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venerdì 22 marzo 2013

RIFIUTI LAZIO, L’ITALIA DEFERITA ALLA CORTE DI GIUSTIZIA UE


RIFIUTI LAZIO, L’ITALIA DEFERITA ALLA CORTE DI GIUSTIZIA UE
Via Ansa
Ieri la Commissione Europea ha deferito l'Italia alla Corte di Giustizia per il trattamento dei rifiuti nelle discariche della Regione Lazio, che non rispetterebbero le più basilari normative europee sullo smaltimento.
La notizia è arrivata ieri sera, ma non ha sorpreso nessuno: purtroppo questa ennesima figuraccia internazionale si è dimostrata inevitabile, a fronte anche del fatto che le garanzie date fino ad oggi sono decisamente insussistenti, visti i trascorsi degli ultimi 30 anni.
Secondo la Commissione Europea le discariche laziali “sono riempite con rifiuti che non hanno subito il trattamento prescritto dalla legislazione UE”.
Una violazione considerata gravissima, che nondimeno costituisce una grave minaccia per la salute umana e per l’ambiente; la novità è che la Commissione non mette sotto accusa solo la grande discarica di Malagrotta ma l’intero sistema di conferimento del rifiuti tal quale in discarica, ivi compresa la discarica di Borgo Montello a Latina.
Il deferimento alla Corte di Giustizia dunque non è dipeso solo dall’inferno di Malagrotta, ma proprio dal modo in cui nel Lazio i rifiuti vengono conferiti in discarica, dannoso, pericoloso, illegale; cosa che rende evidente che l’importanza di una battaglia sui rifiuti non dipende dal “dove” fare gli impianti, ma soprattutto dal “come” questi vengono realizzati, pagati, utilizzati, dal “come” i rifiuti vengono trattati dopo che escono dalle case dei cittadini.
Il ministro dell’Ambiente Corrado Clini commenta così la notizia: “Era una decisione prevedibile e direi anche giusta. Peccato che sia arrivata troppo tardi: dall’11 aprile non verranno più messi in discarica, a Malagrotta, rifiuti non trattati, e il sito sarà chiuso a giugno. Si è ormai avviato un percorso che porterà a risolvere la questione tra luglio ed ottobre. [...] Noi stimiamo che la raccolta differenziata a Roma, che oggi è al 30,2%, passerà al 40% a fine novembre, coprendo un’area della Capitale grande quanto Milano, e poi aumenterà ancora al 55% a fine 2014 e al 65% alla fine del 2015”.
Il decreto Clini tuttavia non risolve le gravi criticità che la Commissione Europea ha evidenziato nella Regione, in quanto emesso appositamente per risolvere l’emergenza romana; sono numerosi gli invasi del Lazio, tra cui appunto Borgo Montello o Roncigliano, messi sotto accusa dall’Unione Europea presso la Corte di Giustizia, che dovrà necessariamente procedere con la multa (la discussione sarà avviata tra qualche settimana per arrivare ad un pronunciamento entro pochi mesi) se non venissero risolte tutte le criticità evidenziate.

martedì 28 agosto 2012

Procreazione, la corte europea di Strasburgo boccia la legge 40


Procreazione, la corte europea di Strasburgo boccia la legge 40

La Corte europea dei diritti umani ha bocciato la legge 40 per quanto riguarda l'impossibilità per una coppia fertile ma portatrice sana di fibrosi cistica di accedere alla diagnosi preimpianto degli embrioni. 
Per la Corte la legge italiana è incoerente - Secondo i giudici della Corte di Strasburgo, la cui decisione diverrà definitiva entro tre mesi se nessuna delle parti farà ricorso per ottenere una revisione davanti alla Grande Camera, "il sistema legislativo italiano in materia di diagnosi preimpianto degli embrioni è incoerente" in quanto allo stesso tempo un'altra legge dello Stato permette alla coppia di accedere a un aborto terapeutico in caso che il feto venga trovato affetto da fibrosi cistica. La Corte ha quindi stabilito che cosi com'é formulata la legge 40 ha violato il diritto al rispetto della vita privata e familiare di Rosetta Costa e Walter Pavan a cui lo Stato dovrà versare 15 mila euro per danni morali e 2.500 per le spese legali sostenute.
Difficile effetto immediato della sentenza - Sarà molto difficile che la sentenza della Corte di Strasburgo abbia un effetto immediato sulle pratiche nelle cliniche italiane per la fecondazione, che sarebbero comunque tecnicamente pronte a riprendere la diagnosi preimpianto. Lo afferma Eleonora Porcu, Responsabile del Centro di Infertilità e Procreazione Medicalmente Assistita dell'Università di Bologna. "Bisognerà vedere ora come la legge italiana tradurrà la sentenza - spiega l'esperta - anche in passato sentenze simili sono state accolte dopo molto tempo, e sempre dopo un confronto tra le diverse posizioni che immagino ci sarà anche questa volta. Dal punto di vista tecnico i centri italiani potrebbero riprendere subito ad effettuare le diagnosi preimpianto, è un know how che abbiamo ancora, soprattutto tenuto conto del fatto che i nostri centri di eccellenza sono tra i primi a livello mondiale"
Associazione Coscioni: il prossimo Parlamento cambi la lagge - Dopo la bocciatura da parte della Corte di Strasburgo della parte della legge 40 sulla diagnosi preimpianto "é il momento che il Parlamento cancelli la legge". Lo afferma l'associazione Luca Coscioni. "Un'altra parte della legge 40 è stata bocciata dalla Corte di Strasburgo - sottolinea Maria Antonietta Farina Coscioni - Della legge rimane ora solo il divieto per l'utilizzo degli embrioni a fini di ricerca scientifica; toccherà al nuovo Parlamento predisporre e votare una legge che sia finalmente rispondente agli interessi della coppia e corrisponda al 'comune sentire'. Credo che fin da ora sia giusto chiedere a Bersani, Di Pietro, Grillo e Vendola un impegno in tal senso".
Il giurista Santosuosso: Strasburgo rafforza le sentenze italiane precedenti - "La sentenza della Corte di Strasburgo è importantissima perché riconosce la giustezza e rafforza quanto già affermato dai magistrati italiani e dalla Consulta nel 2009, cioé che la diagnosi pre-impianto è perfettamente lecita". A spiegarlo è il giurista e bioeticista Amedeo Santosuosso. "D'ora in avanti - precisa - perde ogni legittimità la tesi diversa che continuava a sostenere il divieto della diagnosi pre-impianto, tra l'altro non contenuto nella legge 40 ma nelle linee guida. Non era vero prima, e non è vero oggi". Lo Stato italiano dovrà ora "dare attuazione a quanto stabilito dalla Corte europea - continua Santosuosso - e adeguarsi alla sentenza. E anche le eventuali successive pronunce di giudici italiani dovranno conformarsi a questa decisione".