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martedì 28 maggio 2013
Il 'Cuore matto' ha smesso di battere, addio Little Tony
venerdì 24 maggio 2013
Addio a don Gallo, il prete degli ultimi. Sabato i funerali: sul feretro la Bibbia e la Costituzione
Addio a don Gallo, il prete degli ultimi. Sabato i funerali: sul feretro la Bibbia e la Costituzione
"Abbi fiducia nel Padre e segui le sue indicazioni". Il passo dall'Ecclesiaste sottolineato assieme all'art.1 della Costituzione, il fazzoletto dell'Associazione nazionale partigiani, la bandiera del Genoa e quella multicolore della Pace, un sigaro e un feltro nero posati su una bara di ciliegio raccontano le passioni di don Andrea Gallo, prete, anarchico, fondatore della Comunità di San Benedetto al Porto di Genova, icona e punto di riferimento di migliaia di persone che non avevano nulla da sperare. Gli 'ultimi', gli stessi che da ieri salutano nella piccola chiesa di San Benedetto quello che è stato un amico, una icona, un padre.
La coda davanti alla camera ardente non ha soluzione di continuità. Sono i 'suoi': Marco, il fabbro. Valentina, il portuale trans. Alberto, che non ci sta tutto con la testa e che si tormenta le mani guardando fisso il volto magro di don Gallo. Il saluto del prefetto di Genova Giovanni Balsamo, del governatore Claudio Burlando, del sindaco Marco Doria, del vicepresidente del Consiglio comunale Guerello, il padre di Carlo Giuliani, ucciso durante il G8 del 2001. Poi uno dopo l'altro, i suoi 'figli': ragazzi con i 'rasta' raccolti nel cappello giamaicano, le prostitute dei vicoli, i transessuali, qualche ex tossicodipendente. Franco, lo spazzino. Marco e Claudio, i portuali. La mamma ecuadoriana con un piccolino in braccio. Gente comune, gente di strada. Alla fine del giorno saranno più di 3 mila, a rispondere senza parole proprio a quel quesito dell'Ecclesiaste lasciato sulla bara di ciliegio: "a cosa serve fare il bene". Tutti firmano il piccolo registro lasciato in fondo alla chiesa. C'é chi scrive qualcosa: 'ciao Gallo, stai bene', 'continua a pensare a noi, don'.
E uno straziante "ciao don, ci vediamo presto" - Sul sagrato si intrecciano i racconti di chi con don Gallo viveva e di chi viveva per don Gallo: Domenico, che l'ha conosciuto più di 30 anni fa, Franco che nel 1970 lo portò a dir messa a San Benedetto. E' stato da quel momento che don Gallo pensò e costruì la sua 'casa degli ultimi'. L'ultimo saluto a don Gallo sabato prossimo. Le esequie, nella chiesa del Carmine dalla quale fu cacciato alla fine degli anni '60, saranno celebrate dal cardinale e presidente della Cei Angelo Bagnasco e da don Luigi Ciotti, padre di Libera. Le orazioni laiche saranno affidate a Moni Ovadia e al sindaco di Genova Marco Doria. Poi don Gallo tornera' per la sepoltura a Campo Ligure, lì dove è nato 84 anni fa. "Ha speso tutto quello che aveva e tutto quello che non aveva - racconta Valentina, portuale transessuale che sabato sarà nella chiesa del Carmine -. E' quello che ci ha insegnato. Don Gallo sapeva accogliere senza giudicare, senza chiedere nulla. Era un un sacerdote vero ma prima di tutto era un uomo libero". E adesso non c'é più: "Adesso riposa - ha detto Franco - e chissà cosa succederà quando lassù il don incontrerà Gianni Baget Bozzo".
lunedì 1 aprile 2013
Nuovo lutto nel mondo della musica: è morto Franco Califano
Nuovo lutto nel mondo della musica: è morto Franco Califano
Dopo la scomparsa di Enzo Jannacci, ancora un lutto nella musica italiana. Franco Califano è morto nella sua casa ad Acilia. Malato da tempo, era nato nel 1938. Solo pochi giorni fa, il 18 marzo, si era esibito al Teatro Sistina di Roma.
Originario di Paganica in provincia di Salerno, ma nato a Tripoli, che allora era una colonia italiana, il 14 settembre del 1938, e cresciuto a Roma, città alla quale è rimasto sempre legatissimo, Franco Califano, o Er Califfo, come lo hanno sempre affettuosamente chiamato i suoi fans, ha lavorato fino all'ultimo tanto che stava per partire per un minitour la cui prima tappa doveva essere il 4 aprile a Porto Recanati, nelle Marche.
Nella sua lunghissima carriera è stato autore di canzoni indimenticabili come "La musica è finita", "Una ragione di più", "E la chiamano estate", "La nevicata del '56''. Ha scritto per Mina, Ornella Vanoni, Mia Martini, Renato Zero, Bruno Martino. E tantissimi sono stati anche i successi come cantautore, da quella che è stata un po' il suo manifesto, "Tutto il resto è noia" ("La canzone che mi rappresenta di più"), a 'La mia liberta'', "Io nun piango". Personaggio di grande popolarità, di fatto Califano è stato una figura atipica della canzone italiana, una sorta di chansonnier alla francese, radicatissimo nella tradizione culturale e musicale di Roma.
E la sua è stata una vita da romanzo, in cui non è mancato il carcere, con un primo arresto nel 1970, coinvolto insieme con Walter Chiari (poi assolto) in una vicenda di droga e poi di nuovo nel 1983, di nuovo accusato di possesso di stupefacenti e in questo caso anche di armi nella vicenda che vide in manette anche Enzo Tortora (assolto con formula piena e caso emblematico di mala giustizia). Durante quest'ultima esperienza carceraria anzi ha scritto 'Impronte digitali', album che si basa soprattutto su esperienze di quel periodo. In entrambi i processi è stato comunque assolto. E lo ha ripetutamente ricordato sia nei libri sia nelle interviste.
Musicista prolifico, si è però cimentato anche come scrittore e saggista con opere come 'Ti perdo - Diario di un uomo da strada' ,' Il cuore nel sessò, 'Sesso e sentimento' e 'Calisutra - Storie di vita e casi dell'amore raccontati dal maestrò. Del 2008 è, invece, l'autobiografia "Senza Manette", scritta a quattro mani con Pierluigi Diaco, che oggi piange "l'amico e il complice di tante notti in radio". Attaccatissimo al suo personaggio di disincantato amante latino, un po' cinico e un po' romantico, sempre pronto a vantare le sue conquiste femmilini, il Califfo è stato anche interprete di fotoromanzi e attore cinematografico in Sciarada alla francese (1963), Gardenia, il giustiziere della mala (1979), Due strani papà (1983) con Pippo Franco, Viola bacia tutti (1998) e Questa notte è ancora nostra (2008). Ha partecipato tre volte a Sanremo, l'ultima nel 2005 con Non escludo il ritorno, scritta con i Tiromancino.
Originario di Paganica in provincia di Salerno, ma nato a Tripoli, che allora era una colonia italiana, il 14 settembre del 1938, e cresciuto a Roma, città alla quale è rimasto sempre legatissimo, Franco Califano, o Er Califfo, come lo hanno sempre affettuosamente chiamato i suoi fans, ha lavorato fino all'ultimo tanto che stava per partire per un minitour la cui prima tappa doveva essere il 4 aprile a Porto Recanati, nelle Marche.
Nella sua lunghissima carriera è stato autore di canzoni indimenticabili come "La musica è finita", "Una ragione di più", "E la chiamano estate", "La nevicata del '56''. Ha scritto per Mina, Ornella Vanoni, Mia Martini, Renato Zero, Bruno Martino. E tantissimi sono stati anche i successi come cantautore, da quella che è stata un po' il suo manifesto, "Tutto il resto è noia" ("La canzone che mi rappresenta di più"), a 'La mia liberta'', "Io nun piango". Personaggio di grande popolarità, di fatto Califano è stato una figura atipica della canzone italiana, una sorta di chansonnier alla francese, radicatissimo nella tradizione culturale e musicale di Roma.
E la sua è stata una vita da romanzo, in cui non è mancato il carcere, con un primo arresto nel 1970, coinvolto insieme con Walter Chiari (poi assolto) in una vicenda di droga e poi di nuovo nel 1983, di nuovo accusato di possesso di stupefacenti e in questo caso anche di armi nella vicenda che vide in manette anche Enzo Tortora (assolto con formula piena e caso emblematico di mala giustizia). Durante quest'ultima esperienza carceraria anzi ha scritto 'Impronte digitali', album che si basa soprattutto su esperienze di quel periodo. In entrambi i processi è stato comunque assolto. E lo ha ripetutamente ricordato sia nei libri sia nelle interviste.
Musicista prolifico, si è però cimentato anche come scrittore e saggista con opere come 'Ti perdo - Diario di un uomo da strada' ,' Il cuore nel sessò, 'Sesso e sentimento' e 'Calisutra - Storie di vita e casi dell'amore raccontati dal maestrò. Del 2008 è, invece, l'autobiografia "Senza Manette", scritta a quattro mani con Pierluigi Diaco, che oggi piange "l'amico e il complice di tante notti in radio". Attaccatissimo al suo personaggio di disincantato amante latino, un po' cinico e un po' romantico, sempre pronto a vantare le sue conquiste femmilini, il Califfo è stato anche interprete di fotoromanzi e attore cinematografico in Sciarada alla francese (1963), Gardenia, il giustiziere della mala (1979), Due strani papà (1983) con Pippo Franco, Viola bacia tutti (1998) e Questa notte è ancora nostra (2008). Ha partecipato tre volte a Sanremo, l'ultima nel 2005 con Non escludo il ritorno, scritta con i Tiromancino.
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venerdì 22 marzo 2013
Bus del Cotral impazzito in Via Vitruvio: l’autista morto d’infarto
FORMIA, UOMO INVESTITO A VINDICIO
Bus del Cotral impazzito in Via Vitruvio:
l’autista morto d’infarto

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PANICO IN VIA VITRUVIO - Un altro incidente stradale si è verificato ieri sera intorno alle 19 lungo Via Vitruvio dove un bus del Cotral ha seminato il panico: il mezzo ha sbandato in un’ora di traffico intenso sul corso principale della città del Golfo e ha travolto quattro auto parcheggiate. Solo quando il grosso mezzo si è fermato se ne è compresa la causa: l’autista un uomo di 54 anni di Minturno era morto improvvisamente per infarto mentre era alla guida. La strada centrale di Formia è rimasta chiusa al traffico per oltre due ore.
sabato 17 novembre 2012
Maenza: Cacciatore morto, interrogato l’amico che per errore gli ha sparato
Cacciatore morto, interrogato l’amico che per errore gli ha sparato
IL DRAMMA della famiglia di Pietro Rossi si addiziona a quello della famiglia dell’amico carissimo
che, per errore, gli ha sparato. Walter Lauretti, trenta
anni, di Sonnino, condivideva con l’imprenditore di
Priverno la passione per la
caccia. Da giovanissimo,
anche Walter, che di mestiere fa il carpentiere, aveva preso la licenza da caccia. Oggi il ragazzo piange,
disperato. Lo assiste l’av -
vocato Angelo Palmieri. La
sera dell’incidente - avvenuto in località «Anime
Sante» di Priverno, al confine con il territorio di
Maenza - il giovane è stato
interrogato per tre ore presso la caserma di Priverno,
dai carabinieri di
P r o s s e d i , a l l a
presenza del maresciallo Maurizio Colorito, del
capitano Angelo
Bello, e dell’av -
vocato Palmieri.
Il giorno prima i
tre cacciatori - Pietro Rossi,
il genero Federico Ciccateri
e Valter Lauretti - avevano
stabilito di andare a caccia
di uccelli il giorno dopo.
Nella tarda mattinata li aveva accompagnati la figlia di
Pietro, Jessica, con la sua
macchina. Da un certo punto in poi, i tre amici si erano
incamminati a piedi. Erano
dotati di ricetrasmittenti e
quindi potevano chiamarsi
a vicenda e darsi le rispettive postazioni. Così è stato.
Durante l’i nt er ro gat or io ,
Lauretti, secondo la ricos t ruz ione de l l ’ av voc a to
Palmieri, ha raccontato di
aver caricato il fucile a pallini perché l’obiettivo della
giornata era la piccola selvaggina, non i cinghiali. Ad
un certo punto, Pietro Rossi
avrebbe comunicato ai due
cacciatori di aver avvistato
un cinghiale che si trovava
all’interno di un fitto cespugliame. A questo punto,
Walter ha deciso di inserire
un pallettone nel fucile, al
posto dei pallini, considerata la stazza del cinghiale
che si sarebbe potuto presentare ai suoi occhi. Una
decisione che ha fatto scaturire la tragedia. Walter ha
sparato. Pietro Rossi ha
cacciato un urlo. Il primo
ad accorrere è stato Walter,
gli ha strappato la camicia e
si è reso conto della ferita
gravissima. Insieme a Federico, ha chiamato i soccorsi ed è stato lui ad indicare dove si trovava il corpo
esanime dell’amico. Oggi
sul caso è stata aperta
un’inchiesta di cui è titolare
i l sos t i tuto procur a tor e
Buontempo. Sul corpo di
Pietro è stata disposta l’au -
topsia.
Mina Picone
L’INTERVENTO
L’av v i s t a m e n t o
del corpo
dei Vigili
del Fuoco
E’ STATO il pilota
dell’elicottero dei vigili
del fuoco ad avvistare
nei pressi di un costone
d e l l a mo n t a g n a t r a
Maenza e Prossedi,
prospiciente «Le Farneta» di Maenza, il corpo esanime di Pietro
Rossi, che un’ora e
mezza prima era stato
d a t o p e r d i s p e r s o .
L’ e l i cot t e ro «Dr ago
57» dei vigili del Fuoco
del Nucleo elicotteri di
Ciampino aveva iniziato a perlustrare l’im -
pervia zona verso le
14.10 circa; l’avvista -
mento era avvenuto un
quarto d’ora dopo. Notevoli le difficoltà incontrate dalla squadra
«3A» dei vigili del
Fuoco di Terracina,
guidata dal caposquadra Daniele Mercuri,
formata da cinque uomini, attivatasi nella ricerca del disperso verso le 13. Sono stati gli
specialisti del «Saf» -
Nucleo provinciale di
soccorso alpino fluviale - a recuperare Pietro
Rossi, calando un vigile che ha operato, con
particolari tecniche di
intervento, e il medico
del 118. Lo stesso sanitario ha accertato immediatamente il decesso dell’uomo. Il corpo
di Pietro Rossi è stato
imbracato e sollevato
con una specifica
rella; quindi è stato issato sull’elicottero mediante l’ausilio del verricello. Subito dopo,
Pietro Rossi è stato
portato a valle. Qui, dopo l’accertamento del
decesso, si è atteso l’ar -
rivo del magistrato di
turno per l’autorizza -
zione alla rimozione
della salma, autorizzazione concessa ai Carabinieri intervenuti sul
posto da parte dello
stesso magistrato. Dopo di che la vittima del
tragico incidente è stato portato presso l’obi -
torio per i successi
adempimenti di rito e
per l’accertamento delle cause che hanno provocato il decesso. L’in -
tervento dei Vigili del
Fuoco di Latina e degli
specialisti Saf si è concluso alle ore 17.30.
M . P.
l’incidente sui lepini
Nella foto
a sinistra
la zona
impervia di
«Anime
sante», al
confine tra
il territorio
di Priverno
e Prossedi
dove è
avvenuto
l’incidente
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venerdì 26 ottobre 2012
Afghanistan, morto un alpino italiano. È il caporale di Sanremo Tiziano Chierotti di 24 anni
Afghanistan, morto un alpino italiano. È il caporale di Sanremo Tiziano Chierotti di 24 anni
con un'analisi di Gianandrea Gaiani e un reportage di Simone Lupo BagnacaniCronologia articolo25 ottobre 2012Commenti (23)
Il Caporale Tiziano Chierotti (Ansa)
E' il caporale Tiziano Chierotti la vittima dello scontro a fuoco di oggi a Bakwa in cui sono rimasti feriti altri tre militari. Lo riferisce lo Stato Maggiore della Difesa. Il caporale deceduto, ventiquattrenne originario di Sanremo, gravemente ferito all'addome, era stato trasferito dall'ospedale da campo di Farah alla struttura sanitaria di livello superiore di Camp Bastion per le cure del caso, ma si è spento per il repentino aggravarsi delle condizioni cliniche nonostante i tentativi di rianimazione. Non sono in pericolo di vita gli altri tre militari coinvolti nell'evento.
Secondo le prime ricostruzioni, spiega una nota, i militari italiani coinvolti erano impegnati in una attività di pattuglia nell'abitato del villaggio di Siav - a circa 20 km a ovest della base operativa avanzata «Lavaredo» di Bakwa, dove è basata la Task Force South East costituita dal secondo reggimento alpini - quando sono stati attaccati con armi da fuoco da un gruppo di insorti. La pattuglia - prosegue la nota - ha subito messo in sicurezza l'abitato di Siav per poi prestare soccorso ai feriti, i quali dopo meno di trenta minuti sono stati evacuati in elicottero presso l'ospedale da campo di Farah, dove sono attualmente ricoverati.
I soldati rimasti feriti oggi in Afghanistan fanno parte del secondo Reggimento Alpini, di stanza nella caserma di San Rocco Castagnaretta alle porte di Cuneo.
Ipotizzando il reato di attentato ai fini di terrorismo la Procura di Roma ha aperto un fascicolo d'indagine sul conflitto a fuoco che ha portato alla morte del caporale dell'esercito italiano. Gli accertamenti del caso saranno presto affidati al Ros dei carabinieri.
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha espresso il proprio cordoglio per la morte del militare italiano in un messaggio inviato ai familiari. E' quanto si legge in una nota del Quirinale: «Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, appresa con profonda commozione la notizia del grave attacco terroristico in cui ha perso la vita il caporale Tiziano Chierotti, mentre assolveva con onore i propri compiti operativi nell'ambito della missione Isaf in Afghanistan, in un messaggio ai familiari ha espresso, facendosi interprete del profondo cordoglio del Paese di fronte al tragico evento, i sentimenti della sua affettuosa vicinanza e della più sincera partecipazione al loro grande dolore».
«Nella tragica circostanza - prosegue la nota - il presidente Napolitano ha altresì chiesto al Capo di Stato Maggiore della Difesa, gen. Biagio Abrate, di rappresentare alle Forze Armate e all'Esercito in particolare i suoi sentimenti di cordoglio, di commossa solidarietà e di intensa partecipazione al dolore provocato dal proditorio attacco e di far pervenire il suo affettuoso incoraggiamento ai militari rimasti feriti».
«Nella tragica circostanza - prosegue la nota - il presidente Napolitano ha altresì chiesto al Capo di Stato Maggiore della Difesa, gen. Biagio Abrate, di rappresentare alle Forze Armate e all'Esercito in particolare i suoi sentimenti di cordoglio, di commossa solidarietà e di intensa partecipazione al dolore provocato dal proditorio attacco e di far pervenire il suo affettuoso incoraggiamento ai militari rimasti feriti».
domenica 2 settembre 2012
Incidente a Terracina, morto un ragazzo di 21 anni
Incidente a Terracina, morto un ragazzo di 21 anni
02/09/2012, di Redazione (online) (modificato il 02/09/2012 alle 4:40 pm).
La strada statale è rimasta chiusa fino alle ore 5.30 in entrambi i sensi di marcia. Sul posto il personale medico del 118, i vigili del fuoco, i carabinieri e la polizia che sta ricostruendo l’esatta dinamica dell’incidente.
L’altro conducente alla guida di una Bmw serie 1 ha riportato gravi ferite e risulta ricoverato in prognosi riservata presso il Fiorini di Terracina.
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