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sabato 13 luglio 2013

L'avvocato Fanni: "Eliminate delle odiose discriminazioni tra figli nati da matrimonio e gli altri, ecco quali"

L'avvocato Fanni: "Eliminate delle odiose discriminazioni tra figli nati da matrimonio e gli altri, ecco quali"

di Ignazio Dessì
Non più figli legittimi e figli naturali, non più figli di serie A e figli di serie B, ma solamente figli. E’ questa in sintesi la nuova disciplina stabilita dal decreto approvato in Consiglio dei Ministri. Una conquista sociale e il completamento di un percorso di civiltà giuridica, come hanno tenuto a precisare molte personalità della cultura e del diritto. “In sostanza il Cdm ha approvato una normativa che, adottando i principi stabiliti dalla Legge 219 del 2012, elimina una odiosa discriminazione – afferma il presidente della 'Associazione Italiana degli Avvocati per la Famiglia e per i minori (AIAF), Luisella Fanni – Del resto i figli arrivano perché i genitori li mettono al mondo e non devono subire danni se nascono fuori dal matrimonio”.
Avvocato, cosa stabilisce in sostanza la nuova normativa?
“In sostanza stabilisce che ‘la parentela è il vincolo tra le persone che discendono da uno stesso stipite, sia nel caso in cui la filiazione sia all’interno del matrimonio, sia nel caso in cui sia avvenuta al di fuori di esso, sia nel caso in cui il figlio sia adottivo’. La nuova normativa stabilisce, poi, quali siano i diritti e i doveri dei figli e, all’articolo 2, assegna all'esecutivo una delega per la revisione delle disposizioni vigenti in materia di filiazione, da predisporre entro 12 mesi”.
Il decreto legge elimina le differenze lasciate dalla riforma del diritto di famiglia del ’75, ma quali erano le principali discriminazioni rimaste?
“Ce n’era soprattutto una fondamentale che riguardava la relazione di parentela. Col vecchio diritto il figlio naturale riconosciuto acquisiva il rapporto di parentela soltanto col genitore che lo aveva riconosciuto ed eventualmente con l’ascendente. Non si stabiliva invece alcun rapporto di parentela in linea orizzontale. Con questo decreto i confini della famiglia risultano dunque allargati da un punto di vista legale”.
Quindi, in precedenza, nonostante l’esistenza di fatto di zii e cugini non c’era un riconoscimento sotto il punto di vista del diritto.
“Sì, nel vivere quotidiano eravamo abituati a indicare i genitori dei genitori come nonni, gli zii come zii e i cugini come cugini, ma da un punto di vista prettamente legale ciò non corrispondeva a realtà, con tutte le conseguenze sotto il punto di vista successorio, oltre che sul piano delle responsabilità, per quanto concerne il mantenimento, gli alimenti e altri aspetti che ne derivano”.
Semplificando, nemmeno i fratelli del padre naturale avevano un rapporto legale con il bambino, è così?
“Sì, legalmente non erano zii, per il diritto non avevano alcun rapporto di parentela”.
E i nonni invece ce l’avevano, visto che parliamo di linea verticale?
“Come accennavo era discusso, anche se c’erano tutta una serie di norme di contorno che indicavano gli ascendenti come soggetti tenuti a intervenire per esempio in funzione alimentare”.
A questo punto dunque i figli nati fuori dal matrimonio sono pienamente parificati a quelli nati in costanza di matrimonio?
“Esattamente, per semplificare si può dire che a questo punto sono tutti uguali, tant’è che la norma elimina dal codice la vecchia dicitura. L’art. 1 del decreto recita al primo comma “le parole legittimi e naturali sono soppresse”. Rimarrà in sostanza soltanto la parola figlio. Per tutti, per chi è nato da matrimonio e per chi non è nato da matrimonio”.
Quindi anche per quanto riguarda l’eredità hanno gli stessi diritti?
“Sostanzialmente sì, il legislatore ha voluto adeguare la disciplina delle successioni e delle donazioni al principio di unicità dello stato di figlio”.
Si parla anche di soppressione del diritto di commutazione, in ambito di successione, cosa significa?"Noi abbiamo un meccanismo successorio per il quale una categoria di successibili chiamati i necessari o riservatari ha comunque diritto a ricevere una quota del patrimonio, una quota in beni, liquidi o beni immobili. I beni immobili se non sono divisibili si vendono. In presenza di figli naturali però esisteva il diritto per i figli legittimi di commutare quella quota in una somma di denaro. Quindi non erano obbligati per esempio a dare ai naturali quella parte di casa che gli sarebbe spettata ma potevano dargli una corrispondente somma di denaro. Il diritto di commutazione ora viene eliminato, ed è ovvio, perché a monte non c’è più differenza tra figli legittimi e naturali, succedono tutti negli stessi identici diritti".
Ci sono altre novità importanti introdotte dal decreto?
"Rilevante la sostituzione della definizione di 'potestà genitoriale' con quella di 'responsabilità genitoriale'. Inoltre, nel recepire la giurisprudenza delle alte Corti, Costituzionale e di Cassazione, si è previsto di limitare a cinque anni dalla nascita i termini per proporre l'azione di disconoscimento della paternità, di introdurre il diritto degli ascendenti di mantenere rapporti significativi con i nipoti minorenni e portare a dieci anni il termine di prescrizione per l'accettazione dell'eredità per i figli nati fuori dal matrimonio".

sabato 4 maggio 2013

Fisco, tutte le novità: dagli sgravi ai figli ai bonus per i disabili


Fisco, tutte le novità: dagli sgravi ai figli
ai bonus per i disabili

Arrivano le novità in materia fiscale introdotte dalla legge di stabilità. Aumentate le detrazioni Irpef per ciascuno figlio a carico. Raddoppia rispetto alla precedente normativa se figlio con disabilità. Semplificate le fatture non superiori ai 100 euro
Famiglia (foto Radaelli)
Famiglia (foto Radaelli)
Roma, 3 maggio 2013  - Dalla maggiorazione delle detrazioni per i figli a carico al bonus in caso di disabilità, passando per la fattura semplificata. Sono le varie novità fiscali, introdotte dalla legge di stabilità e dal decreto “Cresci Italia”, che si applicano dal 2013, oggetto di una circolare esplicativa dell’Agenzia delle Entrate.
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Ecco nel dettaglio le novità:
- DAL 2013, DETRAZIONI PIU’ ALTE PER I FAMILIARI A CARICO  - La legge di stabilità ha innalzato, a partire dal 1 gennaio, gli importi base previsti per le detrazioni Irpef spettanti per ciascun figlio. In particolare, aumenta di 150 euro la detrazione base per i figli di età pari o superiore ai tre anni, passando da 800 a 950 euro, mentre sale di 320 euro quella per i figli più piccoli, cioè di età inferire ai tre anni. In questo caso la detrazione cresce da 900 a 1.220 euro ciascuno.
- IN CASO DI DISABILITA’, IL BONUS RADDOPPIA  -  Se il figlio è una persona con disabilità, lo sconto aggiuntivo da sommare alle detrazioni base che spettano per ciascun figlio a carico sale a 400 euro, quasi il doppio rispetto ai 220 euro garantiti dalla precedente normativa fiscale. In questo caso, quindi, l’importo complessivo da portare in detrazione è di 1.350 euro per i figli di età pari o superiore ai tre anni e di 1.620 per quelli più piccoli.
- ARRIVA LA FATTURA SEMPLIFICATA - Veste semplificata per le fatture di ammontare complessivo non superiore a 100 euro e, a prescindere dall’importo, per la cosiddetta nota di variazione dell’imponibile o dell’imposta.

mercoledì 28 novembre 2012

I figli sono tutti uguali: la Camera approva la nuova legge, mai più distinzioni fra legittimi e naturali


I figli sono tutti uguali: la Camera approva la nuova legge, mai più distinzioni fra legittimi e naturali

I figli nati da coppie sposate, circa 120mila all'anno, sono da oggi equiparati in tutto e per tutto a quelli naturali e quelli adottati. E' quanto prevede la proposta di legge definitivamente approvata dall'Aula della Camera con 366 voti a favore, 31 contrari e 58 astensioni. Il testo è passato malgrado la contrarietà dell'Udc condivisa anche da diversi deputati del Pdl, sulla norma che estende la possibilità del riconoscimento anche ai figli nati da un incesto, di cui i centristi avevano chiesto, senza risultato, lo stralcio. La norma, inserita al Senato, è rimasta anche per evitare di far tornare il testo al Senato con il rischio di non farlo definitivamente approvare prima della fine della legislatura. La tesi dei deputati dell'Udc, che hanno visto bocciare a scrutinio segreto un loro emendamento soppressivo, era che non si può dare piena facoltà di riconoscimento del figlio nato da incesto. Bene se a chiedere il riconoscimento è il figlio, ma questa facoltà non può essere data al genitore 'stupratore', sarebbe un riconoscimento indiretto dello stupro, un alleggerimento della posizione di chi ha esercitato violenza. "Si sdogana l'incesto", sostiene Paola Binetti. Ma alla fine è prevalsa la tesi opposta, difesa dalla relatrice Alessandra Mussolini: "Come si può impedire ad una madre stuprata di riconoscere il proprio figlio?".
Commenti positivi - Il testo piace agli ex ministri per le Pari opportunità dei governi Berlusconi e Prodi. Di "grande prova di civiltà" parla Mara Carfagna, mentre per Livia Turco "il Parlamento ha votato una legge di umanità e civiltà"; l'"unico atto per il quale sarà ricordata questa legislatura", dice la radicale Donatella Poretti. "Ora tutti i bambini saranno uguali", sottolinea Benedetto Della Vedova di Fli, mentre Anita Di Giuseppe dell'Idv definisce il testo "Un passo fondamentale per l'Italia". Ecco i punti salienti della legge approvata a Montecitorio
Figli tutti uguali - "La parentela è il vincolo tra le persone che discendono da uno stesso stipite, sia nel caso in cui la filiazione sia "all'interno del matrimonio, sia nel caso in cui è avvenuta al di fuori di esso, sia nel caso in cui il figlio è adottivo". Il figlio "nato fuori del matrimonio può essere riconosciuto" dalla madre e dal padre "anche se già uniti in matrimonio con altra persona all'epoca del concepimento" e il riconoscimento "può avvenire tanto congiuntamente quanto separatamente". La legge riconosce ai figli naturali un vincolo di parentela con tutti i parenti e non solo con i genitori. Il che significa che in caso di morte dei genitori può essere affidato ai nonni e non dato in adozione come accade oggi. Inoltre questa parificazione ha conseguenze anche ai fini ereditari.
Diritti e doveri dei figli - Il figlio ha diritto di essere mantenuto, educato, istruito e assistito moralmente dai genitori, nel rispetto delle sue capacità, delle sue inclinazioni naturali e delle sue aspirazioni. Il figlio ha diritto di crescere in famiglia e di mantenere rapporti significativi con i parenti. Il figlio minore (che ha compiuto gli anni dodici, e anche di età inferiore ove capace di discernimento) ha diritto di essere ascoltato in tutte le questioni e le procedure che lo riguardano. In tutti gli articoli del Codice le parole “figli legittimi” e “figli naturali” sono sostituite semplicemente da “figli”.
Deleghe al governo - La revisione di alcune delle norme in materia viene affidata a una delega al governo da attuare entro un anno. Per questo è stata già istituita dal ministro Andrea Riccardi una commissione ad hoc guida dal professor Cesare Massimo Bianca che metterà a punto le norme di attuazione. Uno dei decreti attuativi riguarderà la disciplina delle successioni e delle donazioni, ai fini dell'eredità . I decreti di delega si occuperanno anche di prova della filiazione, presunzione di paternità del marito, azioni di riconoscimento e disconoscimento dei figli, dichiarazione dello stato di adottabilità.
Figli incestuosi - Sono quelli nati da persone tra le quali esiste un vincolo di parentela in linea retta e in linea collaterale (fino al secondo grado): viene riformulato l'articolo 251 del codice civile, e ampliata la possibilità di riconoscimento dei figli nati da tali relazioni.
Figli contesi, decide tribunale di competenza - In base ad un'altra modifica del Senato, in caso di controversie tra i genitori, dei procedimenti di affidamento e mantenimento dei figli si occuperà, d'ora in avanti, il Tribunale ordinario.

sabato 17 novembre 2012

Diminuiscono i figli, aumenta l’età delle mamme


Diminuiscono i figli, aumenta l’età delle mamme


Neonati
Secondo l'Istat in Italia nascono sempre meno bambini
Il nuovo rapporto sulla natalitàfornito dall’Istat descrive un paese sempre più continentale nella sua composizione familiare: meno coppie tradizionali, più coppie miste, meno figli, e una percentuale più alta di bambini nati da genitori non sposati o ricongiunti. È l’Italia del 21° secolo, di immigrati, coppie di fatto e difficoltà economiche che portano a mamme over 40.
Il crollo delle nascite è chiaramente indicato dalle cifre: secondo i dati Istat sulla popolazione i figli iscritti in anagrafe sono stati 546.607 nel 2011, circa 15 mila in meno rispetto al 2010, dove a sua volta erano meno che nel 2009. La tendenza si avverte sia nellefamiglie dove i genitori sono entrambi italiani, sia in quelle miste (ma c’è da evidenziare come in media più di un nato su quattro ha almeno un genitore straniero al Nord e più di uno su cinque al Centro). Solo quelle di stranieri tengono, ma risentono anch’esse della crisi, che compromette la crescita demografica per mancanza di prospettive: 79 mila nel 2011 (il 14,5% del totale dei nati).
cambiamenti culturali si avvertono da altri dati, come quello che fa emergere lafamiglie di fatto: l’incidenza dei neonati nati da coppie non sposate è del 24,5%, un punto in più rispetto al 2010. Ci sono città del centro nord dove quasi un bambino su due – e comunque di media uno su tre – nasce fuori dal matrimonio. In tutto, nel 2011, sono stati 134 mila, un valore in linea con il passato, ma che si fa sentire percentualmente di più perché diminuiscono le nascite.
Sull’età delle mamme si è già detto molto: ormai sette bambini ogni cento hanno un mamma quarantenne, mentre prosegue la diminuzione dei nati da madri di età inferiore a 25 anni (nel 2011 sono il 10,9% del totale). Considerando le sole donne italiane la posticipazione della maternità è più accentuata: il 7,7% sono ultraquarantenni e solo l’8,2% ha meno di 25 anni. L’età media in cui si diventa mamme è di 28 anni per le straniere e 32 per le italiane.
Sulla base delle informazioni contenute nella rilevazione degli iscritti in anagrafe per nascita, l’Istat ha presentato una curiosità: la distribuzione dei nomi maschili e femminili più frequenti. A livello nazionale il nome Francesco risulta ancora al primo posto, mentre per quelli femminili Sofia ha superato Giulia (Sky ha realizzato un’interessante mappa sui nomi regione per regione, da provare).
E i figli di stranieri? Si chiamano Adam, Rayan, Mohamed, ma anche Matteo, Alessandro o Gabriele i bambini stranieri nati da genitori residenti in Italia. Per le bambine il primato spetta a Sara, seguita da Sofia, Malak e Alessia. Ma dipende dalla cultura di origine: le famiglie cinesi, ad esempio, tendono a dare nomi appartenenti al paese ospitante e non a quello di origine
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giovedì 30 agosto 2012

Divorzio e figli minorenni: gli errori da evitare


Divorzio e figli minorenni: gli errori da evitare

Divorzio e figli
Divorzio e figli, come tutelarli?
Quando i genitori divorziano, i figli sono spesso i primi a farne le spese. Capita sovente che si prendano la colpa dell’accaduto e inevitabilmente vorrebbero rimettere a posto: i dati relativi ai divorzi in Italia sonno abbastanza grigi, tanto che secondo l’Istat sono sempre meno le coppie che scelgono di sposarsi e tra quelle sposate, una media di tre su dieci finisce col chiedere la separazione.
Dopo il divorzio la prima cosa a cui pensare è sicuramente il benessere dei figli. Vanno aiutati a superare il trauma al meglio avendo accanto tutti e due i genitori, anche se le circostanze non sono favorevoli, tuttavia la vicinanza di entrambi è fondamentale per la salute dei iù piccoli, come sostiene Leo Venturelli, pediatra della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS):
«Molti punti di riferimento, indispensabili per una crescita equilibrata, vengono a mancare e spesso i bambini, sentendosi responsabili del fallimento dei loro genitori, sperano di poter contribuire a rimettere in sesto la situazione. Per limitare il più possibile gli effetti di questo dramma, è importante rassicurare i propri figli ed essere chiari fin da subito sui cambiamenti futuri, mantenendo con loro un rapporto costante e tranquillo, nel tempo.»
La prima cosa da fare dopo la separazione è non usare i figli come arma di vendetta. Spesso ci si ritrova a parlare male del coniuge davanti al figlio mettendolo contro la madre o il padre, un comportamento scorretto che impedisce ai bambini di continuare ad amare entrambi i genitori in modo incondizionato.
Se possibile, sarebbe meglio continuare a far vivere il bambino nella stessa casa per non rendere il tutto ancor più traumatico e stressante con un trasloco o, se un trasloco è proprio necessario, meglio non allontanarsi troppo dai luoghi familiari al bambino. Un’altra cosa da fare è spiegare al proprio figlio che il divorzio è un atto definitivo e che mamma e papà potrebbero non tornare mai più insieme, il tutto per non nutrire false speranze nel bambino.
Tornando al discorso della vendetta, spesso il genitore a cui è stato affidato il figlio tende a imporre a quest’ultimo dei giorni di visita all’altro coniuge. La cosa migliore invece sarebbe permettere al bambino di vedere regolarmente l’altro genitore. Un’altra cosa da non fare è quella di essere troppo permissivi con i figli, anche se hanno appena avuto un trauma è meglio continuare a mantenere le stesse regole di sempre e non mandarli a briglia sciolta perché ciò potrebbe avere poi delel conseguenze sull’educazione dell’infante.
Quindi alla fine è meglio mettere da parte la rabbia per il coniuge e pensare solo ed esclusivamente all’educazione e alla crescita dei figli, senza cercare di instillare in loro dell’astio contro il padre o la madre.

giovedì 23 agosto 2012

Come non far vaccinare i propri figli


 COME NON FAR VACCINARE I PROPRI FIGLI SENZA RITORSIONI.

IL DISSENSO INFORMATIVO – COME DIRE NO ALLE VACCINAZIONI PEDIATRICHE

Cari amici, mentre incalza a Rimini la guerra per aumentare a forza la copertura vaccinale della popolazione, con lauti premi in denaro ai medici pediatri “virtuosi”, sono numerose le famiglie che mi scrivono ultimamente per avere ragguagli su come manifestare alle autorità sanitarie il dissenso alle vaccinazioni pediatriche per i propri figli.Premesso che tale pratica è ormai del tutto legittima, in forza della mutata sensibilità collettiva nei confronti di tale tematica [leggi qui per i dettagli; anche l'obbligo scolastico può essere tranquillamente assolto dai non vaccinati], eccovi un vademecum per poter esercitare il diritto alla obiezione vaccinale in modo corretto, e senza conseguenze giuridiche di rilievo [a parte una possibile mini multa, che molte Regioni ormai nemmeno applicano o hanno abolito...].


PRIMA DI TUTTO E’ NECESSARIO CHE IL DISSENSO ALLE VACCINAZIONI SIA SCRITTO E MOTIVATO

Quando arriva la comunicazione dell’incontro fissato per le vaccinazioni, rispondete al mittente (per raccomandata e ricevuta di ritorno) dichiarando, entrambi i genitori, la volontà di non voler vaccinare i propri figli, per le ragioni che seguono:mancata allegazione dei foglietti illustrativi [i cosiddetti bugiardini] dei vaccini, oltre che mancata precisa indicazione dei lotti vaccinali completi di tutti i dati identificativi dei farmaci che si intenderebbero utilizzare;come conseguenza di 1, mancata indicazione precisa dei rischi alla salute e delle comuni reazioni indesiderate legati ai vaccini, e mancata promozione della conoscenza della legge 210 del 1992 in materia di danno da vaccino, che deve essere obbligatoriamente portata a conoscenza delle famiglie prima della profilassi vaccinale;impossibilità oggettiva per la ASL di adempiere alla normativa nazionale sulle vaccinazioni obbligatorie, perché sprovvista delle dosi monovalenti degli unici vaccini obbligatori nel nostro Paese, ossia antipolio, antiepatite B antidifterica ed antitetanica;mancata effettuazione di test preventivi di tipo genetico, immunitario, allergologico e di ricerca di intolleranze alimentari su genitori e bambino, indispensabili per verificare una possibile idiosincrasia ai vaccini dell’organismo del soggetto ricevente [cliccate qui per maggiori informazioni a riguardo].Ovviamente, non dovete presentarvi all’incontro indicato nella comunicazione della ASL, né firmare alcun modulo o prestampato, ma limitarvi a spedire la vostra lettera raccomandata.In alcune Regioni e territori ci sono specifiche normative a tutela degli obiettori, ma questa procedura ha valore per tutto il territorio nazionale.
Sperando di avervi reso un servizio utile, porgo Un saluto cordiale, a tutti – Avv. Saverio Crea
Per chi volesse avere un’idea quanto può essere semplice e diretta un’obiezione vaccinale incontestabile può scaricare questo Modello di obiezione vaccinale – www.medicinenon.it/materiali-scaricabili?did=9 -

venerdì 10 agosto 2012

Educare: lo schiaffo è sempre da evitare?


Educare i figli: lo schiaffo è sempre da evitare?

Educazione
Educazione: approccio positivo o punitivo?
Educare i figli non è un compito sempre facile e spesso, in preda all’esasperazione, si ricorre allo schiaffo. Ma i pareri sono discordanti, difatti c’è chi dice che il ceffone è utile e chi invece afferma che è un atto violento mirato solo a scaricare la frustrazione del genitore.
Anche Save The Children invita i genitori a non ricorrere sia alla violenza verbale sia fisica per educare i figli, avviando una campagna denominata “A mani ferme – Per dire NO alle punizioni fisiche nei confronti dei bambini”. Questo programma propone una guida (“Guida pratica alla genitorialità educativa”) per educare al meglio i minori senza l’uso di punizioni corporali.
Attraverso un approccio educativo positivo piuttosto che uno punitivo, infatti, il bambino sarà supportato nella “costruzione” della sua autostima, e nell’edificazione di un rapporto non violento con gli altri. Il legame con i genitori gioverà di questo metodo, soprattutto se non verranno mai a mancare affetto e comprensione e sebbene gestire la rabbia in alcuni frangenti sia tutt’altro che facile. Nella guida si legge ad esempio che:
«I bambini imparano a gestire lo stress osservando i propri genitori. Se noi reagiamo urlando, picchiando, insultando stiamo insegnando ai nostri figli l’esatto opposto di quello che vorremmo.»
Il tema delle punizioni corporali inflitte ai più piccoli è tornato alla ribalta in seguito a un fatto di cronaca che ha avuto una certa risonanza: un italiano in vacanza in Svezia che schiaffeggiò il figlio in pubblico e venne arrestato. Poiché, in Svezia, schiaffeggiare il proprio figlio è considerato un atto offensivo. Allora se il ceffone non va bene, quale può essere una valida alternativa? Un esempio è la punizione data da un padre al proprio figlio. Il ragazzo era solito spendere i soldi per uscire invece che per comprare l’abbonamento del treno utile a tornare a casa. Alla fine si scoprì che aveva accumulato 251 euro di multe e il padre, per punirlo, ha chiesto alle ferrovie di Milano di prendere a lavorare il figlio facendogli pulire i vagoni deturpati con la vernice spray. La psicologa Maria Rita Parsi fornisce il suo punto di vista in merito a questo tipo di punizione:
«Questo genitore ha fatto la scelta migliore per l’educazione del figlio: responzabilizzarlo. Lavorando, faticando e sudando, capirà, più che con un ceffone o un rimprovero, che ha sbagliato; capirà il danno arrecato alla famiglia e alle ferrovie; imparerà che ci sono delle regole da rispettare.»
Sempre più genitori scelgono di punire i loro figli obbligandoli a fare lavori socialmente utili, tuttavia anche su questo punto non sono tutti d’accordo ritenendo tale provvedimento indatto e illegale se i puniti sono ancora minorenni. Difatti, i servizi utili possono essere svolti solo da ragazzi che hanno raggiunto la maggiore età.