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giovedì 4 aprile 2013

ACQUA, LA TENTAZIONE PUBBLICA. IL CONSIGLIO REGIONALE DEL LAZIO DOVRÀ DISCUTERE LA PROPOSTA DI LEGGE POPOLARE ENTRO UN ANNO


ACQUA, LA TENTAZIONE PUBBLICA. IL CONSIGLIO REGIONALE DEL LAZIO DOVRÀ DISCUTERE LA PROPOSTA DI LEGGE POPOLARE ENTRO UN ANNO
Dieci anni di lotte senza quartiere tra i promotori della gestione privatistica dell’acqua e i detrattori del «sistema» dei grandi gruppi; e poi un referendum, processi in almeno dieci tribunali amministrativi, dibattiti, petizioni e adesso... si sta facendo strada l’idea che forse, per davvero, è possibile tornare indietro alla ripubblicizzazione delle risorse idriche. È quello che vogliono i Comitati civici e molte associazioni e partiti politici, compreso (buon ultimo) il Movimento Cinque Stelle. Ma, a sorpresa, ad un ritorno al passato, stanno pensando anche alcuni gestori privati come Acqualatina, magari apportando alcuni correttivi.
Intanto si fanno più stretti i tempi entro i quali la Regione Lazio dovrà prendere una sua decisione in merito alla gestione pubblica dell'acqua. Il conto alla rovescia è praticamente cominciato. Il nuovo Consiglio regionale appena insediato ha 365 giorni di tempo per discutere ed approvare la proposta di legge regionale sulla «Tutela, governo e gestione pubblica delle acque», approvata da 39 Comuni del Lazio e sottoscritta da circa 40.000 cittadini. Le delibere comunali approvate con la maggioranza dei due terzi obbligano infatti il Consiglio regionale a discutere entro un anno il testo, legiferando secondo quanto indicato nella proposta stessa, oppure ad andare a referendum propositivo regionale. Va ricordato che con il referendum nazionale di giugno 2011 è passato il no alla gestione privatistica nonché l’abolizione del profitto del 7% del capitale a beneficio delle imprese private coinvolte nel servizio, percentuale che, come si sa, è caricata sulle bollette. All’inizio del primo Consiglio regionale i comitati per l’acqua pubblica hanno consegnato a tutti i neo consiglieri il «kit dell'acqua», «uno strumento attraverso il quale affrontare le questioni legate alla gestione del servizio idrico nella direzione indicata dai cittadini, con il quale si richiede a tutti un incontro per la costituzione di un inter-gruppo consiliare sull'acqua». Inoltre al presidente del Consiglio, Daniele Leodori, sono state consegnate le firme a sostegno della proposta di legge regionale e gli è stato chiesto di avviare «immediatamente i lavori per la discussione della legge, affinché si giunga alla sua approvazione entro un anno, attraverso un percorso scadenzato di discussione pubblica e partecipata che permetta di affrontare insieme alle comunità locali le criticità della gestione del servizio idrico nella nostra regione». I comitati e le associazioni si aspettano in primis un maggiore controllo sul sistema di gestione dei servizi idrici lì dove sono stati affidati ai privati, principalmente nelle province di Latina e Frosinone.

lunedì 18 febbraio 2013

Frosinone, forte scossa di terremoto: trema anche Roma


Frosinone, forte scossa di terremoto: trema anche Roma

Tanta paura, ma nessun danno, stando almeno alle prime verifiche, per una scossa di terremoto di magnitudo 4.8 registratasi nella serata di ieri in provincia di Frosinone: la terra ha tremato alle 22.16 e molte persone si sono riversate in strada. Poco più di un'ora dopo, alle 23.24, c'è stata una seconda scossa, più leggera, di magnitudo 2.2-2.3. Il terremoto è avvenuto alla profondità di 10.7 chilometri ed è stato localizzato dalla Rete Sismica Nazionale nel distretto sismico dei Monti Ernici-Simbruini. I comuni più vicini all'epicentro, tutti in provincia di Frosinone, sono quelli di Sora, Isola del Liri, Castelliri, Broccostella, Arpino, Monte San Giovanni Campano e Pescosolido, oltre a Balsorano, in provincia dell'Aquila.
Centinaia le segnalazioni ai vigili del fuoco, soprattutto da parte di cittadini impauriti o che chiedevano informazioni. In particolare, momenti di grande paura e anche scene di panico si sono avute a Sora, dove in tanti hanno lasciato le prime abitazioni (o i locali pubblici dove molti erano riuniti per la partita Roma-Juventus) e si sono precipitati all'aperto. I telefoni, per diversi minuti, sono rimasti isolati. Qui e'stata disposta la chiusura di tutte le chiese a scopo precauzionale. Questa mattina sono iniziate le verifiche in tutti i venticinque luoghi di culto della città da parte di vigili del fuoco e protezione civile per stabilire eventuali danni.
Anche a Isola Liri non sono mancati momenti di grande paura, così come a Cassino e Pontecorvo. Una donna di 63 anni di Isola Liri, cardiopatica, si è sentita male forse per lo spavento nei minuti successivi al sisma ed è stata trasferita in codice rosso all'ospedale di Sora, dove è deceduta. "Abbiamo avuto tanta paura - dice un abitante di Sora- c'è stato un grande boato". Il sisma è stato avvertito in una vasta area, non solo del Lazio - anche a Roma sud, nel quartiere dell'Eur, e in alcuni centri della provincia, come Zagarolo - ma anche dell'Abruzzo, in particolare a Sulmona, Avezzano, e in tutto l'aquilano. Tra le altre località abruzzesi dove il sisma è stato avvertito, e dove la gente si è riversata in strada, Roccaraso, Raiano e Pescasseroli, nel Parco Nazionale dell'Abruzzo, Lazio e Molise, dove il comune ha allestito due strutture riscaldate per la notte. Il terremoto ha colpito una zona della Ciociaria nota per essere ad alta pericolosità sismica.
La scossa è stata abbastanza superficiale ed è questo il motivo per cui il terremoto è stato avvertito in un'ampia area, da Roma a Pescara. La zona del frusinate colpita dal terremoto è da tempo sotto la sorveglianza di sismologi: ha infatti cominciato ad attivarsi poco tempo dopo il terremoto dell'Aquila del 6 aprile 2009. "E' una zona ad alta pericolosità sismica che stiamo studiando con attenzione", ha detto il direttore del Centro Nazionale Terremoti dell'Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), Alessandro Amato. "E' una zona - ha proseguito - nella quale si trovano faglie attive note e nella quale sono avvenuti terremoti importanti nel passato". Le analisi sui fattori che hanno scatenato il terremoto di questa sera sono in corso. Quello che al momento si può dire, ha osservato Amato, è che i meccanismi presenti nell'area del frusinate sono analoghi a quelli dell'Appennino Laziale- abruzzese.
Un'altra scossa di terremoto, di magnitudo 3.7, è stata registrata alle 2 di notte nei pressi dell'Aquila. E' stata avvertita distintamente dalla popolazione. L'epicentro era a 16,6 km di profondità, nel distretto sismico del Gran Sasso. L'Aquila è ricaduta nel panico terremoto stanotte, dopo la scossa delle 2,00 di magnitudo 3.7, con altre due repliche di 2.3 e 2.7, con epicentro nel distretto del Gran Sasso, secondo la mappa Ingv. Il sisma è stato avvertito distintamente dalla popolazione aquilana, secondo le testimonianze dirette di chi è stato svegliato dalla scossa di questa notte. In molti hanno deciso di dormire in auto nonostante il freddo pungente. Molti altri hanno deciso di recarsi presso parenti o amici che vivono nei moduli abitativi, lasciando le loro case in muratura. I centralini dei Vigili del Fuoco e delle Forze dell'Ordine sono stati presi d'assalto dai cittadini che chiedono cosa devono fare. Secondo le prime informazioni, per i Vigili del Fuoco al momento non risultano danni a persone o cose. Su facebook il tam tam dei cittadini è in costante aggiornamento.
Sono cinquanta le verifiche svolte dai Vigili del fuoco nel corso della notte nel Frusinate, dopo la scossa di magnitudo 4.8 registrata dopo le 22. Controlli sono stati effettuati nei territori di Sora, Isola Liri, Settefrati, Castel Liri, Monte San Giovanni, Alvito, Fontechiari, Casal Vieri. Al momento non sono stati registrati danni. Solo in un caso a Sora, in via precauzionale, è stato disposto la non agibilità di un edificio. Proseguono con la luce del giorno le verifiche dei Vigili del fuoco, con una ricognizione dall'alto effettuata dagli elicotteri dei Reparti volo di Pescara e Salerno. Apprensione tra la popolazione ma nessun danno anche dopo la scossa di magnitudo 3.7 registrata alle 2 di questa mattina nella zona dell'Aquila.

sabato 3 novembre 2012

Accorpamento delle Province di Latina e Frosinone, occasione storica per il ritorno della Ciociaria

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03-11-2012

Accorpamento delle Province di Latina e Frosinone, occasione storica per il ritorno della Ciociaria

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato del prof. Michele Santulli

Sia nei media sia in qualche libro sono anni che teniamo desta l’attenzione sul concetto di Ciociaria e sul suo significato. In realtà di questa entità si fa l‘uso più diversificato e distorto pervenendo a due risultati ultimi: Ciociaria è solo la provincia di Frosinone e siccome la provincia di Frosinone grazie ai disamminastratori che l’hanno disamministrata e annichilita per decenni -grazie anche a noi cittadini che li abbiamo eletti- è perennemente tra gli ultimi capoluoghi d’Italia, allora una eventuale ‘ciociarizzazione dell’Italia’ o della ‘lingua italiana’ o di un ‘territorio’ è il male peggiore che possa capitare.

Cioè l’equazione è: Ciociaria=Frosinone, Frosinone ultimo o tra gli ultimi in Italia, quindi Ciociari ultimi del branco, perciò=’Fiorito’. Ora, grazie, o non grazie, all’attuale governo, i ciociari hanno davanti a loro una prospettiva e una occasione veramente, come si suol dire, storiche: la realtà è che Latina e Frosinone, stando alla nuova Legge, vengono accorpate, cioè il territorio diventa nuovamente uno, cioè quel territorio che per almeno cinquecento anni è stato effettivamente uno e singolo, ridiventa tale. Ecco perché occasione storica, quindi irripetibile. Non più dunque ancora due entità amministrative: territorio di Latina e territorio di Frosinone o chissà mai che cosa, bensì solamente: Ciociaria! Ora tutto è nelle mani dei due sindaci, di Latina e di Frosinone, i veri diretti interessati alla scomparsa di una delle due province: avere la sensibilità e la cultura della attuale contingenza storica e comprendere il fatto eccezionale quindi straordinario che si para loro davanti: dare al territorio l’unico nome unificante e ricompattante, al di sopra delle parti: il nome di Ciociaria. Questo nome non solo ristabilisce la vicenda storica ma riaffratellerebbe e riomologherebbe.

Senza parlare del fatto che eliminerebbe tutte quelle discussioni e amenità e insensatezze e diatribe che si andrebbero inevitabilmente ad innestare e innescare a proposito della preminenza o del ruolo di prima donna -perché di ciò si tratta- di LT o di FR. Si immagini, inoltre, che cosa sarebbero capaci di ingarbugliare i politici nostrani dei quali per decenza non facciamo nemmeno i nomi. I due sindaci, invece, coadiuvati dagli altri sindaci delle città più importanti, mi dà l’impressione che potrebbero affrontare la nuova realtà con mezzi dialettici e culturali più consoni e adeguati, nell’interesse generale. L’immenso territorio a Sud di Roma per secoli, prima fino al Garigliano e poi fino al Liri, si è chiamato Lazio, poi Campagna di Roma, poi nel 1800 Provincia di Campagna e di Marittima, poi a metà secolo Delegazione di Frosinone e Delegazione di Velletri, e poi ecc. La rottura e la frantumazione vere e reali di questo antico territorio avvenne con il Regime allorché si costituì la provincia di FR nel 1927 annettendovi i territori borbonici tra il Liri e il Garigliano e, qualche anno dopo, la costituzione di quella di Latina separando in due la regione. Il distacco dei territori di Colleferro, di Carpineto, di Segni ecc. nonché di quello delle località sui Simbruini (Subiaco, Olevano, Anticoli, ecc.) a beneficio della provincia di Roma, rappresentò il completamento della fine dell’antico territorio.

Ora i tre Sindaci, di FR di LT e di Roma, se consapevoli e consci della incredibile e inimmaginabile occasione -nonchè responsabilità- nelle loro mani, hanno la possibilità di mettere assieme sotto un solo nome tre entità, tra l’altro già unite per secoli da mille legami, e costituirne una sola col nome di: Ciociaria che, si badi bene, non equivale a un tornare indietro come se S.Pietroburgo la si volesse richiamare Leningrado o l’Iran tornasse a essere Persia o la Thailandia il Siam: l’umanità non ama tornare indietro. Infatti la Ciociaria è una proiezione del passato nel futuro: essa non è mai esistita come entità amministrativa o politica o geografica o di altra natura però è stata la regione ideale che dagli Appennini al Garigliano all’antica Via Appia ha tenuto e contraddistinto folkloricamente tutto il territorio. E questa realtà unificante è enorme; significa che il contadino o la ragazza di Itri o di Anticoli Corrado o di Sonnino o di Picinisco o di Alatri o di Olevano o di Sezze, a parte il dominatore comune che era il papato per quasi tutti, erano normalmente e si sentivano tutti uguali e affratellati in quanto, tra l’altro vestivano sostanzialmente allo stesso modo e calzavano le medesime calzature, ciò che è fondamentale e determinante ai fini della connotazione sociale di una comunità.

E a riprova, questa unità e unicità è documentata e provata da documenti e prove anche queste uniche e, possiamo dirlo, eccezionali: migliaia di opere pittoriche appese in tutti se non quasi tutti, i musei e gallerie del pianeta; per oltre centocinquantanni gli artisti pittori europei hanno dipinto e ritratto questa umanità di Cori, di Fondi, di Alvito, di Olevano, di San Germano/Cassino, di Sonnino, di Civita d’Antino, di Subiaco, di Bassiano, di Alatri lasciando a noi il compito, tra l’altro, di attestarne la uniformità e comunanza folkloriche generali, salvo ovviamente rarissime eccezioni. Quindi i tre sindaci in verità avrebbero facile giuoco, dal punto di vista culturale e storico!!!, a dare finalmente, per la prima volta nella Storia, la connotazione solo corretta e giusta a questo immenso territorio a Sud della linea Tevere-Aniene e fino al Garigliano e suo prolungamento fino a Minturno-Formia. Michele Santulli 

mercoledì 29 agosto 2012

Una provincia, due scali


Anche Frosinone ambisce allo scalo civile, ed ha un progetto da spendere
Una provincia, due scali
La guerra tra i due territori non avrà una «tregua con le ali»
ECCO un inatteso banco di prova per testare la
propensione dei ciociari e dei pontini all’unifica -
zione dei territori imposta dalla spending rewiev.
Due capoluoghi pretendono il diritto ad avere uno
scalo aeroportuale civile-commerciale, ma presto
saranno tutti e due parte di una sola provincia: non
resta che discuterne, scegliere la sede più opportuna e cooperare per portare a casa il risultato: uno
scalo aereo nella futura provincia del Lazio sud.
Più facile a dirsi che a farsi. Se qui da noi a Latina
le idee della politica sulla questione aeroporto non
sono troppo chiare, e registriamo fughe in avanti e
dissidenze forti all’interno dello stesso partito di
maggioranza, anche a Frosinone non scherzano. Le
cronache di Ciociaria Oggi riportavano ieri l’astio -
sa polemica che si è innescata tra l’ex Presidente
della provincia Francesco Scalia, sostenitore convinto della necessità di avere uno scalo civile a
Frosinone, e il suo successore, l’attuale Presidente
Antonello Iannarilli, che avrebbe tenuto fermo per
due anni l’iter per la valutazione ambientale
strategica del progetto che aveva già avuto l’okay
della regione.
In terra pontina la musica è più o meno la stessa.
Il presidente dell’amministrazione provinciale Armando Cusani è favorevole a riprendere la volata
sullo scalo commerciale a Latina Scalo, ma il suo
alleato Presidente del Consiglio provinciale, l’Udc
Michele Forte è di avviso diametralmente opposto.
Perfino l’assessore del Pdl Enrico Tiero ha assunto
una posizione divergente rispetto a quella di
Cusani, schierandosi nettamente contro il progetto
di riconversione del Comani. Aggiungiamo la
posizione tiepida dell’assessore regionale al Turismo Zappalà, Pdl anche lui, ed ecco un quadro
sconfortante sul carico di energie che il partito di
maggioranza può spendere sul fronte dell’aeropor -
to. In queste condizioni generali, il banco di prova
per creare un asse Latina-Frosinone sul discorso
dello scalo aeroportuale per la provincia del Lazio
sud può dirsi fallimentare prima di qualsiasi
verifica. In realtà, da una parte e dall’altra, nessuno
crede davvero alla fattibilità del progetto, né a
Frosinone né a Latina. E per una semplice ragione:
i politici locali che frequentano il Parlamento e la
Regione sanno quel che bolle in pentola per
Fiumicino, e preferiscono il basso profilo per
evitare brutte figure quando il ministero tirerà fuori
dal cassetto il Piano nazionale dell’aeroportualià.