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mercoledì 30 luglio 2014

VOLEVA NUOVE SUPERFICI PER IL PASCOLO, ARRESTATO L’AUTORE DEGLI INCENDI BOSCHIVI

VOLEVA NUOVE SUPERFICI PER IL PASCOLO, ARRESTATO L’AUTORE DEGLI INCENDI BOSCHIVI
di Rita Cammarone
Arrestato il presunto responsabile degli incendi boschivi divampati l’estate scorsa a Maenza, località Le Rose. Si tratta di Roberto Frattarelli, 32 anni del posto. L'uomo si trova ora agli arresti domiciliari, disposti con ordinanza di misura cautelare emessa dal GIP del Tribunale di Latina in ordine al reato di incendio boschivo doloso ed eseguita, questa mattina, questa mattina dal personale forestale del Comando Provinciale di Latina, del NIPAF e del Comando Stazione del Corpo Forestale di Priverno.
L'inchiesta
Il provvedimento del Tribunale è scaturito dall'esito delle indagini dei forestali, coordinate dal PM Valerio De Luca. Gli accertamenti, scattati a seguito degli incendi boschivi sviluppatisi il 3 luglio e il 14 agosto 2013 a Maenza, si sono protratti diversi mesi ben oltre la fine della campagna AIB 2013, ed ha interessato diversi ambiti operativi: ad una prima fase di osservazione che ha riguardato l'area oggetto d'incendio, hanno fatto seguito diverse attività tecniche che hanno permesso di definire un chiaro quadro indiziario.
Gli indizi
Decisivo è stato però il rinvenimento, sul luogo degli incendi, di particolari ordigni costituiti da un fascio di fiammiferi tenuti insieme mediante nastro adesivo. Su tali ordigni, individuati attraverso il Metodo delle Evidenze Fisiche (procedimento che permette di ricostruire l’evoluzione di un incendio attraverso lo studio del suo comportamento e delle tracce lasciate, fino alla determinazione del punto di origine) ed accuratamente repertati, sono state effettuate ricerche di tracce organiche al fine di amplificarne il DNA e che hanno dato esito positivo. La traccia così individuata, confrontata con quella degli indagati tutti appartenenti alla famiglia dell'arrestato, prelevata da personale del Corpo Forestale, con il fondamentale ausilio di mezzi e personale della Polizia Scientifica della Questura di Latina, ha permesso di confermare l'ipotesi secondo la quale l'arrestato ha rilasciato delle tracce biologiche sul nastro adesivo dell'ordigno.
Il movente
Secondo gli inquirenti le motivazioni del gesto andrebbero ricercate nell'obiettivo di ottenere nuove superfici di terreno da destinare all'esercizio del pascolo, anche se in realtà le aree percorse dal fuoco sono interdette per legge dai 5 ai 10 anni a seconda del tipo di vegetazione andata distrutta.
Il precedente arresto in famiglia
Nel 2007 il fratello di Roberto Frattarelli, Gianni, è stato colpito da analoga misura cautelare per lo stesso tipo di reato. L’attività investigativa ha messo in evidenza una "strategia", che denota una pianificazione accurata del nucleo familiare in ordine a questo tipo di attività criminale. A distanza di sette anni, gli inquirenti hanno accertato, lo stesso modus operandi nel provocare gli incendi boschivi in quell'area e medesimo è stato l'esito dell'attività investigativa, dato che anche il precedente arresto di Gianni Frattarelli, avvenne grazie all’analisi del DNA. L’attività investigativa relativa agli incendi dell'estate scorsa, quindi, avrebbe messo in evidenza una "strategia", che secondo gli inquirenti denoterebbe una pianificazione accurata del nucleo familiare in ordine a questo tipo di attività criminale.
I dettagli dell'operazione
Nella tarda mattinata di oggi, presso il Comando Provinciale del Corpo Forestale dello Sato, si è tenuta una conferenza stampa sui dettagli dell'operazione che ha portato all'arresto di Roberto Frattarelli. Presenti: il vicecomandante regionale, primo dirigente Felice Di Lucente; il comandante provinciale, primo dirigente Giuseppe Persi; il comandante del NIPAF (Nucleo Investigativo della Forestale), commissario capo Vittorio Iansiti; il comandante della Stazione Forestale di Priverno, ispettore superiore Claudio Maceroni; gli agenti che hanno preso parte alle indagini. È stato messo in luce l'operato degli agenti impegnati sul territorio in cui si sono verificati i due incendi in questione e che hanno distrutto la vegetazione su una superficie complessiva di una sessantina di ettari di terreno demaniale. Attraverso la loro costante presenza in loco sono emersi i primi sospetti nei confronti di Frattarelli che, quindi, è stato posto al centro di un'attività investigativa più stringente. Con una Lancia Y, l'uomo era stato visto spesso spostarsi nella zona, in orari ben precisi. Motivo per cui lo stesso è stato sottoposto ad intercettazioni. Quando sulla scena del crimine sono state rinvenute le tracce organiche da cui è stato estratto un profilo di DNA, gli investigatori sapevano già con quello di chi avrebbero potuto confrontarlo. Autorizzati ad effettuare il tampone per il prelievo su Frattarelli, l'esito del confronto è stato positivo. Dunque, l'ordinanza cautelare degli arresti domiciliari eseguita questa mattina.
La collaborazione con il NIAB
Per le investigazioni scientifiche gli agenti del NIPAF di Latina si sono consultati costantemente con il NIAB (Nucleo Investigativo Antincendi Boschivi), ma a repertare sulla scena del crimine sono stati anche gli agenti "specialisti" del comando provinciale e del NIPAF. Nel corso della conferenza stampa di oggi, il commissario capo Iansiti, ha voluto ricordare l'assidua consulenza con il NIAB di Roma e in particolare con il sovrintendente capo Amato Patrone, venuto purtroppo a mancare a marzo scorso. Ed è proprio a lui che è stato dedicato l'esito positivo di queste indagini.
Il catasto delle aree percorse dal fuoco

I forestali sperano che l'arresto di Frattarelli serva da monito a coloro che, soprattutto in estate, non mostrano alcun scrupolo nell'incendiare la macchia e i boschi con conseguenze gravissime per l'ambiente. Ambiente che nel tempo può ricomporsi se lasciato per così dire in pace. A questo serve il catasto delle aree percorse dal fuoco che tutti i Comuni dovrebbero avere per poter escludere assegnazioni di queste aree anche al solo uso del pascolo. In mancanza i Comuni potrebbero avvalersi alla mappatura che la Forestale si è fatta attraverso i rilievi dall'alto e formalizzare gli atti attraverso apposite deliberazioni.

lunedì 18 marzo 2013

VIETATO RACCOGLIERE ASPARAGI. L’ORDINANZA DEL COMUNE DI MAENZA CONTRO LA RACCOLTA


VIETATO RACCOGLIERE ASPARAGI. L’ORDINANZA DEL COMUNE DI MAENZA CONTRO LA RACCOLTA
di Mina Picone
Vige dal 13 marzo il divieto di raccogliere asparagi nelle zone di Maenza attraversate dagli incendi nella trascorsa stagione estiva.
Lo ha stabilito un’ordinanza del sindaco della cittadina lepina, Francesco Mastracci, che ha limitato a un anno la durata del provvedimento, esteso, quindi, anche alla raccolta dei funghi nel prossimo autunno e a tutti i prodotti del sottobosco. Il sindaco ha chiesto ai cittadini la massima collaborazione e attenzione nell’attuazione del provvedimento che pone lo stop all’assalto selvaggio degli asparagi, ghiotto prodotto dei cespugli delle colline delle pianure lepine all’arrivo della primavera. Per i contravventori sono previste sanzioni amministrative da un minimo di 25 euro a un massimo di 500. L’amministrazione comunale di Maenza ha intenso adottare, di fatto, misure preventive contro gli incendi dolosi che si potrebbero di nuovo verificare. Gli atti deterrenti e dissuasivi dell’ente locale sono peraltro consequenziali a incendi già verificatisi e che hanno sconvolto il patrimonio arboreo di Maenza. Una misura a tutto rispetto e salvaguardia dell’ambiente quella assunta dal sindaco Mastracci che si è mosso in sinergia con le indicazioni e le valutazioni espresse dal Corpo Forestale dello Stato di Priverno con la nota dell’8 settembre scorso sulle finalità di profitto che acuiscono il fenomeno degli incendi, derivanti dalla raccolta dei prodotti del sottobosco sulle aree bruciate, zone di ricerca più ambite.

mercoledì 28 novembre 2012

DEPURATORE SOTTO STRESS A MAENZA


DEPURATORE SOTTO STRESS A MAENZA
di Mina Picone
Depuratore sotto stress a Maenza. Sotto accusa la pressione delle acque reflue dei frantoi. Aria inquinata all’intorno e riversamenti nella fognatura comunale che poi scarica a valle nell’impianto sono alcuni degli elementi segnalati che invitano l’amministrazione comunale a monitorare la situazione. L’impianto si trova lungo la strada Carpinetana ed è gestito dalla società Acqualatina che, in merito, non sembra avere alcuna responsabilità. Quest’anno è raccolta abbondante di olive a Maenza, come negli altri centri collinari lepini del resto. Pare che nell’impianto di depurazione entrino acque forti o di vegetazione che provocano alta tossicità. Il danneggiamento dunque non riguarderebbe una componente elettromeccanica facilmente riparabile in tempi certi, ma una biomassa viva che ad ogni scarico importante di acque di frantoio viene letteralmente annientata e, conseguentemente, dovrebbe essere riattivata. Molti residenti si sono rivolti alla società Acqualatina che avrebbe declinato ogni responsabilità. Sta di fatto che il depuratore è malfunzionante; emana odori sgradevoli e mette a rischio batteriologico i residenti limitrofi. I rischi, naturalmente, sono anche a carico di fauna e flora perché, successivamente, le acque non depurate dall’impianto vanno riversate nel canale sottostante che scorre per molti chilometri nella pianura. Una segnalazione sullo stato del depuratore è stata inviata anche al corpo forestale il quale avrebbe già fatto i dovuti riscontri. Secondo i residenti non esisterebbero dubbi sul fatto che gli scarichi nel depuratori sarebbero illeciti. Anche negli anni passati non sarebbero mancate denunce. Ogni volta che arriva la stagione della raccolta - dicono gli abitanti della zona - si è alle solite prese con il sovraccarico di acque reflue nel depuratore. Possibile che nessuno intervenga?

sabato 17 novembre 2012

Maenza: Cacciatore morto, interrogato l’amico che per errore gli ha sparato


Cacciatore morto, interrogato l’amico che per errore gli ha sparato
IL DRAMMA della famiglia di Pietro Rossi si addiziona a quello della famiglia dell’amico carissimo
che, per errore, gli ha sparato. Walter Lauretti, trenta
anni, di Sonnino, condivideva con l’imprenditore di
Priverno la passione per la
caccia. Da giovanissimo,
anche Walter, che di mestiere fa il carpentiere, aveva preso la licenza da caccia. Oggi il ragazzo piange,
disperato. Lo assiste l’av -
vocato Angelo Palmieri. La
sera dell’incidente - avvenuto in località «Anime
Sante» di Priverno, al confine con il territorio di
Maenza - il giovane è stato
interrogato per tre ore presso la caserma di Priverno,
dai carabinieri di
P r o s s e d i ,   a l l a
presenza del maresciallo Maurizio Colorito, del
capitano Angelo
Bello, e dell’av -
vocato Palmieri.
Il giorno prima i
tre cacciatori - Pietro Rossi,
il genero Federico Ciccateri
e Valter Lauretti - avevano
stabilito di andare a caccia
di uccelli il giorno dopo.
Nella tarda mattinata li aveva accompagnati la figlia di
Pietro, Jessica, con la sua
macchina. Da un certo punto in poi, i tre amici si erano
incamminati a piedi. Erano
dotati di ricetrasmittenti e
quindi potevano chiamarsi
a vicenda e darsi le rispettive postazioni. Così è stato.
Durante l’i nt er ro gat or io ,
Lauretti, secondo la ricos t ruz ione  de l l ’ av voc a to
Palmieri, ha raccontato di
aver caricato il fucile a pallini perché l’obiettivo della
giornata era la piccola selvaggina, non i cinghiali. Ad
un certo punto, Pietro Rossi
avrebbe comunicato ai due
cacciatori di aver avvistato
un cinghiale che si trovava
all’interno di un fitto cespugliame. A questo punto,
Walter ha deciso di inserire
un pallettone nel fucile, al
posto dei pallini, considerata la stazza del cinghiale
che si sarebbe potuto presentare ai suoi occhi. Una
decisione che ha fatto scaturire la tragedia. Walter ha
sparato. Pietro Rossi ha
cacciato un urlo. Il primo
ad accorrere è stato Walter,
gli ha strappato la camicia e
si è reso conto della ferita
gravissima. Insieme a Federico, ha chiamato i soccorsi ed è stato lui ad indicare dove si trovava il corpo
esanime dell’amico. Oggi
sul caso è stata aperta
un’inchiesta di cui è titolare
i l   sos t i tuto procur a tor e
Buontempo. Sul corpo di
Pietro è stata disposta l’au -
topsia.
Mina Picone
L’INTERVENTO
L’av v i s t a m e n t o
del corpo
dei Vigili
del Fuoco
E’ STATO il pilota
dell’elicottero dei vigili
del fuoco ad avvistare
nei pressi di un costone
d e l l a  mo n t a g n a   t r a
Maenza e Prossedi,
prospiciente «Le Farneta» di Maenza, il corpo esanime di Pietro
Rossi, che un’ora e
mezza prima era stato
d a t o   p e r   d i s p e r s o .
L’ e l i cot t e ro «Dr ago
57» dei vigili del Fuoco
del Nucleo elicotteri di
Ciampino aveva iniziato a perlustrare l’im -
pervia zona verso le
14.10 circa; l’avvista -
mento era avvenuto un
quarto d’ora dopo. Notevoli le difficoltà incontrate dalla squadra
«3A» dei vigili del
Fuoco di Terracina,
guidata dal caposquadra Daniele Mercuri,
formata da cinque uomini, attivatasi nella ricerca del disperso verso le 13. Sono stati gli
specialisti del «Saf» -
Nucleo provinciale di
soccorso alpino fluviale - a recuperare Pietro
Rossi, calando un vigile che ha operato, con
particolari tecniche di
intervento, e il medico
del 118. Lo stesso sanitario ha accertato immediatamente il decesso dell’uomo. Il corpo
di Pietro Rossi è stato
imbracato e sollevato
con una specifica
rella; quindi è stato issato sull’elicottero mediante l’ausilio del verricello. Subito dopo,
Pietro Rossi è stato
portato a valle. Qui, dopo l’accertamento del
decesso, si è atteso l’ar -
rivo del magistrato di
turno per l’autorizza -
zione alla rimozione
della salma, autorizzazione concessa ai Carabinieri intervenuti sul
posto da parte dello
stesso magistrato. Dopo di che la vittima del
tragico incidente è stato portato presso l’obi -
torio per i successi
adempimenti di rito e
per l’accertamento delle cause che hanno provocato il decesso. L’in -
tervento dei Vigili del
Fuoco di Latina e degli
specialisti Saf si è concluso alle ore 17.30.
M . P.
l’incidente sui lepini
Nella foto
a sinistra
la zona
impervia di
«Anime
sante», al
confine tra
il territorio
di Priverno
e Prossedi
dove è
avvenuto
l’incidente

venerdì 27 luglio 2012

Maenza: fiamme su Monte Acuto


In fiamme dieci ettari di bosco in località Monte Acuto

27/07/2012, di .
Dalle ore 22 di ieri sera si è sviluppato un incendio di vaste dimensioni a Maenza in località Monte Acuto. Sono intervenute prontamente due squadre dei vigili del fuoco del comando di Latina per un totale di 10 uomini con il supporto degli uomini della forestale di Priverno.
Sono andati in fumo oltre10 ettari di macchia mediterranea e sottobosco. Grazie al pronto intervento sono stati scongiurati danni alle persone, agli animali ed alle cose, in considerazione del fatto che nella vasta area dell’incendio si trovavano 7 abitazioni con persone al loro interno.
Il rogo si è sviluppato da ben cinque postazioni diverse, che poi ne hanno innescate altre due. Gli interventi sono proseguiti per tutta la notte anche con l’impiego di un mezzo aereo dei vigili e della protezione civile regionale.