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martedì 2 luglio 2013

L’AUTORITHY CI PROVA ANCORA, LA DELIBERA CHE DOVREBBE APPLICARE I REFERENDUM È UNA TRUFFA

L’AUTORITHY CI PROVA ANCORA, LA DELIBERA CHE DOVREBBE APPLICARE I REFERENDUM È UNA TRUFFA
Il 25 giugno l'Autorità per l'Energia Elettrica e il Gas ha approvato l'ennesimo provvedimento che elude palesemente l'esito dei referendum del 2011 e che conferma l'atteggiamento di spregio alla volontà popolare tenuto fino ad oggi da parte dell'Autorithy.
L'AEEG doveva deliberare sulle modalità di restituzione ai cittadini della “remunerazione del capitale investo” illegittimamente percepito dai gestori nel periodo compreso tra luglio 2011 e la fine di quell'anno. L'AEEG ha costruito un metodo che garantirà ai gestori un esborso minimo assai minore di quanto dovuto visto che saranno detratti gli oneri finanziari, quelli fiscali e gli accantonamenti per la svalutazione crediti.
Questa metodologia smentisce in primis quanto la Corte Costituzionale aveva chiaramente specificato nella sentenza di ammissibilità del quesito, ovvero che qualora il referendum avesse avuto successo “la normativa residua, immediatamente applicabile [...], non presenta elementi di contraddittorietà”. Inoltre l'Authority, paradossalmente, non fa altro che confermare ciò che il Consiglio di Stato aveva messo nero su bianco in un parere pubblicato a fine gennaio scorso, ossia che l'applicazione degli esiti referendari “non sia stata coerente - [...] - con il quadro normativo risultante dalla consultazione referendaria". Con tale delibera l'affermazione del Consiglio di Stato, rivolta al passato, torna ad essere di drammatica attualità. Inoltre viene completamente contraddetto quanto il Consiglio di Stato aveva stabilito ossia che l'abrogazione del 7% aveva effetto immediato a partire dal 21 luglio 2011.
Ma l'AEEG riesce a compiere un ulteriore capolavoro: sconfessare il TAR Toscana che nella sentenza di accoglimento del ricorso presentato dal Forum Toscano dei Movimenti per l'Acqua aveva sancito che “il criterio della remunerazione del capitale (...) essendo strettamente connesso all’oggetto del quesito referendario, viene inevitabilmente TRAVOLTO dalla volontà popolare abrogatrice...”.

Di fronte all'ennesima dimostrazione della palese intenzione di non voler rispettare la volontà popolare e mettere in discussione gli esiti del referendum come Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua ribadiamo la nostra richiesta di dimissioni dei vertici dell'Authority.

sabato 4 maggio 2013

APPLICARE IL REFERENDUM ACQUA


APPLICARE IL REFERENDUM ACQUA
di Alex Zanotelli
Il 24 aprile, Giornata mondiale delle ripubblicizzazioni, abbiamo voluto celebrare insieme (Comitati campani dell’acqua e Comune di Napoli), nella splendida cornice di Castel dell’Ovo, la nascita di ABC (Acqua Bene Comune)-Napoli. Lo abbiamo fatto in un’intensa giornata di studio con la presenza sia dei comitati acqua coordinati da Consiglia Salvio, sia del Comune rappresentato dal sindaco, nonché dal presidente di ABC (Ugo Mattei e dall’ex-assessore all’Acqua Alberto Lucarelli).
«Napoli è l’unica grande città in Italia – così ha aperto i lavori il sindaco Luigi De Magistris – ad aver obbedito al Referendum». Grazie infatti alla forte pressione del Comitato acqua, il Comune di Napoli ha deciso di trasformare l’azienda che gestisce la propria acqua, Arin S.p.A., trasformandola in ABC-Napoli, azienda speciale che per sua natura, non può fare profitto. È quanto prevede il referendum del 2011, che ha sancito che non si può fare profitto sull’acqua.
Berlusconi e Monti contro il referendum
Purtroppo sia il governo Berlusconi che il governo Monti hanno totalmente ignorato il referendum. Anzi il governo Berlusconi ha tentato di ripristinare l’obbligo della privatizzazione dei servizi pubblici locali, per fortuna, bollato dalla Corte Costituzionale perché contrario all’esito referendario. E sotto il governo Monti, in dicembre, l’Authority dell’energia e gas ha reintrodotto il principio del profitto sulle tariffe dell’acqua, prontamente sconfessata dal Consiglio di Stato sempre in nome del referendum. È una dura lotta questa, in difesa della gestione pubblica dell’acqua.
Per questo ci è sembrato importante celebrare la straordinaria vittoria ottenuta a Napoli. Da una Napoli, ritenuta “monnezza” da tanti in Italia, viene invece un luminoso e lungimirante esempio di come gestire “sorella acqua”, con la partecipazione della cittadinanza attiva sia nel consiglio di amministrazione come nel comitato di sorveglianza di ABC. Solo così, recuperando il controllo dei beni fondamentali coma acqua, aria, energia, terra, si potrà parlare di vera democrazia. La strada è lunga.
Segni di speranza
Ma ci sono segni di speranza che nascono sempre dal basso. Comuni come Reggio Emilia, Piacenza, Torino, Pistoia, Palermo si stanno lentamente muovendo verso la gestione pubblica dell’acqua. Piccoli comuni come Roccapiemonte (Salerno) stanno resistendo all’abbraccio mortale delle aziende private come la Gori.
Per questo da Napoli rilanciamo con forza la Campagna di Obbedienza Civile per il rispetto dell’esito del secondo quesito referendario che chiedeva di eliminare la rimunerazione del capitale investito (obbedienzacivile.it). Sarà un impegno molto duro perché ci scontriamo con i veri poteri di questo Paese e dell’Europa: i poteri economico-finanziari. Ancora più duro sarà l’impegno in Europa, in particolare a Bruxelles che è sotto un‘enorme pressione delle multinazionali dell’acqua da Veolia a Coca-Cola, da Suez alla Pepsi, perché dichiari l’acqua una merce. «Il mercato globale privato – afferma O. Hoedeman di Ceo, nel suo studio Poisoned Spring – è interamente dominato dai giganti europei dell’acqua e la Commissione Europea ritiene suo compito assistere all’espansione di queste multinazionali».
Una battaglia europea
Infatti il 14 novembre scorso, la Commisssione Europea ha approvato il Piano di azione per la salvaguardia delle risorse d’acqua d’Europa che considera l’acqua come «capitale naturale» e invita a monetizzare il capitale idrico e i suoi servizi, e a recuperare i costi totali di produzione, profitto compreso. È questa «la bibbia» che guiderà la politica europea per i prossimi anni: è la resa all’Europa dei mercati, alla finanza, alle banche. L’acqua sta diventando uno degli obiettivi della speculazione finanziaria, anche perché, con il surriscaldamento globale, diventerà l’elemento più prezioso: l’oro blu.
Per questo rilanciamo con forza da Napoli l’Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) promossa dai sindacati europei dei servizi pubblici (EPSU) per chiedere il diritto all’acqua per tutti i cittadini europei, l’esclusione dei servizi idrici da qualsiasi forma di privatizzazione ed infine l’impegno della UE a garantire l’accesso universale all’acqua. Questa iniziativa, prevista dal Trattato di Lisbona, deve raccogliere entro fine giugno. in almeno sette paesi, un milione di firme, e in ognuna deve raggiungerne almeno 50.000. Finora Germania, Austria, Belgio, Slovenia e Slovacchia hanno raggiunto il quorum. Spagna e Italia (siamo a quoata 40.000) mancano all’appello. Dobbiamo raggiungere il traguardo per obbligare la Commissione Europea a rispondere ai firmatari con un atto legislativo. Abbiamo poco tempo e la situazione in Europa è grave! Si può votare on line all’indirizzo acquapubblica.eu.
Da Napoli, dove abbiamo ottenuto una splendida vittoria, rilanciamo con forza il nostro impegno sull’acqua, sia in Italia che in Europa. È una questione di vita e di morte per milioni di persone.
Coraggio, possiamo e dobbiamo farcela!

sabato 5 gennaio 2013

A REGGIO EMILIA E PROVINCIA L’ACQUA SARÀ FUORI DAL MERCATO


A REGGIO EMILIA E PROVINCIA L’ACQUA SARÀ FUORI DAL MERCATO
Buone notizie dal fronte della battaglia per l'acqua pubblica. Nella provincia di Reggio Emilia, la stessa che aveva condotto alle urne la maggiore percentuale di votanti nei referendum del 2011, si è compiuto un passo importantissimo sulla via della ripubblicizzazione: il 21 dicembre i sindaci del territorio reggiano riuniti nel Consiglio Locale di Atersir (l'ente che ha sostituto gli Ato emiliani), hanno deliberato che il servizio idrico dell'intera provincia sarà affidato "in house" a un soggetto interamente pubblico.
Il movimento per l'acqua pubblica e i milioni di cittadini che hanno votato ai referendum hanno dunque potuto respirare una boccata d'aria pura – o per meglio dire, bere un sorso d'acqua fresca – seppur in parte inquinata dalle delusioni post-natalizie, con l'Autorità per l'Energia Elettrica ed il Gas che il 28 dicembre ha approvato il nuovo Metodo Tariffario Transitorio 2012-2013 per il Servizio idrico Integrato aprendo le porte ai profitti sull'acqua, in netto contrasto col secondo quesito referendario.
Ma torniamo alla provincia di Reggio Emilia e alle buone notizie. La decisione era stata preceduta da una serie di colpi di scena politici che avevano visto i gruppi locali del Partito Democratico, in particolar modo quello del Comune di Reggio Emilia, guidato dal sindaco Graziano Delrio, cambiare improvvisamente rotta e passare sulla sponda dell'acqua pubblica.
Solo pochi mesi fa, a settembre, Delrio si era schierato di fatto a favore delle privatizzazioni sostenendo che era impensabile scorporare la gestione dell'acqua da Iren, l'enorme multiservizi che gestisce i servizi locali nel reggiano e in altre zone d'Italia. In precedenza si era detto persino favorevole alla fusione della stessa con Hera, per creare una colossale multiutility, una sorta di multinazionale dei servizi locali.
Poi l'improvviso cambio di rotta, sancito il 17 dicembre dal voto del consiglio comunale reggiano che impegnava il sindaco Delrio a prendere una posizione netta e decisa a favore della ripubblicizzazione del servizio idrico in sede di assemblea dei sindaci. La decisione del gruppo PD è arrivata all'ultimo istante, tenendo col fiato sospeso il Comitato Acqua Bene Comune, promotori della mozione.
Ma cosa c'è dietro all'improvviso dietrofront? Probabilmente ha pesato – eccome – la manifestazione che proprio a Reggio Emilia si è tenuta il 15 dicembre. In quell'occasione sono scese in piazza più di mille persone a chiedere a gran voce il rispetto dei referendum ed un ritorno ad una gestione pubblica e partecipata della risorsa.
Altrettanto importante è stata la battaglia interna al partito condotta da Mirko Tutino, assessore provinciale all’Ambiente da tempo impegnato nella trattativa tra sindaci e comitati.
Così si è giunti dapprima alla mozione del comune di Reggio Emilia, infine alla decisione storica presa dall'assemblea dei sindaci del reggiano. Proprio il 21 dicembre, giorno di rinascita in cui i Maya indicavano l'inizio di una nuova era, è giunta la sentenza: il contratto con Iren, scaduto da un anno e attualmente in proroga, non verrà rinnovato; né si procederà al bando europeo; piuttosto la gestione del servizio idrico tornerà nelle mani del pubblico, probabilmente sotto la forma di una azienda speciale (queste le linee emerse dall'assemblea dei sindaci).
Reggio Emilia e dintorni diventerà dunque con ogni probabilità il secondo ambito territoriale italiano ad applicare i dettami del referendum. Il primo è stato Napoli, che proprio lo scorso 21 novembre grazie alla Giunta De Magistris ha convertito la società per azioni Arin nell'azienda speciale ABC Napoli (con ABC che sta per Acqua Bene Comune).

lunedì 31 dicembre 2012

L’AUTHORITY APPROVA LA NUOVA TARIFFA DELL’ACQUA IN VIOLAZIONE DEL REFERENDUM


L’AUTHORITY APPROVA LA NUOVA TARIFFA DELL’ACQUA IN VIOLAZIONE DEL REFERENDUM
Dal decreto di Ferragosto alla tariffa di Capodanno. Ovvero come uccidere la Democrazia durante le vacanze
Ieri l'Autorità per l'Energia Elettrica ed il Gas ha approvato il nuovo Metodo Tariffario Transitorio 2012-2013 per il Servizio idrico Integrato sancendo, nei fatti, la negazione dei referendum del giugno 2011, con cui 27 milioni di cittadini italiani si erano espressi per una gestione dell'acqua che fosse pubblica e fuori dalle logiche di mercato.
Già il governo Berlusconi, solo due mesi dopo i referendum, aveva varato un decreto che, reintroducendo sostanzialmente la stessa norma abrogata, avrebbe portato alla privatizzazione dei servizi pubblici locali. Tale decreto è stato poi dichiarato incostituzionale.
In egual modo l'Autorità vara una tariffa che nega, nello specifico, il secondo referendum sulla remunerazione del capitale e lascia che si possano fare profitti sull'acqua, cambiando semplicemente la denominazione in "oneri finanziari", ma non la sostanza: profitti garantiti in bolletta.
Ma fa anche di peggio.
Infatti, il nuovo metodo tariffario metterà a rischio gli investimenti per la gestione del servizio idrico integrato più di quanto già non accada attualmente. Ciò avverrà perché in un sistema che si basa sul ricorso al mercato creditizio, se si allunga il periodo di ammortamento dei cespiti si ha una conseguente riduzione delle aliquote annue con un impatto negativo sui flussi di cassa, creando, così, un rischio elevato nel reperimento delle risorse finanziarie.
Ciò è particolarmente grave visto che il servizio idrico integrato abbisogna di ingenti investimenti nei prossimi anni (alcune stime parlano di circa 2 miliardi di euro l'anno per i prossimi 20-30 anni).
L'Autorità, in un contesto dove il governo tecnico di Monti ha rafforzato un'impostazione neoliberista e di privatizzazione dei beni comuni, che conferma e ripropone nella sua agenda per il prossimo governo, si nasconde dietro una deliberazione amministrativa per affermare una ricetta politica che vuole speculare sui servizi pubblici essenziali, a partire dall'acqua.
Dietro le manovre tecniche si afferma, inoltre, una sospensione democratica gravissima a danno di tutti noi.
Per questo vogliamo che il nuovo metodo tariffario venga ritirato e chiediamo le dimissioni dei membri dell'Autorità. E, chiaramente, non ci fermeremo ad elemosinare concessioni ma ci batteremo finché questo non avverrà e venga ristabilità la volontà popolare.
Perchè si scrive acqua, si legge democrazia, e vogliamo ripubblicizzare entrambe.

martedì 18 dicembre 2012

PIANO REGIONALE RIFIUTI DEL LAZIO, OK AL REFERENDUM ABROGATIVO


PIANO REGIONALE RIFIUTI DEL LAZIO, OK AL REFERENDUM ABROGATIVO
di Valerio Mingarelli
Il referendum contro il Piano Regionali Rifiuti nel Lazio è diventato una realtà. Si voterà nei prossimi mesi. Soddisfazione dei comitati. L’Ufficio Centrale per il Referendum Regionale istituito alla Corte D’Appello di Roma, ha reso noto che il Referendum abrogativo del Piano Rifiuti Regionale della Regione Lazio è stato ammesso. Lo comunica il Forum Rifiuti Zero Lazio.
"Il fine di questo Referendum è l’abrogazione di quella parte del Piano Rifiuti anche detta “scenario di controllo”, che permette di derogare da tutti gli impegni in tema di gestione virtuosa dei rifiuti che l’Unione Europea ci chiede di rispettare e consente il ricorso a metodologie inquinanti ed obsolete come discariche ed inceneritori". La consultazione referendaria dovrà avvenire nei prossimi mesi.
Il Forum Rifiuti Zero Lazio e i comitati di cittadini che ne fanno parte esprimono "profonda soddisfazione per il risultato raggiunto, frutto della tenacia e del duro lavoro del Forum stesso e di tutte le Amministrazioni dei Comuni che lo hanno proposto e votato nei vari Consigli comunali. Con questa vittoria si apre finalmente una nuova stagione di lotta politica, che vedrà il Forum Rifiuti Zero Lazio battersi affinché il Referendum sui Rifiuti possa passare permettendo di conseguenza di percorrere una nuova strada verso una società più civile e attenta alle esigenze dei singoli cittadini e della collettività".
“Siamo davvero soddisfatti che il Referendum sul Piano Rifiuti della Regione Lazio, di cui siamo convinti sostenitori, sia stato ammesso dalla Corte di Appello di Roma. Ora dobbiamo continuare a lavorare per ottenere il buon esito della consultazione referendaria. Siamo certi che i cittadini del Lazio non avranno alcun dubbio su come esprimersi in merito, ovvero, abrogando la parte del cosiddetto Scenario di Controllo del Piano Rifiuti regionale”. Con queste parole Alessio Pascucci, sindaco di Cerveteri, ha commentato la comunicazione giunta dall’Ufficio Centrale per il Referendum Regionale che è stata accolta la richiesta di indizione del Referendum abrogativo regionale, depositata lo scorso 27 settembre. “Il nostro Consiglio comunale, votando all’unanimità, è stato il primo dei 14 Comuni che hanno sostenuto il Referendum votando in Consiglio comunale la delibera contenente la presentazione della richiesta. Ringraziamo sentitamente i Comitati locali e il Forum referendario regionale per il grande impegno sempre profuso per la battaglia verso un più virtuoso ciclo di gestione dei rifiuti.
“La soluzione della questione rifiuti dovrà indubbiamente essere uno dei temi prioritari sulla quale le forze politiche si dovranno pronunciare nella prossima tornata elettorale regionale e della città di Roma”, ha proseguito Pascucci. “Il Referendum che proponiamo riguarda una parte davvero controversa del Piano regionale per i rifiuti, la quale in buona sostanza permetterebbe, qualora non si raggiungano le percentuali di raccolta differenziata fissate nella prima parte dello stesso Piano, di poter continuare a sversare rifiuti indifferenziati in discarica o, ancora peggio, ad incenerirli”.

sabato 11 agosto 2012

Il referendum di cui nessuno parla


Il referendum anti casta raccoglie 1,3 milioni di firme. Ma nessuno te lo dice.


Il tema dei costi della politica è di quelli che fanno salire il sangue alla testa a gran parte degli italiani, soprattutto in un momento come questo in cui vengono imposti sacrifici a tutti i cittadini.
Nei mesi scorsi sono state avviate due differenti raccolte firme, facenti capo a due diversi organizzatori (il movimento politico Unione Popolare e il Comitato del Sole) per arrivare a due referendum che puntano entrambi alla riduzione dei compensi dei politici, andando a colpire la legge 1261 del 1965. Entrambe le esperienze sono state pressocchè ignorate dalla maggior parte dei media e osteggiate anche da quei partiti potenzialmente affini come IDV e Movimento 5 Stelle, che hanno contestato la correttezza formale delle raccolte firme e quindi la loro sostanziale inutilità.
La vicenda è stata ampiamente raccontata da due articoli di Yahoo! Finanza: il primo evidenzia le due differenti esperienze referendarie e gli ostacoli da affrontare, il secondo contiene un'intervista al presidente del Comitato del Sole, Marco Savari.
Ma è Unione Popolare, promotore dell'altro referendum, ad aver convocato ieri una conferenza stampa alla Camera dei Deputati (praticamente deserta di giornalisti e politici) per annunciare il raggiungimento di ben 1.305.639 firme. "Un risultato straordinario" è il commento soddisfatto di Maria Di Prato, segretario del partito. Se il referendum otterrà il via libera e dovesse essere approvato, andrebbe ad abolire la "diaria" di deputati e senatori, circa 3.500 euro al mese che ognuno riceve per le spese di soggiorno a Roma ("compresi i circa 200 che nella Capitale già risiedono" commenta il segretario di Unione Popolare).
Si è deciso di intervenire su quest'aspetto e non sulle indennità parlamentari, spiega Maria Di Prato, perché è la Costituzione a prevedere uno stipendio per i rappresentanti eletti e quindi si poteva rischiare una bocciatura da parte della Consulta. Infatti, al di là di tutti gli sprechi, gli eccessi e gli abusi che sono stati più volte denunciati e che devono essere eliminati, bisogna ricordare, fuori da ogni facile populismo, che quella di fornire uno stipendio ai parlamentari è stata tradizionalmente una misura di stampo socialista, la cui ratio era quella di offrire a tutti la possibilità di candidarsi e farsi eleggere, anche a persone dei ceti popolari e operai, e non solo ai ricchi e, un tempo, ai nobili che potevano permetterselo.
L'occasione della conferenza stampa serve anche a Maria Di Prato per rispondere alle due principali critiche che sono state loro mosse.
La prima riguarda i rimborsi elettorali (52 centesimi per ogni firma raccolta, fino a un massimo di 2,5 milioni di euro se il referendum sarà celebrato e raggiungerà il quorum),a proposito della quale, Unione Popolare dichiara che restituirà ogni rimborso.
La seconda riguarda invece la legittimità delle firme raccolte, dal momento che la legge 352 del 1970, per evitare la concomitanza di elezioni politiche e referendum, stabilisce che "Non può essere depositata richiesta di referendum nell'anno anteriore alla scadenza di una delle due Camere e nei sei mesi successivi alla data di convocazione dei comizi elettorali per l'elezione di una delle Camere medesime". Unione Popolare ha però dalla sua il giudizio favorevole di 11 costituzionalisti, che rilevano come la legge si riferisca al deposito e non alla raccolta delle firme stesse, che, seguendo i dovuti accorgimenti tecnici, potranno essere depositate a gennaio in Cassazione. Il giudizio della Suprema Corte arriverà quindi entro l'autunno, per poi passare la parola alla Corte Costituzionale che valuterà i quesiti nel gennaio 2014. Se il giudizio dovesse essere positivo, i cittadini potrebbero essere chiamati a esprimersi nella primavera dello stesso anno.
Insomma, nel silenzio generale dei mezzi di comunicazione tradizionali, la corsa del cosiddetto referendum anti-casta continua.