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sabato 22 giugno 2013

TERRA DI NESSUNO. LA PROPRIETÀ DEGLI INVASI DI BORGO MONTELLO E I SEGRETI

TERRA DI NESSUNO. LA PROPRIETÀ DEGLI INVASI DI BORGO MONTELLO E I SEGRETI
Ora che le discariche di Borgo Montello stanno per diventare ancora più grandi dei 50 ettari che già occupano, la storia di questi due siti restituisce altri misteri e soprattutto verità scomode sulla proprietà dei terreni. Un filo rosso che passa da Latina unisce i maggiori gruppi che si occupano di immondizia nel nostro Paese, Unendo della famiglia Colucci, Grossi e Cerroni. In qualche modo tutti guardano o hanno guardato a Montello, loro direttamente o società satellite. Una rete fitta e a tratti misteriosa ricostruita in un’inchiesta di Andrea Palladino pubblicata ieri su Il Fatto on line secondo cui la discarica di Montello si allarga sui terreni del gruppo De Pierro. Di chi si tratta? De Pierro ha comprato in blocco negli anni ‘90 la discarica di Montello dal fallimento Ecomont. Nel giro di qualche mese metà del patrimonio va a finire nelle mani del gruppo Grossi; restano fuori alcune aree che coincidono con gli antichi invasi, gli stessi che hanno tracimato percolato; quella parte dei terreni risulta ancora oggi intestata alla società La Capitolina che fa parte appunto della galassia di De Pierro. Esiste altresì un contratto di affitto siglato da EcoAmbiente la società che gestisce la parte della discarica in cui vanno i rifiuti di Latina, Anzio e Nettuno. De Pierro è uno, come ricostruito da Il Fatto, che ha avuto molti guai con la giustizia, società riconducibili a lui hanno ancora parte dei terreni di Montello mentre il contratto di affitto ad EcoAmbiente scadrà tra poco più di tre anni. In questi anni sulle due discariche di Montello, ossia quella di EcoAmbiente e quella di Indeco, ci sono state molte conferenze di servizi per i rinnovi dell’Aia e anche interventi di controllo. Come è possibile che nessuno si sia mai chiesto a chi appartengono i terreni, affittati per una delle discariche più importanti del centro Italia? In realtà dalle carte emerge anche di peggio. La Regione Lazio nelle sue ultime autorizzazioni attribuisce la proprietà dei terreni ad EcoAmbiente che invece è solo il conduttore per pacifica ammissione della stessa società che, infatti, continua a pagare l’affitto. Questo contratto e il fatto che ci siano ancora indagini sulle proprietà di De Pierro è una sorta di brutta lacuna in quella che dovrà essere la posta gestione (trentennale) della discarica una volta che questa sarà esaurita.

martedì 28 maggio 2013

INQUINAMENTO INARRESTABILE. LA RICHIESTA DEI CITTADINI DI BORGO MONTELLO: INDAGINE EPIDEMIOLOGICA PRIMA DI AMPLIARE LA DISCARICA

INQUINAMENTO INARRESTABILE. LA RICHIESTA DEI CITTADINI DI BORGO MONTELLO: INDAGINE EPIDEMIOLOGICA PRIMA DI AMPLIARE LA DISCARICA
C’è una preoccupazione più grande di quella di non riuscire (ancora) ad organizzare una seria raccolta differenziata nella provincia che pure investe otto milioni di euro l’anno con l’intento dichiarato di potenziarla. Ed è il timore che sia tardi per recuperare i danni ambientali già causati dalla discarica di Borgo Montello, nonché quelli che potranno derivare da un suo inevitabile ampliamento e dalla costruzione di ben due impianti di trattamento dei rifiuti solidi urbani. Ora i cittadini della zona chiedono un intervento degli enti locali che possa limitare gli effetti su ambiente e salute dei nuovi invasi e anche degli impianti in fase di realizzazione (uno già appaltato). Fino ad oggi il solo Comune di Latina, che è anche il più esposto per via della servitù delle due discariche, ha adottato una delibera che prevede la perimetrazione degli invasi. I cittadini della zona chiedono di più. Insieme ai Verdi, che in un documento invitano soprattutto la Regione Lazio a non procedere al rilascio di ulteriori autorizzazioni all’esercizio delle discariche «non conformi alla normativa vigente in materia, in particolare in relazione al conferimento dei rifiuti solidi urbani tal quali, ossia senza il pretrattamento imposto da sei anni dalla Commissione Europea». Ma soprattutto si chiede di «non procedere a nessuna nuova autorizzazione fino al completamento dell’indagine epidemiologica sulla popolazione che ha subito gli effetti nocivi della discarica» e di «non autorizzare impianti di qualsiasi genere al di sopra della necessità del territorio provinciale, considerato che il conferimento in discarica nei prossimi anni dovrà avvenire solo per la parte residuale del 65% di raccolta differenziata». In realtà la rete di impianti già autorizzata è sin da ora capace di garantire un’offerta di trattamento che è pari quasi al doppio delle esigenze attuali del territorio. Ed è una situazione dalla quale difficilmente si riuscirà a tornare indietro. Per capire: la capacità degli impianti autorizzati è pari a 580.000 tonnellate di rifiuti all’anno quando la «domanda» adesso è pari a 337.000 tonnellate annue ed è destinata a scendere perché oggi la raccolta differenziata è ferma a poco più del 20% e deve arrivare al 65%.

giovedì 24 gennaio 2013

RIFIUTI SPECIALI A GAETA, PRIMI INTERROGATORI


RIFIUTI SPECIALI A GAETA, PRIMI INTERROGATORI
Prendono il via questa settimana gli interrogatori sulla vicenda dei rifiuti ferrosi sequestrati più di un mese fa dentro al porto di Gaeta e ora oggetto di un’inchiesta per traffico internazionale di rifiuti speciali. Il gruppo interforze delegato dal sostituto Eleonora Tortora sentirà per primi i titolari delle aziende che hanno conferito i rifiuti tra la fine di novembre e il 18 dicembre, giorno del sequestro disposto dalla Procura per accertare se si trattava effettivamente solo di un deposito di ferro o c’erano anche altre sostanze in quantità tale da alterarne la tipologia. Stabilire la provenienza il più possibile esatta del materiale stoccato potrebbe essere un tassello fondamentale dell’indagine in corso. Le ditte coinvolte sono sei e i titolari sono indagati per traffico internazionale di rifiuti speciali, ma saranno sentiti anche gli autisti dei camion. Secondo l’ARPA Lazio il deposito di ferro contiene una percentuale di olio (che secondo le direttive comunitarie non potrebbe superare il 2%) e per questo vanno fatte ulteriori analisi sui contenitori a pressione ritrovati sul posto. Le analisi dell’Agenzia Regionale sono state consegnate in Procura la scorsa settimana.
I rifiuti dovevano essere caricati su una nave e portati in fonderia in Turchia ma al deposito attuale, di 2.800 tonnellate, mancano ancora circa mille tonnellate per completare il carico della nave che era stata prenotata dalla società acquirente, la Eri Metal Scrap con sede legale a Malta. Ulteriori accertamenti in questi giorni hanno riguardato i conducenti dei camion che hanno scaricato i rifiuti a Gaeta; a carico di alcuni di loro ci sono imputazioni importanti e per questo l’Ufficio Dogana sta svolgendo ulteriori verifiche incrociate su tutte le bolle di accompagnamento consegnate al momento dello stoccaggio del materiale poi sottoposto al sequestro.
TUTTI GLI INDIZI SULL’ARRIVO DI SOSTANZE TOSSICHE, DA BORGO MONTELLO A MINTURNO
Quanti rifiuti speciali «scappano» qua e là in provincia di Latina? Il calcolo preciso non è semplice.
Un giorno trovi fanghi dispersi lungo l’Ufente nel territorio di Pontinia; un altro un torrente (Ficoccia) di Aprilia diventa verde e un altro ancora improvvisamente si verifica una moria di pesci nei canali di Latina.
Sono tutte conseguenze di scarichi illegali e rifiuti speciali lasciati andare senza timore di controlli impellenti?
Non si può dire perché non ci sono prove, ma indizi che sul territorio arrivino rifiuti speciali e pure da fuori provincia ce ne sono a iosa. Il più eclatante ha riguardato Minturno: in una notte (del 2007) improvvisamente l’area temporanea di raccolta si è riempita di rifiuti, in una quantità e «qualità» tali che non potevano essere il frutto del solo conferimento dei cittadini di Minturno.
E infatti da quel «ritrovamento» è partita l’inchiesta che ha accertato la truffa in danno del Comune di Minturno il cui processo è tuttora in corso davanti al Tribunale di Gaeta e vede imputati dipendenti dell’ente e politici.
Un traffico di rifiuti speciali verso alcune aree meridionali della provincia di Latina è stato più volte ipotizzato e fortissimi dubbi ci sono anche su ciò che è stato conferito nei primi anni di esercizio della discarica di Borgo Montello che ha già prodotto l’inquinamento accertato delle falde acquifere soggiacenti (anche qui il processo sulle responsabilità dei gestori è in corso).
Negli invasi di Montello è finito quasi di tutto come si evince dagli atti dell’ultima Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti del Lazio che dedica alla discarica di Latina un intero capitolo che svela alcune scomode verità su come veniva attuato il conferimento dei rifiuti in quello che all’epoca dei fatti era un sito del Comune di Latina poi passato a imprese private che, in seguito a diverse modifiche societarie, sono le stesse che forse accoglieranno i rifiuti di Roma per smaltirli in appositi impianti che autorizza in gran fretta il Ministero dell’Ambiente.
DALLA TERRA DEI FUOCHI A QUI
Il sito La terra dei fuochi.it che da tempo si occupa dei roghi tossici di rifiuti in Campania offre una versione diversa e assai preoccupante della possibile provenienza del deposito di Gaeta, senza prove concrete ma con molta, molta esperienza in materia. Volentieri riportiamo l’articolo pubblicato sul sito.
In Campania e non solo, ad opera di organizzazioni criminali ogni anno vengono bruciate in modo barbaro tonnellate di materiali col fine di raccogliere e riciclare illegalmente ferro e metalli che ne derivano. Nei roghi tossici e illegali che ci avvelenano, finiscono non solo cose da smaltire, ma soprattutto utili da riciclare come parti e resti di autovetture, elettrodomestici e rifiuti speciali d'ogni sorta. Il sequestro di materiale ferroso avvenuto in questi giorni nel porto di Gaeta, molto probabilmente è riferibile a simili attività, poiché se non si è certi della provenienza è facile che tali materiali siano imputabili ad attività di recupero illecitamente condotte in spregio alla salute e all'ambiente, molte delle quali hanno la loro “base operativa” proprio qui da noi nella “Terra dei Fuochi”. Noi di La Terra dei Fuochi sono anni che lo abbiamo denunciato a ogni autorità competente. Le denunce precedenti alle nostre parlavano di situazioni legate a specifiche aree del territorio e/o a situazioni non sempre collegate tra loro. La nostra è stata la prima denuncia che ha inquadrato il fenomeno dei roghi tossici per la sua vera natura, ovvero definendolo come un vero e proprio “sistema criminale” usato e diffuso sul territorio regionale, dedito non solo allo smaltimento, ma soprattutto al riciclo illegale di questa tipologia di rifiuti. Pertanto, quand'anche qualcuno potesse immaginare che quella sulla banchina del porto è solo ferraglia arrugginita e quindi innocua, in realtà si sbaglia. La provenienza dubbia (da accertare) più eventuali segni di combustione sarebbero già indizi sufficienti dell'attività illecita e inquinante commessa a monte al fine di recuperare i metalli che ne derivano per avviarli così al riciclo in altre regioni o nazioni come materie prime secondarie.? Dove finiscono migliaia di tonnellate di metalli che ogni anno vengono ricavate illegalmente anche attraverso numerosi roghi tossici nella terra dei fuochi (??)? In tanti anni come è stato possibile per diverse Procure ignorare e sottovalutare un simile mercato illegale dai proventi milionari (??)? Chi è che ha interesse a coprire e depenalizzare questo tipo di reati, di fatto favorendo un vero e proprio commercio internazionale di materiali e rifiuti (??)

giovedì 17 gennaio 2013

ESPOSTO SUI TERRENI DELLA DISCARICA DI BORGO MONTELLO. LEGAMBIENTE: GIRANDOLA DI COMPRAVENDITE, INDAGHI LA PROCURA


ESPOSTO SUI TERRENI DELLA DISCARICA DI BORGO MONTELLO. LEGAMBIENTE: GIRANDOLA DI COMPRAVENDITE, INDAGHI LA PROCURA
Un esposto in Procura sulla girandola di compravendite di terreni attorno alla discarica, passati in pochi anni da imprenditori agricoli dell’agro aversano ai due gestori delle discariche, direttamente o tramite società controllate. Legambiente chiede che sia la Procura di Latina ad accertare se non ci siano interessi ulteriori dietro e se non sia il caso di approfondire i contratti in essere. Il sospetto è che dietro gli acquisti ci siano sempre gli stessi soggetti e che, alla fine, anche il decreto del ministro finisca per avvantaggiare (inconsapevolmente) interessi poco chiari.
Nell’esposto Legambiente parte da lontano, per l’esattezza dalla delibera del Comune di Latina che, una volta esecutiva, può impedire danni ulteriori dall’invaso di EcoAmbiente ma non può nulla contro eventuali ampliamenti anche industriali di Indeco, qualora questi fossero dati con i poteri commissariali. «Nonostante sia stata votata dalla Giunta comunale il 5 giugno e dal Consiglio comunale di Latina (anche dall’opposizione) il 28 dicembre scorso, la delibera contenente la perimetrazione e la variante urbanistica dei terreni agricoli interessati dalla discarica di Borgo Montello non è stata ancora pubblicata (come invece sarebbe obbligatorio), sull’Albo Pretorio online del Comune di Latina - scrive Marco Omizzolo di Legambiente -. Forse il “parto” non è ancora maturo? Nel frattempo, il 7 gennaio scorso, il ministro dell’Ambiente, nonché recente cittadino onorario del capoluogo pontino, ha firmato l’ormai famoso decreto che conferisce ulteriori poteri al commissario straordinario per l’emergenza rifiuti a Roma Goffredo Sottile: tra questi vi è quello di completare urgentemente le procedure in corso per l’autorizzazione degli impianti di trattamento meccanico biologico nel Lazio (TMB) e per favorire il recupero energetico dei rifiuti urbani; quest’ultimo passaggio vuol dire costruire altri termovalorizzatori tipo quello di Cecchina-Albano, che si trova ai confini con la provincia di Latina e che guarda caso è una ennesima gestione Cerroni-AMA-ACEA. Tra gli impianti TMB in fase di completamento autorizzativo presso la Regione Lazio, tra gli altri, ci sono quelli della Refecta di Cisterna di Latina, nonché quelli della Ecoambiente e della Indeco a Borgo Montello. Tali impianti, stante le indicazioni progettistiche, insieme a quelli già esistenti della Rida Ambiente ad Aprilia e della CSA a Castelforte, porterebbero la capacità di trattamento dei rifiuti che è circa il triplo della produzione complessiva annua nella provincia di Latina. E non serve sottolineare il fatto che quando un privato effettua un investimento, tipo costruire proprio un impianto di TMB, come un termovalorizzatore o una discarica, qualcun altro, cioè la politica, glielo deve garantire; magari continuando a dichiarare il contrario. E non ha alcuna importanza se quegli impianti saranno costruiti su terreni acquistati per tempo da persone provenienti e/o residenti a Casal di Principe o a San Cipriano d’Aversa».
Sull’iter delle delibere del Comune di Latina di salvaguardia del perimetro delle discariche anche gli Ecologisti Pontini chiedono ulteriori chiarimenti, in particolare si riferiscono alle azioni con cui sindaco e Giunta si sono impegnate a far applicare le nuove regole introdotte con delibera consiliare approvata all’unanimità, meno di un mese fa.

lunedì 14 gennaio 2013

GLI INTRECCI TOSSICI. CHI HA COMPRATO I TERRENI ATTORNO ALLA DISCARICA DI BORGO MONTELLO


GLI INTRECCI TOSSICI. CHI HA COMPRATO I TERRENI ATTORNO ALLA DISCARICA DI BORGO MONTELLO
di Graziella Di Mambro
È una landa nauseante di 50 ettari che non ha più nulla di quello che è stata, un borgo agricolo trasformato nella quarta discarica più grande d’Italia ed è destinata a crescere ancora. È Borgo Montello. E quel che diventerà domani non deriverà dal decreto del ministro dell’Ambiente italiano, ma dalla lungimiranza, dal potere di persuasione e dai soldi di alcuni gruppi economici riconoscibili, con dei beneficiari a sorpresa, personaggi vicini, vicinissimi al clan dei casalesi. Indirettamente questo dettaglio lo ha svelato l’ARPA Lazio, che quando è andata a fare i rilievi presso i pozzi piezometrici per stabilire il livello dell’eventuale inquinamento della falda acquifera ha indicato i punti di prelievo con «Coppola-Schiavone» e «Coppola2». I pozzi si trovavano al limitare della discarica e i terreni sono riferibili a Michele Coppola e Antonio Schiavone, entrambi di San Cipriano d’Aversa, il secondo inciampato in un’inchiesta da cui poi è uscito. In concreto sono due coraggiosi imprenditori che hanno acquistato un blocco di terreni a Montello alla fine degli anni 80 (quando la discarica era del Comune di Latina e i camion entravano allegramente con qualunque cosa a bordo, come è emerso in una recente audizione in Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti nel Lazio). Quei terreni erano tutti confinanti con gli invasi e a occhio e croce non potevano interessare ad altri che ai gestori, uno in particolare, la Indeco che ad un certo punto, dal 2008, comincia rastrellare ettari di terreno e acquista tramite Green Holding e Alice Acque (interamente controllata dallo stesso gruppo). Una ricostruzione dettagliata di questi passaggi di proprietà, fatta da Marco Omizzolo e Roberto Lessio di Legambiente, è stata presentata ieri mattina nel corso di una conferenza stampa cui hanno partecipato anche il responsabile provinciale di Libera, Fabrizio Marras, e Valentina Romoli di Legambiente Lazio.
Ancora tra il 2005 e il 2008, nel corso dei prelievi fatti dall’ARPA Lazio per verificare l’inquinamento dentro e fuori la discarica, i pozzi situati lungo via del Pero, ossia lungo il perimetro degli invasi, risultano indicati su aree «Coppola-Schiavone». Le aree diventeranno di proprietà di Green Holding della famiglia Grossi e della derivata Alice Acquedotti di lì a poco, nel 2009, quasi in contemporanea con l’autorizzazione di due nuove vasche delle discariche, una ciascuna a Indeco ed EcoAmbiente. Ma nei dintorni della discarica sono nati in questi anni anche piccoli edifici (cose da nulla), tutti su una piccola particella incastonata tra le proprietà ex Coppola Schiavone. E di chi sono? Di una s.r.l. romana, la Eco Latina Impianti, che fa capo al gruppo di Manlio Cerroni. Cioè: negli ultimi 15 anni due grossi gruppi economici, Cerroni e Grossi, hanno investito sui terreni attorno alla discarica che a detta di tutti i partiti politici doveva chiudere o diventare più piccola; oltre a loro hanno acquistato e poi rivenduto anche due signori di San Cipriano d’Aversa. E se, oggi, c’è qualcuno cui il decreto Clini non crea disagio sono queste persone fisiche e giuridiche, che, d’altro canto, hanno sempre avuto fiducia in una qualche redditività dei terreni «agricoli» di Montello. Ci hanno creduto solo loro. Tutti gli altri agricoltori vorrebbero scappare o almeno essere risarciti. Adesso sappiamo che ci crede anche il Ministero. Ed è tutto casuale.
LEGAMBIENTE E LIBERA: REALIZZATA UNA SANTA ALLEANZA SU QUEL SITO
Dopo aver messo sottosopra mezzo Catasto e il data base della Camera di Commercio quelli di Legambiente lo hanno detto, scritto: «In quel sito si è realizzata una santa alleanza in nome dell’immondizia e delle bollette applicate agli utenti per smaltirla. E restano delle domande inevase: cosa se ne fa Cerroni di quegli edifici che risultano in fase di abbandono, mentre ai confini pullulano iniziative per lo smaltimento dei rifiuti». Se, come appare quasi scontato, verrà accelerata la procedura di approvazione degli impianti di trattamento meccanico biologico, anche Indeco avrà la sua corsia preferenziale e nel giro di un anno sarà pronta per lo smaltimento dei rifiuti di Roma, come vuole il decreto. E se, come ha sottolineato ieri in consiglio provinciale il presidente Armando Cusani, i rifiuti di risulta del pre trattamento devono andare in una discarica il più possibile vicina, è chiaro che le aree più utili e immediatamente disponibili sono quelle degli stessi proprietari degli invasi attuali che dunque potranno chiedere e facilmente ottenere un ampliamento. Diventato anche necessario ora che arrivano i rifiuti di Roma. Ma cosa sarebbe successo se non fosse arrivato il decreto del ministro dell’Ambiente a rovinare la ineccepibile politica ambientale della Provincia di Latina? Nulla. O meglio, sarebbe passato il piano provinciale a ciclo chiuso, un sistema che prevede lo smaltimento fino all’ultimo chilo di tutti i rifiuti prodotti su questo territorio. In che modo? Possibilmente con la costruzione di un grosso impianto industriale, un termovalorizzatore, che per anni è stato al centro dei programmi della Provincia in materia di rifiuti. Il punto, non marginale, di questa alternativa è che l’impianto di termovalorizzazione sarebbe stato costruito praticamente sulla stessa area che comprende le proprietà e le aziende indicate come «Coppola-Schiavone» e «Coppola 2». Nello stesso periodo in cui avvenivano i passaggi di proprietà e l’acquisizione di Indeco, tramite le due partecipate milanesi Green Holding e Alice acque, l’amministrazione provinciale di Latina ha indetto il bando europeo per la realizzazione del termovalorizzatore, bando poi saltato. Si potrebbe definire un «affare sfumato» per i proprietari di quelle aree, che comunque adesso hanno l’opportunità di recuperare grazie al decreto Clini. In qualunque modo si sarebbe messa la storia dello smaltimento e del ciclo rifiuti, quei terreni di Montello valevano un tesoro. E sono proprio quei terreni a sminuire il valore politico, civile e amministrativo delle dichiarazioni che si stanno registrando in queste ore.

mercoledì 18 luglio 2012

Rifiuti tossici in discarica


    RIFIUTI TOSSICI IN DISCARICA
Audizione in Regione Lazio sui veleni di Borgo Montello

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La discarica di Borgo Montello

LATINA – “La Regione si costituisca parte civile nel processo contro i veleni di Borgo Montello e disponga un’indagine conoscitiva”. Lo ha chiesto Legambiente Lazio, questa mattina, nel corso dell’audizione che si è tenuta alla Pisana durante la commissione sicurezza ed integrazione sociale.
“Dalla Regione ci aspettiamo fatti concreti per rispondere alle sollecitazioni dei cittadini – ha spiegato  - La discarica di Borgo Montello potrebbe nascondere anche rifiuti tossici, come sembra emergere dalle parole del pentito di mafia Carmine Schiavone. Non possiamo accettare che i veleni rimangano nella discarica, si faccia subito chiarezza perchè il Lazio è al primo posto per i reati legati al ciclo dei rifiuti, lo abbiamo denunciato anche nell’ultimo rapporto Ecomafie, serve una reazione forte”. All’audizione hanno preso parte tra gli altri, Marco Omizzolo, coordinatore provinciale di Legambiente Latina.
Sul caso rifiuti interviene anche Filiberto Zaratti presidente della Commissione regionale della sicurezza. “C’è la volontà di tutte le istituzioni di andare fino in fondo nella vicenda mai chiarita che riguarda la possibile presenza di fusti tossici nel sito ‘S0’ della discarica di Borgo Montello – dichiara in una nota – dare il via agli scavi – aggiunge – è il primo atto che dà speranze ai cittadini affinché si faccia luce su una vicenda al centro di molti misteri”.
I Verdi attraverso il loro presidente Nando Bonessio, e il loro portavoce pontino Giorgio Libralato, hanno invece denunciato in una nota: “Da 7 anni, ovvero dal 2005, le falde acquifere di Borgo Montello risultano fortemente inquinate da metalli pesanti e presenza di anomale masse magnetiche, ma nonostante ciò, nessuna precauzione è stata attuata dalle istituzioni competenti. Ma le rivelazioni shock non finiscono qui, perché uno degli ex direttori della discarica di Borgo Montello ha dichiarato di non poter escludere la presenza di materiale radioattivo, e di fusti interrati provenienti dallo smaltimento illecito dei rifiuti organizzato dalla camorra”.