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sabato 3 novembre 2012

Aumentano separazioni e affidi condivisi


Aumentano separazioni e affidi condivisi

Separazione
Aumentano i genitori separati che optano per l'affido congiunto
Prosegue la crescita delleseparazioni, mentre c’è una leggera flessione sul fronte dei divorzi. L’Istituto del matrimonio in Italia si dimostra sempre più debole, ma cresce la percentuale degli affidi congiunti. Il costante incremento del numero di separazioni e divorzi, che si inserisce all’interno di un complessivo mutamento sociale ormai in atto da diversi anni, ha decretato la crisi del concetto di famiglia. Stando agli ultimi dati ufficiali elaborati da Link Lab, gli italiani spendono ogni anno 350 milioni di euro per dire addio al partner.
L’Italia che emerge dallo studio della Link Campus University è un paese dove prevale, per fortuna, il rito consensuale (85,5%), ma stanno aumentando i casi di riti giudiziali, con un +35,8% nel triennio 2007/2010. Secondo Nicola Ferrigni, docente di sociologia della Link Campus University e direttore di Link Lab, sono numeri che dicono di una trasformazione:
«Testimoniano un’instabilità coniugale e di coppia che molto spesso si allarga, assumendo contorni più drammatici, qualora vi siano figli coinvolti.»
Per l’affidamento dei figli nelle separazioni prevale quello condiviso (quasi il 90%), dovuto alla legge 54 del 2006, che sta abbandonando la tradizione giuridica che affidava alla madre la gestione dei figli, seppur con qualche resistenza in più al Sud, ma che comporta potenzialmente grandi problemi qualora i due genitori, invece di pensare al bene del minore, lo usino per farsi la guerra.
«Il recente caso di cronaca del bambino di Cittadella prelevato con forza da scuola riaccende il dibattito sull’affido dei minori in seguito alle separazioni dei genitori. La fine di una significativa inversione di tendenza, tipica del passato, che assegnava alla madre, nella quasi totalità delle separazioni e dei divorzi.»
Anche in questo ci sono comunque piccole variazioni a seconda si parli di separazioni o divorzi: il ricorso all’affidamento condiviso viene adottato nel 92,9% delle separazioni consensuali e nel 71,8% di quelle giudiziali, per le quali cresce, invece, il peso dell’affido esclusivo alla madre del minore (24,1% contro il 6,3% registrato nelle separazioni con rito consensuale). Nelle cause di separazione giudiziale, inoltre, aumenta la quota degli affidamenti in via esclusiva al padre, pari al 2,5% a fronte dello 0,5% registrato nelle separazioni consensuali.
Nelle cause di divorzio, l’affidamento dei figli è spesso (circa il 74%) condiviso, ma in un caso su quattro (23,4%) il giudice preferisce l’affidamento materno.
Questo significa che permane una tendenza nella separazione: nel 2010 gli affidamenti condivisi sono stati circa l’80% nei divorzi consensuali, quota che scende al 62,4% nei divorzi con procedimento giudiziale. Così come accade per le cause di separazione, il rito di chiusura giudiziale vede la quota degli affidamenti condivisi notevolmente ridotta a vantaggio degli affidamenti concessi alla madre. Il fattore non-consensuale quindi premia, in modo diverso ma costante, la madre invece del padre. Bisogna anche aggiungere l’importanza della correlazione tra separazioni e affidi, dovuta anche al fatto che, contrariamente al passato, aumentano sempre più le coppie separate con figli minorenni: circa la metà (49,4%) delle separazioni, infatti, ha riguardato coppie con almeno un figlio minore.
Separazione e divorzio sono anche una spesa colossale, imputabile soprattutto alle spese per l’assistenza legale. Nei casi di separazione consensuale o divorzio congiunto, il costo medio complessivo per la consulenza legale è pari a 5.500 euro, cifra che si dimezza nel caso di un unico legale scelto dalla coppia. Nelle cause di separazioni o divorzi giudiziali, invece, il costo medio complessivo per l’assistenza legale cresce fino agli 8.500 euro per entrambi i coniugi coinvolti nella causa. Il “giro di affari” legato alle separazioni in Italia è pari a 343 milioni di euro.

domenica 28 ottobre 2012

I miti del matrimonio


I miti del matrimonio


Due coniugi litigano
Due coniugi litigano in A Lover Spurned di Mark Almond.
Il matrimonio è per sempre? Ildivorzio è un fenomeno sempre in crescita: si dice che in un’epoca tanto individualista sia difficile conciliare quello che uno è, le sue aspirazioni, all’interno di unacoppia che dovrebbe vivere nel bene e nel male, in salute e in malattia, in ricchezza e in povertà. L’unione coniugale presenta numerosi miti da sfatare, ma uno su tutti riguarda il tradimento: certo, se il proprio marito tradisce o se la moglie tradisce, difficilmente ci sono le premesse per dimostrare all’altro il proprio amore.
Quindi, la maggior parte dei divorzi a cosa è dovuta? Ironicamente si potrebbe rispondere che il divorzio è insito nel matrimonio, così come la morte fa parte della vita, ma in generale il matrimonio dovrebbe durare effettivamente finché morte non separi le due parti. Non è certo un invito a eliminare il coniuge con cui non si va d’accordo, ma a essere prudenti. La fine della maggior parte dei matrimoni è infatti dovuto a disaccordi.
Non si parla certo di casi limite, per questo serve sfatare i miti. Un altro di questi è che si deve fare tutto insieme. Un matrimonio unisce persone diverse tra loro, che avevano una vita antecedente alla loro unione, delle amicizie, degli hobby, un lavoro. Certo, il proprio coniuge non deve essere colui che si frequenta nei ritagli di tempo, ma si deve provare piacere nello stare insieme, questo va da sé. Tuttavia, non bisogna né dedicarsi completamente a lui, alienandosi dal proprio modo di essere, né dimenticare quanto sia fondamentale lasciare lo spazio al proprio uomo.
La sicurezza economica, infine, non è certo una garanzia di successo per il matrimonio. Può darsi che si finisca per trascurare casa e famiglia per inseguire i sogni di carriera, finendo per deludere il proprio compagno di vita sul piano umano. E soprattutto in molti casi si può rivelare controproducente lavorare insieme in un’azienda di famiglia: intanto si è portati a trascorrere insieme più tempo di quanto in realtà si vorrebbe, per mandare avanti una relazione in modo sano. E soprattutto non si riesce a volte ad affrontare le ingerenze dei famigliari del proprio coniuge, giungendo persino alla perdita della propria privacy.

venerdì 19 ottobre 2012

Un matrimonio nell’era digitale


Un matrimonio nell’era digitale


Sposa al computer
Una sposa e le sue nozze al computer.
Un matrimonio non è cosa facile da organizzare. C’è da pensare alla chiesa, al ricevimento, all’abito, alle eventuali damigelle, ai testimoni, ai parenti e agli amici, alle bomboniere, alle partecipazioni e quant’altro. Tuttavia, nell’era digitale, molti processi possono essere agevolati in qualche modo, in fondo anche l’etichetta si è adeguata alle nuove tecnologie. Per esempio, anche l’acquisto delle bomboniere può avvenire su Internet, magari per dare agli ospiti un ricordo fuori dagli schemi, come degli oggettini artigianali il cui ricavato va in beneficenza oppure qualcosa di assolutamente nuovo come delle boccettine contenenti la sabbia del Sahara.
Anche le partecipazioni di matrimonio possono usufruire della pratica di Internet, anche se bisogna ricordare delle regole di stile imprescindibili. Niente social network, il matrimonio è un fatto privato: meglio usare la mail, ma sempre rispettando una certa eleganza. È bene infatti che le partecipazioni non abbiano molti colori e che sembrino quasi scritte a mano con una precisa calligrafia. Se si realizzano comunque al computer, esistono tantissimi font eleganti che imitano la calligrafia stessa, quindi il gioco è fatto.
Anche la lista nozze può essere tenuta sotto controllo via Web. La si può compilare ad esempio utilizzando il servizio di MyRegistry.com, scegliendo i regali che si piacerebbe ricevere. Se invece si opta per la lista di nozze in agenzia viaggi, esiste il sito italiano Ilmioviaggiodinozze.it, che permette di caricare fotografie che potranno essere visionate dagli invitati al matrimonio e che forniscono una descrizione dettagliata della località che gli sposi vogliono raggiungere. E naturalmente consente agli sposi di avere un file scritto in cui ci sono tutti i nomi di coloro che hanno deciso di rendere indimenticabile la loro luna di miele.
In conclusione: perché non farsi aiutare dalla tecnologia nell’organizzazione? In un’era che consente anche di acquistare il proprio vestito da sposa on line (sempre se si hanno delle misure perfette) tutto può essere d’aiuto. L’acquisto dell’abito on line è particolarmente utile se si è deciso di essere affiancate da damigelle, che devono essere abbigliate tutte allo stesso modo e con le stesse scarpe, qualcosa che diventa piuttosto dispendioso e difficile se il processo viene svolto in un negozio
.

venerdì 13 luglio 2012

Il matrimonio in Italia


ISTAT: il matrimonio in Italia dura 15 anni

Che il matrimonio fosse un'istituzione in crisi si sapeva, ciò che forse è poco noto è quanto. La durata media di un matrimonio, infatti, è di quindici anni. E' quanto emerge dagli ultimi dati raccolti dall'Istat nel report "Separazioni e divorzi in Italia" riferito all'anno 2010. Un dato, quello dei matrimoni che finiscono, in continuo aumento che va considerato insieme al fatto che nel nostro paese ci si sposa sempre meno. Rispetto al 1995 le separazioni sono aumentate di oltre il 68% e i divorzi sono praticamente raddoppiati. "Tali incrementi - spiega l'Istat - osservati in un contesto in cui i matrimoni diminuiscono, sono imputabili ad un effettivo aumento della propensione alla rottura dell'unione coniugale".
Yahoo! Lifestyle - Il tradimento? Sempre meno causa di divorzi

Il picco di questa crisi avviene nella fascia d'età compresa tra i 35 ed i 44 anni
: nel 2010 sono infatti state registrate separazioni in cui la maggior parte dei componenti aveva mediamente 45 anni. Analizzando la distribuzione per età si nota che la classe più numerosa tra i separati, dunque, è quella tra i 40 e i 44 anni per i mariti (18.452 separazioni, il 20,9% del totale) e per le mogli (19.063 pari al 21,6%), mentre solo dieci anni prima il maggior numero delle separazioni ricadeva nella classe 35-39 anni.
Per quanto riguarda il divorzio, invece, l'età media è di 47 anni per i mariti e 44 per le mogli, valori "in aumento - spiega l'Istat - per effetto della posticipazione delle nozze verso età più mature e per l'aumento delle separazioni con almeno uno sposo ultrasessantenne". Il 68,7% delle separazioni e il 58,5% dei divorzi hanno riguardato coppie con figli avuti durante il matrimonio. L'89,8% delle separazioni di coppie con figli ha previsto l'affido condiviso, modalità ampiamente prevalente dopo l'introduzione della Legge 54/2006.
Yahoo! Lifestyle - Come avere un matrimonio felice: le 4 regole d'oro

A quanto pare gli Italiani preferiscono la separazione al divorzio; il dato rilevante è che le separazioni in Italia sono state 88.191 ed i divorzi 54.160. Nel 1995 si verificarono circa 158 separazioni e 80 divorzi ogni 1000 matrimoni, nel 2010, invece, si registrano 307 separazioni e ben 182 divorzi, sempre su 1000 matrimoni. Certo, il passo successivo alla separazione resta il divorzio vero e proprio. L'Istat riporta che su 100 separazioni pronunciate nel nostro paese nel 1998 poco più di 60 si sono concluse col divorzio.

Se, però, pensate a separazioni e divorzi sullo stile della "Guerra dei Roses" sbagliate: sono sempre di più i coniugi che si dicono addio in maniera pacifica e consensuale. Nel corso del 2010 si sono conclusi in questo modo pacifico l'85,5% delle separazioni. Vi è inoltre una certa differenza tra nord e sud: l'Istat rivela che la percentuale di separazioni giudiziali è più alta nel meridione e lo è ancor di più se i coniugi hanno un livello di istruzione basso. Nel 20,6% delle separazioni è previsto un assegno mensile per il coniuge (nel 98% dei casi corrisposto dai mariti). Questa è una quota che si alza nelle isole (24,9%) e nel meridione (24,1%), mentre nel nord si attesta al 17%. In quanto alle somme corrisposte gli importi medi sono più elevati al settentrione, dove la quota si aggira intorno a 520,4 euro mentre nel resto del paese si registra mediamente una quota pari a 447,4 euro. La casa viene invece assegnata alla moglie nel 56,2% dei casi.