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mercoledì 6 febbraio 2013

RIFIUTI COL TRUCCO. MAXI INCHIESTA DI PROCURA E GUARDIA DI FINANZA: 14 INDAGATI NEL SUD PONTINO


RIFIUTI COL TRUCCO. MAXI INCHIESTA DI PROCURA E GUARDIA DI FINANZA: 14 INDAGATI NEL SUD PONTINO
di Giovanni Stravato
Maxi inchiesta sugli appalti irregolari per i rifiuti solidi urbani nel sud della provincia: indagati l’amministratore della ditta CIC, poi Ego Eco, Vittorio Ciummo; gli ex sindaci dei Comuni di Fondi, San Felice Circeo, Ponza e Ventotene, rispettivamente Luigi Parisella, Giuseppe Schiboni, Rosario Pompeo Porzio e Vito Biondo; nove tra funzionari e dirigenti pubblici. In tutto 14 persone denunciate alla Procura della Repubblica di Latina dai finanzieri del Gruppo di Formia per frode in pubbliche forniture, falso e truffa ai danni dello Stato. Nel mirino degli inquirenti del maggiore Luca Brioschi il servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani nei quattro Comuni. Per le violazioni ipotizzate la Guardia di Finanza ha calcolato e segnalato alla procura regionale della Corte dei conti un danno erariale per oltre 7 milioni di euro. Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Giuseppe Miliano in collaborazione con la procura regionale della Corte dei Conti, consentono di ipotizzare che la CIC riusciva ad aggiudicarsi sistematicamente, con la compiacenza di funzionari e pubblici amministratori, importanti gare d’appalto per la raccolta e smaltimento dei rifiuti producendo autocertificazioni che attestavano – falsamente è poi risultato – la regolarità contributiva della ditta che invece era debitrice di oltre 6 milioni di euro verso gli enti previdenziali e di altri 7 all’erario. Inoltre, una volta vinta la gara, attraverso la presentazione di altra documentazione «infedele», questa volta attestante la regolare esecuzione del servizio, la ditta riusciva ad ottenere, con il placet dei responsabili degli enti, la liquidazione delle proprie spettanze.
I controlli sulla documentazione amministrativa e contabile dei quattro Comuni hanno riguardato gli appalti fino al 2007. Gli indagati sono ritenuti responsabili, in concorso tra loro, anche di avere causato un danno all'erario attraverso l’ingiusto profitto percepito dall’impresa vincitrice degli appalti. L’inchiesta della Guardia di Finanza di Formia è partita dal cosiddetto caso Minturno, scoppiato nel 2010 con arresti e sequestri: ipotizzando che il metodo CIC potesse essere stato applicato in altri Comuni pontini, anche per appalti precedenti, Procura e Guardia di Finanza hanno messo mano alla documentazione di Fondi, San Felice, Ponza e Ventotene dove l’impresa con sede a Roma e Cassino pure operava. Ne è scaturita l’indagine che ha portato alla denuncia, insieme a Ciummo, degli ex sindaci e dei dipendenti comunali. Mesi di controlli nei quattro Comuni e sulla documentazione agli atti che hanno portato gli inquirenti ad ipotizzare responsabilità sia di natura penale che contabile.
E SI RIVEDE LA CIC
di Graziella Di Mambro
La CIC (Clin Industrie Città) S.p.A. è un nome tra i più ricorrenti nel settore della gestione dei rifiuti per conto degli enti locali. Dietro questa sigla c’è lo stesso amministratore finito nei guai e ora sotto processo per la vicenda della truffa ai danni del Comune di Minturno sempre legata ai rifiuti. Si chiama Vittorio Ciummo ed è tra le 14 persone denunciate dalla Guardia di Finanza per frode in pubblica fornitura e truffa ai danni dello Stato in relazione al contestato danno erariale per 7 milioni di euro. Anche la CIC non è nuova a problemi di tipo giudiziario ed è uno dei motivi della trasformazione in Eco Ego. A dicembre del 2009 Vittorio Ciummo viene arrestato una prima volta per lo scandalo dei rifiuti a Minturno, ne seguirà un altro di provvedimento uguale, esattamente due anni più tardi e sempre per il reiterato comportamento che ha integrato il reato di truffa nella stessa città. Ma prima ancora Vittorio Ciummo era stato rinviato a giudizio con l’accusa di aver pilotato l’appalto dei rifiuti a Ponza in concorso con il sindaco dell’epoca (oggi denunciato per aver pagato servizi non effettuati da CIC) Pompeo Porzio e con il vicesindaco Gaetano Feola. La CIC si aggiudicò quell’appalto pur non avendo presentato certificati regolari relativi agli adempimenti fiscali e previdenziali. Su questo «episodio» avvenuto nel 2006 l’amministrazione di Minturno non ebbe nulla da dire, o forse ci fu una svista o più semplicemente, come viene contestato nel processo in corso davanti al Tribunale di Gaeta, fece finta di non vedere e affidò il servizio a Ciummo, concedendogli anche aumenti per la differenziata che, invece, non veniva eseguita. Eppure il 2006 fu un anno terribile per la CIC. Allora la società risultava di proprietà di un altro imprenditore di Cassino, Franco Muscio, ma aveva gravissimi problemi e non riusciva a pagare i contributi INPS ai dipendenti né il Fisco, ma vinse comunque l’appalto sull’isola di Ponza. Negli stessi mesi a Minturno fiutano il pericolo e rescindono il contratto con la CIC, lasciando un periodo di prorogatio fino al 2008, anno in cui arriva il nuovo affidamento ad Eco Ego, ossia alla figlia legittima della CIC poiché ha lo stesso consiglio di amministrazione. Cioè il Comune di Minturno ha, di fatto, aspettato che la CIC si desse una ripulita. Però la CIC in quel periodo voleva fare qualcosa per attenuare i suoi problemi con l’INPS e scelse un paio di consulenti di Fondi, Masimo Anastasio Di Fazio e Riccardo Izzi, entrambi due anni dopo finiranno indagati nella super inchiesta Damasco che ha travolto il Comune di Fondi per accertato condizionamento esterno di tipo mafioso. Fu un momentaccio per tutti quel 2006: Di Fazio mentre era consulente della CIC subì anche alcuni attentati ma ovviamente non è stato mai provato alcun collegamento. Eppure proprio Di Fazio in un verbale sit (sommarie informazioni) fece cenno alla consulenza quasi a sottolineare la coincidenza o forse lo fece per depistare visto che, come accerterà la DDA un anno dopo, aveva anche altri «problemi». Ad ogni buon conto la consulenza di Anastasio Di Fazio per la CIC non va bene perché in cassa non ci sono soldi, anche se la CIC aveva in essere circa 60 gestioni in altrettanti Comuni tra il basso Lazio e l’alto casertano. Per la CIC sembra finita. Subisce anche un attentato al deposito di Cassino, due camion vengono distrutti da un rogo doloso nel 2008. Quello stesso anno nasce Eco Ego e inizia a lavorare a Minturno, una città in cui si ipotizza che già nel 2007 siano stati portati rifiuti dalla Campania e abbandonati in un deposito comunale. Ma su questo non sono mai state trovate prove concrete. E forse è solo una storia di rifiuti rimandata a domani. O dopodomani.

mercoledì 19 settembre 2012

Sud Pontino: L’antimafia militante e le collusioni con la criminalità organizzata


L’antimafia militante e le collusioni con la criminalità organizzata
La vicenda del Consorzio Icaro che ha coinvolto anche Formia
NELLE terre di camorra casalese
spesso il confine tra l’antimafia militante e le collusioni con la criminalità organizzata diventa labile. E
la dimostrazione è stata quella che è
successo con il Consorio Icaro, il
colosso campano dei servizi sociali
che raggruppa ben centoundici cooperative del settore, con sede a Santa Maria Capua Vetere (Caserta) e
soci sparpagliati tra la Campania, il
Lazio e la Liguria. Fino a poco
tempo fa ha gestito beni confiscati
alla camorra, dopo aver organizzato
in passato iniziative in collaborazione con Libera. Anche la città di
Formia ha avviato un rapporto con
questo consorzio affidandole il servizio di assistenza domiciliare nel
comune di Formia nell’u l t im o
triennio (scaduto il 30 giugno scorso). A quella data l’amministrazio -
ne stava pensando di prorogare l’at -
tività. Ma quando sul Consorzio
Icaro è piovuta una informativa atipica antimafia, dirigenti ed amministratori di Formia sono corsi ai ripari. «Si informa – era scritto nella
nota del Prefettura di Napoli – che
p   r e   s   c   i n   d   e   n d   o
da responsabilità penalmente
rilevanti, secondo il Gip di Napoli, le associazioni a cui erano
stati affidati i
beni confiscati a
Pignataro Maggiore, tra le quali il consorzio
Icaro, presieduto da Capitelli
Gabriele, si sono distinte per la
totale inerzia, permettendo così ai
clan di camorra, e in particolare al
clan Lubrano-Ligato, di continuare
a ricavare dagli stessi delle rendite,
benché tali patrimoni fossero formalmente annessi al patrimonio indisponibile del Comune ed affidati
alla loro gestione». Immediata la
richiesta alle Prefetture di Latina,
Napoli e Caserta di urgenti informazioni e subito dopo l’interruzio -
ne del rapporto, per rispondere
«pienamente all’esigenza di prudenzialità e di vigilanza sul terreno
degli appalti e della piena legalità e
trasparenza degli stessi». Il Consorzio nel frattempo ha rinunciato alla
gestione dei beni confiscati Aria
Nova, in via Vicinale Torre dell’Or -
tello, e Villa Ligato, dove è nata la
Fattoria Didattica Cento Moggi.
Entrambi a Pignataro. Non tutti i
comuni che avevano avviato rapporti con il Consorzio hanno fatto la
stessa scelta di Formia. Altre amministrazioni invece hanno prorogato
le delibere di loro competenza. E
dappertutto si è acceso un dibattito
tra favorevoli e contrari, perché Icaro ha ramificazioni e contratti su
quasi tutto il territorio napoletano e
casertano e perché il contenuto
dell’informativa prefettizia è scarno
e tutto viene rimesso alla discrezionalità della politica.
A destra
una foto
di Piazzetta
delle Erbe
dove
sono
i servizi
sociali
del comune
di Formia
I FATTI
L’amministrazione di Minturno ha già avviato la procedura
Ego Eco, contratto da rescindere
LA Ego Eco è l'azienda che in questo
momento è al centro dell'attenzione sia per
il processo in corso a Gaeta, sia per l'interdittiva antimafia emessa dalla Prefettura di
Napoli, con revoca dell'appalto a Torre del
Greco e sia per le lacune di un servizio
contestato un pò da tutti: cittadini e amministratori. L'interdittiva antimafia rilevata
dalla Prefettura di Napoli, andrà ad agevolare l'azione del Comune di Minturno, che
ha già avviato la procedura di rescissione del
contratto. A tal proposito alcuni amministratori si sarebbero già consultati con l'avvocato Vincenzo Colalillo, legale di fiducia
del Comune, per verificare quale strada
seguire per poter sciogliere il rapporto. Il
Comune ha già raccolto una fitta documentazione nella quale si rilevano le presunte
violazioni al capitolato di appalto, ma alla
quale ora si aggiunge anche il provvedimento emesso dalla Prefettura di Napoli. In
municipio non ci sono stati commenti ufficiali in merito da parte dell'amministrazione, che intende procedere seguendo un
percorso che non possa essere respinto nei
tribunali amministrativi, dove probabilmente la questione arriverà una volta che il
Comune deciderà di definire la questione
della rescissione.

Formia: Estorsioni, truffe e «soffiate» ai casalesi per gli omicidi


Tutti i resoconti del maxi processo a carico del mobiliere che guidava un clan
La rete di De Angelis
Estorsioni, truffe e «soffiate» ai casalesi per gli omicidi
QUEL che Michele Frongillo, sodale del clan Belforte di Marcianise fino al
suo «pentimento, potrà dire in aula contro Gennaro
De Angelis ha il sapore di
una amara scoperta. Perché Frongillo è uno di
quelli, insieme ai collaboratori Carmine Schiavone,
Dario De Simone, Franco
Di Bona, Luigi Diana, Augusto La Torre, Domenico
Bidognetti, Mario Masecchia, che Gennaro De Angelis dicono di conoscerlo
bene, lui, la sua banda, il
suo impero economico, il
suo potere, i suoi amici, le
sue case di Formia e Castrocielo (in provincia di
Frosinone), le sue donne,
le sue macchine. In più
Frongillo (che sarà sentito
in videoconferenza lunedì
mattina, alle 10, dal Tribunale di Frosinone) è uno
giudicato credibile anche
per le cose che ha detto a
proposito del traffico di rifiuti pericolosi dalla Campania al Lazio.
Il racconto
Il capitano del Noe di Roma, Pietro Rajola Pescarini
ha riferito in audizione alla
Commissione parlmentare
d’inchiesta sui rifiuti: «...
Michele Frongillo ci ha
detto che effettivamente
dal 1994 le aziende che
trattavano i rifiuti in Campania pagavano il suo clan
e quei soldi erano riciclati
in altre attività sempre connesse al ciclo dei rifiuti, nel
tentativo di ripulirli. Abb i a m o   s c o p e r t o   c h e
nell’ambito di queste operazioni era stata acquistata
a Roccasecca (Frosinone)
una società di compost, la
B i o c om,   c h e  a  b b i amo
provveduto a sequestrare,
arrestando i responsabili».
La Biocom trattava compost e l’impianto era stato
acquistato da Giuseppe
Buttone, cognato di Belforte, il capo dell’omoni -
mo clan di Marcianise.
Frongillo ha detto di essere
stato il cassiere dei Belforte fino a quando è stato
arrestato ed è diventato
collaboratore. La pubblica
accusa del processo a De
Angelis ritiene che possa
dire cose attendibili e interessanti. Per esempio potrebbe essere chiamato a
confermare (o meno) ciò
che ha già detto un altro
pentito, Luigi Diana, e cioè
di aver «visto De Angelis
versare pacchi di denaro
contante presso l’abitazio -
ne di Cirillo Berardo, a
Bidognetti Francesco e a
Zagaria Michele... De Angelis curava per conto del
clan dei casalesi anche attività estorsive poste in essere in danno di imprenditori che operavano sul territorio del Basso Lazio.
Gli amici nei Comuni
In particolare De Angelis,
grazie anche a delle amicizie che aveva con funzionari del Comune e di altri
uffici pubblici locali della
zona del Basso Lazio, sapeva con precisione le ditte
che si erano aggiudicate gli
appalti in dette zone. Sulla
base di queste conoscenze
aveva dei contatti con il
clan dei casalesi, contatti
finalizzati a richiedere a
questi interventi di affiliati
del clan che dovevano
compiere attività di intimidazione nei confronti degli
imprenditori allo scopo di
fermare i lavori.
Il pizzo
Le attività di intimidazione
andavano dall’incendio del
cantiere ad irruzioni all’in -
terno del cantiere, per fermare i lavori, all’esplosio -
ne di tritolo o volte a far
rinvenire materiale esplosivo. Dopo l’intimidazio -
ne, l’imprenditore locale
sapeva già che doveva rivolgersi al De Angelis per
continuare il lavoro e lui
rimarcando la sua estraneità consigliava l’imprendi -
tore di prendere contatti
con i casalesi. L’imprendi -
tore, sempre per il tramite
di De Angelis Gennaro,
veniva contattato dai casalesi o veniva accompagnato a Casapesenna, dove incontrava Michele Zagaria,
Pasquale Zagaria, Salvatore Nobis, a volte Diana
Antonio detto ‘marzulillo’
con i quali si accordava per
i pagamenti che di fatto
però venivano consegnati
nelle mani di De Angelis.
La Romania
«Mi risulta, in quanto ne
ho parlato nel 2000 in carcere con Nobis Salvatore
all’epoca detenuto insieme
a me, e con altri come
Diana Raffaele e Caterino
Giuseppe, che il De Angelis sta investendo soldi in
Romania, grazie anche
all’appoggio fornito da imprenditori suoi conoscenti
che già operano nel territorio rumeno».
Bardellino nel mirino
«Gennaro De Angelis - ha
detto ancora La Torre sentito dalla Dda di Napoli - è
stato anche disponibile
verso il sodalizio per commettere omicidi... mi accompagnò personalmente
a fare i sopralluoghi a Formia per rintracciare ed uccidere Ernesto Bardellino.
Anche allorquando venne
commesso a Formia l’omi -
cidio di un affiliato di Antonio Salzillo (ucciso a sua
volta alla periferia di Mondragone nell’aprile del
2009 ndc )  de t to
’Capocchione’ ed il
c o n t e s t u a l e   f e r imento di un altro
affiliato di ‘Capoc -
chione’, così come
mi spiegò Dario De
Simone che aveva
commesso l’omici -
dio a bordo di una
motocicletta insieme a Michele Zagaria, l’appoggio a
Formia venne garantito da Gennaro
De Angelis. Inoltre
Gennaro De Angelis organizzò insieme a me l’omicidio
di Sorvillo Francesco, Conte Maria
Grazia e Conte Antonio che avvenne
poi a Mondragone.
Si trattava di persone che abitavano a
Formia che avevan o  o s a t o   f a r e
un’estorsione a dei
cugini di ‘Sando -
ka n’ che, ovviamente, si rizelò....
mi rivolsi a De Angelis perché conosceva le vittime, le
loro abitazioni, le
loro abitudini, i lor o   s p o s t a m e n t i .
Gennaro De Angelis si impegnò in
attività di sopralluogo ma non riuscimmo a portare a
t e r m i n e   c o n  l u i
l’incarico. In seguito riuscii a commettere senza il suo apporto gli omicidi».
Graziella Di Mambro

sabato 25 agosto 2012

Antonio Turri: l’omicidio di Marino potrebbe innescare una guerra senza fine


La spietata analisi del presidente dell’associazione «I cittadini contro le mafie»
«E’ l’inizio di una mattanza»
Antonio Turri: l’omicidio di Marino potrebbe innescare una guerra senza fine
«DA Roma a Nettuno ,da Aprilia a Terracina i conti
dei clan si regolano a colpi di pistola». È il commento di Antonio Turri, presidente dell’associazione «I
Cittadini contro le mafie e la corruzione», appresa la
notizia dell’esecuzione del boss Gaetano Marino:
«Perchè stupirsi di questa ennesima esecuzione
mafiosa in una città del Lazio?», si domanda provocatoriamente Turri che prosegue: «Da trent’anni le
mafie hanno stabilito il oro avamposti operativi nel
basso Lazio e a Roma. Lo scorso 24 luglio, in pieno
centro ed in pieno giorno a Nettuno un commando,
probabilmente delle locali famiglie mafiose che
inquinarono quella amministrazione comunale, hanno ucciso in un agguato Modestino Pellino, 45 anni,
uomo di punta del clan napoletano dei Moccia per
regolare i conti e per far comprendere ai ‘v iv i ’ chi
comanda su quel territorio: cioè le famiglie calabresi
che da anni inquinano economia e politica dell’area.
Ad Aprilia, città fortemente condizionata dalla criminalità organizzata calabrese, siciliana, campana,
albanese, rumena ed autoctona, solo cinque giorni fa
veniva ritrovato gettato in
una discarica abusiva nella periferia della città, il
cadavere del 34enne rumeno Cristian Vasilu, assassinato con quattro coltellate. Oggi il farwest a
Terracina, terra dei clan
della camorra di Giugliano in Campania, terra del
clan Mallardo che investe
nel ciclo del cemento e
ne ll ’acquisto di grandi
aziende agricole sull’asse
via Flacca, via pontina, Roma Eur». Secondo Turri
«questo omicidio del boss dei boss degli scissionisti
napoletani è il probabile avvio di una nuova sanguinosa guerra di mafia. I boss campani, calabresi e
siciliani soggiornano stabilmente sulle spiagge dorate del Circeo e lungo il litorale romano, acquistano
ville lussuose e dimorano negli alberghi più esclusivi
di Ponza e Ventotene e
quando non tentano di
comprarsi tutto quello
che c’è da comprare continuano a gestire i loro
affari. Se invadono territori ed ambiti criminali
altrui, muoiono ammazzati». In questo senso, osserva Turri, non cofortano «i tagli operati a Dia e
reparti operativi delle forze di polizia sul territorio,
dal governo tecnico Monti. sarà probabile una mattanza che potremmo aspettarci nei prossimi mesi e che potrebbe riguardare un
confronto armato tra le diverse consorterie criminali
della capitale. Complice in questo caso la crisi che
a differenza di quanto sostengono alcuni, in determinati ambiti criminali, non favorisce accordi tra i
boss».