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lunedì 11 febbraio 2013

BOLLETTE DI ACQUALATINA, UN’ALTRA STANGATA


BOLLETTE DI ACQUALATINA, UN’ALTRA STANGATA
In arrivo un altro aumento delle bollette dell’acqua per il 2013, tutto programmato e approvato dalla conferenza dei sindaci. Le speranze di una riduzione delle tariffe, inizialmente assicurata a partire dal decimo anno di gestione (ossia questo) sono rinviate a data da destinarsi. «Colpa» degli ulteriori investimenti imprevisti per gli interventi di dearsenizzazione nel nord della provincia. Comunque la si guardi adesso l’unica certezza è che le bollette del servizio idrico per l’anno corrente aumenteranno dell’8% ed è nuovamente compresa la remunerazione del 7% del capitale investito pur abolito con referendum lo scorso anno e confermato come illegittimo dalla Corte dei Conti, quindi da restituire. Il referendum passato col 98% abolisce i profitti sull’acqua. Ma la questione è sempre stata considerata marginale dai gestori, Acqualatina compresa, che continuano a tenere la remunerazione nelle bollette. D’altro canto è difficile rinunciare all’equivalente di quel 7% di remunerazione che è stata pari a 6,5 milioni di euro nel 2012 e se fosse stato eliminato, come imposto dall’esito referendario, avrebbe consentito di diminuire le bollette dell’acqua del 6% nel 2012 e dell’8,8% nel 2013. Avere incamerato più soldi non ha evitato alla società Acqualatina di calmierare le spese. I costi di produzione infatti continuano a salire. Nella pianificazione finanziaria pubblicata nell’anno 2006 per i sei anni successivi era scritto che i costi nell’anno 2013 sarebbero stati pari a 59 milioni di euro mentre oggi si sa che saranno pari a 70,7 milioni di euro.
«Ormai di aumento in aumento - dice Alberto De Monaco del Comitato Acqua Pubblica - fatto 1 la tariffa media che le famiglie pagavano nel 2003 (prima di Acqualatina), la bolletta media sull’Ato4 è aumentata del 103% e se facciamo un paragone per Aprilia si arriva al record di aumento del 277%. E pensare che sindaci e gestore, guidati dal presidente della Provincia Cusani, hanno anche il coraggio di parlare di risultati di gestione... con tutti questi soldi anche un sindaco incapace avrebbe fatto meglio».
Tra il 2009 e il 2014 c’è stato un aumento minimo annuo sulle bollette del 5% e in particolare nel 2012 +7,8%, nel 2011 +6,5%, nel 2010 +5,5%, nel 2009 +8,6%, nel 2008 +20%. Dal 2004 ad oggi l’aumento medio nelle bollette per le diverse tipologie di contratto è stato del 136% in pratica più della benzina e delle sigarette che sono tra i beni con l’aumento più facile e frequente. Non c’è ovviamente confronto possibile con altri servizi pubblici tipo gas, elettricità e trasporti che sono l’offerta minima essenziale in un sistema di garanzie di fornitura per tutti dei servizi di base.
CHI ACCORDA TUTTI I «RITOCCHI»
Per quanto a finire sotto accusa per gli aumenti delle bollette sia la società cui è affidata la gestione del servizio idrico integrato, in realtà tutti gli aumenti come da convenzione debbono essere avallati dalla conferenza dei sindaci. Cioè sono direttamente i rappresentanti dei Comuni ad accordare gli aumenti, anche quelli consistenti e impopolari, sulle bollette delle famiglie e dei professionisti o dei siti produttivi. Una sorta di «tassa» sull’economia ma silenziosa che può essere applicata ed elevata solo con il parere favorevole vincolante degli amministratori locali, i quali si suppone stiano dalla parte dei cittadini e quindi tutelino un po’ le loro ragioni. Invece, casualmente, non è mai accaduto che la conferenza dei sindaci respingesse o almeno sollevasse eccezioni di questi aumenti progressivi. Avrebbe potuto farlo almeno negli ultimi due anni, con la «scusa» della crisi che sta mettendo in difficoltà centinaia di famiglie in tutta la provincia e non quelle che hanno un reddito bassissimo e accedono al bonus ma quelle che sono rimaste senza reddito per via della crisi industriale e per la perdita eccezionale di posti di lavoro e la diffusione esponenziale di redditi derivanti esclusivamente da ammortizzatori sociali come la cassa integrazione.

venerdì 1 febbraio 2013

CONSIGLIO DI STATO: BOLLETTE IDRICHE ILLEGITTIME DAL LUGLIO 2011


CONSIGLIO DI STATO: BOLLETTE IDRICHE ILLEGITTIME DAL LUGLIO 2011
Lo ripetiamo ancora una volta: abbiamo vinto, non si possono fare profitti sull'acqua. Questa volta a darci ragione è il parere del Consiglio di Stato sulla tariffa: le bollette che i gestori consegnano ai cittadini sono illegittimamente gonfiate e non rispettano la volontà referendaria espressa da 27 milioni di persone.
L'Autorità per l'Energia Elettrice ed il Gas, incaricata di formulare la nuova tariffa all'indomani del Referendum, aveva infatti chiesto un parere al Consiglio di Stato circa la remunerazione del capitale investito, ovvero il profitto garantito del 7% presente nelle bollette. Il Consiglio di Stato ha risposto confermando quanto precedentemente affermato dalla Corte Costituzionale: dal 21 luglio 2011, data di proclamazione della vittoria referendaria, la remunerazione del capitale investito doveva cessare di essere calcolata in bolletta.
Quello che i cittadini hanno pagato è illegittimo e i soggetti gestori non hanno più alibi: devono ricalibrare le bollette. Il Forum Italiano dei movimenti per l'acqua lo dice da più di un anno e lo ha messo in pratica con la campagna di “obbedienza civile”, con cui decine di migliaia di persone in tutta Italia hanno ridotto le proprie bollette per contrastare la violazione democratica.
Oggi, questa sentenza rafforza la necessità di rispettare il referendum del 2011 e delegittima le scelte che hanno guidato l'AEEG nella formulazione della nuova tariffa, emessa un mese fa, in cui “la remunerazione del capitale investito” viene reintrodotta sotto mentite spoglie.
Questo nuovo evento non fa che rafforzare le ragioni di chi vuole un servizio idrico ripubblicizzato e fuori dalle logiche di mercato.
La mobilitazione contro la “nuova” tariffa AEEG è già iniziata e andrà avanti fino a che non verrà ritirata nel rispetto della volontà degli italiani, nelle strade, nelle piazze e nei tribunali.
Oggi con gioia ribadiamo: si scrive acqua, si legge democrazia.

domenica 20 gennaio 2013

Gas: i consumatori attaccano e l'Authority taglia le bollette: da aprile giù del 6-7%, -90 euro all'anno


Gas: i consumatori attaccano e l'Authority taglia le bollette: da aprile giù del 6-7%, -90 euro all'anno

Il gas costa sempre meno sui mercati internazionali ma sempre di più in Italia, nonostante la flessione dei consumi che continua inesorabile (-4% nel 2012 secondo i dati Anigas). Un andamento a forbice, per il quale Adusbef e Federconsumatori puntano il dito contro l'Autorità per l'Energia, che negli ultimi anni non avrebbe favorito le famiglie, e si sarebbe mossa "a esclusivo vantaggio dei gestori". Ma l'organismo diretto da Guido Bortoni conferma che i nuovi meccanismi di calcolo sono in arrivo e che da aprile arriveranno ribassi per 90 euro annui.
Calo del costo internazionale del 20% - Stando ai calcoli dei consumatori, "nel biennio 2011-2012 il prezzo del metano sui mercati internazionali è sceso del 20%, ma l'Autorità per il Gas e l'Energia, invece di deliberare tali diminuzioni sulle bollette di 26 milioni di famiglie e quattro milioni di piccole e medie imprese, ha provveduto a continui salassi, con rincari pari al 23,7%, più di 4 volte l'inflazione, generando una perdita del potere di acquisto ad esclusivo vantaggio dei gestori". Tra l'altro, prendendo in esame una bolletta tipo, lo studio evidenzia come solo il 37,4% della fattura delle famiglie riguardi la materia prima, mentre il 62,6% è riferito a oneri di altro tipo (ad esempio distribuzione, trasporto e assicurazioni). Per questo le due associazioni chiedono un blocco totale biennale di prezzi e tariffe, "per contribuire a uscire dalla recessione dando impulso alla ripresa economica con una maggiore capacità di spesa dei consumatori".
In arrivo il calo deille tariffe - L'Autorità, invece, assicura che i ribassi arriveranno presto, grazie ai nuovi meccanismi di aggiornamento che stanno per essere introdotti. Già da aprile, quindi, le bollette del gas inizieranno a diminuire: il decremento complessivo sarà del 6-7%, con un risparmio di circa 90 euro su base annua. L'Authority conferma così l'imminente approvazione di un nuovo documento sulla riduzione dei prezzi della materia prima gas.
Più concorrenza - Il nuovo meccanismo consentirà un'azione "molto incisiva" a beneficio di famiglie e piccoli consumatori, proseguendo nel percorso già avviato dal 2011 per contenere le bollette e trasferire i benefici derivanti dalla maggiore concorrenza sui mercati all'ingrosso e dall'avvicinamento dei prezzi italiani a quelli Ue, reso possibile anche grazie all'istituzione da parte dell'Autorità del mercato di bilanciamento, in grado di fornire un prezzo 'spot' non più legato a contratti di lungo periodo. Per l'energia elettrica, ricorda l'Autorità, le bollette sono già diminuite dell'1,4% con una minore spesa di 7 euro a famiglia mentre la forbice di prezzi dell'elettricità con gli altri paesi europei si sta attenuando. "Occorre quindi proseguire con le riforme avviate, in costante raccordo con le associazioni dei consumatori, nel comune intento di tutelare i clienti finali", conclude l'organismo di controllo
Coldiretti: bene taglio bollette dopo +13,4% del 2012 - Per Coldiretti è positivo l'annuncio del taglio delle bollette da parte dell'Autorità per l'energia dopo che nel 2012 i prezzi dei beni non regolamentati come l'energia elettrica e il gas naturale hanno subito un rincaro record del 13,4%, più che raddoppiato rispetto a quello del 2011. L'aumento della spesa energetica in un momento di crisi ha un doppio effetto negativo perché - sottolinea la Coldiretti - riduce il potere di acquisto dei cittadini e delle famiglie, ma aumenta anche i costi delle imprese particolarmente rilevanti per l'agroalimentare.

martedì 18 dicembre 2012

ACQUALATINA, «BOLLETTE GONFIATE»


ACQUALATINA, «BOLLETTE GONFIATE»
«La tariffa applicata per il pagamento del servizio idrico integrato è illegittima. Rispetto ai limiti imposti dalla legge i cittadini della provincia si trovano a dover pagare bollette maggiorate». Alberto De Monaco e il Comitato civico in difesa dell’acqua pubblica ieri mattina attraverso una conferenza stampa presso i locali della Pro Loco di via Marconi ad Aprilia hanno ribadito l’illegittimità dell’intero piano tariffario. Carte alla mano hanno spiegato che dal 2003 al 2011 «i cittadini hanno sborsato 130 milioni di euro in più rispetto a quanto dovuto. «Una formula errata sin dall’inizio - ha dichiarato Alberto De Monaco - che ha messo in piedi un meccanismo sbagliato che ha letteralmente gonfiato le bollette». Secondo il teorema del Comitato civico Acqualatina sin dall’origine ha imposto agli utenti percentuali eccessive. «Alla tariffa massima - hanno spiegato ieri mattina i volontari del Comitato - è stata applicata già dal primo anno una percentuale del 36 e 84. Questo errore è stato trascinato nelle tariffe degli anni successivi accumulando la sproporzione in bolletta che conti alla mano sfiora il 50%».
Tra una denuncia e l’altra De Monaco ribadisce ancora una volta di voler incontrare pubblicamente il presidente Giuseppe Addessi e confrontarsi con lui su dieci anni di gestione del servizio idrico in terra pontina. «Nonostante questi errori - ha sottolineato De Monaco - e nonostante le forzature normative la gestione ha chiuso con una perdita di cinque milioni di euro. In questi anni la società ha incassato una cifra vicina ai 580 milioni di euro, se sottraiamo il 10% di morosità ci domandiamo dove sono andati a finire tutti questi soldi».
Tutti i numeri e tutte le carte presentate dal Comitato sono già oggetto di valutazioni specifiche da parte delle strutture giudiziarie ch da tempo sono state investite del caso Acqualatina.
«L’azione di controllo - ha voluto ribadire ieri in conferenza stampa Alberto De Monaco - sono state effettuate dal Comitato civico in difesa dell’acqua pubblica. L’autorità d’ambito non ha mai svolto questo suo ruolo, anzi ha favorito questa gestione «illegittima»». La battaglia oggi si sposta dalla convenzione  di gestione alle bollette vere e proprie. Secondo i calcoli e i ragionamenti dei volontari le tariffe sono sballate. «Fuori dai limiti di legge».

mercoledì 5 dicembre 2012

Consumi a picco per un Natale in rosso, tredicesime in fumo per debiti e bollette, pochi i regali sotto l'albero


Consumi a picco per un Natale in rosso, tredicesime in fumo per debiti e bollette, pochi i regali sotto l'albero

Natale in chiaroscuro: sale la speranza, ma cresce anche il numero di coloro che temono sia il peggiore del triennio. Secondo il sondaggio Confesercenti-Swg il 54% degli italiani (era il 51% nel 2011) si affida alla speranza per definire l'ormai prossimo Natale ed in tal modo cerca di contrastare gli incubi della crisi e del futuro. Ma cresce anche in modo netto il numero di coloro che non si fanno illusioni: per 19 milioni di connazionali, infatti, questo sarà il peggior Natale dal 2010 (si sale dal 25% del 2011 al 38% di quest'anno), 20 milioni non vedono differenze con l'anno passato, mentre una consistente minoranza, 11 milioni, crede in un miglioramento.
Spesa natalizia in calo - A risentirne sono i consumi: questo dicembre, in totale, gli italiani spenderanno 36,8 miliardi: il 3% in meno rispetto al 2011, quando spesero 38 miliardi. In calo della stessa percentuale anche “l'effetto Natale”, l'insieme di spese innescate dalle festività dell'ultimo mese dell'anno: nel 2012 è di 10,7 miliardi, contro gli 11 registrati nel 2011.
Due miliardi in meno di tredicesime destinati agli acquisti - Nessuna speranza neanche dalle tredicesime che serviranno per far fronte ai mutui, pagare i debiti e ripristinare il risparmio eroso dalla crisi. Sempre secondo il sondaggio di Confesercenti, degli oltre 41 miliardi complessivi di tredicesime cala di due miliardi la quota destinata agli acquisti (ora a 17 miliardi e 787 milioni) ed in particolare ci saranno 700 milioni di euro in meno per i regali. In calo del 14%, la spesa media. Una parte consistente della tredicesima, 11 miliardi e 739 milioni, andrà invece a rimpinguare i risparmi erosi dalla difficoltà economiche. Circa 12 miliardi provenienti dalle tredicesime, invece, verranno usati per far fronte ai mutui e pagare i debiti (+641 milioni sul 2011), mentre quasi 13 miliardi e mezzo saranno impiegati per affrontare le necessità della casa e della famiglia (in calo di 1 miliardo e 314 milioni).
Regali utili contro la crisi - In occasione delle festività natalizie, gli italiani compreranno soprattutto prodotti alimentari e vino, indicati dall'82% degli intervistati, contro l'83% dello scorso anno. Aumentano invece i libri, che passano dal 51% al 55%, e i viaggi, che crescono di quattro punti percentuali sul 2011, raggiungendo il 14% dei rispondenti. Rimangono stabili abbigliamento (54%), profumi e cosmetici (35%), elettrodomestici (18%) e auto, moto e scooter (2%). In calo i giocattoli, scelti quest'anno dal 45% contro il 49% del 2011, e gioielli, che scendono dal 10 al 7% delle preferenze.
Risparmio sotto l'albero - Così si tira la cinghia: se il 68% degli intervistati spenderà meno dello scorso anno, il 26% punta ad un risparmio del 50%, il 20% tra il 30% e il 50% e il 21% fino al 30%. Solo il 2% segnala di voler aumentare le spese, mentre il 30% si terrà sugli stessi livelli del 2011. La spesa media per i regali è attesa in calo del 14%, come nel 2011. E a rimetterci per la “spending review” natalizia saranno soprattutto parenti e amici.

lunedì 12 novembre 2012

COSTI RINNOVABILI IN BOLLETTA: LA PROPOSTA DI TOGNI FA DISCUTERE


COSTI RINNOVABILI IN BOLLETTA: LA PROPOSTA DI TOGNI FA DISCUTERE
di G. C.
Rinnovabili e costo alto delle bollette. Qualche giorno fa abbiamo parlato della proposta di Simone Togni, presidente di ANEV - Associazione Nazionale Energia del Vento - per eliminare i costi delle rinnovabili dalla bolletta energetica. Mentre l’Italia grazie alla Strategia Energetica Nazionale (SEN) prova a dare seguito agli obiettivi fissati dall’UE in merito alle energie rinnovabili per il 2020, impegnandosi non solo a raggiungere l’obiettivo del 30% di energia pulita, ma a superarlo, raggiungendo il 38%, c’è chi si preoccupa di quali conseguenze i costi degli incentivi alle rinnovabili potrebbero avere sulla bolletta energetica. Simone Togni ha proposto, così, l’eliminazione del costo delle rinnovabili sulla bolletta energetica e la sostituzione, quindi, degli incentivi, attuale fonte di sostegno per le imprese di energia pulita, con agevolazioni di altro tipo, quali leva fiscale e conto capitale.
Ma cosa pensa il mondo dell’energia della proposta di eliminare i costi delle rinnovabili dalla bolletta energetica e della conseguente necessità di trovare nuove forme di sostegno alle imprese? Ecoseven.net lo ha chiesto ad alcuni esperti di energia verde.
La proposta di Simone Togni di eliminare i costi delle rinnovabili dalla bolletta energetica piace ad Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente, il quale ha commentato: “La prosposta di Togni è sicuramente utile e va nella direzione giusta. È necessario inventarsi nuovi sistemi di incentivazione che promuovano le rinnovabili e non blocchino lo sviluppo delle stesse. Quanto fatto dal governo Monti con i decreti sulle fonti d’energia rinnovabili, infatti, ha fermato l’avanzare delle energie verdi. È utile ragionare in modo nuovo”.
Ragionare in modo nuovo e trovare altri mezzi di sostentamento alle energie pulite è anche il parere di Andrea Barbabella, esperto di rinnovabili presso la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile. Barbabella ha affermato infatti che “la revisione degli incentivi è una cosa dovuta e necessaria. È ragionevole pensare a un meccanismo che possa portare l’Italia a rinunciare gradualmente agli incentivi, ma è vero che bisogna aprire un dialogo tra imprese e istituzioni per decidere quale sia la strada giusta da intraprendere. Abbandonare gli incentivi, sostegno sulla produzione, a favore del conto capitale ha i suoi pro e i suoi contro, che dovrebbero essere analizzati attentamente. Certo è che la strada del conto capitale è stata già tentata in passato, con scarsi risultati. La ricerca di un nuovo modo di agevolazione per gli operatori delle rinnovabili deve portare alla creazione di un meccanismo stabile, che non pregiudichi lo sviluppo delle energie pulite”.
Ecoseven.net, in merito alla proposta di Simone Togni sulle rinnovabili, ha voluto sentire anche il parere di Gaetano Benedetto, dirigente storico del WWF Italia, una delle associazioni ambientaliste più importanti del mondo. Gaetano Benedetto si mostra propenso verso la ricerca di un meccanismo che possa “eliminare il sostegno pubblico alle rinnovabili, dal momento che c’è stata un’evoluzione del mercato rapida che ha causato una grande diminuzione dei costi delle tecnologie delle energie pulite”, ma sostiene anche che sia “necessario distinguere il modo di erogazione degli stessi incentivi”. Mentre, infatti, per le grandi imprese le altre forme di agevolazione, alternative agli incentivi potrebbero essere utili, per le “famiglie e le piccole e medie imprese, complice la crisi economica, gli incentivi sono utili per uno sviluppo delle rinnovabili. Il meccanismo di agevolazione deve essere analizzato e applicato in base alle imprese”.
Completamente scettico verso la proposta di Simone Togni è Federico Rendina, giornalista del Sole 24 Ore, specializzato in green economy, il quale ha affermato che “la proposta di Togni si presta a due obiezioni. La prima riguarda la convinzione che la ricerca di canali di finanziamento alternativi, come quelli delineati, possa produrre comunque un alleggerimento dell’onere a carico del cittadino. Qualunque sia la soluzione non è immaginabile, se prendiamo per buona una delle leggi fondamentali dell’aritmetica, che a invarianza globale del valore dell’incentivo il finanziamento dello stesso sia meno oneroso. Trasferire gli oneri dalla componente A3 delle bollette a strumenti di sgravio fiscale creerebbe infatti un pari disavanzo nel saldo tra entrate fiscali e spesa corrente. Disavanzo che andrebbe comunque coperto, si immagina, con interventi di aggravio fiscale di pari entità. Se poi tale disavanzo fosse coperto con un generico ricorso alla fiscalità generale (questa la seconda obiezione) tale trasferimento di oneri dalla bolletta elettrica rischierebbe immancabilmente di accrescere il tasso di iniquità di tutto ciò, considerando l’entità dell’evasione e dell’elusione fiscale che caratterizza il nostro Paese. Perché, detto in maniera più rudimentale, se la bolletta la pagano tutti coloro che consumano energia, le tasse non le pagano in maniera equa tutti coloro che ‘usano’ a vario titolo il nostro Paese”. Nonostante lo scetticismo, Rendina comunque ammette che “il problema certamente esiste. L’onere in bolletta dei finanziamenti alle energie verdi ha raggiunto proporzioni ingestibili. Gli sforzi e le proposte come quelle di Togni sono apprezzabili. Forse bisognerebbe pensare a un mix di interventi di parziale correzione che eviti però soluzioni che finirebbero per creare altri scompensi ugualmente evidenti”.
Pensiero simile a quello di Rendina è quello di Carlo Stagnaro, direttore Energia e Ambiente dell’Istituto Bruno Leoni, esperto in rinnovabili e sviluppo della green economy. In merito alla proposta di Simone Togni, di eliminare i costi delle rinnovabili dalla bolletta energetica, Stagnaro ha evidenziato le proprie perplessità, commentando che “in principio sgravare la bolletta dei costi diretti di incentivazione delle fonti rinnovabili è un obiettivo condivisibile perché farebbe convergere i prezzi italiani dell'energia elettrica con quelli europei, riducendo il gap di competitività. Il problema della proposta di Simone Togni - che comunque è positiva perché si inserisce nell'ambito di una riflessione critica sul modo in cui abbiamo gestito il dossier negli ultimi anni - è duplice. In primo luogo, se il peso dei sussidi si sposta dalla bolletta alla fiscalità (o simili), rimanendo invariato, l'effetto netto è sostanzialmente neutrale. Nel senso che può esserci una diversa distribuzione dell'onere, ma mediamente ciascun cittadino italiano paga tanto quanto. Secondariamente, gli incentivi italiani, oltre ad essere stati sovradimensionati, sono anche stati costruiti in modo tale da inibire ogni forma di competizione tra fonti rinnovabili: perché questo accada l'incentivo non deve essere calibrato sulle singole tecnologie, ma deve essere proporzionale al beneficio ambientale. Se non si fa questo cambiamento di paradigma qualunque riforma rischia di avere una mera conseguenza gattopardesca”.