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sabato 17 novembre 2012

Rapporto sulla sicurezza e sull'andamento della criminalita' nel Lazio, anche Latina tra le zone a rischio

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16-11-2012

Rapporto sulla sicurezza e sull'andamento della criminalita' nel Lazio, anche Latina tra le zone a rischio

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Quasi 20mila reati in piu' nella Capitale: tra il 2010 e il 2011 i crimini denunciati sono aumentati passando da 178.496 a 197.659, anche se sono comunque diminuiti rispetto al 2006 e 2007. In crescita anche i reati di violenza sessuale che dal 2006 al 2011 sono passati da 201 a 273, cosi' come quelli legati alla droga, da 15.937 a 23.465. E' quanto emerso dal 'Rapporto sullo stato della sicurezza e sull'andamento della criminalita' nel Lazio', presentato oggi dall'assessore a enti locali e sicurezza, ambiente e sviluppo sostenibile, politiche dei rifiuti della Regione Lazio, Giuseppe Cangemi.

Le zone piu' a rischio nel Lazio restano la fascia litoranea e la provincia di Roma e di Latina. "L'incremento omogeneo dei fatti criminosi nelle cinque province del Lazio - spiega Cangemi - e' legato, da una parte, ad un aspetto positivo della nostra societa': la presa di coscienza da parte dei cittadini dei propri diritti e della assoluta necessita' di denunciarne ogni violazione. Come nel caso dei reati contro la persona, massimamente nei confronti delle donne, reati che, storicamente, morivano nel silenzio delle mura domestiche".

"Dall'altra parte - continua Cangemi - ad un aspetto purtroppo sociologicamente inconfutabile: i periodi di crisi economica trascinano dietro di se' le difficolta', anche le piu' banali, di intere famiglie che, esasperate, ricorrono a stratagemmi per cercare di sbarcare il lunario. Prova evidente ne e' l'aumento delle rapine (+20%) e l'incremento del traffico e spaccio di stupefacenti (+25%). Un dato per tutti vale la pena di analizzare e riguarda la Capitale. Il numero complessivo dei reati denunciati in Roma si e' ridotto dai 221.370 del 2006 a 197.659 del 2011".

"In controtendenza il numero dei reati per danneggiamento che dal 2006 ha visto un aumento costante: da 15.937 del 2006 a 23.465 denunce del 2011. Fenomeno legato sicuramente alla movida romana e alla densita' della popolazione, ma anche al numero sempre crescente di raduni, cortei e manifestazioni cui, forse, qualcuno dovra' porre rimedio. Quantomeno interrogarsi", aggiunge l'assessore.

"L'incremento dei fatti criminosi - prosegue Cangemi - e' un aspetto della nostra societa' da considerare con molta attenzione. Proprio per questo, da quando abbiamo iniziato il nostro lavoro, circa due anni e mezzo fa', abbiamo voluto rendere operativo l'Osservatorio regionale sulla sicurezza. Questo secondo monitoraggio sull'andamento della criminalita' nel Lazio, dopo quello dello scorso anno che aveva passato sotto la lente d'ingrandimento il quinquennio 2006 - 2010, risulta essere di massima importanza per tutte le istituzioni impegnate nella salvaguardia del benessere e dell'incolumita' pubblica".

"Pur essendo un lavoro apparentemente asettico, una grande quantita' di numeri, il rapporto ha valenza statistica e ci ha permesso di creare una cosiddetta mappa del rischio della nostra regione, con una approssimazione a livello comunale e addirittura municipale. Lungi dall'aver risolto i problemi - conclude Cangemi - il rapporto nasce proprio dalla volonta' di fornire uno strumento operativo per analizzare le difficolta' ed intervenire con precisione scientifica. E' uno strumento di conoscenza ad uso delle Istituzioni e a beneficio dei cittadini».(Adnkronos)

mercoledì 12 settembre 2012

Lotta alla criminalità, stanziati oltre 250mila euro per Latina

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11-09-2012

Lotta alla criminalità, stanziati oltre 250mila euro per Latina

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"La lotta alla criminalita' nel Lazio deve essere vinta. Siamo pronti ad implementare gli strumenti operativi gia' messi in campo dalla regione Lazio con il 'Patto per il Lazio Sicuro'". Lo afferma l'assessore ai rapporti con gli enti locali e politiche per la sicurezza della Regione Lazio, Giuseppe Cangemi, partecipando alla riunione del Comitato per l'ordine e la sicurezza per discutere dell'emergenza criminalita' sul litorale laziale.

"Con il 'Patto per il Lazio Sicuro' - ha spiegato l'assessore Cangemi - abbiamo gia' stanziato oltre 250.000 euro in favore della Prefettura di Latina per il potenziamento del parco auto delle forze di polizia e per l'acquisto di materiale informatico". "Alla luce del recente intensificarsi delle attivita' criminali nella nostra regione, soprattutto sul litorale pontino, sintomatico l'omicidio del boss di Scampia, la Giunta Polverini e' sicuramente pronta ad ampliare il proprio impegno - conclude - assicurando l'azione congiunta e sinergica di piu' livelli di governo".(Adnkronos) 

martedì 21 agosto 2012

Criminalità, in Italia tornano a crescere i reati


Criminalità, in Italia tornano a crescere i reati: boom di furti, scippi e rapine

Nel 2011 tornano a crescere i reati, un aumento che sembra legato anche alla crisi economica visto il forte incremento di furti, scippi e rapine. Lo afferma il Sole-24Ore sulla base degli ultimi dati del ministero dell'Interno sui delitti denunciati all'autorità giudiziaria. Nel 2011, dopo tre anni di flessioni, c'è stata un'inversione di tendenza dei reati, con un +5,4% rispetto al 2010.
Più furti - I furti nelle case sono aumentati del 21%, arrivando a quota 205mila, mentre le rapine sono cresciute del 20,1%, superando la soglia di 40mila, "con i negozi che hanno sostituito le banche come bersaglio". I borseggi (134mila) e gli scippi (quasi 18mila) sono aumentati rispettivamente del 16% e del 24%.
Le città - Milano - sottolinea il quotidiano economico - ha l'incidenza più alta di reati in rapporto alla popolazione (7.360 ogni 100mila abitanti), seguita da Rimini (7.001), Bologna (6.914), Torino (6.763) e Roma (6.138). Milano è prima anche per il numero totale dei reati denunciati (quasi 295mila), seguita da Roma (257.434), Torino (155.701) e Napoli (133.153).

mercoledì 25 luglio 2012

Prov. di Latina, un quadro sempre più allarmante sulla criminalità


Nel dossier di Legambiente un quadro sempre più allarmante della provincia di Latina
Criminalità ecologica
Il business nel ciclo del cemento ma anche dei rifiuti
Il territorio pontino sale sul podio per diversi reati
IL QUADRO tratteggiato è
inquietante. Basta leggere
il dossier Ecomafia 2012 di
Legambiente, come anticipato anche dal nostro giornale nell’edizione del 5 luglio, e «pesare» i numeri
per capire che forse è anche
anacronistico parlare di infi l t r a z i o n i .
«La criminalità organizzata - spiegano da Legambiente di Latina - è radicata
e ha una forza economica
impressionante. Serve impegno e determinazione
dalla parte politica e dei
cittadini per dare un sostegno alla magistratura e alle
forze dell’ordine per liberare la provincia pontina dalla
morsa mortale delle mafie e
costruire una cultura della
legalità». Sembra un’im -
presa però dopo aver sfogliato il dossier. Un esempio? Nel ciclo del cemento
nel territorio pontino sono
204 le infrazioni accertate,
in Italia la provincia di Latina si colloca, rispetto alle
altre 103, al settimo posto
come quelle che hanno il
più alto numero di infrazioni in questo settore mentre
nel Lazio, la provincia pontina è al secondo posto con
una percentuale che si attesta al 3,1 per cento a livello
nazionale contro un 3,3 di
Roma. Anche nel ciclo illegale dei rifiuti la provincia
di Latina è sul podio è si
piazza in seconda posizione alle spalle della capitale.
Le infrazioni accertate sono
state 51 a fronte di 61 persone arrestate. E sempre nel
dossier un capitolo a parte è
stato dedicato anche al caso
della discarica di Borgo
Montello che dopo quella
di Malagrotta, come estensione, è la seconda del Lazio. Legambiente riporta le
dichiarazioni del pentito
Carmine Schiavone che ha
rivelato che la discarica è
stata utilizzata per interrare
rifiuti tossici provenienti,
secondo quanto ricostruito,
dalla nave dei veleni Zenoobia. «Schiavone - ricordano gli ambientalisti - afferma che nella discarica
sarebbero stati interrati dei
rifiuti radioattivi e che il
clan dei casalesi considerava quel sito zona loro. La
presenza di esponenti del
clan intorno alla discarica è
nota e provata, indirettamente anche dalle indagini
dell’Arpa che hanno rilevato livelli fuori norma di
inquinamento delle falde acquifere».
Proprio su questo fronte la Procura di
Latina ha aperto un’inchiesta e il caso
è già finito in Tribunale a Latina dove
si è svolta nei giorni scorsi l’udienza
preliminare davanti al gup Guido
Marcelli. Legambiente aveva presentato la richiesta di costituzione di
parte civile, così come la Provincia,
mentre il Comune di Latina e la
Regione Lazio sono rimasti al palo. I
tre imputati sono accusati di non aver
controllato la sicurezza degli invasi:
S1, S2, S3, e S0. «Mediante la mancata esecuzione di opere di impermeabilizzazione degli impianti anche
se le carenze strutturali - aveva contestato la Procura - erano note e hanno
determinato così fenomeni di fuoriuscita di percolato dai siti, che conteneva tra l’altro anche sostanze pericolose come piombo, zinco e rame». Le
responsabilità sono precise per gli
inquirenti. «Determinavano l’adulte -
razione e la contraffazione delle acque rendendole pericolose per la salute».
Legambiente nel suo dossier dedica
spazio al traffico di frutta e verdura e
di altri settori. «Nella zona di Latina
un’indagine del 2011 della Dia di
Napoli ha ricostruito gli investimenti
del clan Beneduce-Longobardi in alcuni settori criminali precisi, compreso quello edilizio, mentre a Minturno
due titolari di una ditta di costruzioni
erano stati costretti a versare ingenti
somme di denaro per poter lavorare.
Per vincere contro le mafie - concludono - è indispensabile sostenere la
magistratura e le forze dell’ordine,
collaborare con loro, mappare la complessa rete di investimenti economici
sospetti in provincia di Latina e promulgare norme chiare sulla trasparenza, sulle consulenze e sugli appalti
pubblici ma è anche indispensabile
restituire dignità alle istituzioni». Infine una considerazione sul caso Cusani.«La recente condanna a due anni
per abusivismo edilizio del Presidente
della Provincia di Latina Armando
Cusani e la sua interdizione dai pubblici uffici obbligano per dovere istituzionale e rispetto nei riguardi dei
cittadini stessi il presidente a rassegnare le dimissioni. Anche questa è
legalità e democrazia. Anche così si
combattono e vincono le mafie».
Per la cronaca Cusani non si è dimesso.