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lunedì 29 ottobre 2012

Da Catania all'infinito: perchè gli arbitri sono l'incubo del calcio italiano


Da Catania all'infinito: perchè gli arbitri sono l'incubo del calcio italiano

gervasoni catania juve
29 ottobre alle 07:44

 
 
 
Domanda del giorno al signor Braschi, designatore
degli arbitri: a Catania, immagini alla mano, quanto 
tempo ci avrebbe messo il quarto uomo a stabilire
che il gol di Bergessio era regolare: più o meno di 49 secondi? E che Bendtner
era in fuorigioco e quindi il gol di Vidal era da annullare?
 
Il signor Braschi non risponderà mai, perchè
non vuole la moviola in campo e, soprattutto, perché
non conosce il comune senso del pudore. Ieri
sera ha avuto il coraggio di affermare che sì, al
Massimino "è stato commesso un errore, ma
sono soddisfattissimo del rendimento degli arbitri
e degli assistenti nei primi nove turni di campionato".
 
Soddisfattissimo? Un errore a Catania? E gli altri? E, come sostiene
Pulvirenti, la rete annullata a Bergessio dopo 
l'intervento della panchina Juve? E Mazzoleni
che sabato sera a San Siro non vede il fuorigioco
di Abate sul gol di El Shaarawy? E Bergonzi che
a Firenze non convalida il gol regolare di Mauri
e nega un rigore alla Lazio e un altro alla Fiorentina?
E Valeri che a Pescara espelle Peluso al secondo
minuto della ripresa, quando non ce n'era motivo?
E Giacomelli che a Torino espelle Sansone quando
poteva evitarlo? E il rigore concesso da Massa all'Udinese?
 
La verità è semplice: 1) soltanto la moviola in campo
ci risparmierebbe questo strazio, ma né Blatter né
Platini la vogliono, sennò come potrebbero gli
arbitri condizionare le partite con i loro strafalcioni? Blatter,
in particolare ci ha messo dieci anni per dare il via
alla tecnologia sul gol non gol; Platini, se potesse,
metterebbe anche un arbitro a cavalcioni della traversa.
 
 2) Buona parte degli arbitri e degli assistenti italiani
è tecnicamente mediocre e non brilla per personalità:
vi risulta che un arbitro abbia mai sospeso una partita
per cori razzisti o perchè un branco di farabutti insulta
Piermario Morosini?  
 
3) Nella categoria non vige un criterio meritocratico in base al quale chi sbaglia 
di più arbitra di meno: sotto Braschi e Nicchi, come peraltro
con i loro predecessori, succede esattamente il contrario,
tant'è vero che Valeri doveva essere messo a riposo per 6 mesi dopo gli obbrobri
del derby e, invece, l'Atalanta se l'è ritrovato fra i piedi
a Pescara, dov'è stato il peggiore in campo. 
 
4) Ogni partita vede in campo, a vario titolo, 7 (sette)
ufficiali di gara. La moltiplicazione delle giacchette
ha moltiplicato gli errori: a Catania, per esempio, si sono messi
in tre per combinare il disastro (Maggiani, Rizzoli e
Gervasoni). 
 
5) La situazione italiana è aggravata da un sistema giurassico dove, in federazione, a comandare  sono sempre gli stessi; il presidente degli allenatori sbotta
che la moviola in campo renderebbe il calcio "disumano"; in Lega
non comanda nessuno perchè da 1 anno e 7 mesi il presidente è dimissionario e i club
non riescono a nominare il successore, non essendo d'accordo
sul nulla tranne che sulla spartizione dei soldi dei diritti tv; 
nel mondo arbitrale, non esiste la possibilità di spiegare 
gli errori, non c'è democrazia e, se non rompi le scatole alle
Grandi, tanto meglio.  Se poi le aiuti - involontariamente, s'intende perchè la buonafede è assolutamente fuori discussione - con qualche sfondone, tanto meglio. Non verrai mai collocato a riposo per troppo tempo. Nella peggiore delle ipotesi, ci
sarà sempre o il designatore o il presidente degli arbitri
pronto ad affacciarsi in tv per dire che va tutto bene, che
l'importante è dirigere con serenità, che gli arbitri italiani
sono i migliori del mondo. L'importante è crederci. In Inghilterra e in Irlanda
non ci credono: l'agenzia di scommesse Paddy Power ha giudicato
talmente ingiusto il risultato di Catania da pagare comunque gli scommettitori
che avevano puntato sulla vittoria o sul pareggio dei siciliani. Non si finisce
mai di imparare, vero Braschi?

giovedì 30 agosto 2012

Divorzio e figli minorenni: gli errori da evitare


Divorzio e figli minorenni: gli errori da evitare

Divorzio e figli
Divorzio e figli, come tutelarli?
Quando i genitori divorziano, i figli sono spesso i primi a farne le spese. Capita sovente che si prendano la colpa dell’accaduto e inevitabilmente vorrebbero rimettere a posto: i dati relativi ai divorzi in Italia sonno abbastanza grigi, tanto che secondo l’Istat sono sempre meno le coppie che scelgono di sposarsi e tra quelle sposate, una media di tre su dieci finisce col chiedere la separazione.
Dopo il divorzio la prima cosa a cui pensare è sicuramente il benessere dei figli. Vanno aiutati a superare il trauma al meglio avendo accanto tutti e due i genitori, anche se le circostanze non sono favorevoli, tuttavia la vicinanza di entrambi è fondamentale per la salute dei iù piccoli, come sostiene Leo Venturelli, pediatra della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS):
«Molti punti di riferimento, indispensabili per una crescita equilibrata, vengono a mancare e spesso i bambini, sentendosi responsabili del fallimento dei loro genitori, sperano di poter contribuire a rimettere in sesto la situazione. Per limitare il più possibile gli effetti di questo dramma, è importante rassicurare i propri figli ed essere chiari fin da subito sui cambiamenti futuri, mantenendo con loro un rapporto costante e tranquillo, nel tempo.»
La prima cosa da fare dopo la separazione è non usare i figli come arma di vendetta. Spesso ci si ritrova a parlare male del coniuge davanti al figlio mettendolo contro la madre o il padre, un comportamento scorretto che impedisce ai bambini di continuare ad amare entrambi i genitori in modo incondizionato.
Se possibile, sarebbe meglio continuare a far vivere il bambino nella stessa casa per non rendere il tutto ancor più traumatico e stressante con un trasloco o, se un trasloco è proprio necessario, meglio non allontanarsi troppo dai luoghi familiari al bambino. Un’altra cosa da fare è spiegare al proprio figlio che il divorzio è un atto definitivo e che mamma e papà potrebbero non tornare mai più insieme, il tutto per non nutrire false speranze nel bambino.
Tornando al discorso della vendetta, spesso il genitore a cui è stato affidato il figlio tende a imporre a quest’ultimo dei giorni di visita all’altro coniuge. La cosa migliore invece sarebbe permettere al bambino di vedere regolarmente l’altro genitore. Un’altra cosa da non fare è quella di essere troppo permissivi con i figli, anche se hanno appena avuto un trauma è meglio continuare a mantenere le stesse regole di sempre e non mandarli a briglia sciolta perché ciò potrebbe avere poi delel conseguenze sull’educazione dell’infante.
Quindi alla fine è meglio mettere da parte la rabbia per il coniuge e pensare solo ed esclusivamente all’educazione e alla crescita dei figli, senza cercare di instillare in loro dell’astio contro il padre o la madre.