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domenica 2 giugno 2013

Social network: nella quotidianità degli italiani cresce Facebook, ma è in calo Twitter

Social network: nella quotidianità degli italiani cresce Facebook, ma è in calo Twitter

Facebook cresce nell'uso e nella quotidianità degli italiani tra i social network che la Rete offre, ma a sorpresa è seguito da due servizi meno "pubblicizzati" come Google+ e Linkedin, mentre diminuisce la diffusione diTwitter e dei suoi messaggini di 140 caratteri. Il dato è stato diffuso nella giornata iniziale di State of the Net, la conferenza sullo stato della Rete in Italia, apertasi a Trieste, riunendo esperti da tutto il mondo. L'analisi è stata condotta e illustrata da Vincenzo Cosenza, della società Blogmeter. Il social network di Mark Zuckerberg ha 22,7 milioni di utenti mensili, e tra il 2012 e il 2013 è cresciuto del 4,7%, Google+ ne ha 3,8 milioni (+56,7%),Linkedin 3,5 milioni (+18,3%) e Twitter 3,3 (-11,6%).
Su Facebook primeggia Beppe Grillo - Gli utenti attivi in Italia su Facebook sono 14 milioni, 10 attraverso una piattaforma e circa 5 (nel 2012 erano zero) solo via mobile; ogni mese sono 3 miliardi i 'like', 288 milioni le fotografie caricate, 3,5 miliardi i messaggi privati e 2 milioni i "check-in" in luoghi fisici. Tra i "brand" nei primi quattro mesi di quest'anno su Facebook primeggia Beppe Grillo, con 14,3 milioni di interazioni, più del doppio del secondo 'brand', il quotidiano Repubblica (6,4 milioni). Ma l'analisi dello "Stato della rete" ha mostrato che dietro le parole si nasconde un "mood", una sensazione e un "sentimento del tempo".
Il pessimismo dilaga in Rete - Analizzando Twitter, Blogmeter ha sottolineato che nel 2013 il sentimento prevalente è stato il pessimismo. Un atteggiamento particolarmente negativo nei periodi delle elezioni e dello stallo politico prima, e nei giorni delle elezioni del Presidente della repubblica poi. Unici "picchi" positivi a Capodanno e a San Valentino. Altro momento di forte emotività in rete è stata l'elezione di papa Francesco, il 13 marzo scorso. Prevalenza invece di 'disgusto', 'rabbia' e 'tristezza' nei giorni che hanno portato alla rielezione di Napolitano (20 aprile).
Twitter come "secondo schermo" - Tra le altre abitudini che emergono dall'analisi Blogmeter vi é quella dell'utilizzo di Twitter come "secondo schermo" a commento degli eventi televisivi più rilevanti. A titolo di esempio, Cosenza ha analizzato la puntata di Servizio pubblico del 10 gennaio scorso, con ospite Silvio Berlusconi, con due picchi di "tristezza" al momento dell'editoriale di Marco Travaglio e di "rabbia" quando Berlusconi si è messo a "spolverare" la sedia del giornalista.

venerdì 22 marzo 2013

Dalla primavera araba a Monti, Twitter compie 7 anni.


Dalla primavera araba a Monti, Twitter compie 7 anni. Il social network spiegato a chi non lo ha mai usato

di Federico Mello
Partiamo da un dato di fatto: non è facile da usare. È più complicato di Facebook, meno intuitivo di MySpace, molto meno logorroico di YouTube.
Twitter, il social network dell'uccellino, compie il suo settimo compleanno. Il primo messaggio venne twittato dal fondatore Jack Dorsey il 21 marzo del 2006: “Just setting up my twttr”. Questo il post che, per primo, aprì la strada a quello che sarebbe diventato un enorme squarcio nella websfera mondiale.
A differenza di altri strumenti di comunicazione simili, Twitter ha impiegato più tempo a diffondersi, per poi arrivare, nei giorni nostri, vicino alla soglia di mezzo miliardo di utenti (circa quattro milioni quelli italiani).
Ormai in molti casi riguardanti la cronaca (se non quella che è diventata, addirittura, la Storia) ne abbiamo sentito parlare. Sicuramente la sua esplosione in termini mediatici avvenne con le proteste in Iran dell'estate 2009. Allora Ahmadinejad aveva rivinto le elezioni, e le proteste delle opposizioni che denunciavano brogli furono represse nel sangue. Nel Paese dove vennero interrotti dal governo i servizi di sms , rimaneva solo uno strumento per far sapere al mondo cosa succedeva: Twitter. La “rivoluzione verde iraniana” diventò presto la “rivoluzione di Twitter” e (anche se non è mai stato chiarito il reale impatto del social network sulla diffusione delle proteste) da allora molti movimenti popolari, se non addirittura molte rivoluzioni in giro per il mondo, si sono appoggiate a Twitter per informare e per coordinare i manifestanti e per convocare le piazze.
Ancora, si parlò di Twitter l'anno seguente, con il terribile terremoto in Giappone, a cui seguirono uno tzunami e l'incidente alla centrale atomica di Fukushima. In quel caso i tweet vennero usati per mappare le aree colpite dalle inondazioni e per rendicontare la condizione del Paese zona per zona.
Ancora. Con Twitter abbiamo avuto a che fare per le proteste Usa di Occupy Wall Street, per quelle degli Indignados spagnoli, ma non solo. Sul social network politici, star televisive, campioni dello sport, hanno raccolto enorme popolarità (Lady Gaga ne è la regina incontrastata con oltre 35 milioni di follower). Numerose star sono incorse in terribili gaffe e veloci retromarce. Il record del messaggio più “retwittato”, più condiviso, però, è recente: risale allo scorso novembre e alle rielezione di Barack Obama alla Casa Bianca. Un abbraccio del presidente americano con la moglie Michelle, accompagnato dalla scritta “Four more years”, “altri quattro anni”, ebbe 780mila condivisioni in sole 24 ore.
Più modesti i numeri in Italia, ma anche da queste parti ci siamo difesi. Sicuramente grandissima popolarità al social network venne assicurata nell'autunno 2011 da Fiorello, che scelse addirittura un hashtag (spieghiamo più avanti che vuol dire) per il suo show in prima serata: #ilpiùgrandespettacolodopoilweekend. Poi, Sanremo, dove impazzarono fino allo scorso anno le battute sul Festival condotto da Gianni Morandi. Quindi, passando per altri storici hashtag (come per esempio #aeiouy lanciata il giorno delle dimissioni di Berlusconi, con le vocali in fila ad evocare il “trenino” in ogni festa che si rispetti), arriviamo ai giorni nostri con, solo qualche mese fa, anche l'algido presidente del consiglio Mario Monti affidò una sua intervista “alle domande di Twitter” (esperimento, tra l'altro, non del tutto riuscito).
Ma come si spiega il successo travolgente di questo strumento che ha fatto della semplicità il suo tratto distintivo? È presto detto, e la ragione è la stessa per cui molti lo trovano ostico, di difficile utilizzazione. Ebbene Twitter funziona fondamentalmente come ogni altro social network. Ognuno di noi ha il suo profilo, pubblica i suoi aggiornamenti (tweet), si possono “seguire” altri utenti o essere seguiti da questi.
I suoi tratti distintivi, però, sono fondamentalmente due. In primo luogo, a differenza di ciò che succede con gli “amici” di Facebook; su Twitter non crea con coloro che seguiamo un rapporto paritario. Spieghiamo. Mentre sul sito di Mark Zuckerber con ogni “amico” abbiamo un rapporto paritario, ovvero siamo informati di ciò che lui pubblica, e il contrario, su Twitter si può seguire qualcuno senza essere seguiti, o può essere che qualcuno ci segua senza che avvenga il contrario. Ciò fa sì che alcuni utenti possano emergere più di altri creando una distinzione di fatto tra chi usa il social network soprattutto per informarsi, e chi lo usa soprattutto per informare (naturalmente possono avvenire anche le due cose insieme). Ciò significa che alcuni utenti diventano degli snodi della Rete che possono accentuare e di molto la “viralità” di ogni messaggio.
Altra caratteristica fondamentale di Twitter è il limite – insuperabile – della durata massima dei messaggi: 140 caratteri. Questo fa sì che ogni tweet, vista l'obbligatorietà della sintesi, sia più “pensato”, ponderato rispetto a ciò che avviene sulle altre piattaforme. Perciò, mediamente, il tono del dibattito è meno violento, più nel merito delle questioni, e quindi più proficuo rispetto nell'articolarsi delle discussioni.
Infine, l'universo dell'uccellino (questo il simbolo di Twitter, scelto perchè “tweet” in inglese significa “cinguettio”), si completa con altre opzioni che risultano fondamentali. Eccole spiegate tramite un “glossario minimo”.
In primo luogo il “reply”, (si utilizza scrivendo una @ subito prima del nome dell'utente con cui si vuole interagire). Serve per conversare con un utente specifico: ogni iscritto può sempre visualizzare i messaggi inviati, tramite reply, alla sua attenzione. Questi si trovano nella sezione interna di ogni profilo chiamata “interazioni”: siamo così informati dei reply, dei nuovi iscritti al nostro profilo e dei retweet.
Il retweet è presto spiegato: è identico al “condividi” su Facebook: pubblica sulla nostra bacheca un messaggio pubblicato da qualcun'altro.
Infine, l'hashtag (sostantivo maschile, anche se a riguardo esiste un lungo dibattito in rete). Viene utilizza per tematizzare un messaggio. Per esempio, nel giorno della scomparsa di Pietro Mennea, molti messaggi erano del tipo “Addio grande campione, #mennea”. L'hashtag è fondamentale perché Twitter tiene sempre in home una classifica degli hashtag più popolari (che se finiscono ai primi posti vengono chiamati Trending Topics). Questo permette, utilizzando gli hashtag, di entrare nei dibattiti in corso. I Trending Topics, inoltre, costituiscono giorno per giorno la cartina di tornasole dei dibattiti che si stanno svolgendo online: se molti utenti utilizzano quel particolare hashtag, significa che quell'argomento è molto discusso in quel momento su Internet (o quanto meno su Twitter).
Riassumendo, potremmo dire che Twitter trae la sua forza nella “non immediatezza” di utilizzo. Lo scoglio che si trova davanti il novello iscritto è come una sorta un filtro che dice ai neofiti: abituatevi, provate, seguite e fatevi seguire, solo dopo un po' ne capirete appieno l'utilità.

Certo, nessuno è obbligato ad usarlo. Nella vita fuori dalla rete, per fortuna, ci sono ancora tante altre cose interessanti da fare.
 

Dalla primavera araba a Monti, Twitter compie 7 anni.


Dalla primavera araba a Monti, Twitter compie 7 anni. Il social network spiegato a chi non lo ha mai usato

di Federico Mello
Partiamo da un dato di fatto: non è facile da usare. È più complicato di Facebook, meno intuitivo di MySpace, molto meno logorroico di YouTube.
Twitter, il social network dell'uccellino, compie il suo settimo compleanno. Il primo messaggio venne twittato dal fondatore Jack Dorsey il 21 marzo del 2006: “Just setting up my twttr”. Questo il post che, per primo, aprì la strada a quello che sarebbe diventato un enorme squarcio nella websfera mondiale.
A differenza di altri strumenti di comunicazione simili, Twitter ha impiegato più tempo a diffondersi, per poi arrivare, nei giorni nostri, vicino alla soglia di mezzo miliardo di utenti (circa quattro milioni quelli italiani).
Ormai in molti casi riguardanti la cronaca (se non quella che è diventata, addirittura, la Storia) ne abbiamo sentito parlare. Sicuramente la sua esplosione in termini mediatici avvenne con le proteste in Iran dell'estate 2009. Allora Ahmadinejad aveva rivinto le elezioni, e le proteste delle opposizioni che denunciavano brogli furono represse nel sangue. Nel Paese dove vennero interrotti dal governo i servizi di sms , rimaneva solo uno strumento per far sapere al mondo cosa succedeva: Twitter. La “rivoluzione verde iraniana” diventò presto la “rivoluzione di Twitter” e (anche se non è mai stato chiarito il reale impatto del social network sulla diffusione delle proteste) da allora molti movimenti popolari, se non addirittura molte rivoluzioni in giro per il mondo, si sono appoggiate a Twitter per informare e per coordinare i manifestanti e per convocare le piazze.
Ancora, si parlò di Twitter l'anno seguente, con il terribile terremoto in Giappone, a cui seguirono uno tzunami e l'incidente alla centrale atomica di Fukushima. In quel caso i tweet vennero usati per mappare le aree colpite dalle inondazioni e per rendicontare la condizione del Paese zona per zona.
Ancora. Con Twitter abbiamo avuto a che fare per le proteste Usa di Occupy Wall Street, per quelle degli Indignados spagnoli, ma non solo. Sul social network politici, star televisive, campioni dello sport, hanno raccolto enorme popolarità (Lady Gaga ne è la regina incontrastata con oltre 35 milioni di follower). Numerose star sono incorse in terribili gaffe e veloci retromarce. Il record del messaggio più “retwittato”, più condiviso, però, è recente: risale allo scorso novembre e alle rielezione di Barack Obama alla Casa Bianca. Un abbraccio del presidente americano con la moglie Michelle, accompagnato dalla scritta “Four more years”, “altri quattro anni”, ebbe 780mila condivisioni in sole 24 ore.
Più modesti i numeri in Italia, ma anche da queste parti ci siamo difesi. Sicuramente grandissima popolarità al social network venne assicurata nell'autunno 2011 da Fiorello, che scelse addirittura un hashtag (spieghiamo più avanti che vuol dire) per il suo show in prima serata: #ilpiùgrandespettacolodopoilweekend. Poi, Sanremo, dove impazzarono fino allo scorso anno le battute sul Festival condotto da Gianni Morandi. Quindi, passando per altri storici hashtag (come per esempio #aeiouy lanciata il giorno delle dimissioni di Berlusconi, con le vocali in fila ad evocare il “trenino” in ogni festa che si rispetti), arriviamo ai giorni nostri con, solo qualche mese fa, anche l'algido presidente del consiglio Mario Monti affidò una sua intervista “alle domande di Twitter” (esperimento, tra l'altro, non del tutto riuscito).
Ma come si spiega il successo travolgente di questo strumento che ha fatto della semplicità il suo tratto distintivo? È presto detto, e la ragione è la stessa per cui molti lo trovano ostico, di difficile utilizzazione. Ebbene Twitter funziona fondamentalmente come ogni altro social network. Ognuno di noi ha il suo profilo, pubblica i suoi aggiornamenti (tweet), si possono “seguire” altri utenti o essere seguiti da questi.
I suoi tratti distintivi, però, sono fondamentalmente due. In primo luogo, a differenza di ciò che succede con gli “amici” di Facebook; su Twitter non crea con coloro che seguiamo un rapporto paritario. Spieghiamo. Mentre sul sito di Mark Zuckerber con ogni “amico” abbiamo un rapporto paritario, ovvero siamo informati di ciò che lui pubblica, e il contrario, su Twitter si può seguire qualcuno senza essere seguiti, o può essere che qualcuno ci segua senza che avvenga il contrario. Ciò fa sì che alcuni utenti possano emergere più di altri creando una distinzione di fatto tra chi usa il social network soprattutto per informarsi, e chi lo usa soprattutto per informare (naturalmente possono avvenire anche le due cose insieme). Ciò significa che alcuni utenti diventano degli snodi della Rete che possono accentuare e di molto la “viralità” di ogni messaggio.
Altra caratteristica fondamentale di Twitter è il limite – insuperabile – della durata massima dei messaggi: 140 caratteri. Questo fa sì che ogni tweet, vista l'obbligatorietà della sintesi, sia più “pensato”, ponderato rispetto a ciò che avviene sulle altre piattaforme. Perciò, mediamente, il tono del dibattito è meno violento, più nel merito delle questioni, e quindi più proficuo rispetto nell'articolarsi delle discussioni.
Infine, l'universo dell'uccellino (questo il simbolo di Twitter, scelto perchè “tweet” in inglese significa “cinguettio”), si completa con altre opzioni che risultano fondamentali. Eccole spiegate tramite un “glossario minimo”.
In primo luogo il “reply”, (si utilizza scrivendo una @ subito prima del nome dell'utente con cui si vuole interagire). Serve per conversare con un utente specifico: ogni iscritto può sempre visualizzare i messaggi inviati, tramite reply, alla sua attenzione. Questi si trovano nella sezione interna di ogni profilo chiamata “interazioni”: siamo così informati dei reply, dei nuovi iscritti al nostro profilo e dei retweet.
Il retweet è presto spiegato: è identico al “condividi” su Facebook: pubblica sulla nostra bacheca un messaggio pubblicato da qualcun'altro.
Infine, l'hashtag (sostantivo maschile, anche se a riguardo esiste un lungo dibattito in rete). Viene utilizza per tematizzare un messaggio. Per esempio, nel giorno della scomparsa di Pietro Mennea, molti messaggi erano del tipo “Addio grande campione, #mennea”. L'hashtag è fondamentale perché Twitter tiene sempre in home una classifica degli hashtag più popolari (che se finiscono ai primi posti vengono chiamati Trending Topics). Questo permette, utilizzando gli hashtag, di entrare nei dibattiti in corso. I Trending Topics, inoltre, costituiscono giorno per giorno la cartina di tornasole dei dibattiti che si stanno svolgendo online: se molti utenti utilizzano quel particolare hashtag, significa che quell'argomento è molto discusso in quel momento su Internet (o quanto meno su Twitter).
Riassumendo, potremmo dire che Twitter trae la sua forza nella “non immediatezza” di utilizzo. Lo scoglio che si trova davanti il novello iscritto è come una sorta un filtro che dice ai neofiti: abituatevi, provate, seguite e fatevi seguire, solo dopo un po' ne capirete appieno l'utilità.

Certo, nessuno è obbligato ad usarlo. Nella vita fuori dalla rete, per fortuna, ci sono ancora tante altre cose interessanti da fare.
 

Dalla primavera araba a Monti, Twitter compie 7 anni.


Dalla primavera araba a Monti, Twitter compie 7 anni. Il social network spiegato a chi non lo ha mai usato

di Federico Mello
Partiamo da un dato di fatto: non è facile da usare. È più complicato di Facebook, meno intuitivo di MySpace, molto meno logorroico di YouTube.
Twitter, il social network dell'uccellino, compie il suo settimo compleanno. Il primo messaggio venne twittato dal fondatore Jack Dorsey il 21 marzo del 2006: “Just setting up my twttr”. Questo il post che, per primo, aprì la strada a quello che sarebbe diventato un enorme squarcio nella websfera mondiale.
A differenza di altri strumenti di comunicazione simili, Twitter ha impiegato più tempo a diffondersi, per poi arrivare, nei giorni nostri, vicino alla soglia di mezzo miliardo di utenti (circa quattro milioni quelli italiani).
Ormai in molti casi riguardanti la cronaca (se non quella che è diventata, addirittura, la Storia) ne abbiamo sentito parlare. Sicuramente la sua esplosione in termini mediatici avvenne con le proteste in Iran dell'estate 2009. Allora Ahmadinejad aveva rivinto le elezioni, e le proteste delle opposizioni che denunciavano brogli furono represse nel sangue. Nel Paese dove vennero interrotti dal governo i servizi di sms , rimaneva solo uno strumento per far sapere al mondo cosa succedeva: Twitter. La “rivoluzione verde iraniana” diventò presto la “rivoluzione di Twitter” e (anche se non è mai stato chiarito il reale impatto del social network sulla diffusione delle proteste) da allora molti movimenti popolari, se non addirittura molte rivoluzioni in giro per il mondo, si sono appoggiate a Twitter per informare e per coordinare i manifestanti e per convocare le piazze.
Ancora, si parlò di Twitter l'anno seguente, con il terribile terremoto in Giappone, a cui seguirono uno tzunami e l'incidente alla centrale atomica di Fukushima. In quel caso i tweet vennero usati per mappare le aree colpite dalle inondazioni e per rendicontare la condizione del Paese zona per zona.
Ancora. Con Twitter abbiamo avuto a che fare per le proteste Usa di Occupy Wall Street, per quelle degli Indignados spagnoli, ma non solo. Sul social network politici, star televisive, campioni dello sport, hanno raccolto enorme popolarità (Lady Gaga ne è la regina incontrastata con oltre 35 milioni di follower). Numerose star sono incorse in terribili gaffe e veloci retromarce. Il record del messaggio più “retwittato”, più condiviso, però, è recente: risale allo scorso novembre e alle rielezione di Barack Obama alla Casa Bianca. Un abbraccio del presidente americano con la moglie Michelle, accompagnato dalla scritta “Four more years”, “altri quattro anni”, ebbe 780mila condivisioni in sole 24 ore.
Più modesti i numeri in Italia, ma anche da queste parti ci siamo difesi. Sicuramente grandissima popolarità al social network venne assicurata nell'autunno 2011 da Fiorello, che scelse addirittura un hashtag (spieghiamo più avanti che vuol dire) per il suo show in prima serata: #ilpiùgrandespettacolodopoilweekend. Poi, Sanremo, dove impazzarono fino allo scorso anno le battute sul Festival condotto da Gianni Morandi. Quindi, passando per altri storici hashtag (come per esempio #aeiouy lanciata il giorno delle dimissioni di Berlusconi, con le vocali in fila ad evocare il “trenino” in ogni festa che si rispetti), arriviamo ai giorni nostri con, solo qualche mese fa, anche l'algido presidente del consiglio Mario Monti affidò una sua intervista “alle domande di Twitter” (esperimento, tra l'altro, non del tutto riuscito).
Ma come si spiega il successo travolgente di questo strumento che ha fatto della semplicità il suo tratto distintivo? È presto detto, e la ragione è la stessa per cui molti lo trovano ostico, di difficile utilizzazione. Ebbene Twitter funziona fondamentalmente come ogni altro social network. Ognuno di noi ha il suo profilo, pubblica i suoi aggiornamenti (tweet), si possono “seguire” altri utenti o essere seguiti da questi.
I suoi tratti distintivi, però, sono fondamentalmente due. In primo luogo, a differenza di ciò che succede con gli “amici” di Facebook; su Twitter non crea con coloro che seguiamo un rapporto paritario. Spieghiamo. Mentre sul sito di Mark Zuckerber con ogni “amico” abbiamo un rapporto paritario, ovvero siamo informati di ciò che lui pubblica, e il contrario, su Twitter si può seguire qualcuno senza essere seguiti, o può essere che qualcuno ci segua senza che avvenga il contrario. Ciò fa sì che alcuni utenti possano emergere più di altri creando una distinzione di fatto tra chi usa il social network soprattutto per informarsi, e chi lo usa soprattutto per informare (naturalmente possono avvenire anche le due cose insieme). Ciò significa che alcuni utenti diventano degli snodi della Rete che possono accentuare e di molto la “viralità” di ogni messaggio.
Altra caratteristica fondamentale di Twitter è il limite – insuperabile – della durata massima dei messaggi: 140 caratteri. Questo fa sì che ogni tweet, vista l'obbligatorietà della sintesi, sia più “pensato”, ponderato rispetto a ciò che avviene sulle altre piattaforme. Perciò, mediamente, il tono del dibattito è meno violento, più nel merito delle questioni, e quindi più proficuo rispetto nell'articolarsi delle discussioni.
Infine, l'universo dell'uccellino (questo il simbolo di Twitter, scelto perchè “tweet” in inglese significa “cinguettio”), si completa con altre opzioni che risultano fondamentali. Eccole spiegate tramite un “glossario minimo”.
In primo luogo il “reply”, (si utilizza scrivendo una @ subito prima del nome dell'utente con cui si vuole interagire). Serve per conversare con un utente specifico: ogni iscritto può sempre visualizzare i messaggi inviati, tramite reply, alla sua attenzione. Questi si trovano nella sezione interna di ogni profilo chiamata “interazioni”: siamo così informati dei reply, dei nuovi iscritti al nostro profilo e dei retweet.
Il retweet è presto spiegato: è identico al “condividi” su Facebook: pubblica sulla nostra bacheca un messaggio pubblicato da qualcun'altro.
Infine, l'hashtag (sostantivo maschile, anche se a riguardo esiste un lungo dibattito in rete). Viene utilizza per tematizzare un messaggio. Per esempio, nel giorno della scomparsa di Pietro Mennea, molti messaggi erano del tipo “Addio grande campione, #mennea”. L'hashtag è fondamentale perché Twitter tiene sempre in home una classifica degli hashtag più popolari (che se finiscono ai primi posti vengono chiamati Trending Topics). Questo permette, utilizzando gli hashtag, di entrare nei dibattiti in corso. I Trending Topics, inoltre, costituiscono giorno per giorno la cartina di tornasole dei dibattiti che si stanno svolgendo online: se molti utenti utilizzano quel particolare hashtag, significa che quell'argomento è molto discusso in quel momento su Internet (o quanto meno su Twitter).
Riassumendo, potremmo dire che Twitter trae la sua forza nella “non immediatezza” di utilizzo. Lo scoglio che si trova davanti il novello iscritto è come una sorta un filtro che dice ai neofiti: abituatevi, provate, seguite e fatevi seguire, solo dopo un po' ne capirete appieno l'utilità.

Certo, nessuno è obbligato ad usarlo. Nella vita fuori dalla rete, per fortuna, ci sono ancora tante altre cose interessanti da fare.
 

venerdì 14 settembre 2012

Monti e lo Statuto, scontro passa su twitter


Monti e lo Statuto, scontro passa su twitter
13 settembre, 19:06
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ROMA - "Ha ragione Mario Monti, lo statuto dei lavoratori fa creare meno posti di lavoro, fece lo stesso l'abolizione della schiavitù". Parola - o meglio 'tweet' - dei '99 Posse', rapper napoletani da sempre impegnati sui temi del lavoro e della precarietà celebrati nell'inno generazionale 'Salario Garantito'. Lo Statuto dei Lavoratori, reo secondo Monti di aver 'tagliato' l'occupazione, torna come prevedibile argomento di dibattito e di accesa divisione. E stavolta non solo nei Palazzi della politica o nelle piazze sindacali, ma sui social network. Anche gli anti-Statuto si fanno sentire con i loro tweet, capitanati dal segretario del Pdl, Angelino Alfano ("Noi e Monti sull'argomento abbiamo le stesse idee").

Ma sono pochi, pochissimi, rispetto alle voci che attaccano l'uscita del premier. In prima fila ci sono politici e sindacalisti, ovviamente: come Di Pietro ("Quando non si è abbastanza onesti da riconoscere un fallimento si cerca qualcuno a cui dare la colpa"), Bonelli ("Forse per Monti la crisi è stata provocata dallo Statuto dei Lavoratori, non dalla finanza tossica e politiche da archeologia industriale") e la Camusso ("Monti non ha idee sulla crescita"). C'é anche un economista, Tito Boeri ("Draghi ci ha dato solo tempo. Tantissimo da fare. Necessario consenso. Perché allora questo attacco gratuito a Statuto dei Lavoratori?"). Ma sono i 'twitteristi' comuni, come ovvio, a farla da padroni sul social network. Claudio R. riprende la dichiarazione del premier e chiosa, sulla falsariga dei rapper napoletani, con un sarcastico: "Serve lo schiavismo".

Interviene 'Diavolo': "Monti attacca lo statuto dei lavoratori. Non sembrerebbe esserci la mano di Al Qaeda, ma è sicuramente un attacco kapekazze". Dice la sua Woland: "Secondo Monti la disoccupazione è da attribuire allo Statuto dei Lavoratori. Stupido io che pensavo fosse colpa di politiche scellerate". 'Zeropregi', uno dei 'twitteristi' più noti, si limita a citare il premier, ma declassando le sue parole a 'barzelletta' premettendo che è "l'ultima di Monti". Per il Pd, già 'punto' dall'iniziativa referendaria dipietrista-vendoliana, a parlare è il deputato Salvatore Margiotta ("Se Monti vuole iniziare a far politica attaccando lo Statuto dei lavoratori, siamo messi proprio male").