Lavori Pubblici non si sia mai reso conto di nulla, ché altrimenti in Comune non avrebbero impiegato sei mesi per scoprire chi fosse l’esecutore di quelle opere abusive.
Distratti anche gli uffici comunali, visto che a nessuno degli impiegati e dei funzionari dei Lavori Pubblici e dell’Urbanistica è venuto in mente di provare a chiedere al presidente Nasso una mano per individuare l’anonimo urbanizzatore, visto che il palazzo al cospetto del quale le opere sono state eseguite, porta l’inequivocabile firma delle palazzine costruite da Nasso.
Ma ormai chiarezza è fatta. Il signor Antonio Nasso, denunciato per la realizzazione di opere abusive, si vedrà presto recapitare un’ordinanza di ripristino dei luoghi: dopo le spese di asfaltatura, dovrà farsi carico di quelle di rimozione del fondo bituminoso che ha reso praticabile l’area sterrata su cui il Piano regolatore prevede la realizzazione di una scuola.

mercoledì 25 luglio 2012

Latina e provincia: illegalità diffusa


RIACCENDERE le ruspe sul litorale
pontino per fronteggiare i ritmi sempre
più intensi dell’abusivismo edilizio.
La parola d’ordine per Legambiente e
per il Presidente Lorenzo Parlati è
agire è poi a seguire colpire in
maniera mirata
e incisiva.
N e i   g i o r n i
scorsi, a proposito di abusivismo edilizio, il
massimo esponente regional e   d eg l i   ambientalisti aveva   o s s e r va  t o
che quello che
si sta consum a n d o   n e l l a
provincia pontina è un assalto criminale legato
all’edilizia. Parlati si era rivolto ai
Comuni che devono ripristinare la legalità sul territorio, anche con il supporto della Regione Lazio, sia per
fronteggiare e arginare i cavilli amministrativi. « In provincia di Latina -
aveva detto - langue la lotta agli abusi
persino nei Comuni del parco nazionale del Circeo». Ma non è stato l’unico
a parlare in questi mesi di abusivismo
edilizio e rivolgendosi direttamente
agli amministratori.
Lo aveva fatto anche il presidente del
Tar Francesco
Corsaro in occ a s   i o n e
d el l’i na ug ur azione dell’a nno giudiziario
d e l l o   s c o r s o
marzo. Da via
Andrea Doria
aveva invitato
le istituzioni a
vigilare di più e
a non sottovalutare un fenomeno che nel
territorio pontino sembra essere più radicato. «I pubblici amministratori anzichè programmare un ordinario sviluppo del territorio, finiscono
per essere chiamati a mettere ordine
nel caos determinato dall’illegalità e
ad intervenire con varianti e deroghe
che stravolgono la pianificazione. I
sindaci, anzichè risolvere situazioni
che richiederebbero un certo impegno
e il rispetto di procedure più faticose,
utilizzano la scorciatoia dell’or di nan za
esponendo i provvedimenti ad un inevitabile annullamento anche sotto il profilo
dell’incompetenza dell’organo che li ha
adottati». Sono i risultati negativi quelli
che preoccupano di più sulla tendenza ad
agire nell’illegalità. Nel 2009 la provincia
di Latina aveva conquistato il primo posto
nel settore dell’abusivismo edilizio in tutto
il Lazio. Su 2379 gli illeciti nei 23 Comuni
costieri (esclusa Roma), uno su sei del
totale regionale di 15426 abusi (il 15,4%),
dei quali 1680 distribuiti sui 12 comuni
costieri pontini.