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sabato 8 giugno 2013

Iva, verso il rinvio a dicembre. Si stringe su lavoro e semplificazioni

Iva, verso il rinvio a dicembre. Si stringe su lavoro e semplificazioni
Si sarebbe deciso anche questo nel vertice a Palazzo Chigi tra Letta, Saccomanni e Franco

PER APPROFONDIRE enrico letta, iva, tasse, fabrizio saccomanni, crisi
di Marco Conti





ROMA - Scongiurare l’aumento dell’Iva previsto dal prossimo primo luglio avviando una serie di tagli di spese improduttive che il ministero dell’Economia di Fabrizio Saccomanni e la Ragioneria, guidata da Daniele Franco, hanno iniziato ad individuare. Il rinvio a fine anno, in attesa della legge di stabilità, dell’aumento dell’Iva si fa quindi molto concreto. Così come la possibilità che l’Imu venga rimodulata prima della scadenza del rinvio fissato per fine agosto. Tutto ciò è frutto del summit a tre, voluto dal presidente del Consiglio Enrico Letta, con il Ragioniere generale dello Stato e il titolare di via XX Settembre, per imprimere un’accelerazione al pacchetto di riforme di rilancio dell’economia.

Di fatto un percorso parallelo tra il ministro Saccomanni e il ministro Quagliariello. Tra le riforme economiche e quelle istituzionali, che Letta ha più volte rivendicato. E poiché «la nostra economia, e le tasche di molti cittadini, senz'altro non ha bisogno» di un nuovo incremento dell’Iva - come ha ieri sottolineato il presidente della Commissione Bilancio della Camera Francesco Boccia - è normale che il governo stia seriamente lavorando per tentare di recuperare altrove le risorse necessarie. Per evitare l’aumento dell’Iva si tratta infatti di recuperare due miliardi. Cifra non impossibile per il bilancio dello Stato, ma che costringe il governo ad immaginare possibili tagli in attesa di una completa rimodulazione dell’imposta che sarà possibile con la delega fiscale, mentre per il taglio del cuneo fiscale occorrerà attendere la legge di stabilità.

Malgrado il pressing dei partiti e delle forze sociali, Confindustria in testa, Letta continua a muoversi con i piedi di piombo per non dare oltreconfine l’impressione di una sorta di arrembaggio a quelle risorse liberate dalla chiusura della procedura per deficit eccessivo. A palazzo Chigi si lavora per mettere a punto il decreto estivo che, oltre al rinvio dell’aumento dell’Iva, dovrebbe contenere alcune misure per il rilancio dell’occupazione giovanile, con il bonus fiscale e previdenziale per chi assume, un nuovo pacchetto di semplificazioni e di liberalizzazioni. Per l’Imu c’è tempo sino a fine agosto, ma non è detto che il governo possa mettere tutto nello stesso decreto. Nella proposta, presentata dai tecnici di via XX Settembre, si ipotizza una riforma della tassazione della casa prevedendo sgravi per le famiglie a più basso reddito.

I TECNICI
Resta da vedere se la soluzione trovata dai tecnici dell’Economia e dalla Ragioneria incontri il favore dei partiti. Soprattutto del Pdl che sinora si è mostrato irremovibile sulla totale cancellazione della tassa sulla prima casa. La caccia alle coperture è solo all’inizio, ma secondo i calcoli sui quali si discuteva ieri, il mancato aumento dell’Iva potrebbe generare da solo un aumento del Pil dello 0,24% in grado di evitare un ulteriore perdita di gettito.

Ovviamente tutta la manovra dovrà essere a saldo zero perché, come sostiene Letta, «è finito il tempo dei debiti». Resta comunque alta a palazzo Chigi l’attesa per la riunione dei ministri dell’Economia di Germania, Francia, Gran Bretagna e Spagna di metà mese e per il vertice europeo del 27 giugno. E’ per questo che ieri il presidente del Consiglio ha poco gradito la polemica tra Epifani e Alfano, segretari dei principali partiti che appoggiano la maggioranza, sul ruolo che l’Italia deve svolgere in Europa su come trattare l’alleato più ostico: la Germania di Angela Merkel.

sabato 6 aprile 2013

Rifiuti, per ora niente stangata Tares


Rifiuti, per ora niente stangata Tares

Restano in piedi le modalità della Tarsu per le prime due rate

L'annuncio del governo: c'è la conferma del conguaglio solo a dicembre. Per ora resta in piedi il meccanismo della Tarsu
IVA, IMU, TARES: ECCO LA STANGATA Quanto dovrai pagare
Pagamento delle tasse (Fantini)
Pagamento delle tasse (Fantini)
Roma, 6 aprile 2013 - Stangata Tares, la nuova tassa sui rifiuti che sostituisce la Tarsu: per ora non cambia nulla, questa almeno è l'assicurazion e del governo.
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'Per il 2013 resta in piedi il meccanismo della Tarsu per le prime due rate: si paghera' quanto pagato l'anno scorso e non ci saranno sorprese. Il bollettino sara' inviato dalle amministrazioni. Sull' ultima rata ci potra' essere un conguaglio''.
Lo dice Antonio Catricala' durante la conferenza stampa del governo sullo sblocco dei crediti vantati dalle imprese nei confronti della pubblica amministrazione.
Quindi, come era già ventilato nei giorni scorsi, c'è la conferma che fino a dicembre non ci sarà la stangata prevista. A fine anno il conguaglio con la possibilità di applicare l'aliquota aggiuntiva di 3 centesimi al metro quadrato.

giovedì 20 dicembre 2012

Liste pulite, un altro stop: Ed è scontro sulle firme Caos finale in Parlamento


Liste pulite, un altro stop:
Ed è scontro sulle firme
Caos finale in Parlamento

La commissione Bilancio ritarda il parere sull'incandidabilità
Lega, 'no' al 'salva-La Russa'

La mancata liberatoria del presidente della commissione Bilancio, antonio Azzolini, costringe il governo a rinviare il provvedimento. E spiegarlo tocca al ministro Cancellieri, non senza imbarazzo. Raccolta firme, Dl slitta a domani. La Russa: "Questo decreto è una truffa, lo faremo saltare"
Delega fiscale,Governo battuto al Senato
Delega fiscale,Governo battuto al Senato
Roma, 20 dicembre 2012 - Caos finale in questa legislatura in Parlamento. A partire dal decreto sulle liste pulite col governo costretto a rin viare il varo. Per finire con il dl sulla presentazione delle firme per le elezioni.
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LISTE PULITE - Il Consiglio dei Ministri non ha potuto procedere all'approvazione del decreto legislativo in materia di incandidabilità perché non sono pervenuti tutti i prescritti pareri parlamentari. Lo schema di decreto sulle 'liste pulite', all'odg del Consiglio dei ministri che si è riunito al Senato per licenziare la nota di variazione al Bilancio, non è stato quindi trattato. "Non è ancora arrivato il parere della commissione Bilancio", ha confermato ai cronisti, non senza qualche imbarazzo, il ministro dell'Interno, Annamaria Cancellieri. Il ritardo dipenderebbe essenzialmente dalla mancata liberatoria del presidente della commissione Bilancio, Antonio Azzolini (Pdl).
"Non lo so. La commissione Bilancio fa comunque tutto e porta tutto in aula". Il presidente della commissione Bilancio del Senato, Antonio Azzollini, risponde cosi' ai giornalisti che gli chiedono se arriverà oggi il parere della commissione Bilancio sul decreto legislativo per le liste pulite e per l'approvazione del quale il ministro Anna Maria Cancellieri ha detto di attendere il pronunciamento della commissione. Azzollini ha poi sottolineato come la commissione sia impegnata anche per esprimere il parere su altri provvedimenti, come le ratifiche di accordi internazionali.
Il senatore Pd Giovanni Legnini sollecita la commissione Bilancio del Senato a esprimere il parere sul decreto legislativo 'liste pulite'. "Siamo consapevoli del lavoro che la commissione Bilancio ha svolto anche per la legge di Stabilita' - spiega - ma è urgente che questo parere venga espresso nel piu' breve tempo possibile. Per questo ho sollecitato la commissione".
"Il decreto sull'incandidabilità dei politici condannati è il solito topolino partorito dalla montagna, una presa per i fondelli ai danni di tutto il popolo italiano. Ma anche questa scatola vuota, al partito di Berlusconi sembra troppo. E cosi', oggi, si e' attaccato a un altro espediente per fermarne o rallentarne l'approvazione". E' quanto scrive sul suo blog il presidente dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro.
POLEMICHE SUL DL FIRME - E' polemica anche sul decreto sulla raccolta delle firme.  "Il testo del decreto legge sulla raccolta delle firme per le elezioni o rimane cosi' oppure per noi può anche decadere. Siamo contrari a modifiche". Lo ha affermato il vicecapogruppo del Pd alla Camera, Michele Ventura, al termine della conferenza dei capigruppo di Montecitorio. Sul provvedimento, a quanto si apprende, in comitato dei nove e' passato un emendamento che esonera dalla raccolta delle firme i gruppi parlamentari che non erano ancora costituiti prima dell'emanazione del decreto e si costituiranno prima della sua conversione in legge. Una norma definita 'salva-La Russa perché consentirebbe agli ex-An ora nel Pdl, ove decidessero di formare una propria lista, di presentarsi alle elezioni senza necessita' di raccogliere le firme. 'Rassegno le dimissioni da relatore'': lo annuncia nell'Aula della Camera Gianclaudio Bressa (Pd) dopo il parere favorevole all'emendamento. Intanto Il dl sulla raccolta delle firme slitta a domani. Il provvedimento tornera’ all’esame dell’aula di Montecitorio domani alle ore 18.30 subito dopo l’approvazione della legge di stabilita’.
Dal canto suo La Russa va all'attacco. "Al Senato siamo pronti anche all'ostruzionismo per fare saltare il decreto" sulle firme elettorali. La Russa a Montecitorio, aggiunge: "Le firme a questo punto le raccolgano tutti, senza dimezzamenti o altro. A noi va bene raccogliere le firme, è anche un modo per fare propaganda. Questo decreto e' una truffa".
'Sia chiaro: non abbiamo disperato bisogno di firme, quelle le troviamo in quattro e quattr'otto. I numeri non mancano, ma vedremo se e' necessario fare un gruppo anche alla Camera''.  La Russa spiega poi che al suo 'Centrodestra nazionale' potrebbe bastare avere un solo gruppo parlamentare al Senato. L'emendamento a firma del pidiellino Ignazio Abrignani al decreto legge sulle liste elettorali, passato in commissione Affari costituzionali, prevede, infatti, che saranno esonerati dalla raccolta delle firme per le elezioni ''i partiti e i movimenti politici, che alla data dell'entrata in vigore della legge di conversione del decreto sono costituiti gruppi parlamentari almeno in una delle due Camere''. Visto che un gruppo parlamentare La Russa ce l'ha gia', al Senato, farne uno gemello a Montecitorio diventerebbe inutile.
LA LEGA CONTRO IL SALVA-LA RUSSA - L’emendamento, a firma Ignazio Abrignani (Pdl), che ha avuto l’ok del comitato dei nove in commissione Affari costituzionali alla Camera durante l’esame del decreto taglia-firme, potrebbe non avere i numeri sufficienti per passare il voto in aula alla Camera. La Lega, che in commissione si era astenuta, voterà contro. Lo annuncia Matteo Bragantini che spiega: “Noi in aula voteremo contro tutti gli emendamenti che allargano le ‘maglie’ del decreto, aumentando gli esoneri. Compresa la norma Abrignani”, che aiuta la formazione di Ignazio La Russa ‘Centrodestra nazionale’ che al Senato ha gia’ ufficializzato il suo gruppo. E anche l’Udc sarebbe incerta sul si’.
In commissione a votare a favore son stati Pdl, Udc, Fli, Popolo e territorio. Ma sembra che in aula i voti contrari di Pd, Idv e Lega creino dei problemi se fossero assenze nel Pdl e se poi anche l’Udc non votasse l’emendamento. Per questo, dal gruppo e’ partito un sms ai deputati a essere tutti presenti in aula. I maligni osservano che se qualcuno volesse fare uno sgambetto a La Russa, potrebbe fa mancare i voti... Dall’Udc Pierluigi Mantini spiega: “Siamo disponibili anche ad altre soluzioni alla luce del dibattito in aula. Se ci sono soluzioni piu’ avanzatre siamo disponibili a votarle perche’ devono esserci divisioni in aula. Se c'è una norma che ‘ricuce’” i rapporti tra Pdl e Pd “noi l’emendamento Abrignani non lo votiamo”