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venerdì 24 maggio 2013

Così deve cambiare Equitalia: niente ipoteca sulla prima casa, rate ancora più lunghe, stop ai pagamenti anticipati


Così deve cambiare Equitalia: niente ipoteca sulla prima casa, rate ancora più lunghe, stop ai pagamenti anticipati

Un sì unanime da tutte le forze politiche della Commissione Finanze della Camera alla risoluzione che impegna il Governo a cambiare le regole sul concessionario della riscossione. Tra le priorità anche la riduzione dei costi per i contribuenti e un'ipotesi di proroga sulle multe dei Comuni. Equitalia cambierà.
Le questioni aperte
Niente ipoteche ed espropriazioni sulla prima casa se è l'unico patrimonio di cui dispone il contribuente. Piani ancora più lunghi di rateazione con la possibilità - in presenza di una comprovata e grave difficoltà a causa della crisi economica - di sospendere il pagamento per un periodo di sei mesi. E ancora uno stop al principio del pagamento anticipato (quello che in gergo tecnico si chiama solve et repete) in base al quale il contribuente che presenta ricorso deve comunque versare un terzo dell'importo contestato dal Fisco, salvo poi vederselo restituire se dovesse avere ragione.
Ma anche la pignorabilità fino a un massimo di un quinto dei beni utilizzati dall'imprenditore per la propria attività. Sono questi i punti principali della risoluzione approvata dalla Commissione Finanze della Camera che impegnano il Governo a intervenire sul concessionario pubblico della riscossione. Una risoluzione approvata all'unanimità come sottolinea il primo firmatario e presidente della Commissione, Daniele Capezzone. Con l'obiettivo di puntare a una maggiore flessibilità senza mettere in discussione la funzione e la capacità di riscuotere, a detta del capogruppo Pd in Commissione, Marco Causi.
Le richieste della Camera
Di fatto il Parlamento fissa così i capitoli del dossier su Equitalia che il premier Letta aveva aperto con il discorso sulla fiducia alla Camera, parlando di una ferrea lotta all'evasione ma senza che la parola Equitalia incuta spavento nei contribuenti. E tra i punti della risoluzione ci sono anche altri tre fronti molto caldi. Il compenso che spetta al concessionario pubblico per l'attività di riscossione: il cosiddetto aggio è stato portato all'8% (anche se sugli accertamenti esecutivi è comunque rimasto al 9%) a partire dal 1° gennaio scorso. Una percentuale da rivedere secondo i parlamentari, dando attuazione al percorso già avviato con il decreto salva-Italia di fine 2011 per riparametrare il compenso a Equitalia in base ai costi effettivamente sostenuti. Un punto che impegna al Governo proprio mentre la Corte costituzionale si appresta a decidere sulla sproporzione dell'attuale aggio dopo che ben due Commissioni tributarie (Roma e Torino) hanno sollevato un problema di costituzionalità. Sempre sul fronte dei costi, la Camera chiede un intervento sugli interessi di mora – appena aumentati al 5,2% (con un rincaro di circa il 15%) dal 1° maggio – e per evitare ogni forma di anatocismo.
Il nodo Comuni
Infine il capitolo enti locali. Entro fine giugno i Comuni dovranno abbandonare per legge Equitalia, che ha già chiesto di non inviare nuovi ruoli da qui alla scadenza. La Commissione Finanze invita il Governo ad a verificare approfonditamente l'efficacia ed efficienza del nuovo sistema di accertamento e riscossione delle entrate comunali «anche valutando l'opportunità di una proroga» e a ripensare le norme vigenti anche uniformando gli strumenti già ora a disposizione per riscuotere le tasse e i ruoli dei municipi.

lunedì 16 luglio 2012

Imu prima casa, conguaglio di dicembre


Imu prima casa, a dicembre conguagli più alti fino al 130%

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Argomenti: Assicurazioni | Bologna | Milano
Certo che con la prospettiva delle vacanze i nuvoloni neri del Saldo Imu vorremmo scacciarli. Ma i dati dell'acconto confermano almeno quello che il Governo aveva promesso: di non fare ricorso alla possibilità di ritoccare le aliquote di base (0,4 e 0,76 per cento) in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi.
Questo vuol dire, in concreto, che i contribuenti possono contare, con buona approssimazione, sulle aliquote che i Comuni hanno nel frattempo fissato e, quindi, cominciare ad avere un'idea più precisa di cosa li attenderà all'appuntamento di dicembre.
L'acconto, infatti, è stato pagato con le aliquote base, quindi la metà di quanto sarebbe dovuto senza ritocchi da parte dei Comuni. Esisteva comunque la possibilità di abbassarsi sulle aliquote nel frattempo deliberate, particolarmente se più basse di quelle di legge ma, a parte il fatto che si è trattato di ben poche eccezioni, il non facile approccio alla nuova imposta ha sconsigliato i più ad avventurarsi in calcoli che, peraltro, avrebbero potuto essere smentiti da ripensamenti successivi da parte dei municipi.
Il risultato, quindi, è andato secondo le previsioni (si veda anche la pagina qui a fianco). Ma, nella quasi totalità dei casi, si tratta di un acconto di parecchio inferiore alla metà del dovuto: almeno nei grandi centri, a quanto risulta al Sole 24 Ore, le aspettative erariali sono ben diverse: solo con il passaggio dallo 0,4% allo 0,5 per cento dell'aliquota per l'abitazione principale si tratta di un 25% in più d'imposta: quindi, chi ha pagato 100 euro a giugno pagherà 200 a dicembre. Il gioco, all'apparenza oscuro, è presto spiegato: con un'imponibile di 100.000 euro e l'aliquota base dello 0,4 per cento, l'imposta, al netto della detrazione fissa di 200 euro, è pari a 200 euro, quindi a giugno se ne dovevano pagare 100. Ma con l'aliquota definitiva dello 0,5 per cento l'imposta sale a 500 euro: tolte detrazione e acconto, ne restano ancora 200 da versare.
È chiaro che più alta è la base imponibile e meno si sente questa differenza, perché la detrazione, essendo fissa, incide di più sull'imposta bassa. Ma basta un'occhiata agli importi indicati qui sotto per rendersi conto che a dicembre arriverà una stangata. Gli esempi sono stati costruiti su case tra loro simili per ampiezza (100 metri quadrati), posizione (semicentro-semiperiferia) e tipologia (media).
Partiamo da Milano, dove per l'abitazione principale (unica tra le gradi città italiane) è rimasta l'aliquota base dello 0,4 per cento: il saldo, in questo caso, non riserva sorprese. Ma sulle altre abitazioni la mazzata si sente, eccome: per la casa sfitta è quasi il doppio, da 524 a 938 euro mentre per le case affittate è "solo" il 52% in più. Va però ricordato che (a differenza di chi affitta) la casa sfitta beneficia della scomparsa dell'Irpef sui redditi fondiari, in media da 200 a 400 euro. Tra l'altro, a Milano lo sconto per le abitazioni concesse in locazione riguarda anche i contratti "di mercato", mentre nella maggior parte degli altri casi è limitato ai soli contratti "concordati", quelli con canoni che sono il risultato della trattativa tra associazioni dei proprietari e sindacati degli inquilini e sono inferiori a quelli liberi.
Il fatto è che, laddove l'aliquota "ordinaria", cioè quella per gli immobili diversi dalle abitazioni principali (quindi compresi anche tutti quelli non abitativi) è stata portata al massimo, cioè all'1,06 per cento, la differenza con quella pagata a giugno fa sì che l'aumento della rata sia pari al 79 per cento. In sostanza, chi sa che il proprio Comune ha spostato la soglia all'1,06 per cento, può calcolare automaticamente che a dicembre pagherà il 79% in più della rata versata a giugno.
In realtà non tutti i Comuni hanno fatto scelte così severe: Trieste, per esempio, ha addirittura abbassato l'aliquota per l'abitazione principale, anche se di poco: quindi a dicembre si pagherà un po' meno: nell'esempio, 10 euro in meno. E anche nelle altre aliquote è stata un po' meno severa. Ma Cagliari, Torino, Roma, Napoli, Firenze e Bologna hanno da subito scelto la via della stangata: tutte con aliquota ordinaria all'1,06 per cento. Il risultato sarà quindi un incremento del versamento di giugno, che in molti casi è stato già pesantissimo, di una percentuale vicina all'80 per cento.
A questo punto non resta che mettere in atto le (poche) strategie di difesa possibile, informandosi se i Comuni in cui si trova l'immobile hanno adottato speciali provvedimenti per particolari categorie: per esempio, oltre alle aliquote ridotte per le case affittate, il Comune di Bologna ne ha stabilita una (lo 0,76 per cento) più basse dell'ordinaria per quelle concesse ai parenti: una specie di riedizione del trattamento di favore un tempo quasi generalizzato e spazzato via dal regime Imu. Poi c'è la possibilità di accorpare gli appartamenti contigui perché siano considerati un'unica abitazione principale: nonostante il probabile incremento di imponibile complessivo, la differenza di aliquota quasi sempre gioca a favore di questa soluzione.